Pagina 4 di 5 PrimaPrima ... 345 UltimaUltima
Risultati da 31 a 40 di 46
  1. #31
    Ordine e Disciplina
    Data Registrazione
    08 Apr 2002
    Località
    Reazione, Tradizione, Controrivoluzione, Restaurazione, Legittimismo, Sanfedismo
    Messaggi
    5,140
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da fedalmor
    Ma questo col comunismo non c'entra un c*zzo, con tutto il rispetto... Quello che tu giustamente condanni è il mondialismo, movimento trasversale per la globalizzazione economica, della produzione e del consumo. Ci vuole una grande capacità astrattiva per porre le multinazionali a capo della dittatura popolare e concepire la massificazione dei trust come sorta di nuovo monopolio statale (su scala planetaria)... Il vero, imminente pericolo (contingente) è il passaggio ad un'economia di consumo di quei Paesi che furono comunisti, semmai. Per la nostra economia (opinabile e contestabile quanto volete, ma pur sempre nostra...) una Cina che abbraccia il capitalismo è un'autentica catastrofe! Finché non ci sarà un brusco ri-assetto mondiale che decreti la fine del capitalismo, almeno così com'è concepito, ossia basato sullo sfruttamento intensivo e sbilanciato del terzo e quarto mondo, la crescita finanziaria di una regione come quella cinesesi presenterà come una sciagura dalla portata inarrestabile e devastante. Quello che oggi è un Paese che fornisce una forza-lavoro su cui lucrano le multinazionali, domani sarà uno Stato in cui un miliardo di consumatori pretenderanno il benessere occidentale, sconvolgendo quegli equilibri che ad oggi ci consentono di essere una potenza economica mondiale. Questo è il pericolo. Ce ne fossero, di Stati comunisti! Il comunismo di maniera o, d'avanspettacolo che è sorto e si è sviluppato in Italia si fa - tuttavia - garante di una certa difesa dello Stato sociale, con un potere contruattuale che noi non possiamo permetterci. Ciò ad un prezzo che, rispetto a quello pagato da Russia e Cina, è risibile. Poi è fuor di discussione che un campanilismo bolscevico sia deleterio, per non dire assassino, nei confronti della nostra identità, e cultura, e spiritualità (pagana o, cristiana che sia...). Ma, economicamente parlando, il comunismo di URSS e Cina ci ha fatto comodo, per decenni, e adesso la prospettiva più apocalittica è la riconversione di queste realtà in nuovi baluardi del capitalismo.

    Il problema della globalizzazione economica è strettamente connesso, ma distinto, da ciò di cui parlo io.
    Io parlo del fatto che tale globalizzazione, oltre che dei suoi tecnici, cioè di tutti i qudri economici che contribuiscono ad alimentarla, ha bisogno anche dei suoi ideologi, cioè degli intellettuali. E gli intellettuali più funzionali non sono quelli che si compiacciono dello sfruttamento del Terzo Mondo da parte delle multinazionali, come Ferrara o la Fallaci. Quelli sono soltanto meno ipocriti.
    Gli intellettuali funzionali sono quelli che cercano di veicolare una versione edulcorata, umanizzata, di questa globalizzazione, i buonisti che propongono dei falsi correttivi, i finti critici, che in realtà rafforzano ancor di più il sistema, perché forniscono anche l'illusione non solo del pluralismo ideologico, ma addirittura di un'istanza morale di giustizia, che è talmente velleitaria da risultare ridicola, ai nostri occhi però, ma ahimé non a quelli della gente comune, o meglio, delle borghesie colte occidentali, colte ma sostanzialmente conformiste e incoscienti, prive di ogni vera capacità critica.
    Il fatto che l'Europa, diversamente dagli Stati Uniti, sia politicamente molto più condizionata da questa genia è tutt'altro che un vantaggio. Perché se fino a ieri essa ci ha garantito certi ammortizzatori sociali e un benessere diffuso (che però sono prevalentemente merito nel resto d'Europa dei partiti socialdemocratici, non certo degli sparuti gruppi comunisti, e in Italia e in Germania rispettivamente del regime fascista e di quello nazionalsocialista) oggi è completamente corriva e complice dell'ideologia del capitalismo selvaggio e, quel che è peggio della sua attuazione, tantevvero che in Italia è la sinistra a stare coi poteri forti e con la finanza internazionale, mentre la destra berlusconiana è comunque l'espressione, sia pure parzialmente, degli interessi della piccola imprenditoria e di ceti produttivi "provinciali".
    L'Europa, lungi dall'essere avantaggiata da questo ceto politico-intellettuale, è semmai paralizzata da esso e dai suoi dogmi politicamente corretti. Gli Stati Uniti sono sull'orlo di una catastrofe economica e, di conseguenza, sociale e politica e sono alla vigilia di un accerchiamento geopolitico e militare, ma l'Europa sta morendo di lenta agonia grazie a una graduale implosione interna e a una morte spirituale. E ciò è intimamente connesso al fatto che le due sponde dell'Atlantico esrpimono due forme diverse di mondialismo omologatore.
    Solo che quello americano, esplicito e aggressivo, è meno dannoso di quello europeo, perché proprio la sua aggressività suscita, come sta avvenendo, delle reazioni nel resto del mondo e dei blocchi geopolitici altri (Cina, Russia, mondo islamico, America Latina...) che sono estremamente salutari e contribuiscono proprio a rompere tale omologazione e a creare linee di frattura geopolitica e, di conseguenza, culturale.
    L'Europa invece, col suo putrescente e crepuscolare multirazzialismo buonista, rischia di infettare, grazie al suo approccio morbido e penetrante, il resto del mondo e di inficiare, o contribuire a inficiare, proprio questo positivo processo di rottura.
    Per questo l'umanitarismo e il pacifismo velleitario di Fassino o, peggio, di bertinotti e dei no-global, è più pernicioso e devastante delle bombe su Baghdad. E non è un caso che i no-global siano finanziati proprio da George Soros, lo stesso che finanzia ogni volta la campagna dei democratici americani e i movimenti di opposizione nelle repubbliche ex-sovietiche.

    Non condivido poi la tua anlisi storica, o meglio, la morale che ne ricavi.
    Il comunismo in Russia e in Cina, ammesso che sia stato un vantaggio per l'Europa (cosa che non credo, perché se in Russia al posto di Stalin ci fosse stato lo Zar, Hitler quasi certamente non avrebbe avuto un fronte orientale e probabilmente oggi noi avremmo in mano il mondo), è stato comunque una catastrofe per la Russia e la Cina stessa.
    Non ne senso che ciò che è venuto dopo, almeno in Russia (la Cina comunista sta metabolizzando il capitalismo fin troppo bene, come tu stesso lamenti) sia stato meglio, tutt'altro. Ma nel senso che ciò che c'era prima era incommensurabilmente meglio.
    Cioè il marxismo ha rappresentato la via asiatica all'occidentalizzazione e alla modernità. Quindi non è che sia funzionalmente tanto diverso dal capitalismo e dalla civiltà borghese. D'altronde è stato imposto dagli stessi poteri.
    Ha attuato quindi, in mondo non tanto dissimile, solo più diretto e violento, quella stessa sovversione dei valori tradizionali che le rivoluzioni borghesi hanno attuato in Occidente un secolo prima e hanno continuato a diffondere grazie all'onda lunga culminata nella Prima Guerra Mondiale.
    Non bvedo cosa ci sia di positivo nella distruzione della grande tradizione culturale russa, delle sue radici slave e ortodosse, della sua raffinata cultura ottocentesca, in nome di un sistema anonimo, disumanizzante e collettivista, da utopia-incubo. E tantomeno in cosa possa aver giovato alla Cina e alla sua millenaria cultura politica, filosofica e artistica (non parliamo del Tibet) la catastrofe incarnata da quel criminale di Mao. E non me ne importa nulla del fatto che oggi gli americani difendono il Tibet interessatamente: non è una ragione sufficiente per non esservi solidali.
    E se la stessa feccia rossa avesse prevalso in Itaia subito dopo a guerra (e ci siamo andati vicini), oggi, anziché vantare la nostra identità e la nostra ricchezza di identità cristiana, rinascimentale e classica, potremmo solo contemplare le rovine materiali e spirituali e il deserto culturale nel quale il bolscevismo - che è sempre una creatura ebraica, non dimentichiamo mai il suo marchio D.O.C. - ci avrebbe lasciati.

  2. #32
    avdacia imperat
    Data Registrazione
    07 Feb 2004
    Località
    Roma
    Messaggi
    1,556
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    conditio sine qua non per un'analisi oggettiva è lo scindere i diversi piani

    è esistito,senza ombra di dubbio, un comunismo politico e economico che si è materializzato in molti paesi,, durante tutto il novecento e che ancora ha dei residui in alcune realtà circoscritte,

    laddove il comunismo non ha avuto possibilità di conquista del potere ha avuto, soprattutto in alcune realtà,e l'italia ne è un'esempio,una forte egemonia culturale, da noi è durata all'incirca un trentennio, e che ha prodotto uan fortissima disgregazione del tessuto sociale nel quale si è inserita

    un esempio per tutti, che può essere anche vicino, è l'invenzione agiografica dell'antifascismo militante, che si è proposta come un vero è proprio diktat piovuto dall'alto alla fine degli anni sessanta...

    posso dire che qui forse si conosce poco
    di praxis comunista, sotto l'aspetto storico ma anche di come l'idea,con le sue varianti e appendici, sia ancora radicata in alcuni settori della nostra società(e lo dico per conoscenza diretta)

    leggere qualche volta Furet o Nolte non farebbe male....

  3. #33
    fedalmor
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da Peucezio
    Il problema della globalizzazione economica è strettamente connesso, ma distinto, da ciò di cui parlo io.
    Io parlo del fatto che tale globalizzazione, oltre che dei suoi tecnici, cioè di tutti i qudri economici che contribuiscono ad alimentarla, ha bisogno anche dei suoi ideologi, cioè degli intellettuali. E gli intellettuali più funzionali non sono quelli che si compiacciono dello sfruttamento del Terzo Mondo da parte delle multinazionali, come Ferrara o la Fallaci. Quelli sono soltanto meno ipocriti.
    Gli intellettuali funzionali sono quelli che cercano di veicolare una versione edulcorata, umanizzata, di questa globalizzazione, i buonisti che propongono dei falsi correttivi, i finti critici, che in realtà rafforzano ancor di più il sistema, perché forniscono anche l'illusione non solo del pluralismo ideologico, ma addirittura di un'istanza morale di giustizia, che è talmente velleitaria da risultare ridicola, ai nostri occhi però, ma ahimé non a quelli della gente comune, o meglio, delle borghesie colte occidentali, colte ma sostanzialmente conformiste e incoscienti, prive di ogni vera capacità critica.
    Non li chiamerei, ad ogni modo, comunisti. Fassino e D'Alema, stanno al comunismo come Fini e Berlusconi stanno al fascismo: ne sono totalmente alieni, a prescindere da quello che può essere stato il loro percorso politico passato.

    In origine postato da Peucezio

    Il fatto che l'Europa, diversamente dagli Stati Uniti, sia politicamente molto più condizionata da questa genia è tutt'altro che un vantaggio. Perché se fino a ieri essa ci ha garantito certi ammortizzatori sociali e un benessere diffuso (che però sono prevalentemente merito nel resto d'Europa dei partiti socialdemocratici, non certo degli sparuti gruppi comunisti, e in Italia e in Germania rispettivamente del regime fascista e di quello nazionalsocialista) oggi è completamente corriva e complice dell'ideologia del capitalismo selvaggio e, quel che è peggio della sua attuazione, tantevvero che in Italia è la sinistra a stare coi poteri forti e con la finanza internazionale, mentre la destra berlusconiana è comunque l'espressione, sia pure parzialmente, degli interessi della piccola imprenditoria e di ceti produttivi "provinciali".
    Anche qui, l'aggettivo comunista non lo ritengo appropriato: Bertinotti è un esempio di quel comunismo tutto italiano di cui parlavo, che sostanzialmente è un progressismo riformista, repubblicato e populista, che non fosse per le radici culturali (che brandisce come armi improprie per distruggerci) - che hanno, anche qui, poco a che vedere con la politica, dal momento che non li ho mai visti, né sentiti propagandare il socialismo reale da quanto, dopo gli anni '60/'70, s'è capito che la Rivoluzione non ci sarebbe mai stata (seppure Giolitti l'avesse compreso molto tempo prima) - non sarebbe così diverso da un partito socialdemocratico.

    In origine postato da Peucezio

    L'Europa, lungi dall'essere avantaggiata da questo ceto politico-intellettuale, è semmai paralizzata da esso e dai suoi dogmi politicamente corretti. Gli Stati Uniti sono sull'orlo di una catastrofe economica e, di conseguenza, sociale e politica e sono alla vigilia di un accerchiamento geopolitico e militare, ma l'Europa sta morendo di lenta agonia grazie a una graduale implosione interna e a una morte spirituale. E ciò è intimamente connesso al fatto che le due sponde dell'Atlantico esrpimono due forme diverse di mondialismo omologatore.
    Solo che quello americano, esplicito e aggressivo, è meno dannoso di quello europeo, perché proprio la sua aggressività suscita, come sta avvenendo, delle reazioni nel resto del mondo e dei blocchi geopolitici altri (Cina, Russia, mondo islamico, America Latina...) che sono estremamente salutari e contribuiscono proprio a rompere tale omologazione e a creare linee di frattura geopolitica e, di conseguenza, culturale.
    L'Europa invece, col suo putrescente e crepuscolare multirazzialismo buonista, rischia di infettare, grazie al suo approccio morbido e penetrante, il resto del mondo e di inficiare, o contribuire a inficiare, proprio questo positivo processo di rottura.
    Io penso, più banalmente, che l'Europa - succube degli USA - sia incapace di trovare una propria autonomia politica e cerchi di gestire rapporti finanziari, come geopolitici, con tutti quei soggetti che ritiene utili alla sua sopravvivenza. Il problema dell'Europa è che la sudditanza con gli USA le impedisce di pensare a sé come ad soggetto politico forte, un nuovo blocco che si ponga come alternativo tanto al mondialismo americano quanto allo sviluppo del terzo mondo, che presto potrebbe raggiungere un livello tecnologico e un peso economico tale da porsi come l'URSS negli anni della guerra fredda. Insomma, il problema è più europeo che statunitense, e più liberale che comunista: quelli che tu annoveri tra i comunisti (e che io non ritengo tali, ragion per cui l'unico punto su cui dissento della tua analisi è poi il soggetto a cui imputare ciò che tu evidenzi) sono, forse, gli unici ad essersi liberati dall'americanismo (e dalla madre patria russa), al contrario del centro-destra italiano che ne ha fatto una bandiera. Il problema è che alla liberazione non corrisponde una coscienza lucida riguardo il ruolo dell'Europa.

    In origine postato da Peucezio

    Per questo l'umanitarismo e il pacifismo velleitario di Fassino o, peggio, di bertinotti e dei no-global, è più pernicioso e devastante delle bombe su Baghdad. E non è un caso che i no-global siano finanziati proprio da George Soros, lo stesso che finanzia ogni volta la campagna dei democratici americani e i movimenti di opposizione nelle repubbliche ex-sovietiche.
    Il pacifintismo è un problema più culturale che politico: concordo sul fatto che i new-global non siano altro che una classe (tra virgolette) dirigente alternativa a quella della grande imprenditoria illuminata - se così si può chiamare - dell'Unione e del popolo delle partite iva della CdL, ma non credo che possano incidere così gravemente sugli equilibri mondiali. Ritengo, altresì, che alcune delle loro campagne non siano proprio da buttare, opportunamente corrette.

    In origine postato da Peucezio

    Non condivido poi la tua anlisi storica, o meglio, la morale che ne ricavi.
    Il comunismo in Russia e in Cina, ammesso che sia stato un vantaggio per l'Europa (cosa che non credo, perché se in Russia al posto di Stalin ci fosse stato lo Zar, Hitler quasi certamente non avrebbe avuto un fronte orientale e probabilmente oggi noi avremmo in mano il mondo), è stato comunque una catastrofe per la Russia e la Cina stessa.
    Non c'era ancora il capitalismo, in Italia. Il ruolo fondamentale della Russia e della Cina nel nostro sviluppo economico è venuto dopo la guerra: il benessere (leggasi: ricchezza) è come l'energia; non si crea né si distrugge, ma si degrada e si distribuisce. Se la distribuzione della ricchezza fosse stata diversa, dovendo cioè includere Cina e Russia a spartirsi la fetta occidentale, sicuramente non saremmo arrivati a queste condizioni di benessere. Che poi la ricchezza debba essere ri-distribuita anche nell'Occidente progredito è, poi, un altro discorso.

    In origine postato da Peucezio

    Non ne senso che ciò che è venuto dopo, almeno in Russia (la Cina comunista sta metabolizzando il capitalismo fin troppo bene, come tu stesso lamenti) sia stato meglio, tutt'altro. Ma nel senso che ciò che c'era prima era incommensurabilmente meglio.
    Cioè il marxismo ha rappresentato la via asiatica all'occidentalizzazione e alla modernità. Quindi non è che sia funzionalmente tanto diverso dal capitalismo e dalla civiltà borghese. D'altronde è stato imposto dagli stessi poteri.
    Ha attuato quindi, in mondo non tanto dissimile, solo più diretto e violento, quella stessa sovversione dei valori tradizionali che le rivoluzioni borghesi hanno attuato in Occidente un secolo prima e hanno continuato a diffondere grazie all'onda lunga culminata nella Prima Guerra Mondiale.
    Non bvedo cosa ci sia di positivo nella distruzione della grande tradizione culturale russa, delle sue radici slave e ortodosse, della sua raffinata cultura ottocentesca, in nome di un sistema anonimo, disumanizzante e collettivista, da utopia-incubo. E tantomeno in cosa possa aver giovato alla Cina e alla sua millenaria cultura politica, filosofica e artistica (non parliamo del Tibet) la catastrofe incarnata da quel criminale di Mao. E non me ne importa nulla del fatto che oggi gli americani difendono il Tibet interessatamente: non è una ragione sufficiente per non esservi solidali.
    E se la stessa feccia rossa avesse prevalso in Itaia subito dopo a guerra (e ci siamo andati vicini), oggi, anziché vantare la nostra identità e la nostra ricchezza di identità cristiana, rinascimentale e classica, potremmo solo contemplare le rovine materiali e spirituali e il deserto culturale nel quale il bolscevismo - che è sempre una creatura ebraica, non dimentichiamo mai il suo marchio D.O.C. - ci avrebbe lasciati.
    Il mio discorso è completamente diverso. Si può ridurre a: se non ci fosse stato il bolscevismo in Asia, noi non saremmo così benestanti. Punto. La distruzione della cultura e dell'identità russa, come quella cinese, è un problema - appunto - di Russi e Cinesi. Noi, come Italiani ed Europei, abbiamo intascato anche ciò che sarebbe dovuto arrivare a loro. Oggi la ri-distribuzione dei capitali comporta uno spostamento d'investimenti all'est e ci penalizza. La storia è un dato che con il problema odierno della riconversione all'economia del libero mercato c'entra fino a un certo punto.

  4. #34
    Ordine e Disciplina
    Data Registrazione
    08 Apr 2002
    Località
    Reazione, Tradizione, Controrivoluzione, Restaurazione, Legittimismo, Sanfedismo
    Messaggi
    5,140
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da fedalmor
    Non li chiamerei, ad ogni modo, comunisti. Fassino e D'Alema, stanno al comunismo come Fini e Berlusconi stanno al fascismo: ne sono totalmente alieni, a prescindere da quello che può essere stato il loro percorso politico passato.



    Anche qui, l'aggettivo comunista non lo ritengo appropriato: Bertinotti è un esempio di quel comunismo tutto italiano di cui parlavo, che sostanzialmente è un progressismo riformista, repubblicato e populista, che non fosse per le radici culturali (che brandisce come armi improprie per distruggerci) - che hanno, anche qui, poco a che vedere con la politica, dal momento che non li ho mai visti, né sentiti propagandare il socialismo reale da quanto, dopo gli anni '60/'70, s'è capito che la Rivoluzione non ci sarebbe mai stata (seppure Giolitti l'avesse compreso molto tempo prima) - non sarebbe così diverso da un partito socialdemocratico.



    Io penso, più banalmente, che l'Europa - succube degli USA - sia incapace di trovare una propria autonomia politica e cerchi di gestire rapporti finanziari, come geopolitici, con tutti quei soggetti che ritiene utili alla sua sopravvivenza. Il problema dell'Europa è che la sudditanza con gli USA le impedisce di pensare a sé come ad soggetto politico forte, un nuovo blocco che si ponga come alternativo tanto al mondialismo americano quanto allo sviluppo del terzo mondo, che presto potrebbe raggiungere un livello tecnologico e un peso economico tale da porsi come l'URSS negli anni della guerra fredda. Insomma, il problema è più europeo che statunitense, e più liberale che comunista: quelli che tu annoveri tra i comunisti (e che io non ritengo tali, ragion per cui l'unico punto su cui dissento della tua analisi è poi il soggetto a cui imputare ciò che tu evidenzi) sono, forse, gli unici ad essersi liberati dall'americanismo (e dalla madre patria russa), al contrario del centro-destra italiano che ne ha fatto una bandiera. Il problema è che alla liberazione non corrisponde una coscienza lucida riguardo il ruolo dell'Europa.



    Il pacifintismo è un problema più culturale che politico: concordo sul fatto che i new-global non siano altro che una classe (tra virgolette) dirigente alternativa a quella della grande imprenditoria illuminata - se così si può chiamare - dell'Unione e del popolo delle partite iva della CdL, ma non credo che possano incidere così gravemente sugli equilibri mondiali. Ritengo, altresì, che alcune delle loro campagne non siano proprio da buttare, opportunamente corrette.



    Non c'era ancora il capitalismo, in Italia. Il ruolo fondamentale della Russia e della Cina nel nostro sviluppo economico è venuto dopo la guerra: il benessere (leggasi: ricchezza) è come l'energia; non si crea né si distrugge, ma si degrada e si distribuisce. Se la distribuzione della ricchezza fosse stata diversa, dovendo cioè includere Cina e Russia a spartirsi la fetta occidentale, sicuramente non saremmo arrivati a queste condizioni di benessere. Che poi la ricchezza debba essere ri-distribuita anche nell'Occidente progredito è, poi, un altro discorso.



    Il mio discorso è completamente diverso. Si può ridurre a: se non ci fosse stato il bolscevismo in Asia, noi non saremmo così benestanti. Punto. La distruzione della cultura e dell'identità russa, come quella cinese, è un problema - appunto - di Russi e Cinesi. Noi, come Italiani ed Europei, abbiamo intascato anche ciò che sarebbe dovuto arrivare a loro. Oggi la ri-distribuzione dei capitali comporta uno spostamento d'investimenti all'est e ci penalizza. La storia è un dato che con il problema odierno della riconversione all'economia del libero mercato c'entra fino a un certo punto.

    Le prime obiezioni sono riconducibili essenzialmente a una questione terminologica. Tu parli di comunismo in senso più strettamente politico, io in senso prevalentemente antropologico.
    Il mio concetto è che le ideologie sono sviluppate e veicolate dagli uomini (sembra un'ovvietà, ma non lo è) e che ogni ideologia ha un sostrato e una base antropologica che ne è un dato essenziale e costitutivo, tale da rendere ragione poi dell'influenza di tale ideologia nella storia.
    Fassino e compagni sono cresciuti credendo davvero nell'ideologia comunista, formandosi su Marx, Engels ecc. e nemmeno li paragonerei a Fini e alla sua combriccola, perché intanto Fassino non ha mai detto sulla tradizione storica comunista le cose che Fini ha detto sul fascismo e non ha mai definito il comunismo "il male assoluto". E inoltre Fini non è mai stato fascista, Fini era un ragazzo più o meno qualunquista che, come è noto, diventò di destra per filoamericanismo. Ogggi ha solo riscoperto le sue origini.
    Inoltre la setssa tradizione politica dell'MSI non si può definire fascista, non fos'altro per le posizioni filoamericane e filosioniste che l'hanno caratterizzata ben prima di Fiuggi e, in parte, fin dalle origini.
    Sull'Europa: l'idea di un'Europa succuba (si dice così, anche se sembra un errore) degli Stati Uniti e incapace di iniziativa è vera, ma solo in parte.
    L'Europa ha dimostrato più volte di essere trainante e proprio nelle iniziative peggiori.
    L'infame guerra contro la Serbia è nata in virtù di un'iniziativa politica europea e solo in seguito l'America vi è stata tirata dentro, al punto da diventare trainante, non foss'altro che per la maggiore forza militare.
    Le obiezioni a Putin sulla Cecenia o il vergognoso appoggio a quel criminale butterato di Juscenko sono venute principalmente dall'Unione Europea e dall'OSCE e in subordine da Washington.
    Lo stesso dicasi alle sanzioni per Haider (anche se lì la cosa è più logica, perché trattavasi di un affare europeo).
    C'è del vero che in questo momento c'è una spinta a smarcarsi un po' dalla sudditanza verso l'America e la posizione franco-tedesca circa la guerra in Iraq ne è un esempio. Finora però mi pare uno sforzo velleitario, debole e poco credibile. Se avrà degli sviluppi più seri e andrà davvero nella direzione di un'alleanza geopolitica con potenze extra-occidentali, sarò felice di constatarlo, ma sono scettico: mi sembra si vada piuttosto verso uno splendido isolamento del tutto sterile.
    Il fatto poi che le dirigenze politiche europee non si pongano in termini di comunismo e anticomunismo è legato al fatto che lì partiti comunisti molto forti non ci sono stati, ma l'eredità antropologica è la stessa: ex trotzkisti, pseudo-rivoluzionari vari e soprattutto quel crogiuolo sessantottesco che tanti danni ha fatto (o meglio, sta facend, perché solo da qualche anno è classe dirigente) al mondo e che allora non disdegnava certo di sfilare sotto le bandiere rosse.
    Che poi ci fosse anche una componente liberale dietro quell'umanità sessantottarda non lo nego, d'altronde, checché se ne dica, comunismo e liberalismo sono parenti stretti. Però le basi teoriche venivano dalla Scuola di Francoforte, Marcuse, Horkheimer e compagni, cioè da un ambito marxista, anche se sotto molti punti di vista revisionista. Marxista e, ovviamente, ebraico al 100%.
    Sui new-global, non dico che siano così forti, dico che sono la punta estrema di una tendenza che invece è fortissima e condizionante. Perché per ogni new-global spinellato che pratica ogni forma di promiscuità con negri, ebrei (come Carlo Giuliani) e ricchioni, ci sono decine di medici, avvocati, giornalisti e professori che difendono gli immigrati, mormorano timidamente contro gli OGM e la guerra in Iraq, ma difendono la libertà di ricerca e l'universalità dei valori democratici (dando quindi un supporto ideologico e morale a OGM e guerra in Iraq) ecc.

    Sulla questione del socialismo reale in Russia, Cina ecc., al di là del fatto che ogni tradizione del mondo ha un suo valore e a maggior ragione una grandiosa e antichissima come quella cinese e una a noi così affine, come quella cristiana, europea e ariana della Russia, al di là di questo dico, non è che il benessere sia poi questa fonte mirabile e inesauribile di beni.
    Anzi, il benessere in Italia, in forme meno violente e dirette, ha avuto lo stesso effetto che ha avuto il comunismo in Russia: la devastazione della nostra tradizione e il deserto culturale e spirituale. Il comunismo probabilmente avrebbe fatto peggio, come ho detto precedentemente, ma se l'Italia dell'immediato dopoguerra, ancora rurale e sobria, non fosse stata investita dall'ondata consumistica a cominciare dagli anni '60, oggi non sarebbe quel verminaio putrescente e irriconoscibile che è diventata. Ovviamente il discorso, mutatis mutandis, si può estendere all'Occidente tutto.

  5. #35
    WHY SO SERIOUS?
    Data Registrazione
    06 Mar 2005
    Località
    ASCOLI PICENO. CERTI UOMINI NON CERCANO QUALCOSA DI LOGICO, COME I SOLDI. NON SI POSSONO NE' COMPRARE NE' DOMINARE. NON CI SI RAGIONA E NON CI SI TRATTA. CERTI UOMINI VOGLIONO SOLO VEDER BRUCIARE IL MONDO.
    Messaggi
    3,085
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    IL VERO PERICOLO ATTUALE E' UN ALTRO:

    E' IL TRIANGOLO DELLA MORTE:

    MASSONERIA INTERNAZIONALE
    SIONISMO INTERNAZIONALE
    SISTEMA BANCARIO INTERNAZIONALE
    Noi siamo i padroni.
    Noi siamo gli schiavi.
    Siamo ovunque
    e da nessuna parte.
    Regniamo sui fiumi di porpora.

  6. #36
    Ordine e Disciplina
    Data Registrazione
    08 Apr 2002
    Località
    Reazione, Tradizione, Controrivoluzione, Restaurazione, Legittimismo, Sanfedismo
    Messaggi
    5,140
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da ISKANDER
    IL VERO PERICOLO ATTUALE E' UN ALTRO:

    E' IL TRIANGOLO DELLA MORTE:

    MASSONERIA INTERNAZIONALE
    SIONISMO INTERNAZIONALE
    SISTEMA BANCARIO INTERNAZIONALE

    Sì, ma in Italia i rappresentanti diretti di questi poteri (a parte il sionismo internazionale, che non capisco bene cosa sia, visto che il sionismo, a modo suo, è un movimento nazionalista, quindi come può essere internazionale?) sono proprio i rossi.
    Comunque è logico che il comunismo non è una causa ma una conseguenza, non è un'origine, ma una derivazione.
    Il problema sono sempre gli ebrei, con tutte le loro ramificazioni.

  7. #37
    POPULISTA
    Data Registrazione
    12 Jul 2009
    Località
    ITALIA NAZIONALISTA
    Messaggi
    16,445
     Likes dati
    4
     Like avuti
    284
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Attenzione, sono soprattutto i comunisti che approfittano del fatto che ogni responsabilità viene addossata alla famosa alleanza complottista masso-giudaico-mondialista per continuare con le loro malefatte.
    2010:

  8. #38
    Ordine e Disciplina
    Data Registrazione
    08 Apr 2002
    Località
    Reazione, Tradizione, Controrivoluzione, Restaurazione, Legittimismo, Sanfedismo
    Messaggi
    5,140
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Neonazionalista
    cominciamo con la filastrocca che vi insegnano nelle sezioni di forza comunista o di fronte trozckista

    FONDOMONETARIOINTERNAZIONALEGRANDEFINANZATRILATERA LCOMMISSION,GIUDEI,PROTOCOLLIDISION,PESCECANIMONDI ALISTI,DEMONIADELL'ECONOMIA ETC ETC

    E allora tieniti i comunisti.

  9. #39
    Ordine e Disciplina
    Data Registrazione
    08 Apr 2002
    Località
    Reazione, Tradizione, Controrivoluzione, Restaurazione, Legittimismo, Sanfedismo
    Messaggi
    5,140
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Ichthys
    Attenzione, sono soprattutto i comunisti che approfittano del fatto che ogni responsabilità viene addossata alla famosa alleanza complottista masso-giudaico-mondialista per continuare con le loro malefatte.

    Ma i comunisti SONO ebrei.
    Esiste un'identità assoluta, intrinseca, ontologica di comunismo ed ebraismo, poiché ebrei erano Marx ed Engels ed ebrei sono stati tuti i teorici e i quadri politici del comunismo internazionale.
    Quindi accusare gli ebrei e la massoneria (che ne è una derivazione) significa accusare ipso facto i comunisti, poiché l'inveramento dell'ebreo, il suo destino naturale e il suo dispiegamento storico è il comunismo. Poiché gli ebrei di dottrine corruttrici e degenerate ne hanno inventate tante, ma il marxismo è la suprema, la massima, la più diabolica e il capitalismo ne è stata solo l'anticipazione e il veicolo: intanto si è fatta la Rivoluzione Francese in quanto si progettava quella bolscevica e quella mondiale, che però non è riuscita. Ed è questo che mi rende, malgrado tutto, ottimista.
    La caduta del comunismo, che è ancora vivo e pericoloso, ma è comunque ormai poco più che residuale, è l'inizio della caduta dell'ebreo. Il guaio è che il comunismo rischia di trascinare nel suo crollo rovinoso anche l'Italia e l'Europa, che ne sono ancora infettate profondamente (e infatti stanno diventando esse stesse realtà residuali).

  10. #40
    email non funzionante
    Data Registrazione
    28 Mar 2002
    Località
    estremo occidente
    Messaggi
    15,083
     Likes dati
    0
     Like avuti
    6
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Peucezio
    Secondo me fate confusione.
    Il problema oggi non è demonizzare i residuali regimi comunisti, che semmai sono dei piccoli ma utili baluardi contro il mondialismo americano, ma demonizzare, giustamente, il comunismo occidentale e italiano.
    Cioè quell'eredità politica e culturale post-comunista (ma antropologicamente comunista, visto che si tratta di gente che professava il comunismo fino a quindici anni fa e alcuni lo fanno ancora) che è la vera rovina dell'Italia e dell'Europa, perché è il vero blocco del conformismo politicamente corretto, buonista, multirazzialista e istericamente antifascista e antiidentitario.
    Se credete che i comunisti siano ancora quelli con la falce e il martello e col ritratto di lenin o di Togliatti, è ora che capiate che quello è folclore nostalgico che oggi fa sorridere.
    I comunisti oggi sono Rutelli, Prodi, Fassino, Pecoraro Scanio (ma anche Fini o Tabacci) che si stracciano le vesti quando si fa notare che l'immigrazione genera dei problemi, che gridano al nazismo ogni volta che qualcuno fa la più timida obiezione sugli ebrei e sulla loro influenza, che urlano e strepitano se qualcuno osa pacatamente accennare a qualche aspetto positivo del fascismo.
    E soprattutto, ribadisco, sono i difensori a spada tratta degli immigrati e della società multirazziale, cioè sono coloro che vogliono pervicacemente e con tutti i mezzi portare l'Italia e l'Europa all'autodistruzione etnica, civile, culturale e umana.
    Sostenere quindi che il comunismo (quello vero, attuale, non quello nostalgico da operetta) non è un pericolo è quindi, con tutto il rispetto, folle e irresponsabile.
    E nemmeno si può invocare l'argomento secondo cui non c'è continuità fra questi signori e il comunismo storicamente noto, non solo per la continuità personale delle dirigenze politiche e dei ceti intellettuali, ma anche perché il multirazzialismo politicamente corretto di oggi non è altro che una nuova espressione dell'internazionalismo marxista di ieri, cioè, indirettamente, della congiura ebraica contro i popoli e le nazioni della Terra.
    il "comunismo" italiano di oggi é una metamorfosi di quello antico, esiste una chiara continuitá con la vecchia forma mentis del marxismo. L'ideale di una societá indifferenziata, sradicata, materialista, libertina ed edonista é pur sempre vivo tra gli eredi dell'ebreo di Treviri. E siccome la societá nel suo insieme é avanzata verso questo obiettivo, si puó dire che i "comunisti" oggi sono assai vicini a realizzare la loro utopia. Piú di noi tradizionalisti o nazional-populisti, comunque.

 

 
Pagina 4 di 5 PrimaPrima ... 345 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Pericolo comunista
    Di Dragonball (POL) nel forum Fondoscala
    Risposte: 41
    Ultimo Messaggio: 10-01-06, 21:39
  2. Pericolo comunista!
    Di Dragonball (POL) nel forum Fondoscala
    Risposte: 35
    Ultimo Messaggio: 07-05-05, 10:30
  3. Il pericolo comunista!
    Di Dragonball (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 213
    Ultimo Messaggio: 12-02-05, 10:32
  4. Il pericolo comunista!
    Di Dragonball (POL) nel forum Fondoscala
    Risposte: 28
    Ultimo Messaggio: 30-12-04, 16:38
  5. Pericolo comunista
    Di Dragonball (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 130
    Ultimo Messaggio: 19-09-04, 04:09

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito