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Discussione: Vacanze....

  1. #11
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    Predefinito Toh, Bin Laden usa la....

    ....parola «mafia»...

    Italiani furbi. Mafia padrona dello Stato. Politici dal linguaggio contorto. Che sorpresa leggere il comunicato integrale dei rapitori di Enzo Baldoni.
    Sembrano sceneggiatori di film di Alberto Sordi o della Piovra. Com'è strano il mondo, com'è bene informata Al Qaeda sul carattere degli italiani e dei loro capi, oltre che della loro amicizia con i boss.
    Salvo poi diventare di colpo ignorantissima, e non credere che Baldoni sia un giornalista.
    L'Islam terrorista sa tutto meno la cosa più facile da appurare: basta aprire internet, materia in cui i figli di Osama sono maestri.
    Logico pensare ad una regia italiana.
    E in fondo sta qui la speranza di salvezza per il sequestrato.
    Che sia cioè una mossa propagandistica per far uscire da questa vicenda un Baldoni vivo e sorridente, pronto a lottare per la liberazione mondiale insieme con le sinistre e i pacifisti.
    E umiliati e cattivi le destre e Berlusconi.
    Ci tocca augurarci questo scenario.
    Oggi scade l'ultimatum per Enzo Baldoni.
    È nelle mani dell'"Esercito islamico in Iraq". O entro stasera il governo italiano, con «risposta chiara», dichiara di ritirare le sue truppe dalla Mesopotamia, oppure morte.
    La risposta chiara già c'è: non cediamo.
    I ragazzini invocano per tivù la liberazione del papà. Dicono parole dolci.
    L'altra parte usa il linguaggio mistico dell'assassinio. Dall'Italia: «Liberatelo! Pace!». Dall'Iraq: «Uccideteli! Tortura! Berlusconi criminale,mafia! ».

    Sperare? Secondo logica, non esiste. Resta la possibilità di una truffa abominevole.
    A favore di tale ipotesi sta la serenità di Baldoni: su Al Jazeera pare sorridere come in un filmino familiare. Quasi che dopo il rapimento, gli avessero assegnato la parte da recitare: sappiamo che sei un bravo pacifista, poi ti liberiamo, e spieghiamo al mondo che se tutti gli italiani fossero come te, il vostro Paese potrebbe dormire sonni tranquilli.
    Nel comunicato recapitato alla tivù del Qatar (lo pubblichiamo integralmente) non c'è spazio per i sentimenti gentili.
    Si apre con un versetto del Corano: «Uccideteli, tramite le vostre mani Dio li tortura».
    Si dice: «Il criminale Berlusconi; è nemico dell'Islam sia in Italia che fuori di essa. A causa della sua partecipazione alla guerra l'Italia è divenuta uno dei primi obiettivi da combattere e uccidere ».
    Nel testo si ribadisce ancora che cosa sia l'Italia per costoro:
    «Simbolo di crudeltà, della furbizia e dell'ingiustizia, figliastra della mafia».
    Si sostiene: vi avevamo avvertito. Non vogliamo italiani tra i piedi, né semplici «cittadini» né soldati. Invece Berlusconi ha insistito a mandarceli.
    Ed è davvero il colmo che un antiberlusconiano come Baldoni sia ritenuto servo di Berlusconi. Per i fondamentalisti se un infedele va in Iraq, può essere persino collaboratore di "Diario" e di "Linus", amico di Che Guevara, ma resta uno cui Berlusconi doveva impedire di andar lì.
    Un po' grottesco, quasi che non sapessero la libertà che c'è in Italia.
    Troppo finto per essere vero.
    E in palese contrasto con la consapevolezza ideologica da no global all'amatriciana, che inzuppa il comunicato. I guerrieri di Allah dubitano che Baldoni sia davvero un giornalista, quasi possa essere una spia. Ma poi si rivelano ferratissimi sul resto. Berlusconi è definito «criminale», e l'Italia, ripetiamo, «figliastra della mafia». Che importa ai combattenti di Allah della mafia? Quando hanno buttato giù le Torri Gemelle non hanno tirato in ballo il Padrino, che pure regnava su New York e dintorni.
    Invece, se ad esserci di mezzo è l'Italia, Al Qaeda mostra di avere una bella cultura delle pellicole di commedie all'italiana, dei processi di Palermo ad Andreotti oltre che delle indagini siciliane su Berlusconi, con relativa teoria del doppio Stato, secondo cui davvero l'Italia è figliastra della mafia.
    Qualcuno è disposto a pensare che Zarqawi e Bin Laden si siano fatti una cultura in proposito per poi infiorarne i volantini?
    Magari la sera, prima di dormire, accarezzandosi la barba, Osama si guarda una cassetta del Commissario Montalbano? Ma va' là.
    I figli appaiono in video e dicono: «Nostro padre è un uomo di pace».
    Il governo conferma che non cede al ricatto, ma conferma che Baldoni è un giornalista (non una spia), e che per Najaf l'Italia cerca mediazioni. Fanno tenerezza i ragazzi che si rivolgono «al popolo iracheno».
    Coloro però che tengono in mano il loro papà sono gente che non ha nulla che fare con il popolo iracheno e con la pace.
    I terroristi finiscono il loro messaggio con le minacce, ma anche con un altro tocco della loro sapienza italiana.
    Chiedono al governo una «risposta chiara». La «mancanza di chiarezza» sarà intesa come un no.
    Non vogliono roba tipo «convergenze parallele».
    Ci conviene sperare che sia una burla italiana. Se no, finisce male.

    RENATO FARINA su Libero

    saluti

  2. #12
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    Predefinito Baldoni, un ostaggio più....

    ...uguale degli altri

    « In questo delicatissimo momento, è meglio che le polemiche siano congelate, per assicurare il massimo sostegno a chi sta tentando di arrivare alla liberazione del coraggioso e tenace Enzo Baldoni » .
    Giuseppe Giulietti, deputato Ds e portavoce dell'associazione Articolo 21, chiede, assieme a Lella Costa e Don Luigi Ciotti, il silenzio stampa sul pubblicitario in mano ai terroristi iracheni.
    « Ci sarà tempo per sviluppare la polemica » , dicono . Ma solo « quando Baldoni sarà liberato, come tutti ci auguriamo » .
    Anche i pacifisti italiani e Amnesty International sono scesi in campo per chiedere la liberazione di Baldoni: « Fargli del male non aiuta certo la causa della pace, anzi rafforza quel " partito" della guerra - spiegano i portantini delle bandiere arcobaleno - che ha nel governo italiano uno dei suoi esponenti » .
    La sinistra insomma non vuole scherzare sul collaboratore di " Diario".

    Qualche mese fa però gli anti- Bush la pensavano diversamente.
    Salvatore Stefio, Maurizio Agliana, Umberto Cupertino e lo scomparso Fabrizio Quattrocchi non venivano certo trattati come Baldoni.
    Anzi. Li hanno chiamati « mercenari » , « ingombranti corpi di ricatto » , sicuramente « non eroi » .
    Ad aprile, quando vennero rapiti i quattro italiani, Jena, dalla prima pagina del Manifesto, aveva posto parecchi dubbi sulla necessità di salvaguardare le vite dei sequestrati.
    « In caso di rapimento noi della sinistra radicale e pacifista siamo sempre stati per la trattativa, prima di tutto salvare gli ostaggi. Anche per questi quattro? » , chiudeva in modo macabro il suo intervento.
    Un altro articolo del quotidiano comunista raccontava come i rapiti non fossero altro che « ex parà e buttafuori a caccia di soldi » o « interinali della sicurezza, affittati dagli americani » .
    Nell'editoriale di quel giorno « i vigilantes » presi in ostaggio venivano definiti come « ingombranti corpi di ricatto, che ostacolano gravemente il ritorno in Iraq dell'Onu e la soluzione del conflitto » .
    Più esplicito Liberazione, giornale di Rifondazione Comunista: " Quattro mercenari nelle mani degli iracheni" era il titolo in prima pagina. Stessa solfa anche in casa Aprile, il sito del correntone Ds: "Sono mercenari che operano senza alcuna regolamentazione".
    L'eurodeputata Lilli Gruber invece precisava che eravamo di fronte a « moderni mercenari » .
    Addirittura Gianfranco Pagliarulo, senatore dei Comunisti Italiani, chiedeva al governo di « indagare sui mercenari » .
    Dopo la morte di uno degli ostaggi la sinistra ha raggiunto il macabro: " Quattrocchi uomo vero è finito al cimitero",
    si leggeva su una vetrina a Milano imbrattata dai Disobbedienti.
    E poi " mercenari fottetevi", " morte al fascio".
    Ai primi di giugno Stefio, Agliana e Cupertino vengono liberati.
    La sinistra formalmente si rallegra e plaude all'operazione militare guidata dagli americani.
    Ma dopo un paio di giorni cambia toni. " Sono eroi o mercenari?", si chiede L'Espresso.
    " Qual è il vostro mestiere? Chi vi ha ingaggiato per andare in Iraq? Come ci siete andati? Che avete contattato?", attacca l'Unità.
    Europa, quotidiano della Margherita, ordina: " Non chiamateli eroi, per favore".
    Come ciliegina sulla torta il commento di Umberto Eco, che liquida la liberazione come « un fastidio di meno » .
    Per Enzo Baldoni invece bisogna « congelare ogni polemica » .

    ...e tutti in coro gli aspiranti talebani rispondono "Obbedisco"!

    saluti

    GIULIANO ZULIN

  3. #13
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    Predefinito Re: Toh, Bin Laden usa la....

    In origine postato da mustang
    ....parola «mafia»...

    Italiani furbi. Mafia padrona dello Stato. Politici dal linguaggio contorto.

    RENATO FARINA su Libero

    saluti
    Ormai lo sanno tutti tranne voi bananas....e Farina.

  4. #14
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    Predefinito Chi...

    ...è.

    - C'è una parte della vita di Enzo Baldoni che speriamo i suoi sequestratori non scoprano mai.
    E' quella in cui l'agenzia fondata proprio da lui, il reporter indipendente, paladino degli oppressi del pianeta, cura su commissione la campagna pubblicitaria di Mc Donald's, Coca- Cola, Shell, Ibm, ecc.
    Ossia delle principali icone dell'imperialismo economico a stelle e strisce, i simboli stessi del grande satana angloamericano, boicottati da specifiche campagne nel mondo arabo.
    O ancora, passando all'Italia, gli spot di Agip, Enichem, Fiat o del settimanale Panorama dell'inviso Berlusconi.
    E dire che Deaglio e gli amici della sinistra dura e pura stanno cercando di affibiare allo sfortunato giornalista part-time un curriculum da terzomondista senza Macchia, o meglio da antagonista dei poteri forti che ispirano il capitalismo " coloniale" d'Occidente.
    Per ora meglio così: qualunque cosa su Al Jazeera pur di salvarlo. Eccetto forse un'aureola fuori misura che in patria non gli si addice.
    Dottor Jeckill e mister Hyde.
    Si sintetizza così la doppia vita di Enzo Baldoni, purtroppo prigioniero dell'Esercito islamico in Iraq.
    Nei giorni feriali pubblicitario della Milano da bere, in quelli festivi free- lance al servizio dei deboli nelle periferie martoriate dal cattivo di turno ( quasi sempre gli Usa).
    Intendiamoci: sulle teorie della guerra ai terrorismi il dibattito è aperto. E a chi si spende per gli innocenti tanto di capello.
    Sgradevole è invece l'incoerenza, quasi schizofrenia di chi predica bene e razzola male.
    L'agenzia pubblicitaria fondata da Baldoni nasce all'inizio degli anni ' 80.
    Il nome, " Le balene", richiama la prima autopromozione, in cui lo stesso Baldoni compariva nudo a sostegno della RainbowWarrior di Greenpeace, appena affondata dai servizi francesi. Dunque un debutto politicamente " corretto". Senonché i contratti successivi portano ben altri marchi. Anzitutto l'obiettivo preferito degli strali no global, Mc Donald's, che per le più incisive campagne italiane degli ultimi anni si affida appunto a " Le balene". Le quali ne incensano stile, qualità dei prodotti e atmosfera familiare.
    Quindi, leggiamo dal loro sito " sulla stampa scoppia l'ennesima polemica, Bertinotti dichiara che gli autonomi fan bene a spaccar vetrine, su ignoti manifesti si accusano gli hamburger d'essere infetti, l'Avvenire scrive i fast food sono atei (...) per la sinistra la reincarnazione dello sfruttamento operaio, per il popolo di Seattle bersaglio ideologico, per gli integralisti grande satana: l'azienda stampa un vivace libretto".
    In breve, con l'aiuto delle balene Mc Donald's sperimenta in anteprima una serie di spot sociali in cui con slogan ad hoc ci si fa beffe delle consuete accuse.
    La campagna, con annesso concorso aperto al pubblico, si chiama " Quanto casino per un panino".
    Spiccano la difesa del presunto mobbing in azienda, e un fotomontaggio in cui Baldoni siede panino alla mano a tavola con Berlusconi, Casini, Hitler e figure circensi.
    Altri clienti celebri de " Le Balene" sono poi la Coca, il grande fratello dei computer Big Blue, le grandi sorelle del petrolio Shell e Agip, il rasoio Gilette " per l'uomo che non deve chiedere mai", l'Enichem dei disastri ecologici ( trasformata con orgoglio autografo da Baldoni e c. nel cartone Gulliver, gigante buono che aiuta l'ambiente). E ancora i diamanti " insanguinati" DeBeers, Lumberjack, Ferrero, Danone, Philips, Swatch, Fiat, Montedison, S. Paolo, e Panorama.
    Ma la campagna che dei carcerieri islamici non dovrebbero proprio vedere è una delle meno riuscite: quella per un salumificio umbro, condotta sotto l'effigie di un porcellino con slogan " chi annoda il budello riscopre il cervello".
    A detta degli autori persino la parcella sarebbe stata pagata in salami.
    FRANCESCO RUGGERI su Libero

    saluti

  5. #15
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    Predefinito

    Bravo tu e Ruggeri; sarete ritenuti i "mandanti politici" dell'assassinio di Baldoni.

    Lo stile è quello di Ferrara; non dovrebbe dispiacerti.

  6. #16
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    Predefinito Re: Chi...

    In origine postato da mustang
    ...è.

    - C'è una parte della vita di Enzo Baldoni che speriamo i suoi sequestratori non scoprano mai.
    E' quella in cui l'agenzia fondata proprio da lui, il reporter indipendente, paladino degli oppressi del pianeta, cura su commissione la campagna pubblicitaria di Mc Donald's, Coca- Cola, Shell, Ibm, ecc.
    Ossia delle principali icone dell'imperialismo economico a stelle e strisce, i simboli stessi del grande satana angloamericano, boicottati da specifiche campagne nel mondo arabo.
    O ancora, passando all'Italia, gli spot di Agip, Enichem, Fiat o del settimanale Panorama dell'inviso Berlusconi.
    E dire che Deaglio e gli amici della sinistra dura e pura stanno cercando di affibiare allo sfortunato giornalista part-time un curriculum da terzomondista senza Macchia, o meglio da antagonista dei poteri forti che ispirano il capitalismo " coloniale" d'Occidente.
    Per ora meglio così: qualunque cosa su Al Jazeera pur di salvarlo. Eccetto forse un'aureola fuori misura che in patria non gli si addice.
    Dottor Jeckill e mister Hyde.
    Si sintetizza così la doppia vita di Enzo Baldoni, purtroppo prigioniero dell'Esercito islamico in Iraq.
    Nei giorni feriali pubblicitario della Milano da bere, in quelli festivi free- lance al servizio dei deboli nelle periferie martoriate dal cattivo di turno ( quasi sempre gli Usa).
    Intendiamoci: sulle teorie della guerra ai terrorismi il dibattito è aperto. E a chi si spende per gli innocenti tanto di capello.
    Sgradevole è invece l'incoerenza, quasi schizofrenia di chi predica bene e razzola male.
    L'agenzia pubblicitaria fondata da Baldoni nasce all'inizio degli anni ' 80.
    Il nome, " Le balene", richiama la prima autopromozione, in cui lo stesso Baldoni compariva nudo a sostegno della RainbowWarrior di Greenpeace, appena affondata dai servizi francesi. Dunque un debutto politicamente " corretto". Senonché i contratti successivi portano ben altri marchi. Anzitutto l'obiettivo preferito degli strali no global, Mc Donald's, che per le più incisive campagne italiane degli ultimi anni si affida appunto a " Le balene". Le quali ne incensano stile, qualità dei prodotti e atmosfera familiare.
    Quindi, leggiamo dal loro sito " sulla stampa scoppia l'ennesima polemica, Bertinotti dichiara che gli autonomi fan bene a spaccar vetrine, su ignoti manifesti si accusano gli hamburger d'essere infetti, l'Avvenire scrive i fast food sono atei (...) per la sinistra la reincarnazione dello sfruttamento operaio, per il popolo di Seattle bersaglio ideologico, per gli integralisti grande satana: l'azienda stampa un vivace libretto".
    In breve, con l'aiuto delle balene Mc Donald's sperimenta in anteprima una serie di spot sociali in cui con slogan ad hoc ci si fa beffe delle consuete accuse.
    La campagna, con annesso concorso aperto al pubblico, si chiama " Quanto casino per un panino".
    Spiccano la difesa del presunto mobbing in azienda, e un fotomontaggio in cui Baldoni siede panino alla mano a tavola con Berlusconi, Casini, Hitler e figure circensi.
    Altri clienti celebri de " Le Balene" sono poi la Coca, il grande fratello dei computer Big Blue, le grandi sorelle del petrolio Shell e Agip, il rasoio Gilette " per l'uomo che non deve chiedere mai", l'Enichem dei disastri ecologici ( trasformata con orgoglio autografo da Baldoni e c. nel cartone Gulliver, gigante buono che aiuta l'ambiente). E ancora i diamanti " insanguinati" DeBeers, Lumberjack, Ferrero, Danone, Philips, Swatch, Fiat, Montedison, S. Paolo, e Panorama.
    Ma la campagna che dei carcerieri islamici non dovrebbero proprio vedere è una delle meno riuscite: quella per un salumificio umbro, condotta sotto l'effigie di un porcellino con slogan " chi annoda il budello riscopre il cervello".
    A detta degli autori persino la parcella sarebbe stata pagata in salami.
    FRANCESCO RUGGERI su Libero

    saluti
    Mustang, penso che ora proverà vergogna del pattume che ha postato.
    Mi aspetto le sue scuse, naturalmente non a me, ma a coloro che hanno letto le bestialità pubblicate.

  7. #17
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    Predefinito Re: Re: Chi...

    In origine postato da Gallo Senone
    Mustang, penso che ora proverà vergogna del pattume che ha postato.
    Mi aspetto le sue scuse, naturalmente non a me, ma a coloro che hanno letto le bestialità pubblicate.
    Te lo puoi scordare.
    Sarà già tanto se il tuo post resterà al suo "post"...

    (figurarsi il mio)

  8. #18
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    Predefinito Re: Re: Chi...

    In origine postato da Gallo Senone
    Mustang, penso che ora proverà vergogna del pattume che ha postato.
    Mi aspetto le sue scuse, naturalmente non a me, ma a coloro che hanno letto le bestialità pubblicate.
    ---------------------------
    Le scuse chiedile a chi ha ucciso barbaramente un "amico".
    E a chi ha applaudito la sua "innocente e fiduciosa incoscenza".
    Sei anche tu fra questi?

  9. #19
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    Predefinito Colpo in testa a...

    ....Baldoni

    Non c'è rimedio. Non sono serviti i sorrisi suoi e quelli dei suoi cari. Quella è gente che mantiene le promesse: ammazzato.
    Una consolazione all'orrore: non gli hanno tagliato la testa.
    E' stato assassinato come Fabrizio Quattrocchi, con proiettili di piombo in testa.
    Enzo Baldoni è morto alla stessa maniera del suo nemico ideologico.
    Quattrocchi, nel momento in cui aveva compreso la sua sorte, ha cercato di togliersi la benda nera.
    E poi, con un'aria di sfida tranquilla, ha detto all'uomo che parlava italiano: «Ti faccio vedere come muore un italiano ».
    I no globan avevano scritto proprio sul sito di Baldoni il loro schifo per una morte da mercenario.
    Negli ambienti no global e del Diario si era sussurrato: «Ha detto: "Vi faccio vedere come muore un camerata"».
    Una menzogna.
    Ed ora è toccato ad un altro nostro fratello italiano, battezzato. Le idee politiche erano diverse da quelle dei primi sequestrati.
    Ai terroristi islamici non importa delle nostre opinioni politiche, dei nostri sentimenti sul mondo.
    Se abbiamo bambini o una fidanzata. Se scriviamo bene o male. Guardie del corpo o pubblicitari in giro a riempire fogli di sogni rivoluzionari.
    Il delitto è accaduto nella prima serata. Hanno recapitato il film ad Al Jazeera.
    Subito dal Qatar hanno cercato di mettersi in contatto con il nostro ambasciatore a Doha.
    Ha saputo. Ha visto. Ha informato il governo.
    Erano circa le 22 ora italiana quando Franco Frattini, appena sceso dal suo aereo che lo aveva riportato a Roma dal Meeting di Rimini, è stato informato.
    Si è provveduto a dare notizia alla famiglia.
    Chi scrive l'ha appreso dal volto di Imad El Atrache, arrivato scuro poco dopo le dieci della sera con questo fardello addosso.
    Fino al pomeriggio riteneva bastassero le prove fornite anche da Libero sul pensiero politico di Baldoni.
    Un antiberlusconiano.
    Lo abbiamo marcato con forza. Era un modo per dire la verità, e speravamo di aiutarlo a salvarsi la vita. Ci siamo appigliati alla serenità con cui lui ci guardava davanti alla telecamera, quasi che avesse ottenuto nuno speciale salvacondotto per meriti antiimperialisti.
    Ci siamo augurati persino che ci fosse di mezzo una recita propagandistica. Abbiamo confidato fossero furbi. Accettassero la logica umana del calcolo. Ma loro non pensano di avere che fare con uomini ma con montoni.
    Non gli importano i sentimenti dei montoni.
    Possono essere gentili, portargli da mangiare. Sfilare con le bandiere pacifiste.
    Ma se sei uno che all'anagre risulta europeo, sei una piuma, anzi torturarti e assassinarti e motivo per meritarsi il paradiso.
    Coloro che lo hanno ucciso hanno costruito un sito internet.
    Ci hanno messo la firma "Esercito islamico in Iraq".
    Hanno usato gli stessi disegni colorati dei gruppi di Al Zarqawi.
    Un Kalashnikov, la bandiera nera. Ma non sono di questo gruppetto.
    Ci sono di mezzo gli stessi che hanno eliminato Quattrocchi. Gente di Falluja. Uomini con addentellati italiani.
    Al Zarqawi decapita, questi tirano colpi alla nuca. Sanno tutto di noi. Ieri il comunicato conteneva versetti coranici: «Uccideteli, tramite le vostre mani Dio li tortura, vi rende vittoriosi su di loro e salva la comunitàdei fedeli».
    Hanno eseguito la sentenza di un Dio che chiamano Allah ma che coincide con la loro follia.
    Ci siamo presi un sacco di parolacce dagli amici di Baldoni per quanto abbiamo scritto.
    In fondo ancora ieri costoro ritenevano impossibile che davanti a noi non ci sono popoli che hanno subito ingiustizie e se la prendono con Bush e Berlusconi, ma gente che a freddo, in nome di un'ideologia religiosa, ha dichiarato guerra prima che a noi, a nostro padre e nostra madre, alle nostre origini.
    Al nostro essere banalmente, stupidamente uomini.
    Aveva ragione, lo dico ora, Vittorio Feltri a disperare.
    A ritenere segnata la sorte di Baldoni.
    Ora lo piangiamo. E diciamo che ci faceva tenerezza il suo sogno. Ora non apprenderne la lezione sarebbe un altro delitto.

    Renato Farina su Libero

    saluti

  10. #20
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    Predefinito E pensare che Enzo...

    ....voleva essere rapito

    « Sequestrino: Beh, ero quasi offeso. Due viaggi in Colombia, quasi tre mesi nelle città e nelle selve di uno dei Paesi più pericolosi del mondo e mai una rapina, un attacco alla diligenza, un tentativo di rapimento. Appena due tentativi di borseggio andati a vuoto. Che palle. Finalmente sono stato accontentato » .

    A scrivere questo resoconto era Enzo Baldoni, ucciso ieri notte dai terroristi iracheni, dopo che l'ultimatum di 48 ore era scaduto. Il turista del giornalismo sognava di essere rapito, stando almeno al citato stralcio di un reportage colombiano da lui pubblicato sul blog " Locombia", durante una precedente escursione in zona di guerra nel settembre 2003.
    Prima di partire si era letto " Notizia di un sequestro" di Garcia Marquez. E nell'occasione Baldoni subì davvero un primo sequestro lampo, insistendo peraltro affinchè accadesse. Nel raccontarlo ai lettori della rete, affermava di aver trovato " teneri" i suoi sequestratori, di averli voluti « coccolare, abbracciare » . Fino al punto da restituirgli il kalashnikov che era riuscito a farsi dare con vecchio trucco.
    E da promettere un caffè, una volta scampato il pericolo, pur di farsi ospitare comunque dal suo aguzzino.
    Era davanti alla chiesa di Tacueyò, quel giorno Enzo Baldoni.
    Un avamposto sperduto a 2000 metri tra i monti Cauca, territorio del più grande esercito guerrigliero antigovernativo, le sanguinarie Farc.
    Chiacchierava con il parroco nero Peter Ssekajugo, in cerca di contatti per un'intervista a Marcos, quando sopraggiunsero due giovani con mimetica e kalashnikov.
    Quindici anni Bernardo, 20 Juan.
    Col pretesto di accertamenti lo presero in consegna per portarlo al campo del loro capo Ramòn, nascosto in quota. Il parroco capì subito che si trattava di una delle tante bande di terroristi irregolari, che fiancheggiano le Farc senza averne prestigio e diplomazia.
    Schegge impazzite della rivoluzione che si sostentano col riscatto degli occidentali rapiti.
    Baldoni invece, come da suo reportage, non voleva capire:
    «Tranquillo Peter, vado e torno, gli dico io... andiamo a prendere un caffè col comandante Ramòn » , immaginando che costui avesse detto « portatemelo su, qualche mese con noi gli insegnerà a stare al mondo » .
    Il religioso lo ricambiò « con un'occhiataccia, come dire: « Fesso, meno parli meglio è » .
    Eppure Baldoni affermava d'aver sospettato che Ramòn fosse
    «un pazzo fissato alla testa di ragazzini esaltati che uccidono senza pensarci » .
    Perché dunque smontare i concitati tentativi di Ssekajugo di impedire il rapimento, fondati sul dovere di proteggere gli ospiti, sacro fra gli indigeni Paez? Fortuna volle che sulla strada per il campo il gruppo si imbattesse in una pattuglia della Guardia Indigena, sorta di vigilantes civili.
    Li guidava Julio, l'alcalde ( sindaco), il quale, malgrado i guerriglieri facessero i duri, riuscì a convincerli della propria giurisdizione sull'ostaggio. Juan si recò al campo per chiederne conferma a Ramòn, mentre Bernardo teneva sotto tiro Baldoni per ore. È a quel punto che Enzo si innamorò del suo carceriere. Nel reportage lo descriverà così: «Un ragazzino dai capelli a spazzola. Che tenero. Vorrei coccolarmelo, abbracciarlo, questo bambolotto indio e paffuto con la sua zazzera da marine, bardato coi caricatori del mitra, le bombe a mano, il coltellaccio mal tenuto e il Kalashnikov. Vorrei portarlo a spasso, leggergli Marquez, insegnargli il computer » .
    Ma una prova insuperabile di masochismo Baldoni la dette qualche attimo dopo, quando riuscì a farsi prestare il mitra con la scusa di vedere se era un vero Ak 47. L'altro ci cascò e a quel punto il nostro eroe cominciò a canzonarlo:
    « Punizione! Quand'ero militare, per giunta imboscato, mi dettero una settimana di cella per essermi fatto rubare il fucile! » .
    E concluse ridandoglielo indietro con tono paternalistico:
    «Toh, tienilo, ma non lasciarlo mai a nessuno. È la tua difesa e il tuo miglior amico» .
    Poi andò persino a comprargli una bottiglia di Gatorade, perché vedeva il terrorista « sudato e polveroso » .
    Alla fine Ramòn cedette all'autorità dell'alcalde, ma Baldoni, privato della visita al campo di prigionia, gli inviò un biglietto in cui chiedeva di poter bere lo stesso quel famoso caffè insieme.

    FRANCESCO RUGGERI su Libero

    saluti

 

 
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