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  1. #31
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  2. #32
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    NON VEDENTE RIACQUISTA LA VISTA ASCOLTANDO PRODI A PORTA A PORTA
    10/11/2004 - 22:05
    Viterbo
    Una donna, Giannina Brondi, non vedente dalla nascita, ascoltando un discorso di Prodi sulla RAI, ha improvvisamente riacquistato la vista. Il fatto è accaduto Mercoledì sera.
    Le autorità, la polizia e i medici dell'ospedale dove la donna si stava preparando ad un intervento alla cornea stanno indagando sull'accaduto.
    La Chiesa Cattolica invita alla prudenza.
    Il noto telepredicatore Giuliano Ferrara, nella sua trasmissione, ha invitato tutti i credenti a pregare, individuando nel miracolo la prova dell'unione fra Prodi e il Signore.

  3. #33
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    Predefinito tratto da L'AVVENIRE 11 novembre 2004

    DIBATTITO

    Dalle radici cristiane dell’Europa ai progetti di Zapatero: una nuova ondata anticattolica? Replica all’analisi di Scoppola

    Chi sta col laicismo?

    Parla il politologo Pietro De Marco: «Viene sottovalutata la potenzialità del conflitto in atto. Non si può limitare la fede alla coscienza»

    Di Marina Corradi

    «Del tutto irrealistica, priva di ogni fondamento, l'idea di un'offensiva anticattolica». Dalle radici cristiane d'Europa taciute all'offensiva di Zapatero al caso Buttiglione, parola di Pietro Scoppola su Repubblica, è stata tutta un'immaginazione. Abbiamo solo fatto un brutto sogno. Ma Pietro De Marco, docente di sociologia della religione all'università di Firenze, contraddice il grande vecchio della storiografia cattolica: «Invitare i cattolici a distogliere gli occhi da un conflitto che li riguarda in termini decisivi e suggerire loro come remedium una sana consuetudine col "dubbio", è chiedere a una parte costitutiva dell'Occidente la cecità». Immaginazione, dunque, la reazione anticattolica? Affatto. De Marco: «Io sono convinto - la questione del Preambolo ne è stata sintomatica - dell'esistenza di un blocco di secolarizzazione attiva all'interno dell'apparato intellettuale responsabile degli atti della produzione legislativa europea. La ripresa della visibilità e rilevanza della Chiesa romana a partire dall'attuale pontificato ha risvegliato coordinate anticlericali antiche in Europa, nel tentativo di fare fronte a questa nuova acquisita autorità. La percezione di convergenze fra taluni governi e Chiese nazionali - penso a Aznar e a Berlusconi - con conseguenti ricadute sulla politica europea sono state dall'Europa laica diagnosticate con attenzione, generando un effetto di argine e di risposta contraria: questa mi pare un'ipotesi assolutamente ragionevole. La ripresa del fenomeno religioso, la questione islamica avanzante, sono altre parti di un quadro che per la cultura europea laico-secolare è elemento di allarme e mobilitazione. Che Scoppola ritenga che questo quadro conflittuale non esista, oppure sia riconducibile alla fisiologia dei rapporti tra laici e cristiani, tutto ciò mi pare ingenuità».
    E la Spagna di Zapatero? Davvero è un isolato «fatto a sè»?
    «Che la Spagna sia un sommovimento profondamente inserito nella scacchiera europea mi pare incont estabile. I vescovi, certo, "non esasperano gli animi", ma chiamano anche i fedeli alla difesa della concezione cristiana dell'uomo. È facile insomma sottolineare la sottovalutazione delle potenzialità di conflitto in atto, in Europa come a Madrid, nel pezzo di Scoppola».
    Perché questa sottovalutazione? Perché Scoppola non vede?
    «Perché ammettere i conflitti sarebbe un legittimare sia pure in parte le ragioni di chi si arma. Il prendere le armi comporta sempre dei rischi. Scoppola, credo, teme per il valore per lui fondamentale: l'equilibrio tra fede e laicità».
    Non è però che la fede cristiana sia in ottima salute, dopo decenni di sudditanza alla laicità. E anche la cultura cattolica appare quasi schiacciata.
    «Per Scoppola questa analisi non sarebbe condivisibile: forma della cultura cattolica, nella sua cifra, è animazione della realtà terrena, senza la costruzione di alcun fronte. E il massimo valore da tutelare, la convivenza della Chiesa con la laicità e la democrazia».
    Lo storico arriva a paragonare «l'iniziativa di alcuni esponenti laici, con inevitabili risonanze in campo cattolico, volta a servirsi del cristianesimo, del cattolicesimo e della Chiesa in campo politico» col precedente storico dell'Action Française, movimento della destra cattolica condannato da Pio XI nel 1926. Aggiunge: «La tendenza a valersi, per fini politici, di un cattolicesimo non cristiano o dichiaratamente ateo attraversa il secolo scorso; a quanto pare sta debordando sul nuovo secolo in un contesto diverso ma non meno inquietante». Sembra un paragone sbalorditivo, e anche offensivo per quei cattolici interessati a un processo come quello di Giuliano Ferrara, che si ritrovano "scomunicati".
    «È il maggiore difetto di questa analisi. Scoppola sembra trascurare la componente credente dell'operazione in atto oggi, oppure volerla squalificare a pura manovalanza strumentalizzata e strumentalizzante il cristianesimo in un progetto ateo. Non riesce a vedere che questi cattolici hanno maturato autonomamente una nuova soggettività culturale, che si è incontrata a sua volta con una nuova sensibilità laica».
    Anche il paragone con un movimento ufficialmente condannato dalla Chiesa è pesante.
    «Direi di sì. È un colpo basso assimilare questa vicenda passata in giudicato, che legava la fede cattolica e la lotta politica di destra, con un evento dei nostri giorni. Il citare l'Action Française era poi, nei dibattiti cattolici degli anni '60, un "topos" abituale per evocare un cristianesimo strumentalizzato dalla reazione. Dire Action Française e dire fascismo, fra intellettuali cattolici, era la stessa cosa».
    Insomma, non esattamente un complimento. Ma ce n'è per tutti. Certi non credenti, invece, dice il professore, orfani delle ideologie cadute adesso si appellano alla religione.
    «Questo può essere vero, ma non è certo disonorevole. Tutti possiamo ritrovarci poveri. Ho amici recenti che, da una giovinezza in Lotta continua, attraverso il socialismo, ora guardano con autentica attenzione alla tradizione cattolica. Non li giudicherei perciò con spregio liquidatorio».
    Non manca la lezione di laicità dello Stato. E benché il professore assicuri che l'ondata anticattolica è del tutto immaginaria, il Parlamento europeo non ha accettato un Commissario che aveva dichiarato la sua identità cattolica, pur separando rigorosamente morale e diritto. È davvero laica questa Unione?
    «Strasburgo non ha potuto tollerare non l'essere cattolico di Buttiglione, ma il suo affermarlo visibilmente. Le parole di Buttiglione hanno occupato uno spazio pubblico - questo ha creato il problema. Direi che la Ue ha declinato la laicità alla francese: un'ideologia di Stato».
    Una fede che non dubita è una fede morta, dice Unamuno, citato da Scoppola. Ma non abbiamo, da tanto tempo, troppi dubbi, e troppe poche certezze?
    «Nella logica di Scoppola le certezze un cristiano se le tiene nella sua coscienza. Pubblicamente esibisce i dubbi, il che gli facilita il dialogo coi laici e con le altre confessioni».
    Poi però si rischia che cristiano non rimanga nessuno.
    «Già , questa logica valeva finché si era nell'alveo di una tradizione cristiana. Scoppola non vede che non è più così».

  4. #34
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    Pare che Berlusconi non sia molto credibile quando parla di valori cattolici: gli italiani sono convinti che i valori che incarna siano denaro e potere.

    Un po' come la coppia Buttiglione-Catone.

    Come amore e fede non ce n'è uno disposto a dargli credito. Come pensavo io, dovrebbe essere Prodi a prendere in mano la Bibbia e sedurre gli integralisti cattolici.

    http://www.freeforumzone.com/Fastsho...t=_top&idd=889

  5. #35
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    Predefinito tratto da LA PADANIA 12 novembre 2004

    Si abbatte la Carta italiana senza il rispetto delle procedure previste dall’articolo 138

    Morire d’Europa: ecco la nuova Costituzione

    geronimo

    Il Golem

    È nata la PanEuropa: ha visto infine la luce venerdì 29 ottobre dell’anno senza grazia 2004, ballando la sua lugubre danza sulle nazioni della vecchia Europa ridotte ormai a fantocci sorretti da visibilissime fila che pendono sui loro vuoti capi.
    Il giorno stesso della firma qualcuno non ha saputo resistere all’idea di poter lasciar intravedere il marchio nero delle logge, della Carboneria sull’intera operazione: l’Europa che nasce - è stato detto - è il compimento del pensiero di Mazzini…
    Certo, mancano dei passaggi in questa ricostruzione: accanto a ciò che vien detto sta molto di più, un di più che non si può dire. E il taciuto fa parte dell’aura di mistero che avvolge le ragioni del processo di autodemolizione economica, prima, e politica, poi, che ha spinto alla creazione di questa Unione europea. Dire e non dire, lasciare intendere che oltre il velo di Maia c’è ben altro, ma al contempo mostrare un volto rassicurante, democratico.
    E’ Giuliano Amato di infausta memoria e di infelice attualità a proporre la nuova Costituzione europea, una costituzione di 448 articoli, cioè circa tre volte le Costituzioni tedesca e italiana, circa cinque volte quella francese: un mostro afflitto da elefantiasi che mentre nasce già assicura di voler ancora crescere…
    Il dilagare della prevaricazione del novello Golem europeo, creato in laboratorio e destinato ad imporsi sui popoli e sulle nazioni, inizia a manifestarsi in Italia con tutta la sua virulenza nel periodo 1973/1975, quando con due storiche sentenze la Corte Costituzionale italiana - dopo lunghi anni di trincea - aveva dovuto capitolare di fronte alla prepotenza della Corte di giustizia delle Comunità europee e riconoscere che il diritto comunitario prevale sul diritto nazionale. Solo negli anni ’80 però la Consulta avrebbe definitivamente e chinato la testa sotto le forche caudine. Senza gloria, servile.
    È in quegli anni che la vasta schiera del fronte pecorale democratico dei giuristi applica con gioia il principio per cui la Costituzione italiana può essere allegramente e sistematicamente bypassata in nome di superiori principi (articolo 11 Cost.): l’Europa si impone così in nome di automatismi, senza rispettare affatto le procedure rinforzate di modifica costituzionale, alla faccia delle garanzie democratiche e del popolo sovrano. Il popolo, in certi casi, è meglio che taccia.
    Solo qualche voce isolata di dissenso osserva stupita la gravità della situazione venutasi a creare: in effetti questa interpretazione aberrante corroderà come un cancro, lungo gli anni, la fibra della nazione e della Costituzione italiana.
    Oggi la metastasi è diffusa e i giuristi del fronte pecorale non hanno alcun dubbio che la Costituzione europea del 29 ottobre possa liberamente svuotare la Costituzione italiana, lasciandola sopravvivere come un guscio vuoto: resta uno Stato nazionale senza libertà, dotato di poteri legislativi più o meno fasulli, azzerati a favore dell’Unione.
    I politici italiani fanno a gara: la destra, quella sedicente nazionalista, quella brillante dei manager, quella del compromesso vissuto come esigenza fisiologica, è prona, anzi, supina ai voleri superiori.
    A sinistra, poi, l’Europa rappresenta il traguardo e per costruirla non si bada ai sacrifici. La sinistra più consapevole è ben conscia di avere allevato il mostro: è eloquente il tetro accanimento con cui l’ala ferrea dei giuristi “democratici” ha difeso e difende dal pericolo di essere abbattuto prima di levarsi in piedi quel mostro giudiziario - un anticipo della Costituzione europea - che risponde al nome di mandato di arresto europeo. E’ eloquente la gioia con cui i quotidiani del centrosinistra hanno salutato la nuova Europa.
    Sono in pochi a opporsi alla Costituzione europea: fra i partiti colpisce la sintonia fra Lega nord e Rifondazione comunista, unite in un’inedita alleanza. Un’alleanza che passerà alla storia.
    Fra gli intellettuali, una pattuglia di magistrati, avvocati, docenti universitari, letterati e giornalisti ha elevato una durissima e documentata denuncia, ma i media non hanno dato loro praticamente spazio, nonostante fra i nomi di questi “contestatori” si annoverino uomini come Ettore Randazzo, Presidente dell’Unione delle Camere Penali e Mario Sossi il primo magistrato che fu rapito dalle Brigate Rosse… gente che di diritto e di libertà se ne intende.
    Finisce la libertà…
    Il veleno nella Costituzione europea è diffuso un po’ ovunque, secondo un tecnica che l’Europa dei Prodi, degli Amato, dei Giscard d’Estaing ha sempre usato.
    Una tecnica logorroica che mescola la chiarezza alla confusione, all’equivoco, all’esaltazione retorica, una tecnica che avvolge come un polpo tentacolare le menti e crea dubbi, lascia squarci interpretativi grandi come voragini da cui l’Unione risucchia la sovranità degli stati, una tecnica multiforme che controbilancia lo sconcerto suscitato urlando, un po’ rozza, un po’ grottesca, per bocca dei tecnocrati che hanno allevato in vitro il mostro, che il popolo è Dio. Che al Dio dei popoli tutti si dovranno inchinare.
    Certo che nella Costituzione elaborata dal socialista Amato, l’utopia socialista dell’eguaglianza diventa il Principio su cui poggia l’intero sistema europeo. Chi viola il principio di eguaglianza verrà inesorabilmente stroncato, deportato, ridotto al silenzio: le tetre norme di repressione forgiate in seno alla Commissione Prodi presidiano il sistema.
    In effetti, l’art. 81 della Costituzione europea, in perfetta consonanza con il mandato di arresto proposto dalla Commissione Prodi, sotto la voce “Non discriminazione”, vieta “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle… la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche, le tendenze sessuali”. Qualsiasi forma di discriminazione…
    Abituati a condurre i popoli alla cavezza suscitando facili emozioni, i tecnocrati della nuova società usano il verbo “discriminare” per indurre il lettore all’assenso, convinti che i più, nella loro ignoranza, non sappiano o non comprendano che discriminare significa solo distinguere. E la distinzione è in fondo quasi un embrione di pensiero. Dunque: se è vietato distinguere, a maggior ragione è vietato pensare. Ma anche le bestie distinguono? Vero: la Costituzione europea pone infatti i cittadini d’Europa al di sotto delle bestie.
    Toccherà all’Europa decidere quali distinzioni siano politicamente, religiosamente, idealmente corrette e quali no: il caso Buttiglione insegna.
    Buttiglione è stato discriminato per ciò - non poi molto a onor del vero - che di cattolico ha pensato sull’omosessualità. La discriminazione attuata da Buttiglione nel pensiero e nella parola, è stata repressa dall’Europa nei fatti. Buttiglione è stato discriminato per aver discriminato.
    Ma non era vietato discriminare per ragioni religiose e di convinzioni?

    Quel che più fa male, però, non è la lucida violenza dei nostri reggenti europei, ma la visione episodica, effimera e che la maggior parte degli intellettuali e dei politici ha degli avvenimenti. Ottenebrati dal dogma delle magnifiche sorti e progressive dell’Unione, faticano ad afferrare il concetto: la vicenda Buttiglione non è solo un episodio, ma rappresenta l’applicazione coerente dei principi stessi su cui si regge la repressione teorizzata e tradotta in legge dall’eurocrazia di Bruxelles. Il discrimen, la distinzione politica, morale, l’intelligenza, intesa nel senso etimologico di comprendere, distinguere, interpretare, criticare, è un crimine.
    Un ignoto pastore protestante svedese, che aveva la sfortuna di non chiamarsi Buttiglione, è stato incarcerato, reo di avere espresso un duro giudizio morale contro il matrimonio fra omosessuali. Insomma, siamo al prologo: si colpisce l’individuo per mettere al bando l’idea. Il Vangelo in questo caso… La morale cristiana, quella non “progressista”, ma anche quella pagana del buon vecchio Catone, porta diritti in galera.
    Sta cessando, cesserà così ogni pericolosa libertà di avere opinioni cattive, con buona pace dell’articolo 21 della Costituzione italiana sulla libertà di opinione, che è stato ormai implicitamente abrogato, anche se - è ovvio - gli esponenti del fronte pecorale democratico non lo ammetteranno mai…
    Quando l’Europa di Roma 2004, di Amato, Prodi e colleghi, dell’articolo 81, dell’euromandato, potrà finalmente esibire le proprie deformità senza più pudori né limiti, anche le distinzioni politiche saranno bandite. O meglio, non potendosi cambiare la natura pensante dell’uomo saranno permesse solo entro i limiti del politicamente corretto: per non far capire quanto sia mortalmente pesante l’aria della nuova Europa, bisognerà almeno dar l’idea che sia possibile un’opposizione, un’alternanza politica e ideale.
    A proposito di ammissioni: in un significativo accesso di sincerità, ormai quattro anni or sono l'eurosocialista David Martin aveva proferito parole impressionanti: "Smettialmola di fingere, di difenderci e di giustificarci: ciò che noi vogliamo creare è precisamente un superstato socialista europeo". Un’Unione di Repubbliche Socialiste Europee, dunque. O forse, per dirla in termini più comprensibili a tutti, una nuova Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
    …Vengono soppresse le nazioni
    L’ultimo traguardo dell’Unione nascente, quello di togliere agli Stati nazionali la sovranità e di avocare a sé ogni potere, è già contenuto nella nuova Costituzione europea, che prevede la possibilità dell’Unione di legiferare in posizione di preminenza, fra l’altro, nel campo dello “spazio di libertà, sicurezza e giustizia” (artt. 12² e 14² della Costituzione europea), cioè nell’ambito dei diritti di libertà dei cittadini europei.
    Si dà il caso che le Costituzioni moderne nascano anzitutto per garantire i diritti di libertà: svuotate la Costituzioni nazionali delle garanzie di libertà, affidate con fiducia all’Impero, le nazioni si dissolvono.
    Ma per chi avesse qualche dubbio, Amato e colleghi hanno sancito in maniera ancor più chiara la fine delle sovranità nazionali, concludendo un ciclo già in atto da decenni e stabilendo la definitiva e totale prevalenza della Costituzione e del diritto dell’Unione “sul diritto degli Stati membri” Lo prevede l’art. 6, l’articolo che sancisce lo strapotere dell’Europa e la morte degli Stati.
    Dunque, il diritto italiano - perciò anche la Costituzione italiana - e tutti i diritti nazionali verranno scavalcati non solo dalla Costituzione europea, ma anche dalla normativa comune europea. Se una costituzione nazionale può venir superata da una normativa comune, allora significa che quella costituzione è oramai carta straccia: ridotta al livello di uno statuto regionale, servirà solo a scopi illusionistici.
    D’altronde in questo senso il mandato di arresto europeo della Commissione Prodi rappresenta un esempio paradigmatico e terrificante di come in Europa vengono considerati i principi fissati dalle Costituzioni degli Stati membri ed i diritti di libertà. L’euromandato pialla inesorabilmente ad una ad una le garanzie costituzionali italiane (e non solo) sui diritti di libertà, aprendo la strada a possibilità repressive senza precedenti.
    Giusto per dare un’idea del meccanismo denunciato dagli intellettuali della “contestazione” a cui si accennava sopra: un giudice straniero potrà emettere un mandato di arresto privo di ogni motivazione - volendolo persino basato su fatti inventati - e farlo eseguire immancabilmente, deportando un cittadino italiano in qualunque paese dell’Unione per sottoporlo ad un processo e condannarlo anche in relazione a condotte non previste come reato dalla legge italiana…
    È in atto un’operazione tesa all’abbattimento della Costituzione italiana senza rispettare le procedure previste dall’art. 138 Cost.
    È un bivio tragico quello che si presenta agli occhi degli europei: con l’occhio di domani lo si capirà meglio. Ma intanto è oggi che si deve decidere.
    Il fronte pecorale ha il sacro terrore di un referendum che metta in discussione la Costituzione d’Europa, perché il popolo, si sa, è volubile; perché è inutile fare un referendum dall’esito scontato: sono tutti entusiasti dell’Europa e dell’euro e dunque nessuno si sognerebbe mai di votare contro l’Unione; perché la Costituzione italiana non prevede che un trattato internazionale possa essere sottoposto al giudizio del popolo bue…
    Tutto vero, senza dubbio, però si dà il caso che l’articolo 138 della (forse ancora per poco) vigente Costituzione italiana, preveda che le leggi di revisione costituzionale vadano adottate con maggioranze qualificate, procedure rinforzate e debbano anche - a certe condizioni e su richiesta dei soggetti legittimati a pretenderlo - essere confermate con referendum popolare. Insomma, è indubbio che non sia previsto un semplice referendum in questo caso. E’ previsto molto di più.
    L’operazione unionista, al contrario, è tesa a svuotare alla chetichella la Costituzione italiana senza rispettare la capitale procedura prevista dell’articolo 138: si attribuiscono all’Unione europea competenze invasive e totalizzanti sui diritti fondamentali, sulla politica estera, sulla difesa, per non parlare dell’economia che da sempre è oggetto delle ingorde attenzioni di Bruxelles.
    E invece l’art. 138 va rispettato: rappresenta il limite che può varcare solo chi, per impressionante superficialità o per agghiacciante calcolo, sia disposto a tutto.
    È fuori discussione che di fronte a questa denuncia il fronte pecorale si adonterà: da quando in qua si vuole cambiare la Costituzione seguendo le procedure che l’art. 138 pone a fondamento delle modifiche costituzionali? L’articolo 138 prevede meccanismi troppo complicati, una marea di inghippi che se da un lato furono voluti per impedire - in ultima analisi - colpi di Stato, dall’altro potrebbero bloccare il processo dell’Unione.
    Quindi, muoiano il popolo, muoia la democrazia, muoia la Costituzione.
    Ma - lo si spera - non tutti accetteranno: prima che i diritti di libertà dei cittadini italiani, prima che i punti chiave dell’ordinamento nazionale passino definitivamente in mano al Superstato europeo, lo stravolgimento finale dovrà essere attuato attraverso l’articolo 138.
    È una questione morale e giuridica, perché strumentalizzare l’art. 11 della stessa Costituzione come fosse il pulsante di autodistruzione del sistema equivale ad un golpe e perché l’art. 138 della Costituzione rappresenta una sentinella che non si può eludere senza compiere un gravissimo crimine. Né più nè meno.
    È una questione morale e giuridica, perché non si crea una Costituzione supernazionale con le maggioranze richieste per il varo di una legge sulla tutela dei cani abbandonati.
    È una questione di lealtà - anche se è vero che non tutti amano una simile forma di debolezza - perché dopo avere progressivamente spogliato le nazioni con l’inganno della loro sovranità, sarebbe il minimo concedere loro che il colpo di grazia venga vibrato a viso aperto e non con l’astuzia e l’inganno.
    È una questione di democrazia nel senso retto del termine, perché un popolo non può cambiare definitivamente padrone senza potersi esprimere ed al contempo essere lasciato nell’illusione che oggi nulla, o quasi, sia cambiato da ieri.
    Finisce il tempo delle spiegazioni ed inizia il tempo della consapevolezza.
    Cessi sulle labbra degli eurolatri il sorriso ora sciocco, ora di inganno: chi è chiamato a decidere, chi ha l’obbligo di denunciare e di opporsi, si renda conscio delle tremende responsabilità che sta assumendosi.
    Anche se i più - lo insegna la storia - non se ne accorgeranno nemmeno, l’Europa sta vivendo un dramma.
    E non si tratta, purtroppo, di un’iperbole.

  6. #36
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    Predefinito Re: tratto da LA PADANIA 12 novembre 2004

    Originally posted by nuvolarossa
    Si abbatte la Carta italiana senza il rispetto delle procedure previste dall’articolo 138

    Morire d’Europa: ecco la nuova Costituzione

    geronimo

    Il Golem

    .
    Toccherà all’Europa decidere quali distinzioni siano politicamente, religiosamente, idealmente corrette e quali no: il caso Buttiglione insegna.
    Buttiglione è stato discriminato per ciò - non poi molto a onor del vero - che di cattolico ha pensato sull’omosessualità. La discriminazione attuata da Buttiglione nel pensiero e nella parola, è stata repressa dall’Europa nei fatti. Buttiglione è stato discriminato per aver discriminato.
    Ma non era vietato discriminare per ragioni religiose e di convinzioni?


    Un ignoto pastore protestante svedese, che aveva la sfortuna di non chiamarsi Buttiglione, è stato incarcerato, reo di avere espresso un duro giudizio morale contro il matrimonio fra omosessuali. Insomma, siamo al prologo: si colpisce l’individuo per mettere al bando l’idea. Il Vangelo in questo caso… La morale cristiana, quella non “progressista”, ma anche quella pagana del buon vecchio Catone, porta diritti in galera.



    Buttiglione non è stato discriminato: è stato trombato dalla maggioranza di centrodestra del Parlamento Europeo, ELDR compreso.

    Cerchiamo di impararle, le regole della democrazia. Se non ottieni la fiducia della maggioranza che ti deve eleggere questa giustamente ti tromba.

    Con questi argomenti Rutelli dovrebbe sostenere di essere stato discriminato dai fascisti perchè è stato trombato nel 2001.

    Suvvia, siamo seri.

  7. #37
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    Predefinito

    ... 'gnurant ... non c'e stato nessun voto di fiducia ... Barroso ha deciso di "rimandare" la presentazione della Commissione ... Buttiglione si e' fatto da parte ... e quella parte che te dici dell'Eldr che lo ha discriminato e' quella stessa parte di arrivisti e poltronai ... in cerca di sottogoverno in Europa assieme al centro-destra ... ed alleati dei catto-comunisti Italia ... anche alla ricerca di future poltrone assieme all'Arca di Noe' ... bell'esempio di trasformismo politico e di coerenza ... proprio un bell'esempio di appartenenza alla Grande Ammucchiata dei Disperati ... pronti a fare di ogni azione politica una mascherata alla Burlamacco viareggino ... non per nulla le "primarie" le terranno a Febbraio ... in pieno "carnevale".

  8. #38
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 13 novembre 2004

    Voltaire e l’orgoglio dei laici: "Libertà è rispettare le idee di tutti"

    di Aldo Torchiaro

    La vicenda che ha visto bocciare Rocco Buttiglione alla commissione europea ha dato il via ad una scia polemica che ha catalizzato l’attenzione della politica nelle ultime due settimane. Il faccia a faccia tra il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, e Marco Pannella ha ravvivato l’attenzione negli ultimi giorni. Non poteva quindi trovare terreno più fertile il tema della tavola rotonda organizzata da L’opinione ieri alla Camera dei deputati. Arturo Diaconale ricorda il principio volteriano del rispetto per la diversità delle idee, quella che definisce ‘regola aurea’ dei laici: “Non condivido le tue idee ma darei la vita affinché tu le possa esprimere”.

    Fatto salvo questo assunto, ha osservato Diaconale, “il tema del supposto mancato rispetto per la libera espressione dei cattolici è del pleonastico. Nel nostro paese ci sono spesso discussioni sul nulla. E la polemica - prosegue Diaconale - che l’”ateo devoto” Ferrara e lo stesso Buttiglione hanno messo in piedi è strumentale ad entrambi, che si sono ritagliati uno spazio di visibilità insperabile”. Il nostro paese sembra essere d’altronde ‘vaccinato’ rispetto al fondamentalismo, anche grazie a quello che Diaconale definisce “senso innato e forse inconsapevole di laicità”.

    Davide Giacalone osserva come a parlare di laicità siano spesso cattolici, comunisti, ex fascisti. Tutti salvo i laici, paradossalmente. Ed attacca l’editorialista del Corriere della Sera, Angelo Panebianco, che ipotizza una identità culturale europea che dovrebbe poggiare le sue radici anche sulla fede. “Non esiste un concetto di fede univoca, condivisa. E questo è altrettanto vero per gli Stati Uniti”, aggiunge. “Se in molti, anche nella sinistra italiana, commettono l’errore di attribuire la vittoria di Bush alla ritrovata coesione spirituale degli americani, sarà utile ricordare loro come in quella situazione i tanti predicatori evangelici e le tante associazioni spirituali siano spesso lontane dalla Chiesa, avversino non di rado il cattolicesimo ed abbiano contrastato con forza il fenomeno dei preti pedofili”.

    Per il liberale Giuseppe Basini “la cifra distintiva dell’Occidente sta nell’essere il luogo nel quale Stato e Chiesa sono nettamente separati”. D’altronde, ricorda Basini, “tutte le volte che si difendono gli interessi dei gruppi, come quello delle radici giudaico-cristiane, prima o poi si finisce per ledere i diritti dei singoli”. Già senatore liberale, Basini punta l’indice sulla figura del Pontefice: “quello in carica è il Papa meno occidentale degli ultimi cento anni. La sua alleanza con le grandi religioni dimostra una scelta di campo che accomuna l’idea di un potere, quello religioso, che si mette sempre in contrasto con quello dello Stato”.

    Prova ne sia, ricorda più di qualcuno, come i richiami pacifisti del Papa siano stati recepiti dalla sinistra antagonista come invettive antisistema. Il radicale Mauro Mellini si definisce non solo laico ma anticlericale. “E come tale dico che la laicità va difesa in modo saldo, inequivocabile”, afferma. “D’altronde mi sembra che il Papa difenda i cattolici con più autorevolezza di come chiunque altro possa difendere i laici”, ricorda. E si dice preoccupato da quanti, anche nell’area laica, hanno rivolto a Buttiglione tanta attenzione. “Dire che una cosa è peccato e che una cosa è riprovevole è ben diverso. Non si discute che un politico possa dirsi o meno d’accordo sulle unioni gay. Ma non può usare sempre e solo un vocabolario ecclesiastico, se rappresenta lo Stato e le istituzioni”.

    Giulio Savelli entra nel merito di come una indubitabile lobby laica sappia muovere migliaia di voti decisivi in ciascun colleggio, “a differenza di noi laici, che non abbiamo lobbies, e ci muoviamo sempre individualmente”. La voce di Antonio Del Pennino conclude l’incontro: “Dobbiamo dare sostanza al nostro definirci laici”, dice. “Cominciando con il dare sostanza alla politica, occupandoci di quella con la P maiuscola”. Della quale si parlerà giovedì prossimo nell’incontro conclusivo del ciclo delle tavole rotonde: “I laici verso l’impegno delle elezioni regionali”.

    Aldo Torchiaro
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  9. #39
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    Ah, scusa, io avevo capito che Barroso si era fatto da parte per evitare l'umiliazione di una Commissione bocciata per colpa di Buttiglione, il catto-integralista nuovo eroe dei liberali laici del PRI.

    Per distinguere un Liberale vero da uno falso hai proprio ragione te: quelli falsi sono i poltronari come voi, che stanno con l'Ulivo quando l'Ulivo è al governo e poi stanno col Berlusca quando il Berlusca è al governo e dicono "non non abbiamo mai avuto nulla a che fare col governo di centrosinistra", si schierano allegramente per i condoni, per la scuola cattolica, per Buttiglione, per lo sfascio dei conti pubblici, tutto per elemosinare una poltroncina.

    Tanto non glielo dà al La Malfa il ministero dell'Economia, figurati, è inutile che continuate a leccargli il culo.

  10. #40
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    Predefinito ... ha parlato la Sibilla Cumana !

    ...ed ancora per l'ennesima volta .... avrai pisciato fuori dal vaso ... perche' i tuoi oracoli ... si realizzano sempre al contrario di quanto da te vaticinato !

 

 
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