I Ds avvertono il Professore: il Paese ci sta abbandonando
di ELISA CALESSI
ROMA «Quando un disagio si manifesta, una classe dirigente non gira le spalle, né rivolge lo sguardo altrove». La Finanziaria, ha detto Piero Fassino, parlando al consiglio nazionale dei Ds, ha un «impianto ambizioso». Eppure ha suscitato «manifestazioni di disagio e di protesta», che hanno «incrinato il rapporto del governo con il Paese». I «segnali di difficoltà» sono cominciati con l'indulto per poi aggravarsi con la discussione sulla manovra di bilancio. C'è un «malessere» tra la gente, è l'analisi di Fassino, un «senso comune» per cui questa Finanziaria è vissuta come tasse e basta. Ha ammesso che un «filo» lega la manifestazione della Cdl a piazza San Giovanni e le «proteste» arrivate dalle categorie. Ed è tornato a chiedere al governo una «correzione di rotta», un «cambio di passo», la famosa
«fase 2». Poi, a sera, si è leggermente corretto: non chiede un «cambio di rotta», ma «di passo». Sfumature a parte, il campanello d'allarme suonato dal segretario dei Ds è di quelli che si fanno sentire. Non è la prima volta che Fassino mette in guardia Romano Prodi. Questa volta, però, l'avvertimento è stato più forte. I sondaggi che arrivano al Botteghino sono ogni giorno più allarmanti.
«Chi non ha un partito può infischiarsene», spiega un dirigente diessino, con chiara allusione al premier, «noi che un partito l'abbiamo, no». Altre volte Fassino aveva dato la colpa (anche) a un difetto di comunicazione. Questa volta, no. Non siamo riusciti, ha detto ieri, «a realizzare una condivisione».
Artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, ma anche gli operai di Mirafiori o i ricercatori non si sono «riconosciuti» in questa Finanziaria. È l'ammissione di un fallimento pesante. Ancora più forte se, come in tanti hanno sottolineato nel dibattito, avviene nei primi sei mesi del governo. La Quercia si interroga: di chi è la colpa?
Per Umberto Ranieri «si è indebolito il profilo riformatore». Fabio Mussi ha parlato di un
«rapporto fragilissimo» con l'opinione pubblica, accusando una selezione sbagliata delle priorità. Colpa di una Finanziaria
«priva di un'anima e di una missione» per Cesare Salvi. Mentre secondo Massimo D'Alema è mancato un «messaggio politico forte».
Peppino Caldarola ha sottolineato l'«ostilità crescente» che c'è tra la gente. E, da battitore libero qual è, ha detto quello che tutti pensano: «C'è qualcosa che non funziona nel manico». In chi guida. Al governo e «forse anche tra di noi». Maggioranza e minoranza del partito, divise su tanto, su questo sono d'accordo: così non va. E non c'è tempo da perdere. A primavera ci sarà un turno di amministrative.
E i Ds, è il messaggio a Prodi, non possono permettersi di pagare un prezzo così alto.