dal quotidiano IL GIORNALE di oggi
" il Giornale del 08/07/2004
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Copione stravisto
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E inquietante, a voler essere eufemistici, l'iscrizione nel registro degli indagati di Marina e Piersilvio Berlusconi: ritenuti entrambi coinvolti in fatti che risalgono ad anni lontani, quando erano - lo ha osservato l'avvocato Nicola Ghedini - studenti universitari sui vent'anni. Anche i più volonterosi e i generosi nell'accreditare l'imparzialità della magistratura e nell'astenersi da sospetti devono, di fronte ad un'iniziativa come questa, cedere a uno sconforto molto vicino all'indignazione. Sembra davvero che questi uomini in toga - almeno alcuni - e sospetti se li vadano a cercare con uno zelo impermeabile alle ragioni del buonsenso e alle regole di urlo Stato di diritto: dove non si può tollerare che le colpe dei padri - sempre che di colpe si tratti - ricadano sui figli, e che in mancanza del bersaglio grosso al quale si mira vengano colpiti dei bersagli minori ma anch'essi appariscenti perché con il bersaglio grosso hanno un legame di sangue. Mi pare che delle possibili imputazioni per cui Marina e Piersilvio dovrebbero rispondere sia incluso il riciclaggio. Il riciclaggio c'è, sono d'accordo, e risulta di tutta evidenza in questo ennesimo episodio. È il riciclaggio di un copione già visto e stravisto, l'ennesimo capitolo dell'interminabile feuilleton giudiziario di Silvio Berlusconi. È il riciclaggio della giustizia come strumento di lotta politica, è il ritorno di una tecnica - quella dell'iscrizione nel registro degli indagati - che sotto le apparenze garantiste si è trasformata in una graticola processuale e mediatica sulla quale viene tormentato per anni e per lustri chi abbia la sventura di finirci. Non si tratta solo di Berlusconi, basta pensare ad Andreotti. Questa volta la sceneggiata si arricchisce d'altri personaggi, appunto i figli del Cavaliere. Che a quanto pare erano già dei tipi loschi negli anni dell'adolescenza, e meno male solo i due maggiori sono incappati nelle maglie della legge. Gli altri che, loro, erano all'epoca bambini, ne sono usciti per questo indenni. Ma non si sa mai, ad maiora.
Chi ha avviato questa azione e questa incriminazione - o preannuncio di incriminazione - si affretterà senza dubbio ad affermare che proprio in questo momento, e salvaguardando è ovvio, tutti gli articoli e i commi di tutti i possibili codici, era indispensabile che i rigori del giure si abbattessero su Marina e Piersilvio. Si giurerà che le coincidenze cui va subito il pensiero - ossia la sintonia del nuovo atto giudiziario con un momento di particolare difficoltà propagandistica per Silvio Berlusconi - sono soltanto casuali, e che la loro sottolineatura è dovuta alla malizia di oppositori allergici alla sacralità della legge.
Tuttavia, poiché non siamo nati ieri e le urgenze sopravvenute di colpo in itinerari processuali di immane lunghezza e lentezza continuano a sembrarci singolari, diciamo che la magistratura ha a nostro avviso fatto la cosa sbagliata nel momento sbagliato.
Berlusconi può essere da chiunque criticato e dagli avversari politici incalzato per mille motivi: non può invece - se non con un uso piuttosto spregiudicato della legge - essere raggiunto tramite i figli. Oltretutto la faccenda di cui si discute - l'acquisto di diritti cinematografici, pensate un po' - non è di quelle che evocano dritto dritto il Codice penale, semmai le contrattazioni aziendali. Ci vuole molta buona o cattiva volontà per trasferirla dall'ambito degli affari a quella dei reati. Comunque stiano le cose, ci si rivolga al Cavaliere o a chi poi gli è succeduto nella gestione delle aziende dalle quali si è distaccato. Marina e Piersilvio, dirigenti di fresca data e di fresca età, non c'entrano, direbbe chiunque. Ma non sono unicamente dei dirigenti, sono figli, sapete di chi. Allora peggio per loro. "
Saluti liberali




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