Dovresti chiederlo al fotografo di repubblicaOriginally posted by bianconero
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dal Blog di Sandro Magister
Colonia. Il disastro delle telecronache
Gragnuola di lettere indignate su "Avvenire" del 23 e 24 agosto contro la telecronaca RAI della veglia di Benedetto XVI a Colonia, la sera di sabato 20.
Su "Europa" del 24 Vladimir, alias padre Filippo Di Giacomo, se la prende anche con l'ufficio di comunicazione della CEI, con la quale ha il dente sempre avvelenato. Ma l'imputato numero uno di tutti è Bruno Vespa, mattatore della trasmissione.
In realtà, tutti i colossali difetti già dispiegati la scorsa primavera dalle telecronache RAI nelle giornate del cambio di pontificato - a suo tempo denunciati in questo blog - si sono riprodotti e persino aggravati nella telecronaca del 20 agosto.
In essa, Vespa ha anche contravvenuto all'embargo cui era vincolato. Ha letto un passaggio del discorso del papa prima che fosse pronunciato.
Ma il guaio è che anche senza Vespa le cose non cambiano un granché. Ad esempio, la telecronaca RAI della visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Colonia, la mattina del 19 agosto, è stata semplicemente indecorosa.
Il telespettatore poteva un po' rimediare sintonizzandosi su Sat 2000 o Telepace. Ma a patto di rassegnarsi anche lì a performance tutt'altro che esemplari.
Possibile che le tv non abbiano la volontà di lasciar parlare i fatti in se stessi: le immagini, i suoni, i colori, le parole, i gesti dei protagonisti veri?
Possibile che le tv cattoliche, in particolare, non abbiano il coraggio di portare in primo piano le liturgie, gli incontri, gli eventi, e di lasciarli vivere di vita propria?
Possibile che i conduttori non sappiano fare come Giovanni Battista: sparire per lasciar risplendere l'unica cosa che agli spettatori interessa?
Possibile.
p.s.: Magister ha pienamente ragione. Le telecronache rai delle celebrazioni papali sono veramente indecenti. E se penso che sono finanziate anche col mio canone...![]()
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Per fortuna, ho potuto seguire le dirette su Sat2000 ... un altro pianeta rispetto a quelle della RAI.
Pultroppo durante la sveglia, ad un certo punto, è andato via il segnale di SAT2000 e abbiamo dovuto continuare a seguirla su RAI1 ... Ho abbassato l'audio perchè mi irritava la conduzione di Vespa ... e per fortuna dopo poco è tornato il segnale su SAT2000.. Davvero .. senza confronti.
Per le prossime occasioni so già quale servizio userò per seguire gli eventi ... Non certo la RAI![]()


2005-08-22
Un bilancio della visita di Benedetto XVI a Colonia
Compiuto dall’esperto di affari vaticani Jean-Marie Guénois
COLONIA, lunedì, 22 agosto 2005 (ZENIT.org).- Nei dodici discorsi del suo primo viaggio apostolico internazionale, Benedetto XVI ha marcato uno stile di vita e definito orientamenti, constata Jean-Marie Guénois, redattore del quotidiano parigino “La Croix”.
Guénois, ritenuto uno dei massimi esperti di giornalismo religioso in Francia – è stato per un decennio corrispondente a Roma, dove ha fondato l’agenzia di notizie specializzata I-Media –, presenta inoltre un programma di informazione religiosa domenicale sulla rete televisiva pubblica France2.
Benedetto XVI ha superato il test?
Guénois: Il nuovo Papa non era atteso come un messia, ma come un Papa tedesco che tornava nel suo Paese natale. Il modo in cui Benedetto XVI è sceso dall’aereo al suo arrivo, in modo discreto, senza grandi clamori, preoccupato di non inciampare sulle scale, ha marcato il tono. Consapevole dell’importanza del momento, si è donato, a volte un po’ timidamente, spesso a disagio davanti alla grande folla, ma sempre con molta umanità, prestando attenzione a ciascuno per quanto fosse possibile. Ha letto i suoi discorsi con attenzione, senza retorica, dietro i suoi grandi occhiali. Non ha cercato la seduzione, ma parole calibrate, dalle quali non ci si aspetta l’effetto immediato dell’applauso, ma che rimangano radicate a lungo termine. Anche se alcuni giovani che aspettavano un gesto forte potrebbero essere rimasti delusi, la maggior parte di loro lo ha già adottato.
E’ nata una “generazione Benedetto XVI”?
Guénois: Sicuramente questo termine non gli piacerebbe per niente. E’ soprattutto troppo presto per valutare seriamente l’impatto del nuovo Papa sui giovani.
E’ impressionante, ad ogni modo, vedere come si rivolge loro. Non ha evocato questioni di morale, preferendo diventare catechista per iniziare in un certo senso da zero e condividere la gioia di essere cristiano. Anziché il “carisma dei gesti” di Giovanni Paolo II, che ha sollevato moltitudini, Benedetto XVI apporta un “carisma della parola”, di maestro.
Molto pedagogico, molto concreto, a volte è stato crudo – quando nella sua prima intervista ha affermato che la saggezza cristiana non è una cosa dal “sapore di stantio” –, a volte è evocatore – come quando ha parlato dell’adorazione come di “contatto bocca a bocca” o di “fissione nucleare” per illustrare la potenza del sacramento. Non si può dire, quindi, che non sia riuscito a comunicare con i giovani. E’ diverso. Una “generazione Benedetto XVI” potrebbe finire per nascere, soprattutto tra gli adolescenti, che hanno conosciuto Giovanni Paolo II quando aveva già perso le forze. “E’ curioso vedere un Papa che cammina”, ha osservato uno di loro…
La Germania si è riconciliata con Roma?
Guénois: Non era l’obiettivo principale di questa Giornata Mondiale della Gioventù, programmata tre anni fa in Germania e che ha avuto luogo nella patria del Papa eletto recentemente. Tre incontri hanno permesso di stringere legami dei quali bisognerà verificare la solidità: l’accoglienza all’aeroporto, dove la gioia e l’orgoglio del Presidente della Repubblica sembravano muoversi all’unisono con quelli della gente, almeno in quel momento; la visita alla sinagoga, che ha permesso a Benedetto XVI di superare simbolicamente agli occhi del mondo una pagina oscura e drammatica della coscienza collettiva di questa Nazione; l’incontro con i Vescovi tedeschi, domenica 21 agosto, in cui il Papa ha affermato la propria vicinanza a questa Chiesa, invitandola a mettere a frutto tutte le energie che ha mobilitato in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù.
Che messaggio ha lasciato?
Guénois: A livello politico ha lanciato due segnali d’allarme. La rinascita dell’antisemitismo, contro il quale il Papa ha messo in guardia fermamente nel corso della sua visita alla sinagoga, e il terrorismo di origine religiosa, di fronte al quale, davanti ai responsabili musulmani, ha indicato come via migliore quella della lotta contro l’intolleranza e del rispetto, rifiutando la fatalità dell’odio per costruire una civiltà della pace.
A livello pastorale si possono sottolineare due linee forti. In primo luogo, continuità con il suo predecessore e con la linea del Concilio Vaticano II per avanzare verso l’unità dei cristiani, l’ecumenismo, così come il dialogo con l’ebraismo e l’islam, a condizione di conoscere bene e riconoscere le differenze, alle quali non si può rinunciare.
In secondo luogo, c’è stata una novità nel programma proposto ai giovani. Il primo giorno, nella Veglia di sabato o durante la Messa della domenica ha proposto un’idea ambiziosa: niente più e niente meno che quella di “cambiare il mondo”, ma non con la forza del potere, né con “comandi e dall’alto di un trono”, ma imparando “lo stile di Dio”: “non ci costruiamo un Dio privato”, così come non ci sono stili privati nella Chiesa, ha spiegato Benedetto XVI. I giovani devono sviluppare una “sensibilità per le necessità dell’altro”, che si manifesta “nella disponibilità a condividere”.
tratto da agenzia Zenit


23 agosto 2005
Scoperte da Gmg
Una generazione data per friabile
di Francesco Ognibene
Alla fine, è stato impossibile non vederlo. Nella limpida alba della domenica di Marienfeld la verità sui giovani della Gmg 2005 è salita dalla stessa terra impregnata dell’umido notturno, come la nebbia che incorniciava la spettacolare visione. Cronista non più in età da Giornata mondiale, mi sono accorto di non trovare parole per dire quel che vedevo, dopo una settimana a osservare la gioventù del mondo, credendo di averla capita.
E invece c’era un altro enigma ad attendermi. Questi giovani hanno portato a termine, con un’energia introvabile altrove, la Gmg più impegnativa ed esigente tra gli eventi fin qui celebrati in giro per il mondo. Non ci credete? A Marienfeld sul far del giorno ho visto emergere dai sacchi a pelo un popolo stremato e già festante, fradicio ma lieto, composto e sereno, un’immagine di salvezza e determinazione sorridente da non lasciare tregua. In tre ore di cammino da un capo all’altro della spianata non sono stato in grado di girare e vedere tutto e tutti, ce n’era sempre ancora. Ma di che pasta sono fatti questi ragazzi di una generazione data per friabile e rinunciataria, sospetta di vagabondare senza meta tra un’emozione e l’altra, e che invece quando si mette in cammino dietro la cometa luminosa della propria fede e di maestri che sente una buona volta veri, si mostra incredibilmente tosta? Niente ha scoraggiato questi giovani. Davvero viziati? Irrisoluti? Mammoni? A casa forse, a Colonia no di certo. Ma li avete visti almeno in tv, domenica mattina? Ci sarebbe solo da imparare dalla tenacia di questi magi con videofonino e fotocamera digitale, dal loro affetto già incondizionato per un Papa che hanno conosciuto appena adesso, per l’assenza sorprendente di pregiudizi o riserve.
E mentre si misuravano con le scomodità di una convivenza più ampia del previsto, gridavano al mondo che per il Signore «vale la pena», e per nient’altro. E Benedetto si è perfettamente sintonizzato con loro definendoli «rivoluzionari», e additandoli a vescovi, genitori ed educatori come «un appello vivente alla fede e alla speranza». «I giovani – ha detto chi a Marienfeld avrebbe raccolto un milione di firme – non cercano una Chiesa giovanilistica, ma giovane nello spirito; una Chiesa trasparente a Cristo, uomo nuovo», incapace di compromessi «per non annacquare il Vangelo». Fenomeno emulativo? Contagio isterico? Calma, signori, si misurino le parole. E soprattutto, volendo discettare su un’esperienza, si abbia la bontà di volerla prima osservare con i propri occhi. Di misurare le proprie supposizioni ai dati della realtà. Se non c’è una fiamma dentro la singola persona, impossibile - ve l’assicuro - arrivare così spiritualmente forti fino in fondo, con lo slancio ancora di cantare, scandire il dolce nome di Benedetto, e di fare a gara per mostrare al Papa la propria bandiera sventolandola magari con l’ultima oncia di energia rimasta nelle vene.
Ora che tornano a casa, non trattateli per favore da «scampati», non coccolateli. Forse non ve lo diranno, ma chiedono qualcuno che da loro attenda tutto quello che sanno dare, che è molto più di quanto essi stessi immaginano. Dunque, una bella doccia, pastasciutta a volontà, ma niente ovatta, né tantomeno il barattolo sottovuoto per conservarli così fino a Sydney 2008. Non cercano quello, hanno «fatto» Colonia e adesso potrebbero aver voglia di rifare un po’ la loro vita, scomodando fatalmente quelle circostanti. Non abbiate fretta di ricacciarli dentro i calchi precedenti la partenza. Risparmiatevi le ironie mordaci che troncherebbero l’impeto di un cavallo. Accettate, accompagnate con amabile discrezione, il proposito di dare pieghe nuove al ritmo della loro vita.
Hanno assaporato la gioia, trovandola per la porta stretta di una Gmg tutta controcorrente. Sono felici così. Lasciamoli riposare, va bene. Ma non troppo.
tratto da Avvenire


23 agosto 2005
Intervista a monsignor Rylko
«Gmg, formula sempre vincente»
Mimmo Muolo
L’immagine simbolo, «il Papa che arriva a Colonia navigando sul Reno». Il messaggio principale, «rimettere Dio al posto che gli spetta nella Chiesa e nella società». La novità più bella, «il feeling che si è subito stabilito tra Benedetto XVI e i giovani». Nel bilancio che monsignor Stanislaw Rylko stila il giorno dopo la conclusione della XX Gmg emergono soprattutto questi dati positivi. Ma ci sono anche altri elementi sui quali il presidente del Pontificio Consiglio per i Laici (che è il dicastero vaticano cui fin dal 1985 è affidato il compito di organizzare le Giornate mondiali) mette l’accento. Ad esempio il grado di preparazione dei giovani giunti a Colonia, il messaggio di pace che dal cuore dell’Europa arriva al cuore del mondo. E non da ultimo la vitalità di una formula, quella della Gmg appunto, che ha dimostrato di essere ancora valida.
Monsignor Rylko, che cosa porta a casa da questa Gmg?
Ogni Giornata mondiale ha segni importanti e contenuti fondamentali. A livello di segni mi sembra che già il primo incontro del Papa con i giovani, nella stupenda scenografia del Reno, sia stato qualcosa di eccezionale. Si è quasi ripetuta la scena del lago di Galilea, quando Gesù è salito sulla barca per poter parlare alla folla. Questo avvenimento ha dato un’impronta a tutta la Gmg, perché è da allora che si è instaurato tra i giovani e il Papa il feeling particolare che abbiamo visto in questi giorni.
E a livello di contenuti?
Invito tutti a rileggere attentamente i discorsi del Santo Padre. Ma mi sembra di poter dire che il nucleo centrale si trova nel suo invito a ridare a Dio il diritto di parlare al cuore dell’uomo. Di fronte all’apostasia più o meno silenziosa del mondo, Benedetto XVI rivendica il diritto di Dio a una presenza visibile e incisiva nella nostra società. E credo che questo messaggio piaccia anche ai giovani.
Come ha vissuto Benedetto XVI questa sua prima Gmg da Papa?
Sono stato abbastanza vicino a lui in questi giorni. Ho letto il suo viso, guardato i suoi occhi, la sua gioia di stare con i giovani. Spesso, durante i tragitti in papamobile commentava le manifestazioni di affetto sincero da parte dei ragazzi. Allora domenica, parafrasando un’immagine di San Lorenzo, gli ho detto: "Santo Padre, questi giovani sono il tesoro della Chiesa". E lui ha vivamente approvato. Per Benedetto XVI, come per Giovanni Paolo II i giovani sono davvero un tesoro. E io penso che loro abbiano subito sentito di essere amati anche da questo Papa.
[I]Qualcuno ha detto che tra gli elementi positivi della Gmg c’è la grande preparazione spirituale dei partecipanti. Ha notato anche lei questo fatto? [I]
Certo. Specialmente le catechesi hanno messo in mostra una grande capacità di ascolto di questi giovani. Sono davvero assetati della parola di Dio. E si vede anche dalla qualità e dalla quantità delle domande poste ai vescovi catechisti. Ho assistito anche a un interessante e ben riuscito esperimento dei giovani italiani. Grazie alle moderne tecnologie veniva offerta a chi era rimasto a casa la possibilità di seguire la catechesi attraverso la diretta di Sat 2000, intervenendo con domande via e-mail. Dunque, in tempo reale.
Possiamo dire che da questa Gmg nel cuore dell’Europa parte un messaggio per il cuore del mondo?
Senz’altro. Ma il messaggio è in primo luogo per l’Europa stessa, che è tentata di rinunciare alle proprie radici. Il Papa e i giovani hanno testimoniato, invece, che il cristianesimo non appartiene al passato, ma è il presente e anche il futuro di questo continente. Un futuro che parla di pace e in tal senso il messaggio è davvero mondiale, provenendo tra l’altro dalla terra che è stata teatro principale delle due grandi tragedie del XX secolo.
C’è chi dice che in questa testimonianza contano anche i numeri. Lei è d’accordo?
Lo spettacolo di Marienfeld è sotto gli occhi di tutti. I giovani non ci hanno mai deluso e non lo hanno fatto neanche in questa occasione. Ma per noi è essenziale ogni singolo giovane. Ogni singola storia personale. Perché è sì importante la testimonianza numerica (specie i mass media sono molto sensibili a questa dimensione). Ma ancora più importante è la dimensione qualitativa della risposta, che, come ho detto, è stata davvero soddisfacente.
Prossima tappa, Sydney 2008. Come bisogna affrontare questo nuovo tratto di strada?
La Gmg è un itinerario senza soste. Gli apppuntamenti con il Papa, come quello appena concluso, sono i tempi forti. Poi c’è il cammino ordinario che si fa nelle diocesi, nelle parrocchie, nell’ambito dei movimenti. Devo anzi notare che proprio grazie ale Giornate mondiali della gioventù in molti Paesi sta rinascendo la pastorale giovanile. E allora salta subito agli occhi che questa nuova generazione di giovani, nata nell’ambito delle Gmg, ha bisogno di una nuova generazione di pastori. Perciò, da qui a Sydney noi ci aspettiamo un impegno più forte nel cammino ordinario sia da parte dei ragazzi, sia da parte dei pastori e degli educatori.
Lei ritiene che debba essere rivisto qualcosa nella formula attuale della Gmg?
Certamente questa formula non è un dogma, ma uno strumento che deve essere verificato ogni volta nella pratica e, se ci sarà anche l’espressa volontà del Papa, adattato alle esigenze della pastorale. Tuttavia ritengo che la formula attuale abbia dimostrato ancora una volta di essere abbastanza elastica e flessibile e dunque di avere un futuro. È una cornice che viene riempita di volta in volta con contenuti nuovi. Ma naturalmente dobbiamo rimanere in ascolto di quello che lo Spirito dice alla Chiesa. E anche di quello che possono suggerire i giovani.
tratto da Avvenire


So di andare un po' OT, ma lo posto qui lo stesso: ho smarrito a Marienfeld il cappellino degli italiani, al quale ero molto legato per vari motivi, qualcuno di voi sa se è possibile ottenerne uno nuovo ed eventualmente a chi mi posso rivolgere? Nella mia diocesi non sanno nulla. Ho inviato una mail al servizio nazionale per la pastorale giovanile ma non ho ricevuto risposta.
Grazie per l'aiuto!


non puoi chiedere ad un conoscente se ti dà il suo?


Non me lo daranno mai, era il gadget più richiesto alla gmg, e tutti ne sono innamorati!Originally posted by uva bianca
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