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Discussione: Il vampirismo

  1. #31
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Gli scheletri avevano il cranio tra le gambe: un'esecuzione rituale riservata a chi veniva ritenuto un vampiro...


    POLONIA, SCOPERTO CIMITERO DI "VAMPIRI"



    Foto di Andrzej Grygiel, European Pressphoto Agency



    Un gruppo di tombe di «vampiri» è stato scoperto da una squadra di archeologi polacchi. Gli scheletri avevano il cranio in mezzo alle gambe, il che indica un tipo d'esecuzione rituale che nella tradizione popolare veniva riservata ai bevitori di sangue, per evitare che ritrovassero la testa al loro risveglio e risorgessero dalle tombe a terrorizzare i vivi.

    SUPERSTIZIONI MEDIOEVALI - Nei secoli passati la sorte di chi veniva accusato di essere un vampiro era segnata. In modo orrendo. In alcuni casi le persone venivano decapitate; in altri venivano appese alla forca fino a quando la testa non si staccava dal corpo grazie al processo di decomposizione. In ogni caso, i cadaveri dei presunti vampiri venivano sepolti con il cranio tra le gambe, con la credenza che ciò avrebbe impedito al vampiro di ritrovare la propria testa una volta risvegliatosi. Secondo gli storici, questa pratica era piuttosto comune nei Paesi slavi, in particolare nei decenni che seguirono la conversione al Cristianesimo. E la definizione di vampiro fino al Medioevo era molto più ampia di quella che resta nel nostro immaginario: persino coloro che mostravano di essere ancora legati a riti pagani, per esempio lasciando cibo sulla tomba dei loro cari, potevano venire accusati di vampirismo. Una caccia simile a quella per le streghe, le cui conseguenze furono tragiche per migliaia e migliaia di persone in giro per l'Europa.

    VAMPIRI NOSTRANI – Accuse e superstizioni di vampirismo non erano prerogativa solo dei Paesi slavi. Secondo uno studio condotto da Matteo Borrini, archeologo e antropologo forense di fama internazionale, i resti di una donna morta durante una pestilenza del Sedicesimo Secolo a Venezia, e sepolta con un piccolo mattone in bocca, potrebbero essere i più antichi di una «vampira» mai rinvenuti. Il mattone – altro rito popolare nel Medioevo - avrebbe impedito alle demoniache creature di tornare a usare la loro bocca per succhiare il sangue. In realtà, secondo l'esperto, la superstizione probabilmente derivava dal fatto che un rivolo di sangue spesso colava dalla bocca di chi era morto di peste. Così come si può trovare su certi cadaveri – anche settimane o mesi dopo il decesso – per un processo dovuto alla decomposizione intestinale: in tal caso, in un'epoca in cui certi cadaveri venivano di tempo in tempo riesumati per scoprire eventuali prove di vampirismo, ne avrebbe costituita una, e la gente si sarebbe attivata per cercare d'impedire che il morto, aspirante vampiro, riuscisse a scappare dalla tomba. Proprio l'ignoranza sulle cause di morte e i processi di decomposizione furono all'origine di molte superstizioni sui vampiri.

    ANCORA MISTERI - I resti polacchi sono stati trovati sul sito di un cantiere edile lunga la strada che porta alla città di Gliwice, nel sud del Paese, in una zona dove gli archeologi si aspettavano in realtà di poter incappare nelle spoglie di soldati periti durante la Seconda Guerra Mondiale. Risalire alla data della morte dei sepolti non sarà facile, dato che non c'è alcun elemento nelle tombe – tipo gioielli o ornamenti – che aiuti nel compito. L'ultima sepoltura di questo tipo fu registrata in Polonia nel 1914 nel villaggio di Stare Mierzwice, Masovia. Gli archeologi sono convinti che gli scheletri ritrovati adesso risalgano a ben prima. E la squadra di esperti, capeggiata da Jacek Pierzak, è al lavoro per scoprire di più su questi uomini e donne che trovarono la morte come «vampiri».


  2. #32
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    «Ritrovato lo scheletro di un vampiro»: ha un paletto conficcato nel petto


    L'Indiana Jones della Bulgaria mette a segno un'altra scoperta: per gli appassionati di Dracula e del mito dei vampiri, il professore Nikolai Ovcharov ha scovato una tomba in cui giaceva uno scheletro con un palo conficcato nel petto.

    L'archeologo, che ha dedicato la sua vita a scovare i misteri delle antiche civiltà, ha annunciato di aver fatto la scoperta durante gli scavi alle rovine di Perperikon, un'antica città della Tracia a sud della Bulgaria, vicino al confine con la Grecia. La città era abitata fin dal 5000 a.C., ma fu scoperta solo 20 anni fa: si crede che sia il luogo dove si ergeva il Tempio di Dioniso, il dio greco del vino e della fertilità. Ed è proprio tra i reperti del sito, che comprendevano una cittadella di collina, una fortezza e un santuario, che è stata trovata la “tomba di un vampiro”.

    Ovcharov ha annunciato di aver trovato uno scheletro medievale, risalente al 13° secolo, straordinariamente conservato sulla cui sorte non ci sono dubbi: «Siamo di fronte a un rituale anti-vampiro - ha detto il professor Ovcharov – Il paletto conficcato nel petto del cadavere, secondo un'antica credenza, impediva all'uomo di risorgere dai morti e terrorizzare i vivi. Alcune volte lo stesso rituale veniva riservato a persone che morivano in circostanze particolari, come ad esempio un suicidio».





    Lo scheletro, che dovrebbe essere di un uomo di età compresa tra 40 e 50 anni, ha un grosso vomere - un'asta di ferro utilizzato negli aratro – infilato nel petto. La gamba sinistra è staccata dal corpo e abbandonata accanto al cadavere. «Il vomere pesa quasi un chilo e quando veniva conficcato nel corpo rompeva le ossa della spalla. In questo caso, infatti, la clavicola si trova in posizione irregolare» ha continuato l'archeologo.

    Per la Bulgaria è il terzo ritrovamento del genere: la scoperta ha una forte somiglianza con altre due tombe trovate nel 2012 e nel 2013 nella località balneare di Sozopol, a 300 chilometri a est di Perperikon: allora i due scheletri vennero ribattezzati "i vampiri gemelli di Sozopol".



  3. #33
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Nadia Vitali

    I "VAMPIRI" POLACCHI VENNERO UCCISI DAL COLERA


    Agli archeologi accade, neanche troppo raramente, di imbattersi in sepolture anomale, in cui il cadavere è stato composto in una maniera tale da comunicare la disperata volontà di impedire il ritorno sulla terra del defunto: sassi o mattoni in bocca e sotto il mento, picchetti conficcati nel cuore, chiodi che tengono saldamente fisso il corpo al suolo in modo da non farlo alzare mai più.



    Donna di 30/39 anni con una falce sulla gola
    (Foto PLOS ONE)


    I "vampiri"
    Spesso a questi sventurati si dà convenzionalmente il nome di "vampiri", dal momento che evidentemente chi assistette alla loro morte provò il terrore che questi potessero aggirarsi nuovamente tra i vivi, recando danni gravissimi alla comunità e magari trascinandone tutti i membri verso l’eterna dannazione. Il valore apotropaico di queste sepolture è stato spesso oggetto di studio da parte degli antropologi e degli archeologi, ma l’interrogativo che più spesso sorge quando ci si trova dinanzi a situazioni del genere è: come si poteva finire ad essere additati come "vampiri"? Di quali infamie bisognava macchiarsi in vita per ricevere un tale trattamento anche da morti? Conoscendo il genere umano, tutto sommato, sarà facile immaginare che la diversità di qualunque tipo poteva essere già un ottimo punto di partenza per ritrovarsi in svantaggio: e per essere diversi, spesso, basta davvero poco, come ad esempio provenire da un altro luogo, parlare un’altra lingua, pregare un altro dio.

    Sei tombe anomale in un piccolo cimitero di campagna
    I ricercatori guidati da Lesley Gregoricka della University of South Alabama credevano proprio di trovarsi di fronte ai cadaveri di sei stranieri, quando hanno iniziato a lavorare sulle sepolture anomale presenti nel cimitero di Drawsko, piccola località rurale polacca nella Pomerania occidentale. L’area cimiteriale risale al XVII-XVIII secolo e in essa, tra il 2008 e il 2012, sono stati rinvenuti circa 285 corpi, di generi ed età diversi, per la maggior parte all’interno di casse in legno: tra questi, però, sei individui erano stati sepolti con particolare "attenzione". Un uomo, tre donne, una giovane e un giovane di sesso incerto: a cinque di essi era stato posto un falcetto in corrispondenza della gola o dell’addome, in modo da tranciare ad essi la testa o la pancia, non appena accennassero un movimento di risalita; due presentavano una pietra sistemata sotto il mento, quasi ad impedirne la possibilità di mordere o di nutrirsi in qualche modo. Curiosamente, comunque, queste sepolture anomale non erano in disparte bensì tra quelle regolari.



    Donna di 45/49 anni con una pietra posta direttamente sulla gola
    (Foto PLOS ONE)


    Vampiri stranieri?
    Per spiegare queste stranezze, quindi, i ricercatori hanno pensato di cercare tracce di una loro eventuale origine straniera, partendo dalla consapevolezza che quell'area geografica fu oggetto di importanti flussi migratori tra il XVII e il XVIII secolo. Hanno così esaminato i denti di 60 diversi individui, tra cui i "vampiri", e di alcuni animali locali, puntando la loro attenzione in particolare sugli isotopi dello stronzio incorporati dai molari durante la fase di crescita di ciascuno: questo genere di analisi è in grado di suggerire, in linea di massima, dove la persona è cresciuta e se si è spostata nell'arco della propria vita e, in buona sostanza, se è morta in luogo diverso da quello in cui venne al mondo. Ebbene, la pista seguita da Gregoricka e colleghi si è rivelata non portare a niente: le sei persone in questione, infatti, si sono rivelate originarie del luogo; nel cimitero erano anche sepolti alcuni stranieri, tuttavia questi avevano ricevuto l’onore di una sepoltura normale.

    La paura della malattia
    I ricercatori hanno però ipotizzato una spiegazione alternativa, sulla base dei dati relativi alle epidemie che flagellarono l’Europa orientale con particolare intensità nel XVII secolo: è verosimile pensare, sostengono nel paper pubblicato da PLOS ONE, che i sei fossero morti a causa del colera e che gli abitanti della piccola comunità, incapaci di riconoscere la malattia causata dal batterio in ragione delle conoscenze scientifiche del tempo ancora carenti sotto questo punto di vista, guardarono a quelle persone come a degli "untori". Degli untori soprannaturali, tuttavia, in grado di diffondere il morbo attraverso poteri impalpabili: quindi, alla loro morte, niente di più giusto che seppellirli con tutte le dovute cautele, per impedir loro di continuare a mietere vittime ferocemente.

    Purtroppo, però, questa teoria sarà destinata a restare per sempre tale, dal momento che, spiegano gli esperti, il colera non lascia tracce nelle ossa tali da poter essere individuate da studi condotti diversi secoli dopo. Ci dovremo accontentare di una spiegazione – la malattia – che è stata comunque spesso presa in considerazione per tentare di comprendere come mai un essere umano poteva diventare temibile al punto da ispirare terrore anche per uno suo ritorno post mortem.


  4. #34
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Campania, la scoperta. «Dracula è sepolto a Napoli. Sappiamo dov'è la sua tomba» | Video e Foto

    Campania, la scoperta. «Dracula è sepolto a Napoli. Sappiamo dov'è la sua tomba» | Video e Foto
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-05-15 alle 05:35
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  5. #35
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 21-05-15 alle 04:04
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  6. #36
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Dracula a Napoli, il mistero storico può essere svelato da un'iscrizione: «Aiutateci a decifrarla e a restaurarla» | Video

    Dracula a Napoli, il mistero storico può essere svelato da un'iscrizione: «Aiutateci a decifrarla e a restaurarla» | Video
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 31-05-15 alle 19:18
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  7. #37
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Andrea Pasqualetti

    IL MORSO FATALE


    Una sera del lontano 1816, a Ginevra un gruppo d'amici poeti e scrittori ospiti di Lord Byron, fra cui John William Polidori e Mary Shelley, costretti in casa dal maltempo decisero di scrivere, per combattere la noia, ciascuno un racconto dell'orrore a imitazione delle storie tedesche di fantasmi. La diciottenne Mary e Polidori dettero rispettivamente vita a Frankenstein e a Lord Ruthwen il cui nome durante quasi tutto l'Ottocento sarà sinonimo di vampiro, come Dracula a partire dall'inizio del secondo successivo. Fin dalla sua prima apparizione romanzesca il vampiro s'inserisce con successo nel genere narrativo della letteratura "gotica" che già a partire dal Settecento, col vacillare delle certezze dell'età illuministica, aveva cominciato a popolarsi di presenze "notturne" enigmatiche e inquietanti. Il male diviene sempre più un concetto non solo riferibile a una realtà esterna, ma la manifestazione d'una realtà interna all'uomo stesso, d'un demoniaco e d'un perturbante che lo abita. È questa la chiave di lettura che dobbiamo usare per non vedere nel vampiro soltanto una presenza che irrompe "da fuori", come il pipistrello (suo simbolo) attraverso la finestra lasciata aperta, ma anche - e soprattutto - la rappresentazione d'uno dei lati più oscuri del nostro essere.

    Assai remote sono le origini delle credenze nel vampirismo. Di queste troviamo testimonianza nella cultura babilonese, nei riti funerari egizi e nella mitologia dell'antica Grecia che ci parla delle Lamie, mostruose creature metà donna e metà uccello che succhiano il sangue dei bambini. Altre storie e usanze sparse un po' ovunque, come quella serba e bulgara riferita a Frazer, di conficcare rami di biancospino nell'ombelico dei cadaveri per impedire la loro trasformazione in vampiri, testimoniano la grande diffusione di questa tematica in riferimento a entrambi i sessi. Il vampirismo si rivela infatti l'equivalente d'una malattia ereditaria provocata dalla trasmissione di sangue infetto o maledetto, e come tale non può risparmiare uomini, donne e nemmeno i bambini: il male sembra trasmettersi inesorabilmente da una generazione all'altra, e al bambino demoniaco corrisponde spesso un materno altrettanto oscuro e inquietante, un femminile vampiresco che inocula nei figli il male di cui è portatore. Per tutto l'Ottocento la donna-vampiro, meno appariscente del suo equivalente maschile, diviene protagonista di racconti e romanzi di successo come i Notturni di Hoffmann (1816), Carmilla di J. S. Le Fanu (1871), oppure come femminile pericolosamente seduttivo (anche se con tratti non esattamente vampireschi). La troviamo al centro d'inspiegabili e drammatiche vicende d'amore e di morte che gravano sul destino di molti sfortunati personaggi, come nei famosi racconti di E. A. Poe. […]

    Un'altra data importante nella storia del vampirismo è il 1891, anno in cui in un celebre racconto di Bram Stoker compare per la prima volta il conte Dracula, destinato a diventare il massimo e più degno rappresentante della stirpe dei vampiri. I paesi dei Balcani, e in particolare la Transilvania, sono il luogo d'origine e la dimora di questo macabro e purtuttavia nobile personaggio. Dracul vuoi dire in rumeno "diavolo", ma questo nome è troppo generico e insufficiente a definire i tratti distintivi e certe caratteristiche che il vampiro non condivide con nessun altro rappresentante del male. Difatti sembra essere egli stesso toccato da una forma di sofferenza simile a quella che ama infliggere agli altri dai quali dipende per perpetuare il suo gioco crudele. Credo che il fatto di essere più vittima d'un fatale destino che vero trionfatore sia uno degli ingredienti del suo fascino. Condannato a uno sdoppiamento continuo, ritmato sull'alternarsi di giorno e notte, è un non-morto e un non-vivo che ogni notte sorge dalla sua bara per ritornarvi al canto del gallo. La sua arma d'attacco è il "morso fatale" del quale si serve per succhiare il sangue dei vivi. Il vampiro può accostarsi alle sue vittime solo con il loro consenso, estorto per mezzo d'una fascinazione demoniaca e queste vengono mantenute in uno stato di perenne languore e muoiono dissanguandosi per divenire esse stesse dei vampiri, a causa del mescolamento del loro sangue con quello dell'aggressore.



    Antoine Wiertz, L'inhumation précipitée, 1854 - Wiertz Museum Bruxelles


    Altra caratteristica perturbante: questa creatura dalla forza straordinaria ha un corpo che non proietta l'ombra e la sua immagine non si riflette allo specchio. Prima di soffermarci sul significato di questi particolari e su quello del rapporto fra vampiro e vampirizzato con riferimento alla psiche e alle dinamiche interpersonali, non possiamo non sottolineare il ruolo di primo piano svolto dal cinema nel rendere popolare al grande pubblico la figura del vampiro. Le vicende che lo vedono protagonista, trasferite sul grande schermo, hanno lasciato tracce indelebili nella memoria di molti appassionati dei film dell'orrore, forse anche per aver trattato con eleganza e con senso della misura perfino le scene più cruente. Nosferatu (in rumeno = spirito malvagio), l'altro nome con cui è spesso indicato il vampiro, è protagonista già nel 1922 d'un film di Friedrich Murnau nel quale è chiaramente definita la figura del vampiro-madre che inocula nei figli il male di cui è portatore. In altre opere successive dedicate a Dracula vedremo delinearsi il personaggio di Van Helsing come eroe salvatore trionfante sul Male, meta alla quale ognuno di noi vorrebbe arrivare una volta per tutte. "Vana speranza!", sembra essere molti anni dopo la risposta di Werner Herzog nel suo bel film datato 1978, Nosferatu, prìncipe della notte che si conclude con l'immagine di Jonathan Herker, antagonista rappresentante del Bene, posseduto dal vampiro che per un attimo lo spettatore aveva creduto sconfitto.

    Alle soglie del Male assoluto, del quale il vampiro può essere un egregio rappresentante, ci tiriamo saggiamente indietro per interpretare in chiave psicologica - e quindi con l'aiuto rassicurante del linguaggio - due caratteristiche alle quali ho prima accennato: il corpo che non proietta ombra e l'immagine che non si riflette allo specchio. Questi due elementi suscitano in noi l'idea dell'incorporeità e dell'inesistenza; non avere ombra significa abolirsi come soggetti "mortali", essere confinati in uno stato di sospensione tra un'assoluta dissoluzione dell'Io (la morte diurna) e un rapporto totalmente fusionale con l'altro. Fin dal loro primo incontro, vampiro e vampi-rizzato formano una coppia in cui le diversità dei partner convergono in un unico destino. Lo specchio, non diversamente, attesta l'esistenza del corpo e consente a ciascuno di noi di percepirsi come individuo distinto dalla superficie riflettente. Non avere ombra e non vedersi equivale a non esistere e quindi, secondo la logica, a essere inconsistenti come l'aria o a essere morti. Ma col vampiro, invece che con la morte, ci confrontiamo con l'impossibilità di morire e con la morte e con una vita... "al rovescio" come la posizione a riposo del pipistrello, l'uccello notturno che lo rappresenta.
    La trasfusione di sangue che caratterizza il rapporto tra vampiro e vampirizzato ripropone, a un livello patologico, il passaggio di sostanze nella relazione madre-feto e dal punto di vista della psicanalisi classica appartiene alle manifestazioni tipiche del sadismo orale, ma si tratta d'un argomento che qui non possiamo approfondire. Possiamo soltanto accennare al fatto che in molte relazioni, non solo di coppia, ma anche e soprattutto fra consanguinei in cui prevale la simbiosi e il non riconoscimento dell'alterità (lo specchio che non riflette!) le tematiche del vampirismo trovano il terreno adatto per attecchire nutrendosi del sangue - ovvero dell'energia vitale - sia degli oppressi che degli oppressori. In questa chiave di lettura le storie di vampiri possono aiutarci a riflettere sulla patologia di molti rapporti "impossibili" che non vogliono, non possono... "morire". Per la stragrande maggioranza di noi, risparmiata da un destino crudele — sia cercato che non voluto — o comunque abbastanza accorta da riconoscere il pericolo per sottrarsi in tempo al "morso fatale", il vampiro resta comunque un seducente abitante dell'immaginario, la cui tenebrosa natura vale bene la pena d'indagare più a fondo.


    Andrea Pasqualetti. Il Giornale dei Misteri n° 438 (maggio 2008)

  8. #38
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Nella natura non umana esiste il vampirismo tra insetti ed anche altri animali inferiori. A volte animali superiori, quali rettili, uccelli, mammiferi, pesci, sono sottoposti a costanti, o ripetuti, o probabili attacchi di animali inferiori che fanno da vampiri: ragni, insetti, cefalopodi, crostacei, ovviamente non tutti di questi e non in ogni circostanza. Tra animali superiori attacchi uguali accadono solo se in presenza di veleni e parzialmente, quindi gli animali che fanno da vampiri sono in parte nemici, in parte liberatori, col morso, gli artigli o indirettamente facendo ferire; in tal caso il vampiro è per metà.
    Ci sono altresì le condivisioni del sangue a scopo di reciproco vantaggio tra animali uguali. Può accadere che tali condivisioni non accadano del tutto concordemente o accadano in parte discordemente. Si immagini un pipistrello che ferisce un suo uguale per liberarlo da un veleno in una vena mentre lo stesso, vittima del veleno, vuole dare un poco del suo sangue al feritore che ne ha bisogno: condizioni estreme e più che rare che ingannano gli osservatori stolti o sprovveduti: infatti comunque tra animali superiori di stessa specie non esiste vampirismo, non è possibile far da vampiri per l'uguaglianza di specie. Discordemente non significa con opposizione, significa d'accordo per una cosa, per un'altra no.

    Gli esseri umani sono oggetto dell'aggressività degli animali inferiori ma sono da questi meno, poco, o non riconosciuti quali vittime, cioè gli attacchi sono più rari o a metà, tuttavia gli umani sono meno preparati delle bestie alle difese; le situazioni per gli umani sono meno crudeli ma ugualmente pericolose ed orride. Parzialmente tra umani e animali superiori accadono attacchi ed in minor misura che nel caso di bestie con bestie. Tra umani ed umani non esistono questi tipi di attacchi, neppure in misura minore.
    Esiste anche tra umani la condivisione del sangue o di parti del corpo in circostanze straordinarie e tragiche: semplicemente come tra bestie tramite contatto corpo-corpo, o con uso di utensili, per esempio l'uso delle siringhe. Queste condivisioni tra umani se non del tutto concordi o se con discordia non sono mai accompagnate da azioni di vampirismo, che fisiologicamente non è possibile per l'uguaglianza di specie. Il corpo umano non può esser cibo per umani e per esempio le ingestioni di capelli od unghie non si concludono con digestione ed assimilazione ma con dissoluzione e quindi rilascio o diminuizione di energie. A molti sarà capitato di mangiarsi un capello e di capire cosa succede! Molti hanno sentito il racconto di chi mangiando per dispetto un ciuffo di capelli di un'altra persona non ha sentito rilascio di energie ma diminuizione di energie. Infatti in tali casi senza concordia non è possibile rilascio. Chi cerca donatori di sangue sa bene che è necessario per avere un principio di certezza conoscere la persona del donatore.

    Il mondo psichico è in perfetta analogia con quello fisico! Perciò reali intenzioni e desideri esistono soltanto relativamente alle forme biologiche possibili delle azioni biologiche. Tale analogia è un principio primo della psicologia empirica ed ha corrispettivo in fisiologia: la materia di cui è fatto il corpo è pervasa di energia non differente.
    Le credenze sono disposizioni emotive, suscitate da eventi per i quali è necessaria la sola disposizione emotiva. La fede è una forma di istintiva fiducia per una realtà per la quale è necessaria tale fiducia istintiva. In tal ambito i pensieri possono incorrere in errori, le intuizioni ovviamente no. Si sbaglia ad intuire nel senso che si è attenti verso altro dal necessario, ma niente di più. Fedi assurde ovvero non convenienti, credenze sbagliate ovvero non opportune, intuizioni inutili, pensieri... sbagliati! Si sbaglia col pensiero volontariamente o responsabilmente o involontariamente o irresponsabilmente: errori diretti e indiretti ma che non possono mutare le uniche azioni possibili alla vita, che esiste secondo certi accadimenti e non altri, per cui non tutti gli eventi sono biologicamente possibili, nonostante il pensiero possa non attestarlo o figurarsi il contrario dal vero.
    Perciò per gli incubi e gli errori non vale l'analisi delle credenze ed ancor meno delle fedi, bisogna considerare le superstizioni, che appartengono al regno dei soli pensieri.
    L'approccio superstizioso alle favole dei miti ed alle allegorie non consente di pensare rettamente fedi e credenze; questo approccio è l'inizio dell'atteggiamento superstizioso, che è un atteggiamento dell'intelletto! Chi più, chi meno, ciascun umano usa intelletto. A volte i grandi intellettuali hanno una vita colma di discrete e disastrose superstizioni, diffondendo quantità ingenti di falsità tra ingenui ed ignoranti.
    La psicologia, suoi metodi inclusi o esclusi, analizza il numinoso e le sue forme ed anche le relative traduzioni od espressioni intellettuali; in queste ultime, che hanno alcunché di arbitrario, esistono le eventuali superstizioni, che ovviamente non sono veleni nel cervello né informità fisiche cui provvedere lasciando riformare. Le superstizioni sono illazioni che hanno per oggetto il senso del sacro, a volte sono illazioni serie, in tal caso sono errori disastrosi perché affascinanti in un certo senso riposto e quindi origini di altri errori.

    Gli incubi sono metafore dell'istinto che hanno funzione di favorire il pensiero cosciente tramite le immaginazioni manifestate dall'inconscio, dormendo sognando e ricordando, fantasticando da svegli. Le immaginazioni non sono tutte così istintive ed alcune sono dipendenti dai pensieri, sono fantasie costruite deliberatamente, a volte per commettere violenza. Ma ovviamente sempre entro le possibilità concesse dalla natura!
    Il vampiro quale simbolo? I simboli fondamentali o dipendono dalle cose esistenti in natura o sono figure astratte, o entrambe le cose assieme secondo vari gradi.
    Le metafore moderne sui vampiri sono descrizioni di vario genere. In letteratura fantastica il vampiro rappresenta non specularmente il doppio inganno di chi finge impossibile crudeltà ma è in ogni caso crudele oltre ogni possibile saggezza. Nel cinema di fantasia la figura del vampiro ha funzione uguale, spesso però è usata per beffa, rappresentando il falso mostro in situazioni altrettanto false. Ci sono stati criminali che hanno sfruttato le superstizioni sui vampiri, queste esistono e sono una forma di discredito contro l'onore dell'umanità.
    Culturalmente e psicologicamente le fantasie sui vampiri sono anche istintivi ed evanescenti richiami alle brutture del pensiero altrui, in tal caso non sono figure da incubo perché pensate quali fantasie nelle fantasie.
    Psicologicamente e naturalmente l'incubo del vampirismo può essere, per esempio, l'avviso del pericolo della malaria in ambienti densamente presenziati da zanzare in grande confusione, condizioni per i morsi e per giunta molto distratti; comunque è tale incubo strumento per pensare ai pericoli del mondo naturale, solo in parte attivi per gli esseri umani, come già spiegato.


    MAURO PASTORE

  9. #39
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio

    Altra caratteristica perturbante: questa creatura dalla forza straordinaria ha un corpo che non proietta l'ombra e la sua immagine non si riflette allo specchio. Prima di soffermarci sul significato di questi particolari e su quello del rapporto fra vampiro e vampirizzato con riferimento alla psiche e alle dinamiche interpersonali, non possiamo non sottolineare il ruolo di primo piano svolto dal cinema nel rendere popolare al grande pubblico la figura del vampiro. Le vicende che lo vedono protagonista, trasferite sul grande schermo, hanno lasciato tracce indelebili nella memoria di molti appassionati dei film dell'orrore, forse anche per aver trattato con eleganza e con senso della misura perfino le scene più cruente. Nosferatu (in rumeno = spirito malvagio), l'altro nome con cui è spesso indicato il vampiro, è protagonista già nel 1922 d'un film di Friedrich Murnau nel quale è chiaramente definita la figura del vampiro-madre che inocula nei figli il male di cui è portatore. In altre opere successive dedicate a Dracula vedremo delinearsi il personaggio di Van Helsing come eroe salvatore trionfante sul Male, meta alla quale ognuno di noi vorrebbe arrivare una volta per tutte. "Vana speranza!", sembra essere molti anni dopo la risposta di Werner Herzog nel suo bel film datato 1978, Nosferatu, prìncipe della notte che si conclude con l'immagine di Jonathan Herker, antagonista rappresentante del Bene, posseduto dal vampiro che per un attimo lo spettatore aveva creduto sconfitto.
    Esistono modi per inibire le riflessioni ottiche degli specchi. È noto che alcuni animali ed alcuni umani ci riescono, secondo vari stratagemmi.
    Esistono modi per diffondere pervasivamente la luce del sole annulando l'ombra. Ci riescono animali e pure umani e accade che lo facciano anche le piante.

    MAURO PASTORE

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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Citazione Originariamente Scritto da Silvia Visualizza Messaggio
    Assai remote sono le origini delle credenze nel vampirismo. Di queste troviamo testimonianza nella cultura babilonese, nei riti funerari egizi e nella mitologia dell'antica Grecia che ci parla delle Lamie, mostruose creature metà donna e metà uccello che succhiano il sangue dei bambini. Altre storie e usanze sparse un po' ovunque, come quella serba e bulgara riferita a Frazer, di conficcare rami di biancospino nell'ombelico dei cadaveri per impedire la loro trasformazione in vampiri, testimoniano la grande diffusione di questa tematica in riferimento a entrambi i sessi. Il vampirismo si rivela infatti l'equivalente d'una malattia ereditaria provocata dalla trasmissione di sangue infetto o maledetto, e come tale non può risparmiare uomini, donne e nemmeno i bambini: il male sembra trasmettersi inesorabilmente da una generazione all'altra, e al bambino demoniaco corrisponde spesso un materno altrettanto oscuro e inquietante, un femminile vampiresco che inocula nei figli il male di cui è portatore. Per tutto l'Ottocento la donna-vampiro, meno appariscente del suo equivalente maschile, diviene protagonista di racconti e romanzi di successo come i Notturni di Hoffmann (1816), Carmilla di J. S. Le Fanu (1871), oppure come femminile pericolosamente seduttivo (anche se con tratti non esattamente vampireschi). La troviamo al centro d'inspiegabili e drammatiche vicende d'amore e di morte che gravano sul destino di molti sfortunati personaggi, come nei famosi racconti di E. A. Poe. […]

    Un'altra data importante nella storia del vampirismo è il 1891, anno in cui in un celebre racconto di Bram Stoker compare per la prima volta il conte Dracula, destinato a diventare il massimo e più degno rappresentante della stirpe dei vampiri. I paesi dei Balcani, e in particolare la Transilvania, sono il luogo d'origine e la dimora di questo macabro e purtuttavia nobile personaggio. Dracul vuoi dire in rumeno "diavolo", ma questo nome è troppo generico e insufficiente a definire i tratti distintivi e certe caratteristiche che il vampiro non condivide con nessun altro rappresentante del male. Difatti sembra essere egli stesso toccato da una forma di sofferenza simile a quella che ama infliggere agli altri dai quali dipende per perpetuare il suo gioco crudele.
    La cultura babilonese in senso proprio è cultura del sacro e non contiene superstizioni essa stessa ma ne potrebbero contenere le altrui comunicazioni di essa. Babilonia significa in realtà assenza di deliberazioni e presenza di reale potenza. Per questo fu rimproverato qualche volta ai "babilonesi" di non contrastare i messaggi sbagliati ma non di essere superstiziosi.
    In Egitto le superstizioni da incubo erano per gioco, solo quelle da sogno si erano assai diffuse.
    Nel mito greco le lamie erano descrizioni di creature dal volto simile a volto di donna e corpo simile ad uccelli ed i mitologi le ritenevano stravaganti forme viventi marine a volte aggressive se in emersione sui lidi.
    Le fantasie sul fantasioso e fantastico "Dracula" non sono originarie della stessa Transilvania ed erano in principio sproloqui offensivi.

    MAURO PASTORE

 

 
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