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Discussione: GMG 2005

  1. #51
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    12 Agosto 2005

    Verso Colonia giovani cambogiani pregano per gli italiani: “Hanno dimenticato la fede”
    Roma, prima tappa del pellegrinaggio di 10 ragazzi cattolici provenienti dalla Cambogia; arriveranno a Colonia il 16 agosto con la speranza di “sentirsi finalmente parte della Chiesa universale”.

    Roma (AsiaNews) – Sentirsi parte della Chiesa universale in uno scambio di fede e culture con giovani di tutto il mondo testimoniando Cristo e pregando per chi, come i ragazzi italiani, la sua fede sembra averla dimenticata. Con queste aspettative 10 ragazzi cambogiani sono in viaggio per Colonia in un pellegrinaggio che passa da Roma, Assisi e Milano.

    I giovani sono accompagnati da una suora cambogiana e da un prete che studia in Francia. AsiaNews li ha incontrati nello loro sosta a Roma e ne ha intervistati 2 con esperienze e esigenze diverse, ma entrambi con il desiderio di toccare con mano l’idea di “appartenere a una grande famiglia”, anche se nel proprio paese si è solo una “piccola e indifesa minoranza”.

    Sokha ha 23 anni e viene da una famiglia buddista. Studia all’Università di Phnom Penh e vive in un ostello gestito dalla Chiesa; proprio qui, partecipando alle attività di volontariato è iniziata la sua “graduale conversione” al cristianesimo. L’anno scorso ha ricevuto il battesimo. “Vengo da una numerosa famiglia buddista, ma da quando ho iniziato a lavorare con le suore di Madre Teresa, attività proposta dall’ostello, la mia vita è cambiata”. Quello che più ha stupito la ragazza è stato l’amore gratuito offerto ai più poveri dei poveri e l’idea che la povertà non è una colpa, anzi. “Il buddismo – spiega la giovane - pensa che la tua condizione presente è conseguenza della vita che hai condotto in passato; i peccati li porti con te tutta la vita e quella successiva ancora magari incarnandoti in un povero appunto; non esiste idea di perdono, né il concetto di persona, esiste solo l’individuo”.

    Ora il desiderio più grande per Sokha è quello di “scambiare con i giovani a Colonia la nostra fede e le nostre culture”. “Quando mi hanno invitato alla Gmg – aggiunge - mi aspettavo di incontrare Giovanni Paolo II: ora mi dispiace che lui non ci sia, ma sono contenta lo stesso e non trovo altre parole per definire il mio stato d’animo”.

    Naah, ha quasi 26 anni e la sua famiglia è cattolica; 4 anni fa è entrato in seminario a Phnom Penh, e tra 2 anni inizierà a studiare filosofia. “Sono davvero contento, per me andare a Colonia è come rispondere alla chiamata del Signore. Alla Gmg arriverò con occhi e mente aperte a riceverlo”.

    Anche gli amici di Naah e Sokha che non sono potuti partire hanno riferito ai 2 ragazzi che erano già felici per il solo fatto che giovani cambogiani “si univano” al mondo cattolico .

    Sokha racconta che i suoi amici “stanno pregando perché il viaggio vada bene”. A Naah, invece, hanno chiesto “di vedere anche per loro le cose belle che ci aspettavano in Italia e poi il papa a Colonia”.

    “A San Pietro – racconta il seminarista – ho pregato molto per l’unità della Chiesa in Cambogia e per i giovani italiani; sono preoccupato delle notizie che riceviamo sui giovani di qui, che presi dal benessere delle loro società hanno dimenticato la loro fede per la ricerca di una felicità effimera”.

    Per questo i giovani cambogiani a Colonia vorrebbero “parlare del proprio paese, delle cose belle ma anche della povertà e soprattutto comunicare il grande bisogno che sentiamo di testimoniare Cristo senza timori”.

    In un paese dove il buddismo è religione di stato diventa difficile trovare i giusti mezzi per comunicare il Vangelo senza offendere la comunità di maggioranza. Naah è convinta che “non servono parole, ma è sufficiente l’amore che si mette dentro le proprie azioni”. Sokha, invece, sceglie di raccontare le sue attività di volontariato con la Chiesa, le suore di Madre Teresa e di altre realtà in cui i cattolici aiutano i poveri dei poveri.

    P. Legnani, missionario del Pontificio istituto missioni estere in Cambogia e organizzatore del viaggio a Colonia, conferma il grande entusiasmo dei suoi giovani fedeli. “Quella cambogiana è una chiesa giovane, rinata negli anni ’90 dopo una feroce repressione; questi ragazzi sono la sua speranza e linfa vitale”.

    tratto da asianews.it

  2. #52
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    12 Agosto 2005

    GMG: dalla Russia mille giovani già arrivati in Germania
    Mons. Kondrusiewicz: “Chiedetevi cosa adorare, la risposta sarà nell’eucarestia”.

    Mosca (AsiaNews) – Ancora una volta sono loro a muoversi per andare dal papa, ancora una volta lo incontreranno in una terra che non è la loro, ma la gioia è grande lo stesso e tante le aspettative. Circa mille giovani dalla Russia sono partiti per partecipare alla XX Giornata mondiale della gioventù a Colonia. Sono in 700, hanno dai 18 ai 24 anni e provengono da tutte e 4 le diocesi del paese. Per molti è la prima volta che vedranno il papa, altri hanno avuto la possibilità di incontrarlo mesi fa durante un pellegrinaggio a Roma; tutti, però, raccontano alcuni degli accompagnatori desiderano prima o poi poterlo accogliere a Mosca. A un viaggio del papa in Russia si è sempre opposta la Chiesa ortodossa russa, che accusa il Vaticano di proselitismo.

    Negli ultimi giorni il metropolita di Mosca, mons. Tadeusz Kondrusiewicz, ha celebrato alcune messe nella cattedrale con i vari gruppi diretti a Colonia. “Il 9 agosto – racconta ad AsiaNews il metropolita - alla funzione erano presenti 100 persone, un numero simile anche per l’altra messa dell’8 agosto per il gruppo degli studenti stranieri in partenza per la Germania”. Kondrusiewicz racconta che fuori la chiesa si respirava un clima di “raccoglimento, ma allo stesso tempo di grande gioia”.

    Il metropolita spiega che dopo aver scelto i giovani più attivi è cominciata la catechesi di preparazione: “Abbiamo iniziato ad aprile organizzando una Gmg nelle singole diocesi con incontri e momenti di preghiera”. Kondrusiewicz ha invitato i ragazzi a “riflettere pria di tutto sul tema di questa Gmg (“Siamo arrivati per adorarlo”). “Per non perdersi – spiega - nel mondo contemporaneo è necessario che i giovani si chiedano ‘Cosa vuole adorare l’uomo?’; io ho suggerito loro di cercare la risposta in Dio e soprattutto nell’eucarestia. Il passo successivo sarà farsi testimoni di questa scoperta e condividerla con gli altri ragazzi che incontreranno”. Secondo il metropolita oggi è molto più facile per i russi comunicare: “Tutti i giovani parlano inglese molto bene”.

    Padre Sergej, tra i responsabili del gruppo, riferisce che “i pellegrini arriveranno a Colonia il 15 agosto; ora sono divisi nelle varie parrocchie e diocesi tedesche dove con grande entusiasmo stanno conoscendo la cultura locale, la vita dei cattolici in questo paese e preparando canti e letture”.

    Kondrusiewicz si dice fiducioso nel futuro della Chiesa cattolica in Russia, “sostenuta soprattutto dal coraggio e dall’entusiasmo delle nuove generazioni”. “I giovani sono il futuro della Chiesa, della Russia e del mondo”. Egli conclude poi ricordando i problemi che attanagliano la gioventù russa: alcolismo, droga, disoccupazione e lo sgretolamento del valore di famiglia con un elevato numero di divorzi”.

    tratto da asianews.it

  3. #53
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    13 agosto 2005

    Nel segno di Wojtyla
    Un'eredità di nome Gmg
    di Mimmo Muolo

    Sarà la prima delle Giornate mondiali della Gioventù senza il Papa che le ha inventate. Ma forse ha ragione il cardinale Joaquim Meisner quando dice che a Colonia di Papi ce ne saranno due. Giovanni Paolo II che guarderà dall’alto la generazione formatasi con i suoi insegnamenti. E Benedetto XVI che ne ha prontamente raccolto l’eredità. Perciò, alla vigilia del grande evento, non è inutile ripercorrere la storia (e tentare un primo bilancio) di quella che molti considerano la più bella invenzione dei 26 anni e mezzo trascorsi da Papa Wojtyla alla guida della Barca di Pietro.

    Nessun Pontefice, infatti, ha esercitato nei confronti del mondo giovanile lo stesso suo carisma. «Voi siete l’avvenire del mondo, la speranza della Chiesa! Voi siete la mia speranza», disse il 22 ottobre 1978, iniziando il suo ministero di pastore universale. Ora sappiamo che non era retorica. Cominciava invece un rapporto nuovo tra la Chiesa e i giovani, di cui lo stesso Giovanni Paolo II ci ha più volte offerto le chiavi interpretative. Basti pensare che mentre sono tutti concordi nell’attribuire a lui la paternità delle Gmg, egli sull’argomento si schermiva. Nel libro Varcare la soglia della speranza, a un certo punto afferma: «Nessuno ha inventato le Giornate Mondiali dei Giovani. Furono proprio loro a crearle».
    Non è certamente per falsa modestia che il Papa scrive queste parole. È, invece, per sottolineare un dato di fatto. In pratica è come se dicesse: «Il mio merito è quello di aver fatto da antenna. Di aver captato, cioè, prima degli altri un reale bisogno dei giovani».
    Bisogno di incontrare Cristo e non surrogati ideologici, si potrebbe dire. E anche per questo le Gmg hanno avuto il successo che conosciamo. Anzi, si può ripercorrere la loro storia usando come filo d’Arianna proprio il dato di fondo della missionarietà.

    Questa caratteristica è in un certo senso iscritta nel dna stesso delle Giornate. E lo si ricava da un episodio che appartiene a quella che potremmo definire la loro "preistoria" (non va dimenticato, infatti, che la prima Gmg si svolse il 26 marzo 1986, per altro su base diocesana, e che venne preceduta da due grandi "prove tecniche" a Roma: dall’11 al 15 aprile 1984 per il Giubileo dei Giovani dell’Anno Santo straordinario; e il 30 e 31 marzo 1985 in coincidenza con l’Anno internazionale della gioventù proclamato dall’Onu).
    Il 1° giugno 1980 Papa Wojtyla incontra i giovani al Parco dei Principi a Parigi. Gli organizzatori avevano preparato una serie di domande che vennero affidate ai ragazzi e alle quali il Papa rispondeva di volta in volta. Ma un giovane, inseritosi a sorpresa, disse: «Io sono ateo. Non comprendo la fede. Santo Padre, in che credete? Perché credete? Che vale il dono della nostra vita e com’è quel Dio che adorate?». Riferirà qualche tempo dopo lo stesso Giovanni Paolo II ad André Frossard di essere rimasto colpito da quelle domande. E di fatto egli ha cercato di rispondervi, da allora in poi, ogni volta che ha incontrato i giovani. Anzi, possiamo dire che tutta la storia delle Gmg non è altro che una risposta a quelle domande.

    Ogni Gmg è infatti una sfida, una frontiera da varcare per annunciare Cristo. Anche i due prologhi romani del 1984 e 1985. Qui la sfida era in un certo senso interna. Erano anni di rapporti non proprio idilliaci tra associazioni e movimenti giovanili. C’era il timore che l’incontro si rivelasse un flop dal punto di vista delle presenze. E in più circolavano riserve su una formula che alcuni giudicavano non adatta ai tempi. Spazzate via le perplessità, grazie alla entusiastica partecipazione (300mila presenze più o meno in tutte e due le occasioni), si poté continuare verso nuove frontiere. Ecco, dunque, la frontiera del "nuovo mondo" nel 1987 a Buenos Aires, quella delle "radici dell’Europa" a Santiago nel 1989 (comune del resto anche al prossimo appuntamento di Colonia), la frontiera dell’Est finalmente libero dal comunismo a Czestochowa nel 1991, quella di un intero continente – l’Asia – ancora da evangelizzare, a Manila nel 1995. E, infine, la frontiera del confronto con l’Occidente secolarizzato che crede di poter fare a meno di Dio: a Denver nel 1993, a Parigi capitale del laicismo nel 1997 e, in fondo, anche a Toronto nel 2002. Su tutte queste frontiere Giovanni Paolo II ha piantato, insieme con i "suoi" giovani, la croce di Cristo. Quella croce consegnata loro il 22 aprile 1984 a conclusione del Giubileo straordinario della Redenzione e che da allora in poi è diventata una sorta di testimone nella grande staffetta delle Giornate Mondiali.

    Su tutte queste frontiere, inoltre, ha ribadito il proprio mandato missionario. Indimenticabile quello di Roma 2000: «Voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti». Parole che assumono ancor più oggi il valore di un manifesto di impegno civile, oltre che religioso.

    Inutile dire che la risposta dei giovani non si è fatta attendere. In piazza San Pietro, nella notte tra il primo e il 2 aprile e anche nella sera di quello stesso giorno, si è svolta "l’ultima Gmg" del Pontificato di Papa Wojtyla. E proprio in quella occasione il Papa ha tenuto ai giovani l’ultimo suo intenso discorso. Solo tre frasi – Vi ho cercato. Ora siete venuti da me. Vi ringrazio – ma riassuntive di tutta la storia delle Giornate Mondiali della Gioventù. Una storia che dimostra quanto profonda sia stata l’intuizione di questo Papa. Ora, grazie a lui, la Chiesa dispone di una generazione di «sentinelle del mattino» (Roma 2000). Una generazione di «costruttori della civiltà della pace» (Toronto 2002). La «generazione Giovanni Paolo II». Incamminata verso Colonia insieme con Benedetto XVI.

    tratto da Avvenire

  4. #54
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    13 agosto 2005

    Tutti i modi per arrivare alla Gmg
    Dalla Vespa al barcone: con fantasia verso Colonia
    di Lorenzo Fazzini

    Se tutte le strade portano a Roma, almeno nove sono i modi con i quali i giovani stanno convergendo a Colonia da tutto il mondo: chi da lontano in aereo, chi più da vicino con l’autobus o il treno, chi affidandosi a mezzi propri. C’è pure chi – primo fra tutti Benedetto XVI – arriverà in nave, mentre altri verranno in bicicletta, in Vespa o addirittura a piedi. Dai cinque angoli del mondo flotte di pellegrini stanno convergendo sull’aeroporto Adenauer di Colonia-Bonn, accolti da un info point al piano terra del terminal 2: qui un gruppo di volontari di tanto in tanto si lascia andare a gustosi sketch di intrattenimento. A contare la fila di pullman che stanno portando decine di migliaia di ragazzi nella città sul Reno, chissà quanti chilometri si conterebbero. Mentre chi arriva in treno – come ad esempio molti dei diecimila giovani romani – già nel viaggio avrà modo di pensare e riflettere sulla Giornata che sta per andare a vivere, dato che i tre treni speciali predisposti dall’Opera romana pellegrinaggi si chiamano con i nomi dei Re Magi: Melchiorre, Gaspare e Baldassarre.

    Saranno soprattutto gli ultimissimi – quelli del "toccata e fuga" al week end conclusivo di Marienfeld – a servirsi di automobili private. Ma in tema di autovetture un gruppo di ragazzi francesi l’ha pensata bella: dopo una serie di annunci e appelli – riferisce l’agenzia Afp – sono riusciti a mettere insieme una carovana di ben quattordici 2Cv, la mitica "2 cavalli" Citroen, per arrivare a Colonia: «La 2Cv è un veicolo dall’atmosfera particolare, decisamente storica, che non va molto veloce– spiega uno degli organizzatori, Antoine Longevialle, della Mission de France –. In questo modo avremo tutto il tempo di procedere tranquillamente e di incontrare la gente sulla nostra strada».

    La diocesi olandese di Rotterdam sfrutterà invece una via di comunicazione tutta speciale: come riporta il Sir, mille giovani arriveranno a Colonia con tre barconi e impiegheranno tre giorni di navigazione. Poco più di 24 ore è durato invece il viaggio in mare dei 95 ragazzi siciliani di Monreale, che hanno percorso un tratto del loro pellegrinaggio in nave, sbarcando poi a Genova, per quindi proseguire verso nord, destinazione la diocesi di Speyer. Due giorni di traghetto ha richiesto il trasferimento dalla Grecia alla Puglia di ottanta ragazzi giunti dalla Georgia, dalle falde del Caucaso, a Fulda, dopo un totale di cinque giorni di viaggio. Sull’acqua sarà – in parte – anche il viaggio di Papa Ratzinger verso il suo primo incontro con i ragazzi del mondo; sarà infatti una nave a portarlo lungo un tratto del Reno fino alla festa di accoglienza in suo onore prevista per il 18 agosto.

    Ma la Giornata tedesca ha sbizzarrito anche la fantasia di quei pellegrini che hanno voluto unire il desiderio di esserci a Colonia con alcuni propri "pallini". Ecco, ad esempio, dodici tra veronesi e milanesi che andranno alla Gmg in Vespa: 2400 chilometri in sei tappe affrontando il San Bernardo, «una vera prova vespistica», afferma uno degli partecipanti, Daniele Zambaldo. Cinque ragazzi di Vicenza invece sono in partenza per andare alla Gmg in Apecar, il mitico "tre ruote" Piaggio. «Siamo appassionati di questo mezzo di trasporto alternativo», spiega Massimo Furegon, uno dei cinque "treruotisti". «E andando a Colonia uniamo questa passione con la voglia di essere in un posto dove tanti giovani si riuniranno per l’unico scopo, Cristo». Non mancano gli innamorati della bicicletta: da Crema, Lodi, Cremona, Como, Venezia, Vicenza, Verona, Biella, Milano, Trento e altre città ancora, è tutto uno scorrere di ruote pellegrine. Dall’Italia, ma anche da altri Paesi: da Varsavia è in arrivo un gruppo di ciclisti; stesso mezzo di trasporto per i ventidue ragazzi danesi, alcuni cattolici, altri protestanti, che in questo modo uniranno ecumenismo e passione per il pedale.

    Ma la scelta più radicale l’ha fatta chi è andato a piedi: come Francesco, già arrivato a Colonia nei giorni scorsi, e che nel frattempo si è unito a un gruppo di ragazzi tedeschi diretti da Bonn al santuario di Kevelaer, quasi ai confini con l’Olanda... Trenta gmgboys di Crema faranno a piedi un ultimo tratto di 180 chilometri lungo la Mosella sull’asse Coblenza-Colonia, mentre 55 veronesi avranno percorso 111 chilometri tra Austria e Germania prima dell’arrivo sul Reno.

    tratto da Avvenire

  5. #55
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    Exclamation

    nazisti ubriachi contro la GMG


    Tre vandali bruciano tende dei Papaboys

    Atti vandalici, colpi sparati in aria e un tentativo di incendio: è quanto è successo in un campo della comunità cattolica francese riunita per la Giornata mondiale della gioventù a Volkenroda, in Turingia. La matrice, secondo gli inquirenti, sarebbe xenofoba: tre giovani di 15, 18 e 21 anni sono già stati arrestati e ora sono indagati per danni a cose materiali, possesso illegale di armi e condotta in stato di ubriachezza. Dopo l'arresto sono stati rimessi in libertà, con obbligo di presentarsi regolarmente in commissariato.
    I tre, ubriachi, sono entrati nel campo - dove alloggiano circa duemila giovani - hanno prima devastato una tenda e sparato un colpo con un fucile ad aria compressa. Quindi sono andati a casa di uno di loro e hanno riempito una bottiglia con un miscuglio incendiario, con l'intenzione di tornare nel campo e bruciare il campo. Ma ad aspettarli c'era la polizia, allertata dagli occupanti. E, nelle perquisizioni a casa di uno dei giovani, gli agenti hanno poi trovato elmetti d'assalto e un vessillo di guerra del Terzo Reich.

    tratto da ilGiornale

  6. #56
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    Originally posted by MiladyN
    io ci vado...peccato credessi di poter vivere quest'esperienza con una persona particolare e questa invece m'abbia risposto pikke...... avrei fatto ogni tipo di gemellaggio, preghiera e incontro pur di viverla così...invece purtroppo nn andrà come avevo sperato...


    scusate, piccola digressione personale....



    Non è mica colpa tua, ma della persona speciale che oramai non saprei più con che termini offensivi qualificare...
    Mi dispiace soltanto che tu, inevitabilmente, ci tenga così tanto a quel tizio ( tanto da desiderare di condividere con lui un'esperienza così stupenda, e tanto da soffrirci )
    Spero che Colonia, in un modo o nell'altro, ti faccia trovare serenità e rinsaldi la tua fede ( in Dio, in realtà già saldissima, e soprattutto nelle persone, che riescono sempre a deluderti e a farti male ).

    Un abbraccio ( e un bacetto), Lib.

  7. #57
    Vox Populi
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    LE CATECHESI DEI VESCOVI ITALIANI
    (da www.avvenire.it)

    17 agosto 2005

    La ricerca che "fa" la verità
    (Mons. Oscar Cantoni, Vescovo di Crema)

    Gesù Cristo, la vera risposta
    (Card. Severino Poletto, Arcivescovo di Torino)

    Dov'è il Re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella
    (Card. Tarcisio Bertone, Arcivescovo di Genova)

    Dov'è il Re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella
    (Mons. Francesco Lambiasi, Assistente Generale Azione Cattolica)

    La ricerca dei Magi
    (Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea)

    Dov'è il Re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella
    (Mons. Gianfranco Todisco, Vescovo di Melfi)

    Ricerca e rivelazione
    (Card. Camillo Ruini, Presidente della CEI)

    Dov'è il Re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella
    (Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto)

    Gli disse Gesù: "Io sono la Via, la Verità e la Vita"
    (Mons. Luciano Monari, Vescovo di Piacenza-Bobbio)

    Quel mirabile incontro tra cielo e terra
    (Mons. Angelo Spinillo, Vescovo di Teggiano-Policastro)

    La verità, esigenza dell'uomo libero
    (Mons. Piero Coccia, Arcivescovo di Pesaro)

    Pellegrini, mendicanti di verità
    (Mons. Angelo Lanfranchi, Vescovo di Cesena-Sarsina)

    Lasciarsi "provocare" dalla stella
    (Mons. Alessandro Plotti, Vescovo di Pisa)

    Dio, un dono da cercare
    (Mons. Giuseppe Betori, Segretario generale della CEI)

    La contentezza di avere Gesù
    (Mons. Giancarlo Vecerrica, Vescovo di Fabriano-Matelica)

    La verità si esprime con l'Amore
    (Mons. Rino Fisichella, Vescovo ausiliare di Roma)

    Non soffocare l'anelito a Dio
    (Card. Salvatore De Giorgi, Arcivescovo di Palermo)

    La fantasia divina dell'Amore
    (Mons. Angelo Comastri, Vicario Generale di Sua Santità per la Città del Vaticano)

  8. #58
    Solo Danix
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    Oggi il Papa arriverà su un batello lungo il Reno (18 agosto 2005)
    La barca di Pietro
    da Colonia Paolo Lambruschi

    Forse il Reno non ha mai visto tanta gente sulle sue sponde. Davanti all’approdo vicino al Duomo, dove oggi è atteso lo sbarco del Papa, il fiume accompagna dolcemente il flusso di pellegrini che scorre senza sosta dall’alba al tramonto fino alla piazza centrale di Colonia per visitare la cattedrale dei Magi. Sono state prese misure eccezionali per agevolare la circolazione: i ponti che attraversano il corso d’acqua trasformati in strade a senso unico per i pedoni, la stessa zona del Duomo transennata per veicolare la folla in «serpentoni».

    Le stime parlano di almeno mezzo milione di persone, destinate ad aumentare in modo esponenziale nelle prossime ore. Da oggi si fa sul serio, insomma, e Colonia e la terra tedesca – piacevolmente sorprese dall’arrivo di questo popolo giovane, entusiasta e sorridente – si stanno scaldando.

    Il termometro della strada segna infatti temperatura crescente per Benedetto XVI. Lo si intuisce dal numero di magliette indossate con le scritte a lui dedicate, da quella gialla con stampigliato nome e numero 16 a quelle artigianali multilingue, dalla diffusione esponenziale delle spillette che riproducono la celebre copertina del quotidiano «Bild» del 20 aprile, con la scritta «Wir sind Papst», noi siamo il Papa, dai cori «Be-ne-de-ttooo» che ritmano il suo nome e che partono dai gruppi seduti sulla scalinata del Duomo, luogo dell’anima e cuore pulsante di questa Gmg. Curiosità e attesa, dunque, per quello che dirà in questi giorni e per come lo dirà. Ma che speranze ripone questa generazione nel nuovo Pontefice, che domani festeggia i primi quattro mesi sul soglio di Pietro?

    Guarda il fiume Barbara, 17 anni, nata in Germania e trasferitasi negli Usa. «Mi piace l’idea che arrivi in città in barca, come San Pietro e sono certa che continuerà ad avere un dialogo preferenziale con i giovani. La nostra generazione ha bisogno di un punto di riferimento forte e lui lo sa, è un uomo intelligente. Sono tornata proprio per vederlo e ascoltarlo, sento in giro un forte interesse».
    Di fronte all’approdo papale la comunità degli studenti cattolici tedeschi ha ancorato un battello che funziona da punto d’incontro. Philip, 24 anni, uno dei responsabili, sorseggia una Kolsch, la birra di Colonia, e guarda dall’oblò l’altra sponda del Reno. Spera che oggi la polizia li lasci lì. È la sua unica occasione di vedere il Papa, sabato deve lavorare per pagarsi gli studi a Munster. «Studio teologia nella facoltà dove il professor Ratzinger insegnò negli anni ’60. Cosa mi aspetto? Come molti giovani credenti in Germania, una spinta al dialogo con le altre confessioni cristiane. È il primo passo per costruire la pace. Lui è l’uomo giusto perché non svenderà la nostra identità e al tempo stesso vuole aprire la Chiesa. In questi giorni vedrete quanti tedeschi arriveranno a Colonia per incontrarlo».

    «Forse Joseph Ratzinger non entusiasmava a prima vista – prosegue Karolin, 22 anni, – ma ora che è diventato Papa può essere una grande occasione per la nostra Chiesa nazionale e per l’Europa, perché può fare da ponte tra le diverse confessioni cristiane. Molti tedeschi, generalmente freddi, sono stati colpiti dai suoi primi discorsi sull’ecumenismo, stiamo imparando ad amarlo».

    Per Bernard, 20 anni, «cittadino della cattolica Colonia», la figura di Benedetto costituisce un’occasione importante «per rilanciare la sfida della fede. La nostra Chiesa deve ripartire, trovare nuove energie per annunciare il Vangelo. Questo Papa ci darà una scossa». Martina, ventenne di Ortisei, perfettamente bilingue, si attende «che ci prenda per mano con la sua saggezza e la sua sincerità. In fondo siamo venuti a Colonia per incontrarci, ma soprattutto per conoscerlo da vicino».

    Scrutano l’approdo sul Reno anche Anna e Stanislao, alfieri della diocesi di Cracovia. «Non ci sentiamo orfani, sappiamo che Benedetto continuerà l’opera di Giovanni Paolo e sarà un grande Papa, forte come un padre». Sergio, 26 anni, uruguaiano, ha una prospettiva diversa. «I contenuti non cambiano, il Vangelo è sempre giovane. In America Latina i giovani confidano nella Chiesa. Il Papa deve darci un coraggio profetico per lottare contro i grandi mali del continente, la corruzione e la povertà».

  9. #59
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    Personalmente ascoltando ieri per TV (SAT 2000) il saluto del Card. Ruini mi è piaciuto. Nel leggere invece alcuni interventi di vescovi ne sono rimasto deluso. Ad es., più di tutti mi ha lasciato perplesso l'intervento di Mons. Forte, il quale ha appuntato il suo discorso su una fede "interrogante" e "dubbiosa", ma forse ignora che, come diceva il Papa Gregorio IX nella sua V decretale «Dubius in fide infidelis est». E francamente non riesco ad immaginarmi Padri e Dottori della Chiesa come Agostino, Tommaso, Atanasio, Caterina, Ignazio, Leone Magno, o gli altri Grandi Santi della Chiesa come S. Francesco, S. Domenico, S. Caterina da Siena, S. Teresa d'Avila, ed altri, che, nella dubitativa perenne, superata perennemente dall’atto meritorio , strozzino quei cattivi e petulanti alter ego che tutta la vita li assillano. Anzi, risulta da ogni loro scritto, nei secoli, l’incitamento a rafforzare la fede tralasciando le questioni più spinose, fino a formulare col Manzoni l’agostiniano consiglio dell’“ignoranza utile”: utile alla propria anima. Un discorso, quello di Mons. Forte, dunque, un po' equivoco. Sarebbe stato bene che avesse precisato che la virtù della fede, prima tra tutte le virtù e di tutte generativa, debba essere certa, viva, indefettibile, incrollabile. Piuttosto avrebbe dovuto concludere con la preghiera contenuta nel Vangelo "Signore aumenta la nostra fede". La fede è per antonomasia certezza; il dubbio è il contrario della fede. S. Tommaso direbbe "Fa parte del concetto stesso di fede, che l'uomo sia assolutamente sicuro delle cose che ritiene per fede. Questo perché la certezza costituisce la perfezione dell’intelletto, nel quale codesto dono risiede. Perciò chiunque abbia la fede, è certo di averla" (Summa Theol., I-II, q.112, a.5, ad 2). Ed il Damasceno osservava: «La fede è consenso indiscusso». la fede dubitativa è fede ma non è virtuosa: è cioè passaggio (nemmeno necessario) alla fede formata, ma non suo fine. Pertanto l’invito a tenere accanto alla fede i dubbi sulla fede, sia pure per acquistare ogni giorno meriti davanti a Dio con il vincerli, è un invito da non seguire, da rigettare. Tanto più che la fede è costituita su una roccia solo intorno alla quale si sviluppano tutte le altre virtù, e non c’è virtù, nemmeno di carità, che non si sviluppi sul primo puntello, che è questo della fede. Anche per questa caratteristica, di essere il primo fondamento per costruire la propria salvezza, l’uomo è tenuto a riguardare la fede, proteggerla, preservarla in ogni modo.

  10. #60
    Vox Populi
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    LE CATECHESI DEI VESCOVI ITALIANI
    (da www.avvenire.it)

    18 agosto 2005

    Come sentinelle
    (Mons. Paolo Fragnelli, Vescovo di Castellaneta)

    La vera adorazione impegna tutta la vita
    (Mons. Domenico Calcagno, Vescovo di Savona-Noli)

    "Chi mangia di questo pane, non avrà più fame"
    (Mons. Gianfranco Todisco, Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa)

    Un Dio in discesa
    (Mons. Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni)

    Come Magi, cercatori e adoratori
    (Mons. Italo Castellani, Arcivescovo di Lucca)

    Un'amicizia che cambia l'esistenza
    (Mons. Armando Dini, Arcivescovo di Campobasso)

    Vedere, incontrare, adorare
    (Mons. Adriano Caprioli, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla)

    Il coraggio di andare oltre
    (Mons. Michele Seccia, Vescovo di San Severo)

    I segni della fede
    (Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Vicenza)

    Con i Magi nella "casa del pane"
    (Mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta)

    Il frutto della ricerca che Dio fa di noi
    (Card. Camillo Ruini, Presidente della CEI)

    Nell'adorazione l'offerta di noi stessi
    (Mons. Alessandro Plotti, Vescovo di Pisa)

    Farsi "cifre" del futuro promesso
    (Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto)

    Amare Gesù, con tutto il cuore
    (Mons. Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti)

 

 
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