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  1. #41
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    In origine postato da Arancia Meccanica

    Guarda caso fu proprio con l'elezione di Pinucco Rauti alla segreteria del M.S.I nel 1990 che a livello cultuarle vennero poste le basi per una sterzata a favore del fascismo movimento, insieme all'inserimento di tratti ideologici della Nouvelle Droite di De Benoist.
    Durante il congresso il pinuccio manifestò la sua totale opposizione in merito alla questione dell'immigrazione, portando l'intero partito al deliberato rifiuto di far vibrare le corde della xenofobia durante le successive campagne elettorali.
    Oltre all'antiamericanismo e al filoterzomondismo pro arabo quindi il M.s.i venne a caratterizzarsi per un abbraccio antixenofobo e tollerante.
    Una linea politico culturale seguita poi dal suo succesore, il berretto verde Gianfranco Fini.
    Per fortuna siamo nel 2005, grazie al cielo, il neofascismo a livello culturale sta tirando le cuoia insieme alle sue incapacitanti puttanate terzomondiste.

    Quoto tutto il post poichè mi sembra evidente che c'è qualcosa che non va in questa ricostruzione. Iniziamo innanzitutto a dire, che quello che Rauti ereditava nel 90 era un partito nostalgico nelle forme esteriori, filo-americano e filo-occidentale fino al midollo nella sue classe dirigente (iniziando da Tremaglia, continuando con Tatarella). Il terzomondismo nelle posizioni della componente rautiana di allora, esiste con tutta franchezza solo nella tua mente. Rauti tentò solamente un approccio meno rozzo al problema,usando l' espressione che ricordo perfettamente "un dramma loro, un dramma nostro".
    Ma già la frase citata dovrebbe sgomberare il campo dagli equivoci che tu alimenti, io non ricordo nemmeno mezza frase del Rauti di allora che minimizzasse il problema immigratorio, semplicemente si tentava un approccio meno volgare, che sottolineva come al vulnus inferto dall' immigrazione incontrollata alla cultura e all' identità europea, corrispondesse eguale e speculare dramma degli immigrati sradicati dal proprio humus culturale. Ma le conclusioni, non potevano che essere univoche, e anzi da questo assunto uscivano rafforzate: a questo doppio sradicamento si doveva porre un immediato freno.
    Per essere ancora più chiari e spazzar via dal terreno qualsiasi residuo equivoco, ricordo come sempre in quegli anni fu Rauti a lanciare sulla colonne di Linea la proposta di risoluzione del problema sudafricano tramite la separazione in stati che rappresentassero e contenessero ognuno le diverse razze, in una coerente e direi condivisibile ottica identitaria e differenzialista in senso stretto.
    Se poi per posizione filoaraba intendi la sacrosanta battaglia a fianco del popolo palestinese (perchè quello era il solo filoarabismo di noi rautiani), beh, ti lascio volentieri la compagnia dell' aguzzino sionista, io stavo e sto bene a fianco dei palestinesi oggi come allora.
    Mi scuso per la risposta un po' secca, ma io quel periodo l'ho vissuto ed intensamente e non è mia intenzione lasciar passare banalizzazioni di questo tipo.
    Che poi la segreteria di Rauti fu un sostanziale fallimento è indubbio, ma lo fu perchè quelle impostazioni furono tradite (soprattutto a causa dell' abbraccio mortale con i vari Servello e Lo Porto della situazione), non già perchè vennero applicate.

  2. #42
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    Il paradosso è proprio lì. Su Germinario si è già discusso, rilevandone proprio come tutta la sua analisi sia ferma a... 20 anni fa circa, anche perché al militante che è fa comodo così.
    Ne "La destra degli Dei" non c'è praticamente nulla del De Benoist più recente, quello degli anni '90. Germinario lo taglia via. E quando, nel dibattito a Torino di 2 anni fa, glielo si è fatto notare, non ha saputo rispondere, perché questo cozzava con lesue tesi forzate.
    Mi stupisco, caro Paul, che una persona di solito corretta come te vada a prendere come riferimento un testo opinabile da tutte le parti.
    Ciao.



    In origine postato da Paul Atreides
    Sul tono livoroso di questa osservazione preferisco sorvolare.

    Solo una piccola chiosa:

    A p. 35 di F. Germinario, ''La destra degli dei. Alain de Benoist e la cultura politica della Nouvelle Droite'', Bollati Boringhieri, 2002, si legge che, in merito al ''superamento della distinzione destra/sinistra'', ''quella debenoistiana non è da classificare neanche tra le posizioni più radicali e trasgressive se confrontata con...''

    Basta leggere il nome che c'è nella nota [la 15] cui Germinario rimanda per capire a chi si allude...

  3. #43
    Paul Atreides
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    Non entro nel merito del testo di Germinario. Dico solo che si tratta di critiche, le tue, molto discutibili [tanto per dirne una, a Germinario bisognerebbe ringraziarlo per aver passato praticamente sotto silenzio l'enorme debito intellettuale di de Benoist nei confronti di Giorgio Locchi].

    In quanto al giudizio, a me pare corretto eccome prenderne uno non di ''parte''. E noto che tu, su quel giudizio, nulla hai detto, limitandoti ad una scomunica generalizzata che, ovviamente, nello specifico ha un valore confutatorio pari a zero.

    Ciao.

  4. #44
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    A parte che di Giorgio Locchi non ne discute Germinario ma De Benoist ne ha parlato spesso e senza nascondere nulla (persino quando Faye lo passò come "socialista" Tarchi scrisse una nota per ribadire che si trattava di un neofascista intelligente ma quello era...), il problema è un altro: ci sono tanti modi di "superare" la dicotomia destra/sinistra, ma De Benoist parla di vedere "da", che è diverso. Anche tu, quando intervieni per ribadire l'appartenza delle idee di Freda,lo fai da una visione precisa. Quando si parla di Freda contro De Benoist si dice che Freda "ci ha pensato prima", però sempre nella destra radicale si torna.
    Anche i sedicenti "Comunitaristi" dicono di voler superare la dicotomia, ma mi è bastato frequentarli per un po' per accorgermi che del loro pensiero non m'interessava nulla. E' il clima, caro Paul, il modo di rapportarsi al mondo. Usando un'immagine Hillmaniana, il modo di "fare Anima"...

    Per il resto, non sono particolarmente interessato ad uno che rimane rivendicato da quest'area, lo sai. Già m'infastidisce scoprire che la maggior parte di coloro che si dice vicina alle Nuove Sintesi è indietro di 20 anni rispetto a Tarchi e De Benoist, se non addirittura trincerata su posizioni nostalgiche, di alterità o vicine alla destra radicale, figurati se mi soffermo troppo su uno che piace in particolare a quest'area ed èpure un puntodi riferimento...
    Ciao.



    In origine postato da Paul Atreides
    Non entro nel merito del testo di Germinario. Dico solo che si tratta di critiche, le tue, molto discutibili [tanto per dirne una, a Germinario bisognerebbe ringraziarlo per aver passato praticamente sotto silenzio l'enorme debito intellettuale di de Benoist nei confronti di Giorgio Locchi].

    In quanto al giudizio, a me pare corretto eccome prenderne uno non di ''parte''. E noto che tu, su quel giudizio, nulla hai detto, limitandoti ad una scomunica generalizzata che, ovviamente, nello specifico ha un valore confutatorio pari a zero.

    Ciao.

  5. #45
    Paul Atreides
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    Claudio, a me rimane come un senso d'inconcludenza quando discuto con te di certe cose. Non entri mai nel merito. I tuoi giudizi sulla DR sono sempre poco o nulla informati ma sempre egualmente 'trancianti'. Metti insieme parole ma sulla 'cosa' in discussione non leggo mai nulla di concreto. Il giudizio su Locchi, poi, è, francamente, d'una ignoranza scandalosa...

    I miei giudizi, invece, poggiano sia sulla conoscenza dei testi ma pure su esperienze personali, visto che il mio ingresso nell'area risale al 1985 quando entrai proprio nella Nuova Destra.


    Ciao

    PS. e comunque non mettere Tarchi e de Benoist sullo stesso piano. Il secondo ha pubblicato recentissimamente due testi per la Settimo Sigillo. Ergo, di destra non è ma con la destra ci continua a discutere...

  6. #46
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    In origine postato da cristiano72
    Quoto tutto il post poichè mi sembra evidente che c'è qualcosa che non va in questa ricostruzione. Iniziamo innanzitutto a dire, che quello che Rauti ereditava nel 90 era un partito nostalgico nelle forme esteriori, filo-americano e filo-occidentale fino al midollo nella sue classe dirigente (iniziando da Tremaglia, continuando con Tatarella). Il terzomondismo nelle posizioni della componente rautiana di allora, esiste con tutta franchezza solo nella tua mente. Rauti tentò solamente un approccio meno rozzo al problema,usando l' espressione che ricordo perfettamente "un dramma loro, un dramma nostro".
    Ma già la frase citata dovrebbe sgomberare il campo dagli equivoci che tu alimenti, io non ricordo nemmeno mezza frase del Rauti di allora che minimizzasse il problema immigratorio, semplicemente si tentava un approccio meno volgare, che sottolineva come al vulnus inferto dall' immigrazione incontrollata alla cultura e all' identità europea, corrispondesse eguale e speculare dramma degli immigrati sradicati dal proprio humus culturale. Ma le conclusioni, non potevano che essere univoche, e anzi da questo assunto uscivano rafforzate: a questo doppio sradicamento si doveva porre un immediato freno.
    Per essere ancora più chiari e spazzar via dal terreno qualsiasi residuo equivoco, ricordo come sempre in quegli anni fu Rauti a lanciare sulla colonne di Linea la proposta di risoluzione del problema sudafricano tramite la separazione in stati che rappresentassero e contenessero ognuno le diverse razze, in una coerente e direi condivisibile ottica identitaria e differenzialista in senso stretto.
    Se poi per posizione filoaraba intendi la sacrosanta battaglia a fianco del popolo palestinese (perchè quello era il solo filoarabismo di noi rautiani), beh, ti lascio volentieri la compagnia dell' aguzzino sionista, io stavo e sto bene a fianco dei palestinesi oggi come allora.
    Mi scuso per la risposta un po' secca, ma io quel periodo l'ho vissuto ed intensamente e non è mia intenzione lasciar passare banalizzazioni di questo tipo.
    Che poi la segreteria di Rauti fu un sostanziale fallimento è indubbio, ma lo fu perchè quelle impostazioni furono tradite (soprattutto a causa dell' abbraccio mortale con i vari Servello e Lo Porto della situazione), non già perchè vennero applicate.
    concordo pienamente,
    a quanto hai detto si potrebbe aggiungere (fatto non da poco) l'appoggio del MSI della segreteria Rauti alla prima guerra del golfo di Bush padre.

  7. #47
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    In origine postato da Paul Atreides

    [...]
    PS. e comunque non mettere Tarchi e de Benoist sullo stesso piano. Il secondo ha pubblicato recentissimamente due testi per la Settimo Sigillo. Ergo, di destra non è ma con la destra ci continua a discutere...
    touchè!

    bravo Paul

  8. #48
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    [QUOTE]In origine postato da Paul Atreides
    [B]Claudio, a me rimane come un senso d'inconcludenza quando discuto con te di certe cose. Non entri mai nel merito. I tuoi giudizi sulla DR sono sempre poco o nulla informati ma sempre egualmente 'trancianti'.

    Caro Paul, mi permetti di dirti inconcludenza un tubo?
    Su questo thread ho semplicemente risposto riguardo ad un atteggiamento che la destraha su De Benoist, soprattutto sullla convinzione che egli abbia tradito ciò che disse o che si sia fuso il cervello su alcune questioni che alla destra radicale piacciono tanto. Ho detto: è un pensiero in evoluzione, si comincerà a pensare che De Benoist non appartiene più alla destra? Poi si uò discutere se ci piace o meno, ma chiariamoci.
    Forse con leggerezza ho detto una frase sul tuo amato Freda, dicendo che egli rimane a mio avviso un forte riferimento per le convinzioni xenofobe che io non condivido (e neppure le Nuove Sintesi, se esistono) e tu ti aggrappi a quella. Anche perché sai che sulla Destra Radicale non sono troppo informato.
    Ti ripeto: della Destra Radicale, dei revisionisti e di altre cose del genere non me ne frega nulla. Forse ho esagerato con Freda, ma questo mettitelo bene in testa.


    Metti insieme parole ma sulla 'cosa' in discussione non leggo mai nulla di concreto. Il giudizio su Locchi, poi, è, francamente, d'una ignoranza scandalosa...

    La concretezza stava sull'argomento De Benoist, non sulle risposte sulla Destra Radicale che ti aspetteresti.
    Su Locchi, mi spiace ma sei tu a ritenere la mia frase un "giudizio": ho semplicemente riportato una frase messa da Tarchi, a mo' di nota, su quanto disse Faye in una intervista di 5 anni fa circa (ai tempi di archeofuturismo).
    Di Locchi so solo che scrisse un libro con De Benoist, "Il male americano". Libro che ho letto e che, francamente, non ritengo neppure tra le cose migliori di De Benoist (pur essendo io molto critico verso gli States). Di Locchi, per il resto, non mi esprimo perché non so niente e non mi frega di saperlo.

    I miei giudizi, invece, poggiano sia sulla conoscenza dei testi ma pure su esperienze personali, visto che il mio ingresso nell'area risale al 1985 quando entrai proprio nella Nuova Destra.

    Può darsi. Da parte mia posso dirti che ultimamente sprechi il tuo tempo a riportare testimonianze raccolte in giro di varia rancorosità xenofoba a dimostrazione delle tue tesi. Questo non significa che tu non sia una persona colta e intelligente, ma rischi la monotonia.
    Un conto è ritenere l'immigrazione un problema, esprimersi a riguardo anche in modo critico. Un altro è alimentare implicitamente la guerra tra poveri a sostegno delle proprie tesi come fai tu. Magari sorridendo implicitamente alle smanie xenofobe ed estrapolitiche di qualche sedicenne qua sopra. E dire che, se sei entrato nella Nuova Destra nel 1985, dovresti essere più vecchio di me.
    Se sei così colto e informato, scrivi qualcosa di consistente. Esprimiti.


    Ciao

    PS. e comunque non mettere Tarchi e de Benoist sullo stesso piano. Il secondo ha pubblicato recentissimamente due testi per la Settimo Sigillo. Ergo, di destra non è ma con la destra ci continua a discutere...

    Proprio l'altro giorno Marco Tarchi mi ha scritto una battuta sul fatto che De Benoist attira l'attenzione della sinistra quando scrive per la destra. Intanto De Benoist ha scritto perriviste anarchiche ed ha cercato più volte sbocchi decenti. Purtroppo non gli rimangono molte scelte, visto che a destra come a sinistra ci sono dei fissati cui piace vederlo lì.

    Buon Anno di nuovo.

  9. #49
    Paul Atreides
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    Caro Claudio, mi fa piacere che tu abbia corretto il tiro su un giudizio affrettato e superficiale. In effetti, un conto è dire, legittimamente, che nulla t'interessa di certi autori, un altro è esprimere giudizi di valore sugli stessi. In quest'ultimo caso, il giudizio va motivato e non buttato lì.

    Per il resto, ''destra'' e ''sinistra'' poco m'interessano. Ancor meno m'interessa ''appropriarmi'' di de Benoist. Alcune cose che scrive le condivido, altre no. E questo è quanto. E infatti non sono assolutamente entrato nel merito della sua opera, ma solo segnalato un giudizio di Germinario su un punto specifico.

    Su Locchi. Una piccola lista informativa del suo contributo alla Nouvelle Droite.

    L'interesse per Nietzsche e per la rivoluzione conservatrice.

    L'interesse per Heidegger

    L'antiegualitarismo, la visione ''a spirale'' della storia, il ''paganesimo'', l'anticristianesimo

    La differenza tra Imperium e impero

    L'attenzione per l'antropologia culturale [soprattutto Lévi-Strauss] e per l'antropologia filosofica di Gehlen

    Il rifiuto del tradizionalismo e l'abbraccio di una visione storica

    L'importanza del mito come 'potenza vettoriale' della storia

    La tendenza sovraumanista

    La critica al modello americano


    Beh, sull'argomento migratorio qualcosina l'ho scritta.


    Non è solo un problema di ''spazi''. De Benoist, in omaggio al trasversalismo del ''né destra né sinistra'', non si rivolge solo alla ''sinistra''. Da questo punto di vista, incarna molto meglio di Tarchi, a mio avviso, l'impostazione originaria della ND.

    Ciao

  10. #50
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    Quoto tutto il post poichè mi sembra evidente che c'è qualcosa che non va in questa ricostruzione. Iniziamo innanzitutto a dire, che quello che Rauti ereditava nel 90 era un partito nostalgico nelle forme esteriori, filo-americano e filo-occidentale fino al midollo nella sue classe dirigente (iniziando da Tremaglia, continuando con Tatarella). Il terzomondismo nelle posizioni della componente rautiana di allora, esiste con tutta franchezza solo nella tua mente. Rauti tentò solamente un approccio meno rozzo al problema,usando l' espressione che ricordo perfettamente "un dramma loro, un dramma nostro".

    Seguendo uno schema logico semplice semplice... Fu l'MSI di Pinuccio Rauto e di tutti voi Neofascisti un partito xenofobo e anti-immigrati?
    Risposta negativa.
    Perchè?
    In tema d'immigrazione la cultura politica del Peppino era influenzata dalle analisi della nuova destra, di cui egli condivideva l'impostazione


    Punto e a capo

 

 
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