«Abbiamo avviato prima di tutto l'iniziativa politica e ora entriamo nella fase di elaborazione del programma che giungerà a compimento nell'autunno prossimo. Sono questi i tempi giusti per la competizione elettorale»
Che cosa porterà da Bruxelles in questo contesto progettuale?
«Ci sono esempi meravigliosi di svolte nelle economie dei paesi membri che saranno utilissimi all'Italia: dalla capacità dell'Irlanda di attrarre i capitali stranieri per poi utilizzarli in settori tecnologici; alla capacità dei paesi scandinavi di affrontare in modo solidale i problemi dell'immigrazione; ancora alla capacità francese di sviluppare settori industriali ad elevato contenuto di tecnologia. Quello a cui penso è proprio di riportare l'Italia a aprirsi: pensi che cosa significherebbe offrire alle economie asiatiche i nostri porti come punti di approdo sicuro per l'intero Mediterraneo, creando anche uno speciale ambasciatore economico per la Cina. Ci sono mille cose da fare, piccole o grandi, dalla riapertura delle strade dei pellegrini che attraversano l'Italia alla concentrazione di gran parte della ricerca in pochi e specifici settori tecnologici. L'Italia tra l'altro non ha più grandi imprese che vanno all' estero e questo non è possibile. Poi un giorno si dovrà porre il problema dell'energia. E' un problema di livello globale, ma anche in Italia si deve riproporre la questione delle nuove tecnologie».