
Originariamente Scritto da
MrBojangles
È l’ora della clava
Torna in pista la Mitrokhin
Tempo di elezioni.
Fallita la commissione Telekom Serbia Guzzanti annuncia strepitose rivelazioni.
Già archiviate...
30 Gennaio 2006
di Andrea Carugati / Roma
ESAURITA LA SPINTA PROPULSIVA del caso Unipol, per intorbidire la campagna elettorale la destra riscopre un antico amore: le commissioni parlamentari d’inchiesta da usare come clave contro l’opposizione. Nel caso specifico la Mitrokhin, presieduta dal-
l’infaticabile Paolo Guzzanti, che sugli stessi argomenti si esercita da presidente, giornalista e anche, sulle orme del premier, da accusatore in procura degli avversari politici. Annuncia, Guzzanti, l’avvenuta acquisizione, da parte della commissione da lui presieduta, di un poderoso faldone vergato da uno delle decine di consulenti a carico del contribuente. Il titolo, tanto per evitare fraintendimenti: «Il libro nero del comunismo italiano. Pci, Kgb, Br, terrorismo internazionale, piani sovietici d’invasione. Album di famiglia. 1944-1997». No, non è l’ultima boutade di Berlusconi o il famoso tomo che lo stesso premier diffondeva alle convention azzurre, ma il frutto di tre anni di lavoro di uno storico, Gianni Donno, docente all’Università di Lecce e, casualmente, ex iscritto a Forza Italia.
Dice Guzzanti entusiasta al Corriere: «Quel che ha fatto Donno è stato vedere la relazione tra i piani di invasione sovietici e i piani militari dell'apparato comunista in Italia. Mettendo a confronto gli uni con gli altri, si mostrano come piani d’appoggio». «Ci sono cose che spingono a soprassalti», aggiunge il senatore. Non pago di aver utilizzato - nel dicembre scorso -il lavoro di un altro consulente della commissione, il magistrato Agostino Cordova, come materiale per una denuncia «a titolo personale», sulla gestione del dossier del colonnello del Kgb Vassilj Mitrokhin, contro Romano Prodi, Massimo D’Alema e Lamberto Dini prima ancora che i commissari di palazzo San Macuto avessero accesso al documento.
Ora arriva la relazione Donno. Lo studioso che, cinque anni fa, ebbe modo di rendere note le sue tesi nel libro «La Gladio rossa del Pci 1945-1967». Un tema, questo, su cui la magistratura si è già pronunciata, archiviando, e il giudice, ricorda il ds Valter Bielli (componente della Mitrokhin) «era Nitto Palma, ora deputato forzista e capogruppo in Commissione Affari costituzionali alla Camera». Quanto all’ultima fatica di Donno, Bielli precisa che «ai commissari della Mitrokhin ancora non è stato consegnato alcunchè». «E tuttavia- spiega- ho l’impressione che ci troviamo di fronte ad un altro libro, in cui il professor Donno espone le sue tesi. Ma una commissione parlamentare funziona in modo diverso: non ci interessano libri e opinioni, ma fatti e documenti che devono essere fondati e giudicati acquisibili». Sul merito della questione, i rapporti del Pci con Mosca messi in luce dal dossier Mitrokhin, Bielli non ha dubbi: «La magistratura italiana si è già pronunciata, non c’era nulla di penalmente rilevante, nè alcun attentato alla sicurezza dello Stato». «Negli anni Sessanta- prosegue il deputato Ds- ci sono stati piani di espatrio dei dirigenti del Pci in caso di golpe militare: tutto qui. Che ci fossero piani di invasione sovietici verso il nostro e altri paesi è cosa nota: che i comunisti italiani facessero da base per questi disegni non è mai stato dimostrato». Quanto a Guzzanti e alla sua commissione, Bielli è nettissimo: «Questo è un ulteriore tentativo per intorbidire la campagna elettorale, per usare una commissione per fini di propaganda e per infangare la storia della sinistra italiana. La commissione Mitrokhin ha avuto questo segno fin dall’inizio della legislatura e ora, con l’avvicinarsi del voto, chi non ha argomenti pesca nel torbido. Ma impediremo questa squallida operazione».