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Discussione: Capodanno celtico

  1. #41
    padania libera (-:FASP :-)
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    Predefinito Re: Re: Capodanno celtico

    In Origine Postato da green
    Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
    quando domani ? anche oggi !!! fuori dall'Italia subito!!!!
    noi con la svizzera e l'italia con i turchi !!!!!



  2. #42
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    Predefinito Re: Re: Re: Capodanno celtico

    In Origine Postato da Gianluca J
    quando domani ? anche oggi !!! fuori dall'Italia subito!!!!
    noi con la svizzera e l'italia con i turchi !!!!!


    Non farebbero fatica i calabresi ad unirsi ai turchi dato che il vicecomandante della flotta sconfitta a Lepanto era calabrese.

    Ah ora si spiega perché hanno perso

    Ma non avevano di meglio

  3. #43
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    In Origine Postato da Gianluca J
    "Le origini della Cultura di Golasecca vanno ricercate nel periodo del bronzo locale" ("I celti in Italia" V. Kruta).

    Il bassorilievo raffigura chiaramente un simbolo celtico (il cane) e un motivo celtico.

    In quanto alla leggenda cristiana, per i celti la leggenda era storia.
    se non altro questo delimita una netta differenza culturale, che si evince anche dagli usi, costumi, leggende e credenze Milanesi e dell'alta lombardia e canton ticino....(per non dire Insubria, o ancora meglio PADANIA.)
    ma si tanto anche la leggenda della scrofa semilanuta non è per nulla celtica...e questo bassorilevo è romanico....viva il Duce, viva la romanità dell'impero a morte la cultura locale, le lingue locali e le identità dei popoli.


    Mi scuso per l' ignorante, avrei dovuto scrivere "gente che non se ne intende".
    Proprio il fatto che la cultura di Golasecca comincia già nell' età del bronzo è uno degli argomenti più forti contro la sua celticità, dato che i celti come popolo sono riferibili circa al 6. secolo, mentre i primi periodi di Golasecca risalgono al 16. secolo a. C. o giù di lì. Più probabile una più tarda celtizzazione della cultura di Golasecca.
    Il bassorilievo mostra un cane, che è un simbolo non solo celtico, e la decorazione ad intrecci non è tipicamente celtica, ma nasce in ambito germanico, e solo in un secondo tempo viene ripreso dalle popolazioni celtiche.

    Poi, ammesso e non concesso che i Golasecchiani siano stati di etnia celta, come si fa a ridurre la padania al territorio che va da Milano al canton Ticino? Ed il resto della pianura padana e delle Alpi? Chi ci viveva? Perché se per la cultura di Golasecca almeno una parte degli studiosi presume che si trattasse di una popolazione celtica, ciò non è il caso per gli altri popoli del nord Italia, che di celtico, fino alle invasioni del 4. secolo. a. C., non avevano niente.

  4. #44
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    In Origine Postato da Gianluca J
    vatti a vedere il museo Giovio di Como, quello del cestello sforzesco, quello di Canegrate.....

    alfabeto: lepontico (alfabeto di lugano)
    vedi reperti al museo Giovio di Como.
    capacità industriali ? ma cosa ti fumi? la Fiat e la Falk e magari anche la Magenti Marelli...

    artigiane: vedi Museo Giovio.
    Ma dai, quanti chilometri devo fare per 4 cose !!
    Per le strade niente, uno scritto ?? Niente.??

    Dai posta qualcosa qui, forza non so..la spada di Magenta tanto famosa. Dei bronzi di Riace essitono foto, di tutti i mausolei , foto.
    L'alafabeto lepontico me lo mostri, da chi è usato, forza dammi un saggio, ti vedo molto preparato.

    Padania, insubria, la civltà in cosa consisteva ??
    Insomma io di cose visibili non ne vedo, magari la scrofa semilanuta l'hanno scolpita i celti, eppoi.
    Non credo che questa grandissima civiltà sia poco visibile ??
    Tutti cattivi che l'hanno nascosta ?? O forse è una delle tante civiltà minori che sono state in Italia e che sono state assorbite/integrate dagli integratori romani ed hanno perso così la loro originalità ??
    Il confronto con la civiltà Etrusca è esemplare !! Assorbita dai Romani già dal 500 ha lasciato ampie tracce di se. Quella greca idem.

    Quella Celta la devo guardare in qualche manufatto ed in qualche pittura ruprestre !!


    Non ti sembra una civiltà minore ??
    Bossi è un maestro nei giochi di prestigio, ma anche lui, poverino, non ha potuto in 20 anni costruire templi, palazzi, armi, testi, insomma troppo lavoro, no ??








    Adesso tu da bravo mi posti altrettante fotografie di città celte che dimostrino la grande civiltà che avevano raggiunto.
    Poi io ne posto altri di etruschi, greci, ecc, e facciamo un bel confronto.
    Per l'lafabeto nonn ti dico niente perchè quello latino , ridotto, lo usi tutti i giorni, quello greco, solo se hai fatto il classico, quello etrusco te lo bonifico.
    Poi cominiciamo con i testi, le opere, le leggi, ecc.
    Vediamo chi esaurisce le carte prima ?? Io mi devo far aiutare, sai, non ho la vostra cultura e poi il volume è altino.

    Dai Gianluca, parti tu ...forza...

    Capacità industriali ?? ma dai per fare i ponti, i palazzi, gli acquedotti secondo te c'erano dei semplici artigiani ?? Erano industrie vere e proprie, come quella del ferro, del bronzo del vetro, delle cave, dei trasproti, delle strade, dei mosaici.
    Certo non avevano la struttura attuale e non avevano la cravatta, o almeno non credo.
    Tu lo sai che per il 50% viaggi ancora su strade romane , vero ??

    Mostrami quelle celte, dai ...

    Se i padani si riferiscono solo ai celti, capisco il loro senso di inferiorità.

  5. #45
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    In Origine Postato da Beli Mawyr
    Nè inferiorità nè superiorità, ma solo quello che siamo.
    Con questo provvedo a disiscrivermi dalla presente discussione, aperta (come centinaia di altre) al solo scopo di sfogare la frustrazione di non poter scrivere da noi.

    Ringrazio comunque Patto per aver innegabilmente innalzato il livello qualitativo del 3d altrimenti destinato ad essere contenitore delle solite ritrite provocazioni ad opera dei soliti noiosissimi forumisti cloni a tre colori.

    Slainte & seasonal greetings.
    infatti se non altro "patto" ha argomentato.

    quto inoltre totalmente la prima riga del messaggio di B.M.

    Nè inferiorità nè superiorità, ma solo quello che siamo.

  6. #46
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    In Origine Postato da Beli Mawyr
    Nè inferiorità nè superiorità, ma solo quello che siamo.
    Con questo provvedo a disiscrivermi dalla presente discussione, aperta (come centinaia di altre) al solo scopo di sfogare la frustrazione di non poter scrivere da noi.

    Ringrazio comunque Patto per aver innegabilmente innalzato il livello qualitativo del 3d altrimenti destinato ad essere contenitore delle solite ritrite provocazioni ad opera dei soliti noiosissimi forumisti cloni a tre colori.

    Slainte & seasonal greetings.
    Infatti quello che siete ora è il vostro problema: niente vestito di niente.

  7. #47
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    In Origine Postato da Patto
    Mi scuso per l' ignorante, avrei dovuto scrivere "gente che non se ne intende".
    Proprio il fatto che la cultura di Golasecca comincia già nell' età del bronzo è uno degli argomenti più forti contro la sua celticità, dato che i celti come popolo sono riferibili circa al 6. secolo, mentre i primi periodi di Golasecca risalgono al 16. secolo a. C. o giù di lì. Più probabile una più tarda celtizzazione della cultura di Golasecca.
    Il bassorilievo mostra un cane, che è un simbolo non solo celtico, e la decorazione ad intrecci non è tipicamente celtica, ma nasce in ambito germanico, e solo in un secondo tempo viene ripreso dalle popolazioni celtiche.

    Poi, ammesso e non concesso che i Golasecchiani siano stati di etnia celta, come si fa a ridurre la padania al territorio che va da Milano al canton Ticino? Ed il resto della pianura padana e delle Alpi? Chi ci viveva? Perché se per la cultura di Golasecca almeno una parte degli studiosi presume che si trattasse di una popolazione celtica, ciò non è il caso per gli altri popoli del nord Italia, che di celtico, fino alle invasioni del 4. secolo. a. C., non avevano niente.
    La Cultura di Golasecca, è da inserire in un più ampio contesto geografico, che permetteva scambi commerciali e culturali con il resto dell'Europa.
    Lo svilppo della cultura celtica, a mio avviso, si può identificare appunto in tutta l'area comprendete Austria (Hallstatt Saltzkammergut). Svizzera, (cultura di La (NEuchatel - ) alta Lombardia (compresa Milano) e parte del piemonte ecc, poi a nord, Francia, ecc.
    Notare bene si parla di Cultura non etnia, due cose ben distinte.
    I celti infatti non sono mai stati un grupo omogeneo, semmai, differenti gruppi con differenze spesso anche culturali, ma con una lingua comune e un comune sentire.
    è naturale che gruppi umani a partire dal neolitico abbiano abitato queste aree, e che poi, grazie ad una integrazione comemricale via via sempre più stretta abbiano dato origine a quella che è la prima cultura europea ovvero quella Celtica.
    L'area padana poi è fatta di altri popoli tra cui ad esempio i Veneti che non sono Celti, ma nemmeno Etruschi....

    ora veniamo al Bassorilievo:
    I celti usavano spesso figure immaginarie, come appunto il cane rappresentato nel bassorilevo, che non è la perfetta rappresentazione di un cane, ma un cane stilizzato, quasi fossero diversi animali "fusi" tra loro...
    Un cane stilizzato raffigurato su un bassorilievo con sopra un intreccio di origine germanica ma largamente usato dai celti ne fa un reperto romanico? da aggiungere che questo bassorilievo si trova affianco ad un altro bassorilievo raffigurante un guerriero celta (haimè senza testa) ed entrambe i reperti sono stati trovati e sono tuttora a Milano nella cripta di una chiesa del centro...

    L'Insubria ovvero un'area omogenea sia culturalmente che linguisticamente è solo parte di quello che dovrebbe essere la confedereazione dei popoli padani,
    essa era appunto parte della svizzara (Canton Ticino) parte dell'attuale Lombardia (compresa Milano che ne era la capitale) e una parte del piemonte.
    Gli altri popoli come i Veneti e i Liguri, hanno subito influenze celtiche grazie sempre a scambi commerciali e non per invasioni "barbariche".
    Non vi è ad oggi un solo sito archeologico che abbia restituito reperti indicanti una invasione con tanto di battaglie e distruzioni...

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  8. #48
    padania libera (-:FASP :-)
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    aggiungerei:

    http://www.celtieuropainsubria.net


    Venceslas Kruta

    Venceslas Kruta, nato il 4 novembre 1939 a Saumur (Francia). Dal 1972 è
    ordinario di Protostoria dell'Europa presso l'Ecole pratique des Hautes
    Etudes alla Sorbona di Parigi. Dirige il Centro di Studi Celtici di Parigi
    e la rivista Etudes Celtiques. E' presidente della rivista Gallia. Tra
    altre funzioni, è segretario della Commissione dell'età del Ferro
    dell'Unione internazionale delle Scienze preistoriche e protostoriche. è
    membro dell'Istituto archeologico germanico, dell'Istituto di Studi
    etrusco-italici di Firenze, della Reale Accademia di Storia di Madrid e di
    altre istituzioni scientifiche.
    E' autore o coautore di una trentina di libri, alcuni dei quali sono stati
    già tradotti in italiano, inglese, spagnolo, tedesco, fiammingo,
    portoghese, romeno, serbo, svedese e giapponese, e di oltre duecento
    articoli scientifici dedicati a problemi scaglionati dalla preistoria al
    medioevo, con un interesse particolare per l'età del Ferro celtica. In
    italiano sono usciti finora I Celti occidentali (De Agostini, Novara,
    1986), “I Celti”, in Italia omnium terrarum alumna.La civiltà dei Veneti,
    Reti, Liguri, Celti, Piceni, Umbri, Latini, Campani e Iapigi
    (Scheiwiller-Garzanti, Milano, 1988), p. 261-311, L'Europa delle origini
    (coll. "Il mondo della figura", Rizzoli, Milano, 1993), I Celti in Italia
    (con V. M. Manfredi, Mondadori, Milano, 1999, ried. 2001), La grande
    storia dei Celti. Nascita, affermazione e decadenza (Newton Compton, Roma,
    2003). L'opera, Les Celtes. Histoire et dictionnaire. Des origines à la
    romanisation et au Christianisme (coll. « Bouquins », Robert Laffont,
    Paris, 2000, ried. 2001), ha ricevuto il Grand Prix d'Histoire 2001 de
    l'Académie française e il Prix Estrade-Delcros 2002 de l'Académie des
    Inscriptions et Belles-Lettres.
    Ha diretto numerosi cantieri archeologici di prestigio in Boemia, Francia
    (scavi del piazzale Notre-Dame e del castello del Louvre a Parigi) e
    Italia (insediamenti del VI-III secolo a. C. nei dintorni di Modena). Ha
    coordinato o diretto diverse mostre internazionali, tra le più importanti
    I Celti, la prima Europa (Venezia, Palazzo Grassi, 1991: oltre un milione
    di visitatori) e Treasures of Celtic Art: A European Heritage (Tokyo,
    Museo metropolitano d'arte, 1998: oltre duecentocinquantamila visitatori).

    ........................................

    Dal sito della mostra:

    Celti golasecchiani-Insubri e Celti-Boi dell'Europa centrale
    I Celti golasecchiani, insediati tra Piemonte e Lombardia attuali, hanno svolto un ruolo fondamentale nelle relazioni tra l'Italia - inserita pienamente già nel VIII secolo a. C. nel contesto delle grandi culture urbane del Mediterraneo - e l'Europa centrale. Arrivati precocemente, dal VII secolo a. C., allo stadio dello sviluppo urbano, hanno sfruttato la parentela linguistica con le popolazioni transalpine, oltre alla loro posizione strategica sulle vie d'acqua che collegavano la pianura padana ai grandi laghi, vie naturali di penetrazione nelle vallate alpine verso i
    passi principali. Lo sviluppo del artigianato locale, in primo luogo nella lavorazione dei metalli, trovò qui un esteso mercato, ricco di risorse anche per le regioni cisalpine.
    Una delle merci transalpine più importanti era lo stagno, indispensabile nella produzione del bronzo. I giacimenti dell'ovest europeo, collegati col Mediterraneo tramite anzitutto la vallata del Rodano, sono considerati tradizionalmente la fonte principale di approvvigionamento, dimenticando il ruolo dei ricchissimi giacimenti dei Monti Metalliferi della Boemia,
    sfruttati a partire della fine del III millennio a. C. fino al XVI secolo.
    Questo può spiegare le relazioni privilegiate che si possono costatare nel VI-V secolo a. C. tra l'area golasecchiana e la Boemia, illustrate anzitutto dalla evidente parentela di forme e tecniche ornamentali della ceramica. In un primo tempo le due regioni condividono un repertorio comune di coppe e vasetti ornati con la tecnica "a stralucido" (il confronto è molto suggestivo e convincente), poi, verso la metà del V
    secolo a. C., in Boemia si adotta la decorazione stampigliata di tipo golasecchiano. Oltre a questo che è il contributo più evidente del mondo golasecchiano alla formazione della nuova cultura La Tène in Boemia, oggetti e influenze mediterranee che raggiungono la Boemia (frammenti di ceramica attica della prima metà del V secolo a. C. sono stati trovati in villaggi sotto i Monti Metalliferi) tramite la mediazione dell'area golasecchiana.
    Questi contatti hanno posto le fondamenta di una specie di complicità tra gli Insubri storici e i Boi, che alla fine del V secolo a. C. avevano lasciato la Boemia per stabilirsi tra il Po e la costa adriatica. Ne è testimonianza la salda alleanza contro Roma, ma anche altri indizi forniti dalle fonti (per esempio, la tradizione di una fondazione di Lodi da parte dei Boi) o dal materiale archeologico (per esempio, l'origine degli anelli
    da caviglia insubri del III secolo a. C., che è indiscutibilmente
    centroeuropea). Numerosi altri aspetti di convergenze e legami possono essere illustrati per i due secoli di vicende comuni degli Insubri e dei Boi d'Italia. La storia di queste relazioni non finisce tuttavia non finisce con la vittoria romana. Non è certamente un caso che il capo dei Cimbri germanici sconfitti a Vercelli porti il nome di Boiorix ("re dei Boi") e che sul campo di battaglia del 101 a. C. siano state trovate in grande numero monete d'oro dell'epoca coniate proprio dai Celti centroeuropei.
    La mostra illustrerebbe quindi, oltre i sei secoli di vicende dei Celti Boi centroeuropei, anche un aspetto importantissimo della ricca storia dei Celti golasecchiani, nel suo contesto europeo, aspetto ancora ma sconosciuto al grande pubblico (ma non solo)

  9. #49
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    In Origine Postato da Gianluca J
    La Cultura di Golasecca, è da inserire in un più ampio contesto geografico, che permetteva scambi commerciali e culturali con il resto dell'Europa.
    Lo svilppo della cultura celtica, a mio avviso, si può identificare appunto in tutta l'area comprendete Austria (Hallstatt Saltzkammergut). Svizzera, (cultura di La (NEuchatel - ) alta Lombardia (compresa Milano) e parte del piemonte ecc, poi a nord, Francia, ecc.


    Anche qui si tratta di supposizioni. Sembra essere ormai appurato che i Golasecchiani fossero arrivati dal nord, dato che si differenziano dalle culture italiche e hanno molte affinità con la cultura dei campi d' urne. Esistono però anche molte similitudini con la precedente cultura di canegrate, perciò probabilmente gli abitanti originali non vennero scacciati, ma ci fu una fusione di due culture.
    A quel tempo la cultura di Hallstatt non si era ancora formata, impossibile perciò parlare di celti. Nelle successive fasi la cultura di Golasecca sviluppa intensi rapporti con il mondo di Hallstatt, che da alcuni studiosi viene visto come precursore della cultura di Laténe, identificata con i celti. La cultura di Golasecca in questa fase present amolte caratteristiche Hallstattiane. A me sembra che l' equazine golasecca=celti derivi da supposizioni basate su una presunta celticità di Golasecca nel periodo tardo, la quale poi viene estesa a tutte le fasi, anche quelle dell' età del bronzo. Ma le caratteristiche celtiche di Golasecca sono anche spiegabili mediante contatti culturali ed una graduale celtizzazione, come nelle regioni retiche dove è da notare una distribuzione di forme celtiche, le quali però non denotano una vera e propria presenza celtica.


    Notare bene si parla di Cultura non etnia, due cose ben distinte.
    I celti infatti non sono mai stati un grupo omogeneo, semmai, differenti gruppi con differenze spesso anche culturali, ma con una lingua comune e un comune sentire.
    è naturale che gruppi umani a partire dal neolitico abbiano abitato queste aree, e che poi, grazie ad una integrazione comemricale via via sempre più stretta abbiano dato origine a quella che è la prima cultura europea ovvero quella Celtica.
    L'area padana poi è fatta di altri popoli tra cui ad esempio i Veneti che non sono Celti, ma nemmeno Etruschi....


    Purtroppo la distinzione tra etnia e cultura archeologica viene troppo spesso dimenticata. Già il termine "leponzi" è un' indicazione etnica che non si basa su fonti troppo attendibili.
    Il comune sentire delle popolazioni celtiche, ovvero della cultura di Laténe, si sviluppò solo a partire dal 6. secolo, la cultura di Hallstatt invece non fu così omogenea. La cultura di Hallstatt può essere vista come un precursore della cultura di Latène, ma senza una grande continuità di idee politiche, religiose e sociali.
    Comunque, a parte i Golasecchiani, che abitavano un territorio non proprio vasto, non vedo alcun argomento per una radice celtica del nord italia. Quando la lega parla di "Padania" però, e di radici celtiche, pretende di parlare per tutto il nord, cosa che io trovo inammissibile, e irritante.


    ora veniamo al Bassorilievo:
    I celti usavano spesso figure immaginarie, come appunto il cane rappresentato nel bassorilevo, che non è la perfetta rappresentazione di un cane, ma un cane stilizzato, quasi fossero diversi animali "fusi" tra loro...
    Un cane stilizzato raffigurato su un bassorilievo con sopra un intreccio di origine germanica ma largamente usato dai celti ne fa un reperto romanico? da aggiungere che questo bassorilievo si trova affianco ad un altro bassorilievo raffigurante un guerriero celta (haimè senza testa) ed entrambe i reperti sono stati trovati e sono tuttora a Milano nella cripta di una chiesa del centro...


    A me il bassorilievo sembra di stile tipicamente romanico. Tra l' altro i celti non creavano bassorilievi in questo stile, i loro templi e recinti sacri erano prevalentemente in legno. Solo dopo la conquista romana appaiono bassorilievi con motivi celtici.
    Il motivo ad intrecci poi venne ripreso dalle popolazioni celtiche solo in un momento più tardo.


    L'Insubria ovvero un'area omogenea sia culturalmente che linguisticamente è solo parte di quello che dovrebbe essere la confedereazione dei popoli padani,
    essa era appunto parte della svizzara (Canton Ticino) parte dell'attuale Lombardia (compresa Milano che ne era la capitale) e una parte del piemonte.
    Gli altri popoli come i Veneti e i Liguri, hanno subito influenze celtiche grazie sempre a scambi commerciali e non per invasioni "barbariche".
    Non vi è ad oggi un solo sito archeologico che abbia restituito reperti indicanti una invasione con tanto di battaglie e distruzioni...


    Sono gli storici romani ad informarci delle invasioni celtiche. È poi riscontrabile una fine repentina delle culture padane come quella di golasecca, o quella veneta, e l' affermarsi della piena cultura di Laténe. Se ciò fosse la conseguenza di un' influenza culturale, il cambiamento sarebbe stato meno drastico, simile a quello della cultura di Goalsecca, con una forte continuità culturale. E senza invasione non si capisce dove siano andati a finire gli Etruschi che avevano colonizzato la pianura padana. Solo nelle alpi centrali, dove i celti non osarono entrare, sono sopravvissute le culture autoctone, come quella retica.

  10. #50
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    In Origine Postato da Gianluca J
    hem guarda che De Andrè ha copiato le musiche da antichi stornelli e canzoni medioevali e celtiche...
    poi milano è stata fondata dai Celti, e se non sono radici queste cosa sono?
    Guarda che la musica celtica non esiste semplicemente perchè non ha lasciato nessuna testimonianza di sè. La tradizione orale rimaneggiata dai musici medievali e scritta da loro si presume che possa avere, in certe zone, anche una origine celtica ma nulla più.
    Eppoi la musica celtica non era certo da intratteniento, da barbari quali erano pensavano che la musica, ossia la presumibile accogliazza di suoni che riuscivano a mettere assieme, avesse un potere suo proprio, tanto è vero che i druidi-bardi spesso la usavano per lanciare maledizioni. Milano sarà pure stata fondata da loro ma i romani quelle radici le estirparono sin dal profondo, e con una certa facilità anche............detto tutto!
    Prosit


 

 
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