La ripresa possibile
Dopo il giudizio del Fmi occorre realizzare il Piano di Lisbona
E' molto importante il giudizio positivo del Fmi sulla ripresa dell'economia italiana, anche perché esso migliora financo le aspettative del nostro governo. Se il Fondo monetario non si sbaglia, e infatti crediamo che abbia ragione, finalmente si inizia a vedere la fine del tunnel. E' importante allora che la manovra economica sappia incoraggiare e, se è possibile, accelerare questa ripresa. Il fatto, poi, che la Finanziaria del governo sia stata considerata dagli esperti del Fondo monetario "seria e rigorosa", e le sue correzioni procedenti nella "giusta direzione", ci fa pensare che il governo abbia fatto il suo dovere. Un plauso particolare va al ministro dell'Economia Tremonti per il pochissimo tempo che ha avuto a disposizione, e in una situazione molto particolare
Nessuno deve però sottovalutare - e nessuno al governo sottovaluterà - le preoccupazioni comunque contenute nelle considerazioni dal capo della missione del Fmi, Leipold.
Egli ha anche detto infatti che la finanza pubblica del nostro Paese è ancora "fragile", e che la priorità, dopo le elezioni, sarà quella di creare un'Italia più competitiva e flessibile. E si è detto inoltre preoccupato per le dinamiche della spesa.
La nostra idea è che l'unica terapia possibile per questi obiettivi dipenda strettamente dalla realizzazione del piano di Lisbona, che è in assoluta concordia con le indicazioni del Fmi.
Per cui non si tratta solo di essere soddisfatti del riconoscimento, per quanto importante, che viene alla nostra economia, ed è del tutto inutile sottolineare, come fa ancora stancamente l'opposizione, che i conti pubblici sono fuori controllo: argomento che, per carità di patria, dovrebbe proprio essere lasciato cadere, vista l'evidente incidenza delle spese regionali amministrate dal centrosinistra. Si tratta invece di capire dove privatizzare, dove aprire alla concorrenza, come liberalizzare.
Questo è il problema del prossimo futuro del Paese. La sinistra che scende in piazza contro la direttiva Bolkenstein e difende tutti i privilegi corporativi del nostro stato sociale non appare nemmeno in grado di affrontare la questione nella sua complessità. L'attuale maggioranza deve allora saper compiere una scelta netta , ed una volta approvato il piano di Lisbona, impegnarsi a fondo per realizzarlo. Sia chiaro che non ci sono alternative in proposito. E' l'ultimo treno in stazione.
Se non lo si prende e non si va avanti, finiamo noi davvero fuori dall'Europa.
Roma, 3 ottobre 2005
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tratto da http://www.pri.it




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