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Discussione: Gli Arafat

  1. #11
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    In origine postato da yurj
    Articolo pieno di falsita'.

    Bocciato
    Mi spiace: argomenti portati a sostegno della tua tesi nulli. Bocciato TU

  2. #12
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    In origine postato da yurj
    La passeggiata e' impedita ad Arafat e all'ANP, di contro i fedeli devono CHIEDERE ad Israele se POSSONO andarci.

    Un tale livello di ignoranza l'ho solo riscontrato in Pfb quando parla dei soldi di Arafat

    Cioe', per dirla in breve, tutta la vostra propaganda si regge su menzogne e soprattutto evitate qualsiasi domanda, sembrate eteroguidati
    Arafat sulla spianata delle moschee non ci poteva andare perché semplicemente era un terrorista. Non mi risulta che i fedeli musulmani abbiano negato il diritto di andare a pregare sui RESTI DEL TEMPIO DI SALOMONE. Sempre che non abbiano intenzioni bellicose, o che non ci siano le premesse per il mantenimento della sicurezza. Ti ricordo infatti che la spianata è SOPRA il muro del pianto.
    Se i fedeli musulmani si comportano in maniera civile il loro diritto a frequentare le moschee non è MAI stato negato. Al contrario mi risulta che tutt'oggi gli Israeliani NON POSSANO accedere a tale parte della città.

    La tua boria mi pare insomma assolutamente fuoriluogo.

  3. #13
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    Predefinito Il simbolo di....

    ....che cosa?

    Tra la vita e la morte, in ospedale a Parigi.
    Volevamo dimenticarlo, per chiare e confesse ragioni politiche, ci costringe a ricordarlo con il suo sorriso levantino, il suo entusiasmo infantile nei bagni di folla, le sue sbruffonate all’Onu, la kefiah divenuta un prêt-a-porter della porta accanto, del centro
    sociale del quartiere, di generazione in generazione.
    Ha una pellaccia e sette vite, chissà che non ce la faccia ancora una volta.
    Ma dopo quasi tre anni di assedio e di consegne militari imposte
    da Tsahal, dopo la parziale e benedetta vittoria di Sharon sull’intifada terrorista, dopo le elezioni americane che hanno consacrato la politica di Bush in medio oriente, Yasser Arafat vive la vita postuma di un simbolo ostracizzato.
    Ma simbolo di che cosa?
    Senza la sua guida garibaldina improvvisata sapiente furba traditrice e tortuosa, senza di lui forse la questione palestinese
    non esisterebbe.
    Nel senso che il popolo residente nei territori dell’ex mandato britannico di Palestina, quando nacque Israele con il viatico
    del sionismo e la legittimazione dell’Onu, si sarebbe integrato prima o poi nel sistema degli stati arabi vicini, sarebbe sfuggito al
    destino provvisorio di vivere nella condizione profuga che ha alimentato la sua disperazione, e avrebbe combattuto le sue
    guerre di riconquista con un passaporto giordano o con altri passaporti, patria statale contro patria statale, fino al momento in
    cui, da stato a stato, fu stipulata la pace con Israele e il reciproco riconoscimento del diritto all’esistenza.
    La nascita dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina
    (OLP) determinò invece, a metà degli anni Sessanta, un fatto nuovo: un irredentismo specificamente palestinese, incentivato dal “rifiuto arabo”, che fece uso dei palestinesi come carne da macello nello scontro con lo stato alieno degli odiati ebrei.
    Un irredentismo finanziato a turno, in un gioco di manovre ciniche, dalle oligarchie baathiste siro- irachene, dagli ecumenici guru sauditi del wahabismo, dai panarabisti e nazionalisti nasseriani, da Gheddafi e da molti altri stinchi di santo che spinsero l’Olp a divenire appunto il simbolo vivente e martire del loro rifiuto, della loro volontà di annientamento del corpo estraneo di Israele.
    Il cuore della faccenda diventò subito il terrorismo, colpi devastanti portati dalle varie fazioni di Al Fatah e delle altre correnti armate dell’Olp attraverso la strategia dei dirottamenti aerei.
    Fino agli anni Novanta, quando a seguito della caduta del Muro e della prima sconfitta di Saddam Hussein nella prima guerra del golfo persico, Arafat scelse la via del riconoscimento formale di Israele (nelle scuole e nelle mappe Israele per i palestinesi non c’è, e se c’è va distrutta con il sangue) e del negoziato legittimante.
    A questa via contribuì a partire dagli anni Ottanta, in mezzo a molti equivoci, anche la politica araba di matrice britannica e francese e italiana (Craxi e Andreotti, in particolar modo).
    Con il risultato di arrivare vicini alla pace sotto la spinta dell’intifada delle pietre, da Oslo a Camp David a Taba, e di scatenare come conseguenza della pace fallita la più amara e distruttiva delle guerre terroriste, quella dell’intifada dei martiri, mentre Hamas costruiva la sua rete di mense e fabbriche
    di shahid.

    Garibaldi senza Cavour
    Per chi alla fine gli ha sbarrato la strada e lo ha eliminato dalla
    scena politica, per Sharon e per Bush, Arafat è alla fine il simbolo del terrore e della completa inaffidabilità politica.
    Un Garibaldi senza Cavour.
    Per i palestinesi, nella loro grande maggioranza, è restato un simbolo di speranza, sempre più incrinato dalla mancanza di qualunque risultato utile e dalla estesa ombra della corruzione personale.
    Per chi ragiona di storia e di politica, e tenta un’operazione di distacco al capezzale di un uomo dalla vita avventurosa che ha sparso dolore ma era egli stesso espressione di un dolore diffuso, una sola cosa è davvero alla fine imperdonabile nella sua biografia.
    E non è nemmeno il terrorismo o la guerriglia, visto che guerriglie sono state all’origine di ogni indipendenza nazionale, compresa
    quella israeliana.
    Imperdonabile, nel suo simbolismo di cui tutto il medio oriente ha
    pagato lo scotto, è il suo fallimento politico.
    Incombe sui vinti, quando suona per loro la campana della riscossa, darsi da fare e produrre risultati.
    E’ lo stesso problema dei ceceni.
    Le lotte nazionali, indipendentiste o irredentiste, devono farsi largo nella violenza della storia, e devono saperla dominare in
    nome di un obiettivo che la trascenda.
    Ecco, è precisamente questo che Arafat non ha saputo fare: portare nell’età adulta del negoziato la sua speranza bambina come la sua callida innocenza.

    da il Foglio del 5 novembre

    saluti

  4. #14
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    Predefinito

    In origine postato da multietnico
    MICA SONO AMICO DI SHARON,IO
    No sei amico di Hamas e di tutte le bande di assassini suicidi che si aggirano in medio oriente.

    Shalom

  5. #15
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    Predefinito

    Semmai...grande Israele...oltre i confini del 1967.....
    che poi grazie ad Arafat in Israele la destra religiosa e radicale a momenti ci riusciva sul serio....

    Shalom

  6. #16
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    Predefinito

    In origine postato da UgoDePayens
    Mi spiace: argomenti portati a sostegno della tua tesi nulli. Bocciato TU
    Tieni almeno conto....dell'impegno. Rimandalo (dove vuoi tu )!

    Shalom

  7. #17
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    Predefinito Re: Re: Il simbolo di....

    In origine postato da multietnico
    EH GIà,SENZA DI LUI IL POPOLO PALESTINESE NON SAREBBE ESISTITO E QUINDI GLI ISRAELIANI AVREBBERO POTUTO FARE I LORO PORCI COMODI E CREARE LA GRANDE ISRAELE ANCHE OLTRE I CONFINI DEL 48.
    è QUESTO IL MOTIVO VERO PER CUI ARAFAT è TANTO ODIATO DAGLI ISRAELIANI.UN POPOLO PALESTINESE CHE AVESSE PERSO LA PROPRIA IDENTITà,LA PROPRIA CULTURA,SPALMANDOSI IN VARI PAESI ARABI,SAREBBE STATO L'IDEALE PER ISRAELE.

    ARAFAT,RICHIAMANDO L'IDENTITà DEL SUO POPOLO E RIDANDOGLI LA PROPRIA DIGNITà,GLI HA ROTTO LE UOVA NEL PANIERE
    ---------------------------
    Dovresti, prima di emettere giudizi da bamboccetto, fare un giretto per i Paesi del M.O., in compagnia di un buon traduttore, e chiedere ai giordani, ai libanesi, agli egiziani, ai siriani, agli iracheni come e cosa penzino del "popolo palestinese".

  8. #18
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    Predefinito

    "
    Israele fa la sua parte

    Israele risponderà con una serie di gesti positivi se il successore di Yasser Arafat attuerà reali riforme sul piano della sicurezza e un “autentico” cessate il fuoco, con risvolti concreti sul terreno. E’ quanto hanno affermato sabato fonti diplomatiche e della difesa israeliana.
    Secondo le fonti, nei prossimi giorni Israele presenterà all’Autorità Palestinese una serie di misure umanitarie con lo scopo di dimostrare buona volontà verso i palestinesi nella difficile fase di transizione.
    Il primo ministro israeliano Ariel Sharon si è incontrato ripetutamente nei giorni scorsi con il ministro della difesa Shaul Mofaz, il capo di stato maggiore Moshe Ya'alon e altri importanti funzionari dell’establishment della difesa per discutere il “dopo-Arafat”. Dagli incontri sono emerse le seguenti conclusioni.
    Israele continuerà a combattere contro il terrorismo, dando particolare importanza allo sforzo di sventare gli attentati terroristici prima che vengano realizzati.
    Israele agevolerà le condizioni in cui si svolgeranno i funerali di Arafat e farà ogni sforzo per permettere a dignitari stranieri di prendervi parte.
    Israele seguirà con attenzione gli sforzi fatti dal Mahmoud Abbas (Abu Mazen), segretario generale del comitato esecutivo dell’Olp, e dal primo ministro palestinese Ahmed Qureia (Abu Ala) volti a garantire l’ordine nei territori e promuovere le riforme all’interno dell’Autorità Palestinese, e risponderà allo stesso modo con gesti positivi.
    Israele formulerà un pacchetto di misure umanitarie da attuare nei territori.
    Israele è pronto a permettere la sepoltura di Arafat nella striscia di Gaza e farà ogni sforzo per permetter che dignitari stranieri possano arrivare in volo direttamente a Gaza per prendere parte alle esequie. Un “corridoio”speciale permetterà alle personalità degli stati arabi che non hanno rapporti diplomatici con Israele di arrivare in volo ai funerali di Arafat senza passare attraverso controlli di frontiera israeliani.
    Ad ogni modo, alti funzionari a Gerusalemme ritengono che Abu Mazen e Abu Ala non si affretteranno a chiedere subito da Israele l’attuazione degli annunciati gesti postivi, senza prima aver garantito l’intesa interna fra le fazioni palestinesi e aver dimostrato che sono in corso riforme sulla sicurezza nei territori: “Non intendono dichiarare un cessate il fuoco e poi ritrovarsi un paio di gironi dopo con un attentato terroristico nel centro di qualche città israeliana”, spiegano le fonti.

    (Da: Ha’aretz, 6.11.04)
    "


    Shalom

  9. #19
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    Predefinito Re: Re: Il simbolo di....

    In origine postato da multietnico
    EH GIà,SENZA DI LUI IL POPOLO PALESTINESE NON SAREBBE ESISTITO E QUINDI GLI ISRAELIANI AVREBBERO POTUTO FARE I LORO PORCI COMODI E CREARE LA GRANDE ISRAELE ANCHE OLTRE I CONFINI DEL 48.
    è QUESTO IL MOTIVO VERO PER CUI ARAFAT è TANTO ODIATO DAGLI ISRAELIANI.UN POPOLO PALESTINESE CHE AVESSE PERSO LA PROPRIA IDENTITà,LA PROPRIA CULTURA,SPALMANDOSI IN VARI PAESI ARABI,SAREBBE STATO L'IDEALE PER ISRAELE.

    ARAFAT,RICHIAMANDO L'IDENTITà DEL SUO POPOLO E RIDANDOGLI LA PROPRIA DIGNITà,GLI HA ROTTO LE UOVA NEL PANIERE
    Vorrei ricordare agli smemorati veri o presunti che il "popolo" palestinese si scoprì tale solo DOPO che i primi Israeliani misero piede in Terra Santa.
    In tale contesto fa specie parlare di "identità palestinese" messa a rischio dagli Ebrei.

  10. #20
    SENATORE di POL
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    Predefinito Re: Re: Re: Il simbolo di....

    In origine postato da UgoDePayens
    Vorrei ricordare agli smemorati veri o presunti che il "popolo" palestinese si scoprì tale solo DOPO che i primi Israeliani misero piede in Terra Santa.
    In tale contesto fa specie parlare di "identità palestinese" messa a rischio dagli Ebrei.

    Dopo .....si scoprirono Palestinesi dopo. Quando contrastavano il sionismo......agli inizi e per molto tempo ancora.... si sentivano solo arabi, al massimo arabi di Palestina.

    Shalom

 

 
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