Pagina 8 di 15 PrimaPrima ... 789 ... UltimaUltima
Risultati da 71 a 80 di 142

Discussione: GMG 2005

  1. #71
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito

    Discorso del Santo Padre BENEDETTO XVI ai leaders delle Chiese Protestanti

    Cari fratelli e sorelle in Cristo nostro comune Signore!

    E’ una gioia per me, in occasione della mia visita in Germania, poter incontrare Voi, rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali. Vi saluto tutti molto cordialmente! Provenendo io stesso da questo Paese, conosco bene la situazione penosa che la rottura dell’unità nella professione della fede ha comportato per tante persone e tante famiglie. Anche per questo motivo, subito dopo la mia elezione a Vescovo di Roma, quale Successore dell’apostolo Pietro ho manifestato il fermo proposito di assumere il ricupero della piena e visibile unità dei cristiani come una priorità del mio Pontificato. Con ciò ho consapevolmente voluto ricalcare le orme di due miei grandi Predecessori: di Paolo VI che, ormai più di quarant’anni fa, firmò il Decreto conciliare sull’ecumenismo Unitatis redintegratio, e di Giovanni Paolo II, che fece poi di questo documento il criterio ispiratore del suo agire. La Germania nel dialogo ecumenico riveste un posto di particolare importanza. Essa infatti non è solo il Paese d’origine della Riforma; è anche uno dei Paesi da cui è partito il movimento ecumenico del XX secolo. A seguito dei flussi migratori del secolo scorso, anche cristiani delle Chiese ortodosse e delle antiche Chiese dell’Oriente hanno trovato in questo Paese una nuova patria. Ciò ha indubbiamente favorito il confronto e lo scambio. Insieme ci rallegriamo nel constatare che il dialogo, col passare del tempo, ha suscitato una riscoperta della fratellanza e creato tra i cristiani delle varie Chiese e Comunità ecclesiali un clima più aperto e fiducioso. Il mio venerato Predecessore nella sua Enciclica Ut unum sint (1995) ha indicato proprio in questo un frutto particolarmente significativo del dialogo (cfr nn. 41s.; 64).

    La fratellanza tra i cristiani non è semplicemente un vago sentimento e nemmeno nasce da una forma di indifferenza verso la verità. Essa è fondata sulla realtà soprannaturale dell’unico Battesimo, che ci inserisce nell’unico Corpo di Cristo (cfr 1 Cor 12,13; Gal 3,28; Col 2,12). Insieme confessiamo Gesù Cristo come Dio e Signore; insieme lo riconosciamo come unico mediatore tra Dio e gli uomini (cfr 1 Tm 2,5), sottolineando la nostra comune appartenenza a Lui (cfr Unitatis redintegratio, 22; Ut unum sint, 42). Su questo fondamento il dialogo ha portato i suoi frutti. Vorrei menzionare il riesame, auspicato da Giovanni Paolo II durante la sua prima visita in Germania nell’anno 1980, delle reciproche condanne e soprattutto la "Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione" (1999), che fu un risultato di tale riesame e portò ad un accordo su questioni fondamentali che fin dal XVI secolo erano oggetto di controversie. Bisogna inoltre riconoscere con gratitudine i risultati costituiti dalle varie comuni prese di posizione su importanti argomenti quali le fondamentali questioni sulla difesa della vita e sulla promozione della giustizia e della pace. Sono ben consapevole che molti cristiani in questo Paese, e non in questo soltanto, si aspettano ulteriori passi concreti di avvicinamento. Me li aspetto anch’io. Infatti è il comandamento del Signore, ma anche l’imperativo dell’ora presente, di continuare in modo convinto il dialogo a tutti i livelli della vita della Chiesa. Ciò deve ovviamente avvenire con sincerità e realismo, con pazienza e perseveranza nella fedeltà al dettato della coscienza. Non può esserci un dialogo a prezzo della verità; il dialogo deve svolgersi nella carità e nella verità.

    Non intendo sviluppare qui un programma per i temi immediati del dialogo - questo è compito dei teologi in collaborazione con i Vescovi. Mi sia concessa soltanto un’annotazione: le questioni ecclesiologiche, e specialmente quella del ministero consacrato, ossia del sacerdozio, sono connesse inscindibilmente con la questione sul rapporto tra Scrittura e Chiesa, sull’istanza cioè della giusta interpretazione della Parola di Dio e dello sviluppo di essa nella vita della Chiesa.

    Una priorità urgente nel dialogo ecumenico è costituita poi dalle grandi questioni etiche poste dal nostro tempo; in questo campo gli uomini di oggi in ricerca si aspettano con buona ragione una risposta comune da parte dei cristiani, che, grazie a Dio, in molti casi si è trovata. Ma purtroppo non sempre. A causa di contraddizioni in questo campo la testimonianza evangelica e l’orientamento etico che dobbiamo ai fedeli e alla società perdono di forza, assumendo non di rado caratteristiche vaghe, e così veniamo meno al nostro dovere di dare al nostro tempo la testimonianza necessaria. Le nostre divisioni sono in contrasto con la volontà di Gesù e ci rendono inattendibili davanti agli uomini.

    Che cosa significa ristabilire l’unità di tutti i cristiani? La Chiesa cattolica ha di mira il raggiungimento della piena unità visibile dei discepoli di Cristo secondo la definizione che ne ha dato il Concilio Ecumenico Vaticano II in vari suoi documenti (cfr Lumen gentium, nn. 8;13; Unitatis redintegratio, nn. 2;4 ecc.). Tale unità sussiste, secondo la nostra convinzione, nella Chiesa cattolica senza possibilità di essere perduta (cfr Unitatis redintegratio, n. 4). Essa non significa, tuttavia, uniformità in tutte le espressioni della teologia e della spiritualità, nelle forme liturgiche e nella disciplina. Unità nella molteplicità e molteplicità nell’unità: nell’Omelia per la solennità dei santi Pietro e Paolo, lo scorso 29 giugno, ho rilevato che piena unità e vera cattolicità vanno insieme. Condizione necessaria perché questa coesistenza si realizzi è che l’impegno per l’unità si purifichi e si rinnovi continuamente, cresca e maturi. A questo scopo può recare un suo contributo il dialogo. Esso è più di uno scambio di pensieri: è uno scambio di doni (cfr Ut unum sint, n. 28), nel quale le Chiese e le Comunità ecclesiali possono mettere a disposizione i loro tesori (cfr Lumen gentium, nn. 8;15; Unitatis redintegratio, nn. 3;14s; Ut unum sint, nn. 10-14). E’ proprio grazie a questo impegno che il cammino può proseguire passo passo fino a giungere all’unità piena, quando finalmente arriveremo "tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo" (Ef 4,13). E’ ovvio che un tale dialogo in fondo può svilupparsi solo in un contesto di sincera e coerente spiritualità. Non possiamo "fare" l’unità con le sole nostre forze. La possiamo soltanto ottenere come dono dello Spirito Santo. Perciò l’ecumenismo spirituale, e cioè la preghiera, la conversione e la santificazione della vita costituiscono il cuore del movimento ecumenico (cfr Unitatis redintegratio, n. 8; Ut unum sint, nn. 15s; 21 ecc.). Si potrebbe anche dire: la forma migliore di ecumenismo consiste nel vivere secondo il Vangelo.

    Vedo un confortante motivo di ottimismo nel fatto che oggi si sta sviluppando una sorta di "rete" di collegamento spirituale tra cattolici e cristiani delle varie Chiese e Comunità ecclesiali: ciascuno si impegna nella preghiera, nella revisione della propria vita, nella purificazione della memoria, nell’apertura della carità. Il padre dell’ecumenismo spirituale, Paul Couturier, ha parlato a questo riguardo di un "chiostro invisibile", che raccoglie tra le sue mura queste anime appassionate di Cristo e della sua Chiesa. Io sono convinto che, se un numero crescente di persone si unirà alla preghiera del Signore "perché tutti siano una sola cosa" (Gv 17,21), una tale preghiera nel nome di Gesù non cadrà nel vuoto (cfr Gv 14,13; 15,7.16 ecc.). Con l’aiuto che viene dall’Alto, troveremo, nelle varie questioni tuttora aperte, soluzioni praticabili, e il desiderio di unità alla fine, quando e come Egli vorrà, sarà appagato. Invito tutti voi a percorrere, insieme con me, questa strada.

    fonte: www.avvenire.it

  2. #72
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito

    Discorso del Santo Padre BENEDETTO XVI ai Seminaristi

    Cari seminaristi!

    Vi saluto tutti con grande affetto, ringraziandovi per la vostra festosa accoglienza e soprattutto per essere venuti a questo appuntamento da numerosi Paesi dei cinque continenti. Il mio pensiero va innanzitutto al Seminarista, al Sacerdote e al Vescovo che ci hanno offerto la loro personale testimonianza. Grazie di cuore. Sono lieto di questo incontro con voi. Ho voluto che, nel programma di queste giornate di Colonia, ci fosse uno speciale incontro con i giovani seminaristi, perché emergesse in modo esplicito e più forte la dimensione vocazionale, che è sempre presente nelle Giornate Mondiali della Gioventù. Sicuramente voi state vivendo questa esperienza con intensità tutta particolare, proprio perché siete seminaristi, cioè giovani che si trovano in un tempo forte di ricerca di Cristo e di incontro con Lui, in vista di un’importante missione nella Chiesa. Questo è il seminario: non tanto un luogo, ma, appunto, un significativo tempo della vita di un discepolo di Gesù. Immagino l’eco che possono avere dentro di voi le parole del tema di questa ventesima Giornata mondiale - "Siamo venuti per adorarlo" - e l’intero racconto evangelico dei Magi, da cui il tema è tratto. Questa pagina riveste per voi un valore singolare, proprio perché state compiendo il percorso di discernimento e di verifica della chiamata al sacerdozio. Su questo vorrei soffermarmi a riflettere con voi.

    Perché i Magi da paesi lontani andarono a Betlemme? La risposta è legata al mistero della "stella" che essi videro "sorgere" e che identificarono come la stella del "re dei Giudei", cioè come il segno della nascita del Messia (cfr Mt 2,2). Quindi il loro viaggio fu mosso dalla forza di una speranza, che nella stella ottenne poi la sua conferma e ricevette la sua guida verso il "re dei Giudei", verso la regalità di Dio stesso. I Magi partirono perché nutrivano un desiderio grande, che li spingeva a lasciare tutto e a mettersi in cammino. Era come se aspettassero da sempre quella stella. Come se quel viaggio fosse da sempre inscritto nel loro destino, che ora finalmente si realizzava. Cari amici, è questo il mistero della chiamata, della vocazione; mistero che coinvolge la vita di ogni cristiano, ma che si manifesta con maggiore evidenza in coloro che Cristo invita a lasciare tutto per seguirlo più da vicino. Il seminarista vive la bellezza della chiamata nel momento che potremmo definire di "innamoramento". Il suo animo è colmo di stupore, che gli fa dire nella preghiera: Signore, perché proprio a me? Ma l’amore non ha "perché", è dono gratuito, a cui si risponde con il dono di sé.

    Il seminario è tempo destinato alla formazione e al discernimento. La formazione, come ben sapete, ha diverse dimensioni, che convergono nell’unità della persona: essa comprende l’ambito umano, spirituale e culturale. Il suo scopo più profondo è di far conoscere intimamente quel Dio che in Gesù Cristo ci ha mostrato il suo volto. Per questo è necessario uno studio approfondito della Sacra Scrittura come anche della fede e della vita della Chiesa, nella quale la Scrittura permane come parola vivente. Tutto ciò deve collegarsi con le domande della nostra ragione e quindi con il contesto della vita umana di oggi. Questo studio, a volte, può sembrare faticoso, ma esso costituisce una parte insostituibile del nostro incontro con Cristo e della nostra chiamata ad annunciarlo. Tutto concorre a sviluppare una personalità coerente ed equilibrata, in grado di assumere validamente, per poi compiere responsabilmente la missione presbiterale. Decisivo è il ruolo dei formatori: la qualità del presbiterio in una Chiesa particolare dipende in buona parte da quella del seminario, e perciò dalla qualità dei responsabili della formazione. Cari seminaristi, proprio per questo con viva riconoscenza oggi preghiamo per tutti i vostri superiori, professori ed educatori, che sentiamo spiritualmente presenti a questo incontro. Chiediamo al Signore che possano assolvere nel modo migliore il compito così importante a loro affidato. Il seminario è tempo di cammino, di ricerca, ma soprattutto di scoperta di Cristo. Infatti, solo nella misura in cui fa una personale esperienza di Cristo, il giovane può comprendere in verità la sua volontà e quindi la propria vocazione. Più conosci Gesù e più il suo mistero ti attrae; più lo incontri e più sei spinto a cercarlo. E’ un movimento dello spirito che dura per tutta la vita, e che trova nel seminario una stagione carica di promesse, la sua "primavera".

    Giunti a Betlemme, i Magi, "entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono" (Mt 2,11). Ecco finalmente il momento tanto atteso: l’incontro con Gesù. "Entrati nella casa": questa casa rappresenta in un certo modo la Chiesa. Per incontrare il Salvatore, bisogna entrare nella casa che è la Chiesa. Durante il tempo del seminario nella coscienza del giovane seminarista avviene una maturazione particolarmente significativa: egli non vede più la Chiesa "dall’esterno", ma la sente per così dire "dall’interno" come la sua "casa", perché casa di Cristo, dove abita "Maria sua madre". Ed è proprio la Madre a mostrargli Gesù, suo Figlio, a presentarglielo, a farglielo in un certo modo vedere, toccare, prendere tra le braccia. Maria gli insegna a contemplarlo con gli occhi del cuore e a vivere di Lui. In ogni momento della vita di seminario si può sperimentare questa amorevole presenza della Madonna, che introduce ciascuno all’incontro con Cristo, nel silenzio della meditazione, nella preghiera e nella fraternità. Maria aiuta ad incontrare il Signore soprattutto nella Celebrazione eucaristica, quando nella Parola e nel Pane consacrato Egli si fa nostro quotidiano nutrimento spirituale.

    "E prostratisi lo adorarono … e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra" (Mt 2,11-12). E’ questo il culmine di tutto l’itinerario: l’incontro si fa adorazione, sboccia in un atto di fede e d’amore che riconosce in Gesù, nato da Maria, il Figlio di Dio fatto uomo. Come non vedere prefigurata nel gesto dei Magi la fede di Simon Pietro e degli altri Apostoli, la fede di Paolo e di tutti i santi, in particolare dei santi seminaristi e sacerdoti che hanno segnato i duemila anni di storia della Chiesa? Il segreto della santità è l’amicizia con Cristo e l’adesione fedele alla sua volontà. "Cristo è tutto per noi", diceva Sant’Ambrogio; e San Benedetto esortava a nulla anteporre all’amore di Cristo. Cristo sia tutto per voi. A Lui, soprattutto voi, cari seminaristi, offrite ciò che avete di più prezioso, come suggeriva il venerato Giovanni Paolo II nel suo Messaggio per questa Giornata Mondiale: l’oro della vostra libertà, l’incenso della vostra preghiera ardente, la mirra del vostro affetto più profondo (cfr n. 4).

    Il seminario è tempo di preparazione alla missione. I Magi "fecero ritorno" al loro Paese e certamente resero testimonianza dell’incontro con il Re dei Giudei. Anche voi, dopo il lungo e necessario itinerario formativo del seminario, sarete inviati per essere i ministri del Cristo; ciascuno di voi tornerà tra la gente come alter Christus. Nel viaggio di ritorno, i Magi dovettero affrontare certamente pericoli, fatiche, smarrimenti, dubbi… Non c’era più la stella a guidarli! Ormai la luce era dentro di loro. Ad essi spettava ormai custodirla e alimentarla nella costante memoria di Cristo, del suo Volto santo, del suo Amore ineffabile. Cari seminaristi! Se Dio vorrà, un giorno anche voi, consacrati dallo Spirito Santo, inizierete la vostra missione. Ricordatevi sempre le parole di Gesù: "Rimanete nel mio amore" (Gv 15,9). Se rimarrete in Cristo, porterete molto frutto. Non voi avete scelto lui, ma lui ha scelto voi (cfr Gv 15,16). Ecco il segreto della vostra vocazione e della vostra missione! Esso è conservato nel cuore immacolato di Maria, che veglia con amore materno su ognuno di voi. A Lei ricorrete sovente e con fiducia. Io vi assicuro il mio affetto e la mia preghiera quotidiana, mentre di cuore vi benedico.


    fonte: www.avvenire.it

  3. #73
    memoria storica
    Data Registrazione
    17 Feb 2005
    Messaggi
    2,680
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Il Santo Padre in Sinagoga

    Originally posted by Pieffebi
    " [i] GMG, OGGI STORICA VISITA DEL PAPA ALLA SINAGOGA DI COLONIA

    i fascisti si interrogano su questa visita :

    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=186090

  4. #74
    VERITAS LIBERABIT VOS
    Data Registrazione
    06 Jul 2003
    Località
    San Marco
    Messaggi
    301
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La Stampa, intervista. 19 agosto 2005

    Messori: a Colonia Ratzinger soffre

    --------------------------------------------------------------------------------

    di Giacomo Galeazzi


    «La Giornata mondiale della gioventù è una creatura di Karol Wojtyla. Benedetto XVI non l'avrebbe mai convocata e se avesse potuto non vi avrebbe partecipato. Ora è a Colonia per senso del dovere, ma, conoscendolo, so che sta soffrendo: bagni di folla e fede da stadio non sono per lui». Vittorio Messori, lo scrittore cattolico italiano più letto nel mondo (unico ad avere scritto un libro con gli ultimi due Papi) legge nel volto di Joseph Ratzinger la «difficoltà di chi deve adeguarsi a una kermesse lontana dalla sua sensibilità».

    Perché, secondo lei, Benedetto XVI soffre a Colonia?

    «Per Wojtyla la Gmg era una festa, per Ratzinger una sofferenza, un impegno gravoso da onorare con grande senso di responsabilità. Giovanni Paolo II era prete da campeggio in montagna, il suo successore vive da sempre nella penombra delle biblioteche. Per questo funzionava l'accoppiata, erano complementari. Uno popolare, estroverso, carismatico abituato alle gite parrocchiali, con la vocazione d'attore. L'altro riflessivo, aristocratico, dai ragionamenti taglienti. Opposti persino nel modo di stare a tavola».

    Prego?

    «Sì, Giovanni Paolo II era rimasto uomo del popolo, a fine pasto buttava le posate così come capitava invece di riporle parallele nel piatto come detta il galateo. Ratzinger, invece, è impeccabile. L'episcopio di Cracovia era un porto di mare di giorno e di notte, Wojtyla non chiudeva mai le porte. Benedetto XVI è tutt'uno con le quiete stanze delle accademie e la sua vocazione sono gli studi».

    E' solo questione di stili diversi?

    «Wojtyla era pragmatico, un uomo d'azione, un ex seminarista-operaio, più portato a fare che a spaccare il capello in quattro, filosofo e non teologo,poco appassionato a San Tommaso. Da giovane era incerto se recitare o fare il prete. Il professor Ratzinger, invece, i giovani li conosce solo come studenti da ricevere per colloqui vis-a-vis».

    Nella Spianata di Marienfeld Benedetto XVI rischia una sconfitta mediatica?

    «Il suo linguaggio e poco adatto ai raduni stile Woodstock. Lui lo sa e fa bene a non tentare un'impossibile imitazione di Giovanni Paolo II. Ne uscirebbe a pezzi se affrontasse un milione di ragazzi con le stesse comunicative di Wojtyla, che era attore, mimo, cantante».

    Se non fosse una decisione del suo predecessore, crede che Benedetto XVI avrebbe voluto Colonia 2005?

    «No, perché alle acclamazioni preferisce i toni pacati. A Wojtyla bastava una battuta, un passo di danza per entrare in sintonia con i giovani. A Ratzinger serve un contesto più intimo per far crescere la riflessione. Wojtyla non aveva bisogno di credere, la sua fede era istintiva, mistica: la fede non gli serviva, per lui Cristo era evidente. Pregava tutta la notte sdraiato sul pavimento alla slava, con le braccia in croce. Ratzinger è l'intellettuale postmoderno che crede fino in fondo nonostante i dubbi. La fede è una continua vittoria della ragione sulle domande che l'assediano. Che Dio esiste e Gesù è suo figlio te lo dimostra con il ragionamento».

    In uno stadio il ragionamento conta meno dell'emozione?

    «Giovanni Paolo II è stato uno degli ultimi figli della cultura popolare cattolica. E la forza del suo messaggio derivava anche da questo. Ratzinger era l'eminenza grigia del precedente pontificato, riequilibrava gli slanci di Wojtyla, se invece che cattolico fosse stato un agnostico o un ateo sarebbe stato molto pericoloso. Avrebbe colto le difficoltà logiche del cristianesimo. Da giovane faceva fatica a credere. La biografia di Wojtyla era al centro della sua missione, Ratzinger è teologia pura. Gli consiglio solo di trovarsi una "spalla" che bilanci il suo essere così introverso».

    Lei che li ha conosciuti da vicino entrambi, chi sente più vicino alle sue corde?

    «Senza dubbio Benedetto XVI. Vengo dall'azionismo torinese, sono stato il discepolo prediletto di Galante Garrone. Anche per me, come per Ratzinger, la fede non è un dato di fatto ma una scommessa senza fine».


    © La Stampa

  5. #75
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito

    20 agosto 2005

    Il Papa ha celebrato una messa nella cappella dell'arcivescovado di Colonia con una ventina di religiosi e religiose. Al rito hanno partecipato anche alcuni membri del seguito papale.
    Nell'omelia Benedetto XVI si è soffermato in particolare sulla figura di San Bernardo di Chiaravalle.

    Benedetto XVI ha ricevuto presso la sede dell'arcivescovado di Colonia alcune autorità politiche e istituzionali della Germania. In particolare il Cancelliere Federale, Gerhard Schroder; il Presidente
    del Parlamento tedesco (Bundestag), Wolfgang Thierse; il presidente del Partito Cdu (Unione Cristiano-Democratica), Angela Merkel; il Ministro Presidente del Land Renania Settentrionale - Westfalia, Jurgen Ruttgers

    fonte: www.avvenire.it

  6. #76
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito

    Immagini dell'incontro del Papa con i seminaristi






  7. #77
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by argyle_83
    [B]La Stampa, intervista. 19 agosto 2005

    Messori: a Colonia Ratzinger soffre
    bla bla bla, bla bla bla...

    Evidentemente Messori è in grado di leggere nella mente del Papa...

  8. #78
    Vox Populi
    Ospite

    Predefinito

    MESSAGGIO DEI GIOVANI DI BAGDAD AL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN OCCASIONE DELLA XX GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

    Oltre un migliaio di giovani cattolici di Bagdad, appartenenti a diversi Riti, ed alcuni giovani ortodossi, riuniti nella cattedrale latina della città, hanno celebrato ieri, in spirito di unione al Santo Padre e alle migliaia di giovani di Colonia, la loro "Giornata della Gioventù" ed hanno voluto inviare al Papa, tramite il Nunzio Apostolico in Iraq, S.E. Mons. Fernando Filoni, un Messaggio che Egli ha accolto con gioia e commozione.

    Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio dei giovani al Papa:


    MESSAGGIO DEI GIOVANI DI BAGDAD AL SANTO PADRE

    ANCHE NOI, GIOVANI CRISTIANI DI BAGDAD, DOPO ADEGUATA PREPARAZIONE, IN SPIRITO DI FRATERNA UNIONE A VOSTRA SANTITÀ ET MIGLIAIA DI GIOVANI IN COLONIA, ABBIAMO VOLUTO CELEBRARE IN PREGHIERA, RIFLESSIONE ET GIOIOSA FESTA, LA CORRENTE GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ. ANCHE NOI SIAMO CONVENUTI PER CONOSCERE IL SIGNORE E CHIEDERCI COSA EGLI DESIDERA DA NOI IN QUESTO MOMENTO COSÌ DIFFICILE PER IL NOSTRO PAESE ET PER NOI. CI ACCOMPAGNA L’ESORTAZIONE DI GESÙ: "CORAGGIO, NON ABBIATE PAURA", CHE VOSTRA SANTITÀ HA RECENTEMENTE RIPROPOSTO ALL’INIZIO DEL SUO PONTIFICATO. MENTRE DESIDERIAMO FAR GIUNGERE IL NOSTRO AFFETTUOSO SALUTO AI GIOVANI IN COLONIA, CHIEDIAMO A VOSTRA SANTITÀ LA BENEDIZIONE APOSTOLICA ET ACCOMPAGNIAMO SPIRITUALMENTE LE CELEBRAZIONI IN COTESTA CITTÀ.

    I GIOVANI PARTECIPANTI ALLA GIORNATA DELLA GIOVENTÙ IN BAGDAD

    [00999-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0426-XX.01]

    fonte: Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede

  9. #79
    memoria storica
    Data Registrazione
    17 Feb 2005
    Messaggi
    2,680
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    20-08-2005

    Il sogno degli ebrei cattolici

    La bandiera israeliana bianca e azzurra con la stella di David sventola tra le mille agitate dai giovani che ordinatamente fanno la fila davanti al duomo di Colonia per venerare le reliquie dei re magi. C'è uno sparuto gruppetto di pellegrini della Gmg che provengono da Israele: sono cristiani cattolici, non arabi, ma ebrei che hanno chiesto il battesimo. Al centro della loro bandiera, nella stella di David, c'è una piccola croce.
    «Siamo qui soltanto in otto – dice Sergev Feldsteyn – e oggi siamo molto contenti perché Papa Benedetto XVI visita la sinagoga. Avremmo voluto essere là anche noi – confida – ma non è stato possibile». «È una grande gioia quanto accade in questo giorno – gli fa eco una ragazza dal cappello rosa – perché vediamo che la Chiesa cattolica recupera la sua sorgente: Gesù Cristo è un ebreo».
    Magliette e zainetto d'ordinanza, il gruppetto attira l'attenzione, per quella bandiera con l'aggiunta di una piccola croce. A chi gli chiede se siano cristiani palestinesi residenti in Israele, rispondono: «Ma vi sembra che se fossimo palestinesi gireremmo con questo vessillo? ». Dicono anche che hanno ottimi rapporti di amicizia con i loro colleghi cristiani arabi presenti a Colonia: «Ci siamo già incontrati tante volte. Loro sono trecento, sono molti di più». La piccola delegazione israeliana è guidata da padre Apolinary Tadeusz Szwed, un giovane francescano polacco con gli occhi azzurri e gli occhialetti rotondi. È lui che ha sostituito padre Pierbattista Pizzaballa – eletto Custode di Terrasanta – nel non facile compito di seguire la comunità di ebrei cristiani in Israele.

    tratto da IlGiornale

  10. #80
    memoria storica
    Data Registrazione
    17 Feb 2005
    Messaggi
    2,680
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Thumbs up

    riguardo alla vicenda della croce:



    Adesso è ancora più nostra. Chi non cade almeno una volta? di Umberto Folena

    Mettiamola così: adesso è ancora di più la nostra Croce fino in fondo. E chi non cade almeno una volta in venti anni di onorato servizio, e almeno una volta non ha bisogno di una riparazione, sia pur minuscola? Guai a sottovalutare il potere della Croce. Un potere simbolico, è vero, ma guai a sottovalutare i simboli, specialmente se appartengono al linguaggio della fede, specialmente – è il nostro caso – se ne richiamano il mistero più grande, il cuore che mai smette di pulsare, la sua anima inesauribile: la morte e la risurrezione, la sofferenza e la gioia, la vita eterna.

    La Croce della Gmg è unica per un motivo meramente statistico: è la Croce che più ha viaggiato e più è stata vista, toccata, pregata. Impossibile dire quante volte abbia fatto il giro del mondo, sia stata smontata e rimontata, sollevata, esibita, persino nascosta per poter entrare in Paesi dove la sua presenza, sia pure discreta, non sarebbe risultata gradita: mai potrà essere ammesso ufficialmente, ma abbiamo motivo di pensare che sia successo.

    È stata nelle cattedrali e nelle carceri, sui sagrati e nei supermercati, nelle fabbriche e nelle scuole. Ha viaggiato in aereo, treno, nave, auto, canoa e soprattutto sulle spalle di un pacifico esercito di giovani. È stata issata sulle colline e celata in anonime valigie. Ha conosciuto mani, tante mani; e sguardi, tanti sguardi. Mani e sguardi credenti e increduli, che le hanno affidato speranze e dubbi, parole e silenzi, grida di gioia e lacrime di sofferenza. Mani e sguardi di uomini e donne normalissimi, che proprio per la loro normalità avvertono il bisogno di condividere quanto urge e urla nel loro cuore col Qualcuno che la Croce l’ha conosciuta, patita e vinta.
    Anche per il laicista più incallito, quella Croce è un simbolo potentissimo, capace di narrare milioni di storie e misteri tanti quanti sono le mani e gli sguardi che ha incrociato. Un simbolo è qualcosa che rimanda a qualcos’altro: per i credenti è Cristo, per tutti gli altri è l’uomo nella sua integrità... che poi altri non è che Cristo, e il cerchio si chiude.

    La Croce della Gmg è un simbolo pacifico ma certo non impotente, considerate le masse – che per noi sono tante persone, uniche, che si muovono nella stessa direzione mosse dallo stesso desiderio, dalla stessa speranza – che lo vanno a cercare.
    Di questa Croce in particolare bisogna ringraziare Giovanni Paolo II, che da Lassù starà sorridendo: anche lui – ci sia concessa la battuta – durante il suo cammino per il mondo è caduto e ha avuto bisogno di qualche «riparazione». E gli abbiamo voluto bene più di prima.

    tratto da Avvenire

 

 
Pagina 8 di 15 PrimaPrima ... 789 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. F1 2005
    Di Nirvana nel forum Tuttosport
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 10-03-05, 16:34
  2. Ila 2005
    Di Stefano BZ nel forum Aviazione Civile
    Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 05-01-05, 09:06
  3. Il 2005 per la Cdl....
    Di Gianfranco nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 04-01-05, 01:08
  4. 365 2005
    Di Brad Pitt nel forum Fondoscala
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 31-12-04, 21:34
  5. Nel 2005....
    Di nordista nel forum Il Seggio Elettorale
    Risposte: 21
    Ultimo Messaggio: 14-12-04, 23:35

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito