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10. Non puoi votare in questo sondaggio
  • Sì, è per questo che sono liberale classico liberista

    8 80.00%
  • No, me ne frego del motto"Il massimo della felicità per il massimo numero di persone".

    2 20.00%
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Risultati da 61 a 70 di 139

Discussione: Chi va all'inferno?

  1. #61
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    Predefinito Per incidens ...

    proprio il pubblicano e peccatore Zaccheo, dopo l'incontro col Cristo, si pentità, cambierà vita, tanto da essere ricordato come santo (festa: 20 agosto), e patrono degli albergatori, in quanto ebbe l'onore di ospitare Gesù a casa sua.

  2. #62
    .
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    Predefinito

    Riassumendo: ad essere atei e buoni per tutta la vita non ci si guadagna nulla, i cattivi e pentiti meritano il paradiso: suvvia, almeno il purgatorio!!

    Non pensi che la paura della morte sia sufficienta a far pentire chiunque sinceramente? Ne ho visti tanti chiamare terrorizzati il parroco una volta giunti al "dunque"...

    Preferisco comportarmi secondo coscienza nell'unica vita "certa" che conosco, se poi altra vita sara', vorra' dire che brucero'...

  3. #63
    Iterum rudit leo
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    Avere timore, anche solo in punto di morte, del giudizio di Dio è già di per sè un titolo di merito. Al contrario, non ne vedo alcuno nella superbia di chi rifiuta pervicacemente il perdono divino. Poi, ovviamente, solo il Signore può giudicare il livello di "sincerità" del pentimento e le eventuali attenuanti per chi muore senza fede.

  4. #64
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    Predefinito

    In origine postato da Flora
    Riassumendo: ad essere atei e buoni per tutta la vita non ci si guadagna nulla, i cattivi e pentiti meritano il paradiso: suvvia, almeno il purgatorio!!

    Non pensi che la paura della morte sia sufficienta a far pentire chiunque sinceramente? Ne ho visti tanti chiamare terrorizzati il parroco una volta giunti al "dunque"...

    Preferisco comportarmi secondo coscienza nell'unica vita "certa" che conosco, se poi altra vita sara', vorra dire che brucero'...
    1) Se si è atei o non credenti si potrà compiere solo il bene naturale, non quello soprannaturale.
    2) Guarda poi che pentirsi non è facile. Il pentimento presuppone la compunzione del cuore ed il dolore sincero dei peccati. Non è un generico "mi pento", detto con le labbra, ma deve essere sincero e sentito. E ciò porta anche una radicale conversione, ad un cambiamento di vita e proposito fermo e sincero di non offendere più Dio.
    3) Quanto al fatto che molti si pentano in punto di morte, beh ... questo ... vale fino ad un certo punto, dal momento che la morte può sopraggiungere all'improvviso e, dunque, la persona che può aver rimandato il suo pentimento, può anche non aver avuto il tempo di pentirsi sinceramente. Quella di morire in grazia di Dio è un dono speciale di Dio stesso: il dono della perseveranza finale, perchè da esso si decide tutto.
    4) Il purgatorio, comunque, è già salvezza. Chi è o va in purgatorio sa bene che è solo temporaneo ed ha la certezza che potrà vedere Dio e godere il paradiso. Chi va all'inferno, no. E' lontano da Dio. Per sempre.
    5) Quanto al fatto che preferisci arroccarti alla vita "certa", beh ... è una tua scelta. L'inferno, che tu ci creda o no, esiste. Senz'altro le pene dell'Inferno hanno due caratteri: sono pene di danno (in quanto l'anima dannata ha perso eternamente il sommo Bene, cioè Dio) e sono, al contempo, pene di senso (in quanto l'anima prima e poi, alla resurrezione dei corpi, anche questi, sentono, avvertono davvero un dolore, una sofferenza oserei dire "sensibile"). Ma il discorso si fa assai complesso. Noi sappiamo per fede (in quanto rivelato) che esiste e tuttavia anche la ragione può intuirne l'esistenza. Lo stesso Voltaire, filosofo empio, nella sua opera del 1752, “La legge naturale” (La loi naturelle), ad esempio, ebbe il buon senso di scrivere: "Se tutto il creato ci dimostra l'esistenza di un Ente infinitamente sapiente, la nostra ragione ci dice che deve pur essere infinitamente giusto. Ma come potrebbe essere tale se non sapesse né ricompensare né punire? Il dovere di ogni sovrano è di castigare le azioni cattive e di premiare quelle buone. Volete che Dio non faccia ciò che la stessa giustizia umana sa fare?".

  5. #65
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Re: Chi va all'inferno?

    In origine postato da yurj
    Dreyer va all'inferno

    Cmq, il papa ha detto che basta esser stati buoni e si va lo stesso in paradiso, quindi non occorre più far nulla
    A me risulta che il Papa, a meno che non abbia cambiato idea ultimamente, ha affermato che tutti possano avere la salvezza indipendentemente dalla religione, tranne però gli atei che sarebbero dannati.

    Personalmente sono credente, anche se in maniera MOOOLTOOOO personale, ma credo che l'inferno non esista e nel caso indicato da marcejap entrambi alla fine siano salvati.

  6. #66
    più arcipreti, meno arcigay
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    Predefinito

    In origine postato da marcejap
    Insomma, per ora, anche in virtù dei risultati del sondaggio, mi par di capire che è meglio ammazzare, stuprare, sbudellare e fare le peggio cose al prossimo ma credere sinceramente in Dio (e magari quelle cose farle in nome di Dio) ed andare comunque in paradiso. A fare i buoni, al solito, non ci si guadagna niente. Anzi, alla fine te lo rivogano nel culo alla stragrande perchè ti sbattono nelle fiamme dell'inferno.

    Insomma, il mondo è dei furbi.

    A leggere il vangelo e vedere come è stato ridotto Gesù e come è ridotta oggi al chiesa cattolica, mi viene il dubbio se non sia stato l'essersi installata in Italia, a ridurre così la chiesa.

    Mi sto convincendo che l'Islam in fondo ha un pregio: sarà una religione di merda, però non si vergogna di ammetterlo.
    hai ragione, marce.

    a vivere in questo mondo secondo la legge di Dio ti pigliano tutti per il culo e ti dicono che dovresti divertirti.
    Bisognerebbe fare come gli atei, che fanno quel che vogliono secondo la loro non meglio precisata "coscienza".

    Peccato che costoro, dopo essersi fatti i cazzi loro tutta la vita, pretendono se c'è davvero un Paradiso di entrarci.

    Curioso, no?

  7. #67
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    Predefinito Re: Re: Re: Chi va all'inferno?

    In origine postato da Esmor
    A me risulta che il Papa, a meno che non abbia cambiato idea ultimamente, ha affermato che tutti possano avere la salvezza indipendentemente dalla religione, tranne però gli atei che sarebbero dannati.

    Personalmente sono credente, anche se in maniera MOOOLTOOOO personale, ma credo che l'inferno non esista e nel caso indicato da marcejap entrambi alla fine siano salvati.
    In quale circostanza????
    Il battesimo è fondamentale: "chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo" si legge nel Vangelo. Non penso che il Papa abbia affermato qualcosa contrario alla Divina Rivelazione.

  8. #68
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    Predefinito

    In origine postato da Augustinus
    A chi ed a cosa ti riferisci?

    Hai capito benissimo!

  9. #69
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    In origine postato da Thomas Aquinas
    Lascialo perdere, è abituato ad insultare a destra e a manca...
    Ti sbagli, chierico: non a destra e a manca!

    Sono invece abituato a restituire gli insulti agli stupidi e a chi insulta il buon senso e la ragione con discorsi fantascientifici spacciandoli per veri.


  10. #70
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    Predefinito Re: Chi va all'inferno?

    In origine postato da marcejap
    Vi pongo un quesito religioso. Ci sono due persone:

    -Il primo è un uomo comune e normale, ma ateo. Non ha mai ucciso nessuno, rubato o compiuto danni al prossimo. E' solo non credente (oppure credente nella non esistenza di Dio). Alla fine dei suoi giorni non si pente di peccati (che comunque non ha commesso) e muore;

    -Il secondo ha ucciso, torturato, rubato, stuprato, commesso i peggio delitti, ma è un credente. Uccide nei giorni di lavoro e la domenica va a messa con la famiglia. Alla fine della sua vita si pente, riceve l'estrema unzione e muore.

    A vostro parere, chi dei due va all'inferno e chi in paradiso?
    Secondo la dottrina cattolica, nessuno dei due, in quanto nessuno ha compiuto "bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata » (Mt 12,31)". Il secondo si farà una paccata di purgatorio.

    ...È opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura, 114 si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L'esperienza degli uomini la convalida.

    1855 Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della Legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore.

    Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca.

    1856 Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione:

    « Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale [...] tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, ecc. [...] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali ». 115

    1857 Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso ». 116

    1858 La materia grave è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: « Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre » (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo.

    1859 Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell'atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L'ignoranza simulata e la durezza del cuore 117 non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.

    1860 L'ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l'imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.

    1861 Il peccato mortale è una possibilità radicale della libertà umana, come lo stesso amore. Ha come conseguenza la perdita della carità e la privazione della grazia santificante, cioè dello stato di grazia. Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio.

    1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.

    1863 Il peccato veniale indebolisce la carità; manifesta un affetto disordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato e che sia rimasto senza pentimento, ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale. Tuttavia il peccato veniale non rompe l'alleanza con Dio. È umanamente riparabile con la grazia di Dio. « Non priva della grazia santificante, dell'amicizia con Dio, della carità, né quindi della beatitudine eterna ». 118

    « L'uomo non può non avere almeno peccati lievi, fin quando resta nel corpo. Tuttavia non devi dar poco peso a questi peccati, che si definiscono lievi. Tu li tieni in poco conto quando li soppesi, ma che spavento quando li numeri! Molte cose leggere, messe insieme, ne formano una pesante: molte gocce riempiono un fiume e così molti granelli fanno un mucchio. Quale speranza resta allora? Si faccia anzitutto la Confessione... ». 119

    1864 « Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata » (Mt 12,31). 120 La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo. 121 Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

 

 
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