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  1. #11
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    A si biri. Si viodìn lunis che al ven. Mandi.

    Bene arrivato in questo forum


    A nos bìdere, nos bidimus Lunis ki 'enit
    Magister Militum

  2. #12
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    Originally posted by Perdu
    io sono del parere che la soluzione migliore per la lingua sarda sia l'uso di entrambe le varianti, sul modello norvegese.
    a si biri
    çau Perdu
    anche secondo me bisognerebbe usare entrambe le varianti ma con una sola grafia.
    Dove posso trovare notizie sul modello norvegese?
    mi interessa molto
    A si biri Kitzi
    Juanluca

  3. #13
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    Originally posted by Janluca
    çau Perdu
    anche secondo me bisognerebbe usare entrambe le varianti ma con una sola grafia.
    Dove posso trovare notizie sul modello norvegese?
    mi interessa molto
    A si biri Kitzi
    Juanluca
    Il problema purtroppo nasce quando a dover utilizzare il sardo sono le istituzioni valide per tutta l'isola, tra cui il governo isolano... Se all'interno delle singole provincie (che l'anno prossimo saranno 8 e più o meno rispecchieranno le suddivisioni linguistiche) i problemi di quale dei due standard usare sono facilmente ovviabili, non sono tali a livello "regionale".

    Rimango fermamente convinto del fatto che comunque all'interno delle due aree linguistiche devono essere usati i due standard in tutte le istituzioni a contatto col cittadino, uno standard ibrido (come è proposto per la "Limba de Mesanìa") sarebbe utile solo per le istituzioni "neutre", che valgono per entrambe le due sub-comunità, primo tra tutti il governo regionale!

    A proposito:

    a quando il sito della regione INTERAMENTE (e nona pezzettini) in Lingua??!!

  4. #14
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    ...speriamo a presto...

  5. #15
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    Originally posted by Janluca
    çau Perdu
    anche secondo me bisognerebbe usare entrambe le varianti ma con una sola grafia.
    Dove posso trovare notizie sul modello norvegese?
    mi interessa molto
    A si biri Kitzi
    Juanluca
    certo questo è ovvio! non è pensabile scrivere il campidanese con una grafia diversa dal logudorese e viceversa!
    controlla nel sito www.sardu.net ci sono numerosi esempi di logudorese/nuorese e campidanese scritti con la stessa grafia!

    ti cerco i siti dove avevo trovato le infromazioni sul norvegese e sulla legislazione!
    ciao

  6. #16
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    Originally posted by Perdu
    certo questo è ovvio! non è pensabile scrivere il campidanese con una grafia diversa dal logudorese e viceversa!
    controlla nel sito www.sardu.net ci sono numerosi esempi di logudorese/nuorese e campidanese scritti con la stessa grafia!

    ti cerco i siti dove avevo trovato le infromazioni sul norvegese e sulla legislazione!
    ciao
    Gratzias meda.

  7. #17
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    Originally posted by Janluca
    Gratzias meda.
    1)http://www3.sk.sympatico.ca/muens/gr.../language.html

    2)
    http://encyclopedia.thefreedictionary.com/Bokmal

    3)
    http://www.sprakrad.no/engelsk.htm

    de importu
    http://www.sprakrad.no/policy.htm

    in norbeja de oi faint su ki su sardu at fatu po milli annus, e nemus si kèsçat!

  8. #18
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    Originally posted by Çorut
    Vi chiedo scusa se non rispondo subito alle vostre domande e/o considerazioni, ma per questioni logistiche (impegni pressanti che mi portano per un po' lontano dal computer...) adesso riuscirei solo a scrivere un paio di battute, invece preferisco farlo con un po' più di calma per darvi risposte un po' più articolate. Per cui rimando le risposte a lunedì... naturalmente se nel frattempo volete aggiungere altre domande e/o considerazioni o qualcun altro desidera intervenire, sarò ben contento di rispondere.
    A si biri. Si viodìn lunis che al ven. Mandi.
    potrei sapere i nomi dei componenti della commissione per lo standard friulano e come la gente ha accettato questo standard?
    ti torru gràtzias/ti ringrazio!

  9. #19
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    Grazie a tutti voi per l’accoglienza e per l’interesse dimostrato per gli argomenti che ho esposto.

    Per quanto riguarda le domande che mi avete rivolto, cercherò di rispondere con ordine.

    per Cristianu - prima parte

    Comincio con la domanda di Cristianu relativa ai rapporti tra friulani, ladini (dolomitici) e romanci.
    La teoria dell’unità linguistica ladina (definizione diffusa soprattutto a sude delle Alpi) o retoromanza (termine in uso principalmente tra gli studiosi transalpini) è nata nell’Ottocento ed è stata fatta conoscere in Italia da Graziadio Isaia Ascoli (1829-1907). Alla base di tale teoria c’era l’idea di una grande area unitaria (che andava dalla Svizzera all’Istria) in cui la latinità aveva sviluppato caratteristiche particolari (dovute ad un substrato prelatino che si riteneva retico) tali da differenziarla linguisticamente dalle regioni latine contermini. Tale unità sarebbe stata poi interrotta dall’avanzata delle popolazioni germaniche, “italiane” (o altre neolatine) e slave. Per effetto di tale separazione territoriale anche la lingua, un tempo comune, si sarebbe diversificata dando origine alle tre varietà: romancio, ladino dolomitico e friulano. In realtà la situazione è più complessa, basti pensare che la realtà protostorica e prelatina di queste tre aree presenta caratteristiche marcatamente differenti tali da inficiare l’esistenza di un substrato comune (tieni conto che il termine “retico” tende ad indurre in errore, infatti il substrato retico è presente tra i romanci e in buona parte della Ladinia, ma è scarsamente presente in Friuli, e il termine ‘scarsamente’ è un eufemismo...).
    Tale teoria ha avuto contestazioni fin dal principio soprattutto da parte di “studiosi” italiani che rifiutavano l’esistenza di realtà linguistiche neolatine non italiane in tali zone. Questa scuola di pensiero negazionista è tuttora ben viva e vegeta e ha uno dei suoi centri propulsori nell’università di Padova e sembra aver fatto alcuni proselti anche fuori dai confini italiani. Per i sostenitori di questa scuola, romancio, ladino e friulano sono dialetti periferici e conservativi di un antico sistema linguistico padano-alpino (ovviamente italiano). Naturalmente la conclusione è sempre la stessa: “in seno alla Romània il romancio, il dolomitico e il friulano appartengono al complesso delle varietà italoromanze, come anche il sardo, il corso e tutti i dialetti assegnati generalmente alla lingua italiana” (Johannes Kramer, 2000). Questi “studiosi” contestano la validità delle altre tesi considerandole frutto di un “romanticismo etnista”, ma le loro argomentazioni sono fondate su criteri che fanno impallidire le lacune e le incoerenza delle altre teorie. Per esempio prendono in considerazione alcuni elementi morfologici e li confrontano in piccole porzioni di territorio confinanti e, procedendo così a pezzettini, giungono alla conclusione che non esistono cesure tali da poter affermare la presenza di sistemi linguistici differenti. Si dimenticano però di dire che con questo sistema anche il portoghese o il catalano sarebbero dei dialetti italiani... C’è poi la divisione in sistema italoromanzo, galloromanzo, iberoromanzo, ecc. che in realtà raggruppa le lingue secondo criteri statali... per cui arrivano anche a dire che, per esempio, visto che i grigioni (romanci) hanno come seconda lingua il tedesco e non l’italiano, allora la loro è “una lingua romanza a pieno titolo”... con lo stesso sistema potremmo dire che l’arabo parlato in Cirenaica o in Tripolitania (quando queste erano colonie italiane) era un dialetto italoromanzo! Con queste panzane c’è gente che si è costruita una carriera universitaria di tutto riguardo. Mi sembra ci sia poco da aggiungere.
    Tornando al discorso dell’unità ladina, è chiaro che la tesi sviluppatasi nell’Ottocento presenta diverse falle, ma, al momento, in giro non c’è di meglio. Per dovere di cronaca, segnalo la presenza di una teoria isolata (sostenuta dal prof. Mario Alinei dell’università di Utrecht) che - partendo dalle nuove ipotesi sull’origine, sulla datazione e sui siti occupati dagli indoeuropei - sostiene che la particolarità ladina sia stata originata da un substrato prelatino di matrice slava. Personalmente ritengo che tale ipotesi, per ora, manchi di elementi convincenti, ma non sono tra coloro che scartano qualcosa a priori solo perché non trova l’avallo dalla storia ufficiale.
    Cuant che la gnove gjenerazion e sarà imbevude fin a la medole di tâl spirt di indipendence e a si varà formade une salde cussience nazionâl, che finore e mancje ancje tes personis studiadis, i Furlans no formaran plui une ecezion fra ducj i popui de tiere... e la pome de libertât, completamentri madure e colarà a la plui lizere bavesele.

    Achille Tellini (1866-1938)

  10. #20
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    per Cristianu - seconda parte

    Dal punto di vista politico-culturale la tesi dell’unità latina faceva da base al programma politico del friulano Achil Telin / Achille Tellini (1866-1938) che tra il 1918 e la presa di potere del fascismo fu il promotore dell’idea di uno stato ladino (che nella sua estensione minima coincideva con il Friuli e in quella massima comprendeva anche il Cadore, la Ladinia e i Grigioni) indipendente e neutrale (per separare Austria, Italia e Jugoslavia ed evitare nuove guerre provocate dalle rispettive mire espansionistiche). In tale periodo pubblicò anche un rivista in friulano intitolata “La Patrie Ladine”. E’ sua una delle più belle testimonianze del desiderio di indipendenza nazionale friulano (La Patrie Ladine, 1922):
    “Cuant che la gnove gjenerazion e sarà imbevude fin a la medole di tâl spirt di indipendence e a si varà formade une salde cussience nazionâl, che finore e mancje ancje tes personis studiadis, i Furlans no formaran plui une ecezion fra ducj i popui de tiere, comprindûts i altris Ladins, e la pome de libertât, completamentri madure e colarà a la plui lizere bavesele.” [Quando la nuova generazione sarà completamente permeata di un tale spirito di indipendenza e si sarà formata una solida coscienza nazionale, che finora manca anche tra gli intellettuali, i Friulani non saranno più un’eccezione tra tutti i popoli della terra, compresi gli altri Ladini, e il frutto della libertà, pienamente maturo, cadrà al primo alito di vento.]
    Al giorno d’oggi in Friuli sono attivi due gruppi che richiamano già dal nome il legame interladino: Istitût Ladin-Furlan “Pre Checo Placeran” e “Ladins dal Friûl”. I contatti tra operatori culturali ladini e friulani sono abbastanza frequenti (diverso invece il rapporto con i romanci).

    Da un punto di vista più emozionale che non scientifico posso dirti che, se italiani, occitani, sardi e galiziani sono nostri “cugini”, ladini e romanci sono nostri “fratelli”. Posso aggiungere che, almeno per quanto riguarda le persone più coscientizzate, si tratta di un sentimento condiviso in particolare tra Friuli e Ladinia (e tra Ladinia e Grigioni).
    Personalmente ho alcune difficoltà nel comprendere le varietà del Canton dei Grigioni: ci sono certe parole o costruzioni significativamente similari, ma la comprensione generale non è più agevole che, per esmpio, con l’occitano. Discorso diverso per il ladino dolomitico: con le varietà della Val Gardena e della Val Badia non capisco certe parole (soprattutto quelle entrate dal tedesco), ma il ladino della Val di Fassa è simile al friulano della Bassa, si capisce quasi tutto senza grossi sforzi. Faccio un esempio con un passaggio della presentazione della Grammatica del Ladino Standard (naturalmente le somiglianze aumentano quando si tratta di lessico scientifico o “alto”):

    Ladino Standard: “Con la publicazion dla Gramatica dl Ladin Standard onse arjont n travert essenzial sun l troi dla modernisazion dl ladin. Ma al se trate demé de n prum vare de n lonch work in progress: sciche vigni lingaz messarà l ladin standard cresce e madurì adum y deberieda con chi che l adora, con i ladins enstesc”.
    Friulano Standard: “Cu la publicazion de Gramatiche dal Ladin Standard si à razont un travuart essenziâl sul troi de modernizazion dal ladin. Ma [al] si trate dome di un prin pas di un lunc work in progress: tant che ogni lengaç il ladin standard al varà di cressi e madurî adun e insiemit cun cui che lu dopre, cui ladins instès”.
    Italiano: “Con la pubblicazione della Grammatica del Ladino Standard si ha raggiunto un traguardo essenziale sulla via della modernizzazione del ladino. Ma si tratta solamente di un primo passo in un lungo work in progress: come ogni linguaggio il ladino standard dovrà crescere e maturare unitamente e assieme a chi lo usa, i ladini stessi”.

    Qualche nota generale sui ladini dolomitici puoi trovarla nel sito www.vejin.com , non è molto, ma offre una prima infarinatura sull’argomento. Sei vuoi invece dare un’occhiata a un sito di informazioni in ladino standard vai su www.noeles.net .
    Per quanto riguarda invece la pianificazione linguistica (e penso che questo possa interessare anche tutti gli operatori linguistici sardi) il sito di riferimento è www.spell-termles.ladinia.net ove si trovano anche i collegamenti alle principali istituzioni ladine (associazioni, istituto pedagogico, ecc.).
    Per i romanci invece l’associazione di riferimento è la Lia Rumantscha (www.liarumantscha.ch/rr/index.html) oppure, se ti interessa vedere informazioni scritte in romancio, puoi dare un’occhiata al sito www.suedostschweiz.ch/medien/lq/index.cfm .

    Accennavi poi ad un programma radio in friulano. A parte qualche breve trasmissione isolata sulla Rai regionale del Friuli VG e a qualche trasmissione un po’ più impegnativa su un’emittente privata locale, il friulano è utilizzato principalmente da Radio Onde Furlane, emittente comunitaria con sede a Udin / Udine. Considerato che il suo sito è in aggiornamento, si possono trovare esempi di radiogiornali settimanali (pensati per le comunità friulane all’estero) realizzati in collaborazione tra Onde Furlane e l’ALEF. All’indirizzo www.alef-fvg.it/onde/index.htm c’è l’archivio delle trasmissioni (audio solo in friulano, testi in friulano, italiano, spagnolo ed inglese).
    Cuant che la gnove gjenerazion e sarà imbevude fin a la medole di tâl spirt di indipendence e a si varà formade une salde cussience nazionâl, che finore e mancje ancje tes personis studiadis, i Furlans no formaran plui une ecezion fra ducj i popui de tiere... e la pome de libertât, completamentri madure e colarà a la plui lizere bavesele.

    Achille Tellini (1866-1938)

 

 
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