Draghi li ha arrostiti
Il duo Prodi-Schioppa farebbe bene a ripiegare lo spartito
Nella sua audizione di giovedì presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi ha tracciato senza mezzi termini una analisi che rappresenta il de profundis per l'impostazione della manovra di politica economica del duo Prodi - Padoa Schioppa. Ha detto infatti il governatore che la manovra è essenzialmente basata sul prelievo fiscale, che non ci sono tagli significativi della spesa corrente, che continuerà a crescere, come è avvenuto in questi anni, e che di conseguenza non è pensabile che l'Italia possa uscire dalla stagnazione con una manovra così configurata. Ha anche precisato, in risposta ad alcune domande, che non è detto che un prelievo fiscale così forte dia luogo a tutte le entrate che il Governo si ripromette di realizzare, perché, per usare una metafora che utilizzò a suo tempo il cancelliere socialdemocratico tedesco Schmidt, bisogna saper mungere le mucche senza ucciderle se si vuole che continuino a produrre nel tempo il latte. In questo caso invece la mucca sembrerebbe venire uccisa.
Se poi si aggiungono alle parole ferme e chiare del governatore i giudizi dell'Abi, dell'Aiscat, delle organizzazioni dei professionisti e dei costruttori edilizi, fino a molti settori del sindacato, e ieri quello dell'ex direttore dell'"Economist", Bill Emmott, sul "Corriere della Sera", la conclusione è che il duo Lescano (come li chiamerebbe Eugenio Scalfari se dicesse quello che davvero pensa) che ha prodotto questo bel capolavoro dovrebbe, se avesse senso dello Stato, ripiegare lo spartito musicale e dedicarsi ad altro.
Il problema riguarda i danni permanenti che questa impostazione è destinata a lasciare dietro di sé e la difficoltà che avrà il Governo che dovrà, sperabilmente entro un tempo non troppo lungo, raccoglierne l'eredità a dare al problema italiano una impostazione seria di cui vi è un urgente bisogno.
Quello che appare certo è che il presidente del Consiglio ed il suo ministro dell'Economia appaiono sempre più isolati rispetto financo ad interlocutori che avrebbero dovuto essere punti di riferimento privilegiati. E, vista tale situazione, c'è da chiedersi se non sia quanto mai opportuno rilanciare il Tavolo dei volenterosi, le cui istanze riformatrici troverebbero un vasto consenso in tutti i principali soggetti economici e finanziari.
Roma, 13 ottobre 2006
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it







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