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da www.dsonline.it
28 Aprile 2003
di Giorgio Frasca Polara
Le servili cortesie del console generale d’Italia a Ginevra nei confronti dei signori Savoia? Quisquilie e pinzillacchere, avrebbe detto il pur monarchico Totò se avesse appreso come e quanto tengono questi signori al loro ben gonfio portafoglio. Sapevamo che il signor Vittorio Emanuele non considera del tutto chiuso il contenzioso patrimoniale con la Repubblica italiana sui cespiti a suo tempo confiscati (ricordiamo che il terzo comma, ancora e sempre in vigore, della XIII disposizione transitoria della Costituzione ha stabilito che “i beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946 sono nulli”). Sapevamo anche che i legali dei signori Savoia intendono proporre – proprio per scavalcare spirito e lettera della disposizione costituzionale – una sottile distinzione tra i beni dello stato sabaudo e quelli della famiglia Savoia: gioielli a chili, grandiosa Villa Ada, eccetera.
Non sapevamo invece, e lo apprendiamo da Massimo Riva, che ne ha scritto (nel silenzio generale, e tale rimasto anche dopo la sua denuncia: per questo ne scriviamo anche noi) sull’ “Espresso”, che la commozione del signor Vittorio Emanuele nel rivedere l’Italia non è giunta né giunge né giungerà mai al punto di trasferirvi, insieme alla persona sua e dei familiari, anche il domicilio fiscale. Insomma, una cosa è rimettere un piede sul patrio suol, ma un’altra è lasciare ben fermo l’altro piede – quello fiscale – in Svizzera per non esser costretto a diventare soggetto dell’erario repubblicano. Insomma, i ricordi e le emozioni sono una cosa, e un’altra sono i soldi fatti, che so?, con le intermediazioni di armi.
Non fa quindi una grinza la frecciata polemica rivolta da Massimo Riva anche alla sinistra parlamentare che, nel dichiarare “esaurito” quel primo comma della XIII disposizione che vietava l’ingresso dei Savoia maschi, non ha posto almeno la condizione che il ritorno degli eredi Savoia in Italia non fosse a mezzo servizio, ovvero col piede fiscale prudentemente altrove.
P.S. Tra gli argomenti usati per riaprire le frontiere ai Savoia si sostenne che il divieto al ritorno era ormai insostenibile perché contrario alle norme comunitarie sulla libera circolazione dei cittadini. Giusto. Peccato che il domicilio fiscale dei signori Savoia sia in Svizzera, un paese che notoriamente non fa parte dell’Ue, e ostinatamente non vuole farne parte.
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Saluti
R.




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