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Discussione: Avevate ragione!

  1. #51
    ghost dog
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    « Prego bensì che l'una e l'altra cosa, la vittoria e il ritorno, tu conceda, ma se una sola cosa, o Dio, darai,la vittoria concedi sola! »
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    Originally posted by Itzoccor
    Alcuni chiarimenti, sempre personali, sono d'obbligo!
    Le nostre scelte lessicali -intendo del movimento di cui faccio parte- non sono in discussione su questo fourm. Sono scelte maturate dopo lunghi anni di militanza in movimenti differenti che facevano del "nazionalismo" la loro bandiera. Si tratta di scelte non fatte così "tanto per fare" ma dopo un attenta analisi della società sarda, della sua stratificazione sociale e della sua cultura politica.
    Quindi, non stiamo aspettando che qualcuno ci insegni come fare politica: accettiamo volentieri il confronto ma le lezioni preferiamo lasciarle ad altre sedi.
    Non mi sto riferendo nè a zuanne nè a shardana ruju (a cui do il benvenuto su questo forum) bensì a classiche uscitine polemiche che si leggono spesso e volentieri da queste parti (o durante le feste) fatte da personaggi che dovrebbero trovare il coraggio per discutere “cara a cara” con noi... e non quello per chiacchierare al buio.
    Premesso questo, che potrebbe sembrare polemico ma che invece vuole essere un tentativo di fare chiarezza prima di riaprire il confronto... è d'obbligo ricordare che noi non abbiamo nessuna ragione e/o interesse per giustificare l'utilizzo della parola nazionalismo. Chi la utilizza è giusto che lo faccia, ma di sicuro non può cercare leggittimazione dentro iRS, si tratta di scelte personali coscienti e politicamente rilevanti.
    Quando si tratta invece di scelte collettive, quindi da attribuirsi ad un movimetno politico, allora il discorso cambia: è necessario giustificare l'uso di questa parolina davanti al proprio elettorato, ai propri sostenitori e simpatizzanti... non certo davanti a noi.

    Se altri movimenti in sardegna si definiscono nazionalisti (SN-I, MPS ecc. ecc.) sta a loro definirne il significato, non certo a noi fare passi indietro.

    Nessun problema quindi! Noi abbiamo fatto delle scelte, chiunque e libero di farle proprie o di farne delle altre.

    Per quanto riguarda la presunta DEMONIZZAZIONE: l'unica espressione sulla quale mi sono permesso di esprimere giudizi di un certo tipo è "nazionalismo di liberazione", non ho parlato assolutamente di comunitarismo (su cui ci sarebbero da spendere pagine e pagine di acceso confronto).
    Confermo ciò che ho scritto in precedenza. Per la precisione si trattava di una polemica riferita a Gauardia Arrubia che da tempo immemore accusa noi di trasversalismo (come molti hanno fatto in precedenza) senza nemmeno accorgersi che si rifà a concetti trasversalisti o perlomeno ambigui e legati alla nuova destra. L'ho semplicemente invitato a guardarsi attorno...

    Rispetto a ciò che dice giovanni, non credo che l'espresisone "nazionalismo di liberazione" possa essere associata alla cultura politica della nostra terra. Non ha nè una tradizione consolidata come espressione nè tanto meno può vantare una concettualizzazione scientifica che ne renda chiaro il significato. Mi sono limitato a riportare alcune fonti online... se qualcuno ci vuole ragionare sopra lo faccia, altrimenti rimane una mia personalissima considerazione.
    Non si tratta di "patentature" (caro Fr.Ib.?) da me appioppate a chissà quale onesto indipendentista sardo... bensì di constatazioni. Se qualcuno vuole fornire al termine una base seria che rispetti alcuni irrinunciabili principi etici... lo faccia. Non sarò certo io a dover rispondere delll’utilizzo che ne fanno gruppi di destra estrema che si aggirano per l’europa alla ricerca di un modo per riabilitare la parola nazionalismo (se vuoi ti posto altre decine di documenti dove viene utilizzata quell'espressione)!





    Invece ti sbagli , a parer mio -ancora oggi- una buona parte del popolo sardo continua a considerare il variegato mondo indipendentista come portatore di una forma folkloristica di sciovinismo!
    E' da questo dato che bisogna partire per capire gli errori fatti... per non continuare a sbagliare!

    È poi non credo che l’universo indipendentista sia così omogeneo come potrebbe apparire. Esiste un inidipendentismo razzista, intollerante e totalmente estraneo alla logica del confronto e del dialogo.
    (Qualche avvisaglia si è avuta pure in Corsica: sappiamo chi sono e non ci preoccupano… ma esistono!)


    Per concludere, rispetto alla citazione tratta dal PSIN: noi siamo lontani anni luce da quel tipo di concettualizzazione. Per noi essere indipendentisti non è una risposta a nessun colonialismo, bensì una scelta cosciente e consapevole, né ribellistica né frutto di impulsività; un indipendentismo scientifico, frutto di un elaborazione coerente e sintesi costruttiva delle esigenze di un popolo che vive il XXI secolo e non il secolo delle lotte anticoloniali.
    Basta leggere i nostri documenti per capire come nasce iRS e quali sono i suoi valori fondanti… altro che trasversalismo!

    Finzas a sa repùbrica!

    Itz.
    Caro Itz.

    Intanto una sola premessa: non stavo ponendo le mie osservazioni in relazione ad iRS, ma solo al contesto discorsivo rappresentato da questi ultimi interventi.

    Spero che sia chiaro. Non vi verrò certo io a dire cosa dovreste fare o non fare, pensare o non pensare.

    -> Condivido con te la consapevolezza di una mole di fascinose problematiche insite nel concetto di "comunitarismo": non ho mai nascosto di essere fortemente attratto dalle ricerche filosofiche fatte in questo senso dal Professor Costanzo Preve ("diffamato superbamente" da certa paccottiglia sinistrorsa italiana e sardiliana).
    Ma è altro discorso....e chiudo.

    -> A voler ricercare una recente "legittimazione" del concetto, si potrebbe dire che è lecito parlare di "nazionalismo di liberazione" dal momento in cui, con Angioy, si sviluppa un moto giacobino(di liberazione) "nazionale" nel senso moderno del termine.
    Oppure ancora: "nazionalismo" come moto di riaffermazione della propria identità e sovranità nazionale negata(da qui lo -ismo), "di liberazione" poichè moto sostanziato di una carica politica egualitarista, democratica e libertaria.
    Ammesso che vi sia, in ultima istanza, il bisogno o la possibilità di dedurre o di derivare strumentalmente la "liceità" assiologica di un concetto da un fatto storico...
    Non sta dunque nemmeno al sottoscritto preoccuparsi di difendere un "termine", dagli eventuali usi-abusi che altri ne possono fare.
    Quel termine lo leggo conformemente alla realtà culturale ed all'orizzonte esistenziale cui faccio riferimento.
    E' chiaro ad esempio che Irlandesi, Baschi e Corsi nel definirsi nazionalisti(perché tali si definiscono, in Euskal anche i marxisti, tanto per dire..), intendono ribadire la natura democratica e popolare del loro impegno volto alla liberazione-emancipazione delle relative terre rispetto ad una situazione di oggettiva sottomissione o subalternità ad altri, estranei poteri.
    Non credo sia logicamente né storicamente lecito mescolare i "nazionalismi organicisti, razzisti ed imperialisti" del novecento(che hanno specifiche cause e macroscopiche costanti), ed i "nazionalismi dei popoli oppressi"(che hanno tutt'altre cause e tutt'altre costanti).

    - > Non mi sospingo oltre nella riflessione sulla tua critica verso quel passaggio dello PSIN proprio perchè mi mantengo fermo nell'intento di evitare qualsiasi riferimento a ciò che trascende questo contesto discorsivo; un unico punto:
    Non riesco a capire come si possa negare l'idea stessa di "colonialismo". Chiudere il fenomeno “coloniale” o “neo-coloniale” entro una parentesi storica, sigillato da una punteggiatura definitiva, è un fatto inspiegabile. Il colonialismo ha mutato le sua modalità, la sua morfologia, non i suoi tratti costitutivi e costanti; a tutt’oggi rappresenta una delle grandi piaghe del pianeta; sia che si presenti nelle forme più virulente e dirette(imperialismo), sia che si manifesti entro il perimetro delle società tecnicamente più evolute.
    Semmai bisognerebbe sfuggire alle logiche economicistiche che hanno per troppo tempo(a mio-nostro parere distorcendo Marx e facendone un feticcio) preteso di esaurire nelle loro dinamiche ogni manifestazione umana: il colonialismo si manifesta anche ad un livello culturale, esistenziale financo(vedi Gramsci a riguardo).
    Nell’annegare la mente umana in una oscena miscela di cinismo, rassegnazione e nichilismo, nello sprofondare una coscienza nazionale in una mescola contorta di odio ed indifferenza…lì io scorgo i segni della più feroce colonizzazione; poiché ad un popolo è impedito di prendere coscienza di sé; e questo mediante la sistematica devastazione morale e culturale dei parametri valutativi propri agli individui che quel popolo lo costituiscono.
    Così ad esempio ci spieghiamo come mai, in Corsica il nazionalismo è non un dato ideologico più o meno codificato, ma “solo” una potente concezione esistenziale fondata ed eretta sul culto della più sincera fratellanza.

    Qui chiudo, ringraziandoti-vi della cortesia e dello spazio offertomi. Non voglio però abusare di un luogo telematico di incontro di tipo operativo. Magari ci si può dare appuntamento su qualche altro forum(tempo permettendo, ahimè non né ho molto) per il futuro al fine di proseguire la piacevole discussione.

    Senza mai stancià, ne mai rifiatà.

    Shardana R.
    PRO SA REPUBRICA DEMOCRATICA SARDA
    FINTZAS A SA BINCHIDA, SEMPER!

  2. #52
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    Salude,
    tziu Sanna ha già detto quasi tutto ma forse qualche altra parola può essere spesa per chiarire la questione.

    Piccola premessa su iRS e il modo in cui funziona il mondo (sul funzionamento dell'universo parleremo un'altra volta).
    iRS crede decisamente che il mondo si possa cambiare e che a cambiarlo possano essere anche gli uomini ("anche", perchè a cambiarlo ci pensano anche gli animali, le piante, il mare, il vento, i vulcani, le macchine, le industrie e qualsiasi forza divina o extra-terrestre ciascuno ritenga possa esistere).

    Cosa c'entra la premessa con il resto?
    Uno dei modi attraverso cui l'uomo può iniziare a cambiare "delle" cose (non tutte, ma alcune molto fondamentali, come ad esempio le coscienze) è inventando concetti. I concetti non sono parole, ma sono modi di dar forma ai pensieri: e dunque, visto che come si sa da tempo non c'è pensiero che non affondi in un sentire, "inventare concetti" significa anche trasformare la forma che diamo ai nostri sentimenti e alle nostre passioni, al modo in cui percepiamo la nostra esistenza e il mondo attorno. Inventarsi un linguaggio proprio è uno dei modi per per non sentirsi più falliti o rasseganti, per non credere più che la nostra è una terra disgraziata e barbara, che il mondo va in una direzione che impedisce la nostra indipendenza nazionale e così via.
    Ora, alcuni concetti in particolare possono servire a sentirsi meglio con se stessi e a far capire subito chi siamo e chi non siamo, con chi ci vogliamo o ci potremmo accompagnare e con chi decisamente no.

    Di quale concetto NON stiamo parlando?
    Il concetto di cui stiamo parlando non è "nazionalismo". Se il fulcro del nostro pensiero e della discussione fosse questo termine:
    1) non avremmo inventato niente (il che significa che non avremmo modificato realmente il mondo - nemmeno ci avremmo provato - e dunque nemmeno cambierebbe la nostra autostima, la nostra sensazione che le cose cambiano e che siamo noi che le facciamo cambiare)
    2) potremmo giustificare tutto e il contrario di tutto dato che quel termine negli ultimi secoli è stato usato pressoché da tutti (e quando un concetto gioca il ruolo della notte in cui tutte le vacche sono grigie, quando può essere usato per dire una cosa e il suo contrario, si può serenamente concordare con il fatto che forse non aiuta a fare chiarezza e indicare un percorso coerente (certo, uno può anche pensare che la missione della sua vita sia riscattare quel concetto e dimostrare che a quello corrisponde un certo modo di fare, ma, se non mi sbaglio - e corro il rischio di parlare a titolo personale - mi pare che iRS volendo fare l'indipendenza della Sardegna se proprio fosse nato per riscattare un termine allora dovrebbe essere INDIPENDENTISMO e non altri...Cmq, lo si noti: viene subito da pensare "è più coerente!"...)
    3) Come vedremo fra poco, fissarsi sul termine nazionalismo genera subito delle ambiguità pratiche, concrete. Ambiguità che la politica sarda vive da così tanti anni e sono così evidenti che non si capisce perché dovremmo ricascarci. Potremmo riassumerle con il famoso principio "dimmi come ti definisci e ti dico con chi alla fine - anche se prima hai spergiurato che non l'avresti mai fatto - ti vai ad alleare" (Pare che sos Mannos, quelli nuragici e in particolar modo quelli giudicali avessero ben presente la massima, che fosse parte della loro sabidoria, e che oggi invece - nonostante il sangue dei sardi sia sempre lo stesso!! guarda tu, scherzi della genetica...o della cultura? - quasi nessuno la ricordi ed applichi)

    Dunque, di quale (diavolo!) di concetto iRS parla?
    INDIPENDENTISMO NON-NAZIONALISTA
    Apparentemente non suona così nuovo per un motivo molto semplice (che va detto anche perché chiarisce una questione che rispunta sempre): nessuno inventa niente dal nulla. Tutti maneggiamo sempre dei pezzi di roba vecchia per tentare di far saltare fuori qualcosa di nuovo. Ammettere questo significa anche che molto spesso, per costruire qualcosa di nostro usiamo pezzi di idee e di pratiche, già usate da altri. Dunque bisogna essere sempre molto cauti nel dire "quello non lo puoi usare che è una categoria italiana, basca, irlandese o guatemalteca"...vale in generale e vale soprattutto nel discorso politico. Il punto dunque è capire se con i pezzi che si usano ci si fa qualcosa di nuovo e di buono per la Sardegna e per il mondo. Se si riesce a tradurli nel proprio contesto di vita, se si riesce a trasformarli fino al punto in cui pur sembrando loro non son più esattamente loro, ma sono ciò che serve a noi per fare la nostra liberazione nazionale, la nostra società più giusta, solidale, dignitosa, umana di quanto non sia ora. Il ragionamento è talmente vero che anche quando uno importa un concetto credendo di usarlo così come lo avevano pensato gli altri è la vita stessa che glielo cambia...tanto vale allora essere noi ad adattarlo al nostro contesto, senza aspettare (e rischiare) che il contesto ce lo ritorca contro.

    Dunque, dicevamo...
    Indipendentismo non-nazionalista (e non mi soffermerò qui sul fatto che i fratelli indipendentisti europei spesso citati sono consci e fortemente attratti da questa nuova concettualizzazione) significa tante cose, ma in particolar modo:
    1) si può amare al propria nazione, difenderla e volerne la sua libertà senza cadere nella retorica nazionalista, che attenzione, non è banalmente la retorica razzista (che in pochi esplicitamente usano) ma è un modo quotidiano di pensare che presuppone di dare le colpe sempre all'esterno ("a mare soso continentales", "furat chie benit dae su mare"), di credere che è sardo solo chi è nato in Sardegna o solo chi parla sardo, di pensare che le nazioni sono dati scontati e naturali che esistono a prescindere dal fatto che una collettività se ne faccia affermatrice, che i sardi comunque si uniscano producano un risultato positivo perché l'esser-sardi (a prescindere dai valori che ciascuno professa) è un valore (questo sì che è trasversalismo!!!), che la verità stia sempre nella tradizione, che ogni cosa per suonare buona, giusta e autentica debba essere antica o comunque apartenuta al passato e così via. Sono sfumature? ma nella vita reale ci sono solo quelle, la differenza la fanno le sfumature e certe sfumature sono tutta la differenza che conta. iRS, dicendo indipendentismo non-nazionalista, guarda alle sfumature per far capire chi è, cosa vuole, come intende comportarsi nel mondo, qual'è lo stile che richiede a chi ne fa parte. Insomma, dire indipendentismo non-nazionalista, serve per teenre insieme il nostro amore per la libertà della nostra nazione e il nostro popolo e la volontà di non diventare un contenitore per tutto o per tutti. Voi che leggete su questo foum lo noterete senza alcun dubbio: usare quella definizione serve a definire una posizione politico-sociale, un campo di valori sufficientemente definito, senza ricadere in etichette preconfezionate che allontanino per partito preso. Dire indipendentismo non-nazionalista significa proporre e richedere (con umiltà da ambo le parti) che si valuti la propria appartenenza in base a questo campo di valori, in base a ciò che iRS sceglie di essere con il suo proprio linguaggio, al contenitore che iRS crea con la convinzione che non tutti ci possano rientrare ma che a rientrarci possano essere molti di più di quanto l'utilizzo di vecchi schemi concettuali avrebbero consentito.
    2) indipendentismo non-nazionalista signifca dunque chiedere a tutti di fare una riflessione prima di entrare in iRS. Strano? No! coerente con il nostro modo di fare politica in un modo diverso da tutti gli altri. iRS - e come vi accorgerete sto per usare un pezzo di cultura italiana per parlare dell'indipendentismo sardo - "iRS è per molti ma non per tutti". A chi ci dice "Se mi piacete entro con voi", convinto che per noi tutto faccia brodo, iRS risponde "No caro/a, sei tu che devi piacere a iRS per poterne fare parte". E il motivo di questa risposta è semplice: iRS non è nato per accumulare voti, avere poltrone, amministrare appalti, asfaltare strade; iRS è nato per convincere i sardi e il mondo della giustezza dell'indiepndenza di questo popolo e di questa terra. Il che significa che iRS mette anche nel conto di ottenere il suo scopo senza che quantità abnormi di sardi vi entrino a far parte. Una verità della storia è che si possono avviare grandi trasformazioni collettive anche in (relativamente) pochi, determinati, uniti e con le idee molto molto chiare...
    3) indipendentismo non-nazionalista significa scegliere e indicare la propria politica. A forza di dirsi nazionalisti si finisce che lo si diventa, che quella diventa la propria identità, e che comunque, se nazionalisti ci si dice, evidentemente ci si può (e in qualche modo ci si deve) accompagnare ad altri nazionalisti. E così uno, tanto per dire, tanto per non chiarire, dice di essere anche nazionalitario, e così finisce per allearsi (o comunque per essere associato) con Mario Floris, PPS e tanti altri (che mi pare l'indipendenza della Sardgena non la vogliono...); oppure si dice con orgoglio sardista e apre la porata ad alleanze con qusi-tutti (il quasi ovviamente è motivato dall'esistenza di iRS...). E se tanto lo dici, se tanto ci tieni a definirti, se tanto ti rappresenta non è poi sbagliato se ti allei con gli altri che di quel termine ne fanno una bandiera. Così ti ritrovi con il PSdAz. E un giorno ti svegli e, senza che neanche te ne sei accorto, il tuo alleato, è in giunta con il centro-snistra italiano...
    Indipendentisti non-nazionalisti al momento ci siamo solo noi e con questo concetto, ci pare, non corriamo il rischio di tradire né la lotta di indipendenza della nostra terra né il sentimento di comunanza con ogni essere umano che vive nel mondo.

    Chin amistade
    Franciscu

    PS. Non avendo riletto, mi scuso per errori o refusi, spero che non compromettano la chiarezza del discorso

  3. #53
    Finzas a s'indipendentzia!
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    Originally posted by Shardana Ruju
    A voler ricercare una recente "legittimazione" del concetto, si potrebbe dire che è lecito parlare di "nazionalismo di liberazione" dal momento in cui, con Angioy, si sviluppa un moto giacobino(di liberazione) "nazionale" nel senso moderno del termine.
    Oppure ancora: "nazionalismo" come moto di riaffermazione della propria identità e sovranità nazionale negata(da qui lo -ismo), "di liberazione" poichè moto sostanziato di una carica politica egualitarista, democratica e libertaria.
    Ammesso che vi sia, in ultima istanza, il bisogno o la possibilità di dedurre o di derivare strumentalmente la "liceità" assiologica di un concetto da un fatto storico...
    Non sta dunque nemmeno al sottoscritto preoccuparsi di difendere un "termine", dagli eventuali usi-abusi che altri ne possono fare.
    Quel termine lo leggo conformemente alla realtà culturale ed all'orizzonte esistenziale cui faccio riferimento.
    E' chiaro ad esempio che Irlandesi, Baschi e Corsi nel definirsi nazionalisti(perché tali si definiscono, in Euskal anche i marxisti, tanto per dire..), intendono ribadire la natura democratica e popolare del loro impegno volto alla liberazione-emancipazione delle relative terre rispetto ad una situazione di oggettiva sottomissione o subalternità ad altri, estranei poteri.
    Non credo sia logicamente né storicamente lecito mescolare i "nazionalismi organicisti, razzisti ed imperialisti" del novecento(che hanno specifiche cause e macroscopiche costanti), ed i "nazionalismi dei popoli oppressi"(che hanno tutt'altre cause e tutt'altre costanti).

    Non riesco a capire come si possa negare l'idea stessa di "colonialismo". Chiudere il fenomeno “coloniale” o “neo-coloniale” entro una parentesi storica, sigillato da una punteggiatura definitiva, è un fatto inspiegabile. Il colonialismo ha mutato le sua modalità, la sua morfologia, non i suoi tratti costitutivi e costanti; a tutt’oggi rappresenta una delle grandi piaghe del pianeta; sia che si presenti nelle forme più virulente e dirette(imperialismo), sia che si manifesti entro il perimetro delle società tecnicamente più evolute.


    Shardana R.
    Condivido pienamente e sottoscrivo!

  4. #54
    Finzas a s'indipendentzia!
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    Predefinito Re: ancora qualche chiarimento...

    Originally posted by Itzoccor
    Rispetto a ciò che dice giovanni, non credo che l'espresisone "nazionalismo di liberazione" possa essere associata alla cultura politica della nostra terra. Non ha nè una tradizione consolidata come espressione nè tanto meno può vantare una concettualizzazione scientifica che ne renda chiaro il significato. Mi sono limitato a riportare alcune fonti online... se qualcuno ci vuole ragionare sopra lo faccia, altrimenti rimane una mia personalissima considerazione.


    Originally posted by zuanne
    Con ciò intendo dire che non c’è nel modo più assoluto (almeno per ora), il rischio che qualcuno identifichi la lotta di liberazione nazionale del popolo sardo in una lotta volta alla realizzazione di una società sciovinista.

    Invece ti sbagli , a parer mio -ancora oggi- una buona parte del popolo sardo continua a considerare il variegato mondo indipendentista come portatore di una forma folkloristica di sciovinismo!
    E' da questo dato che bisogna partire per capire gli errori fatti... per non continuare a sbagliare!

    È poi non credo che l’universo indipendentista sia così omogeneo come potrebbe apparire. Esiste un inidipendentismo razzista, intollerante e totalmente estraneo alla logica del confronto e del dialogo.
    (Qualche avvisaglia si è avuta pure in Corsica: sappiamo chi sono e non ci preoccupano… ma esistono!)
    Finzas a sa repùbrica!
    Itz.

    Caro Francesco, nel ribadire che ho sinceramente apprezzato la volontà di IRS di rinnovare lessico e prassi politica, devo però anche ricordare, come già ha fatto Shardana Ruju, che il termine “nazionalismo” in Sardigna è sempre stato utilizzato da tutti i movimenti indipendentisti, che si sono sempre palesemente richiamati ad un idea di “liberazione” della loro terra da qualunque forma di oppressione politica, economica e/o culturale. Pertanto, senza fare troppi giri di parole, credo che l’utilizzo del termine “nazionalismo di liberazione” non sia poi così soggetto a cattive interpretazioni da parte della gente. Lo può diventare solo attraverso una inopportuna campagna di demonizzazione nei confronti di quegli indipendenti che ad esso fanno riferimento. Ma questo credo che alla lunga non gioverebbe proprio a nessuno.

    Sono anche io dell’opinione che una gran parte del popolo sardo consideri ancora l’indipendentismo come un fenomeno folkloristico, ma ciò, non mi stancherò mai di ripeterlo, ritengo sia dovuto alla mancanza di una adeguata programmazione politico-economica che dimostri nei fatti come la Sardigna possa vivere da nazione libera e indipendente. Questo è ciò che rende l’indipendentismo sardo un fenomeno politico privo di stimoli e di idee nelle quali poter credere concretamente. Non penso invece che tra le gente sia diffusa l’idea che gli indipendentisti siano sostenitori di tendenze politiche scioviniste.

    Dal momento che fai riferimento a qualche episodio accaduto in Corsica, se non ho capito male durante le ghiurnate, posso chiederti a chi ti riferisci di preciso quando affermi che c’è “un indipendentismo razzista, intollerante e totalmente estraneo alla logica del confronto e del dialogo”? Vorrei capire se si tratta di un singolo che ha detto qualcosa di inopportuno e poco felice o di un gruppo che ha fatto qualche dichiarazione politica esplicita. Nel caso si sia verificata la seconda ipotesi, riterrei il fenomeno davvero molto preoccupante.

    Cun amistade, fintzas a s'indipendentzia!
    zuanne

  5. #55
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    Predefinito Re: Re: ancora qualche chiarimento...

    Originally posted by zuanne


    Caro Francesco, nel ribadire che ho sinceramente apprezzato la volontà di IRS di rinnovare lessico e prassi politica, devo però anche ricordare, come già ha fatto Shardana Ruju, che il termine “nazionalismo” in Sardigna è sempre stato utilizzato da tutti i movimenti indipendentisti, che si sono sempre palesemente richiamati ad un idea di “liberazione” della loro terra da qualunque forma di oppressione politica, economica e/o culturale. Pertanto, senza fare troppi giri di parole, credo che l’utilizzo del termine “nazionalismo di liberazione” non sia poi così soggetto a cattive interpretazioni da parte della gente. Lo può diventare solo attraverso una inopportuna campagna di demonizzazione nei confronti di quegli indipendenti che ad esso fanno riferimento. Ma questo credo che alla lunga non gioverebbe proprio a nessuno.

    Sulla questione dell'utilizzo della parola "nazionalismo" è stato esaustivo tziu sedda, mentre per quel che riguarda l'espressione "nazionalismo di liberazione" a parer mio la gente comune non si cura affatto delle eventuali diferenze rispetto ad espressioni simile. In sardegna a malapena qualcuno capisce cosa si intende con la parola "indipendentismo" figurati se si presta attenzione alle sfumature e alle declinazioni del termine nazionalismo.
    Evitiamo la caccia alle streghe, nessuno ha demonizzato alcunchè! Ho solamente riportato alcune fonti e non mi risultava assolutamente che dei movimenti politici in sardegna si rifaccessero a questa terminologia, e tutt'ora non mi risulta. Se ci fossero realmente nello scenario politico sardo dovrebbero fare il mea culpa: poco si sa di loro e del loro modo di lottare per l'indipendenza della sardegna.

    Se poi, tu e shardana ruju siete affezzionati a queste espressioni -caro zuanne- non posso di certo esserne a conoscenza!

    Per SH.Ruju: non chiedevo di sicuro una ricostruizione storica sulla liceità dell'espressione, chiedevo più che altro elaborati e/o autori di riferimento su quella che è una questione puramente definitoria e quindi, di per sè, eminentemente teorica.




    Originally posted by zuanne


    Sono anche io dell’opinione che una gran parte del popolo sardo consideri ancora l’indipendentismo come un fenomeno folkloristico, ma ciò, non mi stancherò mai di ripeterlo, ritengo sia dovuto alla mancanza di una adeguata programmazione politico-economica che dimostri nei fatti come la Sardigna possa vivere da nazione libera e indipendente. Questo è ciò che rende l’indipendentismo sardo un fenomeno politico privo di stimoli e di idee nelle quali poter credere concretamente. Non penso invece che tra le gente sia diffusa l’idea che gli indipendentisti siano sostenitori di tendenze politiche scioviniste.

    Il fatto che la gente consideri l'indipendentismo come un fenomeno folkloristico deriva solo in parte da quello che tu dici (che condivido pienamente e ti posso garantire che il nostro movimento sta lavorando tantissimo su queste tematiche), il fatto è che molti movimenti indipendentisti -in moltissime occasioni- hanno fatto tanto folklore e poca politica.
    Potrei citarti numerosi esempi... ma non è questa la sede, qualcuno che legge potrebbe risentirsi.





    Originally posted by zuanne

    Dal momento che fai riferimento a qualche episodio accaduto in Corsica, se non ho capito male durante le ghiurnate, posso chiederti a chi ti riferisci di preciso quando affermi che c’è “un indipendentismo razzista, intollerante e totalmente estraneo alla logica del confronto e del dialogo”? Vorrei capire se si tratta di un singolo che ha detto qualcosa di inopportuno e poco felice o di un gruppo che ha fatto qualche dichiarazione politica esplicita. Nel caso si sia verificata la seconda ipotesi, riterrei il fenomeno davvero molto preoccupante.

    Cun amistade, fintzas a s'indipendentzia!
    zuanne

    Mi piacerebbe potermi riferire ad un singolo ma dietro c'è, purtroppo per l'indipendentismo, un gruppo. La cosa peggiore è che non si sono limitati alle parole ma sono passati ad azioni pratiche di stampo "fascista""!
    Sappiamo chi sono, uno per uno... ma questa è un'altra storia.


    Finzas a sa repubrica!
    Itzoccor

  6. #56
    Finzas a s'indipendentzia!
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    Sardigna - "Deris, troppu chitto. Cras, troppu tardu. S'unicu tempus est oe." Indipendentzia!!!
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    Predefinito Re: Re: Re: ancora qualche chiarimento...

    Originally posted by Itzoccor
    …..per quel che riguarda l'espressione "nazionalismo di liberazione" a parer mio la gente comune non si cura affatto delle eventuali diferenze rispetto ad espressioni simile. In sardegna a malapena qualcuno capisce cosa si intende con la parola "indipendentismo" figurati se si presta attenzione alle sfumature e alle declinazioni del termine nazionalismo.
    Sono d’accordo con te, proprio per questo nulla impedisce a chi si definisce indipendentista e nel contempo nazionalista di spiegare quali valori, a suo parere, incarnino queste espressioni.

    Riporto un testo scritto nel 2000 da Franciscu Pala Scameroni - tratto da “aLeia” – periodico di “Indipendenza Corsa”, movimento politico nato in ambito universitario, che assieme a Su Cuncordu - di cui lo stesso Pala faceva parte -, aveva dato vita a “Interrae”, movimento politico culturale autodefinitosi anticolonialista. Questo scritto penso possa chiarire a tutti in maniera sufficientemente esaustiva, cosa intendono, ancora oggi, quegli indipendentisti che in Sardigna si definiscono nazionalisti:

    “…..siamo un’unione di anticolonialisti che si battono per la democrazia, per l’internazionalismo, per l’anticapitalismo e per l’ecologia.
    Essendo degli anticolonialisti, appoggiamo apertamente tutti quei movimenti che sorgono come risposta e reazione ai soprusi e alle violenze che i colonizzatori infliggono ai colonizzati. Questi movimenti vengono definiti per lo più nazionalisti. Fra le varie accezioni del lemma nazionalista, in genere, tende a prevalere quella negativa che lo identifica con qualcosa di antidemocratico, tendenzialmente totalitario ed imperialista. Noi rifiutiamo questa analisi o meglio, teniamo ad apportare una distinzione tra il nazionalismo che appoggiamo e quello che combattiamo.
    Difendiamo e sosteniamo con forza il nazionalismo di chi lotta perché la sua nazionalità, la sua cultura non vengano negate, di chi lotta perché il parlare la propria lingua non sia causa di torture o discriminazioni, di chi lotta perché il suo popolo non sia martoriato e sterminato.
    Viceversa condanniamo e tentiamo di opporci con altrettanta decisione al nazionalismo degli imperialisti, dei colonialisti, dei massacratori di popoli, degli sterminatori di lingue. Ci opponiamo ai nazionalismi che si alimentano di odio ed alimentano pregiudizi razziali, discriminazioni o penalizzazioni di ogni genere ed in ogni campo, dal sociale al politico, dal razziale al religioso.
    Difendiamo il nazionalismo di chi, pronto a lottare per difendere la propria Terra dagli attacchi dei colonialisti, è anche pronto a solidarizzare internazionalisticamente con chi, a sua volta, è disposto a farlo. Difendiamo la lotta di chi è oggettivamente oggetto di inaccettabili discriminazioni, di chi desidera poter amministrare autonomamente il proprio futuro. Difendiamo chi, storicamente, è stato ed è un vinto, un debole, un oppresso da chi, in virtù della propria potenza, ha creduto e crede opportuno calpestarlo o annientarlo.”


    Originally posted by Itzoccor
    Evitiamo la caccia alle streghe, nessuno ha demonizzato alcunchè! Ho solamente riportato alcune fonti e non mi risultava assolutamente che dei movimenti politici in sardegna si rifaccessero a questa terminologia, e tutt'ora non mi risulta. Se ci fossero realmente nello scenario politico sardo dovrebbero fare il mea culpa: poco si sa di loro e del loro modo di lottare per l'indipendenza della sardegna.

    Se poi, tu e shardana ruju siete affezzionati a queste espressioni -caro zuanne- non posso di certo esserne a conoscenza!
    Personalmente non sono affezionato a nessuna espressione in particolare, tant’è vero che ho detto e ridetto che apprezzo il linguaggio politico adottato da IRS, apprezzo il suo non volersi definire nazionalista, io mi sento “indipendentista ed internazionalista” ma rispetto chi si definisce nazionalista, perché chi lo ha fatto prima della nascita di IRS, e chi continua a farlo oggi, al di fuori di IRS, si richiama chiaramente ed inequivocabilmente ad un nazionalismo “volto all’ottenimento della libertà del nostro popolo”….. questo non è possibile negarlo!!!


    Originally posted by Itzoccor
    Il fatto che la gente consideri l'indipendentismo come un fenomeno folkloristico deriva solo in parte da quello che tu dici (che condivido pienamente e ti posso garantire che il nostro movimento sta lavorando tantissimo su queste tematiche), il fatto è che molti movimenti indipendentisti -in moltissime occasioni- hanno fatto tanto folklore e poca politica.
    Potrei citarti numerosi esempi... ma non è questa la sede, qualcuno che legge potrebbe risentirsi.

    Mi piacerebbe potermi riferire ad un singolo ma dietro c'è, purtroppo per l'indipendentismo, un gruppo. La cosa peggiore è che non si sono limitati alle parole ma sono passati ad azioni pratiche di stampo "fascista""!
    Sappiamo chi sono, uno per uno... ma questa è un'altra storia.
    In politica la chiarezza è d’obbligo, pertanto se fai riferimento ad un gruppo in particolare, mettendolo in relazione ad un episodio grave e attribuendogli un comportamento di stampo fascista, dovresti anche dire di chi si tratta; per il semplice motivo che se non lo fai, getti automaticamente un ombra di sospetto e di diffidenza nei confronti di tutti i gruppi presenti a Corti (sappiamo esattamente chi erano), ad eccezione, ovviamente, di IRS.

    Per una vera e irrinunciabile indipendenza!
    giovanni

  7. #57
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    Originally posted by Itzoccor
    Alcune considerazioni personali sulle qustioni di cui state discutendo...

    Di certo nessuno aspira a uno stato nazionalista, specie se intendiamo questo col significato che comunemente gli viene attribuito nel linguaggio politico europeo, ovvero sciovinista e xenofobo.
    Per nazionalismo (di liberazione, appunto) si vuole intendere invece il sentimento esasperato di un popolo la cui esistenza stessa viene negata, il sentimento che unisce tutti i patrioti nella lotta di liberazione nazionale.
    Il fatto che certi sedicenti gruppuscoli fascisti abusino del termine "nazionalismo di liberazione" distorcendone il significato per teorizzare la nascita di un imperialismo eurasiatico da contrapporre a quello sionista-statunitense non cambia la sostanza delle cose.
    Il nazionalismo è insomma nella lotta per l’indipendenza un mezzo, non un fine.
    Una volta che la nazione sarà libera e quindi non negata ma riconosciuta come tale, il bisogno di termini forti (e, secondo la concezione comune, ambigui) come nazionalismo non si porrà più.
    Ma ora, per i nostri popoli negati, concetti come quelli di patriottismo e nazionalismo assumono un valore profondamente rivoluzionario.
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  8. #58
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: ancora qualche chiarimento...

    Originally posted by zuanne

    In politica la chiarezza è d’obbligo, pertanto se fai riferimento ad un gruppo in particolare, mettendolo in relazione ad un episodio grave e attribuendogli un comportamento di stampo fascista, dovresti anche dire di chi si tratta; per il semplice motivo che se non lo fai, getti automaticamente un ombra di sospetto e di diffidenza nei confronti di tutti i gruppi presenti a Corti (sappiamo esattamente chi erano), ad eccezione, ovviamente, di IRS.

    Per una vera e irrinunciabile indipendenza!
    giovanni
    Rispondo, per ora e per ragioni di tempo, solo all'ultima questione.
    Non parlavo di "gruppi" volendo intendere "movimenti politici" bensì di un "gruppo di persone".
    Abbiamo avuto modo di discutere di questa questione con numerosi militanti di altri movimenti politici presenti a Corti -che partecipano a questa discussione- e la cosa è stata condannata da tutti indistintamente.
    Non si tratta quindi di fare nomi e cognomi.. l'importante è che queste persone sappiano che a noi sono ben note, tutto qua. Sono sicuramente persone che di indipendentista non hanno un bel nulla... semplici codardi che nessun apporto potrebbero dare ad alcun movimento politico!

    itz.

  9. #59
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    Predefinito Re: ancora qualche chiarimento...

    Originally posted by Itzoccor
    ...
    Confermo ciò che ho scritto in precedenza. Per la precisione si trattava di una polemica riferita a Guardia Arrubia che da tempo immemore accusa noi di trasversalismo (come molti hanno fatto in precedenza) senza nemmeno accorgersi che si rifà a concetti trasversalisti o perlomeno ambigui e legati alla nuova destra. L'ho semplicemente invitato a guardarsi attorno...
    Non ho capito…era riferita a me anche la storia del "trovare il coraggio per discutere cara a cara con noi"!?
    Spero proprio di no, non vedrei il motivo di tale atteggiamento.

    Comunque figurati, non è certo mio interesse accusarvi di alcunchè, ma semplicemente contribuire alle vostre discussioni in modo sempre costruttivo ed amichevole, sempre che sia gradito naturalmente. (se i miei interventi in questioni che mi vedevano in disaccordo con voi, che di tanto in tanto possono esserci, sono risultati scorretti o irrispettosi chiedo scusa, anche se non mi è sembrato)
    Sul trasversalismo come strategia politica la mia non era certo un accusa che con vena polemica faccio da tempo immemore ma semplicemente una constatazione della linea che sia iRS (così come SNI) persegue ufficialmente. Correggimi se sbaglio.
    Per quanto riguarda nazionalismo come termine ambiguo ne ho già parlato sopra ammettendo appunto che potrebbe a molti risultare tale ma di certo non mi pare che ambigui siano risultati "senza nemmeno accorgermene" gli interventi da me fatti, o l'utilizzo che io faccio di questo termine.
    L'ho sempre utilizzato facendo riferimento alle lotte indipendentiste di tutta Europa e in netta contrapposizione all'utilizzo razzista che ne fanno gruppi neofascisti o presunti tali.
    Se è all'aggettivo "di liberazione" che ti riferisci, fermo restando che quella cricca di fascisti non sono come dici gli unici a utilizzarlo (anzi il termine "naz. d. lib." lo ho sentito per la prima volta da un gruppo interno all’indipendentismo sardo, quando ancora io stesso rifiutavo completamente il nazionalismo, identificandolo sempre e comunque con sciovinismo e razzismo), lo ho utilizzato proprio per contrapporlo al nazionalismo di odio e oppressione dei gruppi di estrema destra.

    Saludi!
    SOTZIALISMU! INDIPENDENTZIA!

  10. #60
    Forumista assiduo
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    Predefinito

    A itzocor
    …si ponimus ifattu a su chi achet sa destra.. ‘nche devo abassare dae su muru su manifestu umbe b’est unu Omine (sa O maiuscola est cherfita) chin unu bette sorriso…mesu isterritu chin unu caneddu in sutta de su brazu e chin iscrittu Ernesto Che Guevara , uomo, compagno, amico…

    …ca appo istu in una manifestazione de fascistones chi jukaian sa pannera chin sa cara de s’omine de supra…
    appo istu puru chi in una idda ana atta unu incontro chin unu monaco tibetanu…chie l’ischit si l’ischiat chin chie itti!

    e de esempio goi…ne potimus facher metta…pro narrere chi si sa destra furat paraulas, sentidos , sinnos…itte devimus facher?..non los usare prus?

    comunque sos bascos…e faeddo de sos bascos de manca…ana “coniato” una paraula -abertzale -(pesso si iscriet goi) chi si non irbaglio est una mistura tra patriotta e nazionalista
    l’aiapo azapatu in sa retza custu vocabolario de sa libertate basca, ca pesso chi si sentidu iti cussu de non facher “ambiguità” in sas paraulas

    nois s’unica paraula chi amus “coniato” da 2? o 3? Annos chi “giro” in sos foros indipendentistas sardos est avatarju!...e lu devimus a Cristianu!

    A tziu Sedda
    De su post tuo pesso de aere cumpresu chi azes ischirriatu de non usare sa paraula nazionalista ca la usana tottu…appo cumpresu vene?..e chie la usat non potet intrare in Irs…est goi?

    Pessamentu “sintetico” ca devo imprentare sas 19 pagina de tottu s’arrejonv!sò a sa antica si non l'ido in su papiru non mi paret veru!


    pro sa chestione de corti..si Itzocor mi potett facher ischire cosas in privatu..ca appo a essere "contorta" comente iscrio ma mi piaghet cumprennere e essere chiara...grazia

 

 
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