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  1. #21
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    per Perdu

    Passo ora alle domande e alle considerazioni di Perdu.
    Per quanto riguarda la scelta della grafia, era necessario trovare un equilibrio tra le varie proposte in campo, tenendo conto anche della tradizione scritta del friulano (che per secoli aveva usato senza problemi la “ç”), del fatto che nel friulano ci sono suoni che non esistono in italiano (oltre a “cj” e “gj”, c’è anche la questione delle vocali: mentre in italiano la differenzia principale è tra vocale aperta e vocale chiusa, in friulano è la lunghezza che varia, per cui ci sono vocali brevi e vocali lunghe rese con l’accento circonflesso) e anche del fatto che la scolarizzazione è stata fatta finora in italiano. Mi sembra che alla fine la soluzione sia stata abbastanza buona, rispondendo alle esigenze succitate, senza sacrificare la nostra identità.

    Per quanto riguarda le affinità storiche, sono d’accordo con te. E’ chiaro che parliamo di due nazionalità diverse, con storie e personalità ben delineate e, per molti aspetti marcatamente differenti, ma è anche vero che ci sono dinamiche similari e problematiche comuni. Proprio il fatto ti essere le due nazionalità minorizzate più numerose all’interno dello stato italiano ci ha posto di fronte a condizionamenti simili e credo che insieme potremmo dare risposte più incisive di quanto possiamo fare separatamente, anche se mi rendo conto che non si tratta di un percorso semplice.

    Credo che la scelta di due varianti di riferimento, con una grafia unica, potrebbe risolvere molti problemi, ma naturalmente si deve valutare con attenzione tutte le conseguenze di tale opzione, anche quelle negative (penso ad esempio ai costi che tale scelta comporterebbe). La questione dei costi del bilinguismo (o in questo caso di una sorta di trilinguismo, tenendo conto delle due coinè sarde e dell’italiano) è sempre stato uno dei cavalli di battaglia degli oppositori delle lingue minorizzate, per cui va affrontata con estrema attenzione. Spesso, infatti, la “gente comune” è molto più sensibile al discorso economico che non a quello dei diritti linguistici, a meno che il livello di autocoscienza non sia veramente alto. A volte anche le persone “interessate”, ma non sufficientemente “motivate”, se poste di fronte alla scelta rispetto dei diritti o costi minori, optano per la seconda strada.

    Per quanto riguarda la comissione non ho capito bene se ti riferivi a quella chiamata a lavorare sulla grafia o alla commissione di normalizzazione.
    Della prima facevano parte Adriano Ceschia, Silvana Fachin Schiavi, Giovanni Frau, Amedeo Giacomini, Aldo Moretti, Gianni Nazzi, Etelredo Pascolo, Nereo Perini, Giancarlo Ricci, Piera Rizzolati, Eraldo Sgubin (con “arbitro” Xavier Lamuela che fece la scelta finale). Tale comissione fu attiva nel 1985. I criteri di normalizzazione linguistica sono stati invece elaborati inizialmente dal prof. Lamuela, poi dall’OLF (Osservatori regjonâl de lenghe e de culture furlanis) che ha poi delegato tale compito (anche se con un controllo finale sulle decisioni prese) ad una commissione ristretta del Centri Friûl Lenghe 2000, formata da Adriano Ceschia, Donato Toffoli e Alessandro Carrozzo (integrata a volte da altri esperti).

    Come ha accolto il friulano standard la gente? Il problema principale è stato che alcuni esponenti del mondo culturale friulano (anche se dovrei direi italiano del Friuli) sono riusciti a creare un sacco di confusione sulla questione, mescolando grafia, lingua standard, ecc. aiutati dai quotidiani locali (da sempre su posizioni antifriulane). Tale campagna diffamatoria, a volte condotta anche sul personale, ha dato nuova forza agli oppositori del friulano che hanno utilizzato la difesa delle varianti e della “naturale oralità” della lingua per contrastare lo standard e con esso dell’uso ufficiale e scritto della lingua. Quando invece si entra nelle scuole e si insegna la grafia ufficiale e la lingua standard - sia direttamente agli studenti, sia, a volte con qualche preconcetto in più, nella formazione dei docenti - spiegando bene i termini della questione, i problemi svaniscono. Di fronte ai fatti, i detrattori della lingua stanno perdendo terreno, ma c’è sicuramente ancora tanto da fare.
    Cuant che la gnove gjenerazion e sarà imbevude fin a la medole di tâl spirt di indipendence e a si varà formade une salde cussience nazionâl, che finore e mancje ancje tes personis studiadis, i Furlans no formaran plui une ecezion fra ducj i popui de tiere... e la pome de libertât, completamentri madure e colarà a la plui lizere bavesele.

    Achille Tellini (1866-1938)

  2. #22
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    Grazie mille çorut, ho letto tutto ciò che ci hai scritto con enorme interesse!
    Ora ho "riordinato" un pò le mie idee a proposito di lingue retiche, e mi è sembrato quindi di capire che se tra ladini dolomitici e ladini friulani esiste un rapporto simile a quello tra sardi campidanesi e sardi logudoresi (con l'eccezione che tra noi esiste un'area di transizione linguistica dove si parla la "Limba de Mesanìa/Lingua di Mezzo", mentre tra di voi c'è una striscia italianofona che vi isola), queste comunità sono molto più lontane linguisticamente, oltre che geograficamente e politicamente, dai romanci.
    Mi è venuta la pelle d'oca ad apprendere che esistono ambienti universitari nei quali ci si ostina a voler inserire le lingue retiche e sarde tra le lingue italo-romanze!
    Per il sardo (e mi sembra di poter affermare con certezza anche per il ladino-friulano) le differenze sono talmente cubitali, che sono impossibili da negare! Per noi sardi il metodo più efficace per azzittire qualsiasi italiano negazionista, è fargli leggere ed ascoltare la nostra lingua: la nostra lingua parla da sola, non solo farla rientrare tra i "dialetti italiani" è impossibile, ma anche classificarla come "Lingua italo-romanza", perchè di tale sistema linguistico non ha nemmeno le caratteristiche principali!

    Altro discorso per il Corso. Parlando da profano potrei dirti che il corso ha subito a livello internazionale un processo di sopravvalutamento, infatti è un "dialetto italiano" (il termine è obsoleto, ma almeno rende l'idea) molto più "dialetto" di quanto non lo sia il lombardo o il piemontese! Infatti il suo grado di somiglianza col toscano è talmente stretto da spingere molti studiosi non solo a considerarlo a pieno titolo un dialetto italiano, ma anche a classificarlo come dialetto TOSCANO.
    Le ragioni del suo "sapravvalutamento" penso vadano ricercate nella storia moderna della Corsica, e nella politica coloniale su di essa applicata da parte della Francia.
    Se per la Francia negare l'italianità del nizzardo o di Tenda è stato facile a causa della contiguità territoriale con zone da sempre francofone, un discorso simile era improponibile in Corsica. In Corsica era impossibile una colonizzazione volta a francesizzare in silenzio, infatti l'isola è lontana dal continente francese, mentre sfiora quello italiano. Inoltre non è un'area di confine tra Francia e Italia, ma se dovessimo erroneamente considerare la Sardegna come Italia (ma sottolineo l'"erroneamente"), la Corsica è TOTALMENTE inglobata in territorio italiano.
    Proprio la natura geografica della Corsica quale enclave, oltre che una radicata cultura conservativa dei corsi (in questo simili a noi sardi), hanno minato il cammino di francesizzazione totale e plenaria dell'isola. Ecco così che i francesi hanno deciso di staccare l'isola dall'Italia, invece che depennando l'italianità in favore di una francesità (come fatto a Nizza e a Tenda), in favore di un sentimento nazionale corso! Incanalando l'antifrancesismo in un sentimento nazionale corso, anzichè italiano, la Francia non è venuta menbo alle sue logiche di divide et impera.
    Nell'ultimo secolo e mezzo così anche i corsi più antifrancesi sono diventati antiitaliani, e la lingua che fino a inizio 1800 veniva usato nelle scuole e nelle università corse (esisteva anche il detto "tu parli in Crusca", per indicare il fatto di parlare in lingua "pulita" cioè italiano), è stata rifiutata dai corsi stessi! I corsi hanno perso l'occasione per aggrapparsi (come hanno fatto le minoranze sudtirolesi, francofone, e slovene in Italia; i ticinesi e gli istriani in Svizzera e Croazia, ecc...) a una nazione vicina (o meglio al resto della nazione italiana) per autotutelarsi.
    E mentre la Francia negava l'italiano, affermava l'esistenza di una lingua totalmente indipendente: il Corso, a cui peraltro per ora ha dato scarsissimi riconoscimenti! La diabolicità della colonizzazione francese nell'isola è ora palese: i corsi odiano gli italiani più di quanto non odino i francesi, e la loro lingua è morente, basti pensare che il corso è più parlato in Sardegna (in Gallura vivono minoranze corsofone) che in Corsica! Anche nei fora di indipendentisti corsi è lingua morente, il 95% dei messaggi sono in francese!




    Gratzias meda o çorut! A si biri!

    Cristianu


  3. #23
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    Stamattina ero ancora un po' addormentato e mi sono dimenticato di aggiungere una cosa per Perdu.
    Lo standard è basato sulle varietà centrali del friulano che sono quelle parlate attorno a Udin / Udine, ma a Udin la borghesia cittadina ha usato per un bel po' di tempo un dialetto veneto (una sorta di veneto coloniale mescolato con il friulano) per differenziarsi dalla "plebe" friulana. Poi, quando si sono accorti che i "padroni" non erano più veneziani (e ci sono arrivati con un secolo e mezzo di ritardo... ), hanno puntato sull'italiano standard, ma ci sono ancora delle persone a Udine che lo parlano. A Udin comunque si parla e si è sempre parlato (anche) in friulano, ma il modello di riferimento per la coinè è quello delle varietà attorno a Udin, soprattutto quelle dell'area collinare che si trova poco più a nord della città.
    E, per quanto riguarda la capitale, nonostante antiche faide tra città, Udin lo è senza dubbio, anche perché come dice la canzone: "O ce biel cjistiel a Udin, o ce biele zoventût, zoventût come a Udin no si 'nt cjate in nissun lûc..." Per diversi anni agli ingressi cittadini erano visibili i cartelli con la scritta "Udin. Capitâl dal Friûl". Adesso li hanno tolti perché non rispondono alle caratteristiche fissate dalla legge per la segnaletica stradale.
    Cuant che la gnove gjenerazion e sarà imbevude fin a la medole di tâl spirt di indipendence e a si varà formade une salde cussience nazionâl, che finore e mancje ancje tes personis studiadis, i Furlans no formaran plui une ecezion fra ducj i popui de tiere... e la pome de libertât, completamentri madure e colarà a la plui lizere bavesele.

    Achille Tellini (1866-1938)

 

 
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