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Discussione: forme di protesta

  1. #11
    iRS - Sassari
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    Originally posted by roch3z
    [BPer poter cerkar di dar vita a questo tessuto imprenditoriale sono necessari a mio giudizio solo 4 passaggi:
    1)accesso al credito agevolato
    2)infrastrutture degne di questo nome
    3)possibilità di sfruttare un basso costo dell'energia, vista l'alta produzione realizzata in Sardegna
    4)sostegno da parte di uffici pubblici nei processi di start-up dell'impresa, soprattutto verso le attività dei giovani che possono mancare di certe competenze.

    L'impegnarsi nell'aiutare imprese sarde è giustissimo, ma non è sufficiente [/B]


    1)accesso al credito agevolato.

    Attualmente poco probabile, le banche hanno chiuso i rubinetti a seguito degli accordi di Basilea, ormai arrivati al secondo anno di applicazione, per ottenere denaro devi presentare i Business Plans con i relativi Cash Flow (ne so qualcosa ...).

    2)infrastrutture degne di questo nome

    Per quanto riguarda le strade siamo al quarto mondo, a parte la "superstrada" il resto sono mulattiere.

    3)possibilità di sfruttare un basso costo dell'energia, vista l'alta produzione realizzata in Sardegna

    Non solo, la produciamo e la paghiamo il 30 (trenta) % in più de sos italianos.

    4)sostegno da parte di uffici pubblici nei processi di start-up dell'impresa, soprattutto verso le attività dei giovani che possono mancare di certe competenze.

    I dipendenti pubblici hanno un solo obiettivo a fine mese ....


    Tra le altre cose, disponiamo di linee dati ridicole, tutte le aziende sarde di TLC devono realizzare le strutture tecniche in Italia, presso le dorsali continentali di Roma e Milano.


    Siamo tenuti in una situazione di perfetto neocolonialismo, non ti puoi e non ti devi sviluppare.
    Anche se per assurdo ne hai le competenze, ti negano i mezzi, e ti rendono impossibile qualsiasi progetto.

    O quasi

  2. #12
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    Predefinito La ricetta di Bruno Murgia

    Un sardo la Costa Smeralda se la gode in autunno e in primavera. Quando arriva l’estate è tutta un’altra storia. Si ha una strana sensazione: quella di essere ospiti in casa propria. No, non è il solito lamento indipendentista. Nessuna intenzione di imitare Gavino Sale e piantare una bandiera nel giardino del Cavaliere. Solo sensazioni, appunto. E qualcosa di più,. Basta andare in uno dei negozi di Porto Cervo o Porto Rotondo. Oppure prendersi un caffé, chiedere una stanza in uno qualsiasi degli alberghi a cinque stelle. Sarà difficile imbattersi in qualcuno che parli con il tipico accento isolano. Sarà impossibile non individuare un milanese o un continentale del nord nella persona che vi offre un servizio. Perché la realtà è questa: sono pochissimi i sardi che occupano i posti chiave in Costa Smeralda. In più, i nostri imprenditori la titano. Al massimo, quelli più ricchi si fanno una casa e una barca. Punto. Finito. Non hanno ancora alcuna intenzione di investire e rischiare. Anzi: alcuni di loro passano il tempo a invidiare e criticare quelli che3 cercano di giocarsi una chance . e’ un problema. Non sappiamo sfruttare ciò che abbiamo. Lo lasciamo stupidamente agli altri. Ed è colpa esclusivamente nostra. Un po’ della politica (cinquanta per cento) e il resto del sistema – impresa, che finge di proporre progetti e poi fa la questua sotto banco, con il sacro terrore di rimetterci i propri quattrini. Si dirà; le banche e la politica uccidono le idee, sono dei pesi insopportabili, ma a che serve indicare il modello Tusacciu (o Solinas) – come fa Confindustria .- se poi è un esempio che nessuno segue? Questo è il dilemma nel quale si agita il nostro fragile tessuto imprenditoriale. E a questo va data una risposta. Che, peraltro, qualcuno provò ad abbozzare negli ani precedenti. Nell’estate del 2002, per esempio, la Sfirs (presidente era Alberto Meconcelli) organizzò una cordata sardo-veneta per rilevare i terreni del Master Plan e gli alberghi della Starwood. Un esperienza interessante che vedeva protagonisti un gruppo di imprenditori sardi che rischiava in proprio. Andò male. L’allora presidente Pili favorì l’americano Tom Barrack e tutto finì come sappiamo. Oggi, di imprenditori indigeni capaci di fare la differenza ne conosciamo pochi. E la colpa non è del destino.


    Bruno Murgia - dal Giornale di Sardegna

  3. #13
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    Originally posted by Doloverre
    1)accesso al credito agevolato.

    Attualmente poco probabile, le banche hanno chiuso i rubinetti a seguito degli accordi di Basilea, ormai arrivati al secondo anno di applicazione, per ottenere denaro devi presentare i Business Plans con i relativi Cash Flow (ne so qualcosa ...).

    2)infrastrutture degne di questo nome

    Per quanto riguarda le strade siamo al quarto mondo, a parte la "superstrada" il resto sono mulattiere.

    3)possibilità di sfruttare un basso costo dell'energia, vista l'alta produzione realizzata in Sardegna

    Non solo, la produciamo e la paghiamo il 30 (trenta) % in più de sos italianos.

    4)sostegno da parte di uffici pubblici nei processi di start-up dell'impresa, soprattutto verso le attività dei giovani che possono mancare di certe competenze.

    I dipendenti pubblici hanno un solo obiettivo a fine mese ....


    Tra le altre cose, disponiamo di linee dati ridicole, tutte le aziende sarde di TLC devono realizzare le strutture tecniche in Italia, presso le dorsali continentali di Roma e Milano.


    Siamo tenuti in una situazione di perfetto neocolonialismo, non ti puoi e non ti devi sviluppare.
    Anche se per assurdo ne hai le competenze, ti negano i mezzi, e ti rendono impossibile qualsiasi progetto.

    O quasi


    Perché tutto questo?

    Ai Sardi manca la consapevolezza delle loro potenzialità, il senso della patria in senso stretto, si tutti si sentono Sardi, ma votano sempre i soliti personaggi, il clientelismo dilaga non si può creare nulla se non sei legato a questo o a quel politico, basta vedere le campagne elettorali.
    Se i Sardi iniziassero a prendere coscienza delle loro potenzialità si incomincerebbe a vedere qualcosa.
    Se qualcuno è stato in Francia si sarà reso conto che loro si sentono francesi ma agiscono anche da patrioti, comprano “MADE IN FRANCE”, questo significa far funzionare l’economia Francese e non alimentare le altre.
    Noi sardi invece facciamo a sfida per comprare le cose che vengono dal continente, boicottando ciò che produciamo.
    Io ho provato ad aprire una sede della mia ditta in Sardegna, ho tastato il terreno, da qualsiasi parte ti giravi dovevi conoscere questo o quello, altrimenti non ti potevi muovere, siccome non fa per me questo modo di lavorare ci ho rinunciato.
    In questo modo si frena l’imprenditoria. Sapete quanti Sardi sarebbero lieti di investire nella loro terra ma non lo fanno per questi motivi?
    E non dei piccoli imprenditori come il sottoscritto.
    Non parliamo poi dell’accesso al credito, come tu hai già spiegato, a parte i finanziamenti di grande entità che sono soggetti ovunque a regole particolari, ma in Sardegna anche per ottenere un piccolo finanziamento, ad esempio liquidità aziendale è un impresa da Rambo, mentre quì in 24 – 48 ore hai i soldi disponibili.


    Saludi
    Antoneddu

  4. #14
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    Tutto giusto e tuto discutibile, ma vediamo di non perdere di vista il punto principale, quello del boicottaggio e della protesta.
    Non possiamo fare le battaglie contro i mulini a vento, non possiamo certo modificare Basilea o altro, ma possiamo sempre mettere in difficoltà le imprese colonialiste.
    Come già detto: da qualche parte bisognerà pur iniziare.

  5. #15
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    la sardegna è autosufficiente dal punto di vista energetico, addiritura questo ci consente anche di esportarne (quindi che senso hanno troppe pale eoliche???) questo è dovuto dal fatto che è aumentata in Sardegna la domanda di condizionatori che ormai hanno quasi tutti e quindi si è puntato verso l'aumento della produzione di energia.

    non sono d'accordo con aumentare la produzione industriale, punterei più sui servizi e sulla tecnologia!
    i recenti studi economici affermano che per avere un buon livello di crescita bisogna avere una buona agricoltura e una produzione di tecnologia..è questo il motore dell'economia...
    quindi per noi sarebbe un obbligo accompagnare lo sviluppo delle nuove tecnologie allo sviluppo dell'agricoltura e pastorizia e allo sviluppo dei servizi (turismo...) e tutti i settori ad essi collegati!
    potremo vivere veramente bene e invece viviamo da cagalloni,
    e secondo me non solo perchè lo stato italiano ci sfrutta (cazz il 60% delle risorse son tante) ma perchè buona parte dei sardi è abituata a lamentarsi molto ed a fare poco.

    per quanto riguarda il fatto che siamo pochi (1600000) staremo bene ugualmente anche se tornassero tutti gli emigrati (circa 2.000.000 stima ottimista, 4.600.000 stima pessimista),
    se tornassero gli emigrati avremo a disposizione conoscenze, diversi modi di pensare... ossia grazie al ritorno dei cervelli la nostra società ne gioverebbe molto!!!!!

    per quanto riguarda il boicotaggio e la protesta
    boicottare tutti i prod italiani sarebbe un'iniziativa interessante però mi ricorda un pò l'autarchia (che può essere utile nelle prime fasi di un'economia per non venire schiacciati, ma poi basta) alla quale non sono molto favorevole.
    forse però ho capito male e qui non si parla di autarchia,
    si parla di semplice boicottaggio che a mio avviso sarebbe quasi impossibile da vattuare a meno che non ci facciamo tutto in casa,
    perchè ormai sono troppe le aziende che hanno sede legale fuori...
    pensa all'icnusa, alla zedda e piras... (che costano di meno a bologna)
    e poi non credo che la gente boicotterebbe le cose non fatte in sardegna...
    però oltre al boicottaggio si possono fare tante altre piccole cose interessantissime................................. .................................................. .................................................. ......................

  6. #16
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    Originally posted by ARROGALLA
    però oltre al boicottaggio si possono fare tante altre piccole cose interessantissime................................. .................................................. .................................................. ......................
    Le racconti anche a noi?


  7. #17
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    Originally posted by nograzie
    Le racconti anche a noi?

    sono in fase di progettazione nei vari TzDA!

  8. #18
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    Originally posted by ARROGALLA
    la sardegna è autosufficiente dal punto di vista energetico, addiritura questo ci consente anche di esportarne (quindi che senso hanno troppe pale eoliche???) questo è dovuto dal fatto che è aumentata in Sardegna la domanda di condizionatori che ormai hanno quasi tutti e quindi si è puntato verso l'aumento della produzione di energia.


    perchè ormai sono troppe le aziende che hanno sede legale fuori...
    pensa all'icnusa, alla zedda e piras... (che costano di meno a bologna)

    riguardo le pale eoliche bisognerebbe fare più chiarezza
    ovvero portare alla conoscenza di tutti (o almeno di molti)
    il vero significato delle pale eoliche e il perchè iRS
    si schiera contro questo.......molti ancora credono che le pale
    eoliche siano energia pulita (e qui nulla da dire...)
    ma non sanno cosa ci sta sotto.........
    io proporrei di citare protocollo di Kyoto, e problemi legati
    a questa energia pulita.....quindi radiazioni....paesaggio...ecc...

    per quanto riguarda l'ichnusa, ovvero birra non più sarda da anni
    ma facente parte del Gruppo della multinazionale Heineken...
    prodotta a Macchiareddu......con sede legale in Milano......
    si potrebbe avviare la questione aprendola alla imprenditoria sarda......

  9. #19
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    Predefinito

    Originally posted by Taniei
    riguardo le pale eoliche bisognerebbe fare più chiarezza
    ovvero portare alla conoscenza di tutti (o almeno di molti)
    il vero significato delle pale eoliche e il perchè iRS
    si schiera contro questo.......molti ancora credono che le pale
    eoliche siano energia pulita (e qui nulla da dire...)
    ma non sanno cosa ci sta sotto.........
    io proporrei di citare protocollo di Kyoto, e problemi legati
    a questa energia pulita.....quindi radiazioni....paesaggio...ecc...

    per quanto riguarda l'ichnusa, ovvero birra non più sarda da anni
    ma facente parte del Gruppo della multinazionale Heineken...
    prodotta a Macchiareddu......con sede legale in Milano......
    si potrebbe avviare la questione aprendola alla imprenditoria sarda......
    Io proporrei l'obbligo per le aziende di pagare le tasse dove operano a prescindere di dove hanno la sede legale.
    Il problema sarebbe bello e risolto.

  10. #20
    iRS: Casteddu, Bologna, Radio
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    Predefinito secondo me

    se si rimane a questo livello, tutte le forze produttive sarde ancora allo stato embrionale e no finiranno per essere mangiate dalla multinazionale di turno, i casi sono 2:
    >o apriamo anche noi multinazionali a spese di qualke altro più povero il ke non è tanto bello
    >oppure creare una rete di collegamento tra tutte le imprese (in modo tale da avere rendimenti di scala) sarde in modo da privilegiare all'inizio la formazione di un mercato interno (in modo tale che il prodotto venga testato) e poi a quel punto se il prodotto diventa competitivo lo si esporta.
    inoltre alla base di tutto vi è sempre l'istruzione!

 

 
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