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Discussione: Il vampirismo

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    Predefinito Re: Il vampirismo

    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    Storia del vampirismo


    Introduzione

    Il mito dei vampiri ha radici antichissime, addirittura preistoriche. Il vampiro, in realtà, non è altro che un morto che torna nel mondo dei vivi, ed è questa l'origine del mito stesso; infatti sono due le cose che caretterizzano la vita degli uomini e che si pensava potessero essere protratte anche dopo il trapasso: il sesso e l'alimentazione.


    Vita sessuale dei defunti

    Si pensava che la vita sessuale dei morti fosse particolarmente intensa, per questa ragione le popolazioni antiche, come gli Egizi e i Mesopotami, posizionavano nel sepolcro le concubine di pietra: statuette femminili (prive di piedi perché non potessero allontanarsi) in cui erano esaltati gli organi erotici.
    Onde evitare l'indesiderato ritorno del defunto (i primi a preoccuparsi erano i familiari e in modo particolare il compagno di letto), ogni popolazione aveva diversi sistemi, più o meno drastici. Nel Neolitico i cadaveri erano bruciati e chiusi in delle urne, oppure legati e sepolti in sepolcri assicurati da pesanti macigni. In Colombia (in popolazioni ancora esistenti al giorno d'oggi) le vedove si allontanano per un certo periodo dal resto della tribù e dormono in letti di spine per scoraggiare il ritorno del marito; mentre i vedovi della Nuova Guinea si coricano tenendo ben a portata di mano una robusta ascia. I mesopotami si limitavano a fare riti sacri, mentre gli Etruschi muravano i cadaveri e facevano sorvegliare continuamente il muro da guardie. Popolazioni come quelle Persiane, ma non solo, arrivavano al punto di far divorare i defunti da belve feroci; mentre tribù africane ne spezzavano la spina dorsale o addirittura chiudevano il morto in un sacco e lo maciullavano a bastonate prima di abbandonarlo. I popoli nomadi erano soliti trapassare il cuore e la testa i cadaveri con ferri appuntiti per poi inchiodarli alla bara per impedire loro di seguire gli spostamenti della tribù. I romani, però, erano indubbiamente i più raffinati: la famiglia concedeva al defunto un periodo di tempo piuttosto breve (qualche giorno l'anno) durante i quali il morto poteva tornale tranquillamente nel mondo dei vivi per compiere cose lasciate interrotte per la sua dipartita; in questi giorni l'intera famiglia si asteneva da tutte le occupazioni pubbliche e in certi casi stava addirittura segregata in casa, poi, allo scadere del tempo concesso, il pater familias, attraverso un rituale simbolico, imponeva al defunto di tornare nel mondo dei morti.
    Le precauzioni, in definitiva, erano varie e complesse, ma nonostante tutte quelle attenzioni esistono numerosi documenti (anche in epoche relativamente recenti) che testimoniano il ritorno dei defunti nel mondo dei vivi.


    Alimentazione dei morti

    Nei tempi più antichi era d'uso lasciare accanto al defunto una certa quantità di cibo vero o simbolico (affreschi e figure di terracotta), in modo da soddisfare la fame del morto; in altri casi (soprattutto nelle popolazioni classiche) venivano fatte periodiche offerte alimentari: come miele, latte e farine. Esistono numerosissime testimonianze del fatto che i cibi venissero effettivamente consumati: ancora nel 1700 ci sono documenti che ne testimoniano la reale divorazione di quanto era stato depositato nel sepolcro, in alcuni casi si parla anche di cadaveri che, trovando troppo esiguo il cibo lasciatogli dai vivi, arrivano al punto di divorare i sudari e addirittura di cibarsi delle proprie membra (Michel M. Raufft: De masticatione Mortuorum in Tumulis; 1734).
    Vi sono anche molte leggende che narrano della presenza di un defunto tra i banchetti dei vivi, per questa ragione, in certe comunità, si era soliti collocare a capo tavola un cadavere mummificato, in questo modo il defunto uscito dalla tomba, vedendo il proprio posto già occupato, avrebbe desistito dal tentativo di partecipare anch'esso al banchetto.
    È comunque convinzione di tutte le popolazioni che il cibo preferito dai morti viventi non fossero le vivande gradite dai vivi, bensì una pietanza del tutto particolare: la carne umana. Sarebbe infatti grazie a questa che i morti possono continuare la propria particolare esistenza nel mondo dei vivi: la carne e il sangue degli uomini possederebbero, quindi, l'incredibile potere di saldare la frattura tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Simili esseri demoniaci sono presenti in moltissime culture differenti: dai greci (L'Empusa), ai Babilonesi (la Lamashtu), agli Ebrei (L'Aluqa, ovvero il «Succhiasangue». Per altri termini vedere le curiosità).
    La suzione del sangue è dunque uno degli atti che consente ai morti una permanenza nel mondo dei vivi, e secondo alcuni testi medievali essa è così legata alla sessualità dei defunti che i due atti arrivano ed essere pressoché contemporanei: e il piacere provato da entrambi i partecipanti sarebbe, in questi casi, assolutamente identico.
    È da notare infine che il sangue è considerato da sempre la porta di comunicazione tra i due mondi: ad esempio Ulisse, nell'Odissea, può comunicare con le anime dei defunti solo facendo bere loro il sangue di un montone sacrificato ad Ade.


    Max Schreck interpreta il Conte Orlok in Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (1922)
    Immagine dal sito http://upload.wikimedia.org/

    Vampiro

    La parola «vampiro» deriva senza alcun dubbio dagli stati slavi, in particolare dall'Europa baltico-balcanica; si pensa comunque che si debba mettere in relazione la parola con i termini lituano wempti: «bere», e il turco uber: «essere demoniaco»; di conseguenza la traduzione sarebbe «demone che beve». Le pagane religioni slave, prima della forzatura cristiana, consideravano la morte come un mondo distorto ma molto simile alla vita: si pensava, infatti, che i defunti continuasse la propria esistenza in un mondo molto simile a quello appena lasciato, e in modo totalmente identico, per questa ragione venivano collocati a fianco dei cadavere quegli oggetti (come provviste o armi) di cui si pensava potesse aver bisogno il morto. Era anche convinzione che i morti si allontanassero piuttosto malvolentieri dalla propria famiglia, per questa ragione si temeva il loro ritorno, soprattutto dei morti vergini e di quelli uccisi in quanto essi avevano maggior desiderio di completare le azioni lasciate incompiute.
    I popoli, per assicurarsi il riposo perpetuo dei morti, usavano disseppellire i cadaveri a intervalli regolari di qualche anno: se i corpi non si trovavano nello stato di decomposizione che ci si attendeva, allora venivano impalati o bruciati.
    Durante il corso della storia sono state rinvenute numerose testimonianze di epidemie vampiriche (ricordate che il morso è contagioso), fino agli inizi del nostro secolo.
    Ma procediamo con ordine: nel XII secolo si rinvenne in Inghilterra il corpo di un Vampiro, il suo corpo venne bruciato per impedirgli di colpire. Il secolo successivo si hanno documenti che attribuiscono a uno di essi le colpe di un'incredibile pestilenza: un uomo morto assassinato si aggirava nelle terre di Danimarca a fare strage; ne venne esumato il corpo, quindi fu decapitato e trafitto al cuore: la moria si estinse. Dalla seconda metà dei seicento fino al termine del '700 si ha un'incredibile aumento di questi documenti testimonianti numerosi fenomeni di vampirismo diffusi soprattutto nell'Europa sud orientale: Moravia, Istria, Grecia, Prussia, Valacchia, Ungheria, Slesia, Russia... In Serbia si hanno addirittura cronache di un'intero villaggio preso d'assalto da un'orda di vampiri i cui abitanti furono sterminati senza pietà.
    È proprio in questo periodo che si incontra per la prima volta il termine «Vampiro»: Moravia, anno 1725; un cadavere non poteva trovare pace a causa di una ben evidente Vampertione infecta.
    Col passare del tempo il fenomeno diminuì sensibilmete, ma solo nella metà del 1800 il Parlamento inglese decise di abrogare una legge che imponeva di trafiggere il cuore di tutti i suicidi e altri morti "sospetti", ma una legge simile rimase in vigore fino agli inizi del nostro secolo nello Stato americano del Rhode Island: unico luogo degli Stati Uniti in cui si ebbe un'infezione vampirica (attorno al XVIII secolo).
    In seguito non si parlò più di epidemie di vampirismo, infatti i casi riscontrati sono esclusivamente localizzati e circoscritti in piccoli villaggi o città; in Transilvania, tuttavia, ancora nel 1900 ci fu un castello dato interamente alle fiamme; mentre in un luogo non ben precisato vi fu l'aumento improvviso di morti di uomini e animali, individuato il cadavere autore del massacro ne si aprì la tomba e lo si trovò perfettamente conservato; fu eretta una palizzata attorno alla tomba, ma il rimedio si rivelò presto totalmente inutile, si procedette quindi a una seconda esumazione: il corpo, ancora intatto, fu bruciato. Il Vampiro non comparve più.
    Sebbene l'Italia non sia mai stata direttamente colpita da una di questa epidemie, il mondo cristiano fu abitato spesso da testimonianze riguardanti fenomeni di vampirismo (Francia e Germania comprese), soprattutto in seguito all'ignoranza delle campagne. I pontefici che vissero dal seicento in poi cercarono di porre rimedio il più drasticamente possibile, spingendo la gente a non lasciarsi suggestionare dalle credenze popolari; ma se questo rimedio ebbe il massimo effetto tra i fedeli colti, moltissimi preti di provincia continuarono a credere nei vampiri e continuarono a inculcare questa convinzione nel popolo povero, e in molti casi loro stessi, con l'appoggio dei magistrati locali, assistevano ai rituali impalamenti ai danni dei cadaveri ritenuti colpiti dal vampirismo. Era però necessario effettuare un vero e proprio processo: i familiari, i compaesani e il parroco del defunto testimoniavano davanti ai magistati, questi controllavano che il cadavere manifestasse qualche sintomo (mancata rigidità, mancata putrefazione ecc.) e in caso affermativo si procedeva alla decapitazione, al trapasso del cuore col palo di frassino e, in alcuni casi, alla cremazione.

    http://vampiri.virtualave.net/italiano/vampiri.html
    Incompatibilità secondo vari gradi dei resti dei morti coi vivi è cosa del tutto reale. Quando prendere l'osso di un defunto nuoce alla mano che prende, allora si dice che la vita non si potenzia per l'onore dato al defunto ma si depotenzia. Ugualmente in situazioni del tutto analoghe. Ciò però non è l'origine delle fantasie sui vampiri.

    MAURO PASTORE

  2. #42
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