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Bravo ... così risparmiOriginally posted by Mappo Tappo
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Pure alla messa...![]()


puoi anche andare alla tua parrocchia ...Originally posted by Thomas Aquinas
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29/8/2005
I giovani di Hong Kong ricordano ancora emozionati l’incontro con Papa Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Gioventù e la forte esperienza vissuta di universalità e comunione
Hong Kong (Agenzia Fides) - I circa 200 giovani di Hong Kong che hanno partecipato alla XX° Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia (Germania) vivono ancora oggi nell’emozione provocata in loro dall’incontro con il Papa e con i loro coetanei di tutto il mondo: lo riferisce il Kong Ko Bao (il bollettino diocesano in versione cinese). In particolare il notiziario riporta la testimonianza della giovane Tu Si Hua, una dei 21 giovani che hanno avuto il privilegio di salutare personalmente Papa Benedetto XVI e di trascorrere un po’ di tempo vicino a Lui: “Noi 21 giovani, provenienti da tutte le parti del mondo, ci siamo seduti sulla nave che ha accolto il Santo Padre e, percorrendo il fiume Reno, lo ha portato fino alla Cattedrale. Durante il viaggio il Papa ha voluto chiacchierare con noi, uno per uno: è stata davvero una sorpresa!”. La giovane prosegue il suo racconto al Kong Ko Bao: “Noi rispondevamo al Papa in inglese. Quando è venuto il mio turno, mi sono avvicinata al Papa, mi sono messa in ginocchio e gli ho detto ‘Santità’. Il Papa mi ha chiesto: ‘Tu sei dalla Cina?’ ed io ho risposto: ‘Si Santità. Sono di Hong Kong’. Il Papa mi ha benedetto e ha benedetto anche la nazione cinese. Ero emozionata e confusa, addirittura non mi sono neanche accorta dell’imposizione delle mani del Papa su di me. Per fortuna mi sono comunque ricordata di baciare l’anello”. La giovane sottolinea ancora che “il Santo Padre ha mostrato molta attenzione per la Chiesa cinese, ma la cosa più importante è che ci ha dato la benedizione”.
Durante il pellegrinaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù i circa 200 giovani delegati di Hong Kong hanno vissuto una forte esperienza di universalità e di comunione: hanno visitato Roermond e Aachen ed attraverso l’antica tradizione dello spettacolo cinese hanno avuto l’occasione di far conoscere la cultura cinese ai loro coetanei di tutto il mondo. (Agenzia Fides 29/8/2005 Righe: 23 Parole: 242)
tratto da agenzia Fides


2005-08-29
Cardinal McCarrick: a Colonia il Papa ha trovato un suo modo di arrivare ai giovani
Parla l’Arcivescovo di Washington, D.C.
COLONIA, lunedì, 29 agosto 2005(ZENIT.org).- Il Cardinale Theodore McCarrick ha affermato che Benedetto XVI ha dimostrato durante al Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia di essere “un uomo decisamente autentico” e di aver trovato “il modo di arrivare” ai giovani.
Il 75enne Arcivescovo di Washington, D.C., che ha preso parte all’ultima edizione della GMG, ha condiviso con ZENIT alcune delle sue impressioni su questo avvenimento, sostenendo che il nuovo Papa è stato “molto caloroso, molto affabile”, ed ha mostrato di possedere “uno stile diverso da quello del suo predecessore, ovviamente perché è una persona diversa e vuole essere se stesso”.
I partecipanti alla GMG, infatti, “sapevano che avrebbero vissuto un’esperienza diversa, ma è stata molto piacevole e santa”, ha commentato il porporato.
“Penso che sia stata una grande esperienza, proprio come lo è ogni GMG – ha affermato il Cardinale –. Quando Giovanni Paolo II il Grande era nostro Papa, le GMG erano un momento straordinario di gioia ed incontro per i giovani cattolici e, ovviamente, mi aspettavo che sarebbe stato lo stesso con Papa Benedetto. Sono felice di poter dire che è stato realmente così”.
“I giovani erano così entusiasti di incontrare il nuovo Papa, di vederlo ed ascoltarlo, ed hanno realizzato i loro desideri”, ha aggiunto.
“I giovani hanno trovato un uomo molto umile – ha proseguito l’Arcivescovo di Washington alludendo ancora al Pontefice –, molto allegro, saggio e brillante, un uomo la cui gioia per il fatto di essere con loro era palese mentre salutava e sorrideva”.
Il Cardinal McCarrick ha apprezzato molto il modo in cui è stato organizzato l’evento. “La musica era meravigliosa”, ha affermato, sostenendo di esserne rimasto “molto colpito” da tutto. “Alla Veglia e poi anche alla Messa domenicale, i momenti musicali mi hanno aiutato ad essere trascinato da tutta l’esperienza”, ha rivelato.
“Questo elemento, come parte di una liturgia splendida, mi ha fatto venire la tentazione di prendere un altro libretto della Messa che stava sulla mia sedia. Lo porterò con me a Washington e vedrò se possiamo imparare anche noi qualcosa da quegli inni, perché sono estremamente validi”.
Secondo il Cardinale, che guidava un gruppo di circa 300 giovani provenienti da Washington, “una delle cose più importanti per i nostri ragazzi è stata la possibilità di poter conoscere persone di altri Paesi e altre culture”.
“Potevano toccare e vedere l’universalità della Chiesa – ha spiegato –. Io stesso ho avuto spesso la possibilità di parlare e predicare in tedesco, il che mi ha ricordato gli studi compiuti in Svizzera quando ero giovane”.
Prima dell’arrivo, ha continuato il Cardinale, ai ragazzi era stato detto che avrebbero incontrato persone di ogni parte del pianeta, la vera “cattolicità della Chiesa”, ma una volta giunti a Colonia “l’hanno verificato con i propri occhi”.
“Vi erano persone che parlavano lingue diverse che non capivano – discutendo tutti i grandi misteri condivisi della nostra religione. E’ una delle cose speciali che porteranno sempre dentro di sé”, ha ricordato il Cardinale.
tratto da
agenzia Zenit


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L'eredità spirituale della Giornata
Mondiale della Gioventù a Colonia
Sono tantissime, in tutto il mondo, le iniziative ecclesiali promosse per rivivere l'esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù svoltasi a Colonia. Le parole di Benedetto XVI e la ricchezza degli incontri che hanno scandito il cammino della GMG costituiscono ora punti di riferimenti per la vita e per la missione delle nuove generazioni. Un entusiasmo che è particolarmente sentito in Australia: la prossima GMG, la XXI, si terrà infatti a Sydney nel 2008.
(©L'Osservatore Romano - 3 Settembre 2005)
Fraternamente Caterina
Laica Domenicana
Accade qualcosa di eccezionale: un milione di giovani che raggiungono Colonia – fra mille sacrifici – perché attratti da Cristo, incantati dalla Sua bellezza…. E un vecchio establishment intellettuale, cieco e triste, che non vede (perché non guarda), che irride e non si fa domande…
Il direttore di Die Zeit dice che “giornali e politici non se ne sono accorti, ma l’elezione di questo papa ha riacceso un interesse per il cristianesimo nella società tedesca”. I giornali non s’interrogano neanche davanti a un milione di giovani venuti a Colonia, dal Papa, per “adorare Cristo” (questo il tema). Non si chiedono perché per tanti diciottenni questo Gesù di Nazaret sia così adorabile (la parola che in genere si usa per la persona di cui ci si innamora).
Da noi le cosiddette élites intellettuali non vanno oltre lo scherno anticlericale da osteria. Gongolano, su Repubblica, per il crollo degli iscritti all’ “ora di religione” nelle scuole, salvo poi scoprire che i loro dati sono fasulli. Giovedì scorso Michele Serra gongolava pure perché il Papa a Colonia non era sulle prime pagine dei giornali (non era ancora arrivato). Attorno a martedì lamenterà – come fa sempre – l’eccessiva attenzione dei media al Pontefice.
Ma un milione di giovani che vanno in pellegrinaggio a Colonia, a proprie spese, in pieno agosto, per ascoltare “il dolce Cristo in terra” (Caterina da Siena) è una grande notizia, se consideriamo il deserto umano prodotto dalle crudeli ideologie moderne, che hanno lasciato sulla scena solo relitti e spompati cinquantenni che rosicano dai giornali. Rosicano soprattutto quelli che credettero al colossale imbroglio che è stato il comunismo: non perdonano alla Chiesa - vittima di quei regimi feroci – di essere sopravvissuta ai propri carnefici. I quali sperano di essere oggi “vendicati” dall’Islamismo.
Buffo il cortocircuito del Manifesto che si definisce “quotidiano comunista” e scrive “dio” con la minuscola, come si usava nei regimi dell’Est. Per 150 anni, al seguito di Marx, i comunisti hanno accusato i cristiani di “attutire” la brutalità del capitalismo con la consolazione illusoria di un paradiso ultraterreno: religione oppio dei popoli. Ora è arrivato il “contrordine compagni!”. Venerdì l’editoriale del Manifesto lamenta infatti che, invece di consolare i sofferenti promettendo una vita nell’aldilà, “il messaggio di Colonia sottolinea la felicità: quella vita ‘piena’ che solo Cristo potrebbe procurare e che, tutto sommato, si accorda abbastanze bene con quel capitalismo che sta trionfando nel mondo occidentale e non solo”.
Lasciamo stare. La cosa certa è il messaggio di Benedetto XVI a Colonia: “La felicità che avete il diritto di gustare ha un nome e un volto: Gesù di Nazareth”. E’ stato l’annuncio cristiano di tutti i tempi. Fin dall’inizio. Con parole simili aveva parlato Giovanni Paolo II: “In realtà è Gesù che cercate quando sognate la felicità. E’ Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate. E’ Lui la Bellezza che tanto vi attrae”. Il suo grande pontificato è stato rappresentato venerdì sulla Stampa da Vittorio Messori con parole ingenerose. Dopo aver sprezzantemente liquidato le Giornate della gioventù di Wojtyla come “kermesse” e “raduni stile Woodstock”, lo scrittore cattolico afferma che quel papa (“prete da campeggio”) ci si trovava bene perché “era attore, mimo, cantante”, anzi aveva “la vocazione d’attore” e poneva la sua biografia “al centro della sua missione”. Così lo ha pure contrapposto a papa Ratzinger rendendo a quest’ultimo un pessimo servizio (anche per la descrizione – sbagliata - di gelido teologo che ne fa).
Invece Giovanni Paolo non fu un istrione, ma un grande santo. A un mondo scristianizzato, che si era fatto della Chiesa un’idea smorta e triste, Karol Wojtyla, con la sua vita coraggiosa di uomo affascinato da Cristo, con la sua grandezza e la sua fede, ha mostrato che il cristianesimo è innanzitutto una umanità eccezionale. Non un insieme di dottrine o di riti o di regole, ma prima di tutto una umanità meravigliosa, commovente, forte e tenera come quella che splendeva nel volto di Karol il Grande. Così molti hanno riscoperto con stupore il cristianesimo.
Fonte: AntonioSocci.it


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Esattamente un mese fa, il 18 agosto, Benedetto XVI ha iniziato a Colonia il suo primo Viaggio Apostolico, compiuto in occasione della XX Giornata Mondiale della Gioventù che ha avuto per eloquente tema: "Siamo venuti per adorarlo" (Matteo 2,2). Il Pellegrinaggio del Papa è culminato, sulla spianata di Marienfeld, con la Santa Messa celebrata domenica 21 agosto. Insieme con lui erano presenti oltre un milione di giovani giunti da tutto il mondo per vivere questa grande e radicale esperienza ecclesiale di conversione.
Tornati a casa i giovani stanno ora vivendo il tempo di calare nella quotidianità delle loro esistenze, in famiglia così come nei luoghi di studio e di lavoro, la straordinaria ricchezza spirituale che hanno avuto l'opportunità di maturare negli indimenticabili giorni di Colonia. A fare da guida in questo difficile ma esaltante cammino sono le chiare e paterne indicazioni che Benedetto XVI ha voluto rivolgere alle nuove generazioni. La risposta alle parole del Successore di Pietro è piena, entusiasta, gioiosa e consapevole: coinvolge le diocesi e le parrocchie, le associazioni e i movimenti. Camminare verso l'appuntamento di Sydney 2008 significa, anzitutto, vivere la propria fede giorno dopo giorno, nel proprio ambiente.
(©L'Osservatore Romano - 18 Settembre 2005)
Dal "Bollettino Salesiano"
" Non credavamo di riuscirci, Colonia ha veramente ridestato qualcosa che porterà molti frutti. Sono entrati in seminario diocesano 4 ragazzi, accompagnamoli con le nostre preghiere! "
Fraternamente Caterina
Laica Domenicana


il post-GMG in Germania secondo il mensile paolino Jesus:
Quel che resta il giorno dopo Colonia
di Ulrich Ruh
Con il viaggio del Papa a Colonia in occasione della Giornata mondiale della gioventù, la Chiesa cattolica tedesca ha vissuto un passaggio chiave della sua storia. Dopo anni di tensioni con il Vaticano e con l’allora prefetto del Sant’Uffizio, è giunto infine il tempo delle relazioni fiduciose?
Un manifesto di benvenuto a Benedetto XVI
Due anime: quella "filo-romana", minoritaria ma agguerrita, e quella "conciliare", da anni "al governo" della Chiesa tedesca, ma oggi un po’ fiaccata dalle continue tensioni con la Santa Sede.
Quattro uomini-simbolo: da un lato l’ex cardinale Ratzinger, papa Benedetto XVI, e un cardinale di peso come l’arcivescovo di Colonia Joachim Meisner; dall’altro il presidente uscente della Conferenza episcopale, cardinale Karl Lehmann, e il suo collega e amico Walter Kasper, ex vescovo di Rottenburg-Stuttgart, dal 2001 presidente del Pontificio consiglio per l’unità dei cristiani.
All’indomani della chiusura della 20ª Giornata mondiale della gioventù, la prima a essersi svolta nella terra del nuovo Pontefice tedesco, che ne è di questo quadro? L’irruzione entusiasta delle centinaia di migliaia di giovani al seguito del Papa modificherà definitivamente i rapporti di forza, mandando in archivio "l’era Lehmann", con il suo spirito costruttivamente critico e moderatamente autonomista da Roma? E Benedetto XVI sigillerà la sconfitta del "conciliarismo" tedesco, dalle cui fila – in fondo – lui stesso proviene? Oppure no: la Chiesa tedesca non subirà l’affronto di una sconfessione totale a opera di un Papa che viene dalla Germania, ma conserverà il suo profilo e la sua identità, magari soltanto un po’ sottotono, appena in sordina?
Forse è presto per dirlo. Occorrerà che altra acqua scorra sotto i ponti del Reno. Questo mese di settembre, però, farà da scenario a due avvenimenti di rilievo politico-ecclesiale. Il 18 si svolgono le elezioni e allora si saprà se il nuovo Cancelliere resterà il social-democratico Gerhard Schröder o sarà la volta della cristiano-democratica Angela Merkel. Il 20 settembre, poi, la Conferenza episcopale tedesca dovrà scegliere il suo nuovo presidente: il cardinale Lehmann ha già svolto tre mandati e, sebbene possa essere ancora rieletto, non sembra facile che mantenga l’incarico per altri sei anni. Dall’esito di questi due passaggi, dunque, si potrà forse intuire quale sarà il clima a Berlino nei mesi a venire.
g.f.
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Per le vie di Colonia un artista imbraccia una sagomache raffigura Benedetto XVI.
Trent’anni fa si chiudeva il "Sinodo comune delle diocesi della Repubblica federale tedesca", noto per lo più, in ambito ecclesiale, come "Sinodo di Würzburg" per la sede in cui si svolse. Nessun’altra grande Chiesa locale cattolica in Europa ha messo in piedi qualcosa di paragonabile ad esso, nel tentativo di realizzare il Concilio Vaticano II: il Sinodo di Würzburg, formato dai vescovi tedeschi e da rappresentanti del clero, di religiosi e di laici, portò, dal gennaio 1971 al novembre 1975, a un’assemblea costituente e a sette assemblee plenarie, e approvò diciotto mozioni relative ai più diversi ambiti della vita e della testimonianza ecclesiale.
Gran parte di ciò che venne trattato a Würzburg ancora oggi dà forma alla Chiesa cattolica in Germania: lo status dell’ora di religione come materia ordinaria di insegnamento nelle scuole statali; l’intenso impegno per la cooperazione allo sviluppo tramite grandi organismi come Misereor; la fondamentale collaborazione dei laici alla pastorale (in qualità di Pastoralreferenten e Gemeindereferenten); l’esistenza di Consigli (da quello parrocchiale a quello diocesano), espressione della comune responsabilità di tutti i membri della Chiesa, e di associazioni, veicolo dell’impegno sociale dei cattolici; il forte interesse per la collaborazione con le altre Chiese cristiane. A questo si aggiungono altre caratteristiche che danno il loro contributo allo specifico profilo della Chiesa tra Kiel e Monaco di Baviera, tra Aachen e Görlitz. Il rapporto tra Stato e Chiesa in Germania è regolato da una fitta rete di concordati nei quali, in virtù della struttura federale, le parti statali contraenti sono i singoli Länder.
Fonte principale di introiti per la Chiesa è la tassa ecclesiale, che viene riscossa come supplemento dell’otto o del nove per cento sull’imposta sul reddito e che attualmente porta in totale alle diocesi tedesche circa quattro miliardi di euro ogni anno. Una parte considerevole delle istituzioni sociali nella Repubblica federale (case di riposo e di cura, istituzioni per i disabili) è gestita dalle Chiese, che si tratti della Caritas cattolica o della Diaconia evangelica, che insieme si occupano di circa un milione di persone.
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Pellegrini su un tram durante la Gmg
Alla Chiesa cattolica appartiene circa un terzo della popolazione tedesca, e la maggior parte dei cattolici vive nella Germania meridionale e occidentale. Un altro terzo è evangelico; il terzo restante è rappresentato da persone senza alcuna appartenenza religiosa (la maggioranza delle quali vive nella Germania dell’Est) o da appartenenti ad altre religioni. Tra questi il gruppo più forte è costituito dai musulmani.
Se in tempi non troppo lontani avesse luogo un altro Sinodo comune delle diocesi tedesche, esso dovrebbe senz’altro porre all’ordine del giorno prima di tutto il rapporto tra la Chiesa cattolica in Germania e l’islam, ma anche con le religioni non cristiane. Inoltre, nella scelta e nella trattazione dei punti nodali da discutere, non si potrebbe semplicemente riprendere da dove si era terminato trent’anni fa a Würzburg.
Da una parte, le diocesi tedesche si trovano oggi di fronte al compito di adeguare i loro provvedimenti e i loro piani di impiego alla probabile ulteriore diminuzione di introiti provenienti dalle tasse ecclesiali. In molte diocesi si è già dato vita a programmi di risparmio, che prevedono la riduzione di personale soprattutto nel settore dell’amministrazione ecclesiale, la chiusura di istituti, la diminuzione delle sovvenzioni o anche la vendita di immobili. Inoltre si pone sempre la questione di quali debbano essere le priorità del lavoro ecclesiale e quali attività debbano essere quindi ridotte o del tutto abbandonate. Le riduzioni riguardano anche le attività sovradiocesane, che vengono finanziate con il contributo delle singole diocesi tramite l’Associazione delle diocesi di Germania.
Negli ultimi decenni il paesaggio religioso e sociale in Germania è cambiato, non solo in seguito alla riunificazione del 1990 che ha modificato le statistiche religiose della Repubblica federale con un forte incremento degli atei. Nei nuovi Länder federali, tra la maggioranza della popolazione, dopo decenni di propaganda marxista, la tradizione cristiana, sia dal punto di vista religioso che culturale, era infatti evaporata. Nella "vecchia" Repubblica federale la situazione è complicata: accanto al processo di allentamento del legame con la Chiesa e con la tradizione cristiana, si registra un nuovo interesse per il patrimonio esotericomistico o per la religiosità asiatica da un lato e una nuova attenzione per la fede cristiana come elemento costitutivo dell’eredità cristiana dall’altro. Il contrasto con l’islam e le sue implicazioni politiche lo alimenta ulteriormente.
Ciò significa per le Chiese, e in particolare per la Chiesa cattolica tedesca, una sfida da diversi punti di vista. Essa deve fare tutto il possibile affinché la fede cristiana, nelle sue dimensioni fondamentali della celebrazione, dell’annuncio, della diaconia e della comunità, nel contesto dei messaggi religiosi e secolari resti indivisibile, mantenga la sua identità. Essa tuttavia deve anche essere incoraggiata, nel contatto con i membri della Chiesa più o meno distanti – come coloro che, provenendo dalle più diverse esperienze, sono in ricerca religiosa, o come i non credenti di oggi
–, cercare punti di contatto per il dialogo con essi.
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La vetrina di una libreria
La Chiesa cattolica deve cogliere l’opportunità di prendere parte al confronto pubblico sulle grandi questioni socio-politiche e dare il suo contributo per il bene comune. In definitiva non deve dimenticare che non è l’unica rappresentante del cristianesimo nella società tedesca, ma che condivide questo ruolo prima di tutto con la Chiesa evangelica.
Le innegabili divisioni all’interno della Chiesa cattolica tedesca sono da vedere su questo sfondo. Si sono fortemente infiammate qualche anno fa sulla questione della partecipazione dei consultori cattolici alla consulenza, obbligatoria per legge, nei casi di gravidanze "conflittuali". Il contrasto si è concluso con l’ordine del Vaticano ai vescovi tedeschi di escludere i consultori cattolici dalla consulenza obbligatoria in quanto questa avrebbe rappresentato il presupposto per effettuare impunemente l’aborto. In seguito a ciò, alcuni laici cattolici assai in vista hanno dato vita all’iniziativa Donum vitae, che nei suoi consultori continua a rilasciare il certificato previsto dalla legge.
Anche i più recenti Katholikentag sono stati occasione di tensione. Si tratta di manifestazioni cui prendono parte decine di migliaia di persone, che normalmente vengono organizzate ogni due anni dal Zentral Komitee der deutschen Katholiken (ZdK), il massimo organo di rappresentanza del laicato cattolico tedesco. A questi Katholikentag viene rimproverato di non essere abbastanza decisamente cattolici e di trasmettere poca gioia riguardo alla fede e alla Chiesa. Portavoce di questa critica all’interno dell’episcopato è stato l’arcivescovo di Colonia, il cardinale Joachim Meisner, mentre il presidente della Conferenza episcopale tedesca dal 1987, il vescovo di Mainz cardinale Karl Lehmann, ha preso partito in favore dei Katholikentag.
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Il duomo di Erfurt
Lehmann è stato nominato cardinale da Giovanni Paolo II nel concistoro del febbraio 2001 insieme al suo ex collega, come teologo dogmatico e vescovo, Walter Kasper. A unire l’attuale presidente del Consiglio per l’unità dei cristiani al presidente della Conferenza episcopale tedesca è un forte impegno per l’unità dei cristiani, teologicamente fondato, che non sottovaluta le difficoltà del dialogo ecumenico, ma che allo stesso tempo cerca sempre nuovo spazio di manovra per una maggiore comunione tra le Chiese separate. In Germania il cardinale Lehmann si è guadagnato una grandissima stima sia come instancabile mediatore e costruttore di ponti tra le singole Chiese sia – insieme al presidente di turno del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd) – come portavoce delle Chiese e delle loro richieste a livello pubblico.
Di tanto in tanto sono molto movimentati anche i rapporti tra i diversi gruppi e correnti all’interno della Chiesa cattolica tedesca: ma la maggioranza dei cattolici, non praticanti e praticanti, è relativamente poco interessata a queste querelle. Gli uni pagano le tasse ecclesiali, fanno battezzare i figli, celebrano i funerali cattolici per i loro morti e forse a Natale vanno a Messa. Delle tensioni interne alla Chiesa si interessano al massimo se hanno un riflesso sui media. Gli altri partecipano regolarmente alla vita ecclesiale nella loro comunità o tramite qualche organismo associativo, praticano tranquillamente i diversi tipi di religiosità cattolica, ma non si lasciano influenzare dall’uno o dall’altro gruppo di interessi nelle controversie interne alla Chiesa.
Nella Chiesa cattolica tedesca non vi sono segni che lascino presagire una rottura radicale con le strutture e l’impronta esistenti. Questo vale per l’ora di religione nelle scuole pubbliche ma anche per le Facoltà teologiche nelle università statali o per le tasse ecclesiali, per la collaborazione professionale dei laici nella pastorale, nelle associazioni e nei Consigli. Il modello tedesco delle relazioni tra Stato e Chiesa appare, a paragone delle altre esperienze europee, una armoniosa via di mezzo. E non si può ignorare l’esistenza delle diverse particolarità interne che fanno parte della vita ecclesiale in Germania.
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Pellegrini nella cattedrale di Colonia
Non si può, d’altronde, trascurare, su entrambi i fronti, una latente erosione. L’insegnamento della religione come materia ordinaria ma allo stesso tempo sotto la responsabilità della Chiesa o le Facoltà teologiche confessionali non sono immuni da una crescente perdita di credibilità a livello pubblico. L’associazionismo cattolico ha bisogno di aderenti che si impegnino a farle restare in vita; i Consigli, ai diversi livelli ecclesiali, necessitano di una base di reclutamento tra i credenti per poter lavorare in modo significativo.
A paragone con il resto dell’Europa occidentale, la Chiesa cattolica tedesca in complesso non sta poi così male, non solo per le sue pur sempre straordinarie risorse finanziarie, ma anche rispetto al patrimonio sempre disponibile nelle comunità parrocchiali e nelle associazioni, così come le nuove iniziative, dalla Citypastoral ai Centri spirituali. Certo non brilla né per dinamismo spirituale né per vivacità intellettuale, ma in molti campi svolge un lavoro solido. E questo, di questi tempi, non è poco.
Ulrich Ruh
tratto da Jesusdel 09 Settembre 2005