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Risultati da 131 a 140 di 185
  1. #131
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    marcello pera!


  2. #132
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    non conosco filosofi,a parte gesù,e penso sia un grande esempio!io son un'autodidatta ,la filosofia me la faccio su misura!

  3. #133
    Mauro V.
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C
    Stai affermando con troppa sicurezza quello che è solo un'opinione!
    Prima di tutto ogni parola ha uno o più significati...e già il loro studio meriterebbe thread specifici: filosofia religione politica economia ...

    Ora ti scrivo il mio punto di vista personale, la mia tesi (cui sarò felice se vorrai contrapporre la tua antitesi !!!).

    Ogni filosofo sviluppa una teoria intorno a principi base: la sua resta un'opera personale, con la quale ognuno di noi può confrontarsi liberamente. Ogni filosofia è fatta solo di parole: dunque si rivolge all'intelligenza di ogni persona.

    Ogni religione, invece, è come un recinto all'interno del quale ogni popolo seleziona e ordina il tesoro della sua tradizione: le religioni non sono fatte solo di parole, ma anche di rituali sensibili (luci, suoni, aromi, tessuti, sapori).
    Entrare nel recinto religioso implica essere disponibile a un'esperienza sensoriale: come in un atto amoroso, non si chiede all'amante l'uso del raziocinio, ma la disponibilità totale all'ascolto.
    Non casualmente il cardine del monoteismo consiste nelle parole:
    "Ascolta, Israele" e nella risposta che ogni protagonista è lasciato libero di offrire: anche se, implicitamente, il mutamento del nome proprio (da Giacobbe in Israele "che lotta con uno sconosciuto"Genesi, XXXII, 24-29) implica che ognuno resta reticente, incapace di darsi all'altro senza freni inibitori.
    Quindi sostengo che la religione è un insieme molto vasto nello spazio e nel tempo; e contiene l'insieme delle scuole di pensiero filosofiche che vengono sviluppate all'interno della sua sfera d'influenza educativa.

    A te la parola
    la mia tesi è questa.
    qualunque cosa scritta o detta da chiunque va compresa utilizzando il senso critico-
    nulla può fare eccezione, nessun recinto o zona franca.
    in questo modo si può aderire o non aderire a tale scritto, oppure aderire a parte di esso o a parte di più scritti diversi.
    la religione non può non essere filosofia, e la filosofia non può non essere religione: esse sono la vita, gli obiettivi e gli atteggiamenti della propria vita.
    credere in questa separazione significa solo che si ha paura di mettere alla prova la propria aderenza alla propria religione.
    come dire, per poter accettare conformisticamente la propria religione, senza doversi sentire in colpa perche la propria religione ha inculcato che il bene e la verità sono in tale religione e lasciarla implica colpa, per questo si lascia fuori la propria criticità verso la propria religione e ci si convince che è una cosa, un recinto da trattare diversamente da altri scritti-teorie umane.
    accettare una religione (o qualunque altra cosa) acriticamente è solo superstizione e/o conformismo-
    nella nostra società poi ciò è pesantemente ipocrita, in quanto per esempio, i veri cristiani sono pochissimi. anche tu ti senti cristiana ma non segui come l'unica verità la bibbia e quel che dice, come per esempio il considerare il sesso come una colpa.
    è per questo che ogni religiosità prima di cambiare i propri errori ha persistito per millenni. poi arriva ad un punto che deve essere necessariamente sostituita da qualcosa di meglio:dalle religioni tribali, alle religioni politeistiche, alle religioni monoteistiche; dalle interpretazioni antidemocratiche e antiumaniste alle interpretazioni democratiche e umaniste.-
    e di dannoso in un'adesione passiva, c'è che è funzionale al mantenimento delle religioni sbagliate o per essere più precisi degli sbagli, piccoli-medi o enormi, della religiosità comune.
    e la religiosità come hai scritto tu influenza pesantemente tutto il sociale-
    quello di cui parli tu, che in sostanza chiama "accettazione priva di senso critico" la dobbiamo chiamare col suo vero nome: la FEDE.
    ma la FEDE è accettabile solo ed esclusivamente per un dogma: come dire, la fede nell'esistenza della Divina Giustizia, nel fatto che ognuno riceverà quel che si merita. Ma anche questo non è accettazione acritica: è ovvio che gli umani debbano credere in tale FEDE perchè aiuta il loro benessere e la loro forza. quindi anche in questa "eccezione" in realtà non c'è acriticità-
    ma appena la FEDE travalica questo suo confine, andando per esempio ad estendersi ad altre cose, come la FEDE che la bibbia sia l'unica verità suprema, oppure l'infallibilità della chiesa, oppure che Dio odia gli omosessuali e la parità maschio-femmina, allora questa fede è uno sbaglio, un peccato contro la Divina Giustizia.
    per seguire davvero la Divina Giustizia dobbiamo seguire il senso critico, perchè è così che si progredisce nella conoscenza della Divina Giustizia-
    ovviamente ci saranno sempre contrasti, ma questo è inevitabile.
    e comunque tali contrasti saranno molto meno forti dei contrasti che si hanno continuando ad accettare le religioni locali senza senso critico, come una "tradizione" che va necessariamente continuata.
    la religiosità cioè il dovere di seguire assolutamente la Divina Giustizia è troppo importante e va considerata per il suo importantissimo valore nel progresso umano-sociale.
    la religiosità da imporre (accettando con tolleranza la interpretazioni diverse ma simili nelle cose principali)si rivelerà solo per quello che deve essere: ciò che la maggioranza umana ritiene giusto, ciò che è necessario per la convivenza umana, per il suo progresso e il suo benessere, per adempiere alla Divina Giustizia.
    Quando vi troverete davanti alla Divina Giustizia, come giustificherete il fatto di aver seguito come pecore gli sbagli delle religioni ? Direte a Dio che consideravate la vostra religione un recinto dove il senso critico non entra?
    saluti

  4. #134
    email non funzionante
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    Citazione Originariamente Scritto da Mauro V.
    comunque per finire di replicare a maria vittoria e iannis: filosofia e religione sono la stessa cosa.
    altrimenti trovatemi una differenza.
    così come politica e economia, sono la stessa cosa.
    ognuna comprende l'altra.
    usiamo termini diversi solo per un'utilità quotidiana, ma in sostanza sono la stessa cosa-
    Per me la religione non è una filosofia, ma un fatto reale, il modo di pensare e di concepire il mondo è solo una conseguenza dell'esistenza del divino e dell'esistenza di un modo naturale di essere del mondo. Io non ho mai capito veramente, invece, cosa sia la filosofia, ed a cosa serva, indico Locke per le sue riflessioni politico-sociali liberali. Per il resto, l'avvenimento concreto della nascita, morte e resurrezione di Gesù, e la sua testimonianza mi basta per definire come è la natura del mondo e soprattutto delle persone.
    Against all odds

  5. #135
    Viribus Unitis
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    Socrate.

  6. #136
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    Citazione Originariamente Scritto da cyber81
    marcello pera!

    E perchè no, Rocco Buttiglione...

  7. #137
    in silenzio
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    tesi-antitesi-sintesi

    Citazione Originariamente Scritto da Mauro V.
    la mia tesi è questa.
    qualunque cosa scritta o detta da chiunque va compresa utilizzando il senso critico-nulla può fare eccezione, nessun recinto o zona franca.
    in questo modo si può aderire o non aderire a tale scritto, oppure aderire a parte di esso o a parte di più scritti diversi.
    la religione non può non essere filosofia, e la filosofia non può non essere religione: esse sono la vita, gli obiettivi e gli atteggiamenti della propria vita.
    credere in questa separazione significa solo che si ha paura di mettere alla prova la propria aderenza alla propria religione.
    ... anche tu ti senti cristiana ma non segui come l'unica verità la bibbia e quel che dice, come per esempio il considerare il sesso come una colpa.
    è per questo che ogni religiosità prima di cambiare i propri errori ha persistito per millenni...poi arriva ad un punto che deve essere necessariamente sostituita da qualcosa di meglio:dalle religioni tribali, alle religioni politeistiche, alle religioni monoteistiche; dalle interpretazioni antidemocratiche e antiumaniste alle interpretazioni democratiche e umaniste.-
    e di dannoso in un'adesione passiva, c'è che è funzionale al mantenimento delle religioni sbagliate o per essere più precisi degli sbagli, piccoli-medi o enormi, della religiosità comune.
    e la religiosità come hai scritto tu influenza pesantemente tutto il sociale-
    quello di cui parli tu, che in sostanza chiama "accettazione priva di senso critico" la dobbiamo chiamare col suo vero nome: la FEDE.
    ma la FEDE è accettabile solo ed esclusivamente per un dogma: come dire, la fede nell'esistenza della Divina Giustizia, nel fatto che ognuno riceverà quel che si merita. Ma anche questo non è accettazione acritica: è ovvio che gli umani debbano credere in tale FEDE perchè aiuta il loro benessere e la loro forza. quindi anche in questa "eccezione" in realtà non c'è acriticità-
    ma appena la FEDE travalica questo suo confine, andando per esempio ad estendersi ad altre cose, come la FEDE che la bibbia sia l'unica verità suprema, oppure l'infallibilità della chiesa, oppure che Dio odia gli omosessuali e la parità maschio-femmina, allora questa fede è uno sbaglio, un peccato contro la Divina Giustizia.
    per seguire davvero la Divina Giustizia dobbiamo seguire il senso critico, perchè è così che si progredisce nella conoscenza della Divina Giustizia-
    ovviamente ci saranno sempre contrasti, ma questo è inevitabile.
    e comunque tali contrasti saranno molto meno forti dei contrasti che si hanno continuando ad accettare le religioni locali senza senso critico, come una "tradizione" che va necessariamente continuata.
    la religiosità cioè il dovere di seguire assolutamente la Divina Giustizia è troppo importante e va considerata per il suo importantissimo valore nel progresso umano-sociale.
    la religiosità da imporre (accettando con tolleranza la interpretazioni diverse ma simili nelle cose principali)si rivelerà solo per quello che deve essere: ciò che la maggioranza umana ritiene giusto, ciò che è necessario per la convivenza umana, per il suo progresso e il suo benessere, per adempiere alla Divina Giustizia.
    Quando vi troverete davanti alla Divina Giustizia, come giustificherete il fatto di aver seguito come pecore gli sbagli delle religioni ? Direte a Dio che consideravate la vostra religione un recinto dove il senso critico non entra? saluti
    Se accetti l'idea che io abbia scritto una tesi, e tu un'antitesi ... possiamo provare a trarne una sintesi.

    Sostenevo che la religione è un recinto molto ampio, che contiene tutte le scuole filosofiche che si sviluppano nel suo ambito. Davo la supremazia alla fede.

    Tu sostieni il primato della ragionevolezza, dunque della ricerca filosofica.

    Io pensavo che religione e filosofia fossero realtà ben distinguibili; tu eri convinto fossero quasi sinonimi.

    Verso quale sintesi possiamo muoverci?

    Forse che il primato andrebbe concesso alla ragionevolezza comprensiva di ogni esigenza, anche di quella di ritmare l'esercizio della propria individuale volontà con l'accettazione della volontà dell'altro.
    In questo senso: se esiste fiducia fra le due parti in causa (e la fiducia è premessa indispensabile per ogni dialogo aperto) ... io devo potermi affidare a te quando credo tu voglia il mio bene, e tu devi poterti affidare a me quando credi che io voglia il tuo bene.
    Ovviamente uso il "tu" e l'"io" in modo impersonale.
    Se accettiamo il fatto che qualunque miglioramento sia possibile solo se esiste fiducia tra chi espone una tesi e chi contrappone ragionevolmente un'antitesi, allora possiamo considerare religione e filosofia come due faccie della stessa medaglia.
    Come due partiti in un sistema maggioritario maturo.
    Come maschio e femmina in natura: elementi diversi con pari dignità, complementari per il bene comune.

    Che ne pensi?
    Suggerisci un'altra sintesi?
    di necessità virtù

  8. #138
    Mauro V.
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    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C
    Se accetti l'idea che io abbia scritto una tesi, e tu un'antitesi ... possiamo provare a trarne una sintesi.

    Sostenevo che la religione è un recinto molto ampio, che contiene tutte le scuole filosofiche che si sviluppano nel suo ambito. Davo la supremazia alla fede.

    Tu sostieni il primato della ragionevolezza, dunque della ricerca filosofica.

    Io pensavo che religione e filosofia fossero realtà ben distinguibili; tu eri convinto fossero quasi sinonimi.

    Verso quale sintesi possiamo muoverci?

    Forse che il primato andrebbe concesso alla ragionevolezza comprensiva di ogni esigenza, anche di quella di ritmare l'esercizio della propria individuale volontà con l'accettazione della volontà dell'altro.
    In questo senso: se esiste fiducia fra le due parti in causa (e la fiducia è premessa indispensabile per ogni dialogo aperto) ... io devo potermi affidare a te quando credo tu voglia il mio bene, e tu devi poterti affidare a me quando credi che io voglia il tuo bene.
    Ovviamente uso il "tu" e l'"io" in modo impersonale.
    Se accettiamo il fatto che qualunque miglioramento sia possibile solo se esiste fiducia tra chi espone una tesi e chi contrappone ragionevolmente un'antitesi, allora possiamo considerare religione e filosofia come due faccie della stessa medaglia.
    Come due partiti in un sistema maggioritario maturo.
    Come maschio e femmina in natura: elementi diversi con pari dignità, complementari per il bene comune.

    Che ne pensi?
    Suggerisci un'altra sintesi?
    dico questo.
    il concetto del rispetto dell'altro, dei diritti e doveri della persona, del perseguimento del progresso umano-sociale sono imperativi assoluti inderogabili, conformi alla Divina Giustizia.
    questi possono essere seguiti nella società solo dietro una forte sostegno psicologico-sociale che ricorra al concetto di Dio, del fatto che ognuno riceverà quel che si è meritato.
    ma se quel sostegno, effettuato da autorità religiose e laiche, non è aperto al senso critico e alla possibilità di cambiare alcuni suoi principi, allora è blasfemo innanzi alla Divina Giustizia.
    Abbiamo una mente, la possibilità di sbagliare, la capacità di capire dai nostri errori.
    non siamo macchine che hanno ricevuto un programma (la bibbia o il corano) e devono continuare ad eseguirlo fedelmente, acriticamente, eternamente.
    per fare un esempio: il cristianesimo e l'islam trasudano oltre che buoni valori, come la carità e la fraternità umana, anche moltissime cose sbagliate come maschilismo, sessismo, omofobia, servilismo,sessuofobia, ritualismi, ...
    ancora continuamo a dirci cristiani e islamici, oppure ci rendiamo conto che non possiamo più considerare quei libri come emanazioni divine?
    dobbiamo usare il senso critico per capire ciò che vi è di giusto e sbagliato in quei libri di secoli e secoli fa, scritti da uomini privi della conoscenza che abbiamo noi, maturata nel corso dei secoli.
    dobbiamo usare il senso critico, per evitare di finire per adorare uomini come noi come se fossero déi (vedi i vari membri del clero e il papa)-
    solo chi usa il senso critico può pervenire alla vera religione, a ciò che veramente conforme alla divina giustizia-
    se si continua a volere "l primato della Fede", continueranno a esistere le numerosissime assurdità prescritte da libri come bibbia e corano-
    o per dirla in altri termini, si continuerà a professare la blasfemia.

  9. #139
    in silenzio
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    Smile politica

    Citazione Originariamente Scritto da Mauro V.
    dico questo.
    il concetto del rispetto dell'altro, dei diritti e doveri della persona, del perseguimento del progresso umano-sociale sono imperativi assoluti inderogabili, conformi alla Divina Giustizia.
    questi possono essere seguiti nella società solo dietro una forte sostegno psicologico-sociale che ricorra al concetto di Dio, del fatto che ognuno riceverà quel che si è meritato.
    ma se quel sostegno, effettuato da autorità religiose e laiche, non è aperto al senso critico e alla possibilità di cambiare alcuni suoi principi, allora è blasfemo innanzi alla Divina Giustizia.
    Abbiamo una mente, la possibilità di sbagliare, la capacità di capire dai nostri errori.
    non siamo macchine che hanno ricevuto un programma (la bibbia o il corano) e devono continuare ad eseguirlo fedelmente, acriticamente, eternamente.
    per fare un esempio: il cristianesimo e l'islam trasudano oltre che buoni valori, come la carità e la fraternità umana, anche moltissime cose sbagliate come maschilismo, sessismo, omofobia, servilismo,sessuofobia, ritualismi, ...
    ancora continuamo a dirci cristiani e islamici, oppure ci rendiamo conto che non possiamo più considerare quei libri come emanazioni divine?
    dobbiamo usare il senso critico per capire ciò che vi è di giusto e sbagliato in quei libri di secoli e secoli fa, scritti da uomini privi della conoscenza che abbiamo noi, maturata nel corso dei secoli.
    dobbiamo usare il senso critico, per evitare di finire per adorare uomini come noi come se fossero déi (vedi i vari membri del clero e il papa)-
    solo chi usa il senso critico può pervenire alla vera religione, a ciò che veramente conforme alla divina giustizia-
    se si continua a volere "l primato della Fede", continueranno a esistere le numerosissime assurdità prescritte da libri come bibbia e corano-
    o per dirla in altri termini, si continuerà a professare la blasfemia.
    Non hai risposto direttamente; cerco d'interpretare.

    Forse intendi dire che dobbiamo rinunciare a fare medaglie e dare il primato alla politica: che è la moneta su cui compariranno, nelle generazioni dei secoli, i diversi simboli e i diversi profili in auge al momento?
    di necessità virtù

  10. #140
    Mauro V.
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da MariaVittoria C
    Non hai risposto direttamente; cerco d'interpretare.
    Forse intendi dire che dobbiamo rinunciare a fare medaglie e dare il primato alla politica: che è la moneta su cui compariranno, nelle generazioni dei secoli, i diversi simboli e i diversi profili in auge al momento?
    si, ma la politica deve diventare molto più religiosa-
    della vera religione, quella democratica umanista, aperta a revisionare eventuali suoi principi in caso che risultino obsoleti, in nome del perfezionamento della conoscenza della Divina Giustizia.
    la separazione che c'è ora, tra laici e religiosi, dipende solo dal fatto che essendo in presenza di religioni obsolete e immodificabili, la politica deve necessariamente starne lontana per il bene umano.

 

 
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