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Discussione: Migranti

  1. #11
    in silenzio
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    parametri

    Citazione Originariamente Scritto da Alvise Nutti
    Tutto molto bello, non lo nego. Ma il dubbio che dobbiamo porci è, come sempre, il dubbio che fa vacillare le certezze della nostra epoca.

    Basta la cittadinanza responsabile e l'integrazione sociale per diventare italiani ed europei?
    Devono bastare. La Cittadinanza Romana non è basata sul sangue, non è tribale nè etnica: per questo non può consentire la creazione di ghetti, e deve procedere all'integrazione secondo un modello ideale, e aperto.

    Il caso dei migranti troiani Enea e Ascanio insegna ...





    di necessità virtù

  2. #12
    Alvise
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C
    Devono bastare. La Cittadinanza Romana non è basata sul sangue, non è tribale nè etnica: per questo non può consentire la creazione di ghetti, e deve procedere all'integrazione secondo un modello ideale, e aperto.

    Il caso dei migranti troiani Enea e Ascanio insegna ...
    Non andiamo a scomodare gli avi romani per i problemi dell'oggi.

    La cittadinanza romana originariamente spettava solo ai romani ed ai figli di due romani. Anche in Atene ci fu un alternarsi tra il principio del doppio stipite o di quello unico, ma in entrambi i casi la cittadinanza, l'appartenenza alla polis, restava basata prima di tutto sul sangue, tanto è vero che in Atene si creò una certa quantità di meteci, ovvero greci stranieri (peraltro riconosciuti e rispettati in quanto Elleni figli di Elleno, e quindi per condivisione di sangue, stirpe e cultura), che molto raramente ottenevano la cittadinanza ateniese, e che mai si sognarono di protestare per questa condizione.

    La cittadinanza venne poi estesa al Lazio, e, tra la fine della Guerra Sociale (88 AC) e l'inizio dell'età imperiale, a tutta l'attuale Italia, con varie diversificazioni locali dei diritti e dei doveri dei municipia (cum suffragio e sine suffragio).

    Prima e durante l'impero la cittadinanza veniva estesa, ovviamente, alle "coloniae" formate da cittadini romani o italici (quindi già cittadini), mentre le civitates, centri tradizionali delle popolazioni locali, vedevano concessa la cittadinanza solo occasionalmente.

    Fu nel 212 DC che l'imperatore Caracalla (di etnia punica, figlio del punico d'Africa Settimio Severo e della punica siriana Giulia Domna), con il suo editto detto Constitutio Antoniniana, estese la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell'impero, fatta esclusione per gli schiavi.

    La famiglia di Settimio Severo era originaria di Leptis Magna, una città punica della Libia cui la cittadinanza romana venne concessa da Traiano nel 112 dc. La famiglia di Severo godeva già dei diritti di cittadinanza e del rango di equites.

  3. #13
    Alvise
    Ospite

    Predefinito

    Comunque, per riassumere, alla cittidinanza romana non era per nulla estraneo il criterio etnico e tribale del sangue e della stirpe. Era questo, anzi, il criterio principale, poiché era lo Jus sanguinis che definiva il cittadino.

    Uno Jus Soli vero e proprio non esistette mai nel mondo romano. La concessione della cittadinanza rappresentava l'eccezione, e giuridicamente non era regolata da norme che prevedessero una sua graduale estensione, ma piuttosto era vista come occasionale ed eventuale.

  4. #14
    Alvise
    Ospite

    Predefinito Torniamo a bomba

    Il problema, piuttosto, è un'altro...

    L'appartenenza alla nostra comunità nazionale dipende solo dal "vivere in Italia" e dal rispettare la legge vigente nello Stato italiano? Ricordo peraltro che le leggi sono volatili, cambiano da un giorno con l'altro; le nazioni no...

  5. #15
    in silenzio
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    legislazione e spirito nazionale

    Citazione Originariamente Scritto da Alvise Nutti
    Il problema, piuttosto, è un'altro...
    L'appartenenza alla nostra comunità nazionale dipende solo dal "vivere in Italia" e dal rispettare la legge vigente nello Stato italiano?
    Ricordo peraltro che le leggi sono volatili, cambiano da un giorno con l'altro; le nazioni no...
    Poni due problemi, entrambi politici.

    Ti scrivo quanto mi risulta.

    La legge n.91 del 1992 ha cambiato le norme precedenti (legge n.555 del 1912). I criteri vigenti sono 4:
    - lo "ius sanguinis" o della discendenza; per il quale gode della cittadinanza italiana chi nasce da padre e madre italiani.
    - lo "ius solii" o criterio territoriale stabilisce casi in cui il nato su suolo italiano diventa cittadino, se i genitori sono apolidi o se il loro Paese non prevede lo "ius sanguinis"
    - la naturalizzazione, ovvero l'acquisto della cittadinanza a determinate condizioni
    - "per beneficio di legge", con Decreto del Presidente della Repubblica a stranieri e apolidi, nel rispetto di alcune norme generali.
    La cittadinanza dipende da quanto stabilito per legge; se il popolo ritiene che la legislazione sia da cambiare, che il popolo sovrano agisca di conseguenza... DURA LEX SED LEX ...

    Riguardo l'esistenza di una Nazione Italiana, credo che ogni generazione debba lavorare in questo senso. Compito del livello statale è proprio stabilire le linee guida per educare alla Cittadinanza: per questo motivo, ad esempio, il sistema scolastico deve continuare ad essere controllato e coordinato dallo Stato.
    di necessità virtù

  6. #16
    Alvise
    Ospite

    Predefinito

    Maria Vittoria, il punto (per me) non è questo. Tu mi ha riportato gli estremi della normativa in vigore (legge 91/1992), che conosco bene.

    Ma la Nazione Italiana si risolve semplicemente nello Stato italiano? Essere italiani vuole dire soltanto avere la cittadinanza dello Stato italiano e godere dei diritti civili e politici?

    Nella mia concezione la Nazione esiste a prescindere dallo Stato.

    Si è italiani in quanto cittadini? Non dovrebbe valere il principio opposto?

  7. #17
    in silenzio
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    ...

    Citazione Originariamente Scritto da Alvise Nutti
    Maria Vittoria, il punto (per me) non è questo. Tu mi ha riportato gli estremi della normativa in vigore (legge 91/1992), che conosco bene.
    Ma la Nazione Italiana si risolve semplicemente nello Stato italiano? Essere italiani vuole dire soltanto avere la cittadinanza dello Stato italiano e godere dei diritti civili e politici?
    Nella mia concezione la Nazione esiste a prescindere dallo Stato.

    Si è italiani in quanto cittadini? Non dovrebbe valere il principio opposto?
    Credo che i due principi debbano essere correlati.

    Ricordi certamente la frase "ora che abbiamo fatto l'Italia, facciamo gli italiani" perchè il guaio vero dell'Italia non è l'assenza di gente che si sente italiana "a modo suo": il guaio è l'assenza di una comune educazione all'essere italiano.

    Mi spiego meglio con un esempio: per il 14 febbraio 2006 sto organizzando una Tavola Rotonda su La Bandiera Unitaria Italiana. Ieri un professore romagnolo mi chiede informazioni e, sentendo che verrà esposto anche il Tricolore con Scudo Savoia, si è irritato, e me ne ha chiesto ragione.
    Ho risposto che quella è stata la Bandiera sotto la quale hanno combattuto le milizie e i volontari piemontesi, lombardi e veneti - anche la Serenissima Repubblica di Venezia - per compiere la liberazione e l'unità d'Italia.
    Ha alzato le spalle, commentando che "sarà, noi romagnoli siamo repubblicani, mazziniani, anticlericali o clericali ... e a questa storia non diamo nessuna importanza"
    Ora ti chiedo: come si è può essere italiani senza una Storia condivisa?


    di necessità virtù

  8. #18
    Alvise
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    E' vero Maria Vittoria, Quel che c'è di comune deve essere coltivato e tramandato, deve comunque esserci l'educazione all'identità... ma devono prima esistere i fondamenti dell'appartenenza.

    Cosa lega i migranti i loro figli, i figli dei loro figli, alla nostra gente ed alla nostra terra? Cosa condividono con noi? I recenti fatti francesi dovrebbero farci riflettere sul fallimento dei miti integrazionisti.

  9. #19
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    Credo che esistano delle cose importanti da fare per regolamentare l'immigrazione.

    Innanzitutto di devono irrigidire i controlli delle nostre coste, sicuramente far sostare meno le persone nei cpt e rispedirle immediatamente a casa, questo è possibile solo se si potenziano però i canali di immigrazione legale.
    Esistono molte persone che avrebbero diritto in qualità di rifugiati politici ma questo non significa che dobbiamo accoglierli se non abbiamo la possibilità di dargli un lavoro o se nel loro paese questi rifugiati sono dei delinquenti.

    Quando noi italiani migravamo verso le americhe esistevano dei controlli e dei permessi che regolamentavano questa cosa.
    Per gli Stati Uniti è stato più facile applicarli perché il movimento di uomini era più controllabile visto che una traversata oceanica non la fai con le carrette del mare, come invece avviene nel mediterraneo, ma sicuramente possiamo fare uno sforzo significativo per contrastare questo problema e magari anche con l'aiuto della UE che non deve essere solo presente per cazziare i paesi quando non raggiungono gli obiettivi di produttività e crescita ma deve contribuire ad una politica che regolamenti l'immigrazione e che distribuisca le risorse in fatto di forza lavoro che rappresentano gli immigrati su tutto il territorio europeo.
    Credo che una persona che cerchi lavoro non abbia problemi a operare in Italia piuttosto che in Francia o in Germania, basta che la sua condizione sia dignitosa.

    Un altro punto importante da definire è l'integrazione di queste persone.
    In Europa esiste un certo modo di vivere che prevede il rispetto delle persone e le regole che esistono e che si sono costruite in secoli di storia devono essere rispettate da chi arriva.
    Questo non significa annientare la cultura e la religione di chi arriva ma nemmeno, come alcuni vorrebbero, dobbiamo noi mutare il nostro modo di vivere per adattarci alle loro regole.

    Quando noi Europei andiamo in un paese straniero sottostiamo alle sue regole, e nel caso di alcuni paesi è nostra convenienza farlo viste le possibili conseguenze, ma non vado oltre altrimenti cambierei argomento, pertanto chi viene in Europa ha il diritto ad essere rispettato sotto il punto di vista culturale e religioso ma sempre nel rispetto delle nostre regole e leggi.

  10. #20
    in silenzio
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    ...

    Citazione Originariamente Scritto da medsim
    Credo che esistano delle cose importanti da fare per regolamentare l'immigrazione.

    Innanzitutto di devono irrigidire i controlli delle nostre coste, sicuramente far sostare meno le persone nei cpt e rispedirle immediatamente a casa, questo è possibile solo se si potenziano però i canali di immigrazione legale.
    Esistono molte persone che avrebbero diritto in qualità di rifugiati politici ma questo non significa che dobbiamo accoglierli se non abbiamo la possibilità di dargli un lavoro o se nel loro paese questi rifugiati sono dei delinquenti.

    Quando noi italiani migravamo verso le americhe esistevano dei controlli e dei permessi che regolamentavano questa cosa.
    Per gli Stati Uniti è stato più facile applicarli perché il movimento di uomini era più controllabile visto che una traversata oceanica non la fai con le carrette del mare, come invece avviene nel mediterraneo, ma sicuramente possiamo fare uno sforzo significativo per contrastare questo problema e magari anche con l'aiuto della UE che non deve essere solo presente per cazziare i paesi quando non raggiungono gli obiettivi di produttività e crescita ma deve contribuire ad una politica che regolamenti l'immigrazione e che distribuisca le risorse in fatto di forza lavoro che rappresentano gli immigrati su tutto il territorio europeo.
    Credo che una persona che cerchi lavoro non abbia problemi a operare in Italia piuttosto che in Francia o in Germania, basta che la sua condizione sia dignitosa.

    Un altro punto importante da definire è l'integrazione di queste persone.
    In Europa esiste un certo modo di vivere che prevede il rispetto delle persone e le regole che esistono e che si sono costruite in secoli di storia devono essere rispettate da chi arriva.
    Questo non significa annientare la cultura e la religione di chi arriva ma nemmeno, come alcuni vorrebbero, dobbiamo noi mutare il nostro modo di vivere per adattarci alle loro regole.

    Quando noi Europei andiamo in un paese straniero sottostiamo alle sue regole, e nel caso di alcuni paesi è nostra convenienza farlo viste le possibili conseguenze, ma non vado oltre altrimenti cambierei argomento, pertanto chi viene in Europa ha il diritto ad essere rispettato sotto il punto di vista culturale e religioso ma sempre nel rispetto delle nostre regole e leggi.
    Concordo: e aggiungo che le regole europee sono troppo diverse da Stato a Stato, e l'Italia deve insegnare a Francia e Germania come scrivere una vera Costituzione, e come educare alla Cittadinanza Universale.
    di necessità virtù

 

 
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