In origine postato da benfy
IL RIFORMISTA MATTEOTTI
Di
Bruno Gravagnuolo
Nel novembre dello scorso anno, in un’intervista rilasciata al nostro giornale, Ignazio La Russa, coordinatore di An, dimostrò di non essere molto persuaso della disponibilità fatta trapelare da Gianfranco Fini ( in un Forum con Repubblica) su un’eventuale adesione a cerimonie pubbliche , da dedicare all’ottantesimo anniversario dell’uccisione di Matteotti. Un’idea commenta con malcelato fastidio, a cui La Russa contrapponeva polemicamente altre ricorrenze: la caduta del Muro di Berlino, l’assassinio di Umberto I° nel 1900, e quello di Sergio Ramelli, ucciso da extraparlamentare a Milano nel 1975 (condannati).
In seguito dalle colonne del Secolo d’Italia , veniva lanciata la proposta di celebrare insieme, e in certo modo parallelo, le uccisioni di Matteotti e di Giovanni Gentile, entrambi vittime di una lunga “guerra civile” da dimenticare. Non solo. Sempre a proposito del deputato socialista, rapito e ucciso l’11 giugno 1924 a Roma, La Russa aveva annotato sbrigativamente , tra l’altro : “Lì ci poteva essere l’impressione che dietro ci fosse la mano del fascismo….. dietro Ramelli ci fu la certezza di una convivenza politica e culturale della sinistra e di chi governava”. Lasciamo da parte quest’ultima accusa , inverosimile e assurda (“Ramelli, omicidio di stato”!) in una con le altre controproposte celebrative , lanciate da La Russa. E veniamo al punto che più conta . An, per bocca del suo organo di stampa- e del suo più autorevole dirigente dopo Fini – ancora in tempi recentissimi, dinanzi al caso “Matteotti”, o “sfuma” nell’indistinto i mandanti di quel delitto, oppure lo annega nella generica “guerra civile” degli italiani. Parificando tutto nella consueta notte dove tutte le vacche sono nere.
Non c’è da stupirsi , vista la ben nota avversione della destra italiana a riconoscersi nella “discontinuità antifascista “ , a tratti ammessa , a tratti negata, tra svolte apparenti e pronte rettifiche . In aperto contrasto con la pedagogia civile di Ciampi. E tuttavia, poiché in generale questa destra di governo – e come tale artefice e sintomo di “senso comune” – è giocoforza riaprire il “caso Matteotti” e tenerlo ben aperto. Non solo perché si avvicina la data dell’ignobile delitto – esso sì di “ stato” ! – ma anche perché si trattò di un evento spartiacque , e non già di un semplice accadimento tra i tanti della violenza illegale di quegli anni.
Ma c’è anche il terzo motivo che va considerato e ben tenuto fermo . Motivo spesso annegato nell’innocua agiografia di tutto un dopoguerra su Giacomo Matteotti: il “Matteotti riformista” . Chi era davvero il deputato di Fratta Polesine ? Quali le sue idee e il suo socialismo? E che idea aveva del funzionamento e dei meccanismi democratici e del ruolo dell’opposizione? Malgrado gli sforzi di Gaetano Arfè , grande storico socialista , di tanta storiografia sul tema- che si arricchisce proprio di questi tempi – le domande ultime di cui sopra racchiudono un campo molto ricco di stimoli e di insegnamenti al presente . Del tutto Trascurati dalla pigrizia istituzionale sul “Matteotti santino”, invano denunciata da Sandro Pertini a suo tempo. Prima di entrare nel merito, riassumiamo in breve il caso che spaccò l’Italia e rischiò davvero di mandare a gambe all'’ria il tentativo di regime fascista in embrione . Matteotti viene rapito il 10 giugno , da un manipolo di cinque armati di pugnale sul lungotevere, prima di recarsi alla Camera per denunciare stavolta i brogli di bilancio del governo Mussolini . E con tutta probabilità , anche la corrutttela di prebende versate al PNF ed ad Arnaldo Mussolini , per oliare concessioni petrolifere ( il casi Sinclair) leggi sulle bische e profitti di guerra , nonché traffici sul traffico di residuati bellici , che coinvolgevano l’entourage del Duce , inclusi esecutori e mandanti di del delitto in preparazione. Già il 30 maggio Matteotti aveva denunciato i brogli elettorali e le violenze squadriste alle elezioni del 6 aprile 1924 . Elezioni con grande industria e agrari a sostegno del Listone unico fascista , vittorioso grazie al premio di maggioranza Acerbo, che assegnava i 2/3 alla lista con appena il 25% dei suffragi. Lo scandalo dell’ennesima denuncia di Matteotti sarebbe certo stato fatale , e avrebbe inchiodato Mussolini alle sue responsabilità , squarciando i veli del fascismo di governo nascente : una miscela di violenze e tangenti . Di poteri forti e affari politici , di illegalismo diffuso armato e illeciti profitti. Con in più il ruolo della Monarchia. Di una Corona che aveva chiuso gli occhi e assecondato il nuovo potere , circondato con reverenza anche da settori liberali (da Orlando a Salandra), a Giolitti a Croce) . Matteotti quindi doveva sparire. Con un’azione preventiva . Non solo ha in mano documenti compromettenti, ma incarna la mente più lucida dell’opposizione. Opposizione non parolaia , ma attrezzata, lucida consapevole del blocco di interessi che sostiene il nuovo governo. E decisa a farlo saltare , con un’alleanza ben precisa tra legalità e popolo , borghesia onesta e mondo del lavoro, socialismo e liberali per bene . La “Ceka” guidata da Amerigo Domini , il sodale di Pavolini al tempo di Sassaiola fiorentina , era stata ben istruita , malgrado i pasticci e le tracce che lasciò. E ne lasciò tante e tante , da guidare un giudice serio , il giudice Del Giudice ( poi estromesso ) sulle piste giuste . Di tutto questo – come dei memoriali , dei processi dei ricatti reciproci tra mandanti ed esecutori – restano prove inequivocabili negli archivi di stato ( a cominciare dal ruolo di Mussolini tramite i suoi fiduciari : Marinelli, Nardi, Finzi). E del resto le condanne tarde e leggere di Dumini nel dopoguerra ( comprato dal Duce per tacere ) comprova senza ombra di dubbi il delitto di stato , ordito per scansare il tracollo di regime . E permane altresì un’amara conclusione . Matteotti fu lasciato solo , quasi ad anticipare simbolicamente l’isolamento, l’inquietudine e la divisione che avrebbero travolto le forze antifasciste tra quel 10 giugno 1924 e il 3 gennaio 1925 , quando Mussolini schiaccia la libertà con le leggi totalitarie . Assumendosi la responsabilità politica di un crimine su commissione . E lasciato solo da chi? Dal sindacato. Dagli stessi compagni socialisti , dai comunisti che vaneggiavano di rivoluzione proletaria come occasione “offerta” dal fascismo che svelava “ la vera natura” del capitalismo. Infatti sia Turati che D’Aragona pensavano che in fondo non fosse giusto demonizzare un governo che si sarebbe “squagliato “da solo . E che forse con esso si sarebbe potuto trattare , per evitare il peggio e la “guerra civile” . Mentre i cattolici del pari ritenevano di non dover drammatizzare , salvo subire l’omicidio di don Minzoni , l’estromissione “Vaticana” di Don Sturzo, e poi il carcere per DE Gasperi. E i liberali? “Realisti” . Convinti che” l ‘animale Mussolini” si poteva blandire e utilizzare contro i sovversivi ( le bastonate “utili” di cui Croce parlava , “il revulsivo” ….)
Finì come sappiamo , con il corpo martoriato di Matteotti ritrovato alla Quartarella, la breve crisi fascista e " l“Aventino" che sterilizzò l’opposizione . Contro le idee di Matteotti , ce aveva capito la democrazia e i diritti non erano soltanto la via del socialismo – da costruire giorno dopo giorno sui luoghi di lavoro e in Parlamento – ma ancor più l’etica stessa dell’opposizione riformista . Che non dava tregua sui programmi .
legalità, sulla difesa degli umili, sul rifiuto delle avventure belliche . Per andare al governo coi moderati e riempendo i vuoti di potere , ma senza cedere sui principi di base