Pagina 10 di 12 PrimaPrima ... 91011 ... UltimaUltima
Risultati da 91 a 100 di 114
  1. #91
    Bianca Zucchero
    Ospite

    Predefinito Re: Il "programma" dell'Unione

    In Origine Postato da nuvolarossa


    Il "programma" dell'Unione

    ................................
    tratto da ...
    http://nuvolarossa.ilcannocchiale.it/
    Blob?

  2. #92
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Blob ?

    In Origine Postato da Bianca Zucchero
    Blob?
    ... beh ... si ... un guazzabuglio simile ... il peggio del peggio di quello che potrebbe fare un Governo ....

    http://www.nuvolarossa.org/

  3. #93
    illuminista eretico
    Data Registrazione
    24 Feb 2005
    Messaggi
    17,558
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito aggiornamenti dalla fabbrica sul Welfare e politiche sociali

    Atelier n. 6 - Welfare e politiche sociali

    di Gx
    16 nov 05

    La necessità di trasformare profondamente l’assetto del nostro stato sociale – secondo una visione organica e lungimirante – impone in primo luogo un riequilibrio sostanziale tra l’incidenza dei trasferimenti monetari e l’incidenza dei servizi, a netto favore di questi ultimi.

    Il sottodimensionamento dei servizi in Italia (dagli asili nido, alle strutture di assistenza agli anziani, dai servizi di placement a quelli di riqualificazione permanente) costituisce un’ennesima occasione sprecata: i servizi rappresentano infatti dei beni collettivi ad alto valore aggiunto in termini sia di occupabilità (soprattutto femminile) che di inclusione/partecipazione del cittadino nella rete della governance pubblica.

    Per mettere in atto un tale riorientamento occorre non tanto ridurre quanto aumentare la spesa sociale allineandola alla media europea (rispetto alla quale si trova sotto di circa 2 punti percentuali) e – contestualmente – ricalibrare le risorse tra i diversi rischi da tutelare nonché, sul fronte tributario, rilanciare con forza le misure anti-evasione.

    La revisione degli ammortizzatori sociali tesa a ripristinare livelli dignitosi e certi di sicurezza per tutti i cittadini deve dunque attentamente combinarsi con la progettazione di un nuovo “welfare di servizi”, agile ed efficace, fortemente orientato all’attivazione della base occupazionale e all’accompagnamento dei cittadini nelle diverse fasi di vita (dall’infanzia ai percorsi di istruzione, dal lavoro all’active ageing).



    1. Una migliore occupabilità e una riduzione della precarietà

    Durante l’attuale legislatura è certamente aumentato il tasso di occupazione, ma si è parallelamente accresciuto il grado di precarietà delle forme di impiego. Si rende necessario dunque rivedere la normativa che ha moltiplicato il numero delle formule non standard di occupazione rovesciando la logica sinora dominante, basata sull’incentivazione dei contratti temporanei come la forma preferibile di impiego (da parte delle imprese), a scapito dei contratti a tempo indeterminato, che invece devono tornare ad essere la forma dominante di ingresso e permanenza nel mercato del lavoro.

    Per fare questo, occorre in primo luogo uniformare i contributi per i lavoratori atipici e per i lavoratori subordinati ed estendere la copertura dell’indennità di disoccupazione in modo da includere anche i lavoratori flessibili (indennità che non deve essere disgiunta da forme attive di qualificazione e riqualificazione, in una logica di workfare). In secondo luogo è necessario completare la riforma dei servizi per l’impiego allo scopo di correggere le sperequazioni territoriali esistenti e di migliorarne l’efficacia, tenendo presente che nei paesi in cui i servizi per l’impiego sono altamente funzionali ed efficienti la quota disoccupazione di lungo periodo viene pressoché annullata, esattamente al contrario di quanto si osserva nel nostro paese. Infine per promuovere una flessibilità “virtuosa” (e non al ribasso) occorre collegare saldamente le forme di impiego instabili ad esperienze continue di formazione e riqualificazione, soprattutto per i lavoratori a bassa qualificazione, in modo che l’instabilità occupazionale non si combini con una progressiva perdita di competitività con conseguenze inevitabili in termini di emarginazione ed esclusione.



    2. L’immigrazione come opportunità e ricchezza per il paese

    Attualmente sono presenti in Italia circa 2 milioni e mezzo di immigrati e questi numeri sono destinati ad aumentare significativamente nei prossimi anni. I volumi di ingresso dei cittadini non italiani nel nostro paese non costituisce più un fenomeno contingente, ma un fenomeno strutturale, se si pensa che ben 2 milioni degli immigrati presenti in Italia sono residenti da oltre 5 anni. Si tratta dunque di immigrati “stabilizzati” (di 1^ e 2^ generazione) verso i quali occorre ragionare in termini di politiche di integrazione (piuttosto che più riduttivamente di immigrazione).

    Sul piano degli ingressi, è opportuno ripristinare una politica di quote flessibile (ad esempio caratterizzata da una “forchetta con valori minimi e massimi” decisa dalla istituzioni politiche su base pluriennale) e nello stesso tempo rendere più efficaci, integrandosi a livello europeo, i controlli nei confronti delle situazioni di irregolarità e clandestinità. L’approccio culturale tuttavia deve essere profondamente rinnovato e improntato ad atteggiamenti di apertura; occorre considerare l’immigrazione come un valore per il nostro paese e come una ricchezza (basti pensare ai numerosi settori produttivi che in assenza di lavoratori stranieri sarebbero in grosse difficoltà, agricoltura, ristorazione, manifatturiero, servizi alla persona, etc.).

    Sul versante delle politiche pubbliche è opportuno dare traduzione concreta senza esitazioni alle seguenti iniziative: a) diritto di voto amministrativo e diritto di cittadinanza (da sancire annualmente tramite ad esempio una apposita “Festa della Cittadinanza”); b) semplificare le procedure e ridurre i tempi di rilascio dei permessi di soggiorno; c) trasferire le competenze in materia di immigrazione alle amministrazioni locali che sono maggiormente a contatto con le situazioni problematiche da affrontare; d) progettare nuove politiche per la casa e robuste politiche antidiscriminatorie sul mercato del lavoro; e) incentivare l’immigrazione di alto livello.

    Sul versante delle istituzioni, sarebbe opportuno promuovere l’istituzione di un Commissario europeo per l’immigrazione e di un sottosegretariato all’immigrazione e/o di un comitato interministeriale a livello nazionale.



    3. La difesa di un sistema sanitario universalistico e di elevata qualità

    Il sistema sanitario pubblico riveste un ruolo cruciale nel nostro paese e questa crucialità deve essere ribadita con forza nel programma dell’Unione. Allo stesso modo, devono essere maggiormente enfatizzati gli elementi virtuosi del sistema (universalismo, modelli organizzativi innovativi, effetti sull’allungamento della vita media, etc.). Occorre dunque difendere con convinzione il modello universalistico, così come è stato riformato dal Centro-Sinistra nel 1999 (d. lgs. 299), contenendo gli aspetti di un’aziendalizzazione spinta e invece incoraggiando una competizione regolata imperniata su un chiaro ruolo di governo da parte delle regioni. A questo si aggiunge l’esigenza di liberare risorse per la ricerca e l’innovazione, per la formazione continua degli operatori, e per rendere le strutture sanitarie più accoglienti e gradevoli nei confronti degli utenti in modo da fare leva sul grado di fiducia.



    4. Programmi nazionali di assistenza a favore della non-autosufficienza e dell’infanzia

    Durante l’attuale legislatura si è assistito ad una brusca interruzione dei programmi di riforma delle politiche per l’assistenza introdotte dai governi di Centro-Sinistra (in particolare la legge 328/2000), a favore di un approccio frammentato e parziale di risoluzione dei problemi. Una priorità dell’agenda di riforma è sicuramente quella di ridisegnare su base nazionale le politiche di assistenza specialmente a favore della non-autosufficienza e dell’infanzia. Il passaggio preliminare è quello della definizione sul piano normativo dei Livelli essenziali di assistenza all’interno dei quali le regioni devono operare. Questa definizione non può solo contenere i parametri per l’allocazione delle risorse ma deve anche specificare con chiarezza gli “indicatori di offerta” a cui le amministrazioni locali devono attenersi e i diritti “esigibili” da parte dei cittadini. All’interno dei Leas devono trovare spazio anche le iniziative a favore dell’infanzia (piano degli asili nido, fondo per i bambini, etc.) e della non autosufficienza degli anziani le cui benefiche ricadute in termini di conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro sono ampiamente note. In particolare per la non autosufficienza, occorre procedere ad una riforma dell’indennità di accompagnamento, che ad oggi appare inadeguata nei livelli e priva di controlli, sia prima (prova dei mezzi) che dopo l’erogazione, come prima tappa per la istituzione di un programma completo sulle linee di quello realizzato in Germania e in Giappone



    5. Promuovere un controllo pervasivo ed efficace delle prestazioni burocratiche

    Nessuna delle priorità indicate sino a qui può essere resa operativa senza interventi radicali di modernizzazione degli apparati burocratici. La trasparenza dei dati e delle informazioni fornite ai cittadini e la semplificazione delle procedure devono continuare ad essere un punto di riferimento fondamentale per l’agenda di riforma della coalizione di Centro-Sinistra. A queste iniziative devono aggiungersi altre tre direzioni di azione: a) investimenti ad hoc sul piano del miglioramento della qualità e del grado di accessibilità dei servizi (sanitari, del mercato del lavoro, assistenziali, etc.); b) controlli e valutazioni più efficaci sulle prestazioni erogate (vd. settore agricolo) e sull’attività di accreditamento (vd. nel settore della formazione professionale); c) strategie di rilancio della formazione del personale pubblico e della dirigenza (tanto più necessarie quanto più risultano estese le pratiche di spoils system).



    6. Tre aspetti ancora aperti

    Il dibattito nel gruppo di lavoro ha messo in evidenza una notevole convergenza sull’impostazione generale. Rimane la necessità di una ulteriore riflessione su tre aspetti:



    6.1. Le pensioni

    La riforma del governo Berlusconi va corretta ed emendata. Occorre mantenere al centro del disegno innovatore la riforma Dini del 1995 con le revisioni sui coefficienti o sull’età pensionabile che si renderanno necessarie a fronte dell’andamento delle dinamiche demografiche. Maggiormente discussa è invece la proposta di introdurre una pensione di base per tutti i cittadini intesa come uno zoccolo comune di prestazione che possa integrare situazioni contributive insufficienti (come quelli degli atipici), situazioni di disagio, etc. Questa innovazione avrebbe però grosse ripercussioni sull’intero sistema tributario.



    6.2. Le adozioni internazionali

    Il tema delle adozioni internazionali ha una grande rilevanza nel nostro paese a fronte del numero imponente di bambini abbandonati o in situazioni di degrado e delle migliaia di coppie che ogni anno iniziano il percorso adottivo. La legge 476 del 1998 di recepimento della Convenzione dell’AJA del 1993, che pure merita un giudizio complessivamente positivo, necessita di alcune revisioni su cui sarebbe importante avviare una riflessione. Un punto fondamentale riguarda il ruolo dello stato che non deve abdicare ad ogni forma di sostegno e supporto nei confronti delle associazioni che da sole non hanno i mezzi e la forza per portare a termine le iniziative intraprese. Un altro aspetto riguarda i tempi del percorso adottivo e in particolare di verifica dell’idoneità delle coppie a cui la proposta di legge dell’attuale governo non sembra dare soluzioni accettabili.



    6.3. La sicurezza stradale

    Il tema della sicurezza stradale può costituire una nuova frontiera del welfare, a fronte della crescita esponenziale dei sinistri stradali negli ultimi anni e – in parallelo – della domanda di sicurezza da parte delle famiglie italiane. Le ragioni per le quali questo tema meriterebbe riflessioni più approfondite all’interno dell’Unione sono numerose: a) l’UE ha chiesto a tutti gli stati membri di dimezzare il numero dei morti sulle strage entro il 2010; b) gli investimenti in sicurezza conducono a significativi risparmi dei costi sanitari pubblici; c) il valore altamente etico del tema della sicurezza (l’importanza del diritto di vita soprattutto per le categorie deboli della popolazione, anziani e bambini; e) l’importanza di riappropriarsi del discorso politico sulla sicurezza, sino ad oggi campo di azione privilegiato del centro-destra (e declinato in maniera riduttiva in termini di criminalità e diversità).

  4. #94
    Obama for president
    Data Registrazione
    10 Apr 2003
    Località
    Venezia
    Messaggi
    29,093
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito programma dei ds scuola e università premessa

    Premessa alle proposte


    Il nostro Paese vive, sul terreno del sapere, un paradosso inquietante.

    Ha un livello di istruzione fra la popolazione attiva più basso di tutti i Paesi a livello di reddito e di produzione analoghi, ha il più basso numero di laureati e ricercatori, spende meno di tutti in ricerca.

    Ma nel contempo denuncia un tasso di disoccupazione e di precarizzazione più alto di tutti gli altri Paesi fra i giovani laureati istruiti, registra una domanda di lavoro da parte delle imprese ancora orientata su basse qualifiche, e scarsi tassi di utilizzazione da parte del sistema di produzione e di servizi degli stessi risultati della ricerca.

    Siamo esportatori del prodotto che meno converrebbe esportare: i giovani ricercatori le cui capacità, acquisite con rilevanti investimenti pubblici, vengono messe a frutto fuori del nostro Paese.

    Le risposte a questo paradosso possono essere di due tipi. Prendere atto della situazione e mettere in atto vere e proprie strategie di scoraggiamento alla prosecuzione degli studi verso i più alti livelli di istruzione, scoraggiando così di fatto la stessa partecipazione al mercato del lavoro, ridurre la ricerca fondamentale per concentrarsi su un “applicativo” di nicchia, oppure assumere la necessità di innalzare i livelli di sapere delle persone e dei sistemi produttivi di merci e servizi, facendone la leva fondamentale per uno sviluppo di qualità.

    Siamo, ovviamente, per la seconda opzione, consapevoli che la prima non solo perpetua ineguaglianze storiche e ne produce di nuove, ma che porta il Paese in un vicolo cieco.

    E a partire da questa convinzione che derivano le scelte da fare nel sistema dell’Istruzione e dell’Università. Il successo, nel sistema dell’istruzione del nostro Paese, è strettamente collegato alle differenze, soprattutto culturali e nel livello di istruzione, fra le famiglie.

    Le differenze fra le famiglie tendono a riprodursi nella scuola diventata di massa, a livelli nuovi ma fortemente segnati dal passato. C’è un rapporto stretto da questo punto di vista fra i bassi livelli alfabetici della popolazione adulta e i tassi di dispersione scolastica.

    Alla fine delle medie i bambini che hanno uno dei due genitori laureati, in particolare rilevante è il titolo di studio della madre, hanno ottime probabilità di risultare “distinti” e “ottimi", di iscriversi al liceo, di starci fino alla maturità, di iscriversi all’Università.

    Chi non è in queste condizioni, chi non viene seguito a casa, soprattutto nel periodo delle medie, dove di fronte al brusco passaggio alla frammentazione delle discipline è più facile “perdere il filo”, finisce con “sufficiente”, è indirizzato alla istruzione e formazione professionale, nel caso migliore ai tecnici, ha forti probabilità di disperdesi prima dei 18 anni, ha scarsa probabilità di iscriversi all’Università e, se ci riesce, di finirla.

    Questo è il bivio che l’Italia ha davanti. Se si ritiene che l’attuale sistema di stratificazione sociale (dove le scelte dei genitori si trasmettono ai figli), sia socialmente efficiente, in quanto permette di selezionare gli individui migliori, allora questo sistema va rafforzato. Da questo punto di vista le scelte della Moratti sarebbero assolutamente giuste e sensate. Senza stupirsi poi che il merito e l’eccellenza finiscano per continuare sostanzialmente a coincidere con il livello sociale e culturale della famiglia d’origine.

    Se si ritiene invece che sia necessario elevare il tasso di istruzione medio della popolazione, e porre in questo quadro lo stesso problema del merito e dell’eccellenza, diventa indispensabile far crescere l’istruzione e la formazione della popolazione adulta e ridurre la dipendenza delle scelte scolastiche dal background familiare.

    La nostra scelta, va senza riserve, in questa direzione. Del resto è questo il senso della educazione lungo tutto l’arco della vita, così come è stata varata a Lisbona: una strategia che tiene, in un quadro di coerenza, l’intervento educativo a partire dagli asili nido e la costruzione di un sistema strutturato di educazione degli adulti.



    E da qui deve partire una nostra idea delle priorità di governo: fare degli asili nido il punto di partenza del percorso educativo, generalizzare e rafforzare la valenza educativa della scuola dell’infanzia, e affermare il diritto alla formazione permanente dentro e fuori il lavoro come un nuovo fondamentale diritto di cittadinanza.

    Sono le due cose che nella politica scolastica del governo di centrodestra mancano, e la cui mancanza perpetua le disuguaglianze, le deficienze, l’arretratezza del nostro sistema di istruzione.

    Sul primo punto stiamo raccogliendo le firme su un disegno di legge di iniziativa popolare varato dalla Consulta per l’infanzia “Gianni Rodari”, sul secondo siamo impegnati a stendere un disegno di legge da assumere come punto decisivo del nostro programma di governo.

    In mezzo ci sono alcuni obiettivi da ribadire e assumere come priorità della nostra azione di governo, alcuni bisognosi di immediati interventi legislativi, altri di diventare progetti da sostenere con risorse adeguate.

    La comprensività nella scuola di base, per ridurre i salti in cui i più deboli cadono; la riaffermazione del valore sociale ed educativo del tempo pieno; il prolungamento dell’obbligo scolastico – quello vero – al biennio della superiore con un biennio unitario, per abrogare la canalizzazione precoce che è l’anima della legge Moratti; la riaffermazione - contro la mistica del duale - del valore della istruzione tecnica e professionale, del suo carattere insieme professionalizzante e propedeutico alla prosecuzione degli studi; la crescita del numero degli studenti universitari e dei laureati senza perdere, ma anzi incrementando, la qualità degli studi e la capacità di ricerca.

    Avendo chiaro una cosa: che per ognuno di questi obiettivi dovremmo mettere a disposizione le risorse adeguate e darci una scala di priorità, temporalizzando il raggiungimento degli obiettivi. Occorre fare un progetto preciso, con tappe di monitoraggio, che indichi quanti bambini in più porteremo negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia; quale incremento annuo vogliamo raggiungere nel numero dei diplomati, quantificando le risorse che è necessario investire in diritto allo studio, dal momento che causa rilevante della dispersione scolastica è la povertà delle famiglie come intendiamo con risorse adeguate rafforzare l’autonomia delle Università e delle istituzioni impegnate nella ricerca. Quanti adulti vogliamo portare in formazione. Monitorando attentamente, per ogni obiettivo, i successi e gli insuccessi, incentivando le pratiche inclusive, quelle che cambiano la cultura della scuola e della formazione in vista del conseguimento degli obiettivi.

    Non c’è per questo, nessuna scorciatoia possibile. La via maestra è un progetto nazionale che sappia fare leva sulla capacità dei territori, sull’autonomia delle scuole, sulla valorizzazione del lavoro e della professionalità degli insegnanti, sul contributo partecipativo dei genitori, su un nuovo

    protagonismo e sulla creatività degli studenti.

    Stabilito il quadro delle risorse e degli obiettivi, gli interventi legislativi necessari, il futuro della scuola e della Università, la sua riforma reale, va messa nelle mani di chi nel sistema dell’istruzione vive e lavora, sostenuti dalle istituzioni locali e da quanti sui territori hanno capito la centralità del sapere per lo sviluppo e la coesione sociale del territorio.

    Del resto già oggi le esperienze migliori, i tempi pieni più ricchi di proposte formative, le scuole che sono riuscite a rispondere alla domanda di interculturalità poste dai figli dell’immigrazione, gli istituti tecnici e professionali che hanno saputo progettare percorsi in rapporto con le imprese, la formazione professionale che ha saputo diventare vera interfaccia fra scuola e mondo del lavoro, sono state possibili dove è stato stipulato un nuovo patto tra sistema dell’istruzione e della formazione e territori, col ruolo decisivo delle Regioni e del sistema degli Enti locali. Ed è nel territorio che si è riusciti a mettere in rete scuole, Università, agenzie educative pubbliche e private, organizzazioni del Terzo settore e del privato sociale, di rompere le separatezze, di attivare tutte le energie di cui un’educazione per tutto l’arco della vita ha bisogno.

    Al Governo nazionale spetterà di fissare i livelli essenziali, gli obiettivi fondamentali che il sistema deve raggiungere, le norme generali che devono regolare l’insieme del sistema e quello di affrontare, con adeguate risorse finanziarie, il dislivello di risorse a disposizione fra le istituzioni formative del Nord e quelle del Sud, determinato proprio dalle diverse capacità delle Amministrazioni locali e dei territori di concorrere al bilancio delle scuole e delle Università dell’autonomia.

  5. #95
    Obama for president
    Data Registrazione
    10 Apr 2003
    Località
    Venezia
    Messaggi
    29,093
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Obiettivi

    Gli obiettivi immediati di questo processo, che per contenuti e metodo delineano una politica scolastica radicalmente alternativa a quella dell'attuale maggioranza e alla legge 53/2003, sono rappresentati da:

    lo sviluppo quantitativo e qualitativo del sistema dei nidi, con l'incremento del 15% all'anno dell'utenza attuale al fine di raggiungere l'obbiettivo del 33% previsto dal programma di Lisbona, coerentemente con i contenuti della proposta di legge di iniziativa popolare presentata dai Democratici di sinistra;
    la generalizzazione della scuola dell'infanzia;
    la qualificazione degli elementi di continuità tra scuola dell'infanzia e del primo ciclo, anche attraverso la progressiva generalizzazione degli istituti comprensivi;
    la valorizzazione dei modelli didattici del tempo pieno e del tempo prolungato, da realizzare attraverso il riconoscimento della pari valenza educativa di tutte le attività previste
    la lotta ai fenomeni di dispersione scolastica e formativa, anche attraverso il potenziamento dell'attività di orientamento e il sostegno alle famiglie e agli studenti in difficoltà mediante il rilancio delle politiche sul diritto allo studio e per la qualità dell'istruzione;
    il prolungamento del periodo dell'istruzione obbligatoria fino ai 16 anni, nel quadro di un processo di affermazione del diritto all'educazione per tutti sino a 18 anni - in modo da assicurare a tutti il "tempo della scuola": per la formazione culturale, da consolidare e rendere persistente e stabile; per l'acquisizione delle competenze culturali di base in grado di sostenere la capacità di apprendere per tutta la vita - attraverso l'innalzamento dell'obbligo di istruzione fino al biennio della scuola secondaria superiore, non unico ma unitario, strutturato in modo da contemperare le esigenze del completamento della formazione culturale di base, del potenziamento delle capacità di scelta e della propedeuticità ai percorsi successivi, rispettosi delle diverse forme di intelligenza e dei diversi stili di apprendimento e respingendo qualsiasi ipotesi di articolazione in canali separati di percorsi del II ciclo;
    la predisposizione delle condizioni per rendere effettivo e qualificato l'obbligo formativo fino ai 18 anni, creando i presupposti per un effettivo riconoscimento dei crediti maturati al fine del passaggio da un percorso all'altro e vietando, prima dei 18 anni, qualsiasi rapporto di lavoro che non abbia una prevalente, certificabile (e sanzionabile in caso di inadempienza) valenza formativa;
    la costituzione di Poli formativi - da realizzare con le istituzioni scolastiche e con le agenzie formative accreditate - nei quali viene offerta una pluralità di opzioni formative, in grado di valorizzare la cultura del lavoro, di prevenire i fenomeni di insuccesso scolastico, con una particolare attenzione al disagio sociale, e di favorire il raccordo con la formazione e il lavoro;
    il rigoroso rispetto delle prerogative e delle responsabilità delle scuole che devono organizzare l'offerta formativa in piena autonomia, nel rispetto degli obiettivi definiti, delle risorse assegnate, delle esigenze degli alunni e del territorio;
    la creazione di un sistema di formazione professionale che interagendo con il sistema di istruzione sia capace di rispondere alle esigenze di transizione al lavoro dei giovani che concludono i percorsi di istruzione e di rispondere alle esigenze di formazione continua professionale della popolazione adulta, nel quadro di un sistema nazionale di apprendimento lungo tutto l’arco della vita, che contrasti sia l'obsolescenza precoce delle professioni che l'analfabetismo di ritorno, anche attraverso l'uso delle nuove tecnologie;
    la salvaguardia del carattere unitario del sistema nazionale di istruzione, individuando gli strumenti e gli interventi di tipo perequativo in grado di ridurre le disuguaglianze e gli squilibri, con una particolare attenzione alla questione giovanile meridionale;
    la verifica sistematica della qualità del sistema, per innalzarne il livello complessivo e condurre interventi a sostegno delle aree in difficoltà.


    Questo è il modo concreto per cancellare la legge Moratti e per capovolgere le logiche che caratterizzano la politica scolastica del governo in carica e della maggioranza che lo esprime.

    Raggiungere gli obiettivi indicati richiede la ripresa degli investimenti per l'istruzione, la formazione e la ricerca, con scelte in grado di eliminare il fenomeno del precariato, dannoso per la qualità e l'autonomia della scuola oltre che per il personale interessato, e con la valorizzazione della professione docente.



    Regioni, autonomie scolastiche e Autonomie locali

    Le autonomie scolastiche e le autonomie locali, rappresentano articolazioni istituzionali decisive per garantire il pluralismo culturale e territoriale di un sistema nazionale di istruzione che deve mantenere il suo carattere unitario.

    L'autonomia scolastica costituisce una condizione per il pluralismo culturale e territoriale del nostro sistema di istruzione; spetta pertanto alle scuole il compito di definire il curricolo obbligatorio per i propri alunni, anche attraverso accordi con le Regioni e gli Enti locali, in modo da integrare la quota definita a livello nazionale con scelte rispettose dei bisogni formativi rilevati, delle esigenze e delle attese espresse dalle famiglie, dagli Enti locali, dai contesti del territorio.

    Spetta alle Regioni la funzione strategica di disciplinare, per quanto di competenza, le materie dell'educazione, dell'istruzione, della formazione professionale e del lavoro in una visione globale ed unitaria e programmare la diffusione e lo sviluppo dell'insieme dell'offerta formativa presente sul territorio, in modo da realizzare l'integrazione necessaria a garantire a tutti i cittadini un reale diritto all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita, sia nei percorsi formali tradizionali, sia in quelli non formali, informali e nel lavoro.

    Compiti di tale portata spingono verso la scelta di un esercizio coordinato ed unitario, a partire dal livello regionale, delle competenze sull'educazione, sulla istruzione, sulla formazione professionale e sul lavoro per operare nella logica di integrazione di sistema.

    La certificazione delle competenze e il riconoscimento dei crediti rappresentano la condizione necessaria per rendere certe, classificate e riconosciute in modo condiviso dai diversi sistemi, le competenze acquisite dal cittadino.

    Gli obiettivi del Consiglio Europeo di Lisbona e delle Conferenze di Copenaghen e di Maastricht per la costruzione di una società della conoscenza devono orientare le scelte della politica scolastica nazionale e regionale, al fine di conseguire i risultati previsti per il 2010, in particolare:



    Abbandono scolastico prematuro: dovrebbe pervenire nel suo insieme ad una percentuale media non superiore al 10%;
    Studi in matematica, scienze e tecnologie: il totale dei laureati con specializzazione in matematica, scienze e tecnologia dovrebbe aumentare almeno del 15% entro il 2010 e al contempo dovrebbe diminuire lo squilibrio tra i sessi;
    Completamento del ciclo d'istruzione secondaria superiore: almeno l'85% della popolazione ventiduenne dovrebbe aver completato un ciclo di istruzione secondaria superiore;
    Competenze di base: la percentuale dei quindicenni con scarse capacità di lettura dovrebbe diminuire di almeno il 20% rispetto al 2000;
    Apprendimento lungo tutto l'arco della vita: il livello di partecipazione all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita dovrebbe attestarsi ad almeno il 12,5% della popolazione adulta in età.

  6. #96
    Moderatore
    Data Registrazione
    03 May 2005
    Località
    Nkosi sikeleli Afrika
    Messaggi
    12,879
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Stavo riflettendo su alcuni aspetti dei programmi di microfinanza nei paesi in via di sviluppo quando mi è venuto in mente come, con gli opportuni adattamenti, metodologie simili possano essere d'aiuto anche in Italia, nel sostegno alla piccola impresa, all'imprenditoria giovanile e alla costruzione di netwok economici di base nelle regioni più sfavorite.
    Questo è il link al post relativo:

    http://www.politicaonline.net/forum/...01#post2983401

    Mi piacerebbe sapere che ne pensate.

  7. #97
    moderatore di bachelite
    Data Registrazione
    12 Aug 2002
    Località
    Germania
    Messaggi
    44,146
     Likes dati
    1,029
     Like avuti
    737
    Mentioned
    84 Post(s)
    Tagged
    1 Thread(s)

    Predefinito

    Ok allora nel programma dell'Unione metteteci anche il rispetto per la magistratura. Adesso che abbiamo archiviato (spero) la polemica inutile sulle intercettazioni, spero che abbiate finalmente capito il senso di Smilla per la neve.

  8. #98
    Vaccinato
    Ospite

    Arrow Firma L'appello Per L'abrogazione Della Riforma Moratti

    da: http://www.foruminsegnanti.it/module...ewtopic&t=3809

    FIRMA L'APPELLO PER L'ABROGAZIONE DELLA RIFORMA MORATTI
    ALL'UNIONE CHIEDIAMO CHIAREZZA!

    APPELLO

    Al Prof. Romano Prodi;
    All'On. Franca Bimbi (coordinatrice del gruppo di lavoro Scuola per il programma dell'Unione)

    - Ai responsabili del settore scuola dei partiti del centro-sinistra:

    Andrea Ranieri (DS)
    Fiorella Farinelli (Margherita)
    Loredana Fraleone (PRC)
    Piergiorgio Bergonzi (PDCI)
    Mauro Romanelli (VERDI)
    Capaldo Nunziante (Italia dei Valori)
    Maria Rosaria Manieri (SDI)
    Daniela Silvestri (UDEUR)


    Siamo rimasti delusi, ma non sorpresi (visto il susseguirsi, in questi mesi, di dichiarazioni equivoche e contraddittorie da parte Prof. Prodi e dei leader del centro-sinistra ) nel constatare che la bozza di programma dell' Unione per la scuola

    NON PREVEDE

    - la salvaguardia concreta del carattere nazionale del sistema di istruzione contro ogni deriva regionalista
    - il sistema pubblico costituito dalle sole scuole statali
    - il ripristino dei programmi dell’85 (elementare), del ’79 (media) e del ’91 (infanzia)
    - la soddisfazione di tutte le richieste di Tempo Pieno con due insegnanti titolari ogni classe richiesta
    - l'abolizione del tutor e la reintroduzione dei moduli
    - la soppressione del Portfolio
    - la negazione esplicita di ogni forma di gerarchizzazione e carrierismo

    SU QUESTI PUNTI PRETENDIAMO CHIAREZZA!

    Rivendichiamo con determinazione l'"autonomia" dei docenti e delle scuole da condizionamenti burocratici, extrascolastici, ed economici.
    Respingiamo, invece, la sedicente "autonomia scolastica", considerata nel testo dell’Unione come la panacea di ogni male, ma che, al contrario, produce un aumento smisurato del potere dirigenziale e la privatizzazione sostanziale delle scuole poste in «competizione» tra loro per l’accaparramento di clienti.

    CHIEDIAMO, PERCIO' L'ABROGAZIONE DELLA RIFORMA MORATTI. OPPONENDOCI A QUALSIASI TENTATIVO DI MANTENERLA IN VITA SOTTO MENTITE SPOGLIE!

    --------------------------------------------------------------------------------
    Per firmare l'appello clicca qui:
    http://www.foruminsegnanti.it/petizi...ction=addentry
    --------------------------------------------------------------------------------
    Per consultare l'elenco delle firme collegati al link sottostante:
    http://www.foruminsegnanti.it/petizione/jgb.php

  9. #99
    Registered User
    Data Registrazione
    10 Dec 2002
    Località
    Parigi
    Messaggi
    1,723
     Likes dati
    0
     Like avuti
    3
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Se Il Programma ....

    Se il programma dell' Unione volesse riportare in Paese in Europa, ossia europeizzare la società e quindi ottenere dei risultati in economia.......
    dovrebbe tener conto di quanto segue:

    Segue l’intervista, curata da Rossella Vizzini nel dic. 05, all’ emigrato Antonio Greco, esperto in telecomunicazioni via satellite, consulente europeo, emigrato in Francia nell’’82 e da decenni studioso attento delle cause della crisi economica e sociale italiana.

    Chi è Antonio Greco?
    Sono un “posteggiatore” ... di satelliti …..ora in pensione.
    In pratica ex funzionario di Eutelsat (operatore europeo di satelliti con sede a Parigi).

    Perché ha deciso di lasciare l’Italia?
    Ho deciso di emigrare nel ' 82, fondamentalmente per due motivi:
    - il primo perché nella società per la quale lavoravo (del gruppo IRI) si vedeva già il favoreggiamento dei raccomandati. Cioè di quelli, che per meriti di "conoscenze", avevano il diritto di passare avanti agli altri (sistema che successivamente iniziò a dilagare sempre più nel pubblico, contribuendo ad abbassare il livello di qualità e ad aumentare quello dell’ irresponsabilità).
    - Il secondo motivo scaturì da un altro tipo di osservazione; viaggiando molto in U.E., compresi che la qualità di vita raggiunta in molti Paesi europei non era facilmente raggiungibile in Italia.

    Vuole dire che in molti altre Nazioni europee la qualità di vita era ed è migliore di quella italiana?
    Ho riscontrato una differenza fondamentale, in tanti Paesi dell’U.E.: il cittadino é rispettato dalle strutture sociali, non sopraffatto....

    Può farci degli esempi comparativi concreti?
    Un solo esempio: in Francia un credito col fisco può significare un pagamento alla propria banca nel termine di pochi mesi. In Italia invece, per un credito accertato, può capitare la sopraffazione: nessuna risposta alla richiesta per anni.

    Da quanto affermato precedentemente mi pare di avere intuito che dall’estero abbia continuato a seguire l’evoluzione storica, culturale ed economica dell’Italia!
    Sì, ho continuato a seguire le vicende italiane, in particolare sono stato indotto per motivi professionali a delle serie riflessioni sull’andamento del suo sviluppo economico.

    Mi spiega come il suo lavoro l’ha portato ad analizzare lo sviluppo della nostra Nazione e cosa ha dedotto da tale analisi?
    Parte del mio lavoro consisteva nel negoziare soprattutto con Paesi europei. Come dicevo, durante il mio continuo girovagare in lungo e in largo per i vari Stati iniziai una osservazione/riflessione sulle cause che portavano l’Italia a perdere di competitività rispetto agli altri Paesi dell’U.E.
    Da tale scrupolosa osservazione (i negoziatori sono degli attenti osservatori) dedussi che l’arretrare dello Stivale era da attribuirsi alle differenze comportamentali. In sostanza mentre in molti Paesi europei venivano adottati comportamenti sociali favorevoli alla crescita, in Italia si diffondevano sempre più quelli atti a minarne lo sviluppo.
    Di fatto osservai che mentre in Italia la produttività e l’affidabilità (fino all ‘ 82 allo stesso livello degli standards europei) perdevano colpi (2), in altri paesi dell’U.E. le medesime crescevano.
    Già cinque anni fa avevo riscontrato che in Europa occidentale le capacità di gestione dei grandi sistemi erano di ben altri livelli rispetto ai nostri.

    Dunque è causa dei comportamenti se l’Italia ha perduto e continua a perdere di competitività rispetto agli altri Paesi?
    Certamente! I comportamenti diffusi sono in stretta relazione con i risultati economici ottenuti.
    Potremmo semplicisticamente distinguere due tipi di comportamenti, nel lavoro e nelle relazioni sociali:
    - quelli che favoriscono l' efficienza, e quindi lo sviluppo;
    - e quelli i quali attraverso l’aumento dei costi e/o le perdite di qualità conducono ad inefficienze.
    E in Italia i secondi si sostituiscono sempre più ai primi.

    Correndo il rischio di ripetermi le faccio un esempio tangibile di queste differenze comportamentali, fra l’Italia e l’U.E.:
    quando trattavo con gli italiani (gente del Ministero delle P.T., operatori privati o dell' ex-IRI), raramente riscontravo l’alto livello di qualità che era normale negli altri Paesi europei. Questo nel tempo è stato uno dei tanti segni del rapido peggioramento della mentalità italiana dilagante (all' inizio riscontrabile solo nelle strutture pubbliche poi anche altrove).
    Per essere più chiaro, i dipendenti pubblici italiani (nella maggioranza dei casi) pensano sia normale lavorare alla carlona, quelli di molti altri Stati dell’U.E. invece ritengono che il loro ruolo vada svolto con l’impegno necessario per l’ottenimento di prodotti e servizi di alta qualità.

    C’illustra più dettagliatamente quali sono stati i fattori che hanno indotto la nascita e la diffusione di questi comportamenti scorretti provocando la consequenziale crisi del sistema?
    Difficile rispondere in modo completo in meno di una pagina o due, comunque provo a sintetizzare il discorso.
    I fattori primari che hanno causato la crisi del sistema sono “i vizietti” italici (per una visione più dettagliata di questi ultimi rimando alla lettura dei testi "Pubblica Distruzione", "Definizione dell' Italiano", “La Favola” e "Colli di Bottiglia" (v. http://angrema.blogspot.com.blog.kat...gressoangrema/ )


    Questi in forma lieve li avevamo anche 80 anni fa ma ultimamente si sono ingigantiti, dilagando per conseguenza:

    a) l’assenza diffusa di spina dorsale (si seguono gli esempi, indipendentemente che essi siano buoni o cattivi);
    b) la mancanza di educazione ai comportamenti sociali responsabili (per addentrarsi nel discorso consiglio la lettura dei testi citati sopra).

    In concomitanza con suddette cause si sono sviluppati e propagati pure dei comportamenti illeciti e delittuosi, che sono incoraggiati da alcuni politici e si concretizzano nella sparizione dei valori e la mancata applicazione delle regole (divenute lettera morta prima per i potenti, poi per tanti altri).

    Riaprendo una breve parentesi in merito all’argomento “sviluppo degli altri Paesi europei”, quali sono stati i comportamenti efficaci che ne hanno permesso la crescita economica?
    In tanti Paesi europei vengono considerati naturali quei comportamenti che promuovono certi valori quali: la chiarezza, la coerenza, l’efficienza, l’onestà, la dirittura, il rigore, il realismo, il valore, il merito e l’ impegno. Tutti principi che, inclusi in un PATTO SOCIALE, sono alla base del concetto di "società della fiducia" (sconosciuta in Italia).
    Infatti la società italiana di oggi è intrisa fin dalle sue fondamenta da una cappa formata da: illusioni, finzioni, menzogne, incertezze.

    C’è stata una molla che ha facilitato il diffondersi di tali comportamenti scorretti, favorendo il degrado Italiano?
    La molla che ha facilitato il degrado è scaturita dal rallentarsi e/o bloccarsi di servizi e Istituzioni nazionali. Bloccaggi cui contribuiscono sia l' assenza di professionalità in molti settori istituzionali, che la forma di pensiero confusa, prevalentemente intuitiva (assenza di logica, di chiarezza, di ordine e metodo) diffusa dalla "Pubblica Distruzione". Entrambi gli aspetti hanno portato e portano al grippaggio di tante ruote e meccanismi sociali e di altro tipo (veda i testi "Colli di Bottiglia", "Pubblica Distruzione", "Favola", "Lapide" e "Metodi e Risultati");
    Reperibili assieme a molti altri sui siti:
    http://angrema.blogspot.com
    http://angrema.blogspot.com.blog.kat...gressoangrema/


    In un solo paragrafo, tento di riassumere quanto credo sia successo. Una società superficiale ha accettato che ai politici bastasse soltanto....... l’intuito politico (ritenendo non necessaria la professionalità). Dunque molti politici, mal selezionati (con il criterio frequente di cooptazione per comparaggio) hanno imposto per decenni: la corruzione, la superficialità, l'irresponsabilità, l' affaripolitismo (commistione di affarismo privato e ruoli politici).

    Di conseguenza, ritengo che la società odierna si sia allontanata dalla società italiana degli anni ' 50, per avviarsi verso il pattern latino-americano.
    Dall' interno del Paese non si può comprendere facilmente la velocità del ruzzolone. Dall' esterno si capiscono bene i motivi primari per cui il terzo mondo non é un rischio, ma un destino atteso. Sopratutto a causa della mancanza di una COSCIENZA SOCIALE. Infatti da tale assenza scaturisce il DISINTERESSE per i problemi della Nazione ed un immobilismo diffuso (in pratica la mentalità del: "chi me lo fa fare! Ma se ne occupi un altro!").
    Entrambi gli elementi costituiscono il terreno fertile sul quale si sta consumando il ruzzolone dell’Italia.

    Dunque pensa che sia impossibile uscire da questa crisi?
    Sarà impossibile uscire dalla crisi, se non si verificheranno le seguenti condizioni necessarie:

    a) analisi seria fatta da esperti, condotta da una squadra obiettiva e determinata, protetta e incoraggiata da VIPs dell' economia, i quali vogliano far recuperare la competitività persa;
    b) discussione urgente degli stessi esperti, al di fuori dei contesti politici corrotti e lottizzati;
    c) manifesto al Paese, crudo, veritiero, generatore di catarsi...... durante la quale bisognerà mettere alla berlina i "vizietti politici" per zittire tutti quelli che non vogliono sia diffusa la verità. Verità che potremmo descrivere concisamente:
    I pantaloni sono rotti;
    lo Stivale é in mutande;
    non ci sono pantaloni nuovi…

    Il rilancio del Paese in che modo e con quali tempi potrebbe avvenire?
    Dipende dalla scelta della equipe che dovrebbe promuovere i nuovi modelli (1) di comportamento ed efficienza.
    Se tale equipe fosse composta da elementi ben selezionati, dotati di carattere, efficienza e coerenza, ed avesse i necessari sponsors, potremmo percepire i primi risultati tangibili della ripresa dell’Italia a distanza di quattro/cinque anni.

    Dalle sue parole mi pare di comprendere che sia urgente rilanciare l’economia con misure eccezionali!
    Certamente, è più che urgente; direi una priorità assoluta!
    Da notate però che l’economia non può essere rilanciata nelle attuali condizioni della società!
    Va prima applicato con urgenza un processo di europeizzazione dei FONDAMENTI della società. Questa europeizzazione è necessaria per acquisire dai Paesi dell’U.E. tanti valori, come la serietà e il realismo.

    Ma se tale rilancio non dovesse avvenire in tempi brevi quale rischio correrebbe l’Italia?
    L' Italia potrebbe aver già superato il punto di non ritorno (dal terzo mondo).
    Come le dicevo prima, questo è il motivo per cui occorrono, per gestire una ripresa, almeno queste condizioni essenziali:
    a) persone esperte, competenti e determinate con formazione e visione di tipo europea;
    b) mezzi adeguati a disposizione;
    c) l' alleanza degli imprenditori per la competitività.

    Queste tre condizioni non sono facili da ottenere, perché la società é coperta da un velo di menzogne, incertezze, incapacità, ipocrisia e confusione generale. La collaborazione di emigrati (che io chiamerei "europei normali") sarebbe vitale.

    Perché mai dovremmo avvalerci della collaborazione degli emigrati per risalire la china, non potremmo farlo da soli?!
    Perché gli Italiani in campo sociale, fanno ormai, solo valutazioni di parte (due, tre verità nella stessa situazione). Per avere valutazioni obiettive é più sicuro rivolgersi ad emigrati qualificati.
    Quello che manca nella società di oggi é: ”la visione lucida” e ciò è grave assai....

    Prima ha menzionato il “terzo mondo”, quindi crede che il rischio povertà sia reale?
    Restando così le cose e guardando la situazione italiana con l’obiettività dell’occhio europeo la povertà da terzo mondo non é un rischio, é una certezza (l' unica incognita: in quanto tempo si manifesterà?). Se invece guardiamo le cose con occhio italiano, cioè rassegnato e confuso, contentiamoci di dire: "speriamo che la buona stella ci aiuti". E' interessante notare che la nostra abitudine ad accettare tutto (l'immobilismo colpevole), ha dato un buon contributo nel portare l ' economia italiana a questo punto, ovvero alla "mancanza di un futuro certo".

    Parla di “immobilismo colpevole!”. Se esistono dei colpevoli quali sono?
    Ci sono almeno tre colpevoli:

    a) la faciloneria tradizionale;
    b) l’incapacità della Pubblica Distruzione di educare il cittadino di uno Stato;
    c) la deriva innescata con incoscienza dai palazzi del potere e accettata da una società che non ha spina dorsale.

    Aprendo una breve parentesi aggiungerei pure che l' istruzione somministrata agli Italiani sembrerebbe (dai risultati) priva di educazione e centrata soprattutto sulla storia passata.

    Ma al futuro non si guarda neppure in altri ambiti!
    Volendo essere chiari è diretti vi chiedo: esistono delle strategie atte a preventivare i bisogni o le emergenze che si presenteranno o potrebbero presentarsi nei prossimi anni ?!
    La gran parte dei Paesi europei é usa definire strategie per preventivare eventi futuri. In Italia invece queste non si definiscono e ci si arrende allo scenario che via via si va delineando. Sono proprio l’assenza di strategie con la diffusione dei doppi e tripli scenari e la sparizione della verità, che provocano la crisi del sistema di fronte ad un numero elevato di emergenze. Infatti in assenza di strategie le emergenze diventano tante.
    In definitiva tutti questi elementi suddetti impediscono il progresso della società italiana poiché generano quelli che io chiamo “I quattro Dittatori....”.

    Ehm... i quattro dittatori?
    Sì, la Rassegnazione, la Confusione, l' Irresponsabilità, l' Allegra Gestione...

    La Rassegnazione non sorprende, in un popolo che nei secoli é stato calpestato da eserciti forti di armi pesanti e da guerrieri muscolosi.
    La Confusione é forse figlia di parecchi genitori: l' approssimazione, la mancanza di scrupoli, la superficialità, l' assenza di civismo.
    L' Irresponsabilità e l' Allegra Gestione sono entrate nello Stivale, dopo che ne sono usciti il merito e l' impegno....

    Da quanto sostiene pare che non abbiamo molte speranze per uscire da questa situazione!
    Potrebbe esserci speranza in una società che ha avuto l' insipienza di accettare un disastro prevedibile già qualche anno fa?
    Le propongo però di chiederlo all' italiano tipo (io a causa del mio vissuto ho acquisito una visione europea).
    Personalmente sono convinto che: la via d’uscita esiste, ma é una strada molto stretta, e (ripeto) essa non sarà trovata dagli Italiani, senza l' aiuto degli emigrati...

    In Italia molti personaggi di spicco, ribadiscono di continuo che si deve diffondere la politica dell’ottimismo in quanto è controproducente per lo sviluppo del Paese continuare ad annunciare tragedie e delineare climi futuri incerti o addirittura catastrofici; in poche parole tendono a sdrammatizzare la portata dell’attuale crisi economica. Da quanto detto finora immagino che Lei non condivida questo tipo di atteggiamento?
    Immagina bene, no, non lo condivido, per il semplice fatto che si regge su chiacchiere fatue.
    L’ottimismo é positivo se poggia su basi reali (migliori risultati sociali), mentre se é fondato su chiacchiere, di fatto prive di sostanza, è generatore di vane illusioni.

    In conclusione può fare un sunto schematico di quanto ci ha raccontato finora?
    Certo, riepilogando: una società che ha sostituito la professionalità con la Commedia delle 'Arte Politica’ non può funzionare, nell' era della globalizzazione.
    - Una società che non funziona non potrà realizzare un'economia competitiva.
    - Un aggregato di clans, cordate, famiglie, tribù ha rimpiazzato quello che non é mai veramente nato:
    una società nazionale, che doveva essere basata su un Patto Sociale chiaro e su una strategia di
    sviluppo.
    - Nessuna ripresa sarà possibile se non deleghiamo le testimonianze agli emigrati e la discussione ad esperti non schierati.
    -------------------------------------
    Rossella Vizzini




    Note:

    (1) Modelli ricalcati da quelli in uso nelle altre Nazioni dell’E.U., ovvero gli stessi che hanno prodotto benessere e sviluppo in Europa.

    (2) di conseguenza perdevano pure di competitività.

    Ecco l’ indirizzo di Antonio Greco, per chi volesse contattarlo. Ha infatti bisogno di aiuto per poter produrre pubblicamente testimonianze utili: angrema@wanadoo.fr

  10. #100
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Roma
    Messaggi
    39,362
     Likes dati
    434
     Like avuti
    643
    Mentioned
    7 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Ma il programma dove sta?

 

 
Pagina 10 di 12 PrimaPrima ... 91011 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Il programma dell'Unione ...
    Di El Criticon nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 27-02-06, 20:59
  2. Il programma dell'Unione....
    Di alexeievic nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 26-02-06, 00:36
  3. Programma dell’Unione
    Di Lollo87Lp nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 22
    Ultimo Messaggio: 13-02-06, 21:53
  4. Nel programma ( ? ) dell'Unione ...
    Di Malik nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 43
    Ultimo Messaggio: 18-01-06, 19:57
  5. 30 - Il programma dell'Unione
    Di lupocattivo (POL) nel forum Monarchia
    Risposte: 8
    Ultimo Messaggio: 08-12-05, 19:33

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito