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Discussione: Ossezia

  1. #51
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    Predefinito La Francia...

    ....s'è desta

    Né la mobilitazione dei rappresentanti dei musulmani di Francia né quella del mondo arabo possono farci credere al sorgere idilliaco di un solo islam illuminato, come cercano di suggerire alcuni serafici commentatori.
    Questo islam moderato, praticato dalla maggioranza dei francesi musulmani, viene rifiutato da una parte della loro comunità, che presta sempre più ascolto ai retrogradi discorsi integralisti.
    E non sono solo le grandi coscienze dell’islam a essersi fatte sentire sulla scena internazionale, durante tutta questa settimana, attraverso varie dichiarazione di sostegno alla politica della Francia.
    “Siamo profondamente colpiti dalla solidarietà e dalla compassione espresse in modo unanime dalle più alte autorità dell’islam” ha dichiarato martedì scorso il ministro degli Esteri, Michel Barnier.
    Ma chi avrà provato tanta compassione e solidarietà dopo l’assassino del giornalista americano Daniel Pearl e di decine di altri ostaggi uccisi, come il nostro collega italiano, “in applicazione della sentenza di Dio?”.
    Solo nell’ultima settimana, il terrorismo islamico ha colpito in Afghanistan, in Russia, in Israele, falcidiando decine di civili senza mai sollevare l’indignazione musulmana.
    La compassione è andata alla Francia in ringraziamento della posizione assunta contro l’intervento in Iraq e della politica pro araba in medio oriente.
    “La Francia ha difeso la causa dell’Iraq prima e dopo la caduta del regime di Saddam Hussein. E noi non vogliamo perdere un’amica”, ha dichiarato il Consiglio degli ulema sunniti.
    Ed è sempre in omaggio alla politica propalestinese della Francia che i movimenti terroristi islamici di Jihad, Hezbollah e di Hamas hanno richiesto la liberazione degli ostaggi.
    Quell’Hamas che lo stesso giorno rivendicava un duplice attentato in Israele che è costato la vita a 16 persone.
    Tutte queste indulgenze particolari sono un fardello pesante da portare. Tanto più che le magnanimità di estremisti e sciabolatori assomigliano molto a quella concessa, la settimana scorsa, da al Qaida al Vaticano, per via delle posizioni antiguerra di quest’ultimo.
    “Il Vaticano non sarà mai un nostro obiettivo”, ha dichiarato l’organizzazione terroristica che in compenso intende scegliere i propri bersagli e colpire l’Italia per obbligare “le sudice truppe italiane a lasciare l’Iraq”.
    Per fortuna ora la solidarietà musulmana spende tutta la propria influenza per liberare Malbrunot e Chesnot ed emarginare i loro screditati rapitori. Forse, si può sperare che le grandi coscienze dell’islam pacifista, in futuro, sapranno denunciare e isolare ogni tipo di fanatismo.
    Ma per adesso non è questo il caso.
    Il trattamento di riguardo del quale beneficiamo ci invita quindi a interrogarci sul posto che la Francia, primo paese mulsumano d’Europa, oggi ha preso nel mondo arabo.

    Lasciare in pace il lupo?
    Non dimentichiamo l’essenziale: la Francia a sua volta è il bersaglio della terza guerra mondiale dichiarata l’11 settembre 2001 dal “nazislamismo”, l’ideologia che intende imporre l’ordine islamista in tutto il mondo, a cominciare dai paesi musulmani. Rappresentata da al Qaida, è una barbarie che minaccia sia le democrazie musulmane sia i cristiani e gli ebrei.
    Una barbarie che ha assassinato il comandante Massud due giorni prima di abbattere le torri del World Trade Center.
    Sotto il nome di “resistenza” impedisce all’Iraq di procedere sulla strada della democrazia, mentre sogna di sottometterlo alla sharia.
    E’ la stessa selvaggia barbarie che ha permesso all’Iran di appendere a testa in giù una ragazza di 16 anni per “atti incompatibili con la castità”.
    Solo l’estremismo islamista conduce a tali orrori.
    Sarebbe ora che gli europei, contrari alla guerra o animati dallo spirito di Monaco, aprissero finalmente gli occhi e smettessero di fare paralleli tra l’integralismo islamista di bin Laden e l’integrismo cristiano che, secondo loro, ispirerebbe la politica di George Bush. Non sono evidentemente commensurabili, il gusto per la morte dell’uno e il moralismo protestante dell’altro, che d’altronde ha buoni motivi per vedere il Male all’opera nelle inaudite violenze commesse in nome del Corano.
    Dobbiamo rinunciare a resistere al nuovo totalitarismo, reso folle dopo il maldestro intervento americano in Iraq?
    No, è evidente.
    E’ lì che oggi si vince o si perde la guerra intrapresa dalle democrazie. Ed è lì che la Francia è attesa.
    Bush o Kerry? Repubblicano o democratico?
    Se fossi americano, voterei repubblicano. Ricordo il finale di
    “Pierino e il lupo”, racconto in musica di Sergej Prokoviev.
    Di recente, l’ex presidente democratico Bill Clinton deve averne registrata una nuova versione politicamente corretta.
    Nella versione originale, Pierino cattura il lupo e lo rinchiude in uno zoo. A questo finale Clinton ne ha preferito un altro più tollerante: Pierino, cattura il lupo, ma poi se ne dispiace e libera la bestia che grida un arrivederci pieno di riconoscenza.
    “E’ giunto il momento di lasciare i lupi in pace”, conclude l’ex presidente americano.
    I lupi, che hanno iniziato a conquistare il mondo, non aspettano altro.
    Ivan Rioufol
    © Le Figaro/Volpe - Il Fogli

    saluti

  2. #52
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    Mustang ha decisamente ragione.

    Lo scrivo in primis perchè succede che siamo daccordo una volta all'anno, allora lo metto in evidenza!

    Nel mondo arabo manca, almeno negli ultimi 20-30 anni una voce critica verso l'intromissione della religione nell'organizzazione degli stati, della vita pubblica, della società.
    La nostra storia, anche se ricchissima di errori ed orrori ha sempre avuto una critica, lo furono i cristiani ai tempi di Roma, i monaci nel MedioEvo, i riformisti luterani, gli scienziati e gli artisti rinascimentali, gli illuministi, i repubblicani francesi, fino al bolscevismo, al socialismo, alla resistenza contro i totalitarismi, sia stata essa di matrice politica o religiosa, fino al 68, ai movimenti studenteschi e operai, all'ambientalismo...

    Persone a volte discutibili, ma sempre e comunque anticorpi necessari all'evoluzione democratica della nostra società.

    Nel vicino Oriente, nelle nazioni a maggioranza islamica in Asia ed in Africa non è così.
    Non esiste una vera e propria critica. Ci sono esempi stupendi di lotta, in Birmania, in Sri Lanka, l'avvocatessa Premio Nobel iraniano... Persone che da sole sfidano il sistema oppressivo e bigotto che le opprime. Ma la società non le segue. In nessun caso.
    Io sono convinto che la stragrande maggioranza di arabi, di mussulmani, di persone moderate che vivono in quelle nazioni condivide in pieno le idee liberali di queste persone, ma ha capito, sulla sua pelle, che quelle idee, da loro, non vinceranno mai.
    E' triste ma credo che molti siano convinti che la religione sia oggi l'unica ricchezza di cui disporre, l'unica speranza per una società, coranicamente, più libera. Senza accorgersi che una società religiosa, lo sarebbe in Italia come in Iran, altro non è che una società di divieti e di privazioni (per molti) e di privilegi assurdi (per pochi).

    Io credo che in questo dramma noi (occidentali) abbiamo le nostre colpe, in quanto i regimi democratici di quelle nazioni sono stati sempre osteggiati da noi mentre le dittature (dai sultanati a quelle militar-religiose) in qualche modo supportate perchè faceva comodo spartire le ricchezze del greggio con pochi piuttosto che con società intere dotate, magari, pure di spirito critico.

    Pensate ai sondaggi tra i visitatori che fa periodicamente il sito web di AlJazeera: poche settimane fa quasi in 90% dei votanti si dichiarava favorevole allo smantellamento di AlQuaeda in quanto gruppo terroristico che non rispetta i precetti coranici. Questa settimana circa il 45% dei votanti (immagino le stesse persone) ha dichiarato che considera gli atti di AlQuaeda comunque positivi nel contesto di una maggiore libertà per i popoli arabi.

    Capite la differenza? Fa paura!

  3. #53
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    ...non basta avere paura. Bisogna agire. Esportare democrazia, con le buone o con le cattive, per liberare i musulmani dalla schiavitù morale e materiale in cui sono costretti da una minoranza di fondamentalisti fanatici e violenti.
    Altrimenti è tartufismo.

  4. #54
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    Parigi. “La Francia di oggi agisce come Pétain, dandosi arie da de Gaulle. E’ quello che rivela la gestione della crisi degli ostaggi, e mi rattrista profondamente”:
    Alain Finkielkraut, intellettuale e filosofo, sembra condannato ad andare contro corrente. Lo fa quasi con aria di rassegnazione, consapevole che le sue analisi del presente non sempre gli procurano simpatie, quasi mai consensi. Ma lo fa portando sino in fondo il suo ragionamento, davanti a pagine fitte di appunti.
    Anche i francesi vengono attaccati in Iraq. E’ la fine di un’illusione di innocenza e immunità?
    “Per i francesi dovrebbe essere la fine dell’innocenza. Ma ricordiamoci quello che è accaduto in Spagna: l’11 marzo un attentato fa centinaia di morti a Madrid. Un giornale israeliano titola, con dolorosa ironia: ‘Benvenuti nel mondo reale’. E gli spagnoli rispondono: ‘No, questo mondo non è il nostro, siamo contro la guerra che l’America conduce contro il terrorismo, dunque non possiamo essere obiettivi del terrorismo’.
    Qualcosa di simile viviamo oggi, purtroppo, in Francia. Di fronte all’attacco a due concittadini, la Francia, unanime, risponde: ‘Noi non lo meritiamo, ci dovete un trattamento speciale.
    Noi non abbiamo mai approvato la guerra in Iraq, noi conduciamo in medio oriente una politica favorevole alla sovranità irachena e alla sovranità palestinese. Ci dovete ricompensare: rilasciate gli ostaggi, avete sbagliato obiettivo’. No, purtroppo, per la Francia non è la fine dell’innocenza.
    All’indomani dell’assassinio di un giornalista italiano, la Francia rivendica uno statuto speciale”.

    La prima richiesta dei rapitori è stata di abrogare la legge che vieta il velo islamico nelle scuole francesi. Si tratta di un pretesto, di una provocazione, di una dichiarazione di guerra?
    “E’ uno degli effetti della planetarizzazione. Nel nostro mondo senza frontiere non ci sono soltanto medici senza frontiere, farmacisti senza frontiere o umanitari senza frontiere: ci sono anche fatwa senza frontiere. Gli integralisti non temono di fare la guerra agli ebrei e ai crociati dovunque e con i loro mezzi.
    I rapitori iracheni si sono davvero sentiti offesi dalla legge francese contro l’ostentazione di simboli religiosi nelle scuole. Aggiungo che i musulmani francesi si erano premuniti di dire su tutte le Cnn del mondo arabo che questa legge stigmatizzava l’islam, con gran disprezzo per la verità. Quando la legge era in discussione, il rappresentante della tendenza più estremista del Consiglio francese del culto musulmano aveva dichiarato che l’esclusione delle ragazze velate dalle scuole era per i musulmani l’equivalente della stella gialla per gli ebrei, ricevendo il sostegno di giornalisti e intellettuali progressisti. E’ una menzogna. Questa legge può certo essere criticabile, ma in nessun caso stigmatizza l’islam, in quanto vieta di ostentare tutti i simboli religiosi, e non dovunque, ma all’interno delle scuole, ovvero in un luogo specifico. Molti hanno dimenticato che la laicità francese è stata ben più severa e feroce con la Chiesa cattolica di quanto non lo sia con l’islam. Oggi viviamo le deliranti ricadute della critica riduttrice e falsa di questa legge e gli effetti perversi della dissoluzione tecnologica di ogni frontiera e di ogni sovranità”.

    Hamas ha detto che è stato un qui pro quo
    La reazione francese ha colpito: violento choc nell’opinione pubblica, una mobilitazione imponente e compatta, trattative ai più alti livelli. Secondo molti, la reazione delle autorità italiane davanti al rapimento di Enzo Baldoni non regge il confronto.
    “Io stesso mi sento parte di questa formidabile mobilitazione, condivido i sentimenti dei miei compatrioti, e ritengo che sia dovere della Francia fare tutto il possibile perché i due giornalisti vengano rilasciati. Quello che assolutamente non condivido è l’autocompiacimento francese. Capisco che la Francia lodi l’unanimità nazionale e che si senta rassicurata dal sentimento di lealtà espresso dai musulmani francesi, ma ritengo osceno che si gioisca ottusamente dell’ondata di simpatia sollevata in tutto il mondo arabo, da quello moderato a quello più integralista. Anch’io mi sarei rallegrato se i rappresentanti del mondo arabo fossero usciti dal loro lungo silenzio sulla barbarie in corso in Iraq e nella cosiddetta resistenza irachena per denunciare la presa di ostaggi in quanto tale. Ma questo non è accaduto: da Arafat ad Hamas passando per la Lega Araba, tutti ci hanno spiegato che si è trattato di un qui pro quo”.
    “Hamas e Arafat non hanno condannato che vengano presi in ostaggio e uccisi dei civili, ma che vengano presi in ostaggio dei francesi, militanti contro la guerra. E non solo il governo francese, pienamente sostenuto dai media, accetta questo tipo di ragionamento, ma lo fa proprio per bocca del ministro degli Esteri. In un’intervista ad al Jazeera, Michel Barnier ha ben spiegato che gli appelli alla liberazione degli ostaggi arrivati dall’insieme dei paesi arabi e musulmani, di qualsiasi sensibilità e orizzonte, premiano ‘quello che fa da lungo tempo la Francia nella regione, in Iraq e in Palestina, per la dignità, la libertà e la sovranità dei popoli’. Lo stesso ministro degli Esteri ha reclamato la liberazione degli ostaggi facendo riferimento alla politica francese, dissociandosi in questo modo da tutti gli altri paesi i cui cittadini hanno subito o subiranno la stessa sorte, nepalesi, americani, inglesi o italiani. Sono sbalordito che si possa ricorrere al bel principio della libertà e della sovranità dei popoli, nel momento stesso in cui si dice alla forza bruta:
    ‘Sono dalla tua parte, hai sbagliato obiettivo’. Questa è la Francia di oggi: più agisce come Pétain, più prende arie da De Gaulle. Qualunque sia l’esito dell’affare – e voglio ribadirlo ancora una volta, mi auguro con tutto il cuore che tutto si risolva presto e bene – la logica terrorista avrà vinto. Perché sospendere le distinzioni tra il civile e il militare è una logica terrorista. La Francia reclama la propria indipendenza dalla politica americana, ma cade nella dipendenza dalla barbarie, nella misura in cui noi stessi, oggi, ragioniamo in base a una logica barbara”.

    Nel momento in cui la Francia negozia per la liberazione di due concittadini, in Ossezia centinaia di ostaggi, bambini soprattutto, muoiono in una scuola. Anche in questo caso, una pratica senza frontiere?
    “Constato che oggi la presa di ostaggi si banalizza, anche a causa dei discorsi di chi ne è vittima. Il telegiornale dell’una sull’emittente pubblica France 2 si è aperto con un dibattito dal titolo: ‘Putin, criminale di guerra?’. E’ seguito l’intervento dell’ex leader sindacale Marc Blondel che ha spiegato come la presa in ostaggio dei due francesi sia la diretta conseguenza della guerra di Bush. Non voglio certo dire che il comportamento delle autorità russe o del presidente americano non si debbano analizzare e criticare, ma colpisce la grande difficoltà dell’occidente di accettare di avere nemici. L’occidente non sa pensare il proprio nemico”.

    Ma questo nemico non è oggettivamente difficile da pensare? Per molti il terrorismo fondamentalista ha scatenato una guerra civile all’interno del mondo arabo, colpendo soprattutto i moderati, i laici, nostri naturali alleati.
    “In teoria è cosí, ma nei fatti i moderati si sono allineati sulla linea degli estremisti. A mia conoscenza finora nessuno ha condannato la presa di ostaggi in quanto tale, ma la presa di ostaggi francesi. Nessuno ha detto: ‘Abbiamo reagito tardi, ma questa volta saremo impietosi’, al contrario hanno promesso di riaddormentarsi non appena la Francia sarà tranquilla. All’ombra di un’apparente moderazione, prospera l’estremismo. E anche quelli che lottano dall’interno contro i propri estremisti, parlano lo stesso linguaggio barbaro. E’ in termini barbari che è stata denunciata la barbarie dei terroristi, perché è barbarie considerare la presa di ostaggi come mezzo di lotta legittima. I rappresentanti dell’islam francese hanno difeso a Baghdad la legge sulla laicità, dimostrando di essere dei repubblicani. Ma quando il nostro ministro degli Esteri reclama uno statuto speciale per la Francia, dimostra che è la Repubblica a essersi schierata sotto lo stendardo dell’integralismo”.

    Il presidente del Senato italiano Marcello Pera ha parlato delle necessità di una solidarietà occidentale.
    “Se vogliamo evitare di entrare nella logica degli integralisti e di alimentare quello che chiamano lo scontro di civiltà, basta pensare semplicemente che si tratta di una guerra ‘alla’ civiltà, in quanto tale. La criminalizzazione della presa di ostaggi è una conquista della civiltà, non soltanto occidentale. Per questo si deve criticare senza condiscendenza l’attuale posizione della Francia. Posso comprendere che in Italia qualcuno abbia reagito con ammirazione o invidia davanti alla formidabile mobilitazione della nostra classe politica, mentre in Sardegna un primo ministro in bandana faceva gli onori di casa a un Tony Blair a bocca aperta. Capisco la vergogna che possono aver provato gli italiani, ma dico loro di non ammirare il comportamento dei francesi, che da un punto di vista filosofico ‘giustifica’ l’esecuzione di Baldoni. Se si devono rilasciare gli ostaggi francesi in nome della politica francese, allora significa che bisognava uccidere l’ostaggio italiano a causa della politica italiana: è un ragionamento vergognoso. Se l’Europa fosse qualcosa di diverso da un ectoplasma occupato unicamente a verificare i criteri diMaastricht, imporrebbe il rispetto di criteri di umanità e solidarietà.
    Trovo che il clima in Francia sia irrespirabile”.

    Francesca Pierantozzi su il Foglio del 8 settembre

    saluti

  5. #55
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    Predefinito La Francia agisce....

    ...come Pétain dandosi arie da De Gaulle

    Parigi. “La Francia di oggi agisce come Pétain, dandosi arie da de Gaulle. E’ quello che rivela la gestione della crisi degli ostaggi, e mi rattrista profondamente”:
    Alain Finkielkraut, intellettuale e filosofo, sembra condannato ad andare contro corrente. Lo fa quasi con aria di rassegnazione, consapevole che le sue analisi del presente non sempre gli procurano simpatie, quasi mai consensi. Ma lo fa portando sino in fondo il suo ragionamento, davanti a pagine fitte di appunti.
    Anche i francesi vengono attaccati in Iraq. E’ la fine di un’illusione di innocenza e immunità? “Per i francesi dovrebbe essere la fine dell’innocenza. Ma ricordiamoci quello che è accaduto in Spagna: l’11 marzo un attentato fa centinaia di morti a Madrid.
    Un giornale israeliano titola, con dolorosa ironia: ‘Benvenuti nel mondo reale’. E gli spagnoli rispondono: ‘No, questo mondo non è il nostro, siamo contro la guerra che l’America conduce contro il terrorismo, dunque non possiamo essere obiettivi del terrorismo’.
    Qualcosa di simile viviamo oggi, purtroppo, in Francia.
    Di fronte all’attacco a due concittadini, la Francia, unanime, risponde: ‘Noi non lo meritiamo, ci dovete un trattamento speciale.
    Noi non abbiamo mai approvato la guerra in Iraq, noi conduciamo in medio oriente una politica favorevole alla sovranità irachena e alla sovranità palestinese. Ci dovete ricompensare: rilasciate gli ostaggi, avete sbagliato obiettivo’. No, purtroppo, per la Francia non è la fine dell’innocenza. All’indomani dell’assassinio di un giornalista italiano, la Francia rivendica uno statuto speciale”.

    La prima richiesta dei rapitori è stata di abrogare la legge che vieta il velo islamico nelle scuole francesi. Si tratta di un pretesto, di una provocazione, di una dichiarazione di guerra? “E’ uno degli effetti della planetarizzazione. Nel nostro mondo senza frontiere non ci sono soltanto medici senza frontiere, farmacisti senza frontiere o umanitari senza frontiere: ci sono anche fatwa senza frontiere. Gli integralisti non temono di fare la guerra agli ebrei e ai crociati dovunque e con i loro mezzi. I rapitori iracheni si sono davvero sentiti offesi dalla legge francese contro l’ostentazione di simboli religiosi nelle scuole. Aggiungo che i musulmani francesi si erano premuniti di dire su tutte le Cnn del mondo arabo che questa legge stigmatizzava l’islam, con gran disprezzo per la verità. Quando la legge era in discussione, il rappresentante della tendenza più estremista del Consiglio francese del culto musulmano aveva dichiarato che l’esclusione delle ragazze velate dalle scuole era per i musulmani l’equivalente della stella gialla per gli ebrei, ricevendo il sostegno di giornalisti e intellettuali progressisti. E’ una menzogna. Questa legge può certo essere criticabile, ma in nessun caso stigmatizza l’islam, in quanto vieta di ostentare tutti i simboli religiosi, e non dovunque, ma all’interno delle scuole, ovvero in un luogo specifico. Molti hanno dimenticato che la laicità francese è stata ben più severa e feroce con la Chiesa cattolica di quanto non lo sia con l’islam. Oggi viviamo le deliranti ricadute della critica riduttrice e falsa di questa legge e gli effetti perversi della dissoluzione tecnologica di ogni frontiera e di ogni sovranità”.

    Hamas ha detto che è stato un qui pro quo
    La reazione francese ha colpito: violento choc nell’opinione pubblica, una mobilitazione imponente e compatta, trattative ai più alti livelli. Secondo molti, la reazione delle autorità italiane davanti al rapimento di Enzo Baldoni non regge il confronto. “Io stesso mi sento parte di questa formidabile mobilitazione, condivido i sentimenti dei miei compatrioti, e ritengo che sia dovere della Francia fare tutto il possibile perché i due giornalisti vengano rilasciati. Quello che assolutamente non condivido è l’autocompiacimento francese. Capisco che la Francia lodi l’unanimità nazionale e che si senta rassicurata dal sentimento di lealtà espresso dai musulmani francesi, ma ritengo osceno che si gioisca ottusamente dell’ondata di simpatia sollevata in tutto il mondo arabo, da quello moderato a quello più integralista. Anch’io mi sarei rallegrato se i rappresentanti del mondo arabo fossero usciti dal loro lungo silenzio sulla barbarie in corso in Iraq e nella cosiddetta resistenza irachena per denunciare la presa di ostaggi in quanto tale.
    Ma questo non è accaduto: da Arafat ad Hamas passando per la Lega Araba, tutti ci hanno spiegato che si è trattato di un qui pro quo”. “Hamas e Arafat non hanno condannato che vengano presi in ostaggio e uccisi dei civili, ma che vengano presi in ostaggio dei francesi, militanti contro la guerra. E non solo il governo francese, pienamente sostenuto dai media, accetta questo tipo di ragionamento, ma lo fa proprio per bocca del ministro degli Esteri. In un’intervista ad al Jazeera, Michel Barnier ha ben spiegato che gli appelli alla liberazione degli ostaggi arrivati dall’insieme dei paesi arabi e musulmani, di qualsiasi sensibilità e orizzonte, premiano ‘quello che fa da lungo tempo la Francia nella regione, in Iraq e in Palestina, per la dignità, la libertà e la sovranità dei popoli’. Lo stesso ministro degli Esteri ha reclamato la liberazione degli ostaggi facendo riferimento alla politica francese, dissociandosi in questo modo da tutti gli altri paesi i cui cittadini hanno subito o subiranno la stessa sorte, nepalesi, americani, inglesi o italiani. Sono sbalordito che si possa ricorrere al bel principio della libertà e della sovranità dei popoli, nel momento stesso in cui si dice alla forza bruta:
    ‘Sono dalla tua parte, hai sbagliato obiettivo’. Questa è la Francia di oggi: più agisce come Pétain, più prende arie da De Gaulle. Qualunque sia l’esito dell’affare – e voglio ribadirlo ancora una volta, mi auguro con tutto il cuore che tutto si risolva presto e bene – la logica terrorista avrà vinto. Perché sospendere le distinzioni tra il civile e il militare è una logica terrorista. La Francia reclama la propria indipendenza dalla politica americana, ma cade nella dipendenza dalla barbarie, nella misura in cui noi stessi, oggi, ragioniamo in base a una logica barbara”.
    Nel momento in cui la Francia negozia per la liberazione di due concittadini, in Ossezia centinaia di ostaggi, bambini soprattutto, muoiono in una scuola. Anche in questo caso, una pratica senza frontiere? “Constato che oggi la presa di ostaggi si banalizza, anche a causa dei discorsi di chi ne è vittima. Il telegiornale dell’una sull’emittente pubblica France 2 si è aperto con un dibattito dal titolo: ‘Putin, criminale di guerra?’. E’ seguito l’intervento dell’ex leader sindacale Marc Blondel che ha spiegato come la presa in ostaggio dei due francesi sia la diretta conseguenza della guerra di Bush. Non voglio certo dire che il comportamento delle autorità russe o del presidente americano non si debbano analizzare e criticare, ma colpisce la grande difficoltà dell’occidente di accettare di avere nemici. L’occidente non sa pensare il proprio nemico”.
    Ma questo nemico non è oggettivamente difficile da pensare? Per molti il terrorismo fondamentalista ha scatenato una guerra civile all’interno del mondo arabo, colpendo soprattutto i moderati, i laici, nostri naturali alleati. “In teoria è cosí, ma nei fatti i moderati si sono allineati sulla linea degli estremisti. A mia conoscenza finora nessuno ha condannato la presa di ostaggi in quanto tale, ma la presa di ostaggi francesi. Nessuno ha detto: ‘Abbiamo reagito tardi, ma questa volta saremo impietosi’, al contrario hanno promesso di riaddormentarsi non appena la Francia sarà tranquilla. All’ombra di un’apparente moderazione, prospera l’estremismo. E anche quelli che lottano dall’interno contro i propri estremisti, parlano lo stesso linguaggio barbaro. E’ in termini barbari che è stata denunciata la barbarie dei terroristi, perché è barbarie considerare la presa di ostaggi come mezzo di lotta legittima. I rappresentanti dell’islam francese hanno difeso a Baghdad la legge sulla laicità, dimostrando di essere dei repubblicani. Ma quando il nostro ministro degli Esteri reclama uno statuto speciale per la Francia, dimostra che è la Repubblica a essersi schierata sotto lo stendardo dell’integralismo”.
    Il presidente del Senato italiano Marcello Pera ha parlato delle necessità di una solidarietà occidentale. “Se vogliamo evitare di entrare nella logica degli integralisti e di alimentare quello che chiamano lo scontro di civiltà, basta pensare semplicemente che si tratta di una guerra ‘alla’ civiltà, in quanto tale. La criminalizzazione della presa di ostaggi è una conquista della civiltà, non soltanto occidentale. Per questo si deve criticare senza condiscendenza l’attuale posizione della Francia. Posso comprendere che in Italia qualcuno abbia reagito con ammirazione o invidia davanti alla formidabile mobilitazione della nostra classe politica, mentre in Sardegna un primo ministro in bandana faceva gli onori di casa a un Tony Blair a bocca aperta. Capisco la vergogna che possono aver provato gli italiani, ma dico loro di non ammirare il comportamento dei francesi, che da un punto di vista filosofico ‘giustifica’ l’esecuzione di Baldoni. Se si devono rilasciare gli ostaggi francesi in nome della politica francese, allora significa che bisognava uccidere l’ostaggio italiano a causa della politica italiana: è un ragionamento vergognoso. Se l’Europa fosse qualcosa di diverso da un ectoplasma occupato unicamente a verificare i criteri di Maastricht, imporrebbe il rispetto di criteri di umanità e solidarietà. Trovo che il clima in Francia sia irrespirabile”.

    Francesca Pierantozzi su il Foglio del 8 settembre

    saluti

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    Predefinito L'Italia non è....

    ….la Francia

    Le vittime della guerra scatenata dall’islam radicale contro l’occidente sono tutte uguali in quanto vittime di guerra, colpite dal nostro nemico.
    Per noi non ci sono differenze etiche tra pacifisti e body guard, ebrei decapitati e nepalesi sgozzati, bambini di Beslan e poliziotti iracheni squarciati dalle bombe, operatori umanitari come le due dolci Simone e giornalisti come Daniel Pearl o Enzo Baldoni, soldati americani o inglesi o italiani.
    I nemici che sequestrano le vittime e le ammazzano sono anche loro tutti uguali nell’essere nemici, e non smettono di essere
    nemici se cooperano ai loro fini e alle loro condizioni per il rilascio di due di noi, francesi, mentre ammazzano decine dei nostri, i civili
    ebrei dei due bus di Beersheba.
    I nostri mezzi, tecnologia, coraggio in battaglia, bombe, repressione, caccia al terrorista e anche cooperazione umanitaria, idealismo pacifismo e diplomazia, sono il riflesso della varietà e complessità e libertà della nostra società, divisa e differente perché libera dall’intolleranza e dal fanatismo religioso e cieco.
    I loro mezzi sono la pirateria, l’orrore che intimidisce e annichilisce, l’odio cruento per i civili di ogni età colore religione e nazionalità: hanno girato perfino un video dentro la scuola che è diventata il Ground Zero russo per farci vedere che cosa sia un moderno campo di concentramento islamico nella palestra dei bambini agghindata di bombe che pendono dai canestri. Speriamo che il vasto mondo dei buoni non abbia voltato la faccia dall’altra parte, e che abbia visto.
    Questi principi guida, e non l’ambiguità esemplare di Chirac, tirata in ballo dai demagoghi della sinistra italiana e riscattata con onore dai tanti francesi che non ci stanno, sono l’unica razionale e possibile condotta anche nello sforzo di unità nazionale per la salvezza di due vite generose di ragazze italiane.
    La tattica dei sequestri multicolore e multinazionali serve a questo, è la carta giocata dal nemico per scompaginarci, per illuderci e deluderci, per terrorizzarci e indurci nel pantano della doppia morale.
    In guerra non c’è altro soccorso che la vittoria, i mezzi umanitari vanno commisurati al fine benigno che è la sconfitta del nemico. Tutto il resto è spregevole chiacchiera politicante, peloso umanitarismo che moltiplica i pericoli.
    Sono cose che dovremmo sapere dai tempi del rapimento di Aldo Moro, per quanto si tratti di un’altra storia, un altro tempo, un altro paradigma: dividerci tra chi sacrifica la vita di un ostaggio e chi predica di volerlo salvare a tutti i costi è precisamente l’obiettivo del nemico, pur così diverso eppure analogo nella tecnica terrorista, brigantesca e ricattatoria affinata nei secoli.
    Stiano perciò molto attenti i Berlusconi, i Letta e i capi dei servizi, ma anche i Fassino e gli altri che non siano immemori:, si ricordino che l’Italia del colonnello Giovannone, dello scambio dei
    terroristi assassini in cambio di una pace impossibile e, a quel prezzo, insopportabile, non è o non dovrebbe più essere l’Italia di oggi.
    Non siamo la Francia.
    Ci siamo presi le nostre responsabilità nella forma che abbiamo scelto noi, non combattendo la guerra di liberazione dell’Iraq (che politicamente appoggiavamo) ma combattendo per consolidare la pace; abbiamo chiesto che cessino i finanziamenti europei ad Hamas; abbiamo fatto il contrario di Zapatero, non siamo fuggiti di fronte al dolore; cerchiamo di difendere la pace e la sicurezza interna con un dialogo intelligente anche con una parte del mondo islamico, fondato sulla nostra identità di occidentali, e dovremmo andare fieri di aver salvato con le armi tre italiani, catturando i predoni che li avevano rapiti.
    L’unità nazionale è alla prova, come sempre: una cosa seria o una volgare truffa.
    Che il governo e le opposizioni sappiano scegliere è il nostro augurio.

    Ferrara su il Foglio del 8 settembre

    saluti

  7. #57
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