per Perdu
Passo ora alle domande e alle considerazioni di Perdu.
Per quanto riguarda la scelta della grafia, era necessario trovare un equilibrio tra le varie proposte in campo, tenendo conto anche della tradizione scritta del friulano (che per secoli aveva usato senza problemi la “ç”), del fatto che nel friulano ci sono suoni che non esistono in italiano (oltre a “cj” e “gj”, c’è anche la questione delle vocali: mentre in italiano la differenzia principale è tra vocale aperta e vocale chiusa, in friulano è la lunghezza che varia, per cui ci sono vocali brevi e vocali lunghe rese con l’accento circonflesso) e anche del fatto che la scolarizzazione è stata fatta finora in italiano. Mi sembra che alla fine la soluzione sia stata abbastanza buona, rispondendo alle esigenze succitate, senza sacrificare la nostra identità.
Per quanto riguarda le affinità storiche, sono d’accordo con te. E’ chiaro che parliamo di due nazionalità diverse, con storie e personalità ben delineate e, per molti aspetti marcatamente differenti, ma è anche vero che ci sono dinamiche similari e problematiche comuni. Proprio il fatto ti essere le due nazionalità minorizzate più numerose all’interno dello stato italiano ci ha posto di fronte a condizionamenti simili e credo che insieme potremmo dare risposte più incisive di quanto possiamo fare separatamente, anche se mi rendo conto che non si tratta di un percorso semplice.
Credo che la scelta di due varianti di riferimento, con una grafia unica, potrebbe risolvere molti problemi, ma naturalmente si deve valutare con attenzione tutte le conseguenze di tale opzione, anche quelle negative (penso ad esempio ai costi che tale scelta comporterebbe). La questione dei costi del bilinguismo (o in questo caso di una sorta di trilinguismo, tenendo conto delle due coinè sarde e dell’italiano) è sempre stato uno dei cavalli di battaglia degli oppositori delle lingue minorizzate, per cui va affrontata con estrema attenzione. Spesso, infatti, la “gente comune” è molto più sensibile al discorso economico che non a quello dei diritti linguistici, a meno che il livello di autocoscienza non sia veramente alto. A volte anche le persone “interessate”, ma non sufficientemente “motivate”, se poste di fronte alla scelta rispetto dei diritti o costi minori, optano per la seconda strada.
Per quanto riguarda la comissione non ho capito bene se ti riferivi a quella chiamata a lavorare sulla grafia o alla commissione di normalizzazione.
Della prima facevano parte Adriano Ceschia, Silvana Fachin Schiavi, Giovanni Frau, Amedeo Giacomini, Aldo Moretti, Gianni Nazzi, Etelredo Pascolo, Nereo Perini, Giancarlo Ricci, Piera Rizzolati, Eraldo Sgubin (con “arbitro” Xavier Lamuela che fece la scelta finale). Tale comissione fu attiva nel 1985. I criteri di normalizzazione linguistica sono stati invece elaborati inizialmente dal prof. Lamuela, poi dall’OLF (Osservatori regjonâl de lenghe e de culture furlanis) che ha poi delegato tale compito (anche se con un controllo finale sulle decisioni prese) ad una commissione ristretta del Centri Friûl Lenghe 2000, formata da Adriano Ceschia, Donato Toffoli e Alessandro Carrozzo (integrata a volte da altri esperti).
Come ha accolto il friulano standard la gente? Il problema principale è stato che alcuni esponenti del mondo culturale friulano (anche se dovrei direi italiano del Friuli) sono riusciti a creare un sacco di confusione sulla questione, mescolando grafia, lingua standard, ecc. aiutati dai quotidiani locali (da sempre su posizioni antifriulane). Tale campagna diffamatoria, a volte condotta anche sul personale, ha dato nuova forza agli oppositori del friulano che hanno utilizzato la difesa delle varianti e della “naturale oralità” della lingua per contrastare lo standard e con esso dell’uso ufficiale e scritto della lingua. Quando invece si entra nelle scuole e si insegna la grafia ufficiale e la lingua standard - sia direttamente agli studenti, sia, a volte con qualche preconcetto in più, nella formazione dei docenti - spiegando bene i termini della questione, i problemi svaniscono. Di fronte ai fatti, i detrattori della lingua stanno perdendo terreno, ma c’è sicuramente ancora tanto da fare.




Rispondi Citando
e mi sono dimenticato di aggiungere una cosa per Perdu.
), hanno puntato sull'italiano standard, ma ci sono ancora delle persone a Udine che lo parlano. A Udin comunque si parla e si è sempre parlato (anche) in friulano, ma il modello di riferimento per la coinè è quello delle varietà attorno a Udin, soprattutto quelle dell'area collinare che si trova poco più a nord della città.
