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  1. #11
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    Predefinito Re: Re: scordammoce ò passato....

    Originally posted by TheTexan
    E che c'entra ? Ok, lista interessante, ma si parlava del fatto che hai accusato la Fallaci di fomentare lo scontro di civilita' senza vedere quello che hanno fatto quelli contro cui lei si scaglia.
    Tu mi hai solo riportato azioni militari di uno stato. Lista storicamente interessante ma futile al nostro discorso. Lo stai spostando.
    Sai, comunque, per esempio, Italia e Germania fecero anche di peggio nella loro storia.......... e non solo Italia e Germania.
    io ho "solo" riportato azioni militari di uno stato (sicuramente per te molto valorose...) tu hai "solo" riportato degli eventi che, ancora oggi, RIMANGONO MISTERIOSI.
    non voglio entrare in sterili polemiche e soprattutto NON VOGLIO CONVINCERE nessuno... se tu pensi che quelle siano "solo" azioni militari non abbiamo granchè da parlare...non pensi?
    se poi sei un "texano" come quel n'drocchia di bush...
    Ibrahim

  2. #12
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    Predefinito Re: Re: Re: scordammoce ò passato....

    Originally posted by Ibrahim
    io ho "solo" riportato azioni militari di uno stato (sicuramente per te molto valorose...) tu hai "solo" riportato degli eventi che, ancora oggi, RIMANGONO MISTERIOSI.
    non voglio entrare in sterili polemiche e soprattutto NON VOGLIO CONVINCERE nessuno... se tu pensi che quelle siano "solo" azioni militari non abbiamo granchè da parlare...non pensi?
    se poi sei un "texano" come quel n'drocchia di bush...
    sono azioni militari che bisognerebbe guardare una ad una nel loro contesto storico. cosi' dicono poco e, ripeto, non c'entrano nulla col discorso iniziale.
    Inoltre spero bene che 200 anni di storia militare di uno stato sia cosi' pieno. Se esamini la storia d'Italia contiene forse piu' roba nell'arco di 200/250 anni. Suvvia!
    Qui stiamo parlando di terrorismo, non di governi e parliamo di un fenomeno relativamente nuovo, nel SUO contesto storico.
    Puoi parlarmi della bomba di Hiroshima, ma non ha nulla a che fare con quello che sta accadendo da tempo riguardo il terrorismo islamico. Quello e' il discorso...

    E se io sono come Bush, spero che tu non sia come Ibrahim "Ibou" Ba a calcio te lo ricordi ? (giocatore del milan)

  3. #13
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: scordammoce ò passato....

    Originally posted by TheTexan
    sono azioni militari che bisognerebbe guardare una ad una nel loro contesto storico. cosi' dicono poco e, ripeto, non c'entrano nulla col discorso iniziale.
    Inoltre spero bene che 200 anni di storia militare di uno stato sia cosi' pieno. Se esamini la storia d'Italia contiene forse piu' roba nell'arco di 200/250 anni. Suvvia!
    Qui stiamo parlando di terrorismo, non di governi e parliamo di un fenomeno relativamente nuovo, nel SUO contesto storico.
    Puoi parlarmi della bomba di Hiroshima, ma non ha nulla a che fare con quello che sta accadendo da tempo riguardo il terrorismo islamico. Quello e' il discorso...

    E se io sono come Bush, spero che tu non sia come Ibrahim "Ibou" Ba a calcio te lo ricordi ? (giocatore del milan)
    non ti ho paragonato a bush (non offendo così gravemente le persone), la mia era più che altro una domanda...

    bisognerebbe valutare semanticamente la parola "terrorismo".
    per vedere se possiamo dialogare basta che tu mi faccia sapere se consideri o meno terrorismo quello di israele, se la risposta è no possiamo parlare di tutto tranne che di "terrorismo"....

    ps mi sembra di ricordare il giocatore in questione ma lui non era italiano, io fortunatamente sì e per giunta juventino
    Ibrahim

  4. #14
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    originally posted by Ibrahim
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    Scommetto che questo è quello che ti brucia di più, caro il mio "islamico".

  5. #15
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    In effetti, se posso inserirmi nel discorso fra Ibrahim e il Texano, la cosa preoccupante è che Bin Laden, nei giorni seguenti l'attentato alle due torri, parlava di "terrorismo difensivo". Io me ne sbatto di quel che racconta lui (un poco come non do peso alle palle che Bush caccia fuori per giustificare, di fronte al suo popolo, le stragi e le atrocità che conseguono dalle sue manovre militari), ma temo che fra Al Qaeda e la Casa Bianca si sia scivolati nella mortale trappola (à la Palestina, per intenderci) di chi l'ha fatto prima... e la Fallaci getta benzina sul fuoco, non so se per miopia o per (errore di?) calcolo.
    There is no calamity greater than lavish desires.
    There is no greater guilt than discontentment.
    And there is no disaster greater than greed.

    Lao-Tzu

  6. #16
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    Originally posted by Skepto
    In effetti, se posso inserirmi nel discorso fra Ibrahim e il Texano, la cosa preoccupante è che Bin Laden, nei giorni seguenti l'attentato alle due torri, parlava di "terrorismo difensivo". Io me ne sbatto di quel che racconta lui (un poco come non do peso alle palle che Bush caccia fuori per giustificare, di fronte al suo popolo, le stragi e le atrocità che conseguono dalle sue manovre militari), ma temo che fra Al Qaeda e la Casa Bianca si sia scivolati nella mortale trappola (à la Palestina, per intenderci) di chi l'ha fatto prima... e la Fallaci getta benzina sul fuoco, non so se per miopia o per (errore di?) calcolo.
    la fallaci (un nome un destino) non è miope, è cieca. ma i calcoli li fa benissimo...a suo vantaggio!

    per quanto riguarda bin laden se non esistesse bush dovrebbe inventarlo...a fatto più bene lui agli USA (in termini finanziari e politici) che non il generale patton. e sta facendo più male lui all'Islam che 100 sharon messi insieme...
    Ibrahim

  7. #17
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    Predefinito La missione di Oriana: americanizzare tutti

    lunedì, 12 aprile 2004


    L'altra sera su Rai Due, nella trasmissione condotta da Antonio Socci, si dibatteva del neolibro della Fallaci "La forza della ragione". C'erano il filosofo Gianni Vattimo, alcuni politici, Alessandra Mussolini, Maria Prodi, Borghezio, l'ex ambasciatore Scialoia, fattosi musulmano, e, "coup de theatre", Adriano Sofri direttamente dal carcere di Pisa. Che competenza abbia in materia Adriano Sofri, che, a parte un paio di opuscoli di autodifese giudiziarie, non ha mai scritto un libro in vita sua, tantomeno sui rapporti fra Occidente e Islam, non saprei...

    Conferma però quello che dico ai ragazzi quando, dopo una lezione sul giornalismo tenuta all'università, nei licei, nelle scuole specializzate, mi si affollano attorno e mi chiedono come si fa a entrare nel nostro
    mestiere: assassinate un commissario di polizia e diventerete "opinion maker" senza dovervi sobbarcare la fastidiosa fatica di trent'anni di tirocinio e di lavoro.
    Ma non è di questo che voglio parlare, bensì del libro della Fallaci. Anche se è difficile parlare di un libro che è una lunga invettiva contro l'Islam, in toto, e un'esaltazione, in toto, dell'America e, soprattutto, della Fallaci ipsa, unico vero, stoico, eroico baluardo della libertà occidentale contro le orde dei figli di Allah. L'invettiva, com'è noto, non è un argomento. E nemmeno l'entusiasmo. Comunque dovendo estrapolare dalla retorica e dallo stile ridondante, barocco, marinesco della Fallaci (che si crede Malaparte, ma è solo la solita Oriana, la sgangherata Oriana dell'ultimo quarto di secolo) si può dire che emergono due tesi.
    Prima tesi. Gli islamici stanno invadendo l'Europa per soggiogarci e convertirci. Ora, gli islamici, come gli altri immigrati del Terzo Mondo, non vengono da noi per conquistarci. Ci vengono per necessità. A nessuno piace lasciare i propri luoghi d'origine, le proprie case, le proprie famiglie, le proprie abitudini. Ed è stata proprio la pervasività del modello occidentale a devastare l'habitat, economico e sociale, in cui vivevano questi immigrati dal Terzo Mondo, soprattutto dal Nord e dal Centro Africa, riducendoli, spesso, alla fame e costringendoli a venire nei nostri Paesi a cercarvi una vita dopo che gliela abbiamo distrutta.

    A questa prima, inaudita, violenza se ne vorrebbe ora aggiungere un'altra, forse ancora più grave, che costituisce la seconda tesi della Fallaci e che Cesare De Carlo, un estimatore della scrittrice, traduce così: questi immigrati, questi cani figli di cani, questi figli di Allah "una volta sbarcati fra noi non hanno alcuna intenzione di integrarsi, di uniformarsi ai nostri costumi, alla nostra mentalità, alla nostra cultura, ma mantengono i loro oltraggiando i nostri". Insomma se voglio vivere fra noi devono pensare e comportarsi come noi. Dopo aver tolto a questa gente habitat e cibo, vogliamo prenderle anche l'anima.

    Gli islamici che vengono da noi devono, come tutti, rispettare le nostre leggi. Per il resto sono liberi, sacrosantemente liberi di restare quello che sono, di mantenere la propria mentalità, i propri costumi, le proprie usanze.

    Nessuno oggi pretenderebbe, credo, che un ebreo non segua il Talmud, non pratichi la circoncisione, non sia se stesso. Chi in passato ha preteso di farlo è stato chiamato nazista. Oggi i nazisti sono altri
    e la cosa spaventosa è che non se ne rendono conto. Fra cinquant'anni libri come "La forza della ragione" verranno guardati con lo stesso orrore con cui oggi si guarda il "Mein Kampf" e ci si chiederà come sia stato possibile.

    Massimo Fini
    Venerdì, 9 Aprile 2004
    tratta da "Il Gazzettino"
    Ibrahim

  8. #18
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    Il divulgatore Arrigo Petacco spiega la storia ad Oriana Fallaci




    mercoledì, 12 maggio 2004
    Per un qualsiasi arabista leggere le mirabolanti ricostruzioni storiche della Fallaci è una vera e propria tortura. Ma di fronte alla continua denigrazione della civiltà e della cultura islamica ad opera della Fallaci, un arabista serio non può far finta di niente, stare zitto insomma. Anche per gli arabisti denunciare le nefandezze fallaciane deve diventare un dovere, esattamente come lei afferma che è suo dovere scrivere tali nefandezze.

    Gli scritti della Fallaci sono un condensato dei peggiori pregiudizi e luoghi comuni che siano mai stati raccontati sulla storia del mondo arabo-islamico. Anzi sono una vera e propria offesa alla Storia, alla Cultura e all’intelligenza umana e in quanto tali vanno analizzati e denunciati. I libri della Fallaci sono come i virus: non li si può eliminare invocando censure e roghi, ma attraverso l’attento studio e la critica documentata, anche a costo di tapparsi il naso e dover chiedere le copie in prestito dalle librerie per non metterle un centesimo in tasca. Altrimenti si rischia di preservare intatto l’humus in cui simili libri nascono e crescono, ovvero l’ignoranza.

    Ancora una volta, mi trovo costretto a riportare un passo del suo ultimo capolavoro, "La Forza della Ragione" (!) per commentarlo. La Fallaci nel suo libro infatti, riferendosi alle richieste presentate dalle organizzazioni islamiche in Italia afferma che “ La più odiosa, però, la più scandalosa, è quella che pretende di «Collaborare alla tutela del patrimonio storico, artistico, ambientale, architettonico, archeologico, archivistico, librario dell'islamismo». Questo, allo scopo di «agevolare la raccolta e il riordinamento dei beni culturali islamici»”. E poi aggiunge…(Quali beni-culturali islamici, sfrontati?!? Quale patrimonio-storico-artistico-ambientale-architettonico-archeologico-archivistico-librario dell'islamismo, sfacciati?!? In Italia i vostri avi non hanno portato nulla fuorché il grido «Mamma li turchi». Non hanno lasciato nulla fuorché le lacrime delle creature che nelle città costiere e in Sicilia i vostri pirati hanno ucciso o stuprato o rapito per rimpinguare i mercati degli schiavi al Cairo, a Tunisi, ad Algeri, a Rabat, a Istambul. Le donne e i neonati da vendere agli harem dei sultani e dei visir e degli sceicchi ammalati di sesso e pedofilia. Gli uomini da stroncare nelle vostre cave di pietra, i bambini e i giovinetti da trasformare in macchine da guerra. In giannizzeri. Da Mazzara a Siracusa, da Siracusa a Taranto, da Taranto a Bari, da Bari ad Ancona, da Ancona a Ravenna, da Ravenna a Udine, da Genova a Livorno, da Livorno a Pisa, da Pisa a Roma, da Roma a Salerno, da Salerno a Palermo, i vostri avi sono sempre venuti per prendere e basta. Razziare e basta. Quindi nei nostri musei, nei nostri archivi, nelle nostre biblioteche, tra i nostri tesori archeologici e architettonici, non c'è un bel nulla che vi appartenga).

    Ebbene…l’ultima affermazione, conclusione di una brillante quanto inutile e faziosa dimostrazione di una brillante conoscenza della geografia italiana (tesa ovviamente solo a riempire pagine e pagine da rivendere come un libro), è alquanto sconvolgente. Il patrimonio italiano nel settore artistico islamico è ricchissimo, certamente uno dei più importanti al mondo. Ma è disperso quanto nessun altro: lo affermano tutti gli studiosi di arte islamica in Italia. Quindi al di là del fatto che gli arabi hanno lasciato una ricchissima eredità culturale in Italia, è vera, legittima e anche utile la richiesta relativa alla collaborazione per la tutela del patrimonio culturale islamico in Italia. La Fallaci fa in effetti un’affermazione molto grave quando sentenzia che nei musei italiani non v’è nulla che riguardi la civiltà dell’Islam. Il collezionismo di arte islamica in Italia ha origini nobili e la Fallaci, più di qualunque altro, lo dovrebbe sapere. Il caso più notevole è in effetti quello delle collezioni medicee fiorentine. Il celebre inventario dei beni di Lorenzo il magnifico (che nel 1487 ricevette doni dal Sultano Mamelucco d’Egitto, Qayt Bey), giuntoci in una copia del 1512 da un’idea dell’interesse per i manufatti islamici. I “160 vasi domaschini di più sorta” in effetti sono oggetti, probabilmente metallici, provenienti da Damasco. A Napoli, presso il Museo Capodimonte, il globo celeste eseguito per il Sultano Ayyubide Al Kamil (1218-1237) dal matematico e architetto egiziano Qaysar (1178/9-1259) è uno dei cinque che si conservano al mondo. A Venezia, Palazzo Ducale ha ospitato dal 30 ottobre del 1993 al 30 aprile del 1994, una delle più importanti mostre mai allestite in Italia, intitolata “Eredità dell’Islam. Arte islamica in Italia” con più di 300 oggetti, solo una parte dell’intero patrimonio islamico italiano.

    Nel Museo Nazionale si San Matteo di Pisa è conservato un ingente nucleo di scodelle ceramiche di produzione islamica che decoravano alcune chiese di Pisa. L’uso di ceramiche a lustro di fattura islamica per la decorazione delle facciate e dei campanili delle chiese è attestato, grosso modo, in tutta l’Italia Medievale e ha fortemente influenzato la produzione ceramica locale. E parlando di chiese mi rendo conto che la Fallaci, si è scordata – elencando musei, archivi, biblioteche ecc - del patrimonio islamico nelle Chiese italiane. Si, proprio cosi: molti capolavori islamici sono nei Tesori delle cattedrali e nelle chiese italiane. Portativi come ex voto, oppure doni di personaggi celebri e potenti - molti papi - per onorare un particolare luogo o locali per ingraziarsi le autorità religiose. Fra i Tesori delle cattedrali è giustamente celebre quello di San Marco a Venezia, ricco di opere d'arte islamica di eccezionale rilevanza; vi fanno spicco i cristalli di rocca, oggetti di squisita eleganza e fattura ineguagliata, la cui lucentezza e trasparenza simboleggiavano nell'Europa cristiana la purezza della fede e che spesso venivano trasformati in reliquari, senza che la presenza di iscrizioni arabe turbasse in alcun modo i religiosi. Cristalli che provengono, probabilmente, dal sacco di Costantinopoli del 1204.

    Ma non solo, mentre la Fallaci afferma che nelle biblioteche e archivi nazionali non c’è nulla che riguardi il mondo musulmano, i materiali cartacei formano vaste e importanti collezioni nazionali, anche in questo caso disperse. Renato Traini, catalogatore del patrimonio codicologico arabo segnala la presenza di manoscritti in 77 istituzioni di ben 47 città! Il nucleo più antico è quello con con i 60 manoscritti arabi e copti donati a Eugenio IV nel concilio fiorentino del 1441. A Firenze, oltre al fondo mediceo-laurenziano, arricchito dalle donazioni dell'inglese Lord Bertram Ashburnham (1797- 1878), è importante il fondo Antonio Magliabechi (1633 - 1714) alla Nazionale. La Biblioteca Universitaria di Bologna è legata alla figura di Luigi Ferdinando Marsigli (1658 - 1730), viaggiatore in Oriente che ha lasciato un fondo di seicento codici fra arabi, turchi, persiani, greci ed ebraici. Giacomo (1725 - 1797) è la personalità di spicco nel panorama veneziano, dove alla Pubblica Libreria dello Stato - che si fonda sul nucleo di codici donati dal greco Cardinale Bessarione nel 1468 - si conservano un centinaio di manoscritti, compresi quelli del convento dei SS Giovanni e Paolo transfugati a Venezia da un funzionario ottomano cristiano. All’Ambrosiana di Milano un fondo di circa 1600 codici arabi, ancora mal noto. Il patrimonio vaticano invece è stimabile in 3000 testi arabi, cui vanno aggiunti i fondi turchi e persiani. Ecc ecc.

    Quanto alla storia dell’eredità culturale araba radicata in Italia, ci vorrebbero pagine e pagine per parlarne. Basterebbe però ricordare al-Idrisi (1100-1165) che scrisse il “Libro di Ruggero”, opera geografica dottissima dedicata a Ruggero II e Ibn Hamdis (1055-1133) compositore di una raccolta poetica di seimila versi e autore della celebre raccolta “La polvere di diamante” che vissero in Sicilia, per averne un’idea. Basterebbe ricordare che i sovrani normanni in Sicilia furono affascinati dalla civiltà degli arabi, che pure avevano sconfitto: ne adottarono la struttura giuridica e sociale, fornendo le condizioni per una ammirevole convivenza...ne adottarono gli stili artistici: basta una visita alla "Zisa" e uno sguardo al soffitto della cappella Palatina per convincersene. Perfino il favoloso manto di incoronazione di Ruggero II, conservato oggi a Vienna, lo stesso con cui verrà incoronato anche Federico II di Svevia è di chiara ispirazione islamica, con una lunga e bellissima iscrizione araba cufica.

    La domanda sorge spontanea, come si fa a pubblicare simili affermazioni fallaciane proprio nel momento in cui la loro falsità è palese e sotto gli occhi di tutti? Come si fa a delegare ad un personaggio simile il compito di riscrivere la Storia? Vorrei ricordare che varie pagine del nuovo libro della Fallaci sono “dedicate” all’esperta tedesca Sigrid Hunke, colpevole di aver compilato uno dei testi più importanti mai scritti sul contributo dato dalla civiltà islamica al mondo occidentale, Allahs Sonne ueber dem Abendland ovvero “Il sole di Allah brilla sull’Occidente”. La Hunke, uno dei massimi esperti di orientalistica, deceduta nel 1999, viene descritta come una “erudita quanto vuoi, intelligente quanto vuoi, ma fottuta nazista”, e non c’è da meravigliarsi visto che il libro della ormai defunta Hunke dimostra scientificamente tutto il contrario delle falsità affermate dalla Fallaci nel suo primo capolavoro, ovvero il contributo dato dagli arabi nei più svariati settori delle scienze umane. Ci vuole davvero un bel coraggio per insultare in questo modo una persona come la Hunke, colpevole secondo la Fallaci di far parte di quella fantomatica “congiura” - a cui appartengono ovviamente tutti gli orientalisti, arabisti, studiosi - tesa a denigrare la civiltà occidentale (secondo la Fallaci “superiore”, manco a dirlo) a favore di quella islamica. Una sola parola d’ordine è ammissibile quando una persona come la Fallaci pretende di insegnare una Storia che non sa: Vergogna!

    Sherif El Sebaie
    Ibrahim

  9. #19
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    VIETNAM E CAMBOGIA PIU' DI 3.000.000 DI MORTI...
    uomini siate, e non pecore matte,
    sì che 'l Giudeo di voi tra voi non rida!

  10. #20
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    Luigi Copertino
    ORIANA: UNA FALLACE SPERANZA .

    giugno 2005

    Adesso che il referendum sulla fecondazione assistita è passato, con l’esito che era auspicato da tutti coloro che hanno a cuore la sacralità della vita umana, possiamo ragionare un po’ meglio sui troppo facili entusiasmi riposti da molti cattolici in personaggi come Giuliano Ferrara, Marcello Pera e, soprattutto, Oriana Fallaci.

    Non lo abbiamo fatto prima perché non era giusto aprire una falla nel fronte anti-referendario mentre imperversava la battaglia. Abbiamo voluto tenere lontano da noi qualunque accusa di indebolire una sacrosanta lotta in favore della vita. Ora però è possibile affrontare la questione della Fallaci e degli altri “teocons”, “atei devoti” o “atei cristiani” che si sono affiancati ai cattolici in quella lotta.

    Negli ultimi mesi, a causa di alcuni significativi fattori, dalla discriminazione subita da Rocco Buttiglione in Europa al pericolo “islamista”, dai colloqui Ratzinger-Pera alla battaglia referendaria sulla procreazione assistita, noti personaggi pubblici del mondo cattolico, sacerdoti, intellettuali, giornalisti, si sono lasciati andare ad entusiastici trasporti verso quei laicisti, liberal-conservatori, che in nome della difesa dell’Occidente “cristiano” hanno fatto aperture di credito verso la Chiesa cattolica. Da parte nostra, che riteniamo non esserci più alcuna “Cristianità” ma soltanto la sua parodistica riduzione umanitaria (che se può piacere ad un Baget Bozzo, non piace a noi), riteniamo quell’apertura di credito soltanto una machiavellica strategia per fare della Chiesa un “instrumentum regni” dell’egemonia americana sul mondo, per ridurre il Papa a cappellano di corte dell’imperatore a stelle e strisce, per arruolare la Cattolicità nella (falsa ed antistorica) “crociata” per un (inesistente) scontro di civiltà inventato da Huntington. Certo, le vie del Signore non sono le nostre vie ed è sicuramente possibile che il segreto lavoro della Grazia agisca anche nei cuori degli “atei devoti”. Tuttavia, a giudicare sulla base di quanto essi dicono e scrivono, non essendo possibile a noi uomini giudicare “in interiore nomine”, non ci è dato vedere alcun segno di apertura di certi “atei cristiani” alla Grazia. Pertanto ci sembrano del tutto fuori luogo, ad esempio, gli ingenui entusiasmi cattolici per personaggi come la Fallaci e per le prese di posizione della nota scrittrice contro il referendum per l’abrogazione dei punti essenziali della Legge n° 40/2004.

    La nostra convinzione si basa soprattutto sul fatto che nel pensiero di personaggi come la Fallaci, ma anche come Ferrara e Pera, non è dato registrare alcuna critica alla cultura anticristiana sviluppatasi da cinque secoli a questa parte, ossia dalla Riforma Protestante, e che negli ultimi due secoli, dalla Rivoluzione Francese, ha avuto un’espansione sempre più diffusa, aprendo la strada al nichilismo di massa dell’Occidente odierno. Le loro critiche si soffermano soltanto sugli esiti più estremi di tale cultura, quelli, appunto, più apertamente nichilisti e relativisti, senza però minimamente mettere in discussione le radici stesse di tali velenosi frutti, post-moderni, della modernità anticristiana. In questo senso le Fallaci, i Pera, i Ferrara sono l’omologo italiano dei neocons americani: come costoro anche i nostri provengono dal progressismo, praticato e militato negli anni sessanta e settanta, e come costoro anche i nostri lo hanno abbandonato per ripiegare su posizioni più moderate, ossia meno avanzate sul sentiero che ha portato la modernità al nichilismo post-moderno. Questi neoconservatori italiani, in altri termini, della cultura moderna fanno propri i filoni “conservatori”, quei filoni che, paradossalmente, riemergono nel passaggio epocale al post-moderno mediante la loro riformulazione “rivoluzionario-conservatrice” e che, quindi, se da un lato rappresentano, come detto, un ripiegamento del laicismo verso il passato sono, al tempo stesso, l’estremo limite dell’iniquità prometeica che ammorba il cuore dell’uomo post-cattolico.

    Molto differente, invece, è stato l’atteggiamento di un grande uomo di cultura laica, recentemente scomparso, che, pur non essendo mai riuscito ad approdare compiutamente alla fede cristiana, era solito, al contrario dei “teocons”, mettere in discussione alla radice la propria originaria cultura illuminista, fino a definirsi per questo motivo, ossia per sentirsi intellettualmente cattolico senza godere del dono della Fede, uno “scherzo dello Spirito Santo”. Stiamo parlando di quel grande storico che è stato Léo Moulin. Egli proveniva da una famiglia nella quale si viveva “religiosamente” l’antireligione. I suoi genitori sacralizzavano i valori del laicismo ottocentesco, quelli che derivavano direttamente dal settecento illuminista e giacobino. Sin da bambino Moulin visse in un ambiente nel quale da un lato si faceva culto dei “Diritti dell’Individuo”, sempre scritti con l’immancabile maiuscola perché tali astratti filosofemi erano i nuovi idoli, le nuove divinità pagane, e dall’altro si inveiva quotidianamente contro la Chiesa cattolica lamentando del povero Gesù, primo rivoluzionario ante-litteram, strumentalizzato e tradito dai preti fanatici ed immondi. Eppure, grazie ai suoi studi, dopo un’intera vita dedicata ad approfondire la storia dell’Europa medievale e moderna, il buon Moulin confidò a Vittorio Messori, a proposito dei valori dell’Occidente moderno, di essere giunto alle seguenti testuali conclusioni: “Primo: quei valori (libertà, eguaglianza, fraternità, n.d.r.) spacciati per prodotti della libera ricerca umana, in realtà vengono dritto dritto dalla tradizione cristiana e non sono comprensibili senza di essa. Secondo: staccati dalla base religiosa su cui poggiano, quegli stessi valori non sono giustificabili, galleggiano nel vuoto e non è possibile renderli saldi. Per il cristiano fanno parte di un sistema coerente, per il non credente non sono che dei postulati, degli ‘a priori’, nobili certo ma non spiegabili razionalmente. Non basta:…basandosi sulle lezioni della storia degli ultimi due secoli, staccati dal Cristianesimo che li ha creati e li rende credibili, quei valori che i laici scrivono, o scrivevano, con la maiuscola degenerano… All’infuori del nome di Dio, tutte le maiuscole sono mortifere: niente gronda più sangue delle religioni irreligiose moderne. La Libertà è finita prima nell’anarchia e poi si è rovesciata nel suo contrario, la tirannide. L’Eguaglianza ha portato alla peggiore iniquità, l’egalitarismo. La Ragione è finita negli schemi sterili e nei vicoli ciechi del razionalismo che impedisce di capire la complessità del reale. I Diritti dell’Individuo ci hanno condotti all’individualismo, all’egoismo, all’edonismo.” (Cfr. Vittorio Messori, “Inchiesta sul Cristianesimo”, Torino, 1997, pp. 360-361). Moulin, da laico sinceramente sulla via della Grazia (anche se lui non si riteneva degno del dono della Fede), aveva non solo ben delineato gli esiti prometeici e relativisti della cultura anticristiana moderna, radicata nel soggettivismo ateo, ma, senza reticenze o sconti, aveva il coraggio di affermare chiaramente che l’umanitarismo è un sistema irrazionale destinato a degenerare nel nichilismo, a galleggiare sul vuoto, a produrre, in nome di astratti principii in apparenza nobili, la disumanizzazione dell’uomo. Moulin sapeva bene che se l’uomo non è immagine di Dio nessun diritto pur riconosciutogli resta alla lunga fermo ed intangibile, perché senza base metafisica vengono automaticamente meno la stessa realtà della “natura umana” e del “diritto naturale”. Ripudiata la dipendenza da un infinito Amore che tutti ci supera e sovrasta, per quale tautologico motivo ciascuno di noi dovrebbe, soltanto in nome della comune umanità, rispettare ed amare il prossimo? Negata quella dipendenza soprannaturale, il prossimo, su una base meramente umanitaria, diventa inevitabilmente un ostacolo all’espansione ed all’affermazione assoluta del mio ego ossia, come diceva, nel suo esistenzialismo ateo, Sartre, il prossimo diventa il “mio inferno”. Dunque la radice dei mali estremi della modernità, che si stanno rivelando in tutta la loro dirompente e compiuta forza nientificatrice nell’età post-moderna, si trova alla base stessa del pensiero moderno, ossia nel soggettivismo teologico di Lutero ed in quello filosofico di Cartesio.

    La sincera trasparenza ed onestà intellettuale di Moulin non si rinviene nei nostri “teocons”. Non si rinviene in Marcello Pera che, come Habermas, nonostante ogni giravolta filosofica non è disposto ad ammettere, come al contrario faceva Moulin, che la crisi di identità dell’Occidente, il suo sprofondare nel nichilismo, ha le sue lontane radici proprio nelle spurie basi antimetafisiche della modernità, nella sua chiusura ideologica al soprannaturale. Non si rinviene in Ferrara che alla crisi dell’Occidente ha un approccio politico “schmittiano”, da “amico-nemico”, sicché tutto il male nichilista è soltanto dalla parte della sinistra libertaria e tutto il bene è dalla parte della rivoluzione liberal-conservatrice di Bush e di Berlusconi (ieri di Craxi), come se nichilista non fosse la stessa cultura liberale. Non si rinviene in Oriana Fallaci che, come vedremo, nella suo “cristianesimo ateo” non fa altro che rinverdire il crociano “perché non possiamo non dirci cristiani” inseguendo il quale, come ebbe ad osservare Augusto Del Noce, Alcide De Gasperi, un cristiano di sincera fede personale, per la quale ebbe anche a soffrire persecuzioni, finì per porre le basi del naufragio del suo progetto politico, che pur aveva sul piano sociale molti elementi di conformità con la Dottrina Sociale Cattolica.

    Oriana Fallaci ha pubblicato, recentemente, il 03/06/2005 su Il Corriere della Sera un articolo, “Noi cannibali e i figli di Medea”, che ha mandato in visibilio i suoi neo-fans cattolici nonostante che la nota scrittrice abbia chiaramente fatto intendere che lei non si considera folgorata sulla via di Damasco (“…a costo d’esser derisa o giudicata un nuovo acquisto del Vaticano, un’atea in via di conversione, una mangiapreti in cerca di assoluzione, insomma una ravveduta in punto mortis…”). Certamente la gran parte delle affermazioni di Oriana, coraggiose perché non politicamente corrette, sono assolutamente condivisibili per un cattolico e questo fatto dimostra, ancora una volta se ce ne fosse bisogno, che in effetti sulla base della sola ragione naturale si può giungere ad una più o meno chiara cognizione di ciò che è bene e del diritto di natura. Tuttavia, nel caso della Fallaci, i conti non tornano e l’uso della ragione naturale in lei non è del tutto corretto ossia razionale. E questo è dovuto all’influsso persistente della sua formazione culturale laicista ed illuminista che, nel suo caso, lungi dall’essere posta in discussione, come nel caso del buon Moulin, è consapevolmente rivendicata, come traspare con evidenza da tutta una serie di affermazioni. Certamente è da rispettare nell’autrice di “Lettera ad un bambino mai nato” il suo lacerante dilemma al momento di votare in favore dell’aborto (“Anch’io detesto l’aborto e per il voto in favore dell’aborto ebbi strazianti dilemmi”) ma il fatto che comunque abbia poi votato per tale crimine è sintomatico del suo rimanere indissolubilmente legata alla cultura relativista, individualista e radical-chic, quella dei (presunti) “diritti civili”. Infatti, per sua stessa ammissione, pur detestando l’aborto, la Fallaci considera il divorzio “una conquista della civiltà” e per tale conquista si è battuta “con le unghie e coi denti”. Ma al modo stesso in cui ci si può disfare di un matrimonio, soltanto perché l’altro, il prossimo coniugale, è diventato il proprio “inferno” ovvero è diventato, per la negazione della dipendenza da quell’Amore superiore di cui si diceva sopra, l’ostacolo all’affermazione del proprio insaziabile ego, così, sulla stessa base individualista, diventa un diritto “democraticamente” esigibile quello di sbarazzarsi del bambino nascente, altro ostacolo alla propria illimitata libertà individuale. In fondo, persino il convincimento sulla piena umanità dell’embrione è affermato dalla Fallaci più come un atto di prometeico volontarismo soggettivo che come il razionale riconoscimento di una realtà naturale che rimanda ad una superiore Verità soprannaturale. Infatti, nella sua avversione a tutte le “chiese” che con i loro “dogmi” soffocano le libertà individuali, un’avversione che la porta subdolamente ad equiparare la Chiesa cattolica alla conventicola marxista, la Fallaci afferma perentoriamente: “L’embrione che sboccia nell’ovulo di un essere umano è un essere umano e non me ne importa nulla che stavolta la mia opinione coincida con quella della Chiesa Cattolica. Con quella di Papa Wojtila e di Papa Ratzinger, con quella del Cardinale Ruini, dei vescovi, degli arcivescovi, dei preti che si opposero al divorzio ed all’aborto (…) Infatti se tale opinione coincidesse con quella della Chiesa Marxista, di Lenin, di Stalin, di Mao Tse Tung, e perfino del re di Cuba cioè dello spregevolissimo Castro, la esprimerei col medesimo candore.”. Perfetto ragionamento di una perfetta liberale per la quale nessuna differenza intercorre tra la Chiesa Cattolica e le sue parodie come i partiti comunisti (la “Chiesa Marxista” indicata con la maiuscola al pari di quella Cattolica). Lei, perlomeno, lo dice chiaramente ma i suoi fans cattolici non lo intendono o fanno finta di non intenderlo: è per puro caso che “stavolta” la sua opinione (perché per la Fallaci di opinioni si tratta e non di Verità) coincide con quella della Chiesa Cattolica. In altri casi tale coincidenza non sussiste e tale insussistenza è fieramente rivendicata dalla nostra Oriana (ricordate? Lei non è “il nuovo acquisto del Vaticano”, non è “un’atea sulla via della conversione in articulo mortis”, non è “una ex-mangiapreti in cerca di assoluzioni”). Dunque i suoi detrattori laicisti potrebbero ben rinfacciarle che se la sua è un’opinione allora tale opinione vale quanto la loro e che perciò la vita ben può essere messa ai voti e verificare quale sia l’opinione maggioritaria. Da cattolici dobbiamo chiederci, di fronte alla debolezza dell’argomentare fallace della Fallaci, quanto relativismo si nasconde, in effetti, dietro l’apparente “moralità” del discorso di Oriana e di conseguenza se sia davvero una desiderabile alleata nella lotta al relativismo. Certamente non si può non condividere quanto di assolutamente vero vi è nella sua preoccupazione sul “…progetto…inaccettabile e terrificante” che si cela dietro l’ideologia dei referendari, “Il progetto di reinventare l’Uomo in laboratorio, trasformarlo in un prodotto da vendere come una bistecca o una bomba. Il proposito di sostituirsi alla Natura, manipolare la Natura, cambiare anzi sfigurare le radici della Vita, disumanizzata massacrando le creature più inermi e indifese. Cioè i nostri figli mai nati.”. E tuttavia da cattolici non possiamo far finta di non vedere che la Fallaci fa appello non al Dio personale della Rivelazione ebraico-cristiana ma a quella sua contraffazione che è il “dio” impersonale, la “Natura” deificata adorata dalla religiosità neo-pagana, panteista e gnostico-luciferina del settecento illuminista, inquietante culto che la filosofia dei “Lumi” nascondeva dietro le “scientifiche” forme di un razionalismo che si prestava, e si presta ancor oggi per i tardo-illuministi come l’ex ministro della Sanità Umberto Veronesi o il divulgatore di cose ovvie Piero Angela, ad idonea e rassicurante copertura per gli ingenui. Oriana ripete la sua professione di occulta fede gnostica più volte. Come, ad esempio, laddove se la prende con la scienza che alla stregua di “…una bagascia che vende il suo corpo, s’è sempre venduta al miglior offerente. Ha sempre rincorso i premi Nobel, la sua vanità, il suo delirio di onnipotenza, la sua brama di sostituirsi alla Natura” e quasi, anzi senza quasi, a voler evidenziare agli allocchi cattolici che la sua religione non è la loro, a questa affermazione del primato della “Natura” aggiunge: “(Ratzinger dice <sostituirsi a Dio>)”. O ancora, laddove, sempre richiamandosi al Papa, ma per prenderne al tempo stesso ampie distanze, afferma: “<La scienza non può generare ethos> ha scritto Ratzinger nel suo libro ‘Europa’. <Una rinnovata coscienza etica non può venire dal dibattito scientifico>. Naturalmente Ratzinger lo dice in chiave religiosa, da filosofo anzi da teologo che non prescinde dalla sua fede in un Dio Creatore. (…). Però a dirlo difende la Natura, Ratzinger. Rifiuta un Uomo inventato dall’uomo cioè un uomo prodotto di sé stesso, della eugenetica mengeliana, della biotecnologia frankesteiniana. Ciò che dice è vero. E’ giusto. E’ raziocinante. E’ un discorso che va al di là della religione, un discorso civile, e la bellissima fiaba (della religione, n.d.r.) non c’entra. C’entrano i doveri che noi esseri umani abbiamo verso la Natura. Verso la nostra specie, verso i nostri principii. I principii senza i quali l’Uomo non è più uomo: è una cosa, un oggetto di carne senz’anima.”. Oriana però dimentica che sulla base della fede nella “Natura” non è assolutamente possibile impedire la produzione dell’uomo in provetta, come sta a dimostrare proprio quell’ideologia romantica, panteista e neo-pagana, da lei richiamata, antesignana dell’attuale ecologismo, che fu il nazismo (si pensi a Walter Darré, il ministro dell’agricoltura del Terzo Reich, alla sua filosofia ambientalista ed antiumana perfettamente compatibile con il naturalismo dell’ideologia razzista e vicina a molte culture “verdi” di oggi), e che proprio in nome di una concezione assolutamente naturalista dell’uomo propugnava e praticava l’eugenetica tanto disprezzata, giustamente, dalla Fallaci. E’ incredibile che note intelligenze cattoliche, pur avvezze a leggere tra le righe o, perché sacerdoti, nei cuori umani, come Antonio Socci, Rino Cammilleri e Padre Livio Fanzaga, non si siano accorti dove voleva andare a parare la Fallaci dietro argomentazioni (il delirio di onnipotenza della scienza che vuole fabbricare l’uomo, il coacervo di interessi economici e di carriere scientifiche che spinge alla manipolazione embrionale, etc.) che prese a se stanti sono del tutto, razionalmente e cattolicamente, condivisibili. Il naturalismo di Oriana è palese anche laddove, pur avversandoli, se la prende con coloro che “sbeffeggiano il concetto di famiglia”. <Giusto e sacrosanto!> direbbe un buon cattolico. Peccato però che per Oriana la famiglia è, riduzionisticamente, un “concetto biologico sul quale si basa qualsiasi società”. Concetto biologico? Non crediamo che la morale cattolica ammetta una tale definizione. Certamente in tale morale il fine del matrimonio, da cui nasce la famiglia, è duplice: unitivo, ossia l’“affectio coniugalis”, e procreativo, ossia il dono della vita, e non la semplice biologica “riproduzione”. L’uomo, in quanto immagine di Dio, pur essendo ferito dal peccato originale, segue, per legge di natura, l’adempimento di un progetto da Dio voluto per il bene e la felicità stessa della Sua creatura, il progetto di dare vita a diverse forme di comunità sociali a partire, innanzitutto, dalla famiglia. Il frutto dell’unione di uomo e donna è la vita, una nuova vita umana, un nuovo essere ad immagine di Dio. Tutto questo perché Dio è Amore ed ha riverberato questa sua essenza nella stessa legge di natura, ossia nella natura sociale dell’uomo, della quale la famiglia è una delle espressioni principali in quanto unione in reciproco amore di uomo e donna. Infatti soltanto l’amore tra uomo e donna può considerarsi amore ad immagine dell’Amore di Dio perché, appunto ad immagine di quest’ultimo che per definizione è generativo e creativo, solo esso è fecondo nei suoi frutti, la nascita di nuovi, unici ed irripetibili esseri umani che sono, innanzitutto, dono e progetto del Creatore e che come tali devono sempre essere accolti dai genitori. Dunque il matrimonio e la famiglia non sono soltanto e meramente necessità biologiche ovvero “l’istituto giuridico che regola la necessità di perpetuare la specie”, come sostiene la Fallaci. Infatti se fossero soltanto questo, oggi che la tecnologia consente di procreare in laboratorio, e quindi di superare il limite posto dalla biologia, non si capisce perché mai si dovrebbero vietare i matrimoni tra omosessuali dal momento che, grazie alla scienza, non vi è più il rischio che, come dice la Fallaci, “a voler contare sull’omosessualità la nostra specie si estinguerebbe come si estinsero i dinosauri”. No, il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali è censurabile soltanto se si ha ben presente il progetto d’amore di un Dio-Amore, e quindi il significato ed il fine innanzitutto spirituale, prima che biologico, del matrimonio e della famiglia.

    Un riduzionismo analogo a quello che riduce la famiglia ad un concetto biologico, sebbene ne contesti la radicalità argomentativa, la Fallaci fa proprio a proposito del “cervello anima”. Giustamente Oriana critica “il sillogismo Cervello Pensiero Anima uguale Umano”. Giustamente sostiene che si tratta di un’offesa alla logica perché “anche gli animali hanno un cervello … Anche gli animali hanno un pensiero” e stando a quel sillogismo “anche loro dovrebbero avere un’anima ed essere considerati umani”. E giustamente, poco più in là, se la prende con coloro che hanno ucciso Terri Schiavo sul presupposto che il non funzionamento del cervello equivalesse a mancanza di pensiero e quindi a mancanza del carattere di persona umana nel soggetto in coma irreversibile. Tuttavia la Fallaci non esce dal recinto del riduzionismo scientista perché continua ad identificare l’anima con il pensiero e quest’ultimo con il cervello ovvero con le funzioni neurologiche della corteccia cerebrale. Ed infatti scrive: “Inutile osservare … che sulla formazione del cervello anima non sappiamo un bel nulla. (…). E se l’infinitamente piccolo contenesse molto di più dell’infinitamente grande? E se il cervello anima dell’embrione misurasse ancor meno di un centomiliardesimo di millimetro e la miopia morale (nonché intellettuale) non riuscisse ad individuarlo? E se di conseguenza l’embrione pensasse, soffrisse come soffriamo noi …”. Ad Oriana, nonostante l’apprezzabile tentativo di contestare il sillogismo anima = pensiero = cervello, difetta la conoscenza dell’antropologia tradizionale che, si badi, non è solo cattolica e che si ritrova in tutte le culture religiose. Secondo questa antropologia, nella terminologia propria della mistica cristiana, l’anima dell’uomo è suddivisa in un livello psichico (vegetativo, emotivo e razionale) ed in un livello spirituale. Mentre gli altri esseri viventi, oltre ad un corpo, hanno soltanto un’anima psichica (solo vegetativa per i vegetali, anche emotiva, con, in alcune specie, elementari facoltà di ideazione, per gli animali), l’uomo ha un’anima spirituale ossia di natura spirituale e non solo psichica. L’anima umana, pur possedendo facoltà razionali, ovvero capacità di astrazione ed ideazione, di gran lunga molto più elevate rispetto a qualunque specie animale (capacità razionale tale da costituire un carattere proprio della specie umana non spiegabile con alcun -del resto mai provato, anzi fortemente criticato dalle più recenti acquisizioni scientifiche- divenire evoluzionista), è caratterizzata soprattutto dalla sua propria ed intrinseca attitudine spirituale o, in altri termini, dalla sua attitudine a recepire lo Spirito, dalla sua apertura ricettiva a Dio. Questo tipo di anima fa dell’uomo, unico tra tutte le creature, sin dall’origine un “essere spirituale” destinato all’eternità (che poi si tratti di un destino di eterna felicità o di eterna dannazione questo dipende dalle scelte etiche e pratiche di ciascuno). L’anima spirituale è la radice metafisica della persona ed è forma archetipa del corpo umano. L’anima spirituale non coincide con il “pensiero”, né con le “emozioni”, né ancora con le “sensazioni corporee”. Essa è un di più rispetto ai suoi moti psichici ed è costantemente aperta verso l’Alto, anche quando tenta di chiudersi volontariamente alla Grazia. Essa è il “cuore” dell’io ma non è perfettamente coincidente con l’attività psichica dell’io. Essa è eccedente, verso l’alto, tale attività. Tra l’essenza spirituale dell’anima umana ed il pensiero, e gli altri moti psichici e corporei, vi è lo stesso rapporto che sussiste tra uno spettatore seduto che guarda un film e le immagini che scorrono sullo schermo: pur essendo in sintonia con ciò che vede, perché in un certo senso gli appartiene, lo spettatore non è ciò che vede ma è davanti, ossia al di qua, di ciò che vede. L’anima spirituale, secondo la Rivelazione ebraico-cristiana (ma -ripetiamo- analogo insegnamento è sostenuto presso le più svariate culture religiose e filosofiche), è infusa, direttamente da Dio, nell’embrione sin dal primo momento del concepimento ossia nel momento stesso in cui lo spermatozoo feconda l’ovulo. Pertanto, sin dal momento di tale fecondazione, esiste una persona umana completa ed integra, costituita oltre che da un corpo, i cui organi biologici già contenuti in potenza nell’embrione hanno iniziato a svilupparsi, anche da un’anima spirituale con entrambi i suoi due livelli, quello spirituale e quello psichico, sebbene le facoltà psicologiche non sono ancora operanti potendolo diventare soltanto in stretta unione con lo sviluppo del corpo. Solo a partire da questa antropologia tradizionale, oggi riscoperta dalle scuole filosofiche post-positiviste e dalle scuole psicologiche post-psicanaliste, è possibile rendere conto del fatto che l’embrione è già una persona umana completa sin dal momento del concepimento ed è possibile dare conto del fatto che la persona folle o demente, sia per cause fisiologiche che per cause esclusivamente psicologiche, o la persona in coma profondo o in morte cerebrale non è, per il solo fatto che non è più in grado di pensare o di usare correttamente la propria razionalità, meno persona di un altro essere umano perfettamente sano. Infatti non è un caso che, secondo il tradizionale magistero della Chiesa, il criterio per stabilire la morte di una persona non può essere soltanto quello, del resto fortemente contestato persino in sede scientifica, della cosiddetta “morte cerebrale”, ma è quello del cessato funzionamento di tutti gli organi vitali della persona (cervello, cuore, apparato respiratorio, etc.) che pertanto è il vero segno del venir meno al corpo del suo metafisico principio unitario costituito dall’anima spirituale.

    Vi è, nella lettera aperta della Fallaci pubblicata su Il Corriere, un punto dal quale traspare in modo netto il latente luciferinismo del suo argomentare, che sembra essere sfuggito a tanti suoi devoti fans cattolici. E’ laddove la nostra Oriana, chiamandola “tesi”, dice di invidiare la Fede di Ratzinger, che gli consente di risolvere il “rompicapo (di) chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo”. Oriana in questa “tesi” (“tesi” perché, come si diceva, per lei non esiste la Verità rivelata ma esistono soltanto opinioni), la “tesi” del “Dio Creatore. Un Dio buono, un Dio misericordioso, un Dio che ha inventato l’universo e creato l’uomo a sua immagine e somiglianza”, non vede altro, a causa del suo ateismo (da lei proclamato onestamente ma trascurato dai suoi ammiratori cattolici), che “una bellissima fiaba”. Oriana ci spiega apertamente perché per lei la Rivelazione ebraico-cristiana è soltanto una “bellissima favola” ed afferma: “Se Dio esistesse e fosse un Dio buono, un Dio misericordioso, perché avrebbe creato un mondo così cattivo?”. Orbene, l’idea che il mondo sia una negativa manifestazione, una caduta nell’essere per frammentazione del pleroma primordiale, unità originaria senza determinazioni e distinzioni, e che questa caduta sia stata provocata da un “dio” perfido, da un demiurgo che ha voluto imprigionare gli spiriti umani nell’oscurità carnale e nella sofferenza dell’esistenza materiale, separandoli dalla vuota quiete dell’indistinta unità primordiale, è l’idea tipica delle varie forme di gnosi (da quelle cabalistiche giudaiche a quelle dei primi secoli cristiani, da quelle pauperistiche medioevali come il catarismo a quelle moderne che riaffiorano nel rosacrucianesimo e nella massoneria, come pure nella filosofia da Cartesio ad Heidegger, da quelle razionaliste come l’illuminismo a quelle post-moderne come il neospiritualismo del new age) le quali sono nient’altro che forme di una medesima “religione luciferina”, quella antica dell’“eritis sicut Dei”. Opponendosi all’affermazione della bontà della creazione, atto d’Amore di un Dio che per amore crea, proclamata nel Genesi (1,31 “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”), il luciferinismo ha sempre denigrato l’opera del Creatore nell’intento di svalutarla e, se gli fosse possibile (ma non lo è), di distruggerla, di annichilirla. Non a caso le varie gnosi anticristiane hanno sempre calunniato il Dio biblico come il “dio minore”, il “perfido demiurgo” al quale far risalire la responsabilità della nefasta creazione, della umana sofferenza in un’esistenza frammentata e separata dall’unità cosmica, ed hanno promesso all’uomo la “felicità” consistente nella dissoluzione nel pleroma impersonale e primordiale. Per tali gnosi, infatti, soltanto questo pleroma, avversato dal cattivo demiurgo che ne ha provocato la frammentazione, è il “dio superiore” datore di pace allo spirito umano sofferente nella prigione dell’esistenza. Il suicidio, nella prospettiva gnostica, al pari della non procreazione e dell’uso consapevolmente ed attivamente infecondo della sessualità, è uno strumento di liberazione.

    L’influsso della gnosi in Oriana è evidente anche da quella sua chiara tendenza ad equiparare sullo stesso piano ontologico, al modo dei manichei, il “Bene” ed il “Male”, che lei non a caso scrive entrambi con la maiuscola. Per la Rivelazione ebraico-cristiana il male non ha autonoma consistenza ed è soltanto privazione, o meglio, tendenza alla privazione dell’essere, tendenza alla nullificazione, ossia, in termini filosofici, nichilismo. Infatti, Satana, pur volendo nel suo folle delirio di onnipotenza farsi adorare al posto di Dio (San Paolo, II Lettera ai Tessalonicesi 2, 3-4), altro non è, ed altro non può essere e rimanere, che una creatura. Ribelle certamente, ma creatura, la quale deve la sua esistenza soltanto alla bontà del Creatore che, coerente con la sua Volontà di Creatore, quando essa si ribellò non l’ha annientata perché, appunto, annientarla sarebbe stato contrario alla Sua Essenza di Essere autosussistente che comunica l’essere alle creature traendole ex nihilo, di Dio Creatore per Amore. Da sempre, perciò, secondo la Rivelazione ebraico-cristiana, l’antico Avversario (questo è il significato della parola “Satan”) cerca, per insensato orgoglio, di primeggiare al pari di Dio nell’intento, pur impossibile, di rendersi autonomo dal Suo Creatore. Ma, in tale tentativo, non può evitare, proprio perché egli è e rimane semplice creatura e quindi sempre e comunque dipendente ontologicamente dal Suo Autore, di tendere alla distruzione dell’essere, della creazione. Di tendere, in altri termini, alla privazione dell’essere, al nichilismo. Secondo lo schema paradigmatico dell’antica gnosi, nelle sue varie espressione storiche, la prima frammentazione dell’indistinta Monade primordiale avviene attraverso il formarsi, in seno alla Monade stessa, di una dualità tra due poli eguali e contrari, ossia complementari. La complementarietà di “Bene” e “Male”, posti come due poli ontologicamente equivalenti sebbene contrari, è una delle tipiche descrizioni di questa mitica dualità primordiale (altre sono, in genere, Luce ed Oscurità, Maschio e Femmina, Caldo e Freddo, etc.). Il manicheismo, che di solito è preso come esempio per sostenere la tesi dell’essenza dualista della gnosi, è in realtà, come ogni gnosi spuria, un monismo assoluto laddove la dualità primordiale, le due deità mitiche del “Bene” e del “Male” considerate ontologicamente pari e tra loro in rapporto dialettico, rimandano in effetti ad una Monade oscura ed indefinita nella quale la dualità è risolta nella ricomposizione della frammentazione originaria. La gnosi, in quanto antica religione luciferina, percorre tutta la storia dell’umanità e pertanto non deve meravigliare se il suo influsso sia penetrato anche nelle argomentazioni di una intellettuale moderna come Oriana Fallaci. Infatti nella storia del pensare umano molti personaggi anche di primo piano sono stati da influenzati dalla gnosi luciferina. Lutero, nel quale emergono chiari influssi gnostici sotto una parvenza teologica cristiana, concepiva, ad esempio, in alcuni passi della sua opera, Cristo e Satana, posti sullo stesso piano, come il lato destro e quello sinistro di Dio. Il lettore penserà che stiamo esagerando. Non resta altro, per convincerlo, che citare direttamente la Fallaci: “L’Occidente -scrive Oriana- è ammalato di un cancro morale, intellettuale e morale (sul che da parte nostra acconsentiamo, n.d.r.). Ma il Bene ed il Male non sono opinioni. Sono realtà obiettive, concretezze che ci distinguono (o dovrebbero distinguerci) dagli Zarqawi e dagli altri animali.”. A parte il fatto che non si deve dar dell’animale neanche al peggiore dei criminali, per il semplice fatto che, al di là di ogni moralistica indignazione, anche il peggiore dei criminali è e rimane uomo, sebbene pessimo uomo, quel che il lettore deve notare, nel linguaggio della Fallaci, è proprio quella sottile e tendenziale equiparazione, in quanto a consistenza ontologica, tra il “Bene” ed il “Male” (scritti non a caso entrambi con le maiuscole). Il male, infatti, non è per niente una realtà obiettiva, concreta, autonoma. Il male, come si è detto, è soltanto tendenza alla privazione dell’essere, è l’impossibile pretesa di indipendenza dal Creatore da parte della creatura ribelle che, nel tentativo di rendere effettuale tale impossibile indipendenza, altro non ottiene, per sé, che distruzione, annichilimento e morte. Autonomamente consistente è, invece, soltanto il Bene (questo e solo questo da scrivere con la maiuscola) nel senso che esso coincide con Dio stesso che è, appunto, Sommo Bene. Siamo certamente d’accordo con la Fallaci quando sostiene che “L’Etica non è una moda che cambia come i vestiti e le stagioni. E’ un codice di comportamento che vale dovunque e per sempre” del quale ci siamo serviti, per legge naturale, ossia per sentire della coscienza, “..fin dai giorni in cui abitavamo nelle caverne…” e tuttavia l’etica, la legge naturale, non è “Una disciplina che ci aiuta a individuare il Bene ed il Male”. Essa è quella Legge inscritta nel cuore umano direttamente da Dio, quindi indipendente dall’assenso di Fede cattolica, che ci fa scorgere e capire, dietro l’intima approvazione della coscienza sul nostro agire, il Bene, e per conseguenza il Sommo Bene che è Dio. Solo per riflesso, l’essere umano, dietro la disapprovazione intima della coscienza, capisce anche che l’oscuramento, interiore e pratico, del Bene, l’oscuramento dell’Amore, è male ossia, in ultima istanza, rifiuto del Sommo Bene e perciò tendenza alla privazione dell’essere. Affinché l’etica non sia una moda transeunte, ma una guida, non scritta, perenne, è necessario che il suo fondamento non sia semplicemente umano. L’affermazione di un fondamento solo umano, o troppo umano, dell’etica è manifesto proprio nell’idea di equiparare il “Bene” ed il “Male”, come realtà entrambe obiettive. Infatti, dietro questa pretesa equiparazione si svela l’atteggiamento prometeico di chi, sentendosi come Dio, ritiene di poter porre in termini assoluti e paritari “Bene” e “Male”, pur privilegiando il primo e disprezzando il secondo. L’etica umanitaria, ossia senza fondamento trascendente, però alla lunga non tiene, per l’inconsistenza stessa della pretesa umana di porre norme valide in assoluto ed in eterno (norme di tal genere possono essere poste soltanto da Dio), e finisce per essere travolta dalle mode. L’etica umanitaria prepara sempre ed inevitabilmente la strada al relativismo.

    Ora chi dice relativismo dice innanzitutto soggettivismo. Quest’ultimo si è storicamente manifestato dapprima sul piano teologico con il “libero esame” di Lutero, dal quale tutto il resto, fino al dilagare di massa del nichilismo nell’età post-moderna, è derivato per logica conseguenza. Nel soggettivismo traluce sempre la stessa pretesa prometeica, quella di porsi al pari di Dio, che caratterizza al fondo la gnosi luciferina. Se vi è una nazione, per le sue inconfutabili radici protestanti, presso cui relativismo e soggettivismo, socialmente ed economicamente tradotti in individualismo, hanno da sempre avuto ampio credito questa sono gli Stati Uniti d’America. Indagando la religiosità gnostica, intrisa di esoterismo, soggettivismo e relativismo, Harold Bloom ha potuto, in proposito, parlare di “religione americana” (si veda l’omonimo libro del Bloom “La religione americana”, Garzanti, Milano, 1994). Anche l’antropologa Cecilia Gatto Trocchi ritiene che “… lo gnosticismo pervade il protestantesimo americano…” (cfr. C. Gatto Trocchi “Nomadi spirituali – mappe dei culti del nuovo millennio”, Mondatori, Milano, 1998). Dunque con ragione Oriana Fallaci afferma: “…è l’America che ha diffuso il culto dell’edonismo. E’ l’America che ha lanciato la moda dei matrimoni e delle adozioni gay. E’ l’America che ha dato il via a quelle ricerche (la manipolazione genetica, n.d.r.)”. E tuttavia il suo “Bravo Bush” non è per niente condivisibile da parte cattolica (“Unica differenza - rispetto all’Europa, dice la Fallaci - , il fatto che in America il grosso dei cittadini si opponga e che a quei ricercatori il suo presidente dica:<Io i soldi per portare a fondo la Strage degli Innocenti non ve li do. Io alla scienza che uccide una persona per curare un’altra persona, che distrugge la Vita per salvare la vita, non ci credo>.”). Verrebbe da chiedersi, innanzitutto, se in un paese come gli Stati Uniti d’America, nel quale alle ragioni del business prima o poi tutto finisce per piegarsi, non saranno poi i finanziamenti privati a fare, occultamente, quel che lo stato ha vietato. L’ammirazione neoconservatrice di Oriana per il “cristiano rigenerato” che attualmente guida gli Stati Uniti d’America non può essere cattolicamente condivisa perché la distinzione fallaciana tra un’America liberal, da condannare per il suo relativismo etico, ed un’America conservatrice, quella vera e puritana delle origini, da elogiare, non regge né sotto il profilo teologico-filosofico né sotto il profilo storico. In realtà America liberal ed America conservatrice sono le complementari espressioni, l’una progressista e l’altra rigorista, dello stesso soggettivismo religioso, risalente, per la mediazione del settarismo puritano, a Lutero. Il soggettivismo è la vera radice della religiosità (spuria) americana. Molti cattolici oggi stravedono per l’America perché, a differenza dell’Europa scristianizzata, essa è un paese profondamente religioso, nel quale le chiese sono piene, nel quale non c’è contraddizione né conflitto, nella libertà, tra sfera religiosa (privata) e sfera pubblica intrisa di valori religiosi anche se interconfessionali. Tutto ciò però non può accontentare l’anima cattolica perché l’ostentata religiosità americana è religiosità protestante, religiosità da “libero esame”, ossia atteggiamento teologico soggettivo, che finisce nel “libero mercato” e, come hanno capito Harold Bloom e Cecilia Gatto Trocchi, nelle nuove religioni gnostiche “fai da te” del new age. Che la “religione americana” sia fondata, anche nella sua versione conservatrice e rigorista, in particolare nel caso delle esperienze “carismatiche” e “spirituali” delle molteplici sette del variegato mondo protestante dei “born again”, su un approccio soggettivista tale da ricondurre ciò che è ritenuto per vero, ed alla lunga la stessa esistenza di Dio (che, in questa prospettiva, è affermabile nella misura in cui è sperimentata per auto-illuminazione interiore), nell’ambito del proprio “io”, dell’io che così diventa il datore di senso dell’esperienza religiosa (invece di disporsi in cooperante accoglimento della Grazia divina, dell’Altro che ama e vuole solo essere riamato dalla creatura), ce lo conferma anche Sébastian Fath, nella sua recente opera, edita per i tipi della Carocci, “Dio benedica l’America. Le religioni della Casa Bianca”. Secondo Fath la vitalità religiosa dell’America dipende dal sottinteso patto di rinuncia alla pretesa di possedere in assoluto la piena Verità siglato tra le varie confessioni presenti negli Stati Uniti. Un patto reso possibile proprio dall’approccio individualista alla religione, quello appunto del “libero esame” (il fatto che, poi, storicamente, tale libertà religiosa si è trasformata nella dura costrizione moralista tipica delle sette protestanti è segno dell’inganno luciferino, di cui il protestantesimo è strumento, e che si rivela proprio nell’eterogenesi dei fini di una rivolta, quella protestante, nata contro l’“autoritarismo dogmatico” del Cattolicesimo Romano e finita nella più cupa e radicale privazione di libertà causata dalla rottura dei canali spirituali e sacramentali con la trascendenza storicamente operante di Cristo nel Suo Corpo Mistico ossia nella Chiesa Cattolica). Anche la Chiesa Cattolica americana, da sempre segno di contraddizione all’interno di un ambiente ad essa radicalmente ostile e prevenuto, è stata coinvolta, purtroppo, soprattutto negli ultimi decenni postconciliari, in quello sciagurato “patto”, nonostante che i documenti del Magistero conciliare continuino ad affermare, senza tentennamenti, che la Verità piena è solo quella posseduta dalla Chiesa Cattolica nella quale la Chiesa di Cristo continua a sussistere in modo perfetto. La religiosità americana, rivela Fath, è “… un adattamento riuscito alle logiche contemporanee della scelta individuale.”. Negli Stati Uniti, il paradiso oggi del libero mercato, le “chiese” sono una pluralità concorrenziale ed in tal senso esse sono ritenute fondamentali alla democrazia pluralista ed al mercato concorrenziale. Il nomadismo spirituale della religiosità americana è ritenuto elemento educativo imprescindibile nella formazione del perfetto cittadino americano. L’approccio itinerario alle fedi religiose, ed il passaggio facile da una all’altra, manifesta una tipica religiosità intimista che diventa, caratterizzata come è dall’assenza di dogmi definiti e dall’esperienza solipsista di Dio (o del proprio “io” confuso con l’alterità di Dio), elemento costitutivo di una patriottica ed interconfessionale “religione civica” e quindi spinta alla missione nazional-imperiale ossia all’esportazione globale del modello americano. Una spinta missionaria prodotta dall’antica ideologia puritana dell’America intesa come “Città di luce sulla collina” benedetta da Dio. Che differenza ci sia tra questo atteggiamento e quello del totalitarismo giacobino e marxista, con il loro delirio per l’esportazione mondiale della Rivoluzione, i neoconservatori, in particolari quelli cattolici italiani, devono ancora chiarirlo. Tocqueville aveva elogiato, già nel XIX secolo, il fatto che in America democrazia e religione procedono paralleli e senza conflittualità. Laica senza dubbio, la nazione americana individua nella religiosità dei suoi cittadini il più sicuro fondamento del suo sistema di vita. Peccato, per gli estimatori cattolici dell’America, che questo fondamento sia nient’altro che una patina di adogmatica religiosità posta a coprire il relativismo spirituale degli americani. Non a caso Eisenhower, citato da Fath, affermava: “Il nostro sistema di governo ha senso solo se è fondato su una fede profonda, e poco importa quale sia”. Uniti, al di là delle distinzioni confessionali, da una comune religione civile, i cittadini americani nutrono di religiosità spuria ed immanente il proprio patriottismo (in altre parole bestemmiano Dio allo stesso modo in cui lo bestemmiava il nazionalismo nazista con il suo “Gott mit uns”) nella convinzione (cromwelliana?) che Dio abbia affidato all’America un mandato per la salvezza dell’intera umanità dalle insidie dell’Asse del Male (anche qui scritto manicheisticamente con la maiuscola) di volta in volta identificato nell’oscurantismo della Vecchia Europa del papismo e del falso protestantesimo (questa l’accusa all’Europa lanciata dai primi coloni puritani emigrati in America), nel fascismo, nel comunismo, nell’islam. Per questa via religiosa, l’isolazionismo originario degli americani (che in quanto perfetti cristiani nell’accezione puritana dovevano tenersi lontano da qualsiasi non strettamente necessaria relazione con il resto del mondo di per sé “impuro” e sgradito a Dio) diventa spinta alla missione di “purificazione” dell’intero pianeta. Questo tipo di religiosità, con tutte le sue chiliastiche e pericolose implicazioni fondamentaliste, accomuna tutti gli americani siano essi liberal che conservatori. Infatti, come osserva Fath: “Da questa concezione discende una convinzione profonda, sinceramente condivisa tanto dai repubblicani che dai democratici: gli Stati Uniti, nazione prospera e potente, non restano passivi quando tanti Paesi al mondo si trovano lontani dai valori che hanno a cuore”. Se poi gli altri popoli vogliano o meno godere di quei “valori americani” è domanda che gli americani neanche si pongono ritenendola del tutto superflua, perché laddove vi è opposizione a quei valori lì vi è il “Male” ossia il nemico da debellare anche a costo dell’intervento militare. Ma quale è l’esito di questa religiosità americana, che tanto piace ad Oriana Fallaci ed agli altri “teocons” italiani, inclusi i fans cattolici dei Pera, dei Ferrara e delle stesse Fallaci? La civiltà americana, sempre “giusta” e sempre “devota”, fedele alla sua missione salvifica, è però la stessa nella quale i contenuti dottrinali si dissolvono in innumerevoli religioni “fai-da-te”. E Fath conclude: “per la maggioranza degli americani la bandiera a stelle e strisce insieme al modo di vivere che essa rappresenta ha preso il posto di Gesù Cristo come figura escatologica di un millennio di felicità. Ed è innanzitutto per quel dio che si battono”. Dal millenarismo ereticale delle sette medioevali e moderne si passa al millenarismo patriottico, nazional-imperiale, della “santa” nazione americana. “Santa”, più che in senso cristiano, nel senso dell’interpretazione giudaica del Vecchio Testamento, nel senso, cioè, di un soggetto collettivo che pretende per sé un ruolo ed una funzione messianica che esiste soltanto nei sogni millenaristi dei capi religiosi e politici di quel soggetto autoreferenziale. No! Oggi più che mai l’America non è la speranza del Cattolicesimo ed oggi più che mai i cattolici non hanno nulla da apprendere di vero e di buono dalle varie sette “neocons” e “teocons” e dai loro maitre a penser, in primis Oriana Fallaci.

    Sono <fallaci> le speranze che molti, troppi, cattolici ripongono, imprudentemente, in Oriana e negli altri presunti folgorati sulla via di Damasco.
    Ibrahim

 

 
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