In origine postato da unodeitanti
Credo che la povertà comunque insegni più della ricchezza, soprattutto in una società in cui si è abituati ad aver tutto a portata di mano (non iniziate ora a chiedermi il 740 per sapere se sono S.Francesco; la mia è una considerazione di massima).
E sono d'accordo con Corridoni: un rivoluzionario non può essere ricco.
Chi è comunque per la giustizia sociale non può vedere di buon occhio chi vive agiatamente quando connazionali (per non andare troppo in là) non riescono a mettere insieme il pasto con la cena.
Naturalmente incide anche come uno "vive" la propria condizione (se si chiude nella sua villa oppure s'impegna per gli altri e per altro; se ostenta e vede i soldi come fine, o invece solo come mezzo privo di altro valore se non la fiducia collettiva che consente di avere in cambio il di che vivere....).
Chi nasce in una famiglia ricca e tranquillamente (nel senso senza farsi problemi, come se fosse tutto dovuto e lecito, come moderni monarchi che valgono qualcosa senza dover dimostrare nulla, basta la nascita) usa ciò che gli viene messo a disposizione senza averlo meritato se non per nascita, non ha il mio rispetto.
Dunque, se ti passa tra le mani il biglietto vincente della Lotteria, gli dai a fuoco perchè il tuo vero modus vivendi è la rivoluzione!!!???
Oppure, che se diventassi ricco sfondato i tuoi figli vivrebbero da proletari!!!???
No, sai, perchè a questo punto mi legittimeresti ad affermare: "Se mia madre fosse maschio avrebbe due maroni così"...
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) che sanciva "la raccolta del risparmio fra il pubblico sotto ogni forma e l'esercizio del credito sono funzioni di pubblico interesse": le banche erano enti di diritto pubblico o se privati (Casse di Risparmio) erano sotto forma di "fondazione", alle quali era vietato fare utili, il loro scopo era unicamente il pareggio di bilancio, queste perchè rivestivano un carattere di utilità sociale: raccolta del pubblico risparmio per il sostegno all'economia nazionale e ai privati negli interventi di utilità sociale.
2010:
