Durante il corso di ausiliaria, la psicologa ci diceva che un aspirante suicida in realtà non immaginava la sua morte come un nulla assoluto, la fine terribile di ogni sofferenza, ma come un riscatto nei confronti dell'angoscia e della disperazione devastante. Ci diceva che spesso immaginano il loro funerale, la faccia delle persone presenti, il dolore e il pentimento sulle facce dei presenti come se potessero godere del momento o appunto, riscattarsi in qualche modo, vivendo una nuova vita. Il senso di vuoto interiore, l'impotenza e la disperazione possono raggiungere livelli tali, che tutto perde senso, niente è più importante, e dal sogno si passa all'azione.
Una vendetta e una rivalsa sulla vita, che in loro è insostenibile.




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