ARCHEOLOGIA DEL VAMPIRISMO
Molti studiosi identificano il prototipo del Vampiro in Lilith, demone assiro che, nella tradizione ebraica, diventerà la consorte ripudiata di Adamo. Abitatrice del deserto, perversa divoratrice di seme umano (simbolo di vita, come il sangue), persecutrice di neonati, Lilith entra a far parte della tradizione ebraica direttamente dal mondo mesopotamico come incarnazione della lussuria e quintessenza della lascivia, perversamente asservita a Ishtar, divinità assiro- babilonese. Nella cultura ebraica, diventerà un diavolo del genere succubus, ovvero un diavolo dalle caratteristiche espressamente femminili e capace di assorbire energia vitale da chiunque sia così folle da congiungersi carnalmente con lei. Da Lilith derivano le Lilin, che nottetempo succhiano il sangue dei bambini, prosciugandoli completamente della loro linfa vitale. Lilith e le Lilin venivano raffigurate in forma umana, ma dotate di ali.
John Collier, Lilith (1892)
Nel mondo greco e latino diverse figure presentano tratti inequivocabilmente vampirici, ombre provenienti dal Regno degli Inferi dove domina Ecate. Nell'antica Grecia troviamo l'Empusa, una forma particolare di succubus che, dopo essersi furtivamente introdotta nel giaciglio degli uomini ed essersi congiunta con loro, li prosciuga di ogni energia procurandone la morte. Solitamente, viene raffigurata con una gamba di bronzo e una di letame e, secondo la tradizione, si nutre anche di carne umana. Può assumere qualsiasi forma, altra caratteristica che condivide con il Vampiro.
Le Kere, nere creature alate e dai denti particolarmente aguzzi, emergono dalle profondità degli abissi fino ai campi di battaglia ove succhiano il sangue dei morenti o dei cadaveri.
Lamia è parte integrante del leggendario marino. Genera con Zeus numerosi figli, ma Era, gelosa del marito, fa sì che i figli di Lamia muoiano strangolati (solo Scilla riesce a scampare alla sua furia). Lamia, impazzita dal dolore, si nasconde in una caverna e diventa un mostro orribile, geloso delle madri più felici di lei delle quali spia i figli per poi rapirli e ucciderli.
Herbert Draper, Lamia (1909)
Nell'Ars Poetica di Orazio le Lamie sono descritte come esseri mostruosi, in grado di ingoiare i bambini e di restituirli ancora intatti se si squarcia loro il ventre (l'integrità dei corpi è, però, solo apparente, infatti all'interno sono svuotati d'ogni umore). La letteratura latina annovera anche altri "protovampiri", ma difficilmente li fa uscire dall'ambito femminile. Ovidio parla di Striges, uccelli notturni che volano sulle culle dei neonati succhiandone il sangue e divorandone le viscere.
Vi sono ingordi uccelli, non quelli che rubavano il cibo
dalla bocca di Fineo, ma da essi deriva la loro razza:
grossa testa, occhi sbarrati, rostri adatti alla rapina,
penne grigiastre, unghie munite d'uncino;
volano di notte e cercano infanti che non hanno accanto la nutrice,
li rapiscono dalle loro culle e ne straziano i corpi;
si dice che coi rostri strappino le viscere dei lattanti,
e bevano il loro sangue sino a riempirsi il gozzo.
Hanno il nome di Strigi: origine di questo appellativo
È il fatto che di notte sogliono stridere orrendamente.
Sia che nascano dunque uccelli, sia che lo diventino per incantesimo,
e null'altro che siano vecchie tramutate in volatili da una nenia della Marsica,
vennero al letto di Proca: Proca nato da cinque giorni,
sarebbe stato una tenera preda per questi uccelli;
con avide lingue succhiano il petto dell'infante,
ma il povero bambino vagisce e chiede aiuto.
Ovidio, I Fasti