In origine postato da Arancia Meccanica
Guarda caso fu proprio con l'elezione di Pinucco Rauti alla segreteria del M.S.I nel 1990 che a livello cultuarle vennero poste le basi per una sterzata a favore del fascismo movimento, insieme all'inserimento di tratti ideologici della Nouvelle Droite di De Benoist.
Durante il congresso il pinuccio manifestò la sua totale opposizione in merito alla questione dell'immigrazione, portando l'intero partito al deliberato rifiuto di far vibrare le corde della xenofobia durante le successive campagne elettorali.
Oltre all'antiamericanismo e al filoterzomondismo pro arabo quindi il M.s.i venne a caratterizzarsi per un abbraccio antixenofobo e tollerante.
Una linea politico culturale seguita poi dal suo succesore, il berretto verde Gianfranco Fini.
Per fortuna siamo nel 2005, grazie al cielo, il neofascismo a livello culturale sta tirando le cuoia insieme alle sue incapacitanti puttanate terzomondiste.
Quoto tutto il post poichè mi sembra evidente che c'è qualcosa che non va in questa ricostruzione. Iniziamo innanzitutto a dire, che quello che Rauti ereditava nel 90 era un partito nostalgico nelle forme esteriori, filo-americano e filo-occidentale fino al midollo nella sue classe dirigente (iniziando da Tremaglia, continuando con Tatarella). Il terzomondismo nelle posizioni della componente rautiana di allora, esiste con tutta franchezza solo nella tua mente. Rauti tentò solamente un approccio meno rozzo al problema,usando l' espressione che ricordo perfettamente "un dramma loro, un dramma nostro".
Ma già la frase citata dovrebbe sgomberare il campo dagli equivoci che tu alimenti, io non ricordo nemmeno mezza frase del Rauti di allora che minimizzasse il problema immigratorio, semplicemente si tentava un approccio meno volgare, che sottolineva come al vulnus inferto dall' immigrazione incontrollata alla cultura e all' identità europea, corrispondesse eguale e speculare dramma degli immigrati sradicati dal proprio humus culturale. Ma le conclusioni, non potevano che essere univoche, e anzi da questo assunto uscivano rafforzate: a questo doppio sradicamento si doveva porre un immediato freno.
Per essere ancora più chiari e spazzar via dal terreno qualsiasi residuo equivoco, ricordo come sempre in quegli anni fu Rauti a lanciare sulla colonne di Linea la proposta di risoluzione del problema sudafricano tramite la separazione in stati che rappresentassero e contenessero ognuno le diverse razze, in una coerente e direi condivisibile ottica identitaria e differenzialista in senso stretto.
Se poi per posizione filoaraba intendi la sacrosanta battaglia a fianco del popolo palestinese (perchè quello era il solo filoarabismo di noi rautiani), beh, ti lascio volentieri la compagnia dell' aguzzino sionista, io stavo e sto bene a fianco dei palestinesi oggi come allora.
Mi scuso per la risposta un po' secca, ma io quel periodo l'ho vissuto ed intensamente e non è mia intenzione lasciar passare banalizzazioni di questo tipo.
Che poi la segreteria di Rauti fu un sostanziale fallimento è indubbio, ma lo fu perchè quelle impostazioni furono tradite (soprattutto a causa dell' abbraccio mortale con i vari Servello e Lo Porto della situazione), non già perchè vennero applicate.




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