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Discussione: Dove va l'Italia ?

  1. #11
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    Predefinito Prodi e Calderoli

    Rimaniamo convinti del Giudizio che ha dato D'Alema su Prodi alcuni anni fa, il professor Prodi non è un politico.
    Lo dimostra la dichiarazione che fatto sulle violenze nelle periferie francesi, subito dopo Calderoli per la verità, ma fra i due non si sa chi è più politico.
    Ebbene secondo la teoria di Prodi, di quello che è successo in Francia dovremo aspettarci qualcosa anche in Italia, e, aggiunge stamattina D'Alema su La7, perchè in Italia non ci sono politiche dell'accesso.
    Intanto non è vero, ma quello che hanno fatto i governi francesi per i loro cittadini magrebini non è paragonabile neanche ad un nostro intervento moltiplicato per cento, cioè Prodi e D'Alema , in questo accomunati, vogliono dimostrare l'indimostrabile pur di dare addosso al governo.
    Pensavamo che D'Alema andasse dritto per la sua strada, ma si vede che l'uscita su Mussolini al partito non gliela fanno passare liscia.
    Questo contrasta però con l'intervista a tutto campo che Repubblica oggi ha fatto a Tremonti, dove si dice espressamente da parte di Tremonti che l'Italia per superare la tremenda crisi che ci sta attanagliando ha bisogno di un governo di coalizione, questo lo capiamo benissimo noi repubblicani, perchè sia La Malfa padre che La Malfa figlio, quando hanno proposto questo tipo di politiche , noi senza se e senza ma gli abbiamo appoggiati, siamo felici che Repubblica gli ha dato una grande risalto anche se il risalto l'ha concesso a Tremonti e non a Giorgio La Malfa l'anno scorso.
    Comunque speriamo che se anche un giornale ora smaccatamente di sinistra ha messo in risalto questa proposta è sempre un bene per l'Italia.
    Vedremo gli sviluppi.

  2. #12
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    Predefinito Qui si potrebbe vedere il coraggio dei ds

    Qui si potrebbe vedere il coraggio dei ds, la proposta suddetta è una proposta anche per loro,se, mettiamo il caso che le elezioni risultino in parita , si potrebbe benissimo mettere in campo una proposta di coalizione, i ds si libererebbero di rifondazione e di Cossutta, la destra della lega e si ripristinerebbe in Italia una politica di impegno civile che farebbe ben sperare per risolvere i gravi problemi che affliggono il paese.

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  3. #13
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    Predefinito Re: Prodi e Calderoli

    Originally posted by pergola2000@yahoo.it
    Rimaniamo convinti del Giudizio che ha dato D'Alema su Prodi alcuni anni fa, il professor Prodi non è un politico.
    Strano, a me risulta che abbia già vinto un sacco di elezioni, mi pare 4: regionali 95, politiche 96, europee 2004 e regionali 2005.

    Per non palare delle primarie e dell'elezione a Presidente Europeo.

    Per non parlare del'Ulivo della Margherita e dell'Unione che li ha creati lui.

    Sei in grado di trovarmi un qualche politico che abbia vinto più elezioni di lui?

    DILETTANTI. DI FRONTE A PRODI SIETE SOLO DELLE MERDACCE INVIDIOSE.

  4. #14
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    Predefinito Guarda Calboni

    Caro Calboni
    Il giudizio su Prodi non l'ho dato io , ma glielo a ricordato e rinfacciato a D'Alema il Giornalista Piroso su la 7 questa mattina.

    Come va la brillantina Calboni?

  5. #15
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    Predefinito Re: Guarda Calboni

    Originally posted by pergola2000@yahoo.it
    Caro Calboni
    Il giudizio su Prodi non l'ho dato io , ma glielo a ricordato e rinfacciato a D'Alema il Giornalista Piroso su la 7 questa mattina.

    Come va la brillantina Calboni?
    Prendo atto del fatto che ti dissoci da questo atteggiamento minimalistico nei confronti del Presidente Prodi, il più grande statista italiano del dopoguerra, come tutti ben sanno.

    Bravo Pergulìn, mi piace quando ti dissoci da D'Alema.

    Come va la tua calvizie, pergulìn?

  6. #16
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    Predefinito Il $ sale, ma € sta male, di Davide Giacalone

    Il $ sale, ma € sta male

    Per mesi e mesi ci si è lamentati dell'alto valore dell'euro, rispetto al dollaro, il che portava conseguenze nefaste sulle nostre esportazioni. Ora il dollaro ha ripreso a salire, e l'euro continua a scendere. Il ministro Urso commenta felice che si tratta di una boccata d'ossigeno per i prodotti italiani. Vero. Ma questa è solo una parte della verità, e neanche la più interessante. Gli Stati Uniti hanno vissuto un lungo ciclo di ripresa economica e produttiva, alimentato dalla diminuzione del valore del dollaro, ma anche dalla diminuita pressione fiscale e dal finanziamento in deficit degli investimenti pubblici. Se un Paese debole adottasse una simile politica correrebbe il serio rischio di non trovare più credito sui mercati, di essere quindi spinto a coprire il deficit tassando i cittadini, con ciò stesso spezzando le gambe alla ripresa. Ma per un Paese politicamente forte le cose vanno in modo diverso, e, nonostante l'imponente debito pubblico e l'ampliamento costante del deficit, gli Stati Uniti hanno continuato ad attirare capitali.


    (Giulio Tremonti, Ministro dell'Economia)

    Intanto una prima osservazione: nello stesso periodo l'Unione Europea ha fatto l'esatto contrario, cercando di contenere il deficit e comprimere il debito di ciascun Paese, impedendosi, pertanto, di finanziare lo sviluppo e, oltre tutto, impedendosi anche di diminuire il carico fiscale che pesa sulle spalle di produttori e consumatori. Adottando una condotta opposta a quella statunitense l'Unione s'è vista l'euro salire alle stelle, penalizzando le proprie merci, ma spedendo turisti felici a visitare le vie dello shopping americano. La cosa sensazionale è che con l'euro alle stelle attiravamo meno capitali degli Stati Uniti, perché l'aspettativa di guadagno era superiore dall'altra parte dell'Atlantico (tra parentesi, l'11 settembre non è stato l'inizio, ma la fine della crisi statunitense).
    Il rialzo dei tassi americani segna ora la fine della festa? Neanche per sogno, riapprezzando il dollaro, senza per questo infliggere colpi al sistema produttivo, gli statunitensi premiano chi investe nella loro area, premiano i capitali che viaggiano verso le loro sponde, acquistano nuove quote di debito verso il mondo, offrendo in cambio la stabilità del sistema, il dinamismo del mercato e la speranza di lauti guadagni. Questa loro scelta spinge in basso l'euro, e noi ci diciamo soddisfatti, tiriamo una boccata d'aria, ma sembra quasi che non ci si renda conto del dato politico più rilevante: siamo in balia delle decisioni altrui.
    Dietro il dollaro c'è un Paese e c'è un governo, dietro l'euro c'è la speranza di una federazione e quattro presunti tecnici cui è stato messo il cappello di banchieri. Voliamo con il pilota automatico, ma ci siamo dimenticati di aggiornarlo sulla destinazione.
    Avremmo bisogno di attirare capitali che vogliano scommettere sulla ricerca scientifica e sull'innovazione, non potendo certo attirarli con la convenienza della produzione, invece ne spendiamo per finanziare la chiusura e la conservazione. Siamo ricchi, consumiamo alla grande, ma siamo meno dinamici degli statunitensi ed assai meno numerosi e produttivi dei cinesi. Se continueremo a non avere una politica economica che possa definirsi tale, se continueremo a dipendere dalle scelte altrui, alzandoci la mattina e gioendo per il sole o incupendoci per il grigio, perderemo la competizione con gli Usa e non basterà la buona volontà e la fantasia per eguagliare la prolificità cinese. Morale, decadiamo. E decadiamo senza che vi siano altri colpevoli che noi stessi e la nostra miope ed egoistica voglia di conservare privilegi senza accettare sfide. La politica europea è lo specchio nel quale si riflette tanto opulento mosciume.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    8 novembre 2005

    .................................................. ....
    tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
    http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=1716

  7. #17
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    Predefinito Anche Montescemolo

    ha commentato positivamente l'intervento di Tremonti su Repubblica

  8. #18
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    Predefinito Caro Brunik

    Agli eunuchi non cadono i capelli.

  9. #19
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    La riflessione di Blair

    Se difendere lo Stato può compromettere le libertà democratiche

    Tony Blair ha promesso di riflettere sulla sconfitta subita in parlamento a cui hanno contribuito in maniera rilevante almeno quaranta deputati del Labour party. La scelta di bocciare una proposta repressiva quale quella di prolungare il fermo di polizia da 14 a 90 giorni non è stata digerita dalla più antica istituzione democratica occidentale, quale la Camera dei Comuni britannici. Essa ha scelto di difendere l'"habeas corpus", un suo principio caratteristico ed esemplare, a costo di esporre al rischio la vita stessa dei suoi cittadini. Perché è evidente infatti che per svolgere le indagini necessarie contro atti di terrorismo suicida, i soli 14 giorni previsti dalla legge non bastano, come rischiano di non bastare i 28 a cui si è passati. Scotland Yard, che si è già misurata con casi drammatici, ne è ben consapevole.

    L'esempio britannico, che segue a quello americano, in cui i diritti costituzionali sono stati superati in casi come il carcere di Guantanamo, dimostra appieno come sia problematico difendere il nostro sistema di vita democratico a fronte della minaccia che ci viene rivolta.

    Indipendentemente da quello che può essere un caso politico inglese - perché i conservatori e la minoranza laburista hanno trovato un terreno comune per mettere sotto scacco il primo ministro del loro paese - la questione resta scottante per tutto il continente. Se si adottano misure restrittive, si violano i più sani principi garantistici; se non si violano questi principi, possiamo essere colpiti più facilmente e di conseguenza essere travolti.

    E' questa l'ora difficile dei paesi democratici. Nell'antichità la repubblica adottava la dittatura per affrontare certe emergenze e, se vi sono stati dittatori che sapevano limitare il loro regime al tempo dell'emergenza, ve ne furono altri che trasformarono il loro potere in una tirannia. Nella storia moderna abbiamo alcuni esempi tragici a proposito che ci sembravano superati e che invece si potrebbero nelle attuali condizioni ripresentare. Blair è sicuramente consapevole del problema, tanto che ha subito detto che ascolterà le ragioni del parlamento. Da parte nostra il consiglio che ci sentiamo di dare è che anche il parlamento soppesi con altrettanta attenzione la proposta di Blair.

    Roma, 10 novembre 2005

  10. #20
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 11 NOVEMBRE 2005

    Il gran connubio e l’alternanza che verrà

    di Paolo Pillitteri

    La felice espressione usata dal nostro Giacalone per indicare nel “bipolarismo degli insaccati” il limite e, al tempo stesso,lo scacco del maggioritario, affronta il supertema della “grosse koalition”,altrimenti e più italianamente definita: connubio. Ma se fu il Depretis a codificare il “trasformismo” storicamente il bipolarismo con l’alternanza non poteva esistere in un paese con partiti troppo simili a destra e a sinistra , almeno fino a quando è arrivata la Costituzione coi suoi movimenti di massa alternativi. Ma anche in questo caso, si preferì per qualche anno il connubio ciellenistico, almeno fino a quando il grande De Gasperi nel 1948 pose termine agli equivoci e, contestualmente, alla guerra civile endemica. Da allora e se si esclude la breve parentesi delle larghe intese nel periodo che va dal rapimento e assassinio di Aldo Moro alle vicende dello Sme e dei missili SS 20, nemmeno due anni, l’Italia ha avuto governi normali, benchè di breve ma pur sempre “uguali” perchè,come ha ricordato l’onorevole Andreotti “eravamo sempre noi a governare”.

    Il bipolarismo all’italiana è nato dalla mente di Segni e con l’obiettivo precipuo di distruggere, in una con l’inchiesta del secolo, i partiti democratici anticomunisti della ricostruzione del Paese perchè “vecchi”,”inquisiti”, “corrotti”, “incapaci”, lasciando in vita tuttavia i postcomunisti e i postfascisti, i primi miracolati da Mani Pulite, i secondi dalla caduta del Muro e da Berlusconi, ma entrambi bisognosi di un gran bagno di umiltà e di revisionismo che, invece, hanno fatto solo come pediluvio. Per di più caratterizzato da incredibili prediche e predicozzi etici, democratici, liberal, liberali, popperiani: contro gli altri. Il bipolarismo, nato in questo modo, e mettendo insieme tutto e il suo opposto nei due Poli, aveva ovviamente l’obiettivo di vincere a tutti i costi, senza tener conto del principio di legittimazione reciproca che è alla base di ogni sistema maggioritario. Cosicchè, la capacità di governare e di riformare è andata farsi benedire, fin dagli esordi bipolari.

    Silvio Berlusconi è stato a tutti gli effetti il padre il figlio e lo spirito santo del bipolarismo, non tanto o soltanto per averlo interpretato per primo nel ‘94 mettendo KO la gioiosa macchina da guerra di Occhetto, ma per quell’ aspetto antipolitico e antipartitico che l’ha connotato. E che è entrato in crisi in concomitanza con la crisi epocale del dopo 11 settembre con le sue domande e risposte squisitamente politiche. Solo uno come il Cavaliere, indifferente alla politologia e non condizionato dalla politica politicante, poteva fare un revirement così choccante come col ritorno al proporzionale.Tra l’altro, nessuno ci credeva, a destra e soprattutto a sinistra e l’effetto sopresa è stato decisivo.Il fatto è, però, che questo ritorno al futuro, questo proporzionale senza preferenze e col premio di coalizione, è un’incognita per tutti, futuri vincitori e vinti, perchè non consente ampie maggioranze, non rimedia ai ricatti dei partitini,non garantisce, soprattutto al Senato, lunga governabilità.

    Sic stantibus rebus, la grosse koalition italiana sarà una strada (quasi) obbligata. Donde la richiesta, persino da uno statista lucido e rigoroso come Tremonti, di un periodo di grande coalizione, di larghe intese dei grandi partiti. Mettersi cioè d’accordo su tre quattro fondamentali issues, trovare insieme un rimedio al declino o decandenza (lo ricordava Mario Monti l’estate scorsa), governare per un periodo concordato e,magari,dare ad una Assemblea Costituente il compito di riformare a fondo e insieme la “vecchia” Costituzione. Poi ognuno vada per la sua strada. Verso l’alternanza che verrà. Forse.

 

 
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