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Discussione: Vacanze....

  1. #41
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    Predefinito L'esploratore

    Roma. “E’ un privilegio stare in un paese dove il turista è un’entità sconosciuta”.
    Nel luglio del 2003 Enzo Baldoni era arrivato a Bogotà, spinto dalle “coincidenze” che avevano cominciato a sussurargli
    “Colombia, Colombia, Colombia”.
    Quel misto di “panza e di istinto” che, dal 1996 in Chapas (dove aveva incontrato il subcomandante Marcos grazie all’intermediazione di Danielle Mitterrand) fino all’ultimo viaggio in Iraq, gli ha permesso di superare la pigrizia atavica, la stessa che gli aveva fatto scegliere il lavoro di copywriter perché, come gli aveva suggerito Emanuele Pirella, famoso pubblicitario, “fare il copy è meglio che lavorare”.
    Così come Luigi Barzini diceva del mestiere del giornalista.
    E infatti Baldoni scriveva anche: reportage dei suoi viaggi, con il tono scanzonato di chi era abituato a scrivere “poesie su
    reggipetti e formaggini”.
    Raccoglieva le sue esperienze su siti internet Kubakuba, Locombia, Ribelli e l’ultimo, Bloghdad – diari
    di un viaggiatore che si firmava “Zonker”, dal nome dell’amico tossico di Mark Doonesbury, il protagonista del fumetto nato
    dalla matita di Garry Trudeau, che Baldoni traduceva in italiano per la rivista Linus.
    In Colombia gli era capitato di diventare tossico sul serio, anzi intossicato, da un “agua aromatica” che gli aveva dato “un gran mal di testa, inconsueto” per lui.
    Nel frattempo gli avevano rubato dalla stanza “il quaderno blu rivestito di tela jeans in cui annoto tutto, indirizzi, interviste, incontri”.
    Forse l’appuntamento (poi ritratto su Linus) con Juan Carlos Lecompte, marito di Ingrid Betancourt – “la coraggiosa parlamentare” rapita dai guerriglieri mentre faceva campagna elettorale per la presidenza della Colombia – nei giorni in cui era fallito un tentativo di liberazione rocambolesco che coinvolgeva anche francesi e brasiliani, era risultato scomodo.
    Ma Baldoni non se l’era presa più di tanto, sapeva che il suo “amore per i ribelli” non poteva piacere a tutti.
    E confidava nel fatto che, seguendo il suo istinto, tutto sarebbe andato nel migliore dei modi: “E anche se andasse tutto male, ehi, come diceva lo scorpione pungendo la rana: che ci posso fare? E’ la mia natura”.

    “Verso un angolino sperduto”
    La sua natura, nel viaggio a Cuba, lo aveva spinto, dopo pochi giorni, ad allontanarsi dall’Avana: “Datemi un po’ della Cuba incontaminata, un posto dove non ci siano turisti, dove la gente sia ancora vera e spontanea, dove nessuno ti veda come un bancomat a due gambe.
    Via verso la costa, verso un angolino sperduto dove c’è poco turismo e la gente è ancora semplice e non guastata dal dollaro”. Così era finito in una cittadina della provincia di Santa Clara, Guaracabuya, “il nome mi piaceva, con quel suono di buio dentro, e l’ho rubato”.
    Perché il buio lo attirava e allo stesso tempo lo atterriva, come quando, alla fine di ogni viaggio – in Messico, Birmania, Timor Est, Bucarest –cercava di tirare delle conclusioni, “sempre così difficili, non è mai facile chiudere con grazia un viaggio, un amore”. Spesso si accorgeva di non esser riuscito a comprendere del tutto la fetta di mondo in cui si era avventurato: la miseria – “davvero porca, e non è un modo di dire” – il sapore del sangue, i giochi di potere – “al mondo nessuno è innocente” – lo amareggiavano sempre, anche se poi non gli impedivano di ripartire per l’avventura successiva, per quanto pericolosa potesse essere.
    “Forse, come dice Jacopo Fo, la mia salvezza è che non capisco bene cosa mi succede intorno, e passo attraverso la vita come un sonnambulo sul cornicione, senza farmi male. Chi lo sa”.

    da il Foglio del 28 agosto

    saluti

  2. #42
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    Predefinito Allawi al Cavaliere....

    ....« Italia indispensabile »

    Il ministro degli Esteri: non abbandoneremo il governo iracheno di BARBARA ROMANO ROMA - Rientro lampo a Roma, ieri per Silvio Berlusconi, che appena appresa la notizia della morte del giornalista Enzo Baldoni, si è attrezzato per tornare a Palazzo Chigi. Giusto il tempo di posare le valigie a Palazzo Grazioli, qualche minuto prima delle 17. Si è ben guardato dal ripetere il copione della tragedia targata Iraq, che prende sempre le mosse da Villa Certosa. Si trovava proprio a Porto Rotondo quando, lo scorso 15 aprile, lo raggiunse la notizia dell'uccisione di Fabrizio Quattrocchi, il primo ostaggio italiano morto per mano dei terroristi iracheni. Ma allora il Cavaliere non ritenne opportuno muoversi di lì, scatenando un ciclone di polemiche. Alle 17,20 in punto ieri, invece, era già alla sua scrivania di Palazzo Chigi, dove è giunta di lì a poco la chiamata del primo ministro del governo provvisorio iracheno, Ayad Allawi, che ha espresso il suo cordoglio per Baldoni e gratitudine all'Italia per l'impegno militare e civile « indispensabile » per assicurare un futuro migliore all'Iraq. Qualche minuto prima il premier è stato raggiunto dal ministro degli Esteri, Franco Frattini con il quale ha valutato l'eventualità dei funerali di Stato, che comunque dovrà essere discussa con la famiglia. Reduce da un'identica ondata di critiche sul caso Quattrocchi, sollevate dal ritardato allertamento dei familiari, anche Frattini è stato molto attento a non ripetere l'errore. E si è premurato di far avvertire il fratello di Baldoni, Sandro, dal capo dell'Unità di Crisi, Alessandro Cevese, alle 22,55 di giovedì sera, ancor prima che la notizia fosse divulgata dalla tv araba Al Jazeera. Poi è stato lui stesso a chiamarlo, alle 23,10, quando la morte del collaboratore di " Diario" è diventata una certezza, assicurandosi che pensasse il fratello ad avvertire gli altri familiari. A raccontarlo è stato lo stesso Frattini, che ieri ha ricevuto la telefonata del segretario di Stato americano Colin Powell, durante la sua audizione alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato riunite in seduta congiunta nella sala del Mappamondo di Montecitorio. Ma la notizia più importante che emerge dalla cronologia del caso Baldoni ricostruita dal capo della Farnesina riguarda il video dell'esecuzione in mano ad Al Jazeera. Che « non è un video ma una foto digitale » , rende noto Frattini. La smentita arriva proprio dall'emittente araba. A confermare questa versione, la testimonianza dall'ambasciatore d'Italia a Doha, Giuseppe Buccino, che ha riconosciuto Baldoni attraverso un'immagine, proiettata su un grande schermo negli studi dell'emittente araba. Nel frattempo la procura di Roma, che aveva già aperto un fascicolo sulla morte del freelance, ha aggiunto il reato di omicidio. « Nella foto si vede il corpo di Baldoni in una condizione non cruenta. Niente teste tagliate » , puntualizza Frattini, che assicura: « Faremo di tutto per riavere la salma » . Il capo della Farnesina ribadisce il " no" al terrorismo: « Non ci sentiamo di abbandonare il governo Allawi » . E conferma « l'impegno di portare avanti la missione italiana di pace in Iraq, dove resteremo fin quando il governo provvisorio ce lo chiederà » .

    saluti

  3. #43
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    Predefinito La Croce Rossa chiude la polemica....

    ....non era dei nostri

    ROMA - [ c. ma.] « Sono sconvolto, fino a giovedì sera, alle dieci, avevo elementi per pensare che tutto potesse risolversi per il meglio. Invece, poi, la notizia... »
    Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa, non sa capacitarsi per come siano andate le cose e a Libero ricostruisce la vicenda delle trattative per la liberazione di Enzo Baldoni, smentendo ritardi e reticenze da parte della CroceRossa.
    E accuse, pesanti.
    Enrico Deaglio, direttore del settimanale Diario, ieri su Repubblica affermava che il convoglio, a cui si era aggregato il giornalista, dopo lo scoppio di una mina era ripartito, mentre l'auto di Baldoni era rimasta indietro, e « quelli del convoglio, arrivati a Bagdad, non hanno dato l'allarme. Enzo è stato abbandonato » .
    In più, diceva ancora Deaglio, è stata diffusa la notizia che il giornalista era in una « spedizione non autorizzata dalla Croce Rossa » .
    Cosa ha risposto al direttore di Diario? « Guardi, con Deaglio ci siamo già chiariti. Ho spiegato come la Croce Rossa si sia mossa immediatamente per attivare la propria mediazione, che ha dato subito l'allarme, quando è stata avvistata l'auto abbandonata e bruciata » .
    Può riassumere cosa è successo? « Baldoni è stato rapito il giorno 20, durante il viaggio di ritorno del nostro convoglio da Kufa a Bagdad, visto che a Najaf, dov'era diretto, non è potuto arrivare. Il convoglio è partito il 19, è stato attaccato nella stessa zona il 19, ha proseguito, è arrivato a Kufa, da dove gli americani non li hanno fatti proseguire per ragioni di sicurezza. Baldoni e il suo interprete viaggiavano parecchie centinaia di metri avanti al convoglio e quindi quando i nostri sono passati e si sono resi conto che c'era qualcosa che non andava ha dovuto andare oltre per ragioni di sicurezza, ma subito dopo è stato dato l'allarme » . E la presunta mancanza di comu n i c a z i o n i ?
    « Non volevo intralciare l'andamento delle trattative, e poi avrei dovuto chiarire, come faccio adesso, che Baldoni non era in Iraq anche nella veste di volontario della Croce Rossa. Lo è stato, insieme alla moglie, ma ora faceva solo il suo mestiere e si era unito al nostro convoglio per avere una specie di " lasciapassare" nelle zone più rischiose. Molti giornalisti lo fanno, non è un mistero » .
    E per il recupero della salma? « Ci stiamo prodigando con il massimo impegno perché avvenga il più rapidamente possibile. Come per Fabrizio Quattrocchi, ha molta importanza il risvolto religioso della questione e sono stati attivati gli stessi contatti che ci avevano fatto ottenere il corpo di Fabrizio. Cerchiamo di far capire che, come il Corano impone il culto dei defunti e la sepoltura a una certa data dalla morte, anche per noi la restituzione della salma rappresenta una forma di rispetto della nostra religione » .

    saluti

  4. #44
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    Predefinito Morale e....

    ….moralisti

    Scrive il Foglio di ieri: “invece di domandarci chi siano gli
    assassini, perché e come uccidano senza distinzione, ci siamo
    fatti un’altra domanda: chi sono gli assassinati e che cosa
    rappresentano per noi?”.
    Il che avrebbe prodotto l’ennesima “commedia”: ovvero supporter di Fabrizio Quattrocchi contro fan di Enzo Baldoni, in una abietta manifestazione di quel “moralismo senza morale”, definito “il perfetto paradigma dei nostri tempi”.
    Parzialmente d’accordo: ma il Foglio non ha proprio nulla da rimproverarsi?
    Non discuto la delicatezza con cui è stato trattato il sequestro di Baldoni (siete o non siete un giornale elegante?): discuto il sottotesto, che – pure – talvolta è diventato messaggio principale, motivo conduttore e fin paratesto di quegli articoli.
    E così, il 28 agosto, il Foglio ha inveito contro chi “santificava l’altruismo e l’idealismo del pacifista perché no, lui non merita di morire come quel fascistello che tirò in ballo la sua italianità”. (Fascistello? Chi, a sinistra, ha definito “fascistello” Quattrocchi? Esibire le prove, prego, con nomi e cognomi e date precise e fonti controllabili.
    Sì, forse, qualche anonimo sociopatico ha scritto cose simili sul forum di Indymedia. Ma che vuol dire? Anche sulle porte dei cessi degli autogrill si trovano degli interessanti esercizi letterari, ma non sono esattamente l’espressione più fedele dell’opinione pubblica.
    O ci si intende su questo galateo elementare oppure, la prossima volta, per polemizzare con Sandro Bondi, citerò Roberto Fiore, leader di Forza Nuova: tanto sta a destra pure lui…).
    Per capirci. Io non ritengo affatto sorprendente che i terroristi abbiano ucciso un pacifista (Roberto Mussapi: “Non so se questa crudeltà ci sarà data…”).
    Anzi, lo ritengo perfettamente “logico”, ma proprio perché – pur non essendo, alla lettera, un pacifista – non penso, a differenza del Foglio, che i pacifisti siano i manutengoli occidentali di al Qaida.
    Questo è il punto. I pacifisti veri, quelli non strabici e non pavidi – e ce ne sono tanti – sono nemici del terrorismo.
    Fatale che il terrorismo li consideri propri nemici.
    E, all’occasione, ne faccia scempio.
    Ma il Foglio, quell’idea che i pacifisti siano gli “utili idioti” di al Qaida, l’ha alimentata e vezzeggiata.
    (Senza poter ricorrere – per verecondia storica – a quel
    ’“oggettivamente”, che evoca incubi in chi ha conosciuto la cultura comunista).

    “L’unico pacifista buono è quello morto”
    Dunque, è il Foglio il primo a sorprendersi che il terrorismo abbia ucciso chi ne sarebbe uno zelante alleato.
    Ora che la tragedia si è consumata, il Foglio rischia di trasmettere un messaggio altrettanto pernicioso: l’idea, per dirla in maniera triviale, che “l’unico pacifista buono sia quello morto”.
    Insomma, che Baldoni sia nulla più che un’altra faccia del
    “carattere italiano”.
    Attenzione, non l’identità – dimensione più complessa su cui si sono chinate, pensose, molte intelligenze, da Giacomo Leopardi a Umberto Saba, da Alberto M. Banti a Giulio Bollati – ma il carattere.
    Qualcosa che appartiene al genere della commedia, che tenta la caricatura, che sollecita, al più, un condiscendente paternalismo:
    “l’uomo di pace che, nella sua perfetta innocenza, porta in Iraq il ‘messaggio giusto’, l’impotenza divina dell’agnello sacrificale” (28 agosto) e “la purezza innocente, virginale della vita vagabonda” (30 agosto).
    Il Foglio, nel mentre mostra di attribuire tali formule agli amici di Baldoni, in realtà le fa proprie, perché questo è il massimo che può concedere al pacifista assassinato, una volta che è stato assassinato.
    Prima, quel pacifista esprime, come i suoi compagni, un “sublime moralismo arcobaleno”, che è innanzitutto “stupido, poi ha anche una sua ferocia inumana”.
    Attenzione: qualcosa non torna. State parlando non solo dei sopravvissuti a Baldoni, di coloro che sono stati e sono suoi sodali e affini (e, dunque, perché vivi, attivi e avversari, tuttora destinatari della vostra ostilità): state parlando ANCHE DI LUI.
    In altri termini, il Foglio non può separare la vittima Baldoni dalla sua biografia, dalla parole dette e dai gesti compiuti, dalla sua volontà e dalla sua “concretissima utopia”.
    Il fatto –incontrovertibile – che la morte di Quattrocchi e quella di Baldoni mostrano “l’indistinzione assoluta di due dei nostri ammazzati da loro” (il Foglio di ieri) è il fondamento etico di ogni riflessione.
    Ma non esaurisce quella riflessione. E non ammette che si privi Baldoni di ciò che è stata la sua vita, oltre che di ciò che è stata la sua morte: che lo si amputi, pertanto, di una parte della sua personalità e della sua vicenda umana, che lo si mutili di alcuni tratti per renderlo più accettabile (o meno inaccettabile).
    Colpisce l’imbarazzo che produce (non solo al Foglio) la sua “ingenuità”.
    Quasi che il non essere ingenuo sia di per sé un valore e quasi che l’ingenuità di Baldoni non sia, nitidamente, l’espressione
    – anche gestuale, verbale, letteraria - di una forte passione.
    E qui arriviamo al dunque. Se il Foglio non capisce che quella di Baldoni (anche quella di Baldoni) è identità italiana – magnifica identità italiana di una figura allampanata e biancovestita, vista, attraverso il vetro incrinato dai proiettili, muoversi tra fumo e iracheni, carcasse d’auto e detriti e fuggiaschi – allora sbaglia di brutto.
    Per uscire dal pantano dell’Iraq, sono indispensabili i pacifisti. Anche i pacifisti. E’ ovvio: come fate a non capirlo?

    Luigi Manconi

    dunque per Manconi i siti della sinistra e dei pacifisti sono "cessi".
    E "scribacchini da cessi" sono pure i tanti che abbiamo letto qui sull'argomento.

    Manconi distingue fra "pacifisti veri" ed altri un poco meno veri.
    Lui, naturalmente, è fra i primi.
    Ma non spiega come distinguere gli uni dagli altri.
    Non vorrei che dipendesse dalla "classe e dal colore dei cessi".

    saluti

  5. #45
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    La famiglia Baldoni ancora attende notizie sul corpo di Enzo
    29 Settembre 2004

    ROMA «Sono molto contento della loro liberazione»: è stato questo ieri il commento alla notizia della liberazione delle due Simone di Sandro Baldoni, fratello di Enzo, il giornalista rapito e ucciso in Iraq. Ma vi è anche tristezza perché ricorda che «la famiglia sta ancora aspettando notizie sul recupero del cadavere di Enzo».
    È trascorso più di un mese dalla notizia dell’uccisione del reporter collaboratore del settimanale «Diario» e ancora non si sa nulla sulla sua salma e sulla sua fine. È il 20 agosto quando l'ambasciata italiana a Baghdad comunica di aver perso il contatto con il giornalista free-lance. Secondo una ricostruzione era di ritorno da Najaf e diretto a Baghdad, su di un’auto che precedeva un convoglio non autorizzato della Croce Rossa. Il suo mezzo viene attaccato dalla guerriglia. La carovana non si ferma. Il 21 agosto viene reso noto che l’autista di Baldoni, Ghareeb è rimasto ucciso, il suo cadavere è stato trovato vicino a Najaf, ma del giornalista italiano non si ha alcuna notizia. Sino al 24 agosto quando la tv del Qatar «Al Jazira» trasmette un brevissimo video ricevuto da un gruppo che si definisce «Esercito Islamico in Iraq» con immagini di Baldoni. È l’annuncio del sequestro. Il gruppo terrorista dà all'Italia 48 ore per lasciare l'Iraq. Il 26 agosto sempre Al Jazira comunica l’uccisione di Baldoni. Trasmette una sequenza con il corpo senza vita del reporter italiano. La salma di Enzo non è stata ancora restituita ai suoi familiari.
    Lo ricorda anche il presidente della regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, che chiede al Governo di fare «tutto quanto è in suo potere per far sì che si possa ottenere al più presto la restituzione della salma». E Alfredo Virgili, sindaco di Preci, il paese umbro di origine di Enzo, felice per la liberazione delle due Simone, chiede di incontrarle. Vorrebbe avere qualche informazione in più sulla presenza e sugli spostamenti in Iraq di Enzo Baldoni e raccogliere ogni notizia utile al ritrovamento del suo corpo.


    Salutameli...

  6. #46
    Arrivederci a Tutti!
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    In crisi...

    Siccome NOI liberiamo gli ostaggi...Mr.Bojangles chiede "aiuto" ai morti...

    Quando loro erano al governo,al massimo liberavano la Baraldini...ed oggi festeggiano la "libertà" di Battisti...

    NOI liberiamo gli ostaggi...VOI politicizzate i cadaveri...

    p.s. e questi vorrebbero andare al Governo?

    (mortadellas)

  7. #47
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    In origine postato da peppe
    In crisi...

    Siccome NOI liberiamo gli ostaggi...Mr.Bojangles chiede "aiuto" ai morti...

    Quando loro erano al governo,al massimo liberavano la Baraldini...ed oggi festeggiano la "libertà" di Battisti...

    NOI liberiamo gli ostaggi...VOI politicizzate i cadaveri...

    p.s. e questi vorrebbero andare al Governo?

    (mortadellas)
    Baldoni ERA un ostaggio; com'è che non l'HAI liberato?

    (bananas)

  8. #48
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    In origine postato da MrBojangles
    Baldoni ERA un ostaggio; com'è che non l'HAI liberato?

    (bananas)
    Perché i TUOI amici terroristi non ci hanno lasciato nemmeno 48 ore per provarci.

  9. #49
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    In origine postato da UgoDePayens
    Perché i TUOI amici terroristi non ci hanno lasciato nemmeno 48 ore per provarci.
    Anche per le "Simone" avevano dato 48 ore al PRIMO ultimatum.

    P.S.: hai letto l'editoriale odierno di Libero?

  10. #50
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    In origine postato da MrBojangles
    Anche per le "Simone" avevano dato 48 ore al PRIMO ultimatum.

    P.S.: hai letto l'editoriale odierno di Libero?
    ----------------------
    Ma sei proprio un tontolino: è tanto evidente che il cadavere del
    Baldoni e il rientro trionfale delle "eroine" porta tanta acqua al mulino dei bananas.
    Svegliati

 

 
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