Pagina 5 di 6 PrimaPrima ... 456 UltimaUltima
Risultati da 41 a 50 di 55
  1. #41
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi....

    "Prodi se la ride: mi diverto come un matto

    di FAUSTO CARIOTI


    Il lettore è invitato a indovinare chi, ieri, abbia pronunciato la seguente frase: «Nei giorni scorsi ho parlato anche troppo. Oggi è una giornata di disoccupazione. Sono qui per divertirmi e stamattina mi sono proprio divertito». Risposta 1: Zlatan Ibrahimovic, calciatore, felice perché è appena passato dalla Juventus all'Inter, che gli ha triplicato l'ingaggio. Risposta 2: Kledi Kadiu, noto ballerino e attore albanese, felice perché se la sta spassando in barca a Capri con la fidanzata Desy Luccini. Risposta 3: Romano Prodi, presidente del Consiglio, felice perché è un cuor contento di natura, e a quanto pare non ha ancora capito quello che succedendo in questi giorni. La risposta giusta, va da sé, è la terza: con mezza Europa bloccata per paura dell'ennesimo attentato terroristico, stavolta evitato per un soffio, con il livello d'allerta innalzato in tutto il Paese e gli aeroporti semiparalizzati, l'unico che poteva uscirsene con una frase simile era lui. Ai cronisti che lo hanno raggiunto a Castiglion della Pescaia, il presidente del Consiglio che si era impegnato a portare la serietà al governo ha raccontato di aver trascorso una fantastica mattinata a pedalare nelle colline maremmane, dimenticandosi tutte le rogne della politica. Poco male, in ogni caso: come era prevedibile, le trattative internazionali per far cessare gli scontri armati in Libano e il giro di telefonate tra i governi di mezza Europa per scambiarsi informazioni su come scongiurare nuovi attentati sono proseguiti anche senza il prezioso apporto del premier italiano, impegnato a smaltire i grassi in eccesso tra Punta Ala e Vetulonia. Il faccione sorridente del presidente del Consiglio e le frasi alla camomilla che rilasciano gli esponenti del suo governo fanno però a pugni non solo con le notizie di cronaca internazionale, ma soprattutto con la preoccupazione e la fretta con cui stanno lavorando in queste ore gli apparati di sicurezza italiani. Non è una sensazione, è una certezza: il livello d'allarme reale è assai più alto di quanto vogliano far credere Prodi e i suoi ministri. Primo. Tra giovedì e ieri, in seguito proprio alle indagini partite dopo gli attentati scongiurati a Londra, le forze di polizia italiane hanno arrestato quaranta musulmani, ritenuti terroristi potenziali o reali. Un intervento su vasta scala, spiega il Viminale, «che ha fatto seguito all'operazione antiterrorismo britannica». Sono stati passati al setaccio i tradizionali luoghi di aggregazione degli islamici, come i call center e gli internet point. Nel mirino soprattutto gli immigrati pakistani, anche perché dal Pakistan è passata la strada degli ideatori della strage mancata. Ulteriori giri di vite sono attesi nei prossimi giorni. Stefano Dambruoso, magistrato milanese che si occupa di terrorismo nella sede viennese delle Nazioni Unite, ha caldeggiato l'espulsione, in nome della sicurezza nazionale, di tutti gli stranieri usciti dal carcere grazie all'indulto e che siano anche solo sospettati di contiguità con il mondo dell'estremismo islamico. Secondo. Nella notte tra giovedì e venerdì il capo della Polizia, Giovanni De Gennaro, ha inviato una circolare a tutti i questori e agli uffici della Polizia di frontiera, ordinando «con effetto immediato» di intensificare i controlli sui 14mila obiettivi sensibili: ci sono le sedi diplomatiche di Gran Bretagna, Stati Uniti e Israele, ma anche moltissimi altri luoghi a rischio. Ai questori viene chiesto di «verificare l'adeguatezza del dispositivo antiterrorismo in atto nel Paese alle accresciute esigenze di sicurezza », dove la parola chiave è proprio quell'«accresciute», che indica un innalzamento generale del livello d'allarme del quale non vi è traccia nelle dichiarazioni degli esponenti del governo. Intanto negli aeroporti italiani il livello d'allerta è stato elevato al top: è stato introdotto il divieto di portare contenitori di liquidi nei voli per Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele e sono stati moltiplicati i controlli a campione. Poche ore prima, Prodi e il ministro dell'Interno Giuliano Amato avevano assicurato che in Italia non vi è alcun motivo per preoccuparsi. Terzo. Sempre in seguito agli eventi di Londra, il comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, guidato dal ministro dell'Interno e composto dai vertici delle forze di polizia e dei servizi, è stato anticipato di 24 ore: si terrà lunedì, proprio per definire al più presto il nuovo assetto post 11 agosto e predisporre un sostanzioso rafforzamento delle misure di sicurezza in vista degli spostamenti previsti per la metà del mese, quando l'allarme antiterrorismo dovrà passare la prova più difficile.
    "

    Saluti liberali

  2. #42
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da www.ilsole24ore.com

    "16 settembre 2006

    Un gesto e un'accusa al Governo

    di Orazio Carabini

    Con le dimissioni di Marco Tronchetti Provera dal vertice di Telecom Italia lacrisi nei rapporti tra Governo e mondo dell'impresa e della finanza ha raggiunto probabilmente il suo picco.


    Il fatto che il leader di uno dei maggiori gruppi del Paese sia "costretto" a dimettersi in seguito a una dura polemica con il presidente del Consiglio è uno schiaffo alla credibilità internazionale dell'Italia e a quel clima di fiducia interno che proprio Romano Prodi vuole ricostituire.
    «C'è un limite invalicabile oltre il quale le persone per bene non possono accettare di spingersi », ha confidato Tronchetti Provera al termine del consiglio di amministrazione di ieri, «e io dovevo difendere l'azienda ».«Che forza contrattuale ho adesso? Come mi presento ai miei interlocutori dopo queste diatribe?», ha risposto ai consiglieri che volevano capire il perché di un gesto così devastante. Poi ha scritto una lettera al ministro Tommaso PadoaSchioppa, al sottosegretario Enrico Letta e al Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, scegliendo gli interlocutori in modo non casuale.
    La goccia che ha fatto traboccare il vaso, secondo attendibili ricostruzioni, sono alcune dichiarazioni rese da Prodi in Cina e gli insistenti rumors di possibili provvedimenti della magistratura. Ma già la sequenza dei fatti degli ultimi giorni, con la paurosa escalation delle polemiche tra Prodi e Tronchetti Provera, dà l'idea dello stato di tensione raggiunto: la presentazione del piano di riassetto, l'irritazione di Prodi che sosteneva di non essere stato informato,la reazione di Tronchetti, la divulgazione del documento consegnato da Angelo Rovati, consigliere di Palazzo Chigi,al capo di Telecom Italia, il comunicato della presidenza del Consiglio che ricostruiva i due colloqui tra Prodi e Tronchetti nei minimi dettagli, svelando anche particolari riservati in grado di compromettere trattative in corso (dal Brasilea Time Warner). Tronchetti Provera ha deciso di separare il suo futuro da quello del gruppo di cui peraltro rimane l'azionista di riferimento. In questo senso ha dato un contributo fattivo all'avvio di una ripresa del dialogo tra il Governo e i dirigenti di Telecom. Al suo posto siederà Guido Rossi con il quale Tronchetti Provera ha riallacciato i rapporti da poco tempo affidandogli una sorta di indagine su possibili irregolarità verificatesi ai tempi in cui concluse l'acquisto di Telecom da Roberto Colaninno e da Chicco Gnutti. Per anni, prima, i contatti si erano interrotti. A riannodare i fili sarebbe stato il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi.
    Rossi è una tripla garanzia. Conosce l'azienda perché ne è stato il presidente ai tempi della privatizzazione. È ben voluto dal centrosinistra: non solo è stato parlamentare della sinistra indipendente ma il mondo che frequenta è decisamente orientato su quel versante del fronte politico. Infine sa come comportarsi con le procure, soprattutto quella di Milano, dove sono aperti numerosi fascicoli a carico di uomini di Telecom Italia. In particolare per le vicende relative alle intercettazioni telefoniche guidate dall'ex responsabile della sicurezza Giuliano Tavaroli.
    Ora però tocca al Governo fare la sua parte perché è in gioco, occorre ripeterlo, la credibilità dell'Italia. Come apriranno i mercati lunedì dopo questo sconquasso? Ci sono due giorni di tempo per mandare un segnale preciso.
    Ma il Governo è lacerato. C'è l'irritazione di ampi settori della Margherita e dei Ds (Massimo D'Alema in particolare) per come Prodi ha gestito la vicenda. Ci sono le farneticazioni della sinistra massimalista che parla di ripubblicizzazione della società. E poi ci sono i torbidi accenni di Antonio Di Pietro alle «responsabilità oggettive in vicende poco limpide» che aiuteranno il centrodestra a risollevare il problema delle connessioni tra magistrati e centrosinistra.
    In questo guazzabuglio qualcuno dovrebbe trovare il coraggio di riprendere le fila del discorso da dove era stato interrotto. E cioè da un piano di riassetto di Telecom Italia poco convincente, che ha creato grande sconcerto persino all'interno della società. Il Governo, a sua volta, può giudicarlo inadeguato perché indebolirebbe la struttura industriale del Paese (cessione all'estero di Tim e smembramento del gruppo Telecom Italia) o perché richiederebbe un intervento pubblico (dismissione della rete fissa). Ma la società ha il diritto di realizzare quel piano finché non si dimostra che contrasta con l'interesse nazionale.
    Il tempo del muro contro muro è scaduto: i cinque giorni da lunedì a venerdì sono da dimenticare. Adesso è tempo di mettere da parte i personalismi e i rancori per guardare al futuro del gruppo Telecom Italia e, con esso, a quelli del Paese."



    Per la verità "l'interesse nazionale".......come pretesto per l'intervento dei governi per limitare la libertà economica, è una concezione illiberale e suicida.

    Saluti liberali

  3. #43
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    da IL FOGLIO

    "
    «Prodi parla con Ahmadinejad,Vernetti sfila per cacciarlo dall’Onu»

    di Christian Rocca

    New York. La squadra italiana in trasferta all’Onu non conta soltanto il premier Romano Prodi e il ministro Massimo D’Alema, ma anche l’intraprendente sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti. Il senatore della Margherita non è nuovo a rappresentare le solide posizioni atlantiche e filo-israeliane di quell’ala riformista del governo spesso schiacciata dalla mediazione dalemiana con la sinistra antagonista. A seguire l’agenda politico-diplomatica newyorchese di Vernetti si nota una differenza di approccio alle questioni internazionali rispetto ai suoi più alti in grado. Ieri pomeriggio, per esempio, mentre Romano Prodi incontrava all’Onu il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, Vernetti partecipava di fronte al Palazzo di Vetro alla manifestazione anti Ahmadinejad insieme con l’opposizione iraniana e i gruppi pro Israele guidati dal premio Nobel Elie Wiesel. Mentre Prodi invocava e praticava il dialogo con il negatore dell’Olocausto, Vernetti e i manifestanti chiedevano l’applicazione dello statuto dell’Onu e la conseguente espulsione dell’Iran dal consesso delle Nazioni Unite. Martedì sera, infine, mentre Romano Prodi partecipava a Chelsea a un elegante party dell’Ulivo Usa, Vernetti si trovava alla Columbia University a seguire un dibattito sul futuro del Partito democratico, quello vero, cioè quello americano, con il saggista Paul Berman, l’ex direttore di New Republic Peter Beinart e monsignor Lorenzo Albacete. Alla caffetteria delle Nazioni Unite, seduto a un tavolo con vista sull’East River, Vernetti ha raccontato al Foglio le ragioni d’ufficio della sua missione newyorchese: una serie di incontri bilaterali con i ministri degli Esteri dell’Afghanistan, del Kazakistan e dell’Indonesia, la ricerca di consenso intorno a una risoluzione contro la pena di morte e, soprattutto, la riunione della Comunità delle democrazie. “L’Italia – dice Vernetti – ha ottenuto la presidenza della task force che ha il compito di suggerire idee per trasformare l’attuale Community di paesi democratici in un’organizzazione internazionale vera e propria. Al meeting di ieri ho proposto un modello organizzativo leggero, tipo Osce, finalizzato all’istituzione di una Organizzazione mondiale delle democrazie, magari con sede a Roma”. Vernetti spiega che questo è il tema centrale del nostro tempo, specie dopo l’11 settembre, e non gli importa che le sue parole sembrino quelle pronunciate proprio all’Onu da George W. Bush: “La democrazia e i diritti devono diventare il punto cruciale delle relazioni tra stati. La mia idea è che l’azione politica e diplomatica sia comunque da preferire al realismo e al mantenimento dello status quo. Quell’equilibrio è saltato. Io capisco l’atteggiamento prudente dei realisti, talvolta anche quello degli iperrealisti, ma non fino ad accettare l’appeasement. Non dobbiamo dimenticare che non viviamo più nell’Europa degli anni Sessanta, che non c’è più la politica estera andreottiana e nemmeno l’illusione della fine della storia secondo il modello di Fukuyama. L’idea che si possa fare a meno di democrazia e diritti, ottenendo in cambio la stabilità politica, è un reperto del passato, spazzato via dall’11 settembre. Quel modo di pensare non è più possibile”. Traducendo questi concetti in azioni politiche, si finisce appunto con Vernetti in piazza contro Ahmadinejad ma anche pronto a marcare un’ulteriore differenza rispetto all’auspicio prodiano di togliere l’embargo militare alla Cina: “In tutti i miei incontri con i rappresentanti del governo di Pechino ho fatto puntuale richiesta sulla libertà religiosa e di stampa e ho chiesto l’eliminazione della pena di morte per quella quarantina di reati non di sangue”. Detto questo, secondo Vernetti, “non bisogna avere paura della Cina, né pensare di adottare sciocche misure protezioniste alla Tremonti. Via libera al mercato, purché queste concessioni non siano gratuite: noi ci apriamo agli scambi commerciali, ma voi ci date qualcosa in termini di diritti”. L’Italia deve e può svolgere un ruolo di potenza regionale nel Mediterraneo e in Medio Oriente, da qui la nascita della missione militare in Libano che è “un successo di Massimo D’Alema e del governo”, malgrado le complicazioni dovute alle regole d’ingaggio dell’Onu. Vernetti nota anche l’abilità dalemiana di aver compiuto scelte in piena sintonia con il Dipartimento di stato americano e il governo no e, contemporaneamente, di averle fatte accettare con entusiasmo dalla sinistra antagonista. Sulla guerra al terrorismo combattuta dagli Stati Uniti, Vernetti dice che Washington la sta combattendo compiendo evidenti “grossolanità”, ma questo non vuol dire che si debba abbandonare la battaglia. Al contrario bisogna aumentare gli sforzi, perché “c’è una parte del mondo islamico che cerca lo scontro di civiltà e a costoro dobbiamo rispondere promuovendo un sistema di valori condivisi, fondato sulla democrazia e sui diritti”. Vernetti non critica l’incontro Prodi-Ahmadinejad, anzi crede che “si debba parlare con chiunque”, purché “si facciano valere con forza i nostri principi”. Allo stesso tempo avverte una diffusa “sottovalutazione della portata rivoluzionaria del regime islamico d’Iran”, malgrado Teheran, abbia “un preciso disegno volto allo scontro di civiltà, a cancellare Israele, a guidare l’islamismo fondamentalista, a esportare terrorismo, a finanziare Hamas e anche Hezbollah, cioè la causa vera del conflitto libanese dove ora saranno impegnati i nostri soldati”. Chi non vede queste cose, spiega il sottosegretario, non è necessariamente mosso da intenti negativi: “Spesso questo atteggiamento nasce da buoni auspici che però rischiano di annebbiare la vista, come ha dimostrato la famosa ‘mancanza di immaginazione’ che l’11 settembre ha colto impreparata l’America”. Sull’Iran, Vernetti ricorda che “è scaduto l’ultimatum, e anche i tempi supplementari. Con le date non si scherza, ora siamo a un passo dall’adozione seria e graduale di sanzioni politiche ed economiche”.
    "


    Saluti liberali

  4. #44
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano IL GIORNALE del 22 settembre

    " «Ma il Professore vive in un mondo che non c’è più»


    di Massimo Introvige


    Prodi torna da New York con un bilancio fallimentare, inseguito dagli sberleffi della stampa di tutto il mondo, che si chiede come un uomo simile possa guidare una delle grandi democrazie europee. Il Professore irride il Papa affidandolo alle Guardie Svizzere, sdogana Ahmadinejad mentre il resto dell'Occidente lo tratta come un appestato, dispensa sorrisi ad Hamas e alla Siria: il tutto nella settimana in cui i fondamentalisti islamici minacciano la vita di Benedetto XVI, distruggono chiese e ammazzano suore. Sbaglia chi parla di semplici gaffe di un premier innervosito dalla vicenda Telecom. Purtroppo per gli italiani, a New York è emerso il vero Prodi: un uomo che vive in un mondo che non c'è più, il mondo della Democrazia cristiana di trent'anni fa che si comprava l'immunità dell'Italia dagli attentati lisciando il pelo ai dittatori arabi e criticando l'America, e ne approfittava per sostituire l'Iri agli «ingenui» yankee dovunque ci fossero da fare buoni affari con le dittature medio-orientali di turno. Per nostalgia di quello stesso mondo, Andreotti ha affossato in Senato con il suo voto decisivo una risoluzione di solidarietà al Papa proposta dalla Casa delle Libertà. Il mondo di Andreotti e dell'Iri prodiana - in cui sembra talora vivere ancora lo stesso Chirac - è morto l'11 settembre 2001, e ha avuto i suoi funerali quando Ahmadinejad, mettendo all'ordine del giorno del fondamentalismo islamico l'Olocausto nucleare di Israele, ha dichiarato ufficialmente aperta la seconda fase della rivoluzione khomeinista. Da allora, è in corso - piaccia o no - uno «scontro di civiltà», certo non fra tutto l'islam e l'Occidente (dal momento che esiste una minoranza di musulmani filo-occidentale e moderata) ma fra il fondamentalismo islamico e il mondo libero. Prodi non può capire il Papa perché vive in un passato che non vuole passare. A New York ha detto testualmente: «Mi rifiuto di pensare che esista uno scontro di civiltà». Il 9 gennaio 2006, nell'annuale discorso ai membri del Corpo diplomatico accreditati presso la Santa Sede, Benedetto XVI aveva affermato esattamente il contrario: nell'aggressione terroristica all'Occidente «non a torto si è ravvisato il pericolo di uno scontro delle civiltà». Prodi è in grado di capire Gheddafi, il dittatore tunisino Ben Ali e anche Abu Mazen, al cui proposito D'Alema ha ingiunto di smettere di dire la verità, cioè che non conta più nulla, perché sono le ultime raffiche del vecchio mondo dei rais, dittatori nazionalisti e laici lesti di mano nel rapinare le casse degli Stati e nel far sparire gli oppositori. Capiva bene anche Saddam Hussein e Arafat. Gli mancano completamente le categorie per capire Bin Laden, Ahmadinejad o chi attualmente controlla Hamas, cioè la leadership leale all'Iran che vive a Damasco o a Teheran. Costoro infatti non ragionano in termini di affari o di nazionalismo, ma deducono la politica da una religiosità apocalittica. Benedetto XVI va spiegando con pazienza all'Occidente che i nodi da sciogliere sono teologici, non economici o politici. È una lezione che avevano bene inteso Bush, Blair e Berlusconi, politici più «giovani» di Prodi non per questioni anagrafiche ma perché trent'anni fa non facevano né politica né sottogoverno. La intendono leader di nuova generazione, come Sarkozy o Angela Merkel. Che Prodi viva in un mondo che non c'è più non è un suo problema personale, ma un rischio per la credibilità e la sicurezza dell'Italia. Nella sua stessa coalizione, qualcuno comincia a preoccuparsi.
    "


    Saluti liberali

  5. #45
    Forza italia
    Data Registrazione
    04 Aug 2006
    Località
    Villaromagnano
    Messaggi
    217
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    prodi è proprio un incompetente

  6. #46
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    «Finanziaria da estremisti» Montezemolo all'opposizione

    di NINO SUNSERI

    Il leader di Confindustria scarica il governo: «Manovra scritta con il benestare della Cgil». E sbotta: «Servono tagli, tagli e tagli»
    CAPRI(NA) Montezemolo porta Confindustria all'opposizione. Se era rimasta qualche ambiguità sul ruolo che il vertice di viale dell'Astronomia voleva giocare in questa fase ora è tutto chiaro. Il capo degli imprenditori non ha certo gradito l'impostazione della Finanziaria. Soprattutto sul fronte del Tfr, che risulta troppo penalizzante per le imprese di minori dimensioni. A tal punto dura la requisitoria di Montezemolo che, ad un certo momento, il ministro Padoa-Schioppa che aveva parlato poco prima lascia la sala. Non è chiaro se a causa di una comunicazione urgente cui non può sottrarsi oppure perché infastidito. Poi è tornato ma è certo che quella di oggi per l'ex banchiere centrale non è stata proprio una grande giornata. Un intervento piuttosto lungo in cui illustra con entusiasmo i «meriti straordinari» dell'opera del governo. Questa legge finanziaria, sono parole del ministro, «adesso è nella fase fisiologica di turbolenza "post partum": turbolenza e depressione». Turbolenza all'esterno. Depressione all'interno: «Non capisco come mai», ha affermato il ministro, «il governo taccia sui meriti straordinari di questa sua opera». E tanto per chiarire, per l'ennesima volta, che i saldi della Finanziaria non si cambiano, PadoaSchioppa ha ricordato che «per fortuna la procedura di bilancio in Italia, da più di 15 anni, non permette al Parlamento di stravolgere la manovra». Montezemolo non gradisce e non fa nulla per nasconderlo. Il copione vuole che i convegni dei Giovani di Confindustria si concludano, invariabilmente, per l'ora di pranzo. Ieri però la tradizione è stata rotta. Il limite d'orario è passato da un po' perchè l'intervento del ministro è stato piuttosto lungo. Montezemolo, invece di limitarsi ai saluti, come ha fatto in altre occasioni, lancia la sua invettiva. Dice che l'Italia è l'unico Paese dell'Ocse in cui fa parte della maggioranza di governo un partito che sente «il bisogno di far piangere i ricchi», riferendosi allo slogan di Rifondazione Comunista. «Non servono scelte che assecondino l'invidia sociale di chi vorrebbe tutti più poveri», ha aggiunto, «noi vogliamo politiche che attraverso la crescita possano migliorare la qualità della vita di tutti. Vogliamo, per dirla così, che tutti, anche i meno favoriti, possano ridere grazie alla crescita e allo sviluppo». Poi una stoccata a Padoa-Schioppa: «Per molti aspetti la Finanziaria sembra scritta dalla sinistra massimalista con il benestare della Cgil», e invece «servono tagli, tagli e ancora tagli». Della manovra non salva praticamente nulla. Non il salasso del Tfr, non certo il cuneo fiscale più morbido del previsto, tanto meno l'impostazione fortemente "classista" che si coglie in ogni pagina della finanziaria. Sembra quasi il discorso del futuro capo dell'opposizione, più ancora che quello del presidente degli industriali. Non a caso, proprio alla conclusione, scende nel terreno della politica militante dando la benedizione al «tavolo dei volenterosi» costruito da Daniele Capezzone (segretario dei radicali) e Paolo Messa, ex portavoce di Follini. «Speriamo anche che sia il tavolo dei riformatori» dice. Qualche osservatore, guardando la tribuna, osserva che questa potrebbe essere l'ultima presenza di Montezemolo a Capri come capo di Confindustria. L'anno prossimo potrebbe ritornarci da ministro. CONNUBIO FINITO
    "


    Saluti liberali

  7. #47
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Dal quotidiano LIBERO del 18 ottobre 2006:


    " «Missili terra-aria agli Hezbollah Venduti da Prodi»

    di Angelo Pezzana


    L'agenzia israeliana Debka, di solito molto affidabile, ci informa che il nostro Presidente del Consiglio Romano Prodi ha dato incarico al ministero della difesa l'incarico di trattare con il premier libanese Fuad Sinora la vendita di quindici missili terra-aria, la cui finalità sarà quella di impedire a Israele il monitoraggio delle attività terroristiche sul territorio libanese. Si chiamano Aster, sono di produzione franco-italiana, e sono lo strumento più sofisticato che esiste oggi sul mercato delle armi terra-aria, in grado di intercettare l'obiettivo con un sistema di guida capace di correggere la traiettoria sino all'ultimo istante. Nel nostro paese sono prodotte da Alenia/Finmeccanica, in Francia da Thompson-Csf. Se avevamo dei dubbi sulla natura dei colloqui Prodi-Siniora durante il loro recente incontro a Beirut, la risposta adesso la conosciamo. Prodi avrebbe addirittura raccomandato di fare in fretta, dopo che anche Chirac ha dato la sua approvazione. Con i missili il nostro governo invierà anche degli istruttori che insegneranno ai libanesi come usarli. Dato che il 50% delle forze armate libanesi sono sciite, alleate quindi di Hezbollah, la notizia può tranquillamente essere letta così: Romano Prodi vende a Hezbollah 15 missili terra-aria dalla tecnologia più avanzata sul mercato occidentale, che verranno usati per colpire gli aerei israeliani che controllano il movimento sul territorio libanese del traffico clandestino di armamenti. Lo ha confermato lo stesso capo di stato maggiore libanese, generale Michel Suleiman, quando il 13 ottobre scorso ha lodato il governo Siniora per tutti gli «straordinari sforzi» che sta facendo per dotare l'esercito di nuove armi che possano colpire meglio le forze di difesa israeliane. Se a questo aggiungiamo la denuncia di Amir Peretz, che lunedì alla Knesset ha affermato che le truppe francesi dell'Unifil hanno avuto ordine di far fuoco contro gli aerei israeliani in perlustrazione, allora la funzione della tregua diventa ancora più chiara, e dà ragione a chi la interpretava come una decisione che avrebbe avuto l'unica finalità di dare a Hezbollah il tempo di riorganizzarsi. "

    Shalom

  8. #48
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    I Ds avvertono il Professore: il Paese ci sta abbandonando

    di ELISA CALESSI

    ROMA «Quando un disagio si manifesta, una classe dirigente non gira le spalle, né rivolge lo sguardo altrove». La Finanziaria, ha detto Piero Fassino, parlando al consiglio nazionale dei Ds, ha un «impianto ambizioso». Eppure ha suscitato «manifestazioni di disagio e di protesta», che hanno «incrinato il rapporto del governo con il Paese». I «segnali di difficoltà» sono cominciati con l'indulto per poi aggravarsi con la discussione sulla manovra di bilancio. C'è un «malessere» tra la gente, è l'analisi di Fassino, un «senso comune» per cui questa Finanziaria è vissuta come tasse e basta. Ha ammesso che un «filo» lega la manifestazione della Cdl a piazza San Giovanni e le «proteste» arrivate dalle categorie. Ed è tornato a chiedere al governo una «correzione di rotta», un «cambio di passo», la famosa «fase 2». Poi, a sera, si è leggermente corretto: non chiede un «cambio di rotta», ma «di passo». Sfumature a parte, il campanello d'allarme suonato dal segretario dei Ds è di quelli che si fanno sentire. Non è la prima volta che Fassino mette in guardia Romano Prodi. Questa volta, però, l'avvertimento è stato più forte. I sondaggi che arrivano al Botteghino sono ogni giorno più allarmanti. «Chi non ha un partito può infischiarsene», spiega un dirigente diessino, con chiara allusione al premier, «noi che un partito l'abbiamo, no». Altre volte Fassino aveva dato la colpa (anche) a un difetto di comunicazione. Questa volta, no. Non siamo riusciti, ha detto ieri, «a realizzare una condivisione». Artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, ma anche gli operai di Mirafiori o i ricercatori non si sono «riconosciuti» in questa Finanziaria. È l'ammissione di un fallimento pesante. Ancora più forte se, come in tanti hanno sottolineato nel dibattito, avviene nei primi sei mesi del governo. La Quercia si interroga: di chi è la colpa? Per Umberto Ranieri «si è indebolito il profilo riformatore». Fabio Mussi ha parlato di un «rapporto fragilissimo» con l'opinione pubblica, accusando una selezione sbagliata delle priorità. Colpa di una Finanziaria «priva di un'anima e di una missione» per Cesare Salvi. Mentre secondo Massimo D'Alema è mancato un «messaggio politico forte». Peppino Caldarola ha sottolineato l'«ostilità crescente» che c'è tra la gente. E, da battitore libero qual è, ha detto quello che tutti pensano: «C'è qualcosa che non funziona nel manico». In chi guida. Al governo e «forse anche tra di noi». Maggioranza e minoranza del partito, divise su tanto, su questo sono d'accordo: così non va. E non c'è tempo da perdere. A primavera ci sarà un turno di amministrative. E i Ds, è il messaggio a Prodi, non possono permettersi di pagare un prezzo così alto.

    Saluti liberali

  9. #49
    Registered User
    Data Registrazione
    21 Jul 2003
    Località
    pd
    Messaggi
    76
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    dal quotidiano LIBERO di oggi




    Saluti liberali
    da "libero"
    da "il giornale"
    da libero da il giornale ......
    non vale la pena.........

    saluti da chi non vuole sputtanare la parola liberale

  10. #50
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Lo hai appena fatto.

    Shalom

 

 
Pagina 5 di 6 PrimaPrima ... 456 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. L'Unione della Sinistretta: iniziano già a Sgovernare
    Di Pieffebi nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 98
    Ultimo Messaggio: 23-02-07, 19:57
  2. Il doppio tradimento della sinistra. Il doppio tradimento di Vicenza.
    Di Cuore Nero nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 23-02-07, 11:26
  3. Gli Euroscettici della Sinistretta
    Di Pieffebi nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 10-09-06, 09:37
  4. Il Trionfo della Sinistretta
    Di Pieffebi nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 61
    Ultimo Messaggio: 13-06-06, 18:13
  5. Le bugie della Sinistretta sulla Sanità
    Di Pieffebi nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 31-03-05, 23:28

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito