Nella tarda serata di lunedì,
(mentre Porca a Porca e Matrix si cannoneggiavano a colpi di Anna Maria Franzoni)
è andato in onda il rotocalco di Enzo Biagi.
Niente lacrime e sangue, niente risse, ma solo informazione; facce e voci di un Paese che è il nostro e che dalla tv è quasi sparito, per effetto congiunto del berlusconismo e della egemonia culturale di Maurizio Gasparri: tette e culi, chiacchiere a vuoto, volgarità e insulsaggini, che ogni tanto appaltano lo spazio al dibbattito.
Dove i politici si affrontano all'arma bianca; uno sbugiardando l'altro, finché non finisce il tempo e lo spettatore si ritrova come avesse assistito a un reality, con nessuna conoscenza in più.
Peccato che anche Matrix, nato come alternativa all'Insetto e al suo stile untuoso e compiacente, si sia man mano uniformato.
Ma ora, almeno una volta alla settimana, c'è di nuovo Biagi; che può raccontarci la fede laica di Veronesi, come i gatti di Camilleri o la fabbrica salvata dagli operai.
Che, incredibilmente, esistono ancora!
(gli operai)






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