Raggiungere il potere è il lavoro più semplice; esercitarlo come si deve quello più difficile. Così scrive il settimanale The Economist commentando le recenti evoluzioni della rivoluzione arancione in Ucraina, culminate ieri con il licenziamento del primo ministro Julia Tymoschenko.
Nei giorni precedenti - si legge nell’articolo - la cerchia dei collaboratori più stretti del presidente Yushchenko aveva iniziato a sgretolarsi sotto il peso dei sospetti di corruzione e degli scandali, che avevano provocato una serie di dimissioni a catena, a cominciare da quelle del capo di stato maggiore Zinchenko, che aveva accusato altri funzionari di aver fatto blocco attorno al presidente per ‘’mettere le mani su quanto possibile'’, del segretario per la sicurezza nazionale Poroshenko e del vice primo ministro Tomenko. All’entusiasmo successivo alla caduta del regime di Kuchma è seguito invece lo stallo delle riforme economiche ed un tasso di inflazione galoppante, ricorda The Economist rimproverando alla Timoshenko di aver avuto poco polso nel gestire lo scontro sulle privatizzazioni di Kuchma e troppa precipitazione in altre aree, come nell’imporre un tetto ai prezzi del combustibile.
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