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Discussione: Libertà di eutanasia.

  1. #71
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    In Origine Postato da Fenicio
    Non so nulla di legge, quindi mi fido di te e Augas.
    Per far capire cosa intendo io vi faccio questo esempio.
    Io sono in grado di intendere e di volere. Io non voglio mangiare. Che diritto hai tu di obbligarmi a mangiare? Io dico nessuno, quindi se muoio di fame non sei tu che hai ucciso me, ma sono io che decido cosa fare con e della mia vita.
    (stesso caso della donna diabetica col piede incancrenito)
    Ok
    Su questo non cìè pèroblema.
    Il problema nasce quando c'è la necessità della collaborazione di un'altra perona per morire (il caso del tetraplegio, o di un ammalato di SLA, la malattia di Diane Pretty, di Luca Coscioni e del fisico Hopkins) o semplicemente per morire senza (o con poche) sofferenze.
    In questo caso, in Italia, c'è la condanna per una ipotesi propria di reato, l'omicidio del consenziente (art. 579 c.p.), che ha una pena che va dai 6 ai 15 anni.
    Pensiamo poi alla possibile incriminazione dio chi fornisce inform,azioni a chi vuole suicidarsi, punibile con l'istigazione al suicidio (art. 580 c.p.), punito con pena da 5 a 12 anni.
    Altro problema è quello di chi è in stato vegetativo permanente, ossia è privo di coscienza. E' un uomo una persona che non ha alcun contatto con la realtà, che non ha sofferenze e gioie, non ha emozioni, speranze ecc? Per me non è un essere umano.
    capisco l'emozione di una persona a vedersi un figlio ij quello stato e non voler abbandonare qual corpo senza anima.
    Ma si deve capire anche la situazione dei familiari di chi si trova a dover assistere al disfacimento fisico di un familiare senza poter far nulla per rianimarlo. A questo proposito vi invito a a una breve ricerca su Emilio Vesce, ex deputato radicale, che per quasi un anno, tra il 2000 e il 2001 è stato in stato vegetativo permanente senza che i familiari avessero potuto far niente per determinarne la morte fisica (essendo quella cerebrale già ampiamente terminata). Immaginate lo strazio di una moglie e di un figlio che deve assistere al disfacimento del corpo di un familiare senza poter far nulla? E di Emilio Vesce era certa l'intenzione di volere la morte anche fisica in quella situazione.
    La vita è quella di chi sente, gioisce, soffre, spera e si dispera, non di un corpo inanimato.

  2. #72
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    http://coranet.radicalparty.org/pres...detail&par=650

    Pannella pronto all'eutanasia per Vesce


    08/05/2001 | Corriere della Sera | EUTHANASIA |
    --------------------------------------------------------------------------------


    di F. Alberti
    L’ex deputato coinvolto nel processo «7 aprile» su Autonomia operaia e poi assolto è in coma irreversibile dopo un infarto Pannella pronto all’eutanasia per Vesce Lettera alla famiglia, alla Procura di Padova e a Celentano: lo aiuterò a farla finita

    MILANO - L’eutanasia piomba come un macigno su questo ultimo scorcio di campagna elettorale. Marco Pannella, con iniziativa senza precedenti, si dice pronto, «determinato in qualsiasi modo mi sia possibile», a porre fine alle «atroci sofferenze» dell’amico ed ex deputato radicale Emilio Vesce, 61 anni, da sei mesi in coma irreversibile dopo un infarto. Una lettera dura, a tratti terribile, quella che il leader radicale ha inviato ieri ai familiari di Vesce (la moglie Aura e il figlio Emiliano, candidato per la lista Bonino a Padova), nella quale Pannella - dopo essersi assunto «la responsabilità di dichiararlo» - afferma senza giri di parole che farà quanto in suo potere «per tentare di farla finita, con eutanasia o comunque la si possa chiamare o ritenere». Sembra deciso, decisissimo, il Marco radicale: «Se lo scempio dovesse proseguire, anche solo per pochissimi giorni, saprò cosa fare». Parole destinate a scatenare un putiferio politico, a dividere le coscienze. L’eutanasia, da sempre uno dei cavalli di battaglia dell’azione radicale (è uno dei motivi, insieme all’aborto e alla libertà di ricerca scientifica, che hanno spinto la Bonino al digiuno e Coscioni alla riduzione dei farmaci), si trasforma ora nelle mani di Pannella in una provocazione (ma sarà solo provocazione?) dalle conseguenze e dalla portata difficilmente prevedibili.
    Consapevole del peso (anche giudiziario) delle sue parole, il leader radicale ha inviato per conoscenza la lettera al procuratore della Repubblica di Padova, Antonio Calogero, invitandolo «ad agire perché questo sequestro di corpo egli non vorrà ulteriormente autorizzarlo, perché nessuna legge ha mai potuto autorizzarlo, prevederlo, anche solo immaginarlo».
    E, contemporaneamente, la lettera è stata inviata anche ad Adriano Celentano, che nella sua trasmissione in Rai si era scagliato contro l’eutanasia. «La mando a lui - scrive Pannella - cui mi lega stima e riconoscenza sicché comprenda, forse, perché posso divenire, essere per lui, un assassino, un criminale tra quanti egli ha giustiziato dinanzi a quattordici milioni di persone».
    Emilio Vesce, che dall’8 novembre giace in stato praticamente vegetativo, è stato per lungo tempo uno degli esponenti di spicco della truppa radicale: consigliere regionale, deputato, sempre in prima fila nelle tante battaglie «on the road» di Pannella e della Bonino. Fu anche arrestato nell’inchiesta «7 aprile» su Autonomia operaia, venendo poi assolto con formula piena dopo una lunga detenzione.
    Nella lettera alla moglie e ai figli, Pannella ci mette tutto se stesso. Toni forti. Accorati. «Soffro con voi - scrive - sull’allucinante, indegna condizione cui leggi e bestialità della "politica" ufficiale hanno condannato voi, a cominciare da Emilio». Quindi l’annuncio: «Sono determinato a farla finita». Fronteggiando personalmente anche le inevitabili conseguenze: «L’alimentazione che viene immessa come in un contenitore nel corpo piagato, offeso, che fu di Emilio, non è più per me nemmeno accanimento terapeutico».
    La clamorosa iniziativa di Pannella ha messo inevitabilmente in secondo piano la protesta degli altri radicali. A cominciare da quello della Bonino che ha ripreso lo sciopero totale della fame e della sete, «delusa» per il «silenzio» che continua a regnare su temi come l’aborto e la ricerca scientifica. Ha invece dovuto interrompere la protesta - che consisteva nell’astensione dai farmaci - il presidente dei radicali Luca Coscioni, affetto da sclerosi laterale amiotrofica: colto da malore domenica sera, è stato ricoverato e, su pressante invito dei medici, ha ripreso ad assumere i farmaci che lo aiutano nei movimenti e che limitano gli spasmi. Però non si rassegna e continua a ripetere: «Il nostro non è un ricatto: è un’azione non violenta portata avanti per ottenere un dialogo».
    La protesta dei due sta intanto facendo proseliti tra i radicali. Altri 500 militanti hanno annunciato che imiteranno l’esempio della Bonino. Ieri, ad un minuto dalla mezzanotte, è iniziata a Milano una maratona oratoria che continuerà fino a venerdì sera, ultimo giorno di campagna elettorale. Stessa cosa a Roma, a piazza Navona. Ma è su Pannella, e sulle sue terribili parole, che tutti gli sguardi ora si appuntano.

  3. #73
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    Dopo pochi giorni il corpo di Emilio Vesce si è spento naturalmente.

  4. #74
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    Questo è il caso Eluana Englaro, da oltre 13 anni in stato vegetativo permanente.
    Uno stoto destinato a durare altri 50 anni.
    Il padre ha inutimente chiesto al Tribunale e alla Corte di Appello di Milano di permettere la morte di un corpo da 13 anni privo di vita.


    http://www.zadig.it/speciali/ee/

    18 gennaio 2002: ricorre il decimo anniversario dell'incidente che ha sospinto Eluana Englaro nel baratro dello stato vegetativo permanente. Eluana, oggi trentenne, giace da dieci anni in una clinica di Lecco, alimentata con un sondino nasogastrico. Immobile, gli arti irrigiditi e deformati. E senza speranza di riprendere coscienza. Si trova così dal 18 gennaio del 1992, quando verso le quattro del mattino la sua auto si è schiantata contro un muro nei pressi di Lecco.
    Nel dicembre 1999 la Corte d'appello di Milano ha respinto la richiesta del padre-tutore, Beppino, di sospendere la alimentazione artificiale che la tiene in vita. Si badi bene: non si trattava di una richiesta di eutanasia, come spesso equivoca la stampa, bensì una richiesta di rifiuto delle cure, che secondo i ricorrenti configurano un quadro di accanimento terapeutico.
    La sentenza di Milano ha rappresentato una sconfitta pesantissima per chi da un decennio sopporta la situazione crudele e paradossale di avere una figlia ridotta a un corpo senza coscienza, condannato a vivere solo perché il destino ha voluto risparmiarle la zona cerebrale deputata alla respirazione. Di fatto Eluana non può essere definita "morta" secondo la legge attuale perché, anziché l'intero encefalo, l'incidente le ha lesionato "solo" la corteccia, cioè la parte dove vengono elaborati pensieri, consapevolezza, sentimenti, relazioni. Ma cosa resta se tutto questo si spegne? Una pianta, un lutto impossibile da elaborare, una figlia ridotta a zombie da una medicina interventista, che adesso si rifiuta di risolvere il problema che essa stessa ha contribuito a creare.
    Dal "no" della Corte a oggi - decimo anniversario dell'incidente - qualcosa però si è mosso: nel giugno 2000 un incontro pubblico dedicato al caso Eluana (organizzato dalla Consulta di Bioetica, Politeia e Zadig) ha fatto esplodere il caso sui mass media. Un appello rivolto al presidente della Repubblica e ad altre cariche dello Stato ha sortito un primo effetto: l'allora ministro della Sanità Umberto Veronesi ha istituito una Commissione ad hoc che a metà 2001 ha espresso parere favorevole alla sospensione dell'alimentazione artificiale in persone in stato vegetativo permanente di cui si possa dimostrare la volontà di non restare in questo stato. I risultati della commissione Veronesi hanno fatto molto discutere, riproponendo la solita contrapposizione tra laici (favorevoli) e cattolici (contrari).
    Successivamente, per la prima volta in Italia un comitato etico (della ALS di Treviso), su richiesta del team nutrizionale dell'ospedale locale, ha ribadito la liceità a sospendere l'alimentazione artificiale in quei casi in cui si può configurare un accanimento terapeutico.
    Sul piano dell'iniziativa politica, prosegue intanto l'iter in Parlamento della proposta di legge sulle Direttive anticipate, che dovrebbe finalmente sancire il diritto di esprimere anticipatamente le proprie volontà in merito alle cure. In modo che, in base a un semplice scritto, sia possibile vedere rispettate le proprie preferenze in merito a dilemmi quali quello di Eluana in condizioni di incapacità.
    Si registrano quindi notevoli progressi nel dibattito pubblico su questa condizione, che riguarda in Italia circa 1500 famiglie. Progressi facilitati anche da una forte mobilitazione della società civile intorno al caso di Eluana, come dimostra il numero di firme in calce all'appello presente sul nostro sito e i molti commenti che abbiamo raccolto - e che continuiamo a ricevere - sul caso.
    Ciononostante, Eluana continua a essere mantenuta in vita artificialmente, e lo resterà fino a quando una nuova sentenza, una nuova legge, o una direttiva specifica non convincerà i medici a considerare l'alimentazione artificiale in queste condizioni come un inutile e inumano accanimento che non merita nemmeno la qualifica di "terapeutico".

  5. #75
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    In Origine Postato da Fenicio
    La tua visione mi sembra molto buona, purchè il "si faccia morire" non voglia dire sparare un colpo di pistola in testa al paziente, e consista solo nel terminare l'erogazione di cure.
    fare morire quella persona deve avere come unico scopo quello di porre fine alla sofferenza... Quindi bisognerebbe scegliere un tipo di morte immediata e più indolore possibile. Se il terminare l'erogazione di cure dovesse comportare una morte atroce... beh, in tal caso preferirei un colpo di pistola...

  6. #76
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    Predefinito Re: Libertà di eutanasia.

    In Origine Postato da aguas
    Quando finisce la vita umana?
    Che senso ha prolungare all'infinito l'agonia di un corpo privo di emozioni, di sensibilità, di gioie e di dolori?
    ...
    Non ha senso. Meglio staccare la spina e al diavolo falsi e ipocriti moralismi da operetta.
    2010:

  7. #77
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    In Origine Postato da Fenicio
    Per un motivo molto semplice: sarebbe un assassinio. Volontario e premeditato.
    ...
    Un assassinio che non arreca danno, ma solo sollievo, quindi non può essere bollato come "assassinio" che è una parola riservata alla perdita della vita in maniera violenta per mano di altri ai danni di chi godeva della vita!
    Ogni atto, sebbene possa sembrare simile, ha diverse sfaccettature e motivazioni, giuste e ingiuste e spesso il vocabolario non riesce a renderle tutte con parole appropriate.
    2010:

  8. #78
    email non funzionante
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    Predefinito

    In Origine Postato da Fenicio
    Ma è davvero irrilevante se una persona vuole uccidere oppure no?
    Il medico che non cura perchè il paziente si oppone mica vuole uccidere, non ci può fare niente, mentre il medico che uccide iniettando un veleno, VUOLE UCCIDERE.
    Che poi voglia uccidere in entrambi i casi, è vero, però non c'è volontà assassini intrinseca nel gesto.
    E' come il caso già citato della donna con la cancrena al piede. I medici hanno fatto di tutto per convincerla a farsi operare, e avrebbero fatto di tutto pur di operarla. Ma la donna si è rifiutata. Io non ce la faccio a considerare quei medici assassini, hanno fatto semplicemente il loro dovere.
    Non c'è volontà assassina in nessuno dei due casi. L'assassinio è l'uccisione contro la volontà di chi muore. Altrimenti si parla di eutanasia. Ma come te lo si deve spiegare che la differenza non la fa il metodo con cui una persona viene uccisa, ma la volontà di questa di morire o meno?

    I medici del caso che citi (piede in cancrena) NON sono assassini, perbacco, te lo sto dicendo io per primo da mezza giornata! E' qui che non capisci! Tu poni come punto fermo che un'iniezione di cianuro su un malato che vuole morire sia comunque un assassinio, e nel momento in cui ti dico che sospendere le cure ha lo stesso effetto dell'iniezione, mi fai: "Ma no, questo non può essere un assassinio". E' il tuo punto di partenza che è sbagliato: un'iniezione di cianuro ad una persona che VUOLE morire NON è un assassinio, così come non lo è la sospensione delle cure.

    Se ti faccio lo schemino ci arrivi? Posto che l'iniezione letale e la sospensione delle cure sono entrambi atti dolosi (= volontari e consapevoli) che procurano come conseguenza diretta la morte di una persona, per cui moralmente e giuridicamente del tutto equiparabili:

    Caso A, 1): una persona vuole morire, il medico le sospende le cure: eutanasia

    Caso A, 2): una persona NON vuole morire, il medico le sospende le cure: assassinio

    Caso B,1): una persona vuole morire, il medico le fa l'iniezione letale: eutanasia

    Caso B,2): una persona NON vuole morire, le fa l'iniezione letale: assassinio

    Più chiaro di così non ti si può dire, se continui a non capire ci rinuncio.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  9. #79
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    In Origine Postato da aguas
    Ok
    Su questo non cìè pèroblema.
    Il problema nasce quando c'è la necessità della collaborazione di un'altra perona per morire (il caso del tetraplegio, o di un ammalato di SLA, la malattia di Diane Pretty, di Luca Coscioni e del fisico Hopkins) o semplicemente per morire senza (o con poche) sofferenze.
    In questo caso, in Italia, c'è la condanna per una ipotesi propria di reato, l'omicidio del consenziente (art. 579 c.p.), che ha una pena che va dai 6 ai 15 anni.
    Pensiamo poi alla possibile incriminazione dio chi fornisce inform,azioni a chi vuole suicidarsi, punibile con l'istigazione al suicidio (art. 580 c.p.), punito con pena da 5 a 12 anni.
    Altro problema è quello di chi è in stato vegetativo permanente, ossia è privo di coscienza. E' un uomo una persona che non ha alcun contatto con la realtà, che non ha sofferenze e gioie, non ha emozioni, speranze ecc? Per me non è un essere umano.
    capisco l'emozione di una persona a vedersi un figlio ij quello stato e non voler abbandonare qual corpo senza anima.
    Ma si deve capire anche la situazione dei familiari di chi si trova a dover assistere al disfacimento fisico di un familiare senza poter far nulla per rianimarlo. A questo proposito vi invito a a una breve ricerca su Emilio Vesce, ex deputato radicale, che per quasi un anno, tra il 2000 e il 2001 è stato in stato vegetativo permanente senza che i familiari avessero potuto far niente per determinarne la morte fisica (essendo quella cerebrale già ampiamente terminata). Immaginate lo strazio di una moglie e di un figlio che deve assistere al disfacimento del corpo di un familiare senza poter far nulla? E di Emilio Vesce era certa l'intenzione di volere la morte anche fisica in quella situazione.
    La vita è quella di chi sente, gioisce, soffre, spera e si dispera, non di un corpo inanimato.
    Il caso del tetraplegico o del malato di sla è molto complesso. Sono persone con capacità intellettive totalmente intatte. Io resto dell'opinione che se uno si voglia uccidere lo deve fare da se. Francamente non so che dire. Nessuno può essere obbligato a vivere controvoglia.
    Per il fatto dei vegetali il problema lo trovo meno rilevante.
    Infatti
    se sono persone vive, deve essere dimostrato che vogliono l'interruzione dell'erogazione di cure
    se non sono persone vive, il problema non esiste, tutt'al più è economico. E di sicuro non soffrono, e non muoiono di morti atroci.
    Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
    nave senza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di provincie, ma bordello. (Dante Alighieri Purgatorio, canto VI.).

  10. #80
    Nosce te ipsum
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    Predefinito Re: Re: Libertà di eutanasia.

    In Origine Postato da Ichthys
    Non ha senso. Meglio staccare la spina e al diavolo falsi e ipocriti moralismi da operetta.
    Se un corpo ha il cervello morto, di sicuro non prova agonia...
    Ahi, serva Italia, di dolore ostello,
    nave senza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di provincie, ma bordello. (Dante Alighieri Purgatorio, canto VI.).

 

 
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