dal quotidiano LIBERO di oggi
" Mediaset trattata peggio della Parmalat
di FRANCESCO FORTE
Mediaset ha avuto la 476esima perquisizione, da parte di un pubblico ministero del Tribunale di Milano, riguardante presunte violazioni che risalirebbero al 1994, quindi ad oltre un decennio fa. L'eventuale reato è la sovra fatturazione allo scopo di costituire illecite disponibilità all'estero. È noto che attualmente il movimento internazionale dei capitali è libero e che le regolamentazioni in questione sono state da tempo sostituite da altre norme, in quanto quelle regole erano vessatorie, contrarie aIl'economia di mercato, incompatibili con il sistema in cui viviamo. Ovviamente, le norme del passato possono non essere state sostituite dalle successive più favorevoli al presunto reo se la struttura della presunta violazione è diversa. Dal punto di vista fiscale, la sottofatturazione genera una frode a danno del Fisco, la sovrafatturazione è un regalo al Fis c o. L'idea che si possa determinare una sovrafatturazione implica che si possa stabilire un prezzo normale si ricollega pertanto alla dottrina del giusto prezzo risalente a San Tommaso che presuppone una economia statica, di beni materiali, misurabili conqualc he oggettività. Il concetto di sovrafatturazione per i beni immateriali è quasi privo di senso, ci sono avvocati che per un parere fatturano diecimila euro ed altri che ne fatturano 50. Si tratta di un concetto con caratteristiche metafisiche. E si possono sempre immaginare reati e l'autorità giudiziaria ha l'obbligo dell'azione penale. Quindi è in sé insindacabile. Ciò mi ricorda, per altro quello che mi diceva mio padre, anziano procuratore della repubblica, a proposito di certe azioni penali intentate intentate da giovani magistrati: la giustizia è una dea bendata. Ma sorge la questione del modo in cui questa dea sia bendata. Nel caso di Parmalat, che era quotata in Borsa, non si ricordano perquisizioni, prima che scoppiasse il suo dissesto, che per altro covava sotto la cenere con segni premonitori. Questa società possedeva una rete di società all'estero, inparadisi fiscali, incui si sosteneva avesse una forte liquidità, impiegata infon di di investimento ignoti come Epicurum, in lontani paradisi fiscali, mentre faceva enormi emissioni obbligazionarie, ad alti tassi di interesse con procedure internazionali di comodo per sfuggire alle regole italiane. Non poteva essere fittizia la pretesa liquidità visto che chi ha denaro liquido da impiegare in un fondo di investimento di solito non emette costose obbligazioni e se lo fa non lo fa con metodi atti a sviare i controlli? I bilanci erano truccati, in modi grossolani. Nessun sospetto, nessuna indagine. Né si ricordano analoghe ispezioni per Cirio, anche essa quotata e con anomalie finanziarie e di bilancio. Il numero delle perquisizioni a Mediaset e società del gruppo è unauten tico record. Nessunaltra società quotata in Borsa, che si sappia, ne ha avute un numero ancora lontanamente paragonabile a questo. Ovviamente, la ragione di ciò è che generalmente nei riguardi delle società quotate, con un ampio pubblico di azionisti, si desidera procedere con cautela. Il presidente del Consiglio, assieme alla sua famiglia, è proprietario del pacchetto di controllo di Mediaset, rivale di Rai che sta anche essa per entrare in borsa. Non è chiamato direttamente in causa in questa faccenda e la legge sul conflitto di interessi approvata giusto il giorno prima della perquisizione, formalmente lo rende anche più estraneo a tali questioni. Ma per il pubblico degli azionisti ciò non è un argomento appagante. Tuttavia Mediaset fortunatamente è una società che rende molto. I crack del passato hanno ridotto l'interesse del pubblico all'investimento in Borsa. Ma ora , secondo il rapporto annuale marzo2003- aprile 2004 della Banca dei regolamenti Internazionali è tornata la voglia di rischio. Questo episodio, tecnicamente, è pertanto destinato ad avere un effetto estremamente limitato sul mercato azionario: anche perché il numero 475 la dice lunga. Chi avesse avuto realmente i panni sporchi, ora, dopo tante perquisizioni, sarebbe da tempo coperto di infamia. Quanto alla politica economica italiana, è ovvio che sui giornali come il Financial Times non mancheranno i soliti commenti critici a Berlusconi e al suo governo. Ed essi saranno riportati e amplificati dai media italiani, su cui, secondo una vulgata, sarebbe lo stesso Berlusconi ad esercitare un ferreo controllo. Continua dunque una telenovela che è iniziata da quando Silvio Berlusconi è entrato in politica.Ma penso che il pubblico, quello della politica e quello dell'economia, abbia oramai capito e sappia giudicare. "
Saluti liberali




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