- Buona sera.
- Buona sera.
- La sua rosa. Rossa.
- Grazie. Ecco quanto le devo.
- Grazie a lei. Arrivederci e buona giornata.
Come ogni giorno era passato dal fioraio per comprarle una rosa rossa, il suo fiore preferito. E, come ogni giorno, glielo avrebbe portato dopo il lavoro.
Alex amava stupirla. Fin da quando l’aveva conosciuta in discoteca, riuscendo a far passare un lento, nel bel mezzo di una serata all’insegna della musica commerciale. Si era insolentemente recato da lei per chiederle di ballare.
- Ho corrotto il DJ per far mettere questo lento. L’ho fatto per te, per invitarti a ballare. Dì di si!
Non le diede che il tempo per accennare un sorriso e poi la strinse dolcemente a se. Le abbassò le palpebre con il palmo della mano mentre, avvicinandosi al suo orecchio, disse:
- Il mio nome è Alex. Ora sogna pure!
Non aveva mai trovato il coraggio per chiederle cosa aveva pensato di lui mentre tutto ciò accadeva. Ma, se l’avesse fatto, lei non avrebbe potuto rispondergli perché era successo tutto così in fretta da non lasciarle il tempo di pensare.
Finito il lento le prese la mano e gliela baciò con un gesto antico.
- Vuoi venire a bere qualcosa? Non dire di no, forse stai ancora sognando.
Si sedettero a bere e a parlare e la serata trascorse veloce. E, come quella, tante altre.
Alex e Lisa avevano molte cose in comune e la capacità di star bene in discoteca come davanti alla tv, insieme come tra mille persone.
C’era un filo comune che continuava a legarli in ogni circostanza. Alex e Lisa erano iscritti all’università ed entrambi lontani da casa. Fu facile decidere di andare a vivere insieme. Facile quanto bello.
Lei studiava medicina e lui era iscritto all’accademia delle belle arti. Amavano stare abbracciati mentre accarezzavano l’enorme gatto bianco che lui le aveva regalato. Ogni giorno tornava a casa con un pensiero per lei. Poteva essere un fiore, una poesia, un piccolo oggetto o anche semplicemente il racconto di una nuova emozione che scopriva di provare rivedendo Lisa.
Tutto sembrava scorrere nel migliore dei modi, soprattutto da quando Alex aveva trovato anche un lavoro part-time come grafico.
La sera della prima paga volle spenderla tutta per una cena in uno dei ristoranti più lussuosi della città. Peccato che, proprio sul più bello, Lisa si sentì male. Si allontanò per andare in bagno dove qualche minuto dopo Alex la trovò svenuta.
Chiamarono un’ambulanza perché Lisa continuava a sentirsi inspiegabilmente debole. Una corsa in ospedale,i controlli di rito ed il consiglio del medico a ricoverarsi, per un'indagine più accurata. Passarono i giorni e si succedettero le analisi, sino a che i medici non scoprirono un tumore al cervello in fase avanzata. Il sogno sembrava finito.
Era finito.
Quello che stava succedendo non era un incubo ma la realtà.
–Perché ? – Questo continuava a chiedersi Alex.
Restarono un giorno intero abbracciati a piangere e a baciarsi. Il dolore di entrambi era così forte da non poter essere contenuto né descritto. Come se una forza avesse voluto farli esplodere!
Passarono i mesi e Lisa, come un fiore reciso, stava cominciando ad appassire. Solo gli occhi testimoniavano la sua bellezza, la sua forza e il suo dolore al pensiero di dover lasciare Alex da solo.
Il nostro Alex, che non si dava pace. Non riusciva ad accettare l’idea di perderla. Di perdere il suo Amore. Nonostante tutto Alex non era incazzato con il mondo né con Dio. Lui voleva solo stare con Lisa, era il suo amore, la sua anima. Perché? Perché doveva separarsene? Provava ad opporsi a questo pensiero combattuto tra il desiderio di fare qualcosa e la sua impotenza di fronte a quello che stava succedendo.
Alex non si allontanava un minuto dal letto di Lisa. Le accarezzava lentamente il volto, cercava di scaldarle le mani, sempre maledettamente fredde.
Guardava il volto di Lisa che quasi non riusciva a parlare, provava a sorridere, ma gli occhi le tradivano i pensieri e il dolore.
Con il filo di voce che le restava ripeteva sempre:
- Alex non lasciarmi, ti prego. Ho paura. Ho freddo.
Ad Alex sanguinava il cuore sentendola. Avrebbe dato la sua vita per lei. Ma a Lisa non importava di vivere o di morire. Lei voleva Alex, Alex e basta.
Ben presto non fu più in grado di muoversi né di parlare. Ma lui capiva dallo sguardo ciò che voleva comunicarle, e lei lo pregava di non andar via. Di non allontanarsi dalla sua vista.
Alex aveva gli occhi di un animale ferito che guarda il cacciatore aspettando che lo finisca, le baciava dolcemente le palpebre e le guance. Le accarezzava i capelli.
Lisa avrebbe voluto sorridergli, ma non riusciva nemmeno a sentire il calore delle labbra che la baciavano.
Si stava spegnendo. Solo una lacrima scese a rigarle il volto e Alex capì che non riusciva più a vederlo. Aveva perso anche la vista.
Lisa non poteva più sapere se Alex era con lei, non aveva più la forza nemmeno per immaginarlo. Il dolore più forte era iniziato in quel momento, solo allora Alex cominciò a pregare che un Dio qualunque potesse afferrarla per mano. E, se un Dio c’è stato, ha dimostrato il suo cuore dando ascolto ad Alex ed al suo animo privo d’odio.
Lisa cessò di soffrire, ma non il nostro Alex che ogni mattina continuava a portarle sulla tomba una rosa rossa.
Anche Alex era morto dentro. Non avrebbe più potuto stupirla. Continuava a chiedersi che fare. Aveva bisogno di un ultimo gesto per dimostrarle il suo amore.
Quella mattina Alex passò in farmacia a comprare un flacone di Valium. Andò al cimitero e restò a parlare sulla tomba di Lisa fino a sera. Quando fu tardi e nel cimitero non c’era più nessuno aprì il flacone di Valium e mandò giù tutto. Si sdraiò sulla tomba e mormorò una frase che diceva più o meno così:
- Lisa, il tuo Alex ti sta portando l’ultima rosa!
Era riuscito a stupirla ancora una volta.
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