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  1. #11
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    Prodi: "Cambieremo la legge Biagi
    Lui non voleva la precarità"


    Romano Prodi

    ROMA - Il governo della Cdl "non è armonico" e questo lo rende "incapace" di varare quelle riforme economiche di cui l'Italia ha bisogno. Romano Prodi, dai microfoni di 'Superpartes', torna all'attacco del governo Berlusconi. E lo fa promettendo "modiche" ad uno dei provvedimenti simbolo varato dall'esecutivo: la legge Biagi che riforma il sistema del lavoro.

    Cambieremo la legge Biagi. "Se andremo al governo, vareremo modifiche parziali ma sostanziali alla legge sul lavoro. Oggi siamo caduti nella precarietà perenne. La flessibilità serve per aiutare i ragazzi ad entrare nel mercato del lavoro, ma siamo contrari al precariato infinito. Oggi ci sono disposizioni per cui tutta la manodopera può essere affidata all'esterno dell'impresa" dice Prodi. Il leader dell'Unione dice di "soffrire" nel sentir chiamare "legge Biagi la legge sul lavoro. Conoscevo Biagi e so cosa pensava. Lui non voleva la precarietà perenne".

    "Mi fido di Bertinotti". "Mi fido di Bertinotti infinitamente di più di quanto non ci si possa fidare della Lega, che continuamente rompe gli schemi, che ha programmi diversi. Le cose le discutiamo, le definiamo e andiamo con un programma comune" commenta Prodi. Il leader dell'Unione torna con la memoria al suo precedente governo e allo strappo di Rifondazione che ne provocò la caduta. Oggi, assicura Prodi, la musica è diversa. "Bertinotti si è misurato con i suoi, in congresso, su questa linea, e ha vinto sulla linea della cooperazione. L'altra volta c'era solo una cosiddetta desistenza e quindi non era un'alleanza organica. Lo scenario è davvero cambiato".

    "Non sono capaci a governare". Davanti alle divisioni della maggioranza sul varo del decreto legge sulla competitività, Prodi attacca: "Nel giorno in cui si discutono nuovi incentivi all'economia la Lega dice una cosa, Follini scuote la testa tutto il tempo, poi la riforma torna in Consiglio dei ministri viene bloccata, esce dimezzata e neanche sulla metà c'è un accordo: non è mica cattiva volontà, il fatto è che in questo governo non c'è nessuna armonia".

    (12 marzo 2005)
    http://www.repubblica.it/2005/c/sezi...modibiagi.html

  2. #12
    illuminista eretico
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    direi che e' chiaro. Modifiche radicali, ma non la cancellazione...

  3. #13
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    Bravo este, seguirò attentamente il 3d e direi che ci vorrebbe il rilievo, vista l'importanza della questione.

  4. #14
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    bene come vi dicevo, non bastera' che io (o chi per me) dica frasi come quella del mio post precedente senza dire poi che cosa significhi, o senza nemmeno provarci...

    partiamo dai documenti ufficiali che abbiamo e vediamo se danno risposte su quali saranno le modifiche in concreto, partiamo dal punto 3 delle linee guida, per poi analizzare le spiegazioni contenute nello stesso documento:

    3. I giovani e le donne al centro dell'economia e della società
    Mettere i giovani al centro del rilancio dell'economia, restituendo dignità all'istruzione professionale, incentivando l'accesso alle facoltà scientifiche, promuovendo le esperienze all'estero per chi studia e chi lavora, riformando le leggi sul lavoro per impedire che la necessaria flessibilità si tramuti in precarietà. Mettere i giovani al centro della società progettando un nuovo servizio civile che li metta in rapporto con le grandi questioni dell'Italia e dell'Europa. Promuovere la presenza delle donne nell'economia, nella politica e nelle istituzioni, sostenere l'occupazione femminile e la maternità, lanciare, in accordo con comuni e regioni, un piano per offrire un posto in un asilo nido almeno alla metà di tutti i bambini.
    Liberare energie e risorse
    La società e l'economia italiane sono in declino anche perché non valorizzano appieno le risorse umane - giovani, donne, immigrati - ambientali e territoriali di cui il Paese è ricco.

    In Italia i giovani giungono più tardi dei loro coetanei europei sul mercato del lavoro, sono costretti a una lunga fase di precarietà che per molti rischia di trasformarsi in una condizione permanente. Questi fattori negativi vanno rimossi. I giovani devono accedere al lavoro con anticipo rispetto ad oggi, avendo completato il ciclo di studi in tempi più brevi. La flessibilità è stata interpretata come precarizzazione che non ha aumentato la capacità competitiva del sistema ma lo ha anzi impoverito. Dobbiamo rivedere le leggi esistenti e i sistemi contributivi e rendere più conveniente alle imprese investire sulla professionalità dei giovani. Allo stesso tempo dobbiamo riproporre forme di flessibilità legate ai bisogni organizzativi e all'aumento della produttività più che alla riduzione dei costi.
    La società italiana ha bisogno di minore precarietà ai livelli medio bassi di impiego, mentre necessita di una cospicua iniezione di competizione ai livelli medio alti. Una competizione che premi il talento individuale e la capacità di lavoro, la creatività e la capacità di leadership. Una competizione orientata a ristabilire il principio di responsabilità.
    Le donne in Italia partecipano al mercato del lavoro in misura molto minore rispetto agli altri paesi industrializzati, sono penalizzate nei salari e nelle carriere e poco rappresentate nelle istituzioni e nelle sedi decisionali, nonostante il loro livello di scolarità sia in linea con le medie europee.
    Questa discriminazione priva il Paese di una grande ricchezza. I punti chiave da risolvere sono l'accesso, la permanenza nel mondo del lavoro dopo la maternità e le prospettive di carriera e di realizzazione professionale. Va affrontato in maniera decisa il rapporto tra impegno familiare e lavoro, rimuovendo uno degli ostacoli alla natalità e garantendo alle donne e alle imprese una permanente rete di servizi e di normative per sostenere la conciliabilità delle funzioni familiari e lavorative.
    Anche l'immigrazione è una risorsa non pienamente utilizzata. Interi settori dell'economia italiana - agricoltura, alcuni comparti dell'industria, turismo, edilizia e ristorazione - sarebbero già paralizzati senza il contributo di lavoratori stranieri. I timori degli italiani per la competizione sul lavoro e nell'accesso ai servizi sociali non possono essere ignorati, ma possono essere superati con un'immigrazione ordinata e controllata numericamente che non leda i diritti di nessuno. Gli assurdi sistemi di accesso e il non governo della qualità dell'immigrazione favoriscono la clandestinità e impediscono la stabilizzazione e l'inserimento degli immigrati nella nostra società. Il tetto numerico va mantenuto perché il processo va governato, ma dobbiamo rivedere la politica delle quote per un'immigrazione di qualità che accolga senza creare clandestinità. Insieme alla selezione dei flussi occorre promuovere e favorire la piena integrazione fino alla cittadinanza.

  5. #15
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    io ho trovato estremamente interessanti i passaggi

    La flessibilità è stata interpretata come precarizzazione che non ha aumentato la capacità competitiva del sistema ma lo ha anzi impoverito.

    e soprtattutto

    La società italiana ha bisogno di minore precarietà ai livelli medio bassi di impiego, mentre necessita di una cospicua iniezione di competizione ai livelli medio alti.

    questa mi sembra una rivoluzione copernicana che risponde anche alle parole di Aguas che avevano tanto irritato Danny e Kowalsky...

    la competizione e' giustissima, ma sono soprattutto i piani alti a doverla fare, non i livelli medio bassi, che vivono gia' un disagio enorme che ha finito, anziche' di arricchire il sistema, di impoverirlo...

  6. #16
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    Predefinito e ancora, dalla fabbrica del programma sulla precarieta'

    Domande:
    a) I posti di lavoro sono precari: l’attuale legislazione del mercato del lavoro ha operato un macello sociale per le seguenti ragioni:

    - il lavoro è a termine (le aziende utilizzano a piacimento le forme contrattuali consentite: vedi “lavoro a progetto” a vita);
    - il lavoro è mal-pagato: il lavoro per progetto-precario, con risparmio degli oneri sociali per l’azienda, non si accompagna ad un livello retributivo tale da consentire al lavoratore di “investire” nel suo futuro o di costruirsi quel pilastro previdenziale indispensabile per la sua sussistenza nella terza età. Anzi, il lavoratore vive l’ansia del precariato insieme alla fatica ad arrivare alla fine del mese.

    b) Mancanza di tutela dei lavoratori privati delle aziende medio-piccole (l’Italia è il Paese delle piccole aziende).
    I lavoratori delle piccole aziende godono di scarsissime tutele:

    - non esiste la contrattazione aziendale nelle piccole aziende.
    - spesso non esistono orari di lavoro precisi e rispettati o straordinari retribuiti.
    - esistono forme diffuse di mobbing, ma prima ancora esistono forme di forte sudditanza psicologica del lavoratore, forme di non rispetto e di sfruttamento ai danni del lavoratore.

    c) Scollamento Università-Impresa
    I primi anni 2000 sono gli anni della “depressione post-lauream”. I giovani che escono dalle Università, dopo (forse troppi) anni di studio, non trovano lavoro attinente e gratificante rispetto al piano di Studi seguito.
    Il percorso scolastico non è legato al mondo del lavoro.
    Le Facoltà, forse preoccupate delle risorse economiche da accaparrarsi, accolgono studenti in abbondante sovrannumero rispetto ai bisogni dell’economia reale. Pertanto, anche l’eccesso dell’offerta contribuisce allo svilimento del valore dello studio all’interno del mercato del lavoro, dove spesso prevalgono i privilegi dei raccomandati e dei corruttori a scapito delle competenze, con grave perdita di efficienza dell’intero sistema.

    Risposte:

    a) Equilibrio Flessibilità-Giustizia Sociale.
    Si ritiene giusto un sistema che offre un lavoro precario, a retribuzione minima e parimenti taglia le tutele al lavoratore? Lavorare a tempo, senza ferie, senza assenza-malattia retribuita, senza contributi pagati è ritenuto giusto? Se si sceglie la flessibilità nel mercato del lavoro quale strumento di competitività dell’impresa, è necessario vi siano affiancate misure di sostegno del lavoratore.
    Si lavora per progetto e a tempo? Bene, se il progetto va bene è necessario “assicurare” un compenso aggiuntivo, ovvero una qualche misura di redistribuzione di reddito a favore del lavoratore. Altrimenti, scusate, di che flessibilità si parla? Sviluppare un modello di lavoro flessibile richiede che siano tenuti in giusto conto anche i diritti del lavoratore.

    b) Efficiente incontro domanda-offerta di lavoro.
    E’ necessario strutturare un sistema su diversi livelli.
    Primo impiego, giovani con esperienze, adulti disoccupati.

    -Primo impiego: è all’interno dell’Università che deve essere istituito l’ufficio del primo collocamento. L’Università deve fungere da ponte fra impresa e studente, garantendo l’inserimento al lavoro del giovane, in base alle attitudini riscontrate nel corso di Laurea.
    -Giovani con esperienze: in un mercato del lavoro flessibile, il giovane che cessa o perde un’occupazione deve avere un riferimento. Devono essere i Comuni a gestire quest’ufficio.
    -Adulti disoccupati: abbandonare gli adulti disoccupati, equivale ad un suicidio sociale. Gli adulti spesso hanno famiglia e figli da mantenere, pertanto è indispensabile una protezione sociale per questa categoria.

    c) Tutela lavoratori dipendenti piccola media impresa.
    E’ urgente partire da questa categoria. I lavoratori dipendenti della piccola-media impresa sono i più vessati. Tant’è che le occupazioni offerte in questi settori sono le meno ambite. Sono urgenti delle forme di tutela per questi lavoratori che muovano nella direzione di: sani ambienti di lavoro, orari di lavoro legali, premi alla produttività, obbligo di contrattazione aziendale; questo insieme alle forme di flessibilità già intraprese.

    d) Collegamento Università-Mercato del Lavoro-Impresa
    L’Università ha il delicato compito della formazione culturale dei giovani: deve pertanto organizzarsi per ricoprire questo ruolo con maggiore cura possibile.L’offerta universitaria deve essere eccellente: stop al mercato della cultura, l’offerta deve essere di qualità e finita.E’ necessario rafforzare le Università esistenti, dotandole di strutture e spazi adeguati alla formazione e allo sviluppo culturale degli utenti.E’ egualmente indispensabile che l’Università sviluppi un rapporto proficuo con il mondo dell’impresa.L’Università deve conoscere le necessità del mermercato del lavoro e programmare la formazione delle competenze richieste.Se l’Università accetta l’iscrizione di una matricola,se lo studente si dimostra capace, è dovere dell’Università favorire l’inserimento del neo-dottore nel mercato del lavoro.

  7. #17
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    Predefinito proposte di sinistra

    1) Diritto al lavoro. Abolizione della legge 30, del Pacchetto Treu e trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato. Difesa di ogni posto di lavoro minacciato da crisi e ristrutturazioni, per la riduzione della settimana lavorativa a 35 ore senza perdita salariale né contropartite in flessibilità. Se necessario, procedere alla nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle aziende in crisi senza indennizzo se non per i piccoli azionisti.

    2) Questione salariale: per una nuova scala mobile che difenda salari e pensioni dall’aumento reale di prezzi, difesa dei contratti nazionali e rottura della gabbia concertativa, per un serio salario minimo legale intercategoriale, indicizzato; per un salario garantito ai disoccupati. Per una pensione pubblica dignitosa per tutti, contro i fondi pensione integrativi e privati.

    3) Scuola, università e sanità devono essere diritti garantiti e gratuiti. No all’ingerenza dei privati e alla controriforma federalista di scuola e sanità. Raddoppio della percentuale del Pil destinata all’istruzione (fino al 7% del Pil).

    4) Rinazionalizzazione di tutti i settori privatizzati in questi anni, senza indennizzo se non per i piccoli azionisti: telecomunicazioni, Enel, Eni, acciaio, aziende municipalizzate, ecc, da rilanciarsi sotto il controllo dei lavoratori.

    5) Diritto alla casa. Esproprio delle grandi immobiliari che tengono migliaia di appartamenti sfitti per fini speculativi, blocco della svendita del patrimonio immobiliare pubblico, per un piano su vasta scala di edilizia popolare che offra canoni non superiori al 10% di un salario.

    6) Pesante tassazione delle grandi rendite finanziarie come primo passo verso l’esproprio dei grandi patrimoni.

    7) Con le risorse reperibili attraverso queste misure, elaborare un grande piano di rilancio economico, sociale, ambientale, sotto il controllo democratico dei lavoratori, dei pensionati, delle associazioni di massa.

    8) Pieni diritti democratici agli immigrati: abolizione della Bossi-Fini, della Turco-Napolitano, chiusura dei cpt. Permessi di soggiorno senza pregiudiziali, diritto di voto dopo 3 anni di permanenza.

    9) Contro la legge 40 (fecondazione assistita), contro tutti gli attacchi alla legge 194 e all’autodeterminazione femmnile. Rilanciamo la lotta per i diritti delle donne nei luoghi di lavoro e nella società: reintroduzione del divieto del lavoro notturno, rilancio della rete dei consultori pubblici, dei nidi e degli asili e di tutte le strutture necessarie per una seria gestione pubblica dell’assistenza.

    10) Contro l’Europa capitalista di Maastricht, di Schengen e del Trattato costituzionale. Per l’uscita dell’Italia dalla Nato e la chiusura delle basi Usa e Nato sul nostro territorio. Ritiro delle truppe dall’Iraq, dall’Afghanistan e dai Balcani.


  8. #18
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    ottima cosa... cosi' possiamo confrontare i programmi, era proprio quello che speravo...

    potremmo mettere a confronto le due proposte cominciando dal discorso sul lavoro.

    e soprattutto sarebbe interessante vedere quanto distano invece le proposte della sinistra non unionista da quelle di Berlusconi... forse li' la distanza sarebbe maggiore...

  9. #19
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    una prima domanda che mi verrebbe da fare sul programma della sinistra non unionista e':
    1) Diritto al lavoro. Abolizione della legge 30, del Pacchetto Treu e trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato. Difesa di ogni posto di lavoro minacciato da crisi e ristrutturazioni, per la riduzione della settimana lavorativa a 35 ore senza perdita salariale né contropartite in flessibilità. Se necessario, procedere alla nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle aziende in crisi senza indennizzo se non per i piccoli azionisti.

    2) Questione salariale: per una nuova scala mobile che difenda salari e pensioni dall’aumento reale di prezzi, difesa dei contratti nazionali e rottura della gabbia concertativa, per un serio salario minimo legale intercategoriale, indicizzato; per un salario garantito ai disoccupati. Per una pensione pubblica dignitosa per tutti, contro i fondi pensione integrativi e privati.

    3) Scuola, università e sanità devono essere diritti garantiti e gratuiti. No all’ingerenza dei privati e alla controriforma federalista di scuola e sanità. Raddoppio della percentuale del Pil destinata all’istruzione (fino al 7% del Pil).


    tutto molto bello, ma i soldi da dove li prendiamo se facciamo tutte e 3 queste cose???
    Chi porta avanti un bilancio familiare non puo' ascoltare le richieste per quanto legittime di tutti i figli, a meno che uno non nasca miliardario.
    Ma l'Italia ha un debito pubblico spaventoso e i soldi per fare tutte queste cose onestamente non ci sono...


    detto questo anche io sono per una piu' equa distribuzione del reddito, ma al momento le casse sono vuote e promettere cose simili rischia di essere assolutamente fuorviante e irreale

  10. #20
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    In origine postato da estewald
    una prima domanda che mi verrebbe da fare sul programma della sinistra non unionista e':
    1) Diritto al lavoro. Abolizione della legge 30, del Pacchetto Treu e trasformazione di tutti i contratti precari in contratti a tempo indeterminato. Difesa di ogni posto di lavoro minacciato da crisi e ristrutturazioni, per la riduzione della settimana lavorativa a 35 ore senza perdita salariale né contropartite in flessibilità. Se necessario, procedere alla nazionalizzazione sotto il controllo operaio delle aziende in crisi senza indennizzo se non per i piccoli azionisti.

    2) Questione salariale: per una nuova scala mobile che difenda salari e pensioni dall’aumento reale di prezzi, difesa dei contratti nazionali e rottura della gabbia concertativa, per un serio salario minimo legale intercategoriale, indicizzato; per un salario garantito ai disoccupati. Per una pensione pubblica dignitosa per tutti, contro i fondi pensione integrativi e privati.

    3) Scuola, università e sanità devono essere diritti garantiti e gratuiti. No all’ingerenza dei privati e alla controriforma federalista di scuola e sanità. Raddoppio della percentuale del Pil destinata all’istruzione (fino al 7% del Pil).


    tutto molto bello, ma i soldi da dove li prendiamo se facciamo tutte e 3 queste cose???
    Chi porta avanti un bilancio familiare non puo' ascoltare le richieste per quanto legittime di tutti i figli, a meno che uno non nasca miliardario.
    Ma l'Italia ha un debito pubblico spaventoso e i soldi per fare tutte queste cose onestamente non ci sono...


    detto questo anche io sono per una piu' equa distribuzione del reddito, ma al momento le casse sono vuote e promettere cose simili rischia di essere assolutamente fuorviante e irreale
    Dalle pesanti tasse sul patrimonio, dalle nazionalizzazioni, dalla ferrea lotta all'evasione. Ovvio comunque che non siano obiettivi perseguibili a breve termine, ma questo e' quello a cui si dovrebbe, almeno per me, arrivare. La direzione intrapresa da gran parte delle forze politiche, invece, e' quella opposta.

 

 
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