



beh, programma dettagliato..
maquand'è?
e dove?


Tutto il rispetto per la signora Sbarbati, ma sono contrario a interventi per "riequilibrare" artificialmente il ...genere dei rappresentanti politici. Mi sembrano un vero affronto all'astrattezza e alla generalità della legge, che dovrebbe assolutamente prescindere da fattori come questo; e conseguentemente evitare norme "settoriali" di favore o sfavore per categorie, per così dire, fisiologiche. Lo dico essendo in totale sintonia con Stuart Mill e Mazzini.
E poi, che senso ha parlare di "equilibrio"? Qualcuno ha la faccia tosta di proporre una proporzione "ideale" stabilita a tavolino tra sesso della popolazione e sesso degli eletti? E' una nozione problematica, e per me è sbagliato il solo tentativo di immaginarla.
L'unico equilibrio che reputo tale è quello stabilito dalla libertà consapevole dell'elettorato.
Il liberalismo è la suprema generosità.


Scusate, ma mi sono effettivamente dimenticato un pezzo abbastanza indispensabile![]()
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Citazione da Intervento Principale di by Ortega
. . . sono contrario a interventi per "riequilibrare" artificialmente il ...genere dei rappresentanti politici.
. . . E' una nozione problematica, e per me è sbagliato il solo tentativo di immaginarla.
L'unico equilibrio che reputo tale è quello stabilito dalla libertà consapevole dell'elettorato.
Però non mi sembra ci sia dubbio sul fatto che la situazione attuale sia ancora ampiamente iniqua per inerzia di vecchi retaggi culturali.
Qualcosa bisognerà pur fare.
Se poi è opportuno fissare dei "contraltari" ideali al discorso, bèh può anche essere l'occasione per andare al convegno e vedere di produrre qualche replica (peccato non sia previsto un vero e proprio dibattito).


Beh, di sicuro non è così per noi.
Sono donne la nostra segretaria nazionale e unica nostra europarlamentare, la responsabile organizzativa, diverse responsabili di aree tematiche, la metà dei nostri deputati (la Mazzuca), l'unica consigliera regionale eletta (la Mammoli nelle Marche) e l'unica altra consigliera regionale (non eletta: la Battellino nel Friuli-Venezia Giulia) e otto candidate alle regionali su venticinque (almeno nella lista Uniti nell'Ulivo; se si considerano le altre liste con cui ci siamo presentati la percentuale si abbassa).


Se "non è così per voi" prendo atto, voglio sperare che siate disponibili a discuterne e non a sostenere acriticamente la vostra posizione!
I retaggi culturali maschilisti non penso si cancellino con norme che impongono quote di rappresentanza femminili. Queste sono un palliativo, un rischioso palliativo, che non incide sul sentire della popolazione-elettorato (per inciso, costituito da donne per più della metà).
Che vi siano queste e talaltre donne in MRE è cosa di cui mi rallegro, ma voglio sperare (e voglio credere) che vi siano non in quanto donne, per il semplice fatto di essere tali, ma in quanto individui politicamente capaci e responsabili, indipendentemente dal loro sesso.
E penso che una rappresentante politica dovrebbe poter dichiarare di essere stata eletta per le sue idee e proposte, non perchè donna.
Inoltre, da un'altra prospettiva, la quota potrebbe incidere sulla qualità della classe politica. Poniamo infatti (è solo un'ipotesi , logica e possibile) che un determinato partito per due circoscrizioni abbia a disposizione due aspiranti candidati politicamente validi e una candidata meno valida. Questa va comunque scelta perchè donna. Ha senso?
Il liberalismo è la suprema generosità.


Purtroppo è gia successa anche questa assurdità (e non dico all'interno del Movimento).Citazione da Intervento Principale di by Ortega
. . . da un'altra prospettiva, la quota potrebbe incidere sulla qualità della classe politica. Poniamo infatti (è solo un'ipotesi , logica e possibile) che un determinato partito per due circoscrizioni abbia a disposizione due aspiranti candidati politicamente validi e una candidata meno valida. Questa va comunque scelta perchè donna. Ha senso?
Però rimane il fatto che la situazione concreta ad oggi è di squilibrio così forte da giustificare che si prendano in esame delle azioni transitorie che correggano la tendenza.
La fatica più grossa la facciamo noi attivisti "di base" del Movimento, che ci troviamo a "far la corte" particolarmente a possibili simpatizzanti donne per cercare di correggere quella che in realtà anche da noi è pur sempre una eccessiva prevalenza di uomini fra i tesserati.


"con Rutelli si discute"....
è per questo che adoro la Sbarbati!


Diciamocela tutta.
Il nostro movimento non ha bisogno affatto di un riequilibrio femminile al suo interno (semmai il contrario...).
Ce l'hanno bisogno le istituzioni? Un po' sì, ma non esageriamo. E il fatto che un partito "al femminile" organizzi un convegno (forse l'unico ad un livello così importante) su questo tema, insomma, al di là della bontà dell'iniziativa, puzza un po' di secondi fini....
Sulla questione concordo con Ortega.
Guai alle quote rosa, sono ridicole e discriminatorie per tutti.
La partecipazione alla vita politica da parte delle donne è notoriamente molto meno diffusa rispetto agli uomini. Per rendersene conto, basta osservare una platea qualunque di semplici militanti: le donne rappresentano quasi sempre una piccola minoranza.
Quindi, se è alla base che il gentil sesso deficita, le istituzioni non possono che rispecchiare questa situazione.
Dunque, la domanda da porsi à la seguente: se ci sono poche donne a fare politica, quanto dipende da una presunta discriminazione, e quanto dal fatto che sono meno interessate?
Ovvio che le due cose possono non essere disgiunte, ma sul punto il nostro movimento può rappresentare un ottimo caso da analizzare.
Da noi non vige alcun preguidizio e alcuna ostruzione verso il "sesso debole". Anzi. E qual'è il tasso generale di presenza femminile al suo interno? Forse un po' più elevato rispetto ad altre realtà (e dico forse), ma pur sempre fortemente minoritario.
Il problema non sono pertanto le quote rosa, che sanciscono una riserva schematica e disgiunta dalla realtà. Il problema è solo culturale, per ambo i sessi. Gli uomini devono certamente eliminare qualche residuo maschilista. Ma le donne, se vogliono contare di più, devono cominciare a scendere in campo numerose. Perché se non si occupano di politica, la "parità" tanto invocata nessuno potrà calarla dall'alto.