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Discussione: Citizen Berlusconi

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    Giacobino 1799
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    “CITIZEN BERLUSCONI”: UN FILM CHE SCOTTA
    di Daniele Rocca
    pubblicato il 15/07/2004



    “Citizen Berlusconi – The Prime Minister and the Press” è quel film che Vigdis Lian, direttrice dell’European Documentary Festival, all’inizio di aprile ha fatto ritirare dalla programmazione della rassegna perché – nelle sue stesse parole - temeva di perdere i finanziamenti dell’ambasciata italiana a Oslo. Lei stessa riteneva il lavoro «un attacco personale» a Silvio Berlusconi e non un documentario classico (il che a ben vedere è inevitabile, se si pensa al culto della personalità messo in piedi dal magnate di Arcore).
    Il caso, però, in uno stato democratico come la Norvegia è immediatamente stato portato alla ribalta dalla televisione. Alcuni operatori del Festival denunciavano infatti le pressioni subite ad opera dell’ambasciata italiana, che avrebbe consigliato di accampare problemi tecnici, purché il film non venisse proiettato. Alla fine, in Norvegia lo si è potuto vedere. D’altra parte, Stati Uniti (rete PBS, programma Wide Angle, fin dal 21 agosto 2003), Svizzera (rete RTSI), Finlandia, Svezia, Australia, Olanda ed altri paesi lo hanno già trasmesso in televisione.
    In Italia, questa Cenerentola della democrazia occidentale, “Citizen Berlusconi” è reperibile solo come DVD in allegato a “Internazionale”, oltre che sul sito Internet, ma nessuna rete televisiva si è finora sognata di trasmetterlo, sebbene i suoi registi l’abbiano presentato in varie città, come Bologna e Bolzano.

    Girato da Susan Gray e Andrea Cairola con stile brillante, squisitamente televisivo, il lavoro è stato prodotto dalla Stefilm di Torino in cooperazione con Yle (televisione finlandese) e Channel 13. Consta di un’ora circa di pellicola, con voce narrante (Jay O. Sanders) e numerosissime interviste, nonché filmati relativi alla parabola politica di Silvio Berlusconi. Paolo Guzzanti di Forza Italia lo ha definito un pamphlet. Certo, lo è. Vi prendono la parola Biagi, Travaglio, Sartori, Ginsborg, la De Zulueta: come potrebbe non esserlo? Però è un pamphlet che denuncia fatti molto più reali delle accuse complottistiche di Berlusconi contro i magistrati e i giornalisti. Poi, se chiunque parla dei suoi problemi giudiziari è per Berlusconi in quanto tale di parte, questo è un altro discorso: attiene più al campo delle patologie psichiatriche che a quello della politica.

    Ora, vi chiederete in quale pubblica occasione si sia potuto vedere “Citizen Berlusconi” in presenza di Marco Travaglio.
    Si era alla “Festa in rosso” di Chieri (nei pressi di Torino), il 6 luglio, in serata, nell’ampio parco che congiunge le due strade della biforcazione, vicino a tavoli apparecchiati e banchi di vendita dei libri. La serata si preparava fra nostalgici canti rivoluzionari e ancor più nostalgici filmati dei Led Zeppelin versione Anni Settanta, da «Stairway to Heaven» in giù. Un centinaio di persone erano presenti alla proiezione, per nulla pubblicizzata in città, se non in due righe all’interno di un trafiletto su “La stampa” nelle sparute e remotissime pagine riservate alla cronaca provinciale. Certo è più importante garantire i dovuti spazi a Forattini o a Battista.

    Il film

    Procederemo ora ad una scansione del film per sequenze, eliminando solo le più fulminee:
    1. Breve introduzione del giornalista Jamie Rubin. Berlusconi viene definito la somma fra Bush (linea politica), Murdoch (la forza nei media) e Perot più Forbes (ambizione).
    2. Stacco sugli spensierati tifosi del Milan. Voce fuori campo: «Mentre a Milano i deputati di Berlusconi tifano per la sua squadra, a Roma, molti chilometri più a sud, i giornalisti tifano contro». Giusto per dire, con immagine icastica, in quale arena politica questo «self-made media tycoon», «politicamente affascinante e sicuro di sé», abbia trasformato l’Italia.
    3. Alessandro Amadori, che in passato ha approfonditamente studiato l’impatto di Berlusconi in relazione alla psicologia delle masse, lo definisce un grande comunicatore. Di più. Con «Una storia italiana», l’opuscolo di propaganda del 2001, è sorto il suo culto della personalità, sebbene questa espressione non venga qui direttamente utilizzata.
    4. Il Citizen Kane di Orson Welles in “Quarto potere”, cui si rifà il titolo del film, era per Sartori una «pulce» (lo dice in italiano) in confronto al nostro primo ministro.
    5. Enzo Biagi parla con la consueta pacatezza del proprio allontanamento dalla televisione di Stato.
    6. Inno “Azzurra libertà”. Fazzoletti sbandierati, sorrisi e ottimismo da parte del grande popolo di Forza Italia.
    7. Un meditabondo Carlo Freccero ricorda che Berlusconi fu un innovatore fin dai tempi di Milano 2. Importando dagli USA, per immetterli nella televisione italiana - ancora intrisa del rigorismo morale di radice cattolica - tonnellate di programmetti con giochini, spogliarelli e balli lascivi, egli ha «stappato la pancia» d’un Paese che, dopo anni di ristrettezze ed austerità, voleva «ubriacarsi».
    8. «Possiede tutto il paese, è incredibile!», sbotta Sartori, il quale osserva come il monopolio dell’informazione, caratteristico delle dittature, distrugga «nella sostanza» la democrazia.
    9. È il turno di Marco Travaglio. Il giovane reporter torinese viene raffigurato come in perenne movimento, alla continua ricerca di dati e documenti attraverso processi e controprocessi, ma al tempo stesso anche come un artigiano dell’informazione, capace di mettersi in gioco da sé, al volante della sua macchina, con il suo telefono, perdendo le sue giornate per poi spesso scontrarsi con un muro di gomma composto da innumerevoli particelle di silenzio mediatico. Se ne richiama la fatale intervista concessa il 14 marzo 2001 a Daniele Luttazzi (trasmissione “Satyricon”), per la quale il Cavaliere gli intentò dieci distinte azioni legali. Il giornalista torinese è dell’idea che il nodo di tutta la questione vada individuato nella provenienza dei capitali iniziali di Berlusconi, mai chiarita.
    10. Viene ricordato che, oltre a Luttazzi, anche Biagi e Santoro vennero estromessi dalle reti pubbliche, il che, assommandosi all’assoluta improponibilità di un loro passaggio alle reti Mediaset, ed al fatto che senza TV nulla esiste, significa la condanna all’inesistenza pubblica per un intero lustro di governo. Un caso? No, perché, come rileva Travaglio nel filmato, solo questi tre personaggi avevano parlato dei guai giudiziari di Berlusconi nel corso della campagna elettorale – ed anche precedentemente.
    11. Preoccupa molto il cambio di direttore al “Corriere della Sera”. Secondo Paul Ginsborg (lo storico), Ferruccio de Bortoli è stato cacciato per aver denunciato le pressioni del premier sul giornale.
    12. Quello che viene presentato dallo speaker come il direttore di «un piccolo quotidiano di sinistra, “l’Unità”», ossia Furio Colombo, affronta il tema dell’intimidazione, che non è ancora una minaccia ma le si avvicina molto: metodo con cui i berlusconiani regolano i loro rapporti con la stampa.
    13. Pieroni, tra le lacrime per la cacciata di De Bortoli, dice che «Berlusconi è spietato».
    14. Sartori afferma che Berlusconi intende «far tacere fino all’ultima voce fuori dal coro».
    15. Digressione di Mentana intorno alle origini del Tg5, un tg «nuovo» rispetto a quelli già presenti sulla scena. Mentana però non dice - o perché non lo comprende o perché non vuole - che con quel Tg, sede di una fronda in realtà supina ai voleri del padrone (basti ricordare l’eloquente comportamento suo e di Costanzo allo “Sciuscià” con direzione Santoro-Costanzo), trattando con la più accorta scaltrezza le opposizioni da un lato, la politica governativa dall’altro si influenza in modo decisiva l’elettorato tentato dal voto progressista, e calcando la mano sulla cronaca nera per l’audience non si fa che diffondere quella medesima cultura della paura così ben analizzata da Michael Moore in “Bowling for Columbine”: cultura che porta a destra, perché fa crescere un’intolleranza indiscriminata, quindi anche la divisione sociale e la richiesta di sicurezza.
    16. L’idea di sconfiggere la RAI nei Tg era, come dice Freccero, impensabile per chiunque. Berlusconi ci riuscì.
    17. Per Roberto Natale, giovane leader del sindacato RAI, Berlusconi è intenzionato a distruggere le reti di Stato per lasciare campo libero alle proprie. E vuole anche influenzarle non solo affinché tacciano sulle sue traversie giudiziarie, ma perché limitandosi ai fatti non attirino dissenso sulla sua politica. Durante la guerra d’Iraq, e ancor più quando se ne doveva decidere l’inizio, ai giornalisti che riferivano di cortei si impose ad esempio di non usare il termine «pacifisti», ma bensì «disobbedienti». Per non dire dell’impaginazione delle notizie e delle priorità imposte. Uno scandalo autentico, che incredibilmente presso l’opinione pubblica non può avere la giusta eco. E perché? Chiedetevelo. Saprete senz’altro rispondervi.
    18. Freccero vede Berlusconi dominato da un’autentica «ossessione della seduzione».
    19. Francesco Vaccaro, il più giovane candidato di Forza Italia, nel sottolineare la radicale «novità» di Berlusconi, che spinse in politica molti ragazzi come lui, lo dice vittima d’una diffamazione. Il conflitto d’interessi? Un «falso problema».
    20. È dal 1994 che i sostenitori di Berlusconi giudicano inventate le notizie che andrebbero a danneggiarli, o come inesistenti i problemi che se ne originerebbero. Lo dice Sartori.
    21. Alcuni membri della Sinistra Giovanile in appostamento strategico aspettano Berlusconi per consegnargli un libretto dei fatti realizzati dal governo: ha le pagine bianche. Ma gli operatori qui devono desistere, perchè alcuni agenti non esitano ad aggredirli tappando la telecamera (detto per inciso, non ci sembra la strada giusta quella di dire che questo governo non abbia compiuto fatti. Ne ha compiuti, eccome, ma quasi tutti sbagliati e dannosi: proprio questo è il problema).
    22. Tana de Zulueta ricorda che più di venti volte la Corte Costituzionale ha deliberato intorno all’eccessiva concentrazione di potere mediatico nelle mani del premier, senza mai essere ascoltata.
    23. Approfondimento sugli introiti pubblicitari. Sono in fortissimo calo in RAI, complice la pessima qualità dei programmi, e in netto aumento, com’è ovvio, sulle reti Mediaset. C’è stato un travaso di investimenti negli spot fra i due sistemi, ad opera anche di giganti dell’industria, come la Fiat. Questo ci porta a concludere che per Berlusconi è allettante una RAI debole.
    24. Perfino i detrattori a volte dipendono da Berlusconi, come Paul Ginsborg, che ha pubblicato il pamphlet “Berlusconi. Ambizioni patrimoniali in una democrazia mediatica” per Einaudi, casa editrice controllata da Mondadori. Peraltro, la carta stampata attinge, come nota lo storico inglese, ad un pubblico di minor vastità, ed è anche molto meno efficace della TV.
    25. Travaglio dice che la legge sull’impunità è stata varata, con ogni evidenza e anche con il dovuto tempismo, per fronteggiare le conseguenze della sentenza Sme.
    26. Berlusconi, in atteggiamento da predica di curato di campagna, in sede processuale, nel giugno 2003, rende le sue «dichiarazioni spontanee» (con le famose 85 menzogne già implacabilmente segnalate da Travaglio in uno degli ultimi libri). Dice che la legge è uguale per tutti, ma lui, essendo stato eletto dalla maggioranza degli italiani, è «un po’ più uguale degli altri» (e qui si vede il suo profondo spregio delle istituzioni democratiche). Poi parte con la solita filippica sulla persecuzione giudiziaria. Infine, indica sfacciatamente alla Corte la data in cui potrà ripresentarsi. Marco Travaglio, presente in aula, notando come a quella data la legge sull’impunità sarà ormai già stata approvata, definisce il processo «una farsa», anzi, «il funerale della giustizia italiana». E infatti l’indomani gli avvocati di Berlusconi, che sono anche suoi deputati, votano la legge sull’impunità, con Nanni Moretti fuori dalla Camera in atto di liberare, insieme a centinaia di altri manifestanti, migliaia di palloncini nel cielo di Roma come simbolo dei diritti costituzionali che se ne vanno. Travaglio viene invece inquadrato mentre parla a Firenze.
    27. Gaffe “europea” sull’appellativo di «kapò» rivolto nel luglio 2003 da Berlusconi a un europarlamentare socialdemocratico tedesco.
    28. Intervista finale ad Alexander Stille, che riassume un po’ il tutto. Stille dice che Berlusconi tende sistematicamente a ridicolizzare l’avversario politico, e che sfrutta la propensione di molti italiani ad aggirare leggi sentite come troppo oppressive. Nota poi che Berlusconi, quando intende commettere ingerenze sul sistema mediatico, si occupa soprattutto delle TV, le quali incidono profondamente sull’animo dei cittadini d’oggi, e dei quotidiani moderati, perché di fatto è qui che si gioca la sua partita con gli elettori. Per Stille, in particolare, è grave che gli avvocati di un primo ministro possano essere al suo fianco anche in Parlamento, quando si tratta di scrivere le leggi e di discuterle: accadrà forse in qualche «paese sudamericano», dice, ma certo non è mai accaduto in una democrazia avanzata. Berlusconi sta estremizzando alcune contraddizioni insite in ogni democrazia nell’epoca dei mass-media. Questo crea «precedenti nocivi», sui quali chiunque abbia a cuore i diritti civili e sociali dovrà vigilare.

    Il dibattito con Marco Travaglio

    A schermo spento, Marco Travaglio fa subito notare che, con l’interim all’Economia, il conflitto d’interessi di Berlusconi è semplicemente «esploso», perché ora l’uomo di Arcore controlla la RAI anche dal punto di vista azionario. Inoltre, può conoscerne le strategie. A questo punto, «fa quasi ridere» parlare di «conflitto di interessi»: almeno nel Sei-Settecento Luigi XIV, il re Sole, all’Economia aveva Colbert, non se stesso. Il modello berlusconiano si potrebbe piuttosto definire di tipo «sovietico».
    Il problema è però ormai a monte. Travaglio ritiene «desertificata» la «sensibilità democratica» di oltre la metà degli italiani, un’impresa che Berlusconi e i suoi hanno portato a termine nel breve giro di un decennio in cui egli, da «uomo forte», si è ostinato a promettere «soluzioni miracolistiche» mettendo nel sacco la magistratura e la gran parte degli organi d’informazione mediante una impressionante serie di accuse e calunnie. Un «miracolo» però c’è stato, ed è quello per cui milioni di persone, molte delle quali un tempo si limitavano a votare (magari nemmeno per le opposizioni), sono scese in piazza. Del resto, non si può – e non si deve -, dice Travaglio, sperare nei magistrati, o in Follini o Buttiglione, e nemmeno nell’«autocombustione» di Berlusconi.

    A chi gli chiede come fronteggiare le accuse berlusconiane ai magistrati circa le loro presunte «invasioni di campo», Travaglio fa notare che la magistratura sta solo facendo il proprio dovere. Quando il chirurgo Di Summa è stato radiato dall’Ordine, qualcuno forse ha parlato di un’«invasione di campo» della magistratura nella medicina? È uno «slogan demenziale» che va spazzato via senza troppi riguardi, soprattutto di fronte a quella che oggi è una preoccupante situazione: l’«involuzione oligarchica della democrazia» in tutto l’Occidente, causata dal chiudersi a riccio da parte di classi politiche che temono il controllo della società civile attraverso magistratura e mass media, ha in Italia il proprio picco.
    Anche l’Ulivo, d’altronde, ha fatto cose simili a Berlusconi. Certo esagerando, Travaglio afferma che la «volontà di massacrare la magistratura e di ridurla in ginocchio» c’è a destra come a sinistra, dove tutti all’epoca della Bicamerale votarono la bozza Boato tranne Rifondazione. In futuro, se mai si dovessero ricostituire governi di centro-sinistra, non si dovranno ritrovare alla guida delle commissioni-chiave personaggi come Maccanico, del Turco o Totò Cardinale. Semplicemente, si dovrebbero abrogare la varie leggi varate da Berlusconi, perché solo in Kazakhistan e in Thailandia la concentrazione di poteri nelle mani di un uomo è a questi livelli. Fra l’altro, pare che al “Corriere” Berlusconi voglia ora piazzare Carlo Rossella, un uomo che in qualsiasi altra democrazia «farebbe avanspettacolo» e che rischia di finire alla guida del più importante giornale italiano.

    Ma Travaglio va oltre. È infatti sul metodo d’azione del presidente del Consiglio che occorre concentrarsi per evitare che la deriva autoritaria in atto si renda irreversibile. Berlusconi ha «comprato l’Italia un pezzo per volta», andando avanti per fatti compiuti. Non ha mai aspettato le leggi che gli permettessero di fare le cose. Si pensi a cosa combina oggi in Costa Smeralda, dove per chiunque è impossibile spostare anche solo un sassolino, mentre lui sventra le colline e le coste per costruire una maxi-villa spacciandola senza ritegno per un nuovo Palazzo Chigi generosamente costruito per ragioni di sicurezza – e i giornali gli danno pure corda.
    «Serial killer di giornalisti» (da Montanelli a Biagi), oggi supremo arbitro perfino nella scelta di chi sia o meno di sinistra (ultimamente alla RAI era Lucia Annunziata, in futuro magari la Palombelli?), Berlusconi senza dubbio fa quello che gli pare, esattamente come lo spregiudicato capo di un’azienda. Una cosa è sicura, per Travaglio: «non è di destra». È solo un affarista. Se scoprisse mai che gli conviene, «potrebbe proclamare la dittatura del proletariato» la settimana prossima, domani, oggi stesso. A ben vedere, nel modo in cui procede, e nel generale «balbettìo delle opposizioni», dice Travaglio, gli rimane da comprare solo l’Inter.

    A questo punto: che fare? Come sconfiggere Berlusconi?
    Sfruttare le manifestazioni di piazza, dice Travaglio, e poi la CGIL, Cofferati, la magistratura di Torino, Milano, Palermo, i giornalisti e i comici scacciati dalla TV: insomma, concentrarsi su tutto ciò che più gli ha dato fastidio e l’ha urtato, costringendolo a mostrare i denti e a fare la faccia feroce. Non certo far leva sui “riformisti”: quelli alla Polito gli vanno anche troppo bene, e infatti alla RAI per loro le porte sono sempre spalancate.

    In seno all’opposizione, permangono però troppe ambiguità. Travaglio, nel ricordare di aver ricevuto nel 2003 per l’estate 40 inviti a feste dell’Unità, rileva come quest’anno non ne abbia avuto nemmeno uno. Il che significa solo una cosa: i DS si stanno abbassando alla stessa logica del Cavaliere, con le conseguenze già viste nel 2001. Un’altra spia della sostanziale carenza di «cultura liberale» riscontrabile in Italia.
    Eppure, di giornalisti che facciano vera informazione ce ne sono, eccome. Dove? «In TV – che non lavorano – e nei giornali – che non legge nessuno». Travaglio saluta cordiale e se ne va.

    Una breve considerazione finale

    Forse Travaglio è troppo fiducioso nella strategia di lotta, soprattutto quando dice di far aggio su ciò che al Cavaliere in questi anni ha dato più fastidio. Spesso infatti non sono queste le principali preoccupazioni degli elettori, ma la concretezza di riforme tangibili che incidano sul portafogli, sulla sicurezza, sul prestigio del paese all’estero, sull’efficienza dello Stato. E, soprattutto, si devono trovare leaders preparati, decisi, carismatici, appoggiati da tutte le forze della coalizione. Cofferati era perfetto, ma la nomenklatura DS lo ha sbattuto a Bologna.
    La guerra elettorale si giocherà tuttavia su entrambi i binari - il legalista e il sociale -, o verrà persa. Nessun socialismo senza giustizialismo, nessun giustizialismo senza attenzione al sociale. E magari un bel recupero, come fece Prodi nel 1996, di valori e parole ormai in disuso: Stato, Europa, democrazia


    da www.wema.com

  2. #2
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    Ottimo!

    Ma, speri che qualche bananas ne prenda atto?

  3. #3
    Giacobino 1799
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Ottimo!

    Ma, speri che qualche bananas ne prenda atto?
    Dei bananas che postano su Pol, assolutamente no. Ma il clima sta cambiando, e in giro, tra la gente, si respira un'aria di antiberlusconismo che solo tre anni fa non ci credevi... Dagli oggi, dagli domani, alla fine la gente si accorge che le tesi di chi criticava, e critica, Berlusconi, tipo Travaglio, non sono infondate.

  4. #4
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    Travaglio è un ottimo giornalista giudiziario.
    Scrive anche sull'unità.Mi sembra una rubrica dal titolo "bananas".
    Mi piacerebbe vederlo al lavoro per il foglio.
    Chissà Giulianone cosa pensa.

  5. #5
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    sarebbe stato molto + corretto ed imparziale far parlare anche personaggi pro Berlusca,ma è vero,che parlo a fare di correttezza a certe persone...

  6. #6
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    ma se l'autrice lo definisce ella stessa un attacco al Berlusca,saranno talmente minoritarie da risultare veramente poco influenti nel contesto totale del film.e tutti a sx ad apprezzare:non l'avete nemmeno visto ma è contro sb,quindi stupendo!ed è stupendo che lo facciano vedere in tutta europa!

  7. #7
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    In Origine Postato da robby
    sarebbe stato molto + corretto ed imparziale far parlare anche personaggi pro Berlusca,ma è vero,che parlo a fare di correttezza a certe persone......

    banana.....

    che parli a fare di cose per te ignot et incommensurabili???







  8. #8
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    In Origine Postato da robby
    ma se l'autrice lo definisce ella stessa un attacco al Berlusca,saranno talmente minoritarie da risultare veramente poco influenti nel contesto totale del film.e tutti a sx ad apprezzare:non l'avete nemmeno visto ma è contro sb,quindi stupendo!ed è stupendo che lo facciano vedere in tutta europa!

    Le posizioni pro Berlusca... non vale la pena di riferirle. Quando "Citizen Berlusconi" è stato trasmesso sulla RTSI, dopo il documentario c'è stata un'intervista a Paolo Guzzanti, quella citata in cui lui lo definiva semplicemente "un pamphlet". Tutto qui. Non è assolutamente entrato nel merito dei fatti riportati, se non dicendo che Travaglio scrive per l'Unità (ergo COMUNISTA), e che quella gente è invidiosa.
    Anche l'intervistatore sembrava piuttosto allibito.

  9. #9
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    quasi dimenticavo (acc., sembra lo slogan di un tele-mobilificio di qualche tempo addietro




    PRIMA VEDERE....... POI DISCUTERE !



    Scarica “Citizen Berlusconi”
    Formato Avi - DivX
    Connessioni veloci
    55’38” - 435 Mb




    Scarica “Citizen Berlusconi”
    formato Windows Media Player 9
    Connessioni lente
    55’38” - 61,5 Mb





    N.B. : Per scaricare il file è necessario avere installato sul proprio PC un client BitTorrent

    Se non presente è possibile scaricarne uno gratuitamente da qui:
    Windows | Macintosh |








  10. #10
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    prendendo per base la descrizione del film sucitata,ci sono tanti personaggi(non tutti) che formulano una serie di affermazioni(addirittura una tra le lacrime,che schifo)opinabili e senza alcuna prova,e non si parla solo di conflitto di interesse,che ho sempre detto esistere,ma di tanti altri argomenti come per esempio l'idea che ci sia una dittatura:credi ad es.che non ci sarebbe stato nessuno in grado di affermare,perchè qui si afferma e non si prova,che non è vero.è un documento che,se è come sopra descritto è vergognoso,e mi sembra che non sarebbe giusto diffondere documentari,quindi non tesi,ma semplici th.non argomentate su un qualunque personaggio.

 

 
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