Da certe angolature, gli eventi della politica non sempre seguono un andamento logico e razionale, ma si sviluppano con esiti improvvisi, che pertanto bisogna prendere così come sono, senza farsi più domande del lecito.
Così è se pensiamo a Casini e Follini e alle loro strategie: mentre la lettura apparente dei fatti sembra filare liscia, quella reale è invece un guazzabuglio inestricabile, non privo di errori e di passaggi insensati.
I loro obiettivi hanno collimato e deviato in momenti diversi, tenendo sotto scacco l’intera coalizione, e costretto Berlusconi a contromosse che potessero offrirgli spiragli futuri di sopravvivenza.
L’insieme di questo stato di cose ha propiziato una proposta di legge elettorale che, se resta censurabile per i tempi e i modi in cui viene partorita, più la si guarda, e più appare come la bozza casuale di un capolavoro. D'altronde, a sinistra, essa ha sollevato da un lato la reazione furibonda di Prodi, ma per il resto ha prodotto qualche guaìto di rito, un clima d’interlocutoria riflessione, silenti approvazioni sparse.
Se resta così, la legge, osservata al di fuori della contingenza elettorale e politica del momento, è una legge che recupera il buono del proporzionale, chiudendo con la dittatura maggioritaria, apportando però tutti i correttivi necessari a qualificarla come una svolta nuova per il futuro.
Una legge che lascia ampio spazio al pluralismo, senza moltiplicarlo all’infinito (soglie del 2 e del 4%); che consente la creazione di un panorama multipolare (soglia del 10% alle coalizioni); che incentiva alleanze omogenee di governo, senza obbligare forze lontanissime tra loro ad aggregarsi; che si preoccupa della governabilità (premio di maggioranza); che rimette nei giusti binari il rapporto rappresentanza-peso politico, restituendolo al voto della gente e sottraendolo alle trattative di vertice. Una legge infine, che può rimettere al centro programmi e partiti, e rompere con populismi e personalismi.
Unica pecca grave, le liste bloccate, un rimasuglio dello spirito maggioritario a comprensibile tutela degli equilibri odierni, ma che si spera verrà abolita nel prossimo futuro. Poi certamente, la legge andrà collaudata e possibilmente perfezionata, ma l’impianto e lo spirito di base vanno nella giusta direzione, quella che alcuni di noi avevano sempre auspicato.
Ma torniamo a Follini e a Casini.
Follini ha da sempre oscillato tra due opzioni: quella di creare un centro moderato e autonomo in Italia, e quella di rappresentare il centro forte di un centrodestra credibile e democratico in un sistema bipolare. Entrambe le cose hanno sempre fatto a pugni con il fattore B., opportunisticamente tollerato finché garantiva potere, visto come un ingombro nel momento in cui diventa un cavallo perdente. Il problema di Follini restava comunque il sistema maggioritario, che gli impediva spazi di manovra e di autonomia politica.
Casini invece, mira alla leadership del centrodestra o, come subordinata, del grande centro della politica. Anche per Casini il problema si chiama fattore B., ma la sua posizione più delicata, alla ricerca di un consenso ampio nella coalizione, richiedeva passaggi diversi e meno dirompenti rispetto a quelli del suo compagno di partito.
In buona sostanza, questa legge elettorale dovrebbe essere una manna per Follini, un po’ meno per Casini. Le primarie del centrodestra, invece, una iattura per entrambi (per tutti, ad eccezione di Fini).
Invece troviamo Casini regista occulto (e un po’ pentito) di questa legge. Follini che da proporzionalista e “autonomista”, frena di fronte a una legge che gli consentirebbe, sulla carta, la dissociazione dalla CdL e la sopravvivenza politica. Sempre Follini fautore di primarie ormai inutili e improduttive, su cui sarebbe tentato di giocarsi tutto (???). Insomma, chi ci capisce è bravo.
Resta il fatto che tutto questo oggi offre una ventata di ossigeno alla politica italiana: la nuova legge elettorale. Sono convinto che sarà approvata, e mi turerò il naso sugli aspetti formali e sui rischi (in realtà rimediabili) che produce sul voto finale. L’importante è che l’impianto resti così com’è, senza papocchi, ritocchi e pidocchi.




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