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Discussione: Il vampirismo

  1. #21
    Papessa
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    Predefinito Rif: Riferimento: Il vampirismo

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Stupefacente e quasi incomprensibile è come questi incubi, o in italiano folletti, o in spagnolo duendes, in francese folet, non obbediscano agli esorcisti né temano esorcismi; essi non rispettano gli oggetti sacri, manifestando paura al loro avvicinarsi come fanno i demoni che tormentano gli ossessi. (…)
    Si confondono i folletti (che sono semplici elementali, spiriti della natura) con creature appartenenti al mondo infero, quello delle cosiddette Quliphot kabbalistiche (incubi, succubi, esseri affamati e assetati e quant'altro). La differenza è sostanziale.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-05-15 alle 05:27
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  2. #22
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    Predefinito Rif: Riferimento: Il vampirismo

    La teoria dell'origine sciamanica del vampiro

    di Massimo Introvigne


    Bela Lugosi, il più celebre "Dracula" del grande schermo
    Immagine dal sito Scrape TV - The World on your side

    Che il vampiro trovi le sue origini nell'area sciamanica è stato sostenuto in anni recenti da specialisti ungheresi come Éva Pócs e Gábor Klaniczay, e - con ampia argomentazione - dall'italiana Carla Corradi Musi, docente di filologia urofinnica presso l'Università di Bologna. Secondo questi autori la credenza nel vampiro - ed in personaggi affini ma diversi, fra cui il licantropo - nasce in un ambiente religioso preciso. L'ambiente è quello dello sciamanismo, in un'area geografica molto vasta che va dal mondo celtico alla Siberia, e dagli indiani dell'America del Nord alla Germania precristiana, alla Scandinavia, ed all'Europa Orientale. Nell'area sciamanica il collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei morti "non ammetteva soluzioni di continuità, secondo convenzioni del tutto mancanti nelle credenze 'religiose' occidentali". L'aldilà era un mondo parallelo e rovesciato rispetto a quello dei viventi, opposto ma complementare, spesso posto oltre un fiume che poteva essere oltrepassato soltanto al termine di un percorso iniziatico. Giacchè questo percorso non era facile, si comprende la tentazione, per il morto, di rinunciarvi cercando invece di ritornare verso il mondo dei viventi. A queste credenze si collegava per esempio - in area sciamanica - l'abitudine degli Ugri dell'Ob di seppellire i defunti lontano dai villaggi. Cospargendo anche la via del ritorno dal funerale al villaggio di oggetti appuntiti che scoraggiassero il defunto dal tentare di ritornare al suo paese. Era particolarmente facile che il defunto si rifiutasse di compiere il viaggio iniziatico verso l'aldilà - dove avrebbe, nella maggioranza dei casi, atteso una nuova reincarnazione - se il suo corpo non si era decomposto. Da qui tutta una serie di rituali per favorire una rapida putrefazione del cadavere, compresa la sua riesumazione dopo un certo numero di anni - per esempio presso diverse tribù di indiani nord-americani - per assicurarsi che la decomposizione fosse avvenuta. Diversamente, si provvedeva a complessi rituali di distruzione della salma. Se, nonostante tutte le precauzioni, il morto non si convinceva ad intraprendere il difficile cammino verso l'aldilà, poteva trasformarsi in un elemento di turbativa dell'ordine cosmico. Rischiava di attaccare i viventi cercando di succhiare il loro sangue, che anche nel mondo sciamanico era collegato alla vita. "Il vampiro (...) nell'area sciamanica (...) nella sua ancora più singolare realtà di 'non-morto' e di 'non-vivo' era già di per sè una figura trasgressiva, in quanto espressione di una condizione assolutamente innaturale (...). Nella visione sciamanica il vampiro, non potendosi (...) reincarnare, ostacolava il collegamento tra il mondo ultraterreno e quello umano". Secondo Carla Corradi Musi il vampiro non va confuso con lo sciamano, che pure rappresentava anche lui un'eccezione ai normali rapporti fra i vivi ed i morti. Lo sciamano, proprio in quanto figura eccezionale, capace di viaggare nel mondo delle divinità ed in quello dei morti, celebra e garantisce il mantenimento dello status quo, vera personificazione dell'eccezione il cui scopo è confermare la regola. Non a caso, nel mondo sciamanico, lo sciamano "favoriva la fertilità (nell'estasi era in collegamento con l'albero, proiezione di quello archetipo della vita che si rinnovava attraverso la morte)", mentre "l'infecondo vampiro provocava la sterilità. E' significativo che per allontanare il vampiro si spruzzasse dell'acqua, in relazione costante con la vegetazione e con la fecondità, sorgente di ogni fonte di vita". Il vampiro era, da questo punto di vista, un anti-sciamano, o il contraltare dello sciamano. Peraltro, come rileva Éva Pócs, nel mondo sciamnico la distinzione fra bene e male non è così chiara come nell'area greco-romana e nel successivo cristianesimo o, più esattamente, il male è accolto come in qualche modo necessario all'ordine cosmico. Così lo sciamano è una figura-limite, che può correre diversi pericoli e trasformarsi in qualche cosa di diverso da un operatore positivo del sacro. Questo vale in special modo per gli sciamani che entrano in contatto con lo spirito - individuale o di gruppo - di un animale. La Pócs ha studiato soprattutto il táltos, una figura di sciamano o, più propriamente, di stregone che era "chiamato" da uno spirito animale che gli conferiva i suoi poteri. A questo incontro il táltos era predestinato fin dalla nascita da segni come i denti già presenti nel neonato, la "coda" o la "camicia" (tutti elementi che si ritrovano anche nel folklore ugrofinnico a proposito delle persone destinate a diventare vampiri). Dopo la morte il táltos correva il rischio di rimanere in qualche modo "intrappolato" nell'anima animale che lo aveva chiamato e di trasformarsi in una sorta di lupo mannaro od anche di vampiro. Tutto dipendeva, peraltro, da quale spirito animale avesse chiamato all'origine il táltos. Se si era trattato di un cavallo, per esempio, i pericoli erano minori e, dopo morto, il táltos si limitava ad apparire sotto le finestre della sua famiglia in forma di cavallino giallo, nitrendo e chiedendo un'offerta che finiva per esorcizzarlo.
    Lo sciamano, in sostanza, viveva un'esistenza necessaria alla società ma pericolosa, e rischiava dopo la morte di trasformarsi in licantropo od in vampiro. E' interessante notare che Anne Rice - la scrittrice americana che ha creato uno dei cicli contemporanei di maggiore successo di romanzi sui vampiri -, dopo avere incontrato il termine táltos negli scritti di Carlo Ginzburg (che paragona questo personaggio ungherese ad analoghe figure di altre regioni europee), ha rappresentato il taltos (parola che scrive senza accento) non come persone umane dotate di speciali poteri, ma come esponenti di una razza pre-adamitica, simile agli uomini ma più grande e potente. I suoi ultimi rappresentati sono legati all'umanità da un complesso rapporto, i cui poli sono il malvagio Lasher (un taltos ucciso in Scozia all'epoca della Riforma che, sotto forma di spirito, cerca di ritornare nel mondo attraverso le sue relazioni con una dinastia di streghe, la famiglia Mayfair, ed infine vi riesce dopo tre secoli di sforzi) ed il benevolo Ashlar, un personaggio tuttora vivente che opera per il bene dell'umanità e che i primi cristiani celtici già consideravano un santo. I taltos di Anne Rice, accopiandosi fra loro, producono figli già adulti ed autosufficienti (da cui il pericolo che l'incontro fra un maschio ed una femmina taltos sugli esseri umani). Un taltos può anche generare un figlio - più spesso una figlia - con una donna umana con particolari caratteristiche (una strega), ma l'operazione p difficile ed è molto probabile che la strega muoia nel parto da cui nascerà un nuovo taltos. Questa mitologia ispira il "ciclo delle streghe" di Anne Rice, che alcuni critici considerano il suo capolavoro letterario. Anne Rice ammette peraltro che i suoi taltos non derivano soltanto dagli stregoni magiari che ha scoperto attraverso Ginzburg, ma includono anche elementi del folklore celtico e scozzese, e del ciclo arturiano, che hanno poco a che fare con i táltos ungheresi. Resta comunque interessante che una scrittice conosciuta principalmente per le sue storie di vampiri sia interessata ai táltos e abbia fatto rivivere, sia pure alterandolo considerevolmente, il loro mito. D'altro canto i sostenitori della teoria dell'origine sciamanica del mito del vampiro insistono a loro volta sul collegamento - in qualche modo intuito da Anne Rice con la sua trasformazione del táltos - fra miti sciamanici e celtici. I secondi deriverebbero dai primi, e sarebbero responsabili della nascita di tipi vampirici in Scozia ed in Irlanda (dove il vampiro più importante è chiamato dearg-dul).
    La teoria dell'origine sciamanica riposa naturalmente a sua volta su una forma di "filosofia del vampiro". Questa filosofia lega l'emergere del relativo mito alla rottura dell'ordine cosmico fra i vivi ed i morti, così importante per lo sciamanismo, ed insieme alla previsione di una possibilità o perfino di una probabilità di questa rottura. Le opere degli autori che abbiamo citato mostrano in effetti singolari concordanze a proposito del ritorno di morti assetati di sangue in numerose regioni dell'area sciamanica. Alcuni quesiti rimangono tuttavia aperti. Non è sempre chiaro a quale data vadano fatti risalire i primi resoconti di casi di vampirismo, che sono stati trascritti raramente nel Medioevo e più spesso da folkloristi moderni. Queste difficoltà di datazione rendono difficile ai sostenitori della teoria dell'origine sciamanica spiegare in modo preciso come il mito - che dovrebbe avere origini siberiane e ugrofinniche - abbia potuto diffondersi, fino ad emergere con i connotati moderni che conosciamo in area balcanica e slava nei primi secoli dell'era moderna.

    Tratto da: Massimo Introvigne, La stirpe di Dracula - Mondadori

    Amprodias - "Teoria dell'origine sciamanica del vampiro" di Massimo Introvigne
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-05-15 alle 05:28
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #23
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    Predefinito Rif: Riferimento: Il vampirismo

    Citazione Originariamente Scritto da Il Matto Visualizza Messaggio
    Nel XVIII secolo Medwegya, villaggio della Serbia, fu sconvolto da due diverse epidemie di vampirismo. La prima (1726) riguarda tale Arnold Paole, soldato morto a causa di una brutta caduta da un carro di fieno. Dopo essere stato sepolto, Paole sarebbe risorto e avrebbe fatto visita a quattro persone facendole morire dissanguate. Dalla riesumazione si scoprì che, effettivamente, sul suo cadavere erano presenti i segni del vampiro: carni intatte, guance rosse, unghie lunghe e sangue fresco negli occhi. Si decise quindi di procedere al classico rimedio del paletto e alla conseguente cremazione.
    "Ho condotto l'indagine con la consulenza di altri due ufficiali medici, in presenza del capitano della locale compagnia di hajduk (fanteria serba) e degli hajduci più anziani del villaggio. I quali mi hanno riferito ciò che segue: cinque anni fa un hajduk locale, Arnold Pavle, si ruppe il collo cadendo da un carro. Lo stesso Pavle, in vita, aveva detto di essere stato morso da un vampiro, presso Gossowa nella Turchia serba. Per liberarsi dall'influsso maligno, aveva mangiato terra presa dalla tomba del presunto vampiro. Tuttavia, una ventina di giorni dopo la sua morte, alcune persone dissero che Pavle era tornato a tormentarle e, in effetti, quattro di loro morirono. I paesani disseppellirono Pavle quaranta giorni dopo la sepoltura e trovarono il suo corpo intatto. Sangue fresco era colato da occhi, orecchie, bocca; camicia, sudario e bara erano pieni di sangue; le unghie delle mani e dei piedi erano ricresciute. Da ciò si dedusse che Arnold Pavle era un vampiro e, secondo l'usanza, gli fu piantato un paletto nel cuore. In quello stesso istante, egli emise un forte gemito e un fiotto di sangue schizzò fuori dal suo corpo. Indi, il cadavere fu arso e ridotto in cenere. Così si dispose anche dei quattro uccisi da Pavle."

    Questo brano, che sembra tratto da un racconto dell'orrore, è in realtà un estratto del rapporto dell'ufficiale medico Johann Flückinger. Resta da capire quanto ci sia di vero e che parte abbiano invece avuto la suggestione e certe oscure atmosfere che si respiravano negli sperduti villaggi dell'Europa Orientale.

  4. #24
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    Predefinito Rif: Il vampirismo

    Vampiri - Chi è il Vampiro?


    A questo link il giornalista Mike Plato descrive in maniera piuttosto attinente al vero cosa è il vampirismo: YouTube - MIke Plato - Vampiri 1 mattina raiuno

    Il vampiro è un uomo che ha intrapreso il sentiero iniziatico con il solo scopo di sopravvivere alla morte, anziché evolvere spiritualmente fino ad abbandonare il proprio ego e i suoi desideri. Il suo attaccamento alla materia ha fatto sì che non riuscisse a liberarsi totalmente dell'ego per identificarsi con l'anima. Si tratta di un individuo che ancora non "sente" pienamente la sua anima; per lui essa rappresenta solo un concetto mentale, una possibilità e nulla più. La sua paura della morte è dunque più che mai giustificata: essendo la sua coscienza imprigionata nell’apparato psicofisico, egli perirà con esso.
    Un uomo del genere sarebbe disposto a qualsiasi cosa pur di riuscire a prolungare la propria esistenza terrena. Conscio di dover morire, egli aspira disperatamente all'immortalità e ai piaceri che la materia può offrire!
    Il paradosso è proprio questo: il suo folle attaccamento alla vita e ai piaceri terreni, il suo voler prolungare l'esistenza materiale a tutti i costi... è ciò che rende sempre più sicura la sua futura morte, in quanto tali comportamenti imprigionano la sua coscienza nella personalità mortale, nella carne corruttibile. Dall’altra parte il non-attaccamento alla materia lo condurrebbe invece sempre più vicino alla sua anima immortale!

    Egli vuole allora poter sopravvivere in qualche modo alla inevitabile dissoluzione del corpo fisico pur non operando una reale “sintesi con l’anima”, risultato, quest’ultimo, che è possibile ottenere solo intraprendendo fino in fondo il sentiero di risveglio spirituale che conduce alla vera immortalità. La vera immortalità si ottiene infatti proprio "morendo a se stessi", cioè al proprio ego, per rinascere poi come Uomo Nuovo.
    A questo punto, l’unico modo che ha per restare in qualche modo in vita è cercare di sopravvivere nel « corpo astrale », un involucro sottile che avvolge il corpo fisico e nel quale trasferiamo la nostra coscienza sia durante il sogno (infatti è anche conosciuto come "corpo di sogno" o "corpo lunare") sia dopo la morte. Questo corpo è, per intenderci, quello che talvolta compare ai viventi in forma di fantasma. Non è da confondere con il « corpo di gloria », cioè l'anima, in quanto il corpo astrale è solo un involucro esterno, come il corpo fisico, solo più sottile e quindi invisibile a occhio nudo, ma non è immortale come l'anima.
    Imparando a portare la propria coscienza nel corpo astrale non si consegue una reale immortalità, poiché anch’esso è costituito di materia – sebbene più sottile di quella a cui siamo abituati – e quindi è destinato a consumarsi con il tempo; tuttavia, la capacità di "trasferirsi in astrale", permette all’essere umano di sopravvivere, per un tempo indeterminato, dopo la sparizione del corpo fisico.

    Il corpo astrale lo abbiamo tutti, infatti lo utilizziamo per viaggiare durante le esperienze di sogno, ma solo pochi di noi sono in grado di utilizzarlo coscientemente come involucro per spostarsi anche in stato di veglia e compiere i cosiddetti « viaggi astrali ». Ciò implica che, alla stessa maniera, pochi di noi saranno in grado di usarlo coscientemente dopo l’esperienza della morte. Ci ritroveremo nel corpo astrale, ma ne avremo la stessa padronanza che un fanciullo di due anni può avere del suo corpo fisico: saremo trasportati dagli eventi del mondo astrale in uno stato di semi-incoscienza simile, appunto, a quella che si ha nel sogno. Quanti di noi, infatti, sono capaci di fare « sogni lucidi », all’interno dei quali possono decidere delle loro azioni? Allo stesso modo saremo solo parzialmente in grado di decidere delle nostre azioni dopo la morte.

    Le pratiche che consentono a un essere umano, maschio o femmina che sia, di spostare la sua coscienza nel corpo astrale in modo da servirsene a piacimento, sia in vita che dopo la morte, riguardano gli esercizi di « ricordo di sé » e l'utilizzo consapevole dell’Energia Sessuale. Conoscenze provenienti dall'antica Atlantide e recentemente ritrasmesse da Georges I. Gurdjieff, P.D. Ouspensky, E.J. Gold e Robert Burton. Tali argomenti vengono ampiamente trattati all'interno di questo sito, che è incentrato sul lavoro psicologico/alchemico. Il percorso iniziatico, se condotto fino al compimento ultimo, consente sia di ottenere la capacità di trasferirsi nel corpo astrale - il che conduce alla sopravvivenza dopo la morte -, sia la successiva e più importante capacità di identificarsi con l'anima stessa - il che conduce all'immortalità vera e propria. Stiamo parlando di due differenti gradi iniziatici: nel primo stadio l'individuo resta ancora attaccato alla materia e all'ego, in quello successivo ne è invece totalmente distaccato.

    Vampiri - Chi è il Vampiro? - http://officinaalkemica.altervista.org/
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 19-05-15 alle 05:33
    Chiunque stia dalla parte di una giusta causa non può essere definito un terrorista.
    Yasser Arafat

    Una religione senza guerra è zoppa.
    Ruhollāh Mosavi Khomeyni

  5. #25
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    Predefinito Rif: Il vampirismo

    ARCHEOLOGIA DEL VAMPIRISMO


    Molti studiosi identificano il prototipo del Vampiro in Lilith, demone assiro che, nella tradizione ebraica, diventerà la consorte ripudiata di Adamo. Abitatrice del deserto, perversa divoratrice di seme umano (simbolo di vita, come il sangue), persecutrice di neonati, Lilith entra a far parte della tradizione ebraica direttamente dal mondo mesopotamico come incarnazione della lussuria e quintessenza della lascivia, perversamente asservita a Ishtar, divinità assiro- babilonese. Nella cultura ebraica, diventerà un diavolo del genere succubus, ovvero un diavolo dalle caratteristiche espressamente femminili e capace di assorbire energia vitale da chiunque sia così folle da congiungersi carnalmente con lei. Da Lilith derivano le Lilin, che nottetempo succhiano il sangue dei bambini, prosciugandoli completamente della loro linfa vitale. Lilith e le Lilin venivano raffigurate in forma umana, ma dotate di ali.



    John Collier, Lilith (1892)


    Nel mondo greco e latino diverse figure presentano tratti inequivocabilmente vampirici, ombre provenienti dal Regno degli Inferi dove domina Ecate. Nell'antica Grecia troviamo l'Empusa, una forma particolare di succubus che, dopo essersi furtivamente introdotta nel giaciglio degli uomini ed essersi congiunta con loro, li prosciuga di ogni energia procurandone la morte. Solitamente, viene raffigurata con una gamba di bronzo e una di letame e, secondo la tradizione, si nutre anche di carne umana. Può assumere qualsiasi forma, altra caratteristica che condivide con il Vampiro.

    Le Kere, nere creature alate e dai denti particolarmente aguzzi, emergono dalle profondità degli abissi fino ai campi di battaglia ove succhiano il sangue dei morenti o dei cadaveri.

    Lamia è parte integrante del leggendario marino. Genera con Zeus numerosi figli, ma Era, gelosa del marito, fa sì che i figli di Lamia muoiano strangolati (solo Scilla riesce a scampare alla sua furia). Lamia, impazzita dal dolore, si nasconde in una caverna e diventa un mostro orribile, geloso delle madri più felici di lei delle quali spia i figli per poi rapirli e ucciderli.



    Herbert Draper, Lamia (1909)


    Nell'Ars Poetica di Orazio le Lamie sono descritte come esseri mostruosi, in grado di ingoiare i bambini e di restituirli ancora intatti se si squarcia loro il ventre (l'integrità dei corpi è, però, solo apparente, infatti all'interno sono svuotati d'ogni umore). La letteratura latina annovera anche altri "protovampiri", ma difficilmente li fa uscire dall'ambito femminile. Ovidio parla di Striges, uccelli notturni che volano sulle culle dei neonati succhiandone il sangue e divorandone le viscere.

    Vi sono ingordi uccelli, non quelli che rubavano il cibo
    dalla bocca di Fineo, ma da essi deriva la loro razza:
    grossa testa, occhi sbarrati, rostri adatti alla rapina,
    penne grigiastre, unghie munite d'uncino;
    volano di notte e cercano infanti che non hanno accanto la nutrice,
    li rapiscono dalle loro culle e ne straziano i corpi;
    si dice che coi rostri strappino le viscere dei lattanti,
    e bevano il loro sangue sino a riempirsi il gozzo.
    Hanno il nome di Strigi: origine di questo appellativo
    È il fatto che di notte sogliono stridere orrendamente.
    Sia che nascano dunque uccelli, sia che lo diventino per incantesimo,
    e null'altro che siano vecchie tramutate in volatili da una nenia della Marsica,
    vennero al letto di Proca: Proca nato da cinque giorni,
    sarebbe stato una tenera preda per questi uccelli;
    con avide lingue succhiano il petto dell'infante,
    ma il povero bambino vagisce e chiede aiuto.


    Ovidio, I Fasti

  6. #26
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    Predefinito Vampirismo e porfiria

    Esistono i vampiri?
    Sebbene anche io sia molto attratto da questa figura, è con un po’ dispiacere che rispondo alla fatidica domanda: assolutamente no.
    Ma andiamo a vedere cercando di capire il perché e cosa, in tempi antichi poteva essere scambiato per un vampiro.
    Si parte!

    Il vampiro, inutile negarlo, durante l’ormai sua ultracentenaria esistenza letterale, ha ispirato tutti i campi dell’arte. Ha colpito ed ammagliato molti di noi con il suo fascino romantico e solitario ma al tempo stesso temibile e sanguinario.
    Questo perché volenti o nolenti, il vampiro è comunque parte della nostra cultura, ha creato ammiratori fanatici, fan-club, ha permesso la creazione di un’apposita e specifica ala di letteratura e di cinema, è in definitiva uno dei più amati personaggi della cultura fantastica occidentale e non.
    Ma come per tutti i miti , confondere fantasia con realtà diventa spesso una tappa obbligatoria, questo perché si cerca di creare la leggenda,la possibilità di mettere la sua esistenza in uno status di discutibilità.
    Il vampiro, che ha oltretutto creato un vero e proprio life style per alcuni seguaci devoti (ad esempio persone che modificano i propri canini, etc..), non è solamente una leggenda, ma qualcosa in cui credere ciecamente.
    Ovviamente come quando il baccano si fa assordante, ci sono state persone, e ci sono tuttora, che sostengono di avere prove inoppugnabili e concrete dell’esistenza dei vampiri nella storia e persino del mondo moderno.
    Anche se queste prove non sono mai state rese pubbliche, così come per molti altri campi del paranormale, mi sento comunque di dire che vi è un fondo di verità nell’esistenza del vampiro.

    Capiamoci meglio;i vampiri, intesi come non-morti ritornati dalla tomba, invincibili, se non per mezzo di croci ed aglio e paletti piantati nel cuore,che dormono in bare foderate di lusso e seducono giovani pulzelle con un finto accento creolo-europeo, sono e restano un’invenzione, su questo nessun dubbio,ma cosa ha ispirato Bram Stoker nello scrivere Dracula? Da dove è arrivato lo spunto?

    La principale ispirazione dello scrittore irlandese (tra l’altro in giovane età ricercatore medico) , è una rarissima malattia del sangue trasmessa generalmente per cause ereditarie; la Porfiria.
    Vedrete infatti delle sbalorditive connessione tra le caratteristiche di questa malattia e le particolarità del vampiro.

    Giusto per onor di cronaca, è corretto dire che tale malattia è oggi quasi scomparsa e totalmente curabile. L’ultimo censimento a riguardo contava 100.000 persone affette in tutto il mondo.
    E’ una sindrome clinica (o meglio gruppo di sindromi cliniche) determinata da un alterato metabolismo delle porfirine. È dovuta a mutazioni nei geni che regolano la biosintesi dell’eme, gruppo prostetico dell’ emoglobina;
    La Porfiria è suddivisa in diversi gruppi, associati a disturbi di diversa intensità e caratteristiche sintomatologiche, non che varianti di evoluzione del virus stesso nell’organismo ospite.

    Ma vediamo in linea semplificata in cosa consiste generalmente questa malattia.
    Nella forma di Porfiria eritropoietica congenita o Morbo di Gunther (CEP),i principali sintomi sono una fortissima anemia (da qui il classico pallore dei vampiri) e fotosensibilità alla luce del Sole. Questa è forse la peculiarità più conosciuta delle debolezze del vampiro. Infatti, proprio per come accadrebbe ad un nosferatu, il malato di Porfiria deve evitare di esporre la pelle direttamente al Sole, altrimenti la zona interessata dall’esposizione diretta ai raggi UV si ustionerebbe favorendo seguitamente lo sviluppo di bolle e cisti.
    Altra insolita e bizzarra caratteristica di questa malattia è l’eritrodonzia, disturbo che colora letteralmente i denti di un colore fosforescente, facendo così suggerire un’ allungamento spropositato dei medesimi, addirittura visibili in ambienti poco illuminati.
    Tale fluorescenza è dovuta alle porfirine che si depositano nel fosfato di calcio dei denti.
    E non è finita.
    Il malato di Porfiria non può assolutamente mangiare,e nei casi più estremi nemmeno toccare il comune aglio. Questo perché l’aglio,contrariamente a quanto succede nelle persone sane,nei malati di Porfiria esalta le tossine presenti nel sangue e fa peggiorare notevolmente la malattia.

    In altri casi meno frequenti, la Porfiria può causare anche retrattilità della gengive ,che associata all’eritrodonzia farebbe sembrare i denti un qualcosa di inumano, rachitismo degli arti, in particolare delle mani (aggravato tra l’altro dalla mancanza di contatto alla luce del Sole)facendo così prendere alla mano umana una forma bestiale.
    La mancata assimilazione di raggi UV inoltre, potrebbe negli anni deformare leggermente un viso umano, che già soggiogato da un pallore estremo e dai sintomi sopra riportati,prenderebbe le sembianze di un vero e proprio grugno demoniaco.

    Un’altra forma di Porfiria ad esempio la Porfiria Cutanea Tarda (PCT), seppur manifestando la stessa comune fotosensibilità con conseguente lesione cutanee al contatto diretto con il Sole, incrementa la crescita di peluria all’altezza del viso, in particolare degli zigomi. E’ ragionevole quindi presumere che sia da questa particolarità che il vampiro abbia in molte delle sue varianti una folta peluria selvatica simile a quella di un lupo, di un pipistrello o di una fiera.

    Il sistema nervoso, dopo quello circolatorio, è il secondo bersaglio di questa malattia.
    Un malato di Porfiria infatti, può occasionalmente avere forti disturbi neurologici seguiti da una forte paralisi che lasciava il soggetto in uno stato di catalessi anche per giorni….in alcuni casi simile alla morte.
    Non sono rari nel passato i casi in cui un malato di Porfiria si svegliasse durante l’estremo saluto mentre era comodamente messo dentro ad una bara.
    Ecco quindi un’altra spiegazione delle caratteristiche abitudinarie del vampiro; la catalessi in una bara seguita da un risveglio.

    I famigliari dei malati di Porfiria, credendo di fare il bene del proprio caro, lo invitavano insistentemente a bere sangue bovino o suino per ovviare il pallore e la malattia in generale.
    Questo però, contrariamente a ciò che si sperava di ottenere, non solo metteva in pericolo il malato esponendolo ad altre malattie, ma scatenò l’azione della Chiesa che inquisì tutti i malati di Porfiria perché associati alle forze nefaste della Bibbia.
    Questo appunto perché nella mentalità medievale, vedere una persona mortalmente pallida evitare il Sole (e quindi Dio), muoversi di notte con denti lucenti ed un viso massacrato dalla malattia, magari cercando di andare a racimolare dal sangue da bere, era la perfetta incarnazione del Demonio..
    La severità dell’Inquisizione Cattolica portò Bram Stoker infatti a connettere l’odio del vampiro verso la Croce e Dio.

    L’associazione tra vampiri e animali selvatici inoltre, potrebbe dare spiegazione anche ad un’altra delle caratteristiche del vampiro, ovvero la sua estrema forza fisica e il modus operandi nel creare i propri simili.
    In passato l’uomo veniva molto più spesso a contatto con animali come lupi, volpi, orsi e pipistrelli di quanto non avvenga oggi.
    Poteva facilmente succedere che questi animali, mediante un morso o il semplice contatto con la saliva, trasmettessero la volgarmente chiamata Rabbia, che ricordiamoci può essere contratta anche dall’uomo..
    L’associazione tra la Rabbia ed il vampiro è perfetta quasi quanto la Porfiria.
    Il vampiro, di fatto molto affine alla figura del lupo e del pipistrello, crea appunto altri vampiri mordendo le sue vittime e succhiandone il sangue (poppisma).

    Vi è un’altra cosa da precisare sulla rabbia e la sua connessione al vampiro.
    La Rabbia , negli animali, si manifesta sotto due varianti diverse; la Rabbia Furiosa e la Rabbia Muta.
    Sebbene entrambe portino alla morte del soggetto entro una settimana dalla manifestazione dei primi sintomi, la Rabbia Furiosa si manifesta nel 70% circa dei soggetti.
    Se la Rabbia Muta è manifestata con paralisi mascellare in primis, e muscolare nel giro di 1-2 giorni, la Rabbia Furiosa si manifesta con sintomi letteralmente opposti, soprattutto negli animali.
    Il soggetto che ha sviluppato questa variante del virus è iperattivo, quindi non dorme favorendo così un’innaturale “vagabondaggio” ,è inoltre estremamente aggressivo e non solo attacca qualsiasi essere vivente venga a contatto, ma scaglia la propria pazzia anche contro oggetti inanimati.
    Da dire inoltre che tale soggetto è propenso ad una forte sovreccitabilità, ed infatti da qui vi è la prorompente forza sessuale del vampiro letterario.
    In alcuni soggetti è stata anche diagnosticata paura ed intolleranza alla luce del Sole e anche l’eisoptrofobia, che è il forte disagio nel vedere la propria immagine riflessa.
    Quindi mi sembra ovvissima la connessione tra il mondo fantascientifico e quello medico.
    Infine, per concludere la mia ricerca dico solamente che nessuna forza paranormale colpiva queste persone, nessun demonio e certamente nessuna spiegazione satanica v’era alla base di tutto.
    Queste persone erano costrette a vivere in uno stato di isolamento, braccate dalla Chiesa e dall’ignoranza dell’epoca.
    Il primo romanzo che ha dato origine a tutto; Dracula, altro mi sento di dire che non era che la manipolazione di questa malattia, e come spesso accade per il paranormale, un’ovvia manipolazione ed una diversa interpretazione della realtà.

    Tengo infine a precisare che vi sarebbe altro materiale a riguardo, molto più approfondito e professionale,ma che non ho potuto riportare per via dell’uso di un linguaggio prettamente medico e quindi di non facile comprensione, ed anche per una questione di spazio ed immediatezza.
    Sono felice di lasciarvi comunque i link sottostanti per approfondire la ricerca in modo più completo possibile.
    Grazie per la lettura.

    Ricerca ed articolo di Andrea Pellegrini

    PER SAPERNE DI PIU:
    www.amapo.it
    Benvenuti in Malattie Metaboliche.it

  7. #27
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    Predefinito Re: Vampirismo e porfiria

    Topolino-Dracula per ricordare Bram Stoker

    Un fumetto dal sapore noir è parodia-omaggio al narratore irlandese papà del più famoso vampiro

    MILANO - Un’avventura fra i vampiri per Topolino. A 100 anni dalla scomparsa dello scrittore irlandese Bram Stoker, Walt Disney rende omaggio al papà di «Dracula» con un fumetto dalle atmosfere gotiche.

    NON SANGUE MA SUCCO DI BARBABIETOLE -Topolino nei panni dell l’avvocato Jonathan Ratker partirà per la Transilbarbabietolania, su incarico dell’oscuro Conte Vlad III della Malacchia, interpretato nei disegni di Fabio Celoni da «Macchia Nera». La scusa è quella di acquistare alcuni terreni vicino Londra. La verità sull’inquietante figura del Conte verrà a galla presto: fra superstizioni, leggende e paure emerge la figura di «Dracula». Che nel corso della storia (pubblicata sul numero del 1 maggio) mostrerà la sua anima da vampiro, anche a dir poco grottesca: a «Vlad», infatti, non piace il sangue ma il succo di barbabietole e invece di azzannare le vittime al collo urla alle orecchie dei malcapitati disgustose ricette a base del suo ortaggio preferito. E come se non bastasse trasformerà le sue prede in verdure. A farne le spese sono Clarabella e compagni, mentre il dottor Pippo Van Helsing escogiterà al suo strampalato modo un antidoto per contrastare i poteri di «Dracula».

    Link con video Topolino-Dracula per ricordare Bram Stoker - Corriere.it
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 01-05-12 alle 22:40
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  8. #28
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    Predefinito Re: Vampirismo e porfiria

    Archeologi scoprono due scheletri di "vampiri"

    Ritrovati in Bulgaria, i corpi, con un palo conficcato nel petto, testimoniano la diffusione di una credenza popolare sull'esistenza di "Dracula"


    Immagine tratta dal sito http://www.zmescience.com/

    Dracula è solo un mito, una leggenda. I vampiri non esistono. Forse non è proprio così. Sembra che in passato le cose fossero diverse. Alcuni archeologi in Bulgaria hanno scoperto due scheletri risalenti all’età di Mezzo. La particolarità: una sbarra di ferro conficcata nel petto.

    Questi corpi testimonierebbero quanto, nell’antichità, la minaccia dei vampiri fosse qualcosa di reale e sentito dalla quale, in seguito, ha avuto origine il mito moderno.

    I resti sono stati ritrovati vicino a un monastero a Sozopol una città in Bulgaria sulla costa del Mar Nero e risalirebbero a circa 800 anni fa.

    “Questi scheletri pugnalati con dei pali mostrano una pratica comune in alcuni villaggi della zona, fino alla prima decade del 20° secolo” ha spiegato Bozhidar Dimitrov, storico del Museo di storia Nazionale della Bulgaria.

    Secondo credenze pagane, coloro che erano stati cattive persone in vita, quando morivano si sarebbero trasformati in vampiri. Per evitare questa mutazione i loro corpi dovevano essere pugnalati con un paletto di ferro o di legno prima della loro sepoltura. La gente, infatti, pensava che il palo avrebbe fissato le loro ossa nella tomba e gli avrebbe impedito di uscire di notte e terrorizzare i vivi.

    Dimitrov sostiene che la pratica sia stata utilizzata su più di 100 persone per evitare che si trasformassero in vampiri: “Erano ritenuti demoni e quindi si pensava fossero immortali e tornassero per tormentare gli umani”. Di solito i “Dracula” appartenevano al clero o all’aristocrazia ma per lo storico non c’erano donne tra loro.

    Questa tesi potrebbe essere smentita. Circa un mese fa, infatti, alcuni ricercatori italiani hanno ritrovato resti di un corpo femminile sepolto con un mattone dentro la bocca che farebbe pensare a una "vampira" del 16° secolo.

    Matteo Borrini, un antropologo dell’università di Firenze, ha infatti spiegato che la scoperta sull’isola del Lazzaretto Nuovo nella laguna veneziana dimostra l'esistenza di un’altra credenza medievale. In alcune zone dell'Europa, si riteneva che i vampiri fossero gli artefici della diffusione della peste. Le persone incriminate dovevano, perciò, essere sepolte con qualcosa di non commestibile in bocca per impedirgli di creare altri batteri.

    Dracula, il famoso personaggio del romanzo di Bram Stocker, non è quindi frutto di pura fantasia ma trae la sua origine proprio dalle varie leggende popolari che circolavano nell’Europa del 18°secolo.

    Archeologi scoprono due scheletri di "vampiri" - Magazine - Tgcom24
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 16-06-12 alle 23:33
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  9. #29
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    Predefinito Ha un'identità il vampiro di Sozopol


    Ha un'identità uno degli scheletri di "vampiro" trovato nella città bulgara sul mar Nero di Sozopol. Si tratta del famigerato pirata Krivich, un personaggio di pessima reputazione nel folklore medievale della regione. L'ha spiegato, secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa Novinite, il direttore del Museo nazionale di storia Bozhidar Dimitrov, presso la cui struttura di Sofia è stato trasferito lo scheletro, con sollievo delle vecchiette della città del rinvenimento.

    "Il vampiro di Sozopol probabilmente era chiamato Krivich ed era un pirata. E, certamente, non era un vampiro da vivo. Solo che la gente temeva che potesse diventarlo dopo la morte", ha spiegato il professore. "Doveva essere stato – ha aggiunto – un uomo cattivo, molto cattivo. Così, in base alle credenze del Medioevo, la sua anima non sarebbe andata in cielo. Sarebbe rimasta nel corpo, a soffrire, e spesso sarebbe uscita dalla tomba per bere sangue da animali e umani. Questo il motivo per cui l'anima è stata uccisa simbolicamente con un paletto acuminato, non con un coltello". (tMnews)

  10. #30
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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Così la Chiesa affrontò il fenomeno nel XVIII secolo...



    Antonio Roberto Ricasoli

    II PAPA E I VAMPIRI






    Tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII si andò sviluppando nelle aree dell'est europeo (Boemia, Ungheria, Slesia, Valacchia, Serbia, Transilvania, Moldavia, Polonia, Russia, ecc.) un inquietante fenomeno: persone morte e sepolte venivano viste vagare di notte alla ricerca di prede cui succhiare il sangue; a loro volta le vittime morivano entro breve tempo diventando così "vampiri". Che il fenomeno fosse di non piccola portata lo testimoniano le centinaia di articoli di giornali dell'epoca, di libri, editti, inchieste e dissertazioni mediche e teologiche. […]

    Di fronte a un fenomeno così vasto e inquietante, la cui eco varcò i confini delle zone interessate, era evidente che anche le massime autorità religiose dovessero prendere posizione. D'altra parte, non sapendo come comportarsi, molti religiosi delle zone colpite, come l'Arcivescovo di Leopoli, chiedevano ripetutamente "lumi" al Vaticano. Prospero Lambertini - prima come cardinale, poi come papa Benedetto XIV - dovette ripetutamente documentarsi attraverso i resoconti che di continuo gli giungevano e alcuni suoi scritti si riferiscono esclusivamente alla dibattutissima questione del vampirismo. Nel 1734, due anni dopo una grande ondata di fenomeni, riportati come fedele cronaca nella rivista tedesca Commercium Lttterarium così il Lambertini scriveva nel Deservorum Dei Beatiticatione et Beatorum canonizatione (edito a Padova): "Alcuni morti sepolti, levatisi dalle tombe senza lasciar traccia, in molti luoghi hanno aggredito i viventi e li hanno uccisi dopo aver succhiato loro il sangue. Questi morti redivivi, chiamati vampiri in quei luoghi, sarebbero stati ritrovati intatti nelle loro tombe, ma dopo essere stati decapitati per opera dei Magistrati, non sarebbero più ricomparsi". Nonostante ogni sforzo di inquadrare razionalmente il fenomeno, non era possibile liquidare la questione imputando tutto alla superstizione contadina. In Moravia, infatti, fu proprio il Cardinale Olmutz che, testimone dei fatti, fece una dettagliata relazione sugli stessi basandosi sui regolari procedimenti civili e religiosi, con tanto di prove e testimonianze.

    Poiché molte delle zone dove imperversava il vampirismo erano sotto la giurisdizione dell'Impero Austriaco, nel 1755, sulla spinta di una spirale incontrollabile di casi, l'imperatrice Maria Teresa (1717-1780) incaricò l'illustre medico Gerard Van Swieten (1700-1772) di valutare le indagini svolte sul territorio da due altri medici, Wabst e Gasser, da lei appositamente inviati nelle zone colpite. La relazione che ne segue non fa però altro che ribadire gli stessi concetti, che si possono riassumere nel fatto che i corpi di coloro che poi sono destinati a diventare vampiri non si decompongono e che i morsi di questi rendono vampiri le vittime. La spiegazione "logico-teorica" è che si tratti di "magia postuma" che possono attuare i cadaveri dei maghi, delle streghe e dei loro figli e discepoli. A tal proposito Van Swieten scrive pure un libro: Considerazione intorno alla pretesa magia postuma che, edito la prima volta a Rovereto nel 1756, conta diverse ristampe, tra cui una famosa fatta a Napoli nel 1787.
    Sempre il citato medico imperiale austriaco scrive: ".. .furono posti nelle mani del boia corpi di fanciulli morti nell'innocenza; le croci medesime... furono fatte ignominiosamente ardere non per altro che perché erano state erette sopra le tombe di queste sventurate vittime dell'ignoranza e della superstizione... Poveri ammalati, donne vicine al parto, si sono dati alla fuga e han trovato la morte sul cammino contenti di evitar l'infamia almeno dopo la morte... In una parola, tutto è in disordine…".
    Dietro questa relazione, per arginare un così inquietante fenomeno, Maria Teresa emanò un "Rescritto sui vampiri", prescrivendo rigorose sanzioni qualora le autorità religiose avessero avallato e preso delle iniziative senza la presenza di medici e giudici.


    II XVIII fu il secolo dell'Illuminismo, un movimento culturale mirante a risolvere ogni questione coi soli "lumi" della ragione; in tale ottica il fenomeno del vampirismo rappresentava l'antitesi della razionalità, pertanto nelle nazioni ove tale fenomeno era assente, tutto ciò che ad esso si riferiva era ritenuto pura fantasia se non addirittura "moda", come ebbe a dire Voltaire (1694-1778): "Non si sentiva parlare che di vampiri fra il 1730 e il 1735; se ne scoprivano dappertutto, gli si tendevano agguati, gli si strappava il cuore, li si bruciava. Qualcosa di simile era capitato agli antichi martiri cristiani. Più se ne bruciavano e più se ne trovavano...". '
    II fatto incontestabile era però che nei Paesi colpiti il problema minava la stessa sicurezza dello Stato e delle istituzioni. Benedetto XIV, dopo aver consultato politici, medici, giuristi, filosofi e teologi, per sdrammatizzare ed arginare il fenomeno, alimentato da emulazioni, vendette e reati comuni, prese la strada del rifiuto e, con la sua consueta ironia, così rispose all'episcopato polacco che chiedeva metodi di comportamento: "Certamente deve essere la grande libertà di cui godete in Polonia che vi consente di andarvene a spasso anche dopo morti. Qui da noi i morti sono tranquilli e silenziosi e se non avessimo che loro da temere non avremmo bisogno né di sbirri né di bargello... Sta soprattutto a Lei, Arcivescovo, di sradicare queste superstizioni.

    Fantasia o realtà?
    Può esistere, alla luce delle conoscenze odierne, una spiegazione al vampirismo? Dalla fine del XVII secolo ai giorni nostri sono stati scritti sull'argomento migliaia di trattati; letteratura, cinema e teatro hanno attinto a piene mani all'argomento, mentre la saggistica e la storia hanno di volta in volta dato valenza di folklore o di paranormalità o di esoterismo all'intero fenomeno. Si è cercato anche di far passare il vampirismo come un surrogato della stregoneria, forti del fatto che l'inizio dello stesso ha coinciso praticamente con il declino di questa. In poche parole, la voglia di superstizione popolare avrebbe spostato l'irrazionale dalla strega al vampiro. Il punto è che storicamente le cose non stanno esattamente così, non per i tempi ma per le circostanze. Le aree franco-tedesco-svizzera e quella anglosassone (colonie comprese), quelle cioè maggiormente interessate ai fenomeni della stregoneria, furono praticamente immuni dal vampirismo. Al contrario le zone dell'est europeo (Boemia, Ungheria, Serbia, Slesia, Valacchia, Transilvania, Moldavia, Polonia, Russia, ecc), dove la stregoneria ebbe poca risonanza, furono teatro, come visto, di innumerevoli episodi di vampirismo. Ovviamente l'impegno della Chiesa sul fenomeno dei vampiri non fu certo paragonabile a quello elargito nei confronti della stregoneria: le gesta del vampiro non la coinvolgevano direttamente e quindi non minacciavano le verità di fede, cosa che invece facevano la strega o l'eretico.
    È difficile emettere giudizi, ma sbaglierebbe chi intendesse liquidare in maniera sbrigativa l'intera questione del vampirismo adducendo il tutto alla credulità popolare. Se, in tempi dove era già stata superata la mania della caccia alle streghe e già si stava affermando la razionalità scientifica, un papa "aperto al nuovo" come Benedetto XIV o un'imperatrice "illuminata" come Maria Teresa d'Austria ebbero la necessità di emettere editti, di fare leggi e di diramare direttive sul vampirismo, qualcosa di concreto dovrà pur essere accaduto nelle pieghe dei fatti che vanno dalla leggenda alla cronaca.



    BIBLIOGRAFIA
    Barber Paul, Vampiri, sepoltura e morte, Ed. Pratiche, Parma 1994.
    Davanzati Giuseppe, Dissertazione sopra i vampiri, Ed. Besa, Bari 1990.
    Dogheria Carlo, Santi e Vampiri, Stampa Alternativa, Roma 2006.
    Fabbretti Nazareno, I vescovi di Roma, Ed. Paoline, Milano 1986.
    Giovannini Fabio, Il libro dei vampiri, Ed. Dedalo, Bari 1985.
    Introvigne Massimo, La stirpe di Dracula-Indagine sul vampirismo dall'antichità ai giorni nostri, Mondadori, Milano 1997.
    McNally Raymond T, Florescu Radu, Alla ricerca di Dracula, Sugar Editore, Milano 1972.
    Petronio Monica, Dai vampiri al conte Dracula, Sellerio Editore, Palermo 1999.
    Pilo Gianni - Fusco Sebastiano, Storie di Vampiri, Newton e Compton editori, Roma 1994.
    Rossi Osmida Gabriele, Uomini o vampiri, Curcio Editore, Milano 1978.
    Teti Vito, La malinconia del vampiro, Manifestolibri, Roma 1994.
    Volta Omelia, Il vampiro, Sugar Editore, Milano 1964.


    Antonio Roberto Ricasoli - Centro Studi Ricerche Culturali di Prato

    Da Il Giornale dei Misteri n° 438 (maggio 2008)

 

 
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