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  1. #81
    Europa Impero
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    In origine postato da Naitmer
    Io invece penso di vederla diversamente sugli extracomunitari, perchè essendo di madre tedesca conosco molto bene la realtà berlinese/tedesca (come quella italiana (sarda)), che credo rispecchi il futuro immigrazionalista dell'Italia fra 20/30 anni e vi assicuro che è tutt'altro che rosea. Per questo sono assolutamente intransigente con gli extracomunitari, e nonostante anche io sappia che esistono anche quelli onesti, non li ammetto, nuocerebbe alla causa.
    Proprio oggi sul "die Welt" ho letto un articolo sull'immigraziona turca negli ani 60 e sono rimasto sbalordito come le situazioni di allora combaciessero con quella attuale italiana.

    Volenti o nolenti gli extras saranno la causa della nostra estinzione, quindi li combatto a priori, buoni o cattivi.

    romanamente
    Forse saranno colpevoli della nostra estinzione fisica ma non certo di quella culturale, da attribuire in toto all'americanizzazione e sradicamento delle identità, che non ha a che vedere nulla con l'immigrazione, anzi, se ci trovassimo nella normalità e non in uno stato di crisi l'identità si rafforzerebbe nella minaccia di scomparire.

  2. #82
    Paul Atreides
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    In origine postato da Assalto
    Forse saranno colpevoli della nostra estinzione fisica ma non certo di quella culturale, da attribuire in toto all'americanizzazione e sradicamento delle identità, che non ha a che vedere nulla con l'immigrazione, anzi, se ci trovassimo nella normalità e non in uno stato di crisi l'identità si rafforzerebbe nella minaccia di scomparire.
    1) estinzione fisica, ovvero punto di non ritorno, laddove da una minaccia culturale ci si può risollevare.

    2) l'americanizzazione è anche multirazzialità

    3) l'immigrazione non ha nulla a che fare con lo sradicamento delle identità? Tesi azzardata assai...

  3. #83
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    Franzele
    L'etnodifferenzazione è rivolta a tutte le etnie differenti da quella europea è l'esatto contrario del pensiero di de Benoist!! Una roba del genere non se la sogna neanche la Fallaci, che si limita all'Islam (non a tutte le etnie)...
    Chiedo scusa, particolarmente ad ardimentoso, ma per la fretta ho interpretato la parola “rivolta” come sostantivo (rivolta, lotta contro…). Mi pareva troppo fuori strada l’interpretazione di ardimentoso di de Benoist…
    C'è stato un equivoco, per colpa mia. Ciò non toglie che tra il pensiero di ardimentoso e quello di de Benoist ci siano delle differenze considerevoli.

  4. #84
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    ardimentoso
    Il non vedere nell'invasione allogena il grimaldello per scardinare la residua idea di identità europea, è un tarparsi gli occhi con le fette di mortadella
    De Benoist ti risponderebbe che certi identitari (identitari reazionari e xenofobi, direi io) hanno
    un’ottica manichea dove la mondializzazione (l’”anti-Francia”) è puramente e semplicemente interpretata come “complotto”. Costoro tendono a descrivere l’identità come un “essere” che sarebbe sempre lo Stesso, che si definirebbe solo mediante la resistenza all’alterità o il rifiuto dell’Altro. Invece l’identità Non soltanto associa cerchi di appartenenza multipli, (per de Benoist è locale ed europea, non solo e non tanto nazionale) ma combina fattori di permanenza e fattori di cambiamento, mutazioni endogene e rapporti esterni. Rapporti che possono instaurarsi anche con gli immigrati.
    Lo xenofobo crede di fortificare il sentimento nazionale fondandolo sul rifiuto dell’Altro. Dopodiché, una volta presa l’abitudine, si finisce con il trovare normale il rifiuto dei proprio compatrioti.
    Citazioni da Le sfide della postmodernità p.138 e p.142, Arianna ed., lo stesso capitolo da cui proviene l’estratto postato all’inizio di questo thread.
    Saluti
    F.

    P.S.: se discutiamo genericamente del pensiero di de Benoist dobbiamo considerare il suo pensiero attuale. Se su un argomento si è pronunciato in un modo 20 anni fa ed adesso in un altro dobbiamo prendere atto del suo ripensamento (anche perché sull’immigrazione, l’argomento qui discusso, in Le sfide della postmodernità ha espresso opinioni articolate e ragionate, non uscite estemporanee). Altrimenti devi dire chiaramente che ti interessa solo il de Benoist di un tempo.

  5. #85
    ardimentoso
    Ospite

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    In origine postato da Franzele
    De Benoist ti risponderebbe che certi identitari (identitari reazionari e xenofobi, direi io) hanno
    un’ottica manichea dove la mondializzazione (l’”anti-Francia”) è puramente e semplicemente interpretata come “complotto”. Costoro tendono a descrivere l’identità come un “essere” che sarebbe sempre lo Stesso, che si definirebbe solo mediante la resistenza all’alterità o il rifiuto dell’Altro. Invece l’identità Non soltanto associa cerchi di appartenenza multipli, (per de Benoist è locale ed europea, non solo e non tanto nazionale) ma combina fattori di permanenza e fattori di cambiamento, mutazioni endogene e rapporti esterni. Rapporti che possono instaurarsi anche con gli immigrati.
    Lo xenofobo crede di fortificare il sentimento nazionale fondandolo sul rifiuto dell’Altro. Dopodiché, una volta presa l’abitudine, si finisce con il trovare normale il rifiuto dei proprio compatrioti.
    Citazioni da Le sfide della postmodernità p.138 e p.142, Arianna ed., lo stesso capitolo da cui proviene l’estratto postato all’inizio di questo thread.
    Saluti
    F.

    P.S.: se discutiamo genericamente del pensiero di de Benoist dobbiamo considerare il suo pensiero attuale. Se su un argomento si è pronunciato in un modo 20 anni fa ed adesso in un altro dobbiamo prendere atto del suo ripensamento (anche perché sull’immigrazione, l’argomento qui discusso, in Le sfide della postmodernità ha espresso opinioni articolate e ragionate, non uscite estemporanee). Altrimenti devi dire chiaramente che ti interessa solo il de Benoist di un tempo.
    il de benoist lo devi leggere tutto.....io lo leggo tutto e se guardi bene ho postato in apposito 3d proprio le argomentazioni che tu travisi e distorci.
    ti ho fatto rispondere da de benoist stesso....con un pezzo recente.

    tu scrivi:
    Invece l’identità Non soltanto associa cerchi di appartenenza multipli, (per de Benoist è locale ed europea, non solo e non tanto nazionale) ma combina fattori di permanenza e fattori di cambiamento, mutazioni endogene e rapporti esterni. Rapporti che possono instaurarsi anche con gli immigrati.

    ....hai capito veramente poco di de benoist.....continua a studiare.
    sò che per voi è una cosa nuova e la mole da leggere attentamente è veramente tanta, ma con un pò di impegno........

    un'ultima postilla.....l'idea di "identità europea" è presente nell'area da almeno 50 anni, non a caso è un punto fermo di de benoist.
    Se voi la scoprite adesso come surrogato dell'idea "internazionalista"......ne avete di strada da fare......

  6. #86
    ardimentoso
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    In origine postato da Franzele
    [B]
    Citazioni da Le sfide della postmodernità p.138 e p.142, Arianna ed., lo stesso capitolo da cui proviene l’estratto postato all’inizio di questo thread.
    Saluti
    F.
    Il pezzo postato in apertura ricalca paro paro un articolo scritto da de benoist su Elements sul finire degli anni 80....se non ricordo male.
    sarà mia cura, in questi giorni di ferie ritrovare il pezzo, trascriverlo e renderlo disponibile sul forum, onde poter fare le opportune considerazioni.
    L'articolo, se non ricordo male, era una rimarcazione delle differenze tra le linne programmatiche della ND e quelle del FT.

  7. #87
    Paul Atreides
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    Mah...

    Già Emile Benveniste parlava delle quattro cerchie dell'appartenenza sociale presso gli Indoeuropei, quindi direi che quella di de Benoist è la scoperta dell'acqua calda.

    La critica all'esclusiva appartenenza nazionale, con riferimento sia all'appartenenza infra-nazionale [le ''piccole patrie''] sia a quella ''inter-nazionale'' [l'Europa, non l'UE, sia chiaro...] è presente eccome nella DR e da parecchi anni. Anche qui niente di nuovo.

    ''Rapporti esterni'' certamente, innanzitutto nel senso ''inter-nazionalista'', ossia europeo. Il riferimento agl'immigrati mi pare un voler forzare il testo per fargli dire quello che non dice

  8. #88
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    ardimentoso
    di "razzismo culturale", hanno parlato per la prima volta i tuoi epigoni d'oltralpe quando anni fa si scagliarono contro il filosofo.
    Ma tu sei per o contro il filosofo?
    A me sembra che tu abbia idee molto diverse dal de Benoist di oggi (diverse in senso opposto rispetto a certa sinistra: tu parli di “razzismo culturale” positivamente, loro negativamente, quando de Benoist rifiuta tale etichetta), ma che tu non voglia ammettere tale diversità di vedute, in quanto legato al de Benoist di un tempo.
    De Benoist si dice per la “difesa delle diversità”, contro l’egualitarismo (inteso come negazione delle diversità) e contro la xenofobia. L’ha invece capito bene Paul Atreides, che infatti si dice in disaccordo con la “Nuova Destra”.

    ardimentoso
    Leggi "Le forme di integrazione degli immigrati nelle società di accoglienza devono quindi escludere ogni tentativo di assimilazione" e mi dici che la multietnicità non è stata toccata da de benoist.
    La frase da te riportata non dà un valore negativo all’integrazione (che per de Benoist può essere positiva, come equilibro tra diversi che convivono), ma all’“assimilazione” (che de Benoist intende il “rendere uguale a noi”).

    ardimentoso
    il clandestino(bada bene non parlo di razze, religioni, culture o quello che ti pare) contratasta con le leggi del paese??
    Ma per te solo i clandestini sono uno strumento contro le identità europee o tutti gli immigrati?
    Io non ho le stesse identiche idee di de Benoist, ma ho mai scritto condivido ogni rigo di quanto scrive de benoist, come condivido ogni espressione del suo pensiero.

    ardimentoso
    ponendo il de benoist l'accento sulla differenza tra cultura atavica europea e quella del resto del mondo.
    “atavica” è proprio la parola sbagliata, per il de B. di Sfide della postmodernità, che definisce l’idea della “Francia eterna”, sempre identica a se stessa situata in una prospettiva antistorica, prospettiva quasi essenzialistica

    ardimentoso
    tu hai scritto questo:
    "Diversità" non significa "superie vs. inferiore"

    evidentemente intendo che io davo quel significato a "diversità"
    dove l'hai letto oltre che nei voli pindarici che evidente mente fai ad occhi aperti??
    Immagino che tu volessi scrivere “intedendo” (di equivoci per intanto siamo apposto). In questo caso la risposta è: dal fatto che hai usato la parola “razzismo”, alla quale si dà generalmente proprio il significato di concezione gerarchica, con i superiori e gli inferiori (ed è con quel significato che certi di sinistra l’hanno usata per criticare de B.).

    Saluti
    F.

  9. #89
    ardimentoso
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    In origine postato da Franzele
    Ma tu sei per o contro il filosofo?
    A me sembra che tu abbia idee molto diverse dal de Benoist di oggi (diverse in senso opposto rispetto a certa sinistra: tu parli di “razzismo culturale” positivamente, loro negativamente, quando de Benoist rifiuta tale etichetta), ma che tu non voglia ammettere tale diversità di vedute, in quanto legato al de Benoist di un tempo.
    De Benoist si dice per la “difesa delle diversità”, contro l’egualitarismo (inteso come negazione delle diversità) e contro la xenofobia. L’ha invece capito bene Paul Atreides, che infatti si dice in disaccordo con la “Nuova Destra”.
    come fai a dire che ho idee diverse da debenoist quando finora solo tu hai travisato ogni rigo degli scritti del filosofo.
    e poi fariferimento al de benoist vecchio e nuovo, quando tu quello nuovo neanche lo conosci......
    l'egualitarismo.....ma sai cosa intende de benoist per "egualitarismo"??

    La frase da te riportata non dà un valore negativo all’integrazione (che per de Benoist può essere positiva, come equilibro tra diversi che convivono), ma all’“assimilazione” (che de Benoist intende il “rendere uguale a noi”).
    l'interpretazione che dai, "l'equilibrio tra diversi che convivono",
    non corrisponde affatto a ciò che dice de benoist.
    Egli arriva a propugnare la "dissociazione tra cittadinanza e
    nazionalità". Sai cosa significa?

    Ma per te solo i clandestini sono uno strumento contro le identità europee o tutti gli immigrati?
    Io non ho le stesse identiche idee di de Benoist, ma ho mai scritto condivido ogni rigo di quanto scrive de benoist, come condivido ogni espressione del suo pensiero.
    Risponde lui :
    A causa della sua rapidità e del suo carattere massiccio, l’immigrazione di popolamento, così come la conosciamo oggi in Europa,costituisce un fenomeno indiscutibilmente negativo.Essa rappresenta essenzialmente un modo di sradicamento forzato,le cui motivazioni sono nel contempo di ordine economico – movimenti spontanei o organizzati dai paesi poveri verso i paesi ricchi in condizioni di minore vitalità demografica – e simbolico – attrattiva della civiltà occidentale,che si impone grazie alla svalutazione delle culture autoctone a profitto di un modo di vita consumistico.La sua responsabilità ricade in prima battuta non sugli immigrati,ma sui paesi industrializzati,i quali,dopo aver imposto la divisione internazionale del lavoro,hanno ridotto l ’uomo allo stato di merce delocalizzabile.
    L ’immigrazione non auspicabile né per i migranti,che devono abbandonare il paese natale per un altro in cui sono accolti come suppletivi di bisogni economici,né per le popolazioni che li accolgono,
    che si trovano,senza averlo scelto,poste di fronte a trasformazioni a volte brutali del loro ambiente umano e urbano.È chiaro che i problemi dei paesi terzi non si risolveranno con trasferimenti
    generalizzati di popolazioni.La Nuova Destra pertanto favorevole a una politica di restrizione dell ’immigrazione,accoppiata a una cooperazione accresciuta con i paesi del Terzo mondo,nei quali le
    solidarietà organiche e i modi di vita tradizionali sono ancora vivi,allo scopo di superare gli squilibri indotti dalla globalizzazione liberale.

    “atavica” è proprio la parola sbagliata, per il de B. di Sfide della postmodernità, che definisce l’idea della “Francia eterna”, sempre identica a se stessa situata in una prospettiva antistorica, prospettiva quasi essenzialistica

    Immagino che tu volessi scrivere “intedendo” (di equivoci per intanto siamo apposto). In questo caso la risposta è: dal fatto che hai usato la parola “razzismo”, alla quale si dà generalmente proprio il significato di concezione gerarchica, con i superiori e gli inferiori (ed è con quel significato che certi di sinistra l’hanno usata per criticare de B.).

    Saluti
    F.
    io ho usato la parola che hanno usato i tuoi epigoni.
    per me, ovviamente ciò di cui parliamo non è razzismo, per qualcun'altro si.
    qualcun'altro che è più vicino a te che a me

  10. #90
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    No, Ardimentoso,mi spiace ma tu sei completamente fuori dalle idee di De Benoist. Basta leggere un libro degli anni '80, "Le idee a posto" per capire cosa il filosofo francese pensa d'ogni razzismo, culturale e non.
    Leggerlo tutto o meno, comunque, non porta a confermare ciò che tu vorresti leggere in lui. Basti dire che perlui la destra ha sempre avuto molti difetti, tra i quali: il razzismo e il nazionalismo.
    Non ho mai negato che in lui ci sia stata un'evoluzione, e probabilmente Germinario ha ragione, basandosi esclusivamente sul De Benoist giovane, a vederne degli aspetti vicini alla Destra Radicale (basti pensare al graduale allontamento da una visione Romana della politica in favore di una Greca), ma la sua avversione verso i valori assoluti, il razzismo e molti dei temi cattotradiozionali della destra francese son palesi.

    Riguardo al "razzismo culturale", fu André Taughieff (cito il cognome a memoria) a parlare di una tale posizione, avvicinandolo alle posizioni lepeniste. Ma De Benoist smentì questa interpretazione del differenzialismo, poiché per lui l'interpretazione relativista delle culture esclude qualsiasi giudizio di valore (e quindi razzista), al punto che essa tende più a proteggere le altrui culture che gli aspetti degenerati della nostra.
    Taughief corresse il tiro, riconoscendo che si poteva parlare di "antirazzismo differenzialista" anziché di "razzismo differenzialista" o "razzismo culturale".

    Credo che le tue interpretazioni sarebbero smentite da De Benoist per primo. Inoltre sono confuse ed usano i termini a piacere: non si può parlare di razzismo alla leggera, perché così facendo dimostri di non sapere neppure cos'è. De Benoist si è soffermato spesso su questa parola, mettendo in crisi sia ladestra e sia la sinistra: forse dovresti andare a rispolverare questi capoversi.

 

 
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