Hanno fuso la Rai
Il consiglio di amministrazione della Rai ha approvato all'unanimità il progetto di fusione per incorporazione di Rai Spa in Rai Holding previsto dalla legge Gasparri. L'incorporazione di Rai Spa in Rai Holding Spa - prevista entro il 6 luglio, cioè entro domani - è la prima tappa contemplata dalla legge Gasparri in vista della privatizzazione della tv pubblica e del rinnovo dei vertici. Dopo la fusione, Rai Holding si chiamerà Rai Radiotelevisione italiana Spa e l'attuale cda sarà quello della società risultante dalla fusione. Entro quattro mesi dal completamento della fusione - recita ancora la legge di riforma del sistema radio-tv - viene avviata l'offerta pubblica di vendita delle azioni Rai: toccherà al Cipe decidere la quota di capitale da offrire sul mercato e il relativo prezzo. Una quota delle azioni viene riservata agli abbonati in regola con il pagamento del canone, che non potranno venderle prima di 18 mesi. In ogni caso, nessun azionista potrà superare l'1% del capitale. Inoltre fino al 31 dicembre 2005 è vietata la cessione di rami di azienda. Tre mesi dopo la chiusura della prima offerta pubblica di azioni, è previsto il cambio 'naturalè dei vertici, con la nomina del nuovo consiglio di amministrazione a nove membri: sette individuati dalla Commissione di Vigilanza (con voto limitato ad uno, cioè quattro alla maggioranza e tre all'opposizione), gli altri due, tra cui il presidente, scelti dal ministero dell'Economia. La nomina del presidente, dice la Gasparri, diventa efficace con il parere favorevole, a due terzi, della stessa Vigilanza. Le stesse procedure per il rinnovo dei vertici valgono anche nel caso in cui sia necessario nominare il nuovo consiglio, dice la legge, «per scadenza naturale del mandato o per altra causa».
Il progetto di fusione deve essere ora approvato nello stesso testo anche dal cda di Rai Holding, che si riunirà probabilmente giovedì prossimo, e poi passerà all'attenzione delle assemblee degli azionisti delle due società. Una volta approvato dagli azionisti, lo statuto della nuova società viene inviato per l'approvazione al ministero delle Comunicazioni, che deve chiedere il parere obbligatorio, ma non vincolante, della Commissione di Vigilanza. Alla fine di questo iter - e se non ci sono richieste di modifica - il progetto di fusione viene depositato presso la Cancelleria del Tribunale Civile, dando trenta giorni di tempo agli eventuali creditori che volessero fare opposizione. Trascorso anche questo termine, la fusione viene definitivamente formalizzata davanti al notaio.




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