Caro Itz.Originally posted by Itzoccor
Alcuni chiarimenti, sempre personali, sono d'obbligo!
Le nostre scelte lessicali -intendo del movimento di cui faccio parte- non sono in discussione su questo fourm. Sono scelte maturate dopo lunghi anni di militanza in movimenti differenti che facevano del "nazionalismo" la loro bandiera. Si tratta di scelte non fatte così "tanto per fare" ma dopo un attenta analisi della società sarda, della sua stratificazione sociale e della sua cultura politica.
Quindi, non stiamo aspettando che qualcuno ci insegni come fare politica: accettiamo volentieri il confronto ma le lezioni preferiamo lasciarle ad altre sedi.
Non mi sto riferendo nè a zuanne nè a shardana ruju (a cui do il benvenuto su questo forum) bensì a classiche uscitine polemiche che si leggono spesso e volentieri da queste parti (o durante le feste) fatte da personaggi che dovrebbero trovare il coraggio per discutere “cara a cara” con noi... e non quello per chiacchierare al buio.
Premesso questo, che potrebbe sembrare polemico ma che invece vuole essere un tentativo di fare chiarezza prima di riaprire il confronto... è d'obbligo ricordare che noi non abbiamo nessuna ragione e/o interesse per giustificare l'utilizzo della parola nazionalismo. Chi la utilizza è giusto che lo faccia, ma di sicuro non può cercare leggittimazione dentro iRS, si tratta di scelte personali coscienti e politicamente rilevanti.
Quando si tratta invece di scelte collettive, quindi da attribuirsi ad un movimetno politico, allora il discorso cambia: è necessario giustificare l'uso di questa parolina davanti al proprio elettorato, ai propri sostenitori e simpatizzanti... non certo davanti a noi.
Se altri movimenti in sardegna si definiscono nazionalisti (SN-I, MPS ecc. ecc.) sta a loro definirne il significato, non certo a noi fare passi indietro.
Nessun problema quindi! Noi abbiamo fatto delle scelte, chiunque e libero di farle proprie o di farne delle altre.
Per quanto riguarda la presunta DEMONIZZAZIONE: l'unica espressione sulla quale mi sono permesso di esprimere giudizi di un certo tipo è "nazionalismo di liberazione", non ho parlato assolutamente di comunitarismo (su cui ci sarebbero da spendere pagine e pagine di acceso confronto).
Confermo ciò che ho scritto in precedenza. Per la precisione si trattava di una polemica riferita a Gauardia Arrubia che da tempo immemore accusa noi di trasversalismo (come molti hanno fatto in precedenza) senza nemmeno accorgersi che si rifà a concetti trasversalisti o perlomeno ambigui e legati alla nuova destra. L'ho semplicemente invitato a guardarsi attorno...
Rispetto a ciò che dice giovanni, non credo che l'espresisone "nazionalismo di liberazione" possa essere associata alla cultura politica della nostra terra. Non ha nè una tradizione consolidata come espressione nè tanto meno può vantare una concettualizzazione scientifica che ne renda chiaro il significato. Mi sono limitato a riportare alcune fonti online... se qualcuno ci vuole ragionare sopra lo faccia, altrimenti rimane una mia personalissima considerazione.
Non si tratta di "patentature" (caro Fr.Ib.?) da me appioppate a chissà quale onesto indipendentista sardo... bensì di constatazioni. Se qualcuno vuole fornire al termine una base seria che rispetti alcuni irrinunciabili principi etici... lo faccia. Non sarò certo io a dover rispondere delll’utilizzo che ne fanno gruppi di destra estrema che si aggirano per l’europa alla ricerca di un modo per riabilitare la parola nazionalismo (se vuoi ti posto altre decine di documenti dove viene utilizzata quell'espressione)!
Invece ti sbagli , a parer mio -ancora oggi- una buona parte del popolo sardo continua a considerare il variegato mondo indipendentista come portatore di una forma folkloristica di sciovinismo!
E' da questo dato che bisogna partire per capire gli errori fatti... per non continuare a sbagliare!
È poi non credo che l’universo indipendentista sia così omogeneo come potrebbe apparire. Esiste un inidipendentismo razzista, intollerante e totalmente estraneo alla logica del confronto e del dialogo.
(Qualche avvisaglia si è avuta pure in Corsica: sappiamo chi sono e non ci preoccupano… ma esistono!)
Per concludere, rispetto alla citazione tratta dal PSIN: noi siamo lontani anni luce da quel tipo di concettualizzazione. Per noi essere indipendentisti non è una risposta a nessun colonialismo, bensì una scelta cosciente e consapevole, né ribellistica né frutto di impulsività; un indipendentismo scientifico, frutto di un elaborazione coerente e sintesi costruttiva delle esigenze di un popolo che vive il XXI secolo e non il secolo delle lotte anticoloniali.
Basta leggere i nostri documenti per capire come nasce iRS e quali sono i suoi valori fondanti… altro che trasversalismo!
Finzas a sa repùbrica!
Itz.
Intanto una sola premessa: non stavo ponendo le mie osservazioni in relazione ad iRS, ma solo al contesto discorsivo rappresentato da questi ultimi interventi.
Spero che sia chiaro. Non vi verrò certo io a dire cosa dovreste fare o non fare, pensare o non pensare.
-> Condivido con te la consapevolezza di una mole di fascinose problematiche insite nel concetto di "comunitarismo": non ho mai nascosto di essere fortemente attratto dalle ricerche filosofiche fatte in questo senso dal Professor Costanzo Preve ("diffamato superbamente" da certa paccottiglia sinistrorsa italiana e sardiliana).
Ma è altro discorso....e chiudo.
-> A voler ricercare una recente "legittimazione" del concetto, si potrebbe dire che è lecito parlare di "nazionalismo di liberazione" dal momento in cui, con Angioy, si sviluppa un moto giacobino(di liberazione) "nazionale" nel senso moderno del termine.
Oppure ancora: "nazionalismo" come moto di riaffermazione della propria identità e sovranità nazionale negata(da qui lo -ismo), "di liberazione" poichè moto sostanziato di una carica politica egualitarista, democratica e libertaria.
Ammesso che vi sia, in ultima istanza, il bisogno o la possibilità di dedurre o di derivare strumentalmente la "liceità" assiologica di un concetto da un fatto storico...
Non sta dunque nemmeno al sottoscritto preoccuparsi di difendere un "termine", dagli eventuali usi-abusi che altri ne possono fare.
Quel termine lo leggo conformemente alla realtà culturale ed all'orizzonte esistenziale cui faccio riferimento.
E' chiaro ad esempio che Irlandesi, Baschi e Corsi nel definirsi nazionalisti(perché tali si definiscono, in Euskal anche i marxisti, tanto per dire..), intendono ribadire la natura democratica e popolare del loro impegno volto alla liberazione-emancipazione delle relative terre rispetto ad una situazione di oggettiva sottomissione o subalternità ad altri, estranei poteri.
Non credo sia logicamente né storicamente lecito mescolare i "nazionalismi organicisti, razzisti ed imperialisti" del novecento(che hanno specifiche cause e macroscopiche costanti), ed i "nazionalismi dei popoli oppressi"(che hanno tutt'altre cause e tutt'altre costanti).
- > Non mi sospingo oltre nella riflessione sulla tua critica verso quel passaggio dello PSIN proprio perchè mi mantengo fermo nell'intento di evitare qualsiasi riferimento a ciò che trascende questo contesto discorsivo; un unico punto:
Non riesco a capire come si possa negare l'idea stessa di "colonialismo". Chiudere il fenomeno “coloniale” o “neo-coloniale” entro una parentesi storica, sigillato da una punteggiatura definitiva, è un fatto inspiegabile. Il colonialismo ha mutato le sua modalità, la sua morfologia, non i suoi tratti costitutivi e costanti; a tutt’oggi rappresenta una delle grandi piaghe del pianeta; sia che si presenti nelle forme più virulente e dirette(imperialismo), sia che si manifesti entro il perimetro delle società tecnicamente più evolute.
Semmai bisognerebbe sfuggire alle logiche economicistiche che hanno per troppo tempo(a mio-nostro parere distorcendo Marx e facendone un feticcio) preteso di esaurire nelle loro dinamiche ogni manifestazione umana: il colonialismo si manifesta anche ad un livello culturale, esistenziale financo(vedi Gramsci a riguardo).
Nell’annegare la mente umana in una oscena miscela di cinismo, rassegnazione e nichilismo, nello sprofondare una coscienza nazionale in una mescola contorta di odio ed indifferenza…lì io scorgo i segni della più feroce colonizzazione; poiché ad un popolo è impedito di prendere coscienza di sé; e questo mediante la sistematica devastazione morale e culturale dei parametri valutativi propri agli individui che quel popolo lo costituiscono.
Così ad esempio ci spieghiamo come mai, in Corsica il nazionalismo è non un dato ideologico più o meno codificato, ma “solo” una potente concezione esistenziale fondata ed eretta sul culto della più sincera fratellanza.
Qui chiudo, ringraziandoti-vi della cortesia e dello spazio offertomi. Non voglio però abusare di un luogo telematico di incontro di tipo operativo. Magari ci si può dare appuntamento su qualche altro forum(tempo permettendo, ahimè non né ho molto) per il futuro al fine di proseguire la piacevole discussione.
Senza mai stancià, ne mai rifiatà.
Shardana R.




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