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Discussione: Rieccoli

  1. #11
    SENATORE di POL
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    Fiamma Nirenstein firma un articolo dal titolo «Terrorismo, il difficile fronte interno di Abu Mazen» pubblicato a pag. 7 del quotidiano torinese LA STAMPA di oggi...



    IL LEADER PALESTINESE DEVE DIMOSTRARE DI SAPER AFFRONTARE I GRUPPI PIU’ ESTREMISTI

    DUNQUE il mostro non è morto, il terrorismo cerca di ghermire la fragile pace avviata, distrugge le promesse di cessare dalla violenza che Abu Mazen e Ariel Sharon si sono scambiati a Sharm el Sheik. In Israele nelle ultime due settimane erano stati individuati e fermati una decina di attentatori terroristi, era chiaro che la tregua non era affatto stata accettata da tutti, che anzi era vista come la vittoria della linea di democratizzazione e pacificazione del Medio Oriente che in tanti odiano, e anche che Abu Mazen non poteva fornire una protezione ermetica dal terrore. E per quanto non sorprendente, tuttavia l’attentato è caduto tanto più doloroso sulla folla giovanile del venerdì sera che passeggia, chiacchiera e ride, entra a gruppetti nei pub o nei locali notturni come «Stage».
    L’illusione era enorme, quanto può esserlo quando nasce dal semplice, indispensabile desiderio di vivere. Ifat, una delle ragazze che lavorano nella cucina dello «Stage», quando ha sentito la fortissima esplosione (dieci chili circa di tritolo) non poteva credere, racconta, che tutto fosse ricominciato da capo, come al tempo della grande strage di ragazzini in coda al locale «Dolphinarium», 23 morti nel 2001, e poi di nuovo, sempre a poche centinaia di metri al «Mike Place» nel 2003.
    Nelle ore notturne nel campo israeliano e in quello palestinese, e anche nel mondo arabo che in queste settimane si è impegnato a favorire la nuova fase di colloqui, il nuovo drammatico scenario che si è presentato riguarda due punti fondamentali: l’identificazione dei responsabili e la reazione da adottare. Il terrorista di Tel Aviv che di nuovo ha riempito di lutto disperato e di sangue innocente le strade di Israele, ha fatto esplodere anche il processo di pace? La risposta per ora è un cauto «no». Tutte le parti sanno che al di là delle rivendicazioni della Jihad Islamica e delle Brigate di Al Aqsa e le successive smentite («Non c’entriamo niente», hanno fatto sapere dopo le prime rivendicazioni, mentre l’Autorità condannava per bocca di Saeb Erakat) esiste una costellazione di bande che collaborano per portare i loro eccidi a compimento con tutte le complicazioni che questo comporta (attentatore, esplosivo, trasporto fino al luogo dell’attentato con mezzi di trasporto in generale israeliani); oltre a questo, viene da parte palestinese il suggerimento, per ora non precisato, che l’attentato possa essere stato preparato e eseguito con il sostegno di «elementi non palestinesi», il che significa, probabilmente, con l’intervento degli hezbollah.
    L’organizzazione libanese sciita da tempo fornisce denaro e uomini allo sforzo di distruggere il processo di pace, e in generale svariati gruppi terroristi mediorientali vogliono fermare la spinta alla democratizzazione e all’incontro con l’Occidente che ha nella vicende israelo-palestinese, oltre che in Iraq, uno dei suoi punti centrali.
    Sul che fare, Sharon e il suo gabinetto vivono il consueto dilemma: nella fattispecie, al momento si può prevedere che la reazione può essere quella di un rallentamento delle operazioni di sgombero dalle cinque città palestinesi presidiate dall’esercito. Tulkarem, la città da cui, dopo un primo sospetto sulla città di Shkem, si pensa che sia uscito il terrorista suicida, era proprio fra le prime che avrebbe dovuto essere sgomberata. In generale, tuttavia, Sharon conterrà la guerra al terrorismo in termini più sfumati, ma certamente si rivolgerà a Abu Mazen (che durante la notte ha riunito il nuovo governo in una riunione d’emergenza) per chiedergli un impegno contro il terrorismo ben visibile e pragmatico: l’individuazione dei colpevoli, il loro arresto, un processo. Insomma, un atteggiamento verso il terrorismo che sia più chiaro, meno blando dell’«embrassons nous» che la nuova gestione dell’Autorità Palestinese ha offerto a tutti i gruppi, nessuno escluso.
    Adesso che l’illusione di una tregua onnicomprensiva sembra svanire, di sicuro anche Abu Mazen si interroga su quanto sia utile ai propri progetti la scelta di inglobare tutti quanti con la promessa per le fazioni di reintegrazione nella vita civile fuori dalle prigioni israeliane o dalla clandestinità. Anche Abu Mazen probabilmente proprio nelle ore in cui vara il suo nuovo governo e dopo che il suo popolo lo ha acclamato per la liberazione di tanti prigionieri, deve affrontare l’idea che esiste una irriducibilità, una scelta politica e ideologica che non può che essere spezzata se si vuole salvare la pace. E’ ragionevole pensare che Sharon, premuto dalla sua base dopo le ultime concessioni sui prigionieri e la promessa di sgomberare le città e soprattutto la votazione sugli insediamenti di Gaza e di parte della Cisgiordania, sia ora in grande difficoltà.
    Adesso, per ristabilire una situazione in cui il programma sia possibile e perché Abu Mazen, a sua volta in continuo pericolo a causa dell’odio dei suoi estremisti, resista, occorrono scelte molto pragmatiche. Il terrorismo rischia di spaccare tutto; perché la pace avanzi, guai a lasciarlo proliferare, e guai anche dimenticare, per ambedue le parti, la promessa di mantenere la pace. Abu Mazen, adesso, di fronte al terribile dolore di Israele, non può che dimostrare, per conservarne la fiducia, che vuole combattere il terrorismo, e non a parole.


    Shalom!!!

  2. #12
    memoria storica di PoL
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    Predefinito

    originally posted by pensiero:

    ... che sarebbe?... devi scusarmi ma sai bene che non sono molto addentro queste cose, però a volte certi argomenti e notizie mi incuriosiscono...

    ... dimmi secondo te se non è motivo di sicurezza a cosa servirebbe quel muro...



    cara pensiero
    sull'argomento 'Muro di Cisgiordania' ho scritto più volte. Ti consiglierei ad esempio puoi leggere i due seguenti postati...

    http://www.politicaonline.net/forum/...564#post712564
    http://www.politicaonline.net/forum/...049#post904049

    ... e ti ringrazio della 'fiducia' e 'apprezzamento' nei miei confronti che più volte hai manifestato...

    ... un affettuoso saluto!...



    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  3. #13
    email non funzionante
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    Predefinito una fortezza Bastiani in Palestina

    [QUOTE]In origine postato da Pieffebi
    [B]Fiamma Nirenstein firma un articolo dal titolo «Terrorismo, il difficile fronte interno di Abu Mazen» pubblicato a pag. 7 del quotidiano torinese LA STAMPA di oggi...

    [i]

    IL LEADER PALESTINESE DEVE DIMOSTRARE DI SAPER AFFRONTARE I GRUPPI PIU’ ESTREMISTI

    DUNQUE il mostro non è morto, il terrorismo cerca di ghermire la fragile pace avviata, distrugge le promesse di cessare dalla violenza che Abu Mazen e Ariel Sharon si sono scambiati a Sharm el Sheik. etc--------------------------

    PFB,
    la Nirestein è una donna coraggiosa e intelligente ma non ha messo in conto due questioni:
    - le burocrazie intellettuali eurabiche sono quasi filo-terroristiche perchè non combattono il terrorismo ma sono venuti a patti pagandolo perchè non disturbi in occidente;
    - il fondamentalismo islamico è una realtà che condurrà lo jihad contro la Casa della Guerra(tutto il mondo non islamico).
    Prima se ne renderanno conto le dirigenze occidentali più si avrà possibilità di debellare la causa del terrorismo.
    Per ora si curano gli effetti ma il male procede.

  4. #14
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    Predefinito

    Non solo le burocrazie "intellettuali" eurabiche...

    Shalom

  5. #15
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    Predefinito

    " Sharon: Attentato su ordini dalla Siria

    “L’attentato terrorista (di venerdì sera a Tel Aviv) è stato perpetrato da membri della Jihad Islamica palestinese su ordini venuti dalla Siria – ha dichiarato domenica mattina il primo ministro israeliano Ariel Sharon durante la riunione di governo – Anche se lo sappiamo per certo, ciò non basta ad assolvere l’Autorità Palestinese dalle sue responsabilità circa la partenza del terrorista, e dal suo obbligo di agire contro i suoi complici. Il test immediato per l’Autorità Palestinese sarà quello di un’azione vigorosa contro i terroristi della Jihad islamica. Sebbene lo Stato di Israele sia interessato ad avanzare verso una composizione con i palestinesi – ha continuato Sharon – non vi saranno progressi diplomatici finché i palestinesi non prenderanno forti misure per eliminare le organizzazioni terroristiche e le loro strutture nelle aree dell’Autorità Palestinese. Recentemente lo Stato di Israele ha esercitato autocontrollo allo scopo di agevolare i progressi. Tuttavia è chiaro che, se i palestinesi non iniziano a prendere misure decise contro il terrorismo, Israele sarà costretto a incrementare le operazioni militari per proteggere la vita dei cittadini israeliani. Ribadisco – ha concluso il primo ministro israeliano – che non vi saranno progressi diplomatici finché i palestinesi non agiranno in conformità agli impegni che si sono assunti, adoperandosi per eliminare le organizzazioni terroristiche.

    (Da: Comunicato dell’ufficio del primo ministro, 27.2.05)
    "
    www.israele.net

    Shalom

  6. #16
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    " 28-02-2005
    Attentato a Tel Aviv e processo di pace

    Alcuni commenti dalla stampa israeliana

    Scrive Yediot Aharonot : L’attentato terrorista (di venerdì sera a Tel Aviv) era puntato contro l’Autorità Palestinese quanto contro Israele. Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) e il primo ministro israeliano Ariel Sharon hanno ora una causa in comune contro le organizzazioni estremiste del terrorismo che vogliono far naufragare il processo di pace appena germogliato. Sono incoraggianti le condanne dell’attentato venute dall’Autorità Palestinese, ma attenzione: se Abu Mazen non vuole vedere le aree sotto Autorità Palestinese trasformate in un secondo Iraq, deve agire in modo rapido e deciso. Per fare i conti con coloro che usano il terrorismo e con i focolai del terrorismo nei territori, ad Abu Mazen verrà dato abbastanza tempo, ma non un tempo illimitato.

    Scrive Hatzofeh : Questi i fatti: dei palestinesi hanno perpetrato la strage razzista nel cuore di Tel Aviv; l’organizzazione che ha perpetrato l’attentato era palestinese; l’assassino era palestinese. Ma noi diamo la colpa alla Siria. Perché? Perché questo ci permette di continuare a chiudere gli occhi e andare avanti con la stupida e scellerata politica di espellere ebrei da Gush Katif (striscia di Gaza) .

    Scrive Ha’aretz : Nei momenti di lutto è assai difficile vedere il mezzo bicchiere pieno. Tuttavia, uno sguardo ponderato sulle migliori condizioni di sicurezza degli ultimi mesi ci dice che l’autocontrollo militare e la cooperazione con il governo di Abu Mazen hanno già dato i loro frutti. Probabilmente occorre uno sforzo maggiore, forse con aiuti internazionali, per fermare il flusso di denaro verso Hezbollah che permette al terrorismo di continuare. In passato, fiammate di terrorismo hanno troncato più di un progetto politico. Ma anche nei momenti peggiori, l’opinione pubblica israeliana nella sua maggioranza non ha mai smesso di sostenere il ritiro dai territori. Il 67% della gente esprime appoggio al piano di disimpegno da Gaza , stando a un sondaggio condotto la settimana scorsa dal Cartographic Institute. Questo appoggio non dipende dalla rabbia e dal dolore per le perdita di vite umane, ma piuttosto da una spassionata visione della realtà e della necessità che ha il paese di un confine difendibile.

    Scrive il Jerusalem Post : Che ci vengano almeno risparmiate le espressioni di condanna. Le condanne dell’attentato da parte dell’Autorità Palestinese, che non ha mosso un dito per prevenirlo, sono fiato sprecato. Ora altri quattro israeliani sono morti, e tanti altri feriti e mutilati, per un altro attentato suicida il venerdì sera nel cuore di Tel Aviv. E ancora ne moriranno se il presidente dell’Autorità Palestinese Abu Mazen continuerà a sottrarsi alle misure che deve prendere. Il test più semplice di tutto questo è la questione dell’istigazione. Non crediamo che la difficoltà di arrestare terroristi e confiscare armi sia una buona scusa per non farlo, soprattutto nel momento in cui Israele sembra sul punto di lacerarsi pur di sgomberare insediamenti unilateralmente . Se l’esitazione nasce dalla difficoltà di ricorrere alle maniere forti contro i “fratelli palestinesi”, come è allora possibile che le stesse autorità siano così pronte a emettere sentenze di ergastolo e di morte contro palestinesi “collaborazionisti” ?

    (Da: Yediot Aharonot, Hazofeh, Ha’aretz, Jerusalem Post, 27.02.05)
    "
    www.israele.net


    Shalom

  7. #17
    MarcoM
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    Predefinito Re: ... il 'muro del pianto' palestinese...

    In origine postato da Fecia di Cossato
    presumo, almeno giudicare dalla scelta della tua nick, che tu sia intelligente... quindi sono un poco sopreso dalla tua affermazione che dimostra invece tut'altra cosa...

    E' poi ancora più chiaro che solo dei mongoloidi idioti possono essere convinti che lo scopo del 'muro' sia quello di 'prevenire attentati'... l'obiettivo che si prefigge è evidentemente tutt'altro ...

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
    A parte il tono del post che non meriterebbe risposta, permettimi di quotare:

    Inutilmente Israele spiega che si tratta di una barriera fatta di rete, sensori e pista di pattugliamento, e che il muro (fotografato decine di volte al giorno dalle agenzie internazionali) sorge solo in alcuni tratti (meno del 5% del totale), la' dove piu' intenso e' il tiro dei cecchini sulle strade israeliane. Inutilmente spiega che la barriera, dove gia' esiste, abbatte drasticamente il numero di infiltrazioni terroristiche (30% in meno di attentati, 50% in meno di vittime).

    Tratto da Israele.net.

    Saluti
    Marco

    Ps. Rispetta i forumisti ed i mongoloidi, invece di insultare.

  8. #18
    memoria storica di PoL
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    Predefinito Re: Re: ... il 'muro del pianto' palestinese...

    originally posted by MarcoM...

    ... inutilmente Israele spiega che si tratta di una barriera fatta di rete, sensori e pista di pattugliamento, e che il muro... bla!... bla!... bla!...

    caro amico
    vedo che, oltre che anche tu intelligente, sei assiduo frequentatore di www.Israele.net... In tal caso avrei proprio un favore da chiederti... potresti chiedere ai gestori di quel sito perchè all'inizio della frase hanno posto la parola inutilmente?... ...



    --------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

  9. #19
    MarcoM
    Ospite

    Predefinito

    Israele ripete che non si tratta di un confine, per il semplice motivo che tra israeliani e palestinesi non esiste alcun confine, e che il confine deve essere discusso e stabilito mediante negoziati. Insiste che la barriera e' reversibile, spostabile, smantellabile. In alcuni punti il tracciato viene effettivamente modificato, la barriera gia' eretta viene spostata. Israele ricorda che gia' altre volte baluardi difesivi militari ben piu' imponenti sono stati smantellati, appena se ne e' presentata la possibilita' (cosi' i bunker della linea Bar Lev sul Canale di Suez; cosi' le fortificazioni nella fascia di sicurezza libanese). Solo la morte delle vittime del terrorismo e' irreversibile, dicono in Israele, non una rete metallica o pannelli di cemento. E ricordano che, dal 1967, nessuno aveva mai pensato di costruire una tale barriera, finche' negli ultimi anni sulla popolazione israeliana non si e' abbattuta la piu' micidiale serie di antenati terroristici che mai una societa' abbia dovuto subire.

    Inutilmente perchè davanti a dati di fatto così evidenti la gran parte dell'opinione pubblica continua a chiudere gli occhi.
    Inutilmente perchè Israele è SEMPRE E COMUNQUE dalla parte del torto.
    Inutilmente perchè anche una persona intelligente come te (lo dico seriamente) non la ritiene una barriera anti-terrorismo malgrado le statistiche dimostrino inequivocabilmente che la sua funzione sia quella.

    Saluti
    Marco

  10. #20
    memoria storica di PoL
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    Predefinito

    originally posted by MarcoM...

    ... inutilmente perchè davanti a dati di fatto così evidenti la gran parte dell'opinione pubblica continua a chiudere gli occhi...

    caro amico
    devo prorio ringraziarti perchè quello che scrivi mi lenisce in parte la malattia [questa mattina sono a casa con l'influenza ...]... a chi non farebbe piacere sapere che gran parte dell'opinione pubblica la pensa come te e di essere quindi in così numerosa e felice compagnia? ...



    -------------

    Nobis ardua

    Comandante CC Carlo Fecia di Cossato

 

 
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