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Discussione: Ostaggi

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    Predefinito Ostaggi

    Il progetto delle due Simone

    Un commando ha fatto irruzione nella sede di Baghdad dell’Ong italiana “Un ponte per…”. Venti uomini armati con fucili Ak-47 hanno sequestrato due volontarie italiane, Simona parsi e Simona Torretta, entrambe di 29 anni. Con loro hanno portato via altri due iracheni: un ingegnere dell’associazione Intersos e una donna della stessa organizzazione. E’ la seconda volta che vengono rapite donne: in aprile, all’inizio dell’assedio di Fallujah, era stata sequestrata un’operatrice giapponese. Ad appena dodici giorni dall’uccisione del giornalista italiano Enzo Baldoni l’Italia diventa nuovamente l’obiettivo dei gruppi terroristici iracheni. La Farnesina ha già attivato l’unità di crisi, dopo essere stata informata del rapimento proprio dai membri di “Un ponte per…” a Baghdad, che assieme alla polizia irachena stanno cercando di ricostruire l’accaduto. L’ambasciatore italiano in Iraq, Gianludovico De Martino, sarebbe dovuto partire per l’Italia in occasione della visita del presidente iracheno, Ghazi al Yawar, prevista venerdì prossimo a Roma. L’iracheno arriverà in Italia nel quadro di un tour europeo che lo vedrà anche a Berlino e a Bruxelles.
    “Un ponte per…” è un’associazione di volontariato nata nel 1991, una volta terminata la prima Guerra del Golfo. La sua attività è volta a promuovere iniziative sociali in favore della popolazione irachena. L’associazione è nata in opposizione all’embargo imposto al regime di Saddam Hussein. Prima della guerra, appoggiava gli scudi umani che andavano a Baghdad per fermare i bombardamenti americani. Durante l’assedio di Fallujah, l’Ong ha lavorato per far giungere aiuti alla città. Nel giardino della sede dell’associazione aveva fatto base anche l’interprete di Baldoni, Ghareeb, ucciso poche settimane fa durante il rapimento del free lance. Simona Pari e Simona Torretta sono due volontarie. Pari, originaria di Rimini ma residente a Bologna, laureata in Filosofia, giornalista pubblicista, è a Baghdad dall’inizio dell’estate, mentre Torretta, studentessa di Antropologia a Roma, lavora nel paese dal 1999. Entrambe collaborano a un programma, chiamato “Farah”, gioia in arabo, in collaborazione con l’Unicef. Il progetto è rivolto a coinvolgere i bambini iracheni nella vita scolastica. Simona Torretta è inoltre coordinatrice di un programma per ricostruire la biblioteca di Baghdad, sponsorizzato tra gli altri dalla regione Lombardia.
    Simona Pari, che ha lavorato anche in Afghanistan e nei Balcani, collabora da Baghdad con Radio 24. Ha fatto collegamenti in diretta per l’emittente in occasione di attentati. Perlopiù Pari ha preparato reportage sulla vita quotidiana a Baghdad, sulla sua esperienza, sull’attività di ricostruzione del paese.
    “Le chiamano tutti ‘le due Simone’ – racconta al Foglio il giornalista del Sole 24 ore, Alberto Negri, che ha conosciuto le due ragazze nei suoi soggiorni a Baghdad –
    Torretta era in Iraq da molto prima della guerra. Conosceva bene il paese e la situazione. Entrambe lavorano anche a Sadr City. Ero stato con loro a visitare alcuni istituti. Loro sono in contatto con molte persone a Baghdad, con autorità civili e religiose; hanno ottimi contatti con le organizzazioni delle donne. La loro è un’azione concreta, che non ha nulla di politico, è fatta con molto buon senso, con attenzione ai valori culturali e sociali degli iracheni, in conformità con quella che è la situazione locale, che conoscono molto bene”. Secon-do Negri, il personale iracheno con cui le due giovani lavorano è vagliato. Non si tratta di avventuriere. “Simona Pari mi aveva personalmente espresso la sua volontà di rimanere in Iraq un anno”.
    Il premier Berlusconi, avvertito del sequestro mentre era in visita da Umberto Bossi, è subito tornato a Roma per prendere parte alla riunione convocata da Gianni Letta coi ministri interessati e i vertici dei Servizi. “Non mi si venga più a parlare di resistenza irachena: non usiamo a sproposito parole così impegnative che hanno onorato la storia del nostro paese”, ha detto il presidente della Camera Casini. Dall’opposizione, il leader dei Ds Fassino: “In Iraq così come in Ossezia e in ogni altro angolo della terra nessuna giustificazione può essere data ad atti di terrorismo e di violenza cieca. E’ sempre più urgente e necessario un sussulto della comunità internazionale perché si ricostruisca una larga alleanza contro il terrorismo e perché torni in Iraq l’Onu e assuma la guida della transizione”.

    Rolla Scolari su il Foglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Il cul de sac....

    ….del riscatto

    Un gruppo islamico iracheno responsabile di più rapimenti ha lanciato ieri un appello ai sequestratori dei due giornalisti francesi, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, perché siano liberati. L’Esercito segreto islamico, fautore di questa iniziativa, non brilla però per il suo prestigio: sinora ha rapito tre indiani, tre kenioti e un egiziano e ha minacciato la compagnia kuwaitiana Kgl di ucciderli, ma poi li ha liberati, dietro pagamento di un riscatto dai risvolti misteriosi. Al di fuori di questo episodio di poco rilievo, il governo francese ha dovuto ieri prendere atto che non è sufficiente la grande campagna d’immagine messa in piedi sin dalle prime ore del rapimento dei due giornalisti e che non esiste affatto “uno stile francese” che risolve facilmente queste drammatiche crisi.
    Non solo, il governo di Jacques Chirac ha dovuto prendere atto – anche se i suoi tanti supporter nella stampa e nel centrosinistra italiani non danno segno di essersene accorti – di aver fatto gli stessi errori addebitati a suo tempo al governo italiano, semmai qualcuno in più. Il record delle gaffe è senz’altro dell’ex ministro degli Esteri Dominique de Villepin, che dovrebbe pur essere un buon conoscitore della situazione irachena e che si è avventurato sino a profetizzare una liberazione degli ostaggi per venerdì 3 settembre ed è stato smentito.
    Smentiti anche i troppo affrettati diplomatici francesi in Iraq che, sempre il 3 settembre, dichiaravano ad al Arabiya che i due ostaggi erano in viaggio in macchina con gli intermediari verso l’aeroporto di Baghdad. Smentita soprattutto la linea di un governo che pensava di poter capitalizzare il favore che la sua politica riscuote presso le menti politiche del terrorismo islamico, come lo sheikh Yasul al Qaradawi, grande vecchio di Hamas e dei Fratelli musulmani, incontrato al Cairo dal ministro degli Esteri francese Michel Barnier. Con una mossa semplice i sequestratori hanno infatti messo a tacere le pressioni che ricevevano da Qaradawi e dagli altri loro dichiarati fiancheggiatori e hanno rilanciato il ricatto: hanno sostituito una condizione tutta politica, che sapevano impossibile (l’abrogazione della legge francese contro il velo islamico a scuola), con un riscatto tutto materiale (i cinque milioni di dollari), che sanno bene essere tanto possibile quanto spaventosamente dannoso, sotto il profilo politico, per il governo francese.
    Hanno fatto anche un en plein perché – secondo quanto riporta Repubblica – i servizi segreti francesi del Dgse, avulsi dalla realtà irachena da cui la politica di Chirac li ha tenuti fuori da due anni, sotto la guida del generale Philippe Rondot, giunti a Baghdad, altro non hanno saputo fare se non ringraziare i servizi segreti italiani per le notizie – le uniche concrete – da loro ricevute e offrire forti somme ai rapitori, suscitando così una secca e scandalizzata reazione ufficiosa dei militari americani. Rondot è famoso per avere ottenuto a Khartoum nel ’94 la consegna del terrorista Carlos dal leader sudanese Ahmed al Beshir, dopo aver pagato, appunto, una consistente somma. I rapitori dei due francesi, però, hanno ora spostato la trattativa, che doveva rimanere coperta, sotto la luce dei riflettori, l’hanno trasformata in un fatto politico (in linea col Corano, secondo la loro lettura fondamentalista) e ora, qualsiasi sarà la versione ufficiale, in caso di soluzione positiva, nessuno potrà certo pensare che non sia stato pagato un riscatto.
    Cul de sac per il governo francese, che si trova a gestire una prolungata trattativa su un terreno scabroso, in una situazione di freddo politico totale con le autorità irachene. Oggi il presidente iracheno Gazi al Yawar inizia un tour in Europa (venerdì sarà a Roma), ma ha abolito, su richiesta di Parigi, la tappa francese, dopo che il premier Iyyad Allawi ha avuto un duro scambio di note col Quai d’Orsay. L’irritazione degli iracheni nei confronti di Chirac, al momento del rapimento dei giornalisti, era già al calor bianco perché pochi giorni prima, nella riunione Nato a Vienna, Parigi aveva boicottato le iniziative di addestramento e aiuto alle forze di sicurezza irachene, decise al vertice di Istanbul di giugno. Chirac e Raffarin, nel chiedere la cancellazione della visita, hanno dato prova di non accettare le critiche di un governo in cui siedono tutti gli oppositori di Saddam Hussein, nel momento in cui stringevano la mani a tutti i supporter di Saddam Hussein. Mossa lecita in questo drammatico contesto.
    Ma solo se paga.

    Carlo Panella su il Foglio del 8 settembre

    saluti

 

 

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